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elementi di diritto processuale civile, Dispense di Diritto Processuale Civile

nozioni basilari relative ai principi e agli istituti fondamentali del diritto processuale civile

Tipologia: Dispense

2024/2025

Caricato il 08/01/2026

_robertafazzini_
_robertafazzini_ 🇮🇹

7 documenti

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Elementi di diritto processuale civile
Il processo civile è lo strumento che consente di far valere i diritti di ognuno e che
permette di accedere alla tutela giurisdizionale.
Per comprendere il significato dell'affermazione bisogna ricordare il diritto privato:
l'ordinamento prevede che una serie di posizione soggettive siano considerate rilevanti.
Esempi: se Tizio vende un suo bene, ha diritto al pagamento del prezzo;
se un soggetto è inquilino di un appartamento che appartiene a Tizio, egli ha il diritto a
percepire il canone di locazione;
se un cane libero fa cadere una signora mentre attraversa la strada, ha diritto ad ottenere il
risarcimento del danno.
—> il diritto privato riconosce ai soggetti tutti questi diritti.
Il codice civile contiene disposizioni che non devono rimanere lettera morta e ineffettive, il
legislatore offre uno strumento grazie al quale se non si ottiene, ad esempio, un pagamento
del prezzo in relazione ad un contratto di compravendita, ci si può rivolgere a un giudice e
attraverso un processo ottenere quello che viene riconosciuto dal diritto sostanziale.
La norma sostanziale riconosce un diritto, il processo consente di tutelarlo e di farlo valere
nel momento in cui quanto previsto dalla norma sostanziale non sia stato rispettato.
—> Le utilità che il diritto sostanziale riconosce trovano il loro strumento di attuazione nel
diritto processuale civile.
Il diritto che regola il processo, inteso come strumento attraverso cui si accede alla tutela
giurisdizionale, si compone di una serie di regole.
Esempio: Tizio vuole iniziare una causa perché un suo cliente non ha pagato un bene che
gli ha venduto; il cliente non intende pagare perché ritiene che il bene sia difettoso.
In questo caso un ruolo fondamentale spetta alle prove e alla dimostrazione che il bene sia
effettivamente difettoso o meno: se non si riesce a dimostrare il difetto, il cliente dovrà
pagare —> le prove ricoprono un ruolo importante nel processo.
È pratico domandarsi quando vale la pena promuovere un processo e se è giusto farlo,
perché non sempre è così e non sempre se si ha ragione si vince.
Inoltre, se si vuole fare causa è importante sapere se si può agire autonomamente o se è
necessario l'intervento di un legale.
Altro aspetto da conoscere riguarda quale giudice deve essere interpellato in base al caso e
quindi a quale bisogna rivolgersi.
Cosa succede durante un processo e quale potrà essere il risultato?
—> alla fine del processo si ottiene una sentenza che condanna il convenuto al
risarcimento di un danno, se il danno è stato causato; altrimenti si ha diritto ad un
adempimento (come ad esempio un pagamento).
Dopo la sentenza può anche darsi che il convenuto decida di impugnare la sentenza e di
andare avanti con il processo —> l'impugnazione infatti è la possibilità di attaccare il
provvedimento del giudice.
La funzione del processo è quella di far valere il diritto e attraverso questo si deve
pervenire una regola scritta da applicare al caso concreto. Il processo deve essere
strutturato in modo che si arrivi ad una fine, non ci si può più appellare dopo la
Cassazione, è una regola definitiva.
Se invece dopo la condanna del giudice la parte continua a non pagare, la parte deve in
qualche modo ottenere il concreto soddisfacimento della stessa.
La sentenza del giudice che condanna il convenuto a pagare non garantisce di ottenere la
somma, anche se la sentenza dovesse passare in giudicato; la condanna deve essere
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Elementi di diritto processuale civile

Il processo civile è lo strumento che consente di far valere i diritti di ognuno e che permette di accedere alla tutela giurisdizionale. Per comprendere il significato dell'affermazione bisogna ricordare il diritto privato: l'ordinamento prevede che una serie di posizione soggettive siano considerate rilevanti. Esempi: se Tizio vende un suo bene, ha diritto al pagamento del prezzo; se un soggetto è inquilino di un appartamento che appartiene a Tizio, egli ha il diritto a percepire il canone di locazione; se un cane libero fa cadere una signora mentre attraversa la strada, ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno. —> il diritto privato riconosce ai soggetti tutti questi diritti. Il codice civile contiene disposizioni che non devono rimanere lettera morta e ineffettive, il legislatore offre uno strumento grazie al quale se non si ottiene, ad esempio, un pagamento del prezzo in relazione ad un contratto di compravendita, ci si può rivolgere a un giudice e attraverso un processo ottenere quello che viene riconosciuto dal diritto sostanziale. La norma sostanziale riconosce un diritto, il processo consente di tutelarlo e di farlo valere nel momento in cui quanto previsto dalla norma sostanziale non sia stato rispettato. —> Le utilità che il diritto sostanziale riconosce trovano il loro strumento di attuazione nel diritto processuale civile. Il diritto che regola il processo, inteso come strumento attraverso cui si accede alla tutela giurisdizionale, si compone di una serie di regole. Esempio: Tizio vuole iniziare una causa perché un suo cliente non ha pagato un bene che gli ha venduto; il cliente non intende pagare perché ritiene che il bene sia difettoso. In questo caso un ruolo fondamentale spetta alle prove e alla dimostrazione che il bene sia effettivamente difettoso o meno: se non si riesce a dimostrare il difetto, il cliente dovrà pagare —> le prove ricoprono un ruolo importante nel processo. È pratico domandarsi quando vale la pena promuovere un processo e se è giusto farlo, perché non sempre è così e non sempre se si ha ragione si vince. Inoltre, se si vuole fare causa è importante sapere se si può agire autonomamente o se è necessario l'intervento di un legale. Altro aspetto da conoscere riguarda quale giudice deve essere interpellato in base al caso e quindi a quale bisogna rivolgersi. Cosa succede durante un processo e quale potrà essere il risultato? —> alla fine del processo si ottiene una sentenza che condanna il convenuto al risarcimento di un danno, se il danno è stato causato; altrimenti si ha diritto ad un adempimento (come ad esempio un pagamento). Dopo la sentenza può anche darsi che il convenuto decida di impugnare la sentenza e di andare avanti con il processo —> l'impugnazione infatti è la possibilità di attaccare il provvedimento del giudice. La funzione del processo è quella di far valere il diritto e attraverso questo si deve pervenire una regola scritta da applicare al caso concreto. Il processo deve essere strutturato in modo che si arrivi ad una fine, non ci si può più appellare dopo la Cassazione, è una regola definitiva. Se invece dopo la condanna del giudice la parte continua a non pagare, la parte deve in qualche modo ottenere il concreto soddisfacimento della stessa. La sentenza del giudice che condanna il convenuto a pagare non garantisce di ottenere la somma, anche se la sentenza dovesse passare in giudicato; la condanna deve essere

effettiva per ottenere questo pagamento e questo viene garantito dal provvedimento del giudice dell'esecuzione per l'adempimento coattivo, che ad esempio potrà aggredire il patrimonio del debitore e mettere all'asta i suoi beni per consentire alla parte di ottenere la somma di denaro che gli spetta dalla sentenza. Prima di iniziare un processo esecutivo però è necessario verificare se il debitore effettivamente ha dei beni su cui il soggetto può soddisfare il suo interesse; se il debitore invece è nullatenente, la parte purtroppo rimarrà comunque insoddisfatta. Ci sono anche ipotesi in cui la parte non ha diritto ad ottenere denaro; ad esempio, se il vicino di Tizio costruisce un enorme recinto sconfinando sul suo terreno, Tizio si rivolge al giudice per condannare il vicino alla rimozione del recinto che è stato costruito in terreno di sua proprietà. Il giudice può condannare il vicino alla rimozione del recinto, ma anche in questo caso l'obbligato potrà conformarsi alla decisione oppure non fare nulla. A questo punto Tizio si può rivolgere al giudice dell'esecuzione per chiedere la rimozione della recinzione in virtù dell'organizzazione degli organi dell'esecuzione: qualcuno andrà materialmente ad abbattere la stessa e le spese di rimozione saranno a carico del vicino che non ha adempiuto al contenuto del provvedimento che gli imponeva di rimuovere il recinto dalla proprietà di Tizio. Altro tema fondamentale è quello delle garanzie : il processo si deve svolgere nel rispetto di garanzie ben precise e ad esempio il giudice deve essere imparziale, si devono avere le stesse opportunità di difesa della controparte (principio del contraddittorio, detto anche principio di parità delle armi) e il processo deve anche essere rapido. Non c'è solo il processo per ottenere la tutela dei diritti, tant'è che il legislatore incentiva l'utilizzo di strumenti alternativi per la risoluzione della controversia, ci sono altri modi per ottenere la soluzione della controversia. L'incentivo asseconda l'intento di sgravare i giudici dal carico di cause ed infatti in alcuni casi si impone come obbligo la tentata risoluzione di una controversia con strumenti alternativi al giudizio. Uno strumento con il quale il legislatore attraverso la partecipazione di un terzo con una certa formazione cerca di agevolare le parti nel raggiungimento dell'accordo. Il terzo non deve decidere la controversia, ma è designato dal giudice come un soggetto che, attraverso una serie di competenze prova a far sì che le parti raggiungano un accordo al di fuori del tribunale. Questo giova anche alle parti perché è uno strumento che costa decisamente meno rispetto al processo civile. —> è uno strumento che in linea teorica dovrebbe agevolare il raggiungimento di un accordo tra le parti, fermo restando che questo potrebbe anche non accadere. L'altro strumento invece può essere equiparato al processo e scelto al suo posto se si considera il prodotto che da: si può nominare un giudice privato (=3 persone) al quale la parte attribuisce la possibilità di dirimere la controversia; la decisione diventa vincolante. Fonti del diritto processuale civile Le regole che riguardano l'accesso alla tutela giurisdizionale si trovano nella costituzione, nel Codice di procedura civile e nel codice civile; queste sono le fonti principali, accanto cui si collocano altri fonti come leggi speciali o convenzioni internazionali che regolano aspetti specifici.

Il legislatore ha introdotto una legge con la quale garantisce la riparazione del danno determinato dalla violazione del principio di ragionevole durata del processo: se il processo dura effettivamente troppo, viene garantito un risarcimento. L'estesa durata dei processi ha ripercussioni anche da un punto di vista economico, principalmente perché quando un processo dura troppo ne va l'effettività della tutela giurisdizionale. Regole Il diritto processuale civile è costituito da una serie di regole: per ottenere la tutela giurisdizionale bisogna conformarsi alle regole contenute nel codice di procedura civile. Se non si seguono queste regole fondamentali che sono state fissate dal legislatore per ottenere la tutela giurisdizionale davanti al giudice civile la conseguenza è il rigetto, proprio perché la domanda non può essere accolta e non si ottiene la tutela giurisdizionale. Il diritto fatto valere in giudizio non viene nemmeno preso in considerazione dal giudice, il quale emette una pronuncia di rito , con la quale si esprime sul mancato rispetto e l'inosservanza delle regole processuali. Esempio: se la moglie chiede la restituzione del prestito fatto dal marito ad un amico, il giudice non si occuperà della causa e dirà che colei che ha presentato la domanda è priva della legittimazione ad agire, proprio perché non è lei il soggetto titolare del diritto e di conseguenza non è stata rispettata una regola processuale fondamentale. Il marito potrà però agire direttamente e far valere il proprio diritto. L'archiviazione non riguarda il processo civile, ma il processo penale, proprio come non si parla mai di colpevoli o imputati; in questo tipo di processo ci sono attore e convenuto. La sentenza di merito è quella con la quale il giudice si pronuncia sulla situazione sostanziale che un soggetto ha dedotto in giudizio. Il giudice deve formulare la regola del caso concreto: in caso di controversia giudice dice chi ha ragione e chi ha torto. Questa regola deve avere due caratteristiche: effettività e definitezza. Ci si occupa del processo di cognizione regolato dagli articoli 163 e seguenti del codice di procedura civile: l'obiettivo di questo tipo di processo è proprio la formulazione di una regola per il caso concreto. Si tratta di un modello base nel quale il soggetto che agisce notifica la domanda al convenuto e che poi si svolgono le udienze davanti al giudice. Cosa si può chiedere al giudice nell'ambito del processo di cognizione? Per rispondere è utile analizzare casi concreti. Esempio: Alberto chiede al suo falegname, che è anche un noto artista del legno, di costruirgli una libreria su misura, molto preziosa, tutta decorata e intagliata da collocare nella sua villa in campagna, entro il 25 dicembre 2021, pattuendo un corrispettivo di 80 mila euro. A gennaio 2022 il lavoro non è stato nemmeno iniziato, nonostante il versamento, da parte di Alberto, di un acconto di 2o mila euro. A che cosa potrebbe aspirare (bene della vita) se decidesse di far causa al falegname, che domanda potrebbe formulare e che tipo di provvedimento potrebbe ottenere? Per rispondere a questi quesiti è importante partire dal mondo reale e non catapultarsi in quello giuridico: Alberto non ha un unico diritto, la sua tutela giurisdizionale va in due direzioni diverse: da un lato potrebbe darsi che a lui, nonostante il ritardo, sia ancora interessato alla libreria; dall'altro potrebbe anche non essere più interessato alla

prestazione del falegname (magari ha cambiato idea e ha deciso di comprare un altro tipo di libreria o di farne fare una più semplice al falegname del suo paese). Nel caso in cui, a seguito del mancato adempimento Alberto non sia più interessato alla libreria, egli chiede la pronuncia della risoluzione del contratto e poi la condanna alla restituzione della somma versata come caparra e il risarcimento del danno. Esempio: due soggetti litigano perché entrambi sostengono di detenere il diritto di proprietà sulla stessa cosa. Il proprietario può agire richiedendo un accertamento per far dichiarare l'inesistenza di diritto affermata da altri sulla cosa, quando ha motivo di temerne pregiudizio. Esercitazione sulle azioni

  1. Tizio ha effettuato l’imbiancatura dell’appartamento di Caio. Nel caso in cui Caio non lo paghi per il lavoro svolto, cosa può fare Tizio? —> Tizio vuole ottenere l'adempimento del pagamento e quindi chiede al giudice la condanna al pagamento della somma. Se il debitore non paga anche dopo questa condanna, Tizio può ottenere comunque il denaro che gli spetta tramite l'adempimento coattivo rivolgendosi al giudice di esecuzione e attivando un processo esecutivo.
  2. Alberto chiede al suo falegname, che è anche un noto artista del legno, di costruirgli una libreria su misura, molto preziosa, tutta decorata e intagliata da collocare nella sua villa in campagna, entro il 25 dicembre 2021, pattuendo un corrispettivo di 80000. A gennaio 2022 il lavoro non è stato nemmeno iniziato, nonostante il versamento, da parte di Alberto, di un acconto di 20000 euro. A che cosa potrebbe aspirare (bene della vita) se decidesse di far causa al falegname, che domanda potrebbe formulare e che tipo di provvedimento potrebbe ottenere? Se gli interessa ancora chiede l'adempimento della prestazione e per questo formulerà la sua domanda facendo una premessa e descrivendo la situazione dettagliata (con eventuali allegati) per poi chiedere al giudice di emettere un ordine ad adempiere nei confronti del falegname —> chiede al giudice di condannare all'adempimento dell'obbligazione che il falegname ha assunto nei suoi confronti. Il processo civile in questo caso, vista la volontà della parte, dovrebbe essere concepito come uno strumento che gli permette di ottenere questa libreria; il processo ha l'ambizione di dare tutto quello di cui si ha diritto sulla base delle norme sostanziali. Se la richiesta viene accolta e il giudice condanna il falegname all'esecuzione del lavoro ma costui non si conforma a questa condanna e non adempie, ci si domanda se il processo è in grado di garantire questa costruzione da parte di un soggetto che nonostante la condanna non adempie —> Con una sentenza di condanna all'adempimento, si può ottenere attraverso il processo la costruzione della libreria? In questo caso ci si può rivolgere al giudice dell'esecuzione, ma in nessun caso si potrà mai obbligare o forzare fisicamente il falegname a portare a termine la libreria. La macchina giudiziaria non si attiva d'ufficio nemmeno quando si fa riferimento all'esecuzione: non esiste esecuzione d'ufficio, è il portatore dell'interesse a dover agire. Se si suppone che la libreria può essere fatta anche da qualcun altro, si può ottenere l'esecuzione del lavoro attraverso la tutela esecutiva, che fa costruire la libreria ad un altro e il falegname coprirà le spese da lui non sostenute. Se però Alberto è davvero esclusivamente interessato ad avere una libreria intagliata dal falegname che aveva originariamente scelto la situazione è più complessa: Alberto ha una

L'articolo 1079 del Codice Civile disciplina l'accertamento della servitù e altri provvedimenti di tutela: Il titolare della servitù può farne riconoscere in giudizio l'esistenza contro chi ne contesta l'esercizio e può far cessare gli eventuali impedimenti e turbative. Può anche chiedere la rimessione delle cose in pristino, oltre il risarcimento dei danni. In questo caso il soggetto è già titolare di un diritto di servitù ma qualcuno lo contesta e dice che questo diritto di servitù non esiste. Così ci si rivolge al giudice per chiedergli l'accertamento dell'esistenza del diritto di servitù. Il legislatore attribuisce valore alla certezza in quanto è un valore fondamentale dell'ordinamento ed è per questo che il giudice si esprime per fare accertamenti, ma solo ed esclusivamente nei casi in cui il richiedente ha interesse ad agire. Si può chiedere quindi l'accertamento solo quando il rapporto giuridico o il diritto sia stato messo in discussione e quindi sia oggetto di contestazione. Anche in questo caso può chiedere al giudice la condanna alla cessazione di tutto ciò che ostacola il diritto di servitù del titolare ed eventualmente la condanna a rimuovere impedimenti fisici per rimettere le cose in pristino. Nel caso in cui, nonostante la condanna del giudice, il convenuto non agisca per la rimozione degli impedimenti, il soggetto titolare della servitù può agire presso il giudice dell'esecuzione per chiedere che qualcuno si occupi dell'ostruzione. Alla luce dei casi esaminati emerge un dato fondamentale: nella tutela giurisdizionale c'è sempre una richiesta di accertamento che caratterizza tutte le azioni del processo di cognizione. Questo è perché, anche con la condanna, il giudice prima di emettere un provvedimento deve stabilire se effettivamente c'è un contratto, un accordo tra le parti che è stato violato e deve accertare se il soggetto sia effettivamente titolare del diritto che fa valere. In tutti i casi in cui si chiede un provvedimento di cognizione al giudice e questo si pronuncia in merito, c'è sempre un contenuto di accertamento, che però è contestuale. Non si fanno più domande e tanto meno più processi, avviene tutto in un momento. Esempio: Tizio chiede al giudice di pronunciarsi sulla sua pretesa di ottenere il diritto al pagamento e il giudice verifica che egli sia effettivamente titolare del diritto che viene fatto valere. Il provvedimento più diffuso nei processi civili è sicuramente quello di condanna, quali sono le sue caratteristiche? —> Si può chiedere la condanna ad un pagamento, ad un fare, ad un non fare, la condanna alla consegna di beni mobili o immobili. Un conto è parlare di azione e un conto è la sentenza di condanna: il giudice può accogliere la mia azione di condanna emanando una sentenza di condanna. La caratteristica principale di questa azione è che in caso di accoglimento tramite sentenza di condanna consente di ottenere un titolo esecutivo , altrimenti non si ottiene nulla, c'è il rigetto della domanda. Titolo esecutivo vuol dire che c'è un provvedimento del giudice che consente di rivolgersi al giudice dell'esecuzione, in caso di inadempimento della sentenza di condanna da parte del convenuto, per ottenere l' adempimento coattivo della sentenza di condanna. A fronte della richiesta di un provvedimento di condanna, se il giudice accoglie la richiesta e condanna il convenuto, non garantisce di per se l'esecuzione della sentenza di condanna. L'ordine contenuto all'interno della sentenza di condanna, rivolto al convenuto, di fare o non fare qualcosa, può rimanere inadempiuto, ma con la sentenza di condanna ci si può rivolgere a un giudice dell'esecuzione per ottenere l'esecuzione coattiva della sentenza di condanna.

Con il processo esecutivo si può ottenere l' espropriazione , con il quale ottengo la possibilità di aggredire i conti correnti, i beni mobili e immobili. Altri provvedimenti che si possono ottenere sono l' esecuzione per consegna o rilascio e l' esecuzione di obblighi di fare e non fare. L'iniziativa del processo esecutivo deve essere della parte, se questa non si attiva non succede assolutamente nulla. Per ottenere in via forzata il pagamento si deve iniziare il processo esecutivo, che conviene attivare solo nel momento in cui l'altra parte ha un patrimonio. Esempi:

la sentenza di condanna a un obbligo di fare non si può utilizzare in sede esecutiva per forzare qualcuno ad adempiere. Questo lo si può fare solo nel momento in cui non è rilevante il soggetto che adempie —> ci sono obbligazioni di fare fungibili e infungibili e solo con le prime si può iniziare un processo esecutivo. ci può essere una sentenza di condanna a un obbligo di disfare (=distruggere) e in questo caso la si può utilizzare in sede esecutiva perché lo può fare qualcun altro. una sentenza di condanna a un obbligo di non fare non può essere portata in sede esecutiva perché è il convenuto specifico che deve astenersi dal fare una certa condotta. Se è il vicino di casa a dover smettere di suonare il sassofono non si può agire in processo esecutivo, perché è sempre un obbligazione infungibile. Ci sono casi in cui il processo esecutivo non è d'aiuto, ossia i casi che riguardano obbligazioni infungibili; in questi casi il legislatore ha inventato un meccanismo per incentivare l'obbligato ad adempiere o ad astenersi dal compiere un determinato comportamento, disciplinato dall'articolo 614 bis del codice di procedura civile, rubricato come " Attuazione degli obblighi di fare infungibile o di non fare ": Con il provvedimento di condanna all’adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza. Il giudice determina l'ammontare della somma di cui al primo comma tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile. La prima cosa fondamentale è che, affinché il soggetto possa ottenere questo tipo di provvedimento con il quale il giudice fissa una somma per ogni violazione o ritardo, è importante fare la richiesta: la misura coercitiva è un provvedimento che viene emesso dal giudice solo quando è la parte che lo richiede al giudice. Il giudice deve fissare la somma per ogni violazione, nello stesso processo e con la stessa azione con cui si è presentata l'azione di condanna. Esempio: Alberto chiede di accertare il suo diritto ad avere la libreria, la condanna del falegname ad eseguire la libreria e la fissazione di una somma per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione della libreria. —> La misura coercitiva NON si può chiedere in un secondo momento! A questo punto, se il falegname persiste e continua a non adempiere, Alberto ha in mano un titolo esecutivo e in questo caso egli può richiedere il pagamento coattivo nel processo esecutivo e chiedere anche il risarcimento del danno, che però è difficile da quantificare per il ritardo nell'esecuzione dell'opera. Questo accade anche nel momento in cui è stata inserita una clausola all'interno del contratto in cui si stabilisce che per ogni giorno di ritardo nella consegna della libreria il falegname deve pagare una somma di denaro.

immagini e notizie relative alla vita privata del minore, peraltro in violazione di un precedente divieto posto dall'Autorità giudiziaria, il Giudice può intervenire anche d'ufficio, ai sensi dell'art. 709-ter c.p.c., imponendo non solo l'immediata cessazione pro futuro delle condotte lesive del diritto alla vita privata del figlio minore, ma altresì la rimozione delle immagini e delle notizie già pubblicate, prevedendosi inoltre l'applicazione dell'istituto dell'astreinte ai sensi dell'art. 614-bis c.p.c., pur in assenza di specifica richiesta di parte; tale potere rientra infatti tra le attribuzioni ufficiose del Giudice che è competente ad adottare, anche motu proprio, ogni misura ritenuta utile a perseguire la finalità di tutela della persona del minore. Tribunale Milano, 10/11/2017, n. Il divieto di destinare gli appartamenti a pensioni o camere di affitto è da considerarsi esteso anche al bed & breakfast L'attività di bed & breakfast è del tutto sovrapponibile a quella di destinazione delle unità abitative ad uso di pensioni o camere d'affitto che, ove vietato nel regolamento contrattuale, deve ritenersi illegittima per violazione della norma regolamentare che fa divieto di destinare le proprietà esclusive a "pensioni" o "camere in affitto". Il condomino inosservante della norma regolamentare sul divieto "di pensioni o camere di affitto" deve essere assoggettato alle misure di coercizione indiretta a norma dell'art. 614- bis CPC, tenendo conto dei giorni di esercizio dell'attività e del periodo in cui quest'ultima è stata esercitata. Con sentenza n. 11380/2017 pubblicata il 10/11/2017 il Tribunale di Milano condanna AA a cessare immediatamente l'attività di bed and breakfast esercitata presso l'unità immobiliare sita nell'edificio condominiale di viale (omissis), nonché a corrispondere in favore del Condominio una penale determinata in € 50,00 per ogni giorno di prosecuzione di tale attività, a decorrere dal 31/1/2018. Tribunale Varese sez. I, 16/02/ S ha acquistato in data 27 luglio 2010, l'abitazione dove è andato a vivere con la madre M e il marito di questa, G. Trattasi di immobile con accesso dalla via per il tramite di una servitù prediale di passo. La libera e serena fruibilità del proprio dominio è stata ostacolata dalla condotta della sig.ra FF (di circa settant'anni) la quale ha posto in essere una variegata ed atipica serie di condotte di tipo emulativo orientata ad ostacolare l'esercizio della servitù. La convenuta, in particolare, ha utilizzato la propria finestra sul passaggio per gettare acqua sporca, sassi, gusci di noci, ... così imbrattando le autovetture e rendendo difficile se non impossibile l'utilizzo della servitù. E, infatti, onde evitare danni alle auto, i ricorrenti hanno iniziato a parcheggiare altrove le auto, percorrendo la servitù a piedi. La convenuta, onde ostacolare l'altrui diritto, ha pure lasciato crescere senza controllo i rami del proprio oleandro che si protendono sulla via... S quindi chiede la cessazione delle molestie per quanto concerne l'esercizio del proprio diritto di servitù di passaggio. Si tratta di un'obbligazione infungibile perché è di non fare. Provvedimento : Per questo il giudice fissa l'importo di Euro 200,00 ex art. 614-bis c.p.c., quale somma che FF sarà tenuta a versare in favore della parte attrice per ogni violazione del provvedimento interdittivo e, dunque, per ogni volta che violerà la condanna ad astenersi dall'ostacolare l'esercizio della servitù, mediante il gettare sui passanti acqua, pietre o altri beni mobili. La condanna accessoria è efficace dalla notifica dell'odierno provvedimento all'obbligato. Avvisa il destinatario della misura coercitiva che il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza. Ordina a FF di provvedere immediatamente al taglio dei rami dell'albero di oleandro che incidono sull'effettiva ampiezza della servitù andando ad ostacolare l'utilizzo della servitù.

La avvisa che in caso di inerzia o omissione, la parte ricorrente avrà diritto ad ottenere il taglio dei rami a sue spese e con aggravio dei costi. Conclusioni sull'articolo 614 bis del CPC:

il campo di applicazione originariamente riguardava solo le obbligazioni infungibili, adesso invece può essere applicato anche a quelle fungibili; le uniche obbligazioni escluse sono quelle pecuniarie; è necessaria l'istanza di parte: deve essere il soggetto che si rivolge al giudice a chiedere di inserire la misura coercitiva, non può essere un provvedimento d'ufficio in nessun caso; la misura coercitiva deve essere chiesta subito, perché fa ottenere in maniera efficace ed efficiente il risultato desiderato. Riepilogo sull'azione esecutiva La caratteristica principale della sentenza di condanna è la sua esecutività: questo tipo di sentenza costituisce un vincolo esecutivo, con il quale l'attore può andare dal giudice dell'esecuzione per ottenere in via coattiva il soddisfacimento dell'azione. Forme di esecuzione diretta: _ espropriazione : se l'oggetto della condanna è il pagamento una somma di denaro, articolo 2910 del Codice Civile; in questo caso non si può richiedere una misura coercitiva. _ esecuzione (forzata) degli obblighi di consegna o rilascio : disciplinata dall'articolo 2930 del Codice civile; la consegna riguarda i beni mobili e il rilascio i beni immobili. _ esecuzione forzata degli obblighi di fare : disciplinata all'articolo 2931 del Codice Civile; in questi casi si tratta sempre della realizzazione di un'opera che può essere realizzata da qualcuno che si possa effettivamente sostituire all'obbligato. Esempio: Tizio ha violato il diritto sostanziale di Caio e ha distrutto il suo cancello; a questo punto Caio chiede al giudice di condannare Tizio alla ricostruzione del cancello che è stato distrutto. Nel caso in cui Tizio non dovesse procedere all'adempimento e a costruire il cancello, Caio può rivolgersi al giudice dell'esecuzione e chiedere che sia qualcun altro a realizzare l'opera al posto di Tizio; le spese di costruzione saranno ovviamente a carico di Tizio che non ha provveduto alla costruzione in seguito alla condanna. _ esecuzione forzata degli obblighi di disfare : disciplinata all'articolo 2933 del Codice Civile; in questo caso si fa comunque riferimento ad un'azione di fare, più propriamente detta di disfare, proprio perché viene ordinata la distruzione di qualcosa. Esempio: Tizio costruisce un gazebo sul suo terrazzo, impedendo ai condomini del palazzo di fronte di godere della magnifica vista per cui hanno acquistato l'appartamento in quella parte della città. Questi soggetti possono chiedere al giudice la condanna alla rimozione del manufatto e se nonostante la condanna del giudice Tizio non provvede, i condomini possono rivolgersi al giudice dell'esecuzione per chiedere che sia qualcun altro a distruggere l'opera che ostruisce la vista dei colli romani. Le spese di demolizione saranno ovviamente a carico di Tizio che non ha provveduto alla demolizione in seguito alla condanna. Articolo 474 del Codice di procedura civile, il quale elenca i titoli esecutivi: _L'esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile. Sono titoli esecutivi:

  1. le_ sentenze , i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;

Caratteristiche della sentenza di condanna 1- esecutività (articolo 282 CPC) 2- l'articolo 2818 del Codice civile delinea la seconda caratteristica della sentenza: Ogni sentenza che porta condanna al pagamento di una somma o all'adempimento di altra obbligazione ovvero al risarcimento dei danni da liquidarsi successivamente è titolo per iscrivere ipoteca sui beni del debitore. Lo stesso ha luogo per gli altri provvedimenti giudiziali ai quali la legge attribuisce tale effetto. —> fa sì che si possa iscrivere l'ipoteca sui beni del debitore. 3- l'articolo 2953 del codice civile riguarda gli effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi: I diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni. —> terza caratteristica della sentenza. Tutte le volte il termine di prescrizione del diritto diventa di 10 anni in seguito ad una sentenza di condanna. Figure speciali di condanna L'articolo 278 CPC disciplina la condanna generica : Quando è già accertata la sussistenza di un diritto, ma è ancora controversa la quantità della prestazione dovuta, il collegio, su istanza di parte, può limitarsi a pronunciare con sentenza la condanna generica alla prestazione, disponendo con ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione. La sentenza solitamente è il provvedimento conclusivo di un processo: questo infatti inizia con l'atto di citazione, seguito dalla fase introduttiva, istruttoria e fase decisoria; al suo termine si pronuncia una sentenza con la quale accoglierà o rifiuterà la domanda che è stata formulata dall'attore. In caso di condanna generica invece il processo non si può dire concluso. Esempio: la professoressa viene investita sulle strisce pedonali fuori dall'università e si fa molto male al braccio e le si rompono gli occhiali. La prof vuole ovviamente ottenere il risarcimento dei danni per due voci: gli occhiali e il braccio che si è ferita nell'incidente stradale. È più difficile quantificare il risarcimento del danno causato al braccio, perché bisogna tenere in considerazione le conseguenze: sono invalido? Mi sono solo fatto male o mi si è rotto il braccio e ho portato un gesso? La prof quindi fa causa al soggetto che l'ha travolta sulle strisce e chiede il duplice risarcimento del danno, proponendo quindi un'azione di condanna, non di accertamento: non le basta avere questo tipo di provvedimento che conferma chi è il responsabile, vuole ottenere una condanna del colpevole al risarcimento e quindi chiede al giudice che questo venga condannato al pagamento della somma che verrà determinata per il danno subito al braccio e al pagamento della somma degli occhiali rotti. Per il risarcimento degli occhiali è sufficiente mostrare la fattura dell'ottico e si risarcisce il prezzo degli occhiali; questo non si può fare per il braccio, stabilire la somma da pagare è molto più complesso.

L'articolo 278 consente di chiedere al giudice di pronunciare una condanna generica nei confronti del responsabile: si chiede quindi di pronunciare una sentenza che accerta la responsabilità del colpevole; il processo si chiude con una sentenza che afferma chi è il responsabile dell'incidente, il quale dovrà quindi risarcire il danno subito al braccio e agli occhiali. In questo esempio il rimborso degli occhiali sarà subito introdotto in quell'istanza, dispone poi la prosecuzione del processo per la quantificazione del danno riportato al braccio. A cosa serve questa sentenza? —> accerta il responsabile e dichiara che la prof ha il diritto ad ottenere il risarcimento del danno. Questo tipo di sentenza pronuncia l'accertamento della responsabilità, ma non condanna al pagamento perché non è stato ancora quantificata la somma dovuta a titolo di risarcimento. Il danno da lesione fisiche si calcola tramite tabelle specifiche e normalmente il giudice dispone una consulenza tecnica d'ufficio con un medico, che stabilirà il tipo di lesione sulla base delle tabelle per la quantificazione dei danni; questo tipo di consulto ha tempi lunghi. Potrebbe rappresentare uno strumento di persuasione a livello psicologico nei confronti del convenuto per ottenere il risarcimento. Ha anche una funzione di carattere pratico: non è un titolo esecutivo perché non contiene la quantificazione (=l'ammontare) del danno ma è un titolo per l'iscrizione dell'ipoteca sul patrimonio del condannato e garantire il soddisfacimento. Il secondo comma della norma disciplina la cosiddetta provvisionale : In tal caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre su istanza di parte, può altresì condannare il debitore al pagamento di una provvisionale, nei limiti della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova. Se è già stato possibile quantificare parte del risarcimento del danno si chiede al giudice di pronunciare una sentenza di condanna generica e di pronunciare anche la cosiddetta provvisionale, che è davvero una condanna a titolo esecutivo per la quantità su cui si è già raggiunta la prova —>la provvisionale corrisponde alla quantità del danno per cui è già stata accertata la prova. Altro tipo di condanna, ossia condanne di tipo sommario : Nel processo di cognizione l'attore rivolge una domanda al convenuto e ci sarà poi nell'ambito del processo, che si svolgerà nel contraddittorio tra le parti, l'accertamento delle ragioni di ciascuna delle parti, che potranno esporre le proprie argomentazioni difensive e offrire la dimostrazione dei fatti che supportano la pretesa. In questo schema di processo il principio del contraddittorio trova piena attuazione. Ci sono anche ipotesi in cui il giudice può emettere un provvedimento anche sulla base di una posizione incompleta. Questo provvedimento si chiama decreto ingiuntivo ed è uno strumento utilissimo, attraverso il quale un soggetto può ottenere velocemente un provvedimento di condanna nei confronti di un debitore; viene utilizzato soprattutto per i crediti di somme di denaro. In questo procedimento ingiuntivo la parte si rivolge direttamente al giudice, chiedendo di emettere un provvedimento nei confronti della controparte, senza che questa ne sappia nulla o sia coinvolta nell'ambito del procedimento. Il primo contatto avviene tra la parte, detta RICORRENTE, che chiede al giudice l'emissione di un decreto ingiuntivo che il giudice dispone se ritiene che sussistano le condizioni previste dagli articolo 633 e seguenti del CPC. Che differenza c’è tra un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo e uno non immediatamente esecutivo? —> il primo consente di iniziare subito ad aggredire il patrimonio del debitore con un’azione esecutiva. Nel secondo caso bisogna aspettare che il

L'azione costituiva Questo tipo di provvedimento si è incontrato in materia di servitù: si chiede la costituzione di un diritto di servitù che prima non si aveva allegando le condizioni richieste dall'articolo 1051 del CC, che disciplina il cosiddetto "passaggio coattivo": Il proprietario, il cui fondo è circondato da fondi altrui, e che non ha uscita sulla via pubblica né può procurarsela senza eccessivo dispendio o disagio, ha diritto di ottenere il passaggio sul fondo vicino per la coltivazione e il conveniente uso del proprio fondo. Il codice civile attribuisce la possibilità di rivolgersi al giudice nel momento in cui il fondo del soggetto è intercluso e non ha uscita sulla via pubblica, mentre quelli contigui ce l'hanno; ci si rivolge al giudice per ottenere un diritto di servitù di passaggio. Alla base dell'azione costitutiva c'è un diritto potestativo, il diritto ad ottenere in modo unilaterale una modificazione giuridica, in questo caso si vuole ottenere la costituzione della servitù (anche contro la volontà del soggetto contro cui mi rivolgo). Anche in questo caso c'è un contenuto di accertamento, per essere sicuri che sussistano le condizioni affinché il soggetto possa ottenere effettivamente la costituzione a favore della servitù di passaggio —> c'è sempre un contenuto di accertamento. In questo caso si chiede direttamente al giudice di intervenire sulla realtà giuridica, è lui che deve costituire il diritto di servitù. La base normativa di questa azione costitutiva è l'articolo 2908 del CC: Nei casi previsti dalla legge, l'autorità giudiziaria può costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici, con effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa. L’ azione costitutiva è un'azione tipica perché la norma prevede che questo succeda solo nei casi previsti dalla legge, deve esserci un articolo che dice che si ha diritto ad ottenere questa modificazione. La sentenza costitutiva di una servitù di passaggio è un titolo esecutivo? —> in pratica no, si ha bisogno solo della costituzione da parte del giudice. Con queste azioni esecutive si vuole ottenere un effetto giuridico prodotto dal giudice, una volta ottenuto questo con la sentenza il bisogno di tutela giurisdizionale è esaurito. Alcuni altri esempi di azione costitutiva riguardano le azioni contrattuali come la risoluzione o l’annullamento del contratto. Potrebbe però anche darsi che con la risoluzione di un contratto si voglia ottenere la restituzione dell'anticipo. Esempio: se Alberto si rivolge al giudice e chiede la risoluzione del contratto che aveva stipulato con il falegname, deve anche, nella stessa domanda, chiedere la condanna alla restituzione della caparra, altrimenti non è possibile rivolgersi al giudice dell'esecuzione e chiedere l'espropriazione dei beni del debitore. —> è possibile e necessario proporre più domande: si possono esercitare più azioni. Il giudice infatti non potrà mai agire d'ufficio e condannare il soggetto, deve esserci l'istanza di parte e deve essere l'attore a chiedere la condanna. Non bisogna fare due cause. L’articolo 2932 CC disciplina un’ipotesi peculiare di azione costitutiva, detta esecuzione specifica dell’obbligo di contrarre : Se colui che è obbligato a concludere un contratto non adempie l'obbligazione, l'altra parte, qualora sia possibile e non sia escluso dal titolo, può ottenere una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso. Esempio: Maria stipula un contratto preliminare per l’acquisto di un appartamento monolocale a Milano a 150 mila euro. Da questo contratto scaturisce l’obbligazione di stipulare il contratto definitivo davanti al notaio e l’obbligazione di pagare il prezzo relativo alla compravendita.

una principessa viene fotografata in déshabillé e attraverso il processo cautelare chiede al giudice di bloccare subito la diffusione di queste immagini scattate illegittimamente e violando la privacy della principessa, oltre ad un risarcimento del danno e ha interesse a che il giudice blocchi subito la diffusione dell'immagine. un soggetto produce cuscini a forma di biscotto pan di stelle in violazione della Barilla e quindi chiede l'interruzione della vendita e la distruzione degli stessi. L’azione cautelare può essere proposta anche al giudice di cognizione: l’emissione del provvedimento cautelare può precedere l’azione di cognizione. —> serve per ottenere in via anticipata quello che si potrebbe ottenere dal processo con un tempo che rischierebbe di pregiudicare la possibilità di ottenere il soddisfacimento della pretesa del soggetto.

Diritto di azione Una delle norme fondamentali, capisaldi della tutela giurisdizionale, è contenuta nella costituzione all'articolo 24, che disciplina il diritto di azione : Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Questa tutela giurisdizionale non si attiva di ufficio, è la parte titolare del diritto che deve decidere se agire in giudizio o meno: l’iniziativa non spetta mai al giudice, ma spetta solo al soggetto titolare del diritto (nessun altro soggetto può far valere un diritto altrui). Si ritrova riscontro del principio della domanda sia nel Codice di procedura civile, in particolare all’articolo 99: Chi vuole far valere un diritto in giudizio deve proporre domanda al giudice competente. Da questo articolo si deduce un principio fondamentale, ossia che la tutela si attiva su domanda di parte. Questo stesso principio viene espresso anche dall’articolo 2907 del Codice civile: Alla tutela giurisdizionale dei diritti provvede l'autorità giudiziaria su domanda di parte e, quando la legge lo dispone, anche su istanza del pubblico ministero o d'ufficio. In questa norma si vedono già delle eccezioni, proprio perché talvolta, quando c’è un interesse di rilievo pubblicistico, può essere il PM ad attivarsi, come nel caso dell’annullamento del matrimonio. Cosa si chiede al giudice quando si propone una domanda? —> si chiede di ristabilire l'ordine prestabilito, di formulare di nuovo la regola per la situazione sostanziale che gli si sottopone. Il diritto di azione è il diritto ad ottenere un provvedimento sul merito. Questo tipo di diritto non comporta un diritto ad ottenere la tutela richiesta o un provvedimento favorevole: la parte ha diritto a che il giudice si pronunci sulla vicenda che gli è stato sottoposta. Affinché un soggetto abbia il diritto ad ottenere questa pronuncia sul merito, questo deve seguire le regole del codice di procedura civile che riguardano l’accesso e l’ottenimento della tutela giurisdizionale. Devono essere rispettate due condizioni fondamentali, le cosiddette condizioni dell'azione , senza le quali il soggetto otterrà una pronuncia sul rito, in cui il giudice afferma che non ci sono i requisiti processuali affinché il soggetto possa ottenere una pronuncia di merito e quindi la regola sul caso concreto. 1- L’ interesse ad agire viene disciplinato all'articolo 100 del Codice di procedura civile: Per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi interesse. Sussiste l’interesse ad agire quando si agisce in giudizio per ottenere qualcosa di utile; questo interesse ad agire coincide con l’utilità della tutela giurisdizionale. Questo interesse ha rilevanza soprattutto nelle domande di mero accertamento, in cui si chiede al giudice l’esistenza o meno di un diritto o di un rapporto giuridico; l’interesse ad agire in questo caso si manifesta se c’è un dubbio, un'incertezza oggettiva, che quindi può essere dimostrata all’interno del processo. Esempio: Se l’azione di accertamento è inutile, perché ad esempio nessuno contesta il diritto di proprietà di Tizio, ma lui comunque si rivolge al giudice per chiederne l’accertamento, egli otterrà solo una sentenza di rito. Deve esserci un’incertezza oggettiva: occorre qualcuno che contesti il diritto di proprietà. La tutela giurisdizionale è una risorsa costosa e limitata che deve essere utilizzata solo se è utile e nei casi in cui c’è bisogno della tutela. Ha una portata residuale rispetto alle azioni di condanna e costitutive, proprio perché in questi casi risulta già l’utilità dell’azione dalla domanda che viene posta al giudice.