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L'aborto: Aspetti Legali, Etici e Sociali, Guide, Progetti e Ricerche di Religione

Cos'è l'aborto, quando nasce la necessità di una legge, religioni, pro-life, pro-choice, testimonianze e l'aborto nel mondo.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2019/2020

In vendita dal 07/11/2020

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ABORTO
La parola aborto deriva dal latino e significa letteralmente “venire al mondo prima del
giusto tempo”; espressioni come interruzione della gravidanza o della maternità
vengono utilizzate come sinonimi di aborto. Erroneamente viene utilizzata anche
l’espressione “infanticidio” che designa l’uccisione di chi è già nato.
Nel campo medico, aborto, significa espulsione dell’embrione nel periodo che va da 0
giorni a 6 mesi, in quanto dopo tale periodo il bambino può nascere e sopravvivere, se
s’interrompesse la gravidanza allora, sarebbe un infanticidio.
Esistono vari tipi di aborto:
l’aborto spontaneo, la morte non indotta dell'embrione o del feto o l'espulsione
dei prodotti del concepimento prima della 20a settimana di gestazione.
La minaccia di aborto è un sanguinamento vaginale senza dilatazione cervicale che
si presenta durante questo lasso di tempo e che indica la possibilità che si verifichi
un aborto spontaneo in una donna con una gravidanza vitale uterina confermata.
l'aborto volontario, l'interruzione del periodo di gestazione, decisa direttamente
dalla donna, che per diversi motivi può desiderare di non proseguire con la sua
gravidanza. L'interruzione volontaria di gravidanza, detta anche IVG, consiste nella
rimozione dell'embrione o del feto, e in Italia si può eseguire entro i primi 90 giorni
della gravidanza stessa, una volta accertata da un medico
l’aborto terapeutico, ammesso fino alla 22esima-23esima settimana di
gravidanza, nel caso in cui il feto presenti anomalie gravi che mettono a rischio la
vita sua o della madre. Si induce la donna ad un travaglio abortivo. Si agisce con
anestesia anche per evitare traumi psicologici, dato che la situazione richiama il
contesto del parto.
STORIA DELL’ABORTO
La pratica dell’aborto è stata utilizzata fin dall’antichità con diversi metodi e funzioni
diverse. La prima testimonianza scritta di aborto risale al 1550 a.C. e si trova
nel Papiro Ebers.
Durante il periodo greco-romano, la pratica dell’aborto era largamente diffusa in
tutte le classi sociali, moralmente accettata e giuridicamente lecita. Questo
perché la credenza generale, indotta dalla filosofia stoica, era che la vita iniziasse al
momento della nascita.
L’unico ostacolo alla pratica era rappresentato dall’uomo, il quale aveva piena
decisione sul feto. Quindi, eccetto per le donne sottoposte a potestà come le
prostitute, era l’uomo a decidere se fosse giusto o meno praticare l’aborto.
Con lo sviluppo della scienza medica e della prevenzione, la consapevolezza sociale
dei rischi connessi all’aborto operato al di fuori di strutture ospedaliere, e
dell’affermazione dei diritti sociali e della donna, il tema dell’interruzione di
gravidanza divenne sempre più argomento di dibattito, in particolare nei paesi
occidentali.
L‘Unione sovietica (1919), lIslanda (1935) e la Svezia (1938) sono stati tra i primi
paesi a legalizzare varie tipologie di aborto.
Nel Regno Unito, in seguito ai grandi cambiamenti sociali del dopoguerra e un
risveglio delle coscienze sociali per i diritti, venne emanato nel 1967 l’Abortion Act,
che rendeva legale l’aborto in determinate situazioni, quali il rischio di danno fisico e
mentale per la donna o di patologie fetali.
In Europa e Nord America, l’aborto divenne disponibile già dal XVII secolo, ma
il conservatorismo della società ed in particolare di molti medici a proposito del
sesso, ha reso difficile la diffusione della pratica.
Negli anni ’70, infatti, in Italia, le donne iniziarono a reclamare i propri diritti e a
scendere in piazza con slogan come l’utero è mio e lo gestisco io “, per
rivendicare la propria libertà e il proprio diritto a decidere cosa fare del proprio corpo e
della gravidanza in atto. Chiedevano l’autodeterminazione del proprio corpo.
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ABORTO

La parola aborto deriva dal latino e significa letteralmente “venire al mondo prima del giusto tempo”; espressioni come interruzione della gravidanza o della maternità vengono utilizzate come sinonimi di aborto. Erroneamente viene utilizzata anche l’espressione “infanticidio” che designa l’uccisione di chi è già nato. Nel campo medico, aborto , significa espulsione dell’embrione nel periodo che va da 0 giorni a 6 mesi, in quanto dopo tale periodo il bambino può nascere e sopravvivere, se s’interrompesse la gravidanza allora, sarebbe un infanticidio. Esistono vari tipi di aborto:  l’ aborto spontaneo , la morte non indotta dell'embrione o del feto o l'espulsione dei prodotti del concepimento prima della 20a settimana di gestazione. La minaccia di aborto è un sanguinamento vaginale senza dilatazione cervicale che si presenta durante questo lasso di tempo e che indica la possibilità che si verifichi un aborto spontaneo in una donna con una gravidanza vitale uterina confermata.

 l' aborto volontario , l'interruzione del periodo di gestazione, decisa direttamente

dalla donna, che per diversi motivi può desiderare di non proseguire con la sua gravidanza. L'interruzione volontaria di gravidanza, detta anche IVG, consiste nella rimozione dell'embrione o del feto, e in Italia si può eseguire entro i primi 90 giorni della gravidanza stessa, una volta accertata da un medico  l’ aborto terapeutico , ammesso fino alla 22esima-23esima settimana di gravidanza, nel caso in cui il feto presenti anomalie gravi che mettono a rischio la vita sua o della madre. Si induce la donna ad un travaglio abortivo. Si agisce con anestesia anche per evitare traumi psicologici, dato che la situazione richiama il contesto del parto.

STORIA DELL’ABORTO La pratica dell’aborto è stata utilizzata fin dall’antichità con diversi metodi e funzioni diverse. La prima testimonianza scritta di aborto risale al 1550 a.C. e si trova nel Papiro Ebers. Durante il periodo greco-romano , la pratica dell’aborto era largamente diffusa in tutte le classi sociali, moralmente accettata e giuridicamente lecita. Questo perché la credenza generale, indotta dalla filosofia stoica, era che la vita iniziasse al momento della nascita. L’unico ostacolo alla pratica era rappresentato dall’ uomo , il quale aveva piena decisione sul feto. Quindi, eccetto per le donne sottoposte a potestà come le prostitute, era l’uomo a decidere se fosse giusto o meno praticare l’aborto. Con lo sviluppo della scienza medica e della prevenzione , la consapevolezza sociale dei rischi connessi all’aborto operato al di fuori di strutture ospedaliere, e dell’ affermazione dei diritti sociali e della donna , il tema dell’interruzione di gravidanza divenne sempre più argomento di dibattito, in particolare nei paesi occidentali. L ‘Unione sovietica (1919), lIslanda (1935) e la Svezia (1938) sono stati tra i primi paesi a legalizzare varie tipologie di aborto. Nel Regno Unito , in seguito ai grandi cambiamenti sociali del dopoguerra e un risveglio delle coscienze sociali per i diritti, venne emanato nel 1967 l’ Abortion Act , che rendeva legale l’aborto in determinate situazioni, quali il rischio di danno fisico e mentale per la donna o di patologie fetali. In Europa e Nord America , l’aborto divenne disponibile già dal XVII secolo, ma il conservatorismo della società ed in particolare di molti medici a proposito del sesso, ha reso difficile la diffusione della pratica. Negli anni ’70, infatti, in Italia , le donne iniziarono a reclamare i propri diritti e a scendere in piazza con slogan come “ l’utero è mio e lo gestisco io “, per rivendicare la propria libertà e il proprio diritto a decidere cosa fare del proprio corpo e della gravidanza in atto. Chiedevano l’ autodeterminazione del proprio corpo.

È in questo momento che il femminismo raggiunge un nuovo traguardo: non bastavano i diritti politici e civili, le donne volevano essere libere di scegliere. Questo segna uno stacco netto con l’epoca precedente e le costruzioni sociali legate ad essa, le quali vedevano la maternità come un dovere della donna o un destino biologico, senza fornirle alternativa alcuna. La svolta in Italia avvenne il 18 febbraio 1975 , quando la Corte costituzionale sentenziò che “ricorrere all’aborto è conforme al diritto, non in assoluto ma nei casi

indicati della legge”. In seguito, nel maggio del 1978 , nacque la legge 194 , che

depenalizza l'aborto volontario, rendendolo quindi legale, e ne definisce le modalità d’accesso. Prima di tale data storica, l’interruzione volontaria di gravidanza costituiva, secondo il codice penale italiano, un reato. Una donna che si procurava un aborto rischiava da uno a quattro anni di prigione e chi provocava l’aborto di una donna consenziente rischiava da due a cinque anni di reclusione. L’articolo 4 della Legge n. 194 permette invece di ricorrere all’aborto volontario nei primi 90 giorni di gravidanza, alla donna « che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito » L’aborto volontario è quindi un diritto per la donna, anche se in realtà la legge non è sufficiente per garantire tale diritto. L’obiezione di coscienza permette infatti ad un medico di rifiutare di eseguire un aborto, per motivi morali e religiosi. Questo rende difficile l’accesso all’aborto per tante donne italiane, in particolar modo al Sud, dove in certe regioni la percentuale di medici obiettori è addirittura superiore all’80%

ABORTO E RELIGIONI CRISTIANESIMO Il primo papa a dichiarare che l ‘aborto è un omicidio , indipendentemente dallo stadio di gravidanza, è stato Papa Sisto V (1585-1590). La Chiesa Cattolica si è sempre trovata divisa sul tema e iniziò ad opporre una forte contrapposizione all’aborto in particolare dal XIX secolo. Per il Cristianesimo l’interruzione di gravidanza rappresenta un peccato , in quanto si toglie la vita ad un essere vivente, e quindi chi la pratica deve essere punito. EBRAISMO Per l’Ebraismo, la vita inizia ancora prima del concepimento , dunque il divieto di abortire è un ordine celeste e non un interesse umano. L’ aborto volontario non è un diritto bensì una responsabilità, la donna deve infatti consultarsi con un decisore prima di scegliere. ISLAM Per la visione islamica, l’ aborto è praticabile fino a che l’anima non entra nel feto e ciò avviene, secondo diversi teologi musulmani, tra i 40 e 120 giorni dopo il concepimento. L’animazione del feto raffigura la linea sottile tra interruzione di gravidanza e omicidio ed ancora oggi la religione è divisa sul momento in cui l’anima entra nel feto. Infatti, l’aborto è perlopiù limitato o vietato nelle zone di alta fede islamica, come il Medio Oriente e il Nord Africa, che risultano più conservatrici.

TIPOLOGIE DI ABORTO

1. L’aborto farmacologico, viene praticato con la RU486 , un farmaco che abbassa i livelli di progesterone (un ormone necessario alla prosecuzione della gravidanza), inducendo l’interruzione di gravidanza, entro i primi 49 giorni di amenorrea (assenza di ciclo mestruale). Il farmaco, introdotto in Italia solamente dal 2009 dopo una intensa battaglia del Partito Radicale, è conosciuto sotto il nome di Mifegyne.

Per ottenere il certificato per l’interruzione di gravidanza puoi rivolgerti gratuitamente a un medico , ai consultori familiari pubblici o in ospedale. Importante è avere con sé la tessera sanitaria e il test di gravidanza , nel caso il medico a cui ti rivolgi non sia un ginecologo. Il test di gravidanza deve essere su carta contenente le tue generalità , quindi occorre rivolgersi a un laboratorio di analisi o ad una farmacia che svolgono questo servizio, restituendo il risultato anche in poche ore. Ti basterà raccogliere la prima urina del mattino in un contenitore pulito (che puoi richiedere in farmacia) e portarlo al centro analisi. La scelta è unicamente tua ; il medico è tenuto a verificare con te le cause che ti portano a voler interrompere la gravidanza nel pieno rispetto della tua dignità, libertà e riservatezza e ad informarti sui supporti sociali ed economici a cui hai diritto nel caso tu decidessi di non abortire. MINORENNI Anche se sei minorenne puoi ugualmente interrompere la gravidanza , con il consenso di entrambi i genitori. Nel caso in cui, non vuoi che i tuoi genitori vengano a conoscenza della tua gravidanza, puoi recarti dal tuo medico, il quale entro sette giorni dalla tua richiesta, inoltrerà la domanda ad un giudice tutelare con una relazione corredata dal proprio parere. Il giudice, entro cinque giorni, fisserà un colloquio con te e ti autorizzerà ad effettuare l’aborto. NESSUNO È TENUTO AD INFORMARE I TUOI GENITORI , perché la scelta è tua.

ETICA MEDICA E OBIETTORI DI COSCIENZA È possibile che il personale medico non voglia praticare gli interventi ed è stabilito che possa sottrarvisi sollevando un'obiezione di coscienza tramite dichiarazione scritta. Il problema è che in Italia gli obiettori sono talmente tanti da mettere in crisi il diritto stesso all'IVG: secondo i dati del Ministero della Salute, tra i ginecologi che operano negli ospedali 7 su 10 sono obiettori, la percentuale supera l’80% in sette regioni, e a questi bisogna aggiungere gli anestesisti (48.8%) e il personale non medico (44%). Cos’è che spinge un medico a fare obiezione di coscienza? Le ragioni sono molte e perlopiù personali, ma probabilmente la maggior parte sono riconducibili a motivazioni di tipo religioso, per cui il feto risulta animato e praticare l’aborto è come compiere omicidio. Gli obiettori di coscienza non sono esonerati, ad ogni modo, a prestare aiuto nel caso la gravidanza porti a gravi conseguenze per la donna e sono obbligati a curarla sia prima che dopo la pratica dell’aborto. Se in un ospedale sono presenti solamente obiettori di coscienza, l’ospedale è tenuto a reperire medici disposti a praticare l’aborto, in quanto la donna ha diritto a tale pratica, indipendentemente dalle idee dei medici. Altre motivazioni risalgono al famoso Giuramento di Ippocrate , nel quale Ippocrate dichiara che nessun medico dovrebbe usare la medicina per togliere la vita. “Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.” Ma l’etica medica ricorda di aiutare sempre una persona in difficoltà. Coloro che sono favorevoli all'aborto sostengono l'assoluta necessità di una legislazione chiara e precisa che stabilisca cosa sia possibile fare, come debba venire fatto, chi sia incaricato di eseguire aborti e con quali controlli. Questo per tutelare le persone coinvolte nel processo e la loro libertà di scelta, e per diminuire al minimo i rischi di salute connessi. Resta inoltre il fatto che l'assenza di legislazione sia spesso causa del permanere del fenomeno nella clandestinità, piuttosto che della sua eliminazione effettiva.

DIBATTITO SULL’ABORTO Il dibattito si apre sul concetto di "persona": diverse sono le opinioni degli studiosi, da Locke a Hume ed Hegel il concetto si è arricchito e modificato, ed è tutt'ora discusso in

ambito non solo medico ma anche giuridico. La complessità dei problemi che affliggono la società moderna, ha reso necessario un approfondimento, oltre che sul concetto di “persona”, anche sulla questione “quando inizia la vita di una persona?”. A riguardo si sono definiti tre atteggiamenti differenti:

  1. l’impostazione convenzionalista sostiene che un essere umano già nato può essere definito persona, mentre l’embrione è inteso come prodotto del concepimento, una parte biologica della madre;
  2. l’impostazione essenzialista sostiene che si parla di persona al momento del concepimento, e come la morte clinica viene determinata dall’encefalogramma piatto, così la nascita si stabilisce con l’inizio dell’attività cerebrale, si parla di persona dopo i primi quaranta giorni dal concepimento del feto;
  3. l’impostazione fenomenista sostiene che la persona è un soggetto unico e irripetibile, pertanto l’embrione non è persona fino ai dieci giorni, ovvero quando lo zigote può dividersi dando origine a due o più embrioni.

PRO-LIFE

  1. L’aborto è una TRAGEDIA L’aborto è l’uccisione di un bambino. Sia pur piccolo, allo stato embrionale, fin dal momento del concepimento c’è un essere umano unico e irripetibile, autonomo (anche se non indipendente), nel grembo della madre. A volte le circostanze che inducono una donna ad abortire sono tragiche: la gravidanza può essere conseguenza di uno stupro, al bambino può essere stata diagnosticata una grave malattia. Tuttavia, una tragedia non si risolve con un’altra tragedia. Non si cancella lo stupro uccidendo un bambino. Non si cura un bambino malato togliendogli la vita.
  2. L’aborto è L’UCCISIONE DI UN INNOCENTE Chi si batte contro la pena di morte non può essere a favore dell’aborto: non c’è paragone tra la condanna a morte di una persona adulta che secondo un giusto processo è stata riconosciuta colpevole di crimini gravi e irreparabili, e la condanna a morte di un bambino innocente.
  3. L’aborto calpesta il PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA. I diritti fondamentali di ogni essere umano devono essere garantiti a tutti senza discriminazioni. I bambini non nati sono privati della vita – il diritto fondamentale di tutti – semplicemente in base alla loro posizione (si trovano nel grembo della madre) e al loro stato di sviluppo. Questo è discriminatorio, inumano e crudele.
  4. L’aborto PUNISCE IL FIGLIO PER LE COLPE DEL PADRE. Un bambino non merita di morire per i crimini di suo padre: un bambino di cinque anni non può essere ucciso perché suo padre è uno stupratore. Un bambino non ancora nato invece sì? Un bambino non merita di morire perché sua madre e / o suo padre sono stati irresponsabili. Il bambino è completamente innocente. Non è lui che ha deciso di avere rapporti sessuali nel momento sbagliato e/o con la persona sbagliata. Non è lui che ha usato un metodo contraccettivo inefficace (è invece l’aborto divenuto talmente banale da essere considerato un sistema contraccettivo esso stesso, purtroppo).
  5. L’aborto PUÒ NUOCERE MOLTO ANCHE ALLA MADRE. L’aborto danneggia le donne. Il danno può essere a livello mentale, emotivo, relazionale e fisico , in alcuni casi, la vita delle donne è messa in pericolo dall’aborto chirurgico o chimico.
  6. L’aborto FA MALE ALLE RELAZIONI E ALLE FAMIGLIE. Ogni volta che un membro della famiglia muore, il resto della famiglia ne risente. E questo è vero anche per l’aborto. Un bambino reale, vivo, insostituibile è stato ucciso e i genitori, i fratelli e i nonni ne soffrono. Dopo un aborto volontario i rapporti di coppia vanno in crisi e quasi sempre si sfasciano.
  7. Il DOLORE per l’aborto non passa mai. Non si potrà mai cancellare ciò che fa l’aborto. L’aborto uccide un essere umano innocente. Il tempo non cancella l’omicidio o né cambia la realtà di quello

avviene nei paesi in cui esistono leggi eccessivamente restrittive (ad es. il Cile). Le strutture ospedaliere pubbliche italiane devono adeguarsi per garantire, nonostante il diritto di obiezione di coscienza concesso ai medici e agli operatori medico-sanitari, i servizi che spettano di diritto alle donne che scelgono di abortire. Autori citati:

  1. Consiglio d'Europa
  2. Agostini Roberta - deputata del Partito Democratico
  3. Turco Livia - parlamentare PD ed ex ministro della Sanità
  4. Pesce Blazquez Fernanda – giornalista RISPOSTA: Per contrastare il grave fenomeno dell'aborto clandestino e per tutelare l'integrità psicofisica della donna durante la gravidanza e la nuova vita che sta per nascere, lo Stato deve promuovere una riforma della società e delle condizioni di vita in tutti gli ambienti, che garantisca a ogni nascituro un'accoglienza degna. In questo senso, non è ammissibile che medici ed infermieri vengano obbligati a concorrere, prestando il loro servizio, a un aborto e a dover scegliere tra la legge di Dio e la loro posizione professionale. L'obiezione di coscienza è un diritto inalienabile. Inoltre, i medici e gli operatori dei servizi medico-sanitari devono sempre ricordarsi il loro ruolo di servitori della vita. La donna incinta non si aiuta privandola del dono che le viene fatto, bensì dandole gli strumenti per accoglierlo. L'aborto è la vera via distruttiva per il bambino e per la madre, non la limitazione a tale pratica: è la via che permette di perdere sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita. Autori citati:
  5. Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
  6. Papa Benedetto XVI
  7. Rossi Piero - ginecologo ex abortista, dirigente medico presso l'ospedale Mangiagalli di Milano
  8. Papa Francesco
  9. Meloni Giorgia - leader di Fratelli d'Italia
  10. Ricci Sindoni Paola - presidente nazionale dell'Associazione Scienza e Vita
  11. Roccella Eugenia - parlamentare del movimento Idea ed ex sottosegretario di Stato del Ministero della Salute
  12. Il LIBERO ARBITRIO della madre ha un'importanza primaria rispetto alla vita dell'embrione poiché ogni persona ha il diritto di scegliere sulla propria esistenza. Il diritto di scelta della madre e il diritto alla vita dell’embrione sono inequiparabili dal momento che il primo ha la priorità sull'altro. Il fatto che la sopravvivenza dell'embrione abbia la precedenza rappresenta un’affermazione fallace, dal momento che, nel rispetto della legge, sia nei casi in cui si presentino o possano presentarsi complicazioni di carattere medico-sanitario, ma anche solo nel rispetto del libero arbitrio, ogni donna ha il diritto di decidere della propria esistenza. In alcuni paesi, come il Cile e il Paraguay, le leggi contro l'aborto sono tra le più restrittive al mondo e obbligano donne e bambine (anche vittime di stupro) a portare avanti gravidanze indesiderate. L’impatto fisico e psicologico di queste costrizioni è paragonabile alla tortura. Viene messa a rischio non solo la salute emotiva e mentale della donna, ma anche la sua salute fisica e la vita. Autori citati:
  13. Lalli Chiara - docente di Logica e di Filosofia della Scienza alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma
  14. Pesce Blazquez Fernanda - giornalista
  15. Marengo Guadalupe - portavoce di Amnesty International
  16. Valenti Jessica - giornalista RISPOSTA: Il diritto alla vita è un diritto fondamentale e primario rispetto al diritto di scelta della madre. Dal momento in cui l’ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. Pur considerando le difficoltà legate alle possibili complicazioni della gravidanza, quali le questioni di salute (talvolta di vita o di morte) per la madre, l’aggravio che può rappresentare un figlio in più (a volte anormale o minorato), tali aspetti non possono avvalersi del diritto di disporre della vita altrui, anche se in fase iniziale. La vita è un bene troppo prezioso perché possa essere posta a confronto con certi inconvenienti, anche se gravissimi. Autori citati:
  17. Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
  18. Villot Jean Marie - cardinale e segretario di Stato

3. AFFERMARE CHE LA VITA UMANA INIZI COL CONCEPIMENTO E CHE L'ABORTO

PREVISTO DALLA LEGGE SIA DA CONSIDERARE OMICIDIO NON HA ALCUN

RISCONTRO MEDICO-SCIENTIFICO.

L'embrione va considerato vita umana nel momento in cui inizia a formarsi il sistema nervoso, che permette di provare, tra le altre cose, il dolore. Ciò avviene intorno al terzo mese di gravidanza. Dunque, nei primi 3 mesi non si può parlare di persona umana. Ritenere che l'aborto equivalga all'omicidio contiene un errore logico. La vita biologica preesiste alla formazione dell'embrione: esso è il risultato di processi biochimici fra organismi vivi. Affermare che la vita inizi all’istante della fusione del DNA con organismi vivi è una contraddizione. L’idea che il concepimento costituisca una qualche “discontinuità” che giustifichi l’assegnazione dello status di “persona” non trova riscontro in natura. Se l'aborto è omicidio lo è anche la contraccezione. In questo senso, stabilire quando la soppressione di un gruppo di cellule è un omicidio e quando invece non lo è una pura convenzione. La possibilità che in futuro un organismo acquisisca determinate caratteristiche che non possiede allo stato embrionale non obbliga a trattarlo come se le avesse già acquisite. Il concetto di potenzialità non è sufficiente a produrre vincoli morali e obblighi di tutela nei confronti dell’embrione. Autori citati:

  1. Montagnier Luc - premio Nobel per la medicina 2008
  2. Musy Marco - urologo e docente presso l'Associazione Italiana di Sessuologia Clinica
  3. Lalli Chiara - docente di Logica e di Filosofia della Scienza alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma
  4. Harris John - filosofo e bioetico britannico RISPOSTA: La tradizione della Chiesa ha sempre sostenuto che la vita umana debba essere protetta e favorita fin dal suo inizio, ovvero dal momento del concepimento. L'aborto rappresenta una grave offesa dei diritti primari dell'uomo e del comandamento del “non uccidere”. È uno sterminio legale degli esseri umani concepiti e non ancora nati, deciso da coloro (i parlamentari) che dovrebbero portare al progresso civile della società. Questa forma di totalitarismo, celata dietro la democrazia, provoca danni irreparabili allo sviluppo, alla pace e all'ambiente. Le scienze biologiche non hanno alcun diritto di dare un giudizio decisivo su questioni propriamente filosofiche e morali, come quella del momento in cui si costituisce la persona umana e quella della legittimità dell’aborto. Dal punto di vista morale, anche se ci fosse un dubbio concernente il fatto che il frutto del concepimento sia già una persona umana, sarebbe comunque un grave peccato osare di assumere il rischio di un omicidio. Autori citati:
  5. Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
  6. Papa Giovanni Paolo II
  7. Papa Benedetto XVI

TESTIMONIANZE  https://youtu.be/k9NAXV6Lj3s  https://youtu.be/gOrbiNcx16o  Dr. Erica PA, WE DID IT Hyatt (aborto terapeutico): “ Ho avuto un aborto al secondo trimestre. Le vie aeree di nostro figlio non si erano mai formate. Se fosse sopravvissuto al parto avrebbe avuto una morte cerebrale. Non era la vita che volevo per lui. È stata la prima decisione da genitore che io abbia mai preso. Non sono un mostro, o una criminale.”  (aborto volontario) “ Ho avuto un aborto con la mia terza gravidanza dopo due bellissime bambine perché io e mio marito non eravamo ancora pronti per un terzo figlio. Quando ci siamo sentiti pronti sono rimasta incinta, e oggi abbiamo un bellissimo bambino che non sarebbe qui se non fosse per quell’aborto. Fine.”  (aborto volontario) “ Sono mamma di due splendidi bambini, e sono molto grata per questo. Ho avuto un aborto anni fa e il perché non è affare vostro. Sono la stessa persona che ero allora, ho solo fatto scelte diverse in circostanze diverse .”  (aborto volontario) “Sì, ho avuto un aborto. Non è stato divertente. Non è stato facile. Ma avevo 14 anni e non ero pronta a crescere un figlio”.

abortion in those days, so we did it ourselves. He was a physician and was able to provoke it. I was like seven weeks pregnant at the time. I think it was with a coat hanger. We did it sterilely and he knew what he was doing, but it could have been dangerous. I didn't think about that at the time, but I do now. I don't ever want to see us go back to that again, ever. I was scared. I went into the emergency room because I was bleeding and they did a [dilation and curettage procedure” https://www.vice.com/en/article/43qm5d/6-women-share-their-harrowing-stories-of- illegal-abortion-before-roe-v-wade“In tanti hanno da dire la loro sull’aborto, ma dovrebbe parlarne solo una donna che ci è passata, è in procinto di passarci, non vorrebbe passarci, o è serena dopo esserci passata. Gli altri, per cortesia, tacciano. Osservino un rispettoso silenzio per una scelta che non è mai comoda, facile né sbrigativa. Ma in un Paese cosiddetto civile deve rimanere una scelta. Nessuno spiega veramente come stanno le cose a una donna che ha scelto di non far nascere il suo bambino. Questo è il dramma. Quando è successo a me (e non ha senso spiegare il perché di questa mia decisione che ogni giorno mi assilla), nessuno mi ha davvero parlato. Per capire. Per aiutarmi. Per farmi cambiare idea o per non farmela cambiare. Per raccontarmi che avrei vissuto nel rimorso. Per dirmi che c’era un’alternativa, invece di farmi sentire un’appestata, per di più senza scampo. I medici mi hanno guardata con pietà e supponenza. Nessuna infermiera, dottoressa o impiegata si è degnata di rapportarsi a me come un essere umano bisognoso di ascolto. Avevo solo 19 anni, e quel dramma era frutto della violenza del bastardo con cui stavo. Quando gli dissi che ero incinta mi rispose: «C**** tuoi. Tu hai fatto il guaio, tu ti arrangi. Non ne voglio sapere». Mi sono sottoposta agli esami, alle analisi e alle visite da sola. Ho affrontato l’umiliazione e le domande morbose e invadenti senza nessuno al mio fianco e senza che mai si posasse su di me uno sguardo gentile. Sono passati tanti anni, ma ancora mi brucia il fatto che nessuno quel giorno mi abbia chiesto: «Come stai?».”La prima volta che sono entrata nel reparto del Sant’Anna di Torino dedicato all’interruzione volontaria di gravidanza, avevo 21 anni. Ero lì per accompagnare una mia amica. Alle nostre madri avevamo detto che saremmo andate a Genova, perché proprio Genova non lo so. Abbiamo varcato la porta per mano, poi lei ha accelerato il passo, si è seduta in sala d’attesa. Secondo te quando ci metteremo? Ho visto una gonna troppo bella in quel negozio in Piazza Vittorio, se finiamo presto mi accompagni a prenderla? ha detto. L’hanno chiamata: al posto del suo nome un numero. La mia amica 47 si è accomodata in un letto sistemato accanto altri venti letti e mi ha sorriso; Giuli, vorrei tanto una siga adesso. E poi un’infermiera mi ha detto che non potevo rimanere lì. 32; manca ancora un sacco. In quel tempo passato a aspettare il suo intervento - non ricordo oggi le ore esatte, potrei giurare che fossero giorni ma so che mi sbaglierei - ho cercato di mettere insieme le parole migliori da rivolgerle una volta che saremmo uscite da quel posto. Non sapevo come si sarebbe sentita, ma sapevo con convinzione che non sarebbe stata bene perché quello che stava facendo, mi ripetevo, l’avrebbe cambiata per sempre. Me lo avevano confermato la signora all’entrata che le aveva fatto firmare i documenti, il dottore che l’aveva visitata, l’infermiera che le aveva assegnato il posto e ci aveva indicato il reparto: tutti la guardavano con la stessa espressione, “Povera piccola, un giorno te ne pentirai”. Avevamo scoperto insieme della sua gravidanza e insieme eravamo andate dalla ginecologa. Aveva deciso di non dire nulla al ragazzo, un tipo conosciuto qualche mese prima.

È una cosa mia, mi aveva detto, lui si metterebbe a fare un sacco di storie, mi chiamerebbe mille volte al giorno per sapere se sto bene, non ho voglia. Decido io. E credevo avesse ragione. Lei non voleva quel bambino, questo era sufficiente per scegliere di non averlo. Cosa serve, in fondo, se non la decisione di chi dovrà metterlo al mondo? Ah, giusto, qualcuno direbbe che sono tutti figli di Dio. 27; ma perché non le chiamano in ordine? Dalla mia sedia - di quelle con lo schienale pieghevole che torna in posizione appena ti alzi - non riuscivo a smettere di fissare i piedi coperti dai calzini e i mezzi volti che scorgevo dall’entrata della camera in cui erano riunite quelle donne stese nei letti in attesa di abortire. Mi avevo raccontato che era un mio diritto. Mia madre mi aveva specificato più volte che nel caso mi fosse accaduto e non l’avessi voluto, sarebbe stata la prima cosa da fare, senza esitazioni. Nessuno però, neppure la mia famiglia progressista, mi aveva mai spiegato la praticità della questione. Quale fosse l’ospedale migliore, cosa sarebbe successo una volta arrivata lì, quanto sarebbe durato, avrebbe fatto più o meno male di un tatuaggio_? come mi sarei sentita dopo, se avrei potuto fare sesso subito, se avrei avuto mal di pancia o mal di testa. Era informazioni che mi sarebbero servite per aiutare la mia amica ma io non sapevo niente dell’aborto, sapevo solo che potevo farlo e che la mia famiglia mi sarebbe stata accanto. Perché mi avevano insegnato che c’era una possibilità, che quella possibilità non era una colpa, ma allo stesso tempo mi avevano detto che sarebbe stato un trauma. Ecco cosa mi aspettavo dalla mia amica, la tragedia. Negli anni, da sola, ho dovuto scardinare la convinzione che decidere consapevolmente di non avere un figlio faccia stare male e che stare male sia l’unico modo, maturo, di assumersi una responsabilità. Nessuno mi aveva detto che si poteva fare senza ripercussioni, che per alcune semplicemente è alzarsi la mattina, andare in ospedale, uscire sicuramente un po’ scosse ma uguali a prima. 40; fanno veloce! Non avevo ancora fumato, mi ero detta che se lei non poteva farlo dovevo resistere anche io, per amicizia, solidarietà o molto più probabilmente perché volevo guardarla negli occhi nell’esatto attimo che avrebbe preceduto l’intervento. Volevo capire. Accanto a me c’era un signore, aveva forse 50 anni, si teneva la testa tra le mani, lo sguardo fisso per terra. Sua figlia, una bimba abbastanza grande da parlare e saltellare per tutto il reparto, continuava a ripetere che si stava annoiando. Che fai papà? Prego. Non saprei dire oggi perché quella risposta mi riempì di rabbia, non conoscevo nulla della storia di quella famiglia. Ma con l’arroganza tipica di chi è appena uscito dall’adolescenza e con la convinzione assoluta - e sbagliata - che la mia amica stesse soffrendo più di chiunque altro in quella sala, anche io iniziai, a mio modo, da atea, a pregare. Non avete idea, mi sorpresi a dire a voce alta. E poi, spero, continuai nella mia testa. Non avete idea di cosa significhi nascere con un corpo che può mettere al mondo delle vite e trovarsi, da una certa età in poi, con una società che si aspetta qualcosa da te, con un uomo, con una madre, una zia. Non sapete niente del terrore che alcune di noi provano nell’avere quella possibilità a disposizione e nel pensare che non ne vorranno usufruire. Di quanto faccia paura porsi quella domanda - sarò madre? - troppo presto o troppo tardi. 46; la prossima sarà lei? Uno Stato che si arroga il diritto di scegliere per l’esistenza di una donna, definisce una cultura in cui il corpo di una persona, le sue decisioni di vita, sono subordinate a una legge più alta. Di conseguenza: la donna non è in grado di decidere per se_

Ancora una volta la mobilitazione inarrestabile delle donne e di tutti coloro che da giorni scendono in piazza al loro fianco ha evitato questo ulteriore attacco alla libertà di scelta e ai diritti riproduttivi, in un paese in cui già la legge che regola l'interruzione di gravidanza è tra le più restrittive d'Europa.

ALABAMA: L'Alabama vieta l'aborto approvando la legge più restrittiva d'America. Una legge shock, che di fatto mette fuori legge l'interruzione di gravidanza anche di fronte a uno stupro o a un incesto. L'unica eccezione contemplata è quella del rischio "serio" per la vita della futura mamma. La norma dell'Alabama, oltre a vietare di fatto l'interruzione di gravidanza in ogni circostanza, stabilisce che i medici che la praticano rischiano fino a 99 anni di carcere. Mentre quelli che solo tentano di praticarla possono finire in carcere per 10 anni. La legge è stata approvata a larga maggioranza dal Senato dell'Alabama, con 25 voti a favore e sei contrari. La Camera l'aveva già approvata lo scorso mese, con 73 voti favorevoli e tre contrari. Il dibattito nell'aula del Senato dell'Alabama è stato durissimo ed è andato avanti fra molte proteste: le donne sono scese in piazza vestite da 'Handmaid's Tale', la serie tv ispirata al romanzo 'Il racconto dell'ancella'. Nonostante questo, e nonostante la presenza di donne vittime di violenze, i senatori sono andati dritti per la loro strada. "Dio ha creato il miracolo della vita dentro l'utero della donna e non sta a noi esseri umani uccidere la vita", ha detto il senatore Clyde Chambliss, uno degli autori della misura. I democratici, senza successo, hanno cercato di battersi: hanno spiegato che il prezzo più alto della stretta lo pagheranno le donne più disagiate e hanno definito la norma "uno stupro per le donne".

INDONESIA: In Indonesia, where abortion is illegal, many women undergo unsafe abortions ingesting unsafe substances and undergoing harmful abortive massage, putting their lives at risk. Other times, they are forced by doctors to engage in sexual intercourse in exchange for an abortion. The law allows abortion only if the woman provides confirmation from a doctor that her pregnancy is life-threatening, a letter of consent from her husband or a family member, a positive pregnancy test result and a statement guaranteeing that she will practice contraception afterwards. According to the International Planned Parenthood Federation East and South East Asia and Oceania Region (IPPF ESEAOR), 3 million women undergo unsafe abortions yearly in the region. Globally, 47,000 women die each year of unsafe abortions (45% of

abortions are unsafe). Samsara (2008), which is an organization created by Inna

Hudaya, helps women supporting them after abortions and educating them about the

argument. FONTI : https://radio-eco.it/index.php/ 2020/06/24/aborto/ https://it.wikipedia.org/wiki/Dibattito_sull%27aborto https://www.elle.com/it/magazine/women-in-society/a34297621/aborto-in-italia-a-che-punto-siamo/ https://www.wired.it/scienza/medicina/2014/03/28/come-avviene-aborto/?refresh_ce= https://doc.studenti.it/vedi_tutto/index.php?h=a803972b https://www.provitaefamiglia.it/blog/10-buoni-motivi-per-dire-no-allaborto https://www.proversi.it/discussioni/pro-contro/119-aborto#i https://www.gravidanzaonline.it/aborto/testomonianze-donne-aborto.htm https://www.marieclaire.com/it/bellezza/viso-corpo/a27507376/aborto-testimonianze/ https://www.donnamoderna.com/news/societa/aborto-maternita-lettere https://lanuovabq.it/it/stop-allaborto-eugenetico-la-polonia-fa-la-storia https://www.centrostudilivatino.it/polonia-il-tribunale-costituzionale-vieta-laborto-eugenetico/ https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/05/15/aborto-in-alabama-legge-piu-severa-usa_19104379-c745- 47ab-b823-868eb3d9769e.html https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2020-10/aborto-polonia-vescovi-eugenetico-corte-costituzionale.html https://www.rappler.com/search?q=abortion https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19035004/ Chiara Barzanti 5° A CH