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appunti-professoressa Maruffi-Bicocca
Tipologia: Appunti
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Procedura civile (PROCESSO) Struttura del processo: si inizia con una fase introduttiva in cui le parti propongono le loro domande, questa fase inizia con un atto di citazione al convenuto il quale può decidere di partecipare o di rimanere contumace, se decide di partecipare lo fa con un atto chiamato comparsa di risposta e nella fase introduttiva si fisa il tema della decisione, una fase istruttoria destinata alle prove e una fase decisoria. Il processo di cognizione ordinario serve a formulare la regola giuridica per il caso concreto. È il mezzo per garantire l’attuazione del diritto sostanziale. Il processo ha inizio come abbiamo detto con un atto che si chiama atto di citazione (art 163 e seguenti c.p.c.) proposto da un soggetto che si chiama attore nei confronti di un altro soggetto che si chiama convenuto il quale se decide di presentarsi lo fa come abbiamo detto con un atto chiamato comparsa di risposta ( NOTARE BENE : quando faccio la domanda devo verificare che il mio convenuto sia residente in Italia. La giurisdizione e la competenza si determinano al momento della domanda quindi se al momento del atto di citazione il convenuto era residente in Italia e poi si è trasferito questo non fa venire meno la giurisdizione del giudice adito art 5 c.p.c.). Il processo può concludersi o con l’accoglimento o il rigetto , e la decisione la forma il giudice sulla base dei materiali di causa, farà riferimento alle prove, alle testimonianze e anche alle norme che interpreterà. In caso di vincita ma il soggetto non va avanti a non pagare non si attiene al contenuto della sentenza allora l’attore può usare un’altra tutela la tutela esecutiva che mi consente di ottenere il soddisfacimento concreto (i soldi) ovvero aggredisco il patrimonio del convenuto attraverso il processo di esecuzione. Il processo deve arrivare a una decisione incontrovertibile cioè che non si può più impugnare. Ma il processo mi consentirà sempre di vincere e ottenere il denaro? Non sempre, il bene magari presenta dei vizi ed è per questo che non ti pago lì ci saranno dei controlli sul bene. Oppure magari il convenuto è nulla tenente e quindi magari non sarà in grado di supportare il processo. In quel caso io non potrò ottenere tramite il processo quello che il convenuto non ha. Esiste però anche un sistema di impugnazioni che può ribaltare la sentenza di primo grado, una volta ottenuta la sentenza di primo grado io posso subito aggredire il patrimonio del convenuto egli pero può impugnare la sentenza e ribaltare i ruoli, nel caso io abbia preso i suoi soldi dovrò restituirli. Le impugnazioni si fanno sempre davanti al giudice di cognizione. Per impugnare una sentenza devi essere soccombente. Soccombenza reciproca si ha quando tutte e due le parti non vedono completamente accolte le proprie domande e entrambi possono impugnare. Il presupposto dell’impugnazione è che si perda, ma possono impugnare anche se ho perso in parte. Si applica un giudizio esecutivo per cui siamo noi a decidere se agire. Il processo di cognizione non sempre arriva a formulare la regola per il caso concreto , questo quando vige l’incompetenza del giudice ovvero non posso rivolgermi a qualsiasi giudice ma devo seguire le regole del c.p.c. che mi indicano quale giudice competente devo scegliere. Se io non seguo quelle indicazioni dette dal legislatore e vado da un giudice non competente allora il giudice non si pronuncerà nel merito ma in rito. (GIUDICATO) Incontrovertibilità art 324 c.p.c. si chiama cosa giudicata formale: quando non ho più possibilità di impugnare la sentenza con i mezzi di impugnazione ordinari ovvero quando scadono i termini o quando arrivo alla fine degli appelli disponibili. Alla cosa giudicata formale corrisponde il giudicato sostanziale di cui all’art 2909 c.c. ovvero quell’accertamento lì diventa incontrovertibile, la sentenza non è più impugnabile definitivamente. Limiti oggettivi del giudicato: La sentenza passata in giudicato che effetti deve produrre? Deve decidere definitivamente di quella controversia. La dottoressa se vede respinta la sua richiesta risarcitoria non può agire in giudizio nuovamente nei confronti xk se lo fa si sentirà dire dal giudice che è già intervenuta una sentenza passata in
giudicato e di quel diritto li non si può più discutere. Se io propongo un altro processo sulla stessa vicenda io mi sentirò respingere ancora. Esempio 1: Supponiamo ora di essere in un successivo processo con le stesse parti con pero un nuovo oggetto richiesto che è pregiudiziale o dipendente dell’oggetto del primo processo. Nel primo processo si discute di un rapporto di filiazione, io A sostengo di essere vostra figlia e noi B invece sosteniamo che non lo è. Il processo si concluderà con un accertamento su chi ha ragione. Nel successivo processo dove i soggetti sono gli stessi A chiede gli alimenti a B. In questo processo il giudice sarà vincolato all’accertamento del rapporto di filiazione fatto nel primo processo? Il diritto agli alimenti è dipendente al rapporto di filiazione che invece è pregiudiziale e nel nostro sistema ce la regola secondo cui sulle questioni pregiudiziali non si forma il giudicato di cui all’art 34 c.p.c. che afferma anche che le questioni pregiudiziali vanno in giudicato solo se c’è una domanda di parte o una disposizione legislativa che la impone, quindi il giudice sarà vincolato dalla decisione che è stata presa nel primo processo. Se nel primo processo si afferma che A è figlia di B allora A ha anche diritto di chiedere gli alimenti e B non potrà difendersi dicendo che non sussiste filiazione se invece non è figlia di B allora A non potrà chiedere gli alimenti. Non si potrà tornare a discutere del rapporto di filiazione nel secondo processo. Supponiamo ora che nel primo processo è stato deciso su un oggetto dipendente e nel secondo si sta decidendo di un oggetto pregiudiziale può nel secondo processo B chiedere l’accertamento del rapporto di filiazione se nel primo processo il giudice ha fatto vincere A per la questione degli alimenti? Si che può perché il rapporto di filiazione è una pregiudiziale mentre gli alimenti una derivata. Il giudicato si forma solo sul dispositivo ovvero quella parte della sentenza dove dice se A ha diritto o non ha diritto agli alimenti per esempio. Le questioni pregiudiziali sono conosciute ai fini della decisione per questo non vanno quasi mai in giudicato quindi per decidermi su un diritto su un oggetto derivato devo analizzare una serie di passaggi logici che stanno prima ovvero le questioni pregiudiziali Il discorso si pone in termini diversi nel caso in cui oggetto del processo sia un rapporto obbligatorio ad esempio un contratto. Il rapporto obbligatorio è una figura giuridica da cui scaturiscono una serie di effetti ad esempio dal rapporto di lavoro dipendente scaturiscono una serie di doveri sia a carico del lavoratore che del datore. Se nel primo processo viene deciso un effetto scaturente da un rapporto obbligatorio, nel secondo processo si potrà decidere di un altro effetto accedendo a un’altra soluzione per quanto riguarda il rapporto obbligatorio? Esempio 2: contratto di lavoro dipendente io chiedo la tredicesima perché come dipendete che sono né ho diritto e agisco in giudizio nei confronti del mio datore di lavoro. Nel primo il lavoratore chiede la tredicesima e questo diritto scaturisce da un rapporto obbligatorio dipendente. La tredicesima viene concessa con sentenza passata in giudicato. In un secondo processo è il datore ad agire per chiedere al lavoratore una somma a titolo di risarcimento x l’obbligo di lealtà. Può il lavoratore difendersi nel secondo processo dicendo che non è un dipendente? Non c’è una soluzione. La giurisprudenza negli ultimi tempi adotta una nozione più ampia di giudicato e dice che non si può rimetter in discussione l’esistenza del rapporto di lavoro dipendente. Si va in questa direzione x il principio di economia processuale. Sul fatto che sull’esistenza del rapporto di lavoro dipendente si formi o no il giudicato esistono una pluralità di opinioni. Qualcuno ritiene di sì qualcuno di no. Ciò che dice l’art 34 non vale molto per l’esempio del contratto di lavoro perché il diritto alla tredicesima e il diritto al risarcimento per gli obblighi di fedeltà non sono due diritti uno pregiudiziale all’altro, l’unica cosa che li accomuna è il rapporto di lavoro. Una delle possibili soluzioni a questo caso è che se il giudice del primo processo ha stabilito che deve avere la tredicesima e si occupa pure del rapporto di lavoro dipendente per arrivare a questa conclusione allora nel secondo processo non si può
Quello che dice il mediatore non è obbligatorio da seguire. In alcuni casi la mediazione è obbligatoria prima di arrivare a processo. Nel processo, decidiamo sulla base dei diritti ai quali applichiamo le norme di legge, nella mediazione invece non ci sono solo i diritti ma hanno un ruolo fondamentale gli interessi delle parti. C’è un altro istituto che è la negoziazione assistita , la differenza è che la mediazione è delegata dal legislatore agli organismi della mediazione, mentre la negoziazione sono fatte dagli avvocati. L'arbitrato : Strumento alternativo al processo di cognizione. Deve essere una scelta fondata sul consenso delle parti, non può essere imposta dal giudice dato che sarebbe un’impostazione incostituzionale. Sono le parti che devono far nota questa convenzione non il giudice. Lo strumento più usato e più rapido per ottenere la convenzione arbitrale è la clausola compromissoria ovvero quella clausola dove si dice che tutto ciò indicato nel contratto sono devolute agli arbitri ai sensi dell’art 806 c.p.c. e seguenti. Inoltre l’accordo di differire tutto agli arbitri può avvenire anche dopo la conclusione del contratto quindi non ci sarà più una clausola compromissoria ma ci sarà un compromesso tra le parti. L’arbitrato si caratterizza per il fatto che sono le parti a scegliere un giudice privato anziché recarsi al giudice ordinario. L’arbitrato Ci consente al pari del processo di ottenere una decisone vincolante (lodo arbitrale) con effetti equiparabili a una sentenza. Il lodo non può essere usato per un’azione esecutiva per farla devo rivolgermi al giudice ordinario cosa che non vale per la sentenza. Il lodo arbitrale è dotato di una maggiore stabilità ovvero guardo i mezzi di impugnazioni nei confronti del lodo vs quelli impugnabili nei confronti della sentenza, la disciplina per il lodo consente un minore controllo nei confronti di quelli della sentenza. Nel caso della sentenza posso impugnarla, nel caso del lodo a meno che non ci sia una pattuizione espressa nel accordo compromissorio non posso impugnare e ottenere il controllo del diritto sostanziale. Ci può essere il controllo sull’applicazione del diritto sostanziale quando le parti hanno inserito nella clausola compromissoria espressamente questa cosa. Quando ci sono delle liti con pluralità di parti l’arbitrato fatica a funzionare xk il giudice è privato e viene nominato dalle parti. Il problema che si pone è di garantire l’imparzialità del giudice. Una parte nomina un arbitro, l’altra ne nomina un altro e i due arbitri nominano il presidente del collegio arbitrato e questa si chiama clausola binaria (che dovrebbe garantire l’imparzialità del collegio). Il vantaggio dell’arbitrato è la scelta del giudice e il fatto che la decisione arriva in poco tempo è più veloce, non pone quindi il problema della lunga durata. Gli svantaggi riguardano invece i costi perché l’arbitrato costa moltissimo e le difficoltà di funzionamento nel caso in cui ci sono coinvolte una pluralità di parti. Nel commercio internazionale si è sviluppato di più, perché dobbiamo prendere arbitri con competenze apposta per il determinato caso, cosa che non posso chiedere al giudice dato che magari la controversia è sorta fuori dall’Italia. Esempi conflitto tra spagna e Italia si può risolvere scegliendo ad esempio un arbitro svizzero che è neutrale. Perché io vi cito in giudizio davanti al giudice ordinario anche se avevo pattuito una convenzione arbitrale? Solitamente faccio questa cosa quando sono nel torto e ne sono consapevole e voglio guadagnare tempo allora scelgo il processo che è più lento e mi dà più tempo per sistemare le cose e magari se dovevo una grossa somma di denaro avrò più tempo per racimolare tali soldi. Se però c’è una clausola compromissoria dove c’è scritto che il caso è differito agli arbitri allora il giudice potrà solo pronunciarsi in rito e non ci permette di passare dall’arbitrato al giudice ordinario. (PRINCIPI) La tutela giurisdizionale (La tutela giurisdizionale dà una regola che tutela la fattispecie dedotta in giudizio, è costituzionalmente garantita dall'art 24 della costituzione che dice che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. Tale art garantisce l’accesso alla giustizia, ma non consente la
giustizia privata, non introduce discriminazioni tra i cittadini che vietano l’accesso alla giustizia ) si attiva tramite il principio della domanda art 99 c.p.c. ovvero la tutela giurisdizionale non si attiva da sola, affinché si attivi occorre l’iniziativa di parte mai d’ufficio, inoltre l’art afferma che la domanda deve essere proposta a un giudice competente, è il c.p.c. che mi indica il giudice competente. Se un giudice vede che mi avete venduto una macchina che è un catorcio non può condannarvi alla restituzione delle somme di denaro che fanno la differenza, ma sarò io a scegliere se citarvi in giudizio o no, il giudice deve rispettare l’imparzialità del giudice. Un altro principio del processo è il principio della legittimazione ad agire (diversa dalla capacità processuale che è la capacità di stare in un processo di esercitare i propri diritti durante un processo). Serve a individuare il soggetto legittimato a far valere il diritto sostanziale ovvero il titolare del diritto sostanziale ricavato da art 24 cost. Il principio della legittimazione ad agire riserva solo al titolare del diritto il diritto di agire, è un presupposto processuale. Questa regola si ricava anche dalla regola fuori dai casi stabiliti dal legislatore nessuno può far valere in nome proprio il diritto altrui art 81 c.p.c. Ci sono dei casi pero che un altro soggetto può fare questo un caso fondamentale è rappresentato dal 2900 c.c. azione surrogatoria. Esempio se A è creditore di C e C, è creditore di B, B ha lasciato tutto e non ha pagato C ma C non ha i soldi necessari per pagare A allora A può sostituirsi a C prendere i soldi da B ovviamente se li ha facendo risolvere quindi entrambe le obbligazioni sia quelle tra A e C sia quelle tra B e C. Qua il presupposto è quando un soggetto titolare del diritto trascura di usare il diritto (inerzia del debitore). Il 2900 può nel processo farmi agire al posto di C ottenendo una sentenza che condanna B a pagare C inoltre posso anche condannare C a pagarmi pero se non lo faccio il giudice non pronuncia nulla nei confronti di C a pagare A e non mi è affatto utile perché i soldi rimarrebbero a C. C’è un’altra eccezione ovvero quella che riguarda l’ambito di alcuni rapporti in cui sussiste un interesse pubblico e il legislatore attribuisce la possibilità di agire al pubblico ministero art 69 c.p.c. Come faccio a sapere se un soggetto è o no titolare di un diritto? Esempio: A e B litigano sulla proprietà del bene X, a dice di essere titolare e anche b dice di essere titolare. A agisce in giudizio nei confronti di B chiedendo l’accertamento di ciò che dice B, non gli serve una sentenza di condanna perché il bene ce l’ha A semplicemente vuole l’accertamento che il bene sia di sua proprietà e non di B. Ma se il giudice dice che il bene è di proprietà di B? A è privo della legittimazione ad agire? Cosa dirà? Manca la legittimazione ad agire o dirà altro? La legittimazione ad agire di A non manca perché il requisito della legittimazione ad agire non va verificato sulla base della effettiva titolarità del diritto ma sulla base delle informazioni contenute nella domanda, alla fine è il processo che ci dirà chi è effettivamente il titolare prima del processo non ci sono certezze. Se A non avesse la legittimazione ad agire il giudice non potrebbe nemmeno pronunciarsi in merito. Come farà il giudice a stabilire se il bene X è di A e non di B? Si basa sulle prove date dalle parti, se una parte dimostra che effettivamente il bene X è di sua proprietà tramite contratto d’acquisto o scontrino magari allora il giudice saprà come pronunciarsi. Chi può far valere la carenza della legittimazione ad agire? Tutti perché è una cosa grave, sia le parti che il giudice. Fino a quando possono far valere la carenza? Durante tutto il processo. (PRESUPPOSTI PROCESSUALI) I presupposti processuali sono delle regole che costituiscono le condizioni di decidibilità della causa nel merito. Qual è la conseguenza derivante dalla mancanza di un presupposto processuale? Il giudice si pronuncia in rito e non si pronuncia in merito esempio il giudice si dichiara incompetente, oppure la domanda è stata presentata da un soggetto non titolare del diritto. E proprio vero che quado manca un presupposto processuale c’è sempre una sentenza di rito? No avvolte anche quando non è competente il giudice può dare una pronuncia di merito
processo, la legge sostanziale si applica al merito della controversia e non necessariamente queste due leggi coincidono. Quindi non sempre si applica il diritto sostanziale italiano. Chi può far valere la carenza di giurisdizione del giudice e quando? La carenza di giurisdizione del giudice adito può essere rilevata solo in primo grado dal convenuto e solo impugnando in primo grado può essere fatta valere in appello e in cassazione. Quindi per quanto si tratta dell’art 37 il convenuto può far valere l’eccezione di carenza di giurisdizione durante tutto il primo grado e con l’impugnazione, ovviamente per quanto riguarda il giudice ordinario nei confronti della PA o dei giudici speciali (interpretazione correttiva della cassazione all’art 37) mentre per quanto riguarda la legge 218 quindi per il giudice straniero deve farlo subito con il primo atto difensivo del processo di primo grado. Inoltre l’art 11 del 218 dice che la carenza di giurisdizione può essere fatta valere dal convenuto in ogni stato e grado del processo se non ha espressamente o tacitamente accettato la giurisdizione italiana. Non può essere rilevata dal giudice d’ufficio salvo casi eccezionali ad esempio quando un soggetto è contumace oppure quando abbiamo a che fare con azioni relative a beni immobili situati all’estero, qua la giurisdizione italiana non sussiste. L’altro limite è quello del giudice speciale. La giurisdizione del giudice ordinario incontra dei limiti per effetto di una giurisdizione che è affidata a un giudice amministrativo. Il potere maggiore che ha il giudice amministrativo nei confronti degli atti è quello di annullarli, quel atto li sparisce dal mondo del diritto. Il giudice ordinario può solo disapplicare gli atti amministrativi non annullarli. La funzione giurisdizionale è attribuita al giudice ordinario salvo alcune eccezioni: alcune controversie spettano ai giudici amministrativi. Per capire quando spetta a un giudice amministrativo piuttosto che ad un giudice ordinario, cerco la distinzione tra diritti soggettivi (ordinario) e interessi legittimi (amministrativo). Terzo limite è NO GIUDICE che deriva dal fatto che faccio valere in giudizio un interesse non un diritto, per farlo valere devo rivolgermi alla Pubblica Amministrazione. Per quanto riguarda i giudici speciali e la pubblica amministrazione le domande chi può far valere l’eccezione di carenza di giurisdizione e quando trovano risposta nell’art 37 del c.p.c. che afferma il difetto di giurisdizione è rilevato anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo. La cassazione fece un’interpretazione correttiva dell’art 37 riduce di molto i limiti temporali per rilevare la carenza di giurisdizione. La carenza di giurisdizione può essere fatta valere solo nel primo atto difensivo ovvero in primo grado mai in appello o in cassazione, in appello e cassazione la carenza può essere fatta valere soltanto se l’ho fatta valere in primo grado e impugno. Può l’attore far valere la carenza di giurisdizione? No, secondo il principio di auto responsabilità tu attore hai scelto quel giudice tu sei l’ultima persona che può far valere la carenza di giurisdizione. Solo il convenuto e il giudice stesso possono. L’art 100 ha la funzione di introdurre un limite alla possibilità di impiegare organi giudiziari. Io non posso investire il giudice di una questione che sia magari solo ipotetica o che si presenterà in futuro. L’interesse ad agire e la legittimazione ad agire nella tradizione processuale si chiamano condizioni dell’azione cioè condizioni senza le quali il giudice non si occupa del merito della controversia, emetterà una decisione con la quale non esamina il diritto dedotto in giudizio ma si ferma prima dicendo che non si occupa di quella questione xk non capisce l’utilità che la parte richiede oppure non si occupa xk tu stai agendo per un diritto di cui è titolare un altro. Regolamento di giurisdizione art 41 c.p.c. Che cos’è? È un mezzo attraverso il quale io posso ottenere una pronuncia definitiva sulla giurisdizione da pare della corte di cassazione evitando uno spreco di tempo. Se
solleviamo un’eccezione di giurisdizione, il giudice può o accoglierla o rigettarla, se la rigetta impugno e si va in appello, anche in appello il giudice conferma la decisione del giudice di primo grado, impugno e vado in cassazione e li avrò la decisione definitiva riguardo la giurisdizione. Il regolamento di giurisdizione ci serve per interpellare subito la corte di cassazione sulla questione di giurisdizione affinché si pronunci con una decisione definitiva senza fare tutti i gradi. Faccio appello all’art 41 c.p.c. solo in primo grado finché la causa non sia decisa nel merito. La corte di cassazione con un’altra interpretazione correttiva precisa che si può far appello al regolamento di giurisdizione finché non ci sia alcun tipo di decisione non solo merito. Ma se io propongo il regolamento cosa succede nel processo di primo grado? Un tempo Si aveva la sospensione automatica del processo di primo grado il giudice aspettava quindi la decisione della cassazione, se la cassazione dice c’è giurisdizione allora posso andare avanti se invece dice che non c’è giurisdizione allora non posso andare avanti. Oggi invece il legislatore ha abolito questo fine dilatatorio di tale regolamento e quindi solo se il giudice di primo grado non ritiene l’istanza di regolamento manifestamente infondata o manifestamente inammissibile si avrà la sospensione del processo di primo grado. L’art 41 fa riferimento al 37 ma io posso valere del regolamento di giurisdizione anche per le questioni di ripartizione tra giudice italiano e giudice straniero? Si posso anche se l’art 41 fa riferimento soltanto all’art 37. Che differenza c’è tra giurisdizione e competenza? Un giudice privo di giurisdizione non ha nemmeno competenza. Un giudice che ha giurisdizione ha per forza anche competenza? Non sempre perché se consideriamo la giurisdizione un gruppo in mezzo a tanti gruppi in primis dobbiamo individuare il gruppo che ha giurisdizione per il nostro caso e poi in quel gruppo dobbiamo individuare quale giudice ha competenza per risolvere la mia controversia? Principio del giudice naturale art 25 cost. “nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”. Cioè attraverso le norme sulla competenza arrivo all’individuazione del giudice, non ci è consentito sceglier il giudice che ci piace anzitutto per garantire l’imparzialità del giudice , si vuole evitare la pratica del forum shopping cioè scelta del giudice che mi piace di più ad esempio xk so che in quel tribunale ce un orientamento a me favorevole oppure posso andare lì per creare una difficoltà alla mia controparte. Nel processo di primo grado i giudici ai quali possiamo rivolgersi sono il giudice di pace e il tribunale, per decidere da quale andare vediamo le tre competenze ovvero quella per materia, per valore e per territorio. Se abbiamo una controversia e abbiamo accertato la giurisdizione e persino la competenza ovvero ad esempio se tra giudice di pace o tribunale quale dei due ha competenza per la mia controversia ora devo decidere a quale tribunale rivolgermi nell’ambito del territorio italiano, quindi abbiamo due ordini di criteri di competenza ovvero la competenza per materia o per valore dove si fa riferimento o alla materia o al valore della causa e ci dicono a chi rivolermi se al giudice ordinario o al tribunale e poi le regola sulla competenza territoriale mi diranno su che singolo giudice di pace andare o su che singolo tribunale. Il codice dice nell’art 7 competenza del giudice di pace e dice che è competente per beni mobili di valore non superiore a 5000 quando dalla legge non sono attribuiti ad altro giudice ed è competente per cause di risarcimento di danno a causa di sinistri stradali purché non superi i 20000 ed è anche competente per rapporti di vicinato. Mentre nell’art 9 tratta della competenza del tribunale il quale è competente per le cause in materia di imposte e tasse e per quelle cause non competenti al giudice di pace quindi cause riguardanti beni mobili superiori 5000 euro, cause riguardanti beni immobili e sinistri superiori a 20000 euro. Come si stabilisce quanto vale una causa? In base alla domanda. Competenza Territoriale: Foro generale art 18 c.p.c. persone fisiche: ovvero se vi devo fare causa vengo nella vostra residenza se abiti a Milano per citarvi vengo a Milano. Persone giuridiche art 19 c.p.c.: è competetene il giudice dove essa ha sede. Foro facoltativo art 20 c.p.c.: per le cause relative a diritti di obbligazione è
prova, quindi per vincere l’attore deve avere le prove e dimostrare di avere ragione. Cosa succede se io non indico tutte queste cose? Se manca l’indicazione del convenuto è nullo l’atto di citazione. Ci sono dei meccanismi di sanatoria laddove il vizio riguarda la chiamata in causa del convenuto. Possono essere viziati la domanda e le ragioni della domanda per cui ci sono anche qui dei meccanismi di sanatoria. Se manca l'indicazione dei mezzi di prova non mi succede nulla, non è un atto viziato mentre se non indico le ragioni della domanda, l’indicazione del convenuto ecc. c’è un vizio e devo sanarli. Esempio: faccio tutta la narrazione dei fatti e vi cito a comparire all’udienza con l’avvertimento che se non vi costituite vi succede qualcosa. Qui mancano le conclusioni quindi è una domanda nulla. Il convenuto si costituisce in giudizio facendo valere questo vizio e quindi l’atto è nullo e a quel punto non si chiude tutto ma il giudice dirà all’attore di formulare le domande. Comparsa di risposta 167 c.p.c.: il convenuto deve proporre tutte le sue difese prendendo posizione sui fatti posti dall’attore, deve indicare le proprie generalità e il codice fiscale, le prove che vuole usare e formulare le conclusioni. A pena di decadenza deve proporre eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali di merito che non siano rilevabili d’ufficio ad esempio l’eccezione di incompetenza territoriale semplice. Se intende chiamare un terzo in causa deve farne dichiarazione nella stessa comparsa. Il convenuto quindi si può difendere semplicemente contestando quello che dice l’attore (mere difese) , arricchendo il processo con nuovi fatti che possono essere estintivi rispondendo all’accusa di pagare dicendo che ha già pagato fornendo le prove o modificativi ad esempio il pagamento parziale, oppure può proporre domande nuove (domande riconvenzionali). Quanto tempo ha il convenuto per formare le sue difese? 90 giorni se il luogo di notificazione si trova in Italia e 150 se si trova all’estero. Cioè dal momento che si consegna l’atto e fino alla prima udienza devono passare 90 giorni. Garanzie processuali art 11 c.p.c. Garanzia del contraddittorio art 101 , rappresenta l’inviolabilità del diritto alla difesa, ovvero se voi mi accusate io devo poter esercitare il mio diritto di difesa, non deve valere solo nel rapporto tra le parti quindi parità di armi tutti uguali ma deve valere anche nei confronti del giudice ovvero se rileva una questione rilevabile d’ufficio, il giudice mette in pausa la decisione e assegna alle parti un termine non inferiore a 20 giorni e non superiore a 40 giorni dalla comunicazione per depositare in cancelleria le memorie contenenti le loro osservazioni. Come anche per l’eccezione di adempimento , non può lui solo chiudere il caso una volta verificato l’adempimento deve esporlo alle parti e sentire le loro opinioni perché magari al giudice sfugge qualcosa. Il primo comma si riferisce a quei casi come i procedimenti ingiuntivi dove la parte non è regolarmente citata e qua il giudice può intervenire, sulla base dei documenti che l’attore fornirà per l’ingiunzione e rispettando le altre norme il giudice emanerà il provvedimento, poi spetta al convenuto se rispondere al provvedimento oppure accettarlo e pagare per esempio. L’altra garanzia oltre al principio del contraddittorio è l’imparzialità del giudice : deve essere estraneo al conflitto per esempio non posso andare davanti al giudice che è mio marito. Il giudice si deve astenere se compare uno di questi elementi di cui all’art 51 c.p.c. ipotesi di astensione: ipotesi 1: se ha interessi nella causa ipotesi 2: rapporti di parentela o convivenza abituale con le parti o con alcuni dei difensori ipotesi 3: se egli stesso o il coniuge ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di debito o credito con parti o difensori. E altre ipotesi che sono 5 previste nell’art 51. Poi c’è un’ipotesi diversa dalle altre che fa riferimento all’imparzialità per precognizione, l’incompatibilità funzionale del giudice ovvero fa riferimento alla
possibilità che il giudice si sia occupato precedentemente di quella controversia lì, non lo può più fare successivamente, esempio se sono giudice di primo grado e mi sono pronunciato su una determinata controversia non posso più essere il giudice dell’impugnazione di quella determinata controversia. Non può essere il giudice d’appello il giudice del primo grado, dato che è difficile che il giudice dica di essersi sbagliato. Ma se non c’è nessuna di queste ipotesi dell’art 51 comma 1 il giudice può lo stesso astenersi? Secondo il comma 2 si quando sussistono gravi ragioni di convenienza ovvero ragioni proprie del giudice che non lo fanno decidere tranquillamente su quella controversia. Art 52 c.p.c.: Accanto all’astensione abbiamo anche la possibilità che la parte richieda la ricusazione del giudice ovvero la possibilità per la parte di ottenere che il giudice investito della controversia non se ne occupi, è consentita nelle ipotesi di cui all’art 51 in cui il giudice ha l’obbligo di astenersi non anche nelle ragioni di grave convenienza. L’effetto che ottengo con la proposizione della ricusazione è la sospensione del processo; qui l’interpretazione giurisprudenziale dice che la decisione se sospendere o no è rimessa al giudice del processo. (PROVVEDIMENTI E RICHIESTE) Con il processo potrò ottenere: un Provvedimento costitutivo : ovvero i provvedimenti con i quali il giudice costituisce modifica o estingue un rapporto
pronuncia la risoluzione del contratto, oppure l’annullamento del contratto, questo è un provvedimento costitutivo mentre se chiedo l’adempimento è un provvedimento di condanna. Nel caso in cui il convenuto chieda il risarcimento del danno quel tipo di domanda è un provvedimento di condanna. Un conto è l’azione un conto è il provvedimento: l’azione di condanna non è la azione con cui il giudice mi condanna ma è quello che io propongo e il giudice emetterà un provvedimento di condanna se accoglie la mia azione di condanna. Se sussistono i presupposti necessari per un provvedimento di condanna io lo stesso se voglio posso chiedere anche un accertamento del diritto, inoltre con il provvedimento di condanna oltre alla cessazione di eventuali impedimenti o turbative e al risarcimento del danno posso chiedere anche il ripristino del diritto contestato e farlo ritornare come era quando era mio nel caso ci fossero state delle modifiche (ovviamente si intende diritto su beni mobili o immobili non diritti immateriali) esempio basato su art 1079 c.c. accertamento della servitù e altri provvedimenti di tutela. Le risposte a tale articolo sono provvedimento di accertamento della servitù e condanna nel caso ci siano delle molestie o nel caso sia necessario ripristinare la servitù con tanto di risarcimento dei danni. Il provvedimento di condanna ha efficacia esecutiva. Se il convenuto si limita a chiedere il rigetto della domanda è un provvedimento di accertamento del fatto che nulla deve all’attore. La tutela di accertamento si chiede quando chiedo al giudice di dichiarare l’esistenza di un certo diritto o rapporto sostanziale. Il fatto che un diritto esista o no è anche un contenuto della sentenza di condanna ma quello che li differenzia è che con l’accertamento mi limito a chiedere l’accertamento del dritto, esiste o non esiste, non chiedo altro. Per quanto riguarda la tutela di accertamento esistono alcuni limiti ovvero in un processo io non posso chiedere solo l’accertamento dei fatti, ma devo chiedere l’accertamento dei diritti. Inoltre il proprietario del diritto deve avere l’interesse ad agire, tale interesse generalmente deriva nell’ipotesi in cui viene contestato un mio diritto e da questa contestazione ne deriva un pregiudizio nei miei confronti in tal caso il proprietario ha l’interesse ad agire. Caso: art 949 codice civile azione negatoria “il proprietario può agire per far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa quando ha motivo di temerne pregiudizio”. In materia di proprietà abbiamo un presupposto in più che è
con pluralità di parti non nasce). Ci può essere intervento volontario del terzo o l’intervento coatto (chiamata) cioè quando il terzo è invitato a partecipare al processo in virtù di una chiamata effettuata da una delle parti (chiamata di terzo). Ce anche la possibilità che sia il giudice a chiamare il terzo ma è raro. Quindi il processo può iniziare originariamente con una pluralità di parti oppure si può avere un allargamento per l’effetto dell’istituto dell’intervento. Il litisconsorzio può essere necessario o facoltativo.
giudice non può pronunciare la decisione. Un caso di lite plurisoggettiva necessaria è l’azione surrogatoria in cui i litisconsorzi necessari sono il creditore, il debitore e il debitore del debitore. Nel caso dell’azione surrogatoria il creditore agisce nei confronti del debitore del debitore per ricostituire la garanzia patrimoniale. Lui fa valere un diritto del suo debitore e quindi deve cmq citarlo in giudizio se non ci sono questi 3 individui il giudice non può pronunciare la decisione. Se il giudice riscontra un vizio del contraddittorio cioè se ravvisa un’ipotesi di litisconsorzio necessario e si rende conto che un soggetto non è stato citato allora il giudice da un ordine di integrazione del contraddittorio cioè io devo proporre la domanda anche nei confronti della madre o del debitore. Se non viene integrato si ha l’estinzione del processo. Devo coinvolgere nel processo le parti necessari e questo ce lo dice l’art 102 c.p.c. “" Se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo. Se questo è promosso da alcune o contro alcune soltanto di esse, il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio in un termine perentorio da lui stabilito” P erentorio vuol dire assolutamente entro quel termine se no non lo posso più fare. Nel caso in cui il giudice non si accorge dell’esistenza di pluralità di soggetti esempio scioglimento comunione: comunione su patrimonio immobiliare, padre lascia un patrimonio. Nel momento in cui sorge l’esigenza di sciogliere questa comunione e x cui un soggetto vuole essere proprietario solo di un appartamento da solo. Si può avere lo scioglimento solo nei confronti di due dei comproprietari o magari di uno solo? No, deve essere fatta nei confronti di tutti i comproprietari, devo citarli tutti, dopodiché se C ad esempio è in brasile e non gli frega nulla del bene della comunione allora rimane contumace e se la vedranno A e B. Cosa succede se il giudice non sia accorge che il bene è proprietà anche di C e divide l’edificio solo tra A e B? Questa sentenza può vincolare C? No. Un principio è qualora ci sia litisconsorzio necessario e questo non venga coinvolto nel processo la sentenza non potrà avere effetti nei suoi confronti e sarà una sentenza invalida. La norma dice che " Se la decisione non può pronunciarsi che in confronto di più parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo.” Sorge il problema di quando è che questa decisione può pronunciarsi nei confronti di più parti? L’art 102 non ce lo dice e questo significa che dobbiamo essere noi a individuare i criteri sulla base dei quali applicare la norma. I criteri per individuare sono il tipo di rapporto dedotto e gli effetti della pronuncia. Guardo al tipo di rapporto se è sostanziale inscindibile (che non si può sciogliere quindi ci devono essere tutte le parti) e agli effetti che voglio ottenere dalla pronuncia. Caso: supponiamo che abbiamo 3 fondi. Uno è di proprietà di A uno di B e uno di C. A per arrivare alla via pubblica deve necessariamente passare per i fondi di B e di C. abbiamo una norma nel codice civile che ci consente di ottenere una servitù di passaggio quell’ora la mia proprietà sia inaccessibile. Io qua posso o agire nei confronti di entrambi o anche prima uno o l’altro quindi non è un litisconsorzio necessario. NB: posso estendere la causa a terzi, o terzi possono intervenire solo se c’è un collegamento oppure i terzi possono intervenire e sostenere le ragioni di una parte qual ora abbiano degli interessi giuridicamente qualificati. Nel caso del litisconsorzio necessario c’è un collegamento intenso capace di impedire al giudice di decidere mentre nel litisconsorzio facoltativo art 103 c.c. è più lieve e non è impedita
la decisione ma è consentita la trattazione congiunta delle cause che abbiano dei mezzi di collegamento tra loro. Nel primo necessariamente ci devono essere più parti mentre nel secondo ci possono essere più parti perché i rapporti dedotti nel processo sono collegati. Caso: una pecora attraversa l’autostrada e viene investita da un automobilista con grave danno alla vettura. L’automobilista chi cita in giudizio? Cita il proprietario della pecora e vede che il recinto è bucato ed è scappata. Lo cito x risarcimento ma lui si difende dice che è colpa della società autostrade che ha bucato il suo recinto. Il giudice respinge la domanda se si convince che il proprietario della pecora abbia ragione. Allora l’automobilista agisce contro la società autostrada per ottenere il risarcimento danni. La società si difende dicendo che è colpa del proprietario della pecora. La società autostrada è vincolata dalla prima sentenza? No xk non era parte del processo. Se il giudice ritiene che la società ha ragione pronuncia una sentenza di rigetto. Quindi l’automobilista cita tutte e due. Ma entrambi dicono che gliela ha già chiesto. L’automobilista quindi non potrà ottenere il risarcimento. Queste norme che consentono un ampliamento soggettivo del processo non rispondono solo a un’esigenza di economia processuale ma anche all’esigenza di fare conseguire la tutela giurisdizionale. Quindi in un caso come questo mi conveniva citarli subito tutte e due. È più utile fare un processo congiunto che separato caso per caso per questioni di economia processuale o anche perché come si è visto nell’esempio su, farlo separatamente può danneggiarci. Un esempio di litisconsorzio facoltativo è l’obbligazione solidale, se cito però solo uno dei soggetti ad esempio A, il processo produrrà effetti solo per lui quindi l’altro soggetto B è libero, mentre se io cito A per pagarmi il debito che avevano A e B con me ma il processo dà ragione ad A e non a me, poi se io successivamente cito in giudizio B per il pagamento B può far valere ciò che era stato emanato nel primo processo abrogando cosi il principio secondo il quale per essere soggetto ad effetti di un processo vi devo aver partecipato. Parlando di economia processuale : Se abbiamo un datore di lavoro che viene citato da due persone diverse, non si deve per forza fare i due casi separatamente con due giudici diversi ma si possono fare congiuntamente. Il giudice però può separare le cause su istanza delle parti e qualora questo processo congiunto fosse molto lento e provochi danni.