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Introduzione alla Psichiatria: Definizione, Classificazione e Disturbi Mentali - Prof. Abb, Slide di Psichiatria

Una panoramica completa della psichiatria, definendo la disciplina e i suoi ambiti di studio. Esplora la classificazione dei disturbi mentali, analizzando il dsm-5 e i diversi modelli psicopatologici. I disturbi dell'umore, in particolare il disturbo depressivo maggiore, esaminando le sue cause, i sintomi e le terapie. Infine, presenta una panoramica dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici, fornendo informazioni storiche e cliniche.

Tipologia: Slide

2023/2024

Caricato il 28/01/2025

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DEFINIZIONE DI PSICHIATRIA
La psichiatria si occupa delle forme e dei vissuti del soffrire; i disturbi mentali sono disturbi
patologici della manifestazione dell’esistere. I vissuti sono importanti, come la persona vive il
sintomo, la qualità diversa di quell’esperienza, come si pone in maniera diversa al vissuto,
rapporto tra utente e malattia.
Nella storia molte volte chi aveva una malattia mentale veniva segregato, hanno un rapporto
ambivalente con le malattie mentali, per paura delle persone e di poterlo avere loro stessi.
La psichiatria è la branca specialistica della medicina che si occupa dello studio
sperimentale, della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali. Essa è
definibile come una “disciplina di sintesi”, in quanto il mantenimento e il perseguimento della
salute mentale, che è lo scopo fondamentale della psichiatria, viene ottenuto prendendo in
considerazione diversi ambiti; medico-farmacologici, neurologici, psicologici, sociologici,
giuridici, politici.
Un disturbo mentale è una sindrome (non si sà la causa clinica) caratterizzata da sintomi di
rilevanza clinica nel sistema cognitivo, nella regolazione emozionale, o nel comportamento
di un soggetto che riflettano una disfunzione nei processi psicologici, biologici ed evolutivi
sottostanti il funzionamento mentale (impatta la propria vita). I disturbi mentali sono di solito
associati a un significativo stato di sofferenza soggettiva o di disabilità nelle attività sociali,
occupazionali e altre importanti
Classificazione dei disturbi mentali (nosografia):
- criterio etiologico
- criterio descrittivo (DSM-5)
Principio idiografico(ognuno è diverso) vs principio nomotetico (depersonalizzazione, tutti
uguali)
Classificazione: (etichette servono per capire, ma non sempre chi non ci rientra non è
malato)
- categoriale (DSM-5) → una malattia o c’è l’hai o non c’è l’hai
- dimensionale (es. i tratti di personalità) → punteggi scala di grigi
- strutturale (identità, esame di realtà, meccanismi di difesa) → funzionamento interno
dell’individuo
Il sistema del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders [DSM-5]:
- pre e contro della classificazione (i criteri sono come leggi, cambiano con il tempo,
espressione minima conoscitiva di base)
- non manuale di psichiatria
17 milioni di italiani hanno sofferto o soffrono di malattie mentali [OMS 2018]
DISTURBI MENTALI
- Brain disorders:
- lesione cerebrale (Alzheimer)
- disfunzione dei circuiti cerebrali (psicosi) → aree disfunzionanti che con il
tempo danno sintomi (schizofrenia)
- modalità di pensare, sentire e comportarsi mal adattivi appresi dall’ambiente
(nevrosi e disturbi di personalità) → errori di apprendimento portati
dall’ambiente (di solito familiare)
- in aggiunta componente esperienziale
- come il soggetto vive ed esperisce l’accadere psichico (coscienza)
- come il soggetto interagisce con il proprio disturbo
EZIOPATOGENESI dei DISTURBI MENTALI (modello di riferimento, Engel 1977)
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DEFINIZIONE DI PSICHIATRIA

La psichiatria si occupa delle forme e dei vissuti del soffrire; i disturbi mentali sono disturbi patologici della manifestazione dell’esistere. I vissuti sono importanti, come la persona vive il sintomo, la qualità diversa di quell’esperienza, come si pone in maniera diversa al vissuto, rapporto tra utente e malattia. Nella storia molte volte chi aveva una malattia mentale veniva segregato, hanno un rapporto ambivalente con le malattie mentali, per paura delle persone e di poterlo avere loro stessi. La psichiatria è la branca specialistica della medicina che si occupa dello studio sperimentale, della prevenzione, della cura e della riabilitazione dei disturbi mentali. Essa è definibile come una “disciplina di sintesi”, in quanto il mantenimento e il perseguimento della salute mentale, che è lo scopo fondamentale della psichiatria, viene ottenuto prendendo in considerazione diversi ambiti; medico-farmacologici, neurologici, psicologici, sociologici, giuridici, politici. Un disturbo mentale è una sindrome (non si sà la causa clinica) caratterizzata da sintomi di rilevanza clinica nel sistema cognitivo, nella regolazione emozionale, o nel comportamento di un soggetto che riflettano una disfunzione nei processi psicologici, biologici ed evolutivi sottostanti il funzionamento mentale (impatta la propria vita). I disturbi mentali sono di solito associati a un significativo stato di sofferenza soggettiva o di disabilità nelle attività sociali, occupazionali e altre importanti Classificazione dei disturbi mentali (nosografia):

  • criterio etiologico
  • criterio descrittivo (DSM-5) Principio idiografico(ognuno è diverso) vs principio nomotetico (depersonalizzazione, tutti uguali) Classificazione: (etichette servono per capire, ma non sempre chi non ci rientra non è malato)
  • categoriale (DSM-5) → una malattia o c’è l’hai o non c’è l’hai
  • dimensionale (es. i tratti di personalità) → punteggi scala di grigi
  • strutturale (identità, esame di realtà, meccanismi di difesa) → funzionamento interno dell’individuo Il sistema del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders [DSM-5]:
  • pre e contro della classificazione (i criteri sono come leggi, cambiano con il tempo, espressione minima conoscitiva di base)
  • non manuale di psichiatria 17 milioni di italiani hanno sofferto o soffrono di malattie mentali [OMS 2018] DISTURBI MENTALI
  • Brain disorders:
  • lesione cerebrale (Alzheimer)
  • disfunzione dei circuiti cerebrali (psicosi) → aree disfunzionanti che con il tempo danno sintomi (schizofrenia)
  • modalità di pensare, sentire e comportarsi mal adattivi appresi dall’ambiente (nevrosi e disturbi di personalità) → errori di apprendimento portati dall’ambiente (di solito familiare)
  • in aggiunta componente esperienziale
  • come il soggetto vive ed esperisce l’accadere psichico (coscienza)
  • come il soggetto interagisce con il proprio disturbo EZIOPATOGENESI dei DISTURBI MENTALI (modello di riferimento, Engel 1977)

plurimi fattori a causa di disturbi, che interagiscono tra di loro

lo stress in natura serve per far reagire sul momento (sale quando serve e scende quando è finito il suo utilizzo); lo stress cronico è un perenne stato di stress PSICODINAMICA: la psiche non è una sola e interagiscono tra di loro (un Io ma fatto di tante cose portate da impulsi) COGNITIVO-COMPORTAMENTALI: idea errata ma solida verso se, gli altri e il tutto, serve modificare gli schemi cognitivi LO STRUMENTO DELLA PSICHIATRIA: la psicopatologia

  • sinonimo di sintomo o di disturbo (accezione genetica)
  • metodo e scienza (modo in cui si decide di studiare un paziente) non interessato al sintomo ma a cosa c’è sotto, cosa e in che modo il paziente si senta
  • come epistemologia (anche chi è e che cos’è l’essere umano quando c’è una malattia)
  • modello applicato è la clinica (singolo individuo)
  • modello generale (discorso scientifico) si occupa delle forme Psicopatologia generale
  • scienza del come e del perché dei fenomeni morbosi
  • prende in considerazione i fenomeni morbosi generali, le alterazioni fondamentali del funzionamento mentale e non i singoli quadri clinici (psicopatologia clinica)
  • piano generale = piano sovra individuale
  • si occupa della forma dell’esperienza, non i contenuti (es. delirio di gelosia vs idea prevalente vs sentimento di gelosia vs ossessione vs allucinazione) Modelli psicopatologici: esempi
  • psicopatologia descrittiva
  • psicopatologia dinamica (interpretativa)
  • psicopatologia familiare
  • psicopatologia cognitiva
  • psicopatologia sociale
  • psicopatologia neuroscientifica
  • psicopatologia fenomenologica IN SINTESI
  • fondo e sfondo
  • depressione o espansione dell’umore
  • ansia
  • libera e somatizzata
  • anticipatoria
  • fobie
  • attacco di panico
  • istinti fondamentali
  • alimentazione
  • sessualità
  • sonno
  • conservazione della vita
  • coscienza di malattia

DISTURBI DELL’UMORE

UMORE

  • le emozioni come motivazioni vissute (intenzionalità, finalità e regolazione)
  • la tonalità di fondo
  • la radice biologica: natura (es:amigdala e corteccia), correlati
  • il concetto di “perdita”
  • definizione: fondo e sfondo
  • limiti della diagnosi di disturbo depressivo del DSM
  • differenti tipi di depressione: rispetto alla patogenesi, rispetto alla tipologia (spazio timico, spazio forico) DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE
  • comparsa nel soggetto di uno o più episodi depressivi maggiori, senza episodi che rimandino alla bipolarità (ipomaniacale o maniacale o misto)
  • più comune nelle donne rispetto agli uomini (frequenza di 2:1)
  • oltre a differenti livelli di gravità (qualitativa e legati alla frequenza degli episodi), si possono identificare alcuni sottotipi a seconda delle peculiarità cliniche Episodio depressivo maggiore: umore depresso e perdita di interesse per almeno 2 settimane
  • apatia
  • abulia
  • difficoltà di concentrazione e memoria
  • insonnia tardiva
  • iporessia
  • rallentamento motorio o agitazione psicomotoria
  • sentimenti di fallimento e di colpa
  • se grave deliri (rovina, ipocondria, colpa, ideazione suicidaria, tentativo anticonservativo) Vissuti depressivi:
  • il sentimento della mancanza di sentimento, l’ambiente non è più un mondo, perdita di senso sotto il peso del dolore
  • dolore morale
  • ritmo circadiano e corporeità
  • dimensione temporale (immobilità, fissati nel passato)
  • inibizione e spazialità
  • immodificabilità
  • vissuti di perdita o vissuti di vuoto
  • la questione dell’aggressività EZIOLOGIA: ipotesi biologiche:
  • fattori genetici
  • amine biogene
  • regolazione neuroendocrina (asse HPA)
  • ormoni gonadici
  • sonno
  • kindling / “accensione” (processo fisiologico attraverso il quale una stimolazione ripetuta sottosoglia di un’area cerebrale determina una convulsione)
  • aspetti neuroanatomici (sistema limbico, gangli della base, ipotalamo)

SPETTRO DELLA SCHIZOFRENIA E ALTRI DISTURBI PSICOTICI

QUADRI CLINICI

  • schizofrenia
  • disturbo psicotico breve
  • disturbo schizofreniforme
  • disturbo schizoaffettivo
  • disturbo delirante (paranoia)
  • disturbo psicotico dovuto a sostanze
  • disturbo schizotipico di personalità
  • disturbo psicotico con altra specificazione (follia a due o follia condivisa)
  • disturbo psicotico senza specificazione CENNI STORICI Le psicosi si dividono in psicosi cliniche e dementia praecox Kraepelin (1890-1907): “dementia praecox” gruppo di malattie ad insorgenza giovanile caratterizzate da frequente comparsa di allucinazioni e deliri seguite da un progressivo deterioramento delle capacità mentali. SCHIZOFRENIA - DSM
  • Due o più dei seguenti sintomi per almeno un mese:
  1. deliri
  2. allucinazioni
  3. eloquio disorganizzato
  4. comportamento disorganizzato o catatonico
  5. sintomi negativi
  • Alterazione marcata del livello socio-lavorativo
  • Segni continuativi del disturbo (anche attenuati o residui) per almeno sei mesi SINTOMATOLOGIA Cluster sintomatologici:
  • sintomi positivi: allucinazioni, deliri
  • disorganizzazione: comportamenti incongrui e bizzarri, affettività incongrua, disturbi formali del pensiero
  • sintomi negativi: appiattimento affettivo, apatia, abulia, anedonia, alogia, autismo, ritiro sociale
  • sintomi catatonici: catatonia, catalessia, negativismo, stupor Sintomi positivi= Allucinazioni: percezioni senza oggetto da percepire
  • uditive: sono le più frequenti e hanno contenuto variabile; possono essere elementari (fischi, rumori) parzialmente organizzate (suoni distinti) complesse (parole e frasi imperative, dialoganti tra loro o di commento)
  • visive: frequenti nel disturbo delirante o nell’etilismo grave; possono essere elementari (fosfeni) o più organizzate (figure solide)
  • somatiche: sensazione di percossa contatto o violazione
  • cenestesico-viscerali: sensazione di morsi o stritolamento dei visceri
  • schema corporeo: trasformazione del corpo o di parte di esso
  • olfattive e gustative: sono più comuni in altri disturbi psicotici o neurologici (epilessia) Delirio: alterazione del contenuto del pensiero caratterizzata da errore morboso di giudizio che non si lascia rettificare né dall’esperienza, né dalla critica. Può essere sistematizzato

(buona organizzazione interna e persiste nel tempo) o non sistematizzato (frammentario o spezzettato), bizzarro o non bizzarro. Intuizione delirante e percezione delirante: in base al contenuto distinguiamo

  • deliri di persecuzione (più frequenti)
  • deliri di riferimento
  • deliri di trasformazione (es. di organi)
  • deliri mistici
  • deliri depressivi
  • deliri di grandezza (megalomania, erotomania)
  • deliri di gelosia Schneider (1967): presenza di disturbi di primo ordine (voci colloquianti fra loro, voci che commentano gli atti del paziente, esperienza di influenzamento somatico, furto e influenzamento del pensiero, diffusione del pensiero, percezioni deliranti) e disturbi di secondo ordine, più aspecifici (allucinazioni, intuizioni deliranti, perplessità, disturbi dell’umore, appiattimento affettivo). Disorganizzazione= Dissociazione del pensiero: perdita dei nessi associativi con
  • digressioni e deragliamenti: spostamento da un concetto all’altro senza connessione logica
  • intoppi o blocchi: repentine sospensioni del corso del pensiero
  • fusioni e condensazioni: creazione di pensieri stravaganti e bizzarri prodotti da associazioni non logicamente correlati
  • iper inclusioni: nel tema del pensiero si inseriscono idee non pertinenti alterando il discorso Alterazione della struttura del pensiero
  • confusione dell’identità dei predicati con l’identità dei soggetti
  • simmetria patologica
  • concretizzazione del pensiero Sintomi negativi= Progressivo impoverimento del linguaggio della volizione, della capacità di progettarsi e di provare piacere e delle attività sociali. Depauperamento della vita psichica e relazionale. Sintomi catatonici= Catatonia e catalessia sono oggi più rare
  • stupor catatonico: stato di grave inibizione dell’attività motoria mantenuto anche per lunghi periodi di tempo, ad insorgenza spesso improvvisa e intervallata da fasi di intensa agitazione (ipertono muscolare associato all’assunzione di posture mantenute per tutto l’episodio)
  • catalessia: variante dello stupor caratterizzata da flessibilità cerea (assunzione della postura imposta passivamente al soggetto)
  • negativismo: atteggiamento oppositivo del paziente con effettuazione di gesti contrari a quelli richiesti o con rigida opposizione a compiere qualsiasi movimento Sintomi cognitivi=
  • ridotta capacità di apprendimento seriale
  • deficit mnesici e attentivi
  • disturbi nell'apprendimento e nella fluenza verbale
  • alterazioni della vigilanza nelle funzioni esecutive con difficoltà di concentrazione e regolazione del comportamento in base alle convenzioni sociali
  • fattori psicosociali
  • fattori familiari ed emotività espressa FATTORI BIOLOGICI Ipotesi neuroevolutiva: alterazione del corretto programma di migrazione neuronale e di formazione delle sinapsi che avviene nella gestione e nell’infanzia. Alterazione del DNA sono responsabili della manifestazione a partire dall'adolescenza. FISIOPATOLOGIA SOLO LETTURA Ipotesi biologiche:
  • iperattività dopaminergica a livello del sistema limbico, responsabile dei sintomi positivi
  • deficit dopaminergico a livello frontale, responsabile dei sintomi negativi e del decadimento sociale e lavorativo
  • ipersensibilità recettoriale della dopamina (D2) o eccesso della disponibilità sinaptica di dopamina
  • ruolo di altri neurotrasmettitori 5-HT Ach NA GABA, glutammato TEORIA DELLA SALIENZA ANOMALA

ASPETTI SOCIALI

  • deriva sociale
  • inabilità sociale e lavorativa: interventi sociali
  • difficoltà della relazione e spunti persecutori
  • rete coi servizi psichiatrici SOTTOTIPI (non più presenti nel DSM5)
  • paranoide
  • disorganizzato
  • catatonico
  • indifferenziato
  • residuo DIAGNOSI DIFFERENZIALE:
  • Disturbo psicotico dovuto a condizione medica generale
  • Disturbo catatinico dovuto a condizione medica generale
  • Disturbo psicotico indotto da sostanze
  • Disturbo schizoaffettivo: nella schizofrenia non si soddisfano i criteri per un disturbo dell’umore
  • Disturbo delirante: ideazione delirante a tematica non bizzarra, senza la presenza di altri sintomi tipici della schizofrenia
  • Disturbo dell'umore
  • Disturbi di personalità: schizotipico, schizoide, paranoide. Di solito i disturbi di personalità hanno carattere pervasivo senza un esordio specifico TERAPIA Terapia complessa ed articolata:
  • farmacologica
  • psicologica
  • riabilitativa Intervento a rete con presa in carico del paziente e della sua famiglia secondo modello biopsicosociale. Deve tenere conto sia delle limitazioni reali, esiti del processo psicotico, sia delle resistenze. TERAPIA: relazione terapeutica

Il terapeuta dovrà conquistare la fiducia del paziente con atteggiamenti onesti e poco condiscendenti, deve esprimere con chiarezza, evitando osservazioni ambigue, agendo in un modo tale che le sue idee e i suoi sentimenti siano chiari. Il paziente percepisce il mondo come ostile e costruisce un proprio cosmo. La relazione terapeutica permette una nuova adesione alle realtà sociale e costituisce quindi un trattamento significativo. TERAPIA: psicofarmaci

  • Neurolettici: dopamino-antagonisti con blocco dei recettori D2 e D4 a livello corticale e limbico. Efficaci contro i sintomi positivi, non contro i sintomi negativi. Hanno anche azione antistaminica e anticolinergica. Gli effetti negativi possono essere: distonia acuta, parkinsonismo, acatisia, discinesia tardiva, iperprolattinemia, sindrome maligna da neurolettici. Sono utilizzati in urgenza per l’effetto sedativo e deliriolitico e nei pazienti non complicanti (long-acting preparation)
  • Antipsicotici di nuova generazione: affinità per il sistema dopaminergico e serotoninergico, mentre è diminuita l’affinità per il sistema istaminergico e colinergico. Miglioramento dei sintomi positivi con meno effetti sedativi, miglioramento o stabilizzazione dei sintomi negativi. Gli effetti negativi possono essere: aumento ponderale e problemi cardiovascolari e per la clozapina agranulocitosi e granulocitopenia
  • Benzodiazepine: in urgenza, associate ai neurolettici
  • Antidepressivi: SSRI, se presenti importanti sintomi negativi o stati depressivi
  • Stabilizzatori dell'umore: nelle forme caratterizzate da un'importante componente affettiva TERAPIA: terapie psicologiche
  • Psicoterapie strutturate
  • Interventi sulle abilità sociali
  • Cognitive remediation therapy
  • Psicoeducazione e il counseling familiare
  • Terapia di gruppo in comunità

DISTURBO PSICOTICO BREVE

  • Un tempo psicosi reattiva breve o bouffée delirante
  • Presenza, generalmente florida, di uno o più:
    • deliri
    • allucinazioni
    • eloquio disorganizzato
    • comportamento disorganizzato o catatonico
  • Durata almeno 1 giorno, ma meno di un mese
  • Non necessaria mancata compromissione del funzionamento
  • Specificatori [importante]:
    • con marcato fattore di stress
    • senza marcato fattore di stress
    • con esordio in gravidanza o nel post partum
  • Esordio in genere repentino o improvviso
  • Esempio i vecchi deliri sensitivi
  • Prevalenza 0,5-1%
  • Esordio tra la seconda e la quarta decade
  • Guarigione completa, può recidivare
  • il disturbo non è dovuto agli effetti fisiologici di una sostanza o ad una condizione medica generale Specificare se:
  • tipo erotomanico
  • tipo di grandezza
  • tipo di gelosia
  • tipo di persecuzione
  • tipo somatico
  • tipo misto
  • tipo non specificato
  • Esordio più tardivo rispetto alla schizofrenia, esordio anche dopo i 40 anni
  • prevalenza 0,2%
  • pericolosità e disturbo delirante
  • solitudine
  • decorso generalmente cronico TERAPIA
  • antipsicotici (efficacia parziale)
  • la psicoterapia è di difficile gestione, ma può essere utile il modello proposto per la schizofrenia. Tali pazienti non infrequentemente accettano più regole e disposizioni che atteggiamento ambigui e condiscendenti.

DISTURBI DA ABUSO DI SOSTANZE

DIPENDENZA PATOLOGICA:

Condizione psichica, e talvolta anche fisica, derivante dall'interazione tra un organismo vivente e una sostanza tossica, caratterizzata da risposte comportamentali e da altre altre reazioni, che comprendono sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione. [organizzazione mondiale della sanità] IN ITALIA: L’Italia è al quarto posto tra i paesi dell’UE per uso di cocaina e al terzo posto per l’uso di cannabis (sostanza più consumata in Europa, utilizzata nel 2018 da 24 milioni di adulti) SERD 2017 15.754 persone in trattamento presso strutture riabilitative 92 soggetti ogni 100.000 abitanti (undicesimi in Europa) 28.324 primi accessi Tempo medio di latenza tra inizio uso e richiesta di 6.9 anni (tra i 4.4 e 9.6) e con differenze notevoli da sostanza e sostanza (eroina 5.9; cocaina 9.4; cannabis 6.9) Alcol è responsabile in Europa del 3.8% di tutte le morti e nel 4.6% causa di disabilità La dipendenza da alcol è un disturbo che interessa maggiormente gli uomini (12.4%) rispetto alle donne (4.9%). Il tasso di incidenza si aggira intorno al 4.6% nella fascia di età compresa tra i 12 e i 17 anni e raggiunge l’8.5% dai 18 anni in poi, con il picco massimo nella fascia di età 28-29 anni (16.2%), e quello minimo negli over 65 (1.5%). La dipendenza da cocaina (o altri stimolanti) ha una incidenza dello 0.2% nella popolazione generale, senza differenze apprezzabili tra uomini e donne. I cannabinoidi sono la sostanza illecita psicoattiva più utilizzata negli Stati Uniti con tasso di incidenza di circa il 3.4% nella popolazione di età compresa tra i 12 e i 17 anni e dell’1.5% dai 18 anni in su. L’incidenza del disturbo interessa maggiormente gli uomini (2.2%) rispetto alle donne (0.8%), è massima nella fascia di età che va dai 18 ai 29 anni (4.4%) e scende nella popolazione sopra i 65 anni (0.01%). LA DIPENDENZA è una condizione patologica correlata ad una alterazione del sistema della gratificazione e ad una coartazione delle modalità e dei mezzi con i quali il soggetto si procura piacere, caratterizzata da craving (desiderio compulsivo con perdita di controllo e passaggio all’atto)

  • sensibilità individuale
  • componente genetica Un comportamento ha la funzione di: procurare piacere, rifuggire da un dispiacere interno. powerlessness= ricorrente fallimento nel controllo del comportamento un manageability= persistenza del comportamento nonostante le conseguenze negative ADDICTION Si definisce addiction una modalità compulsiva e incontrollata di assunzione di una sostanza nonostante le sue conseguenze sfavorevoli. La sua definizione comprende i concetti di tolleranza e dipendenza ma altri importanti aspetti la caratterizzano: preoccupazione per l’acquisizione della sostanza, uso compulsivo, perdita di controllo, forte rischio di ricaduta e diniego della condizione di dipendenza.

come nicotina, cocaina e amfetamine, riflette la generale ipoeccitabilità del SNC secondaria all’iperstimolazione cronica da parte di queste sostanze. Delirium Tremens:

  • disorientamento spazio-temporale
  • allucinazioni visive (microzoopsie)
  • paura intensa legata alle allucinazioni visive
  • estrema suggestionabilità
  • tremore marcato nelle mani, lingua e labbra
  • febbre, sudorazione, alterazione battito cardiaco. CRAVING La persona in fase di craving sperimenta una tensione a consumare la sostanza, ha un pensiero ossessivo ricorrente all’assunzione della sostanza, sino alla perdita del controllo dei propri impulsi nei confronti di essa. Il craving viene definito come l’esperienza soggettiva dello stato motivazionale direttamente responsabile del consumo di sostanze in soggetti dipendenti, una sorta di percezione interna dei livelli di compulsione (trigger e resisting). Dal punto di vista delle aspettative del paziente vengono distinte due forme di craving:
  • craving negativo: preoccupazione di assumere la sostanza per evitare l’astinenza
  • craving positivo: prodotto dalla ricerca di reward, la compulsione nei confronti della sostanza sostenuta dall’aspettativa di una gratificazione INTOSSICAZIONE L’intossicazione è l’insieme delle manifestazioni patologiche provocate dalla penetrazione nell’organismo di sostanze estranee, non viventi, capaci di indurre alterazioni nel decorso dei processi vitali. E’ reversibile ed è specifica per ogni composto e correlata al dosaggio, alla durata dell’esposizione alla sostanza e alla tolleranza del soggetto. Si caratterizza per la comparsa di modificazioni comportamentali quali alterazioni dell'umore, del pensiero, delle percezioni, della vigilanza, dell’attenzione, dell’attività psicomotoria, della capacità critica e del funzionamento sociale e lavorativo. DISTURBI DA USO DI SOSTANZE: DSM 5 I. Alcol II. Caffeina III. Cannabis IV. Allucinogeni V. Inalanti VI. Oppiacei VII. Sedativi, ipnotici, ansiolitici VIII Stimolanti (amfetamino-simili, cocaina…) IX. Tabacco X. Altre Valutati con una misura di gravità basata sul numero dei criteri manifestati: 2-3 sintomi > lieve 4-5 sintomi > moderato 6 o più sintomi> grave criteri:
  1. Assunzione della sostanza in quantità maggiori o per un periodo più lungo di quanto era stato previsto inizialmente
  1. L’individuo può esprimere un persistente desiderio di ridurre o regolare l’uso di sostanze e può riferire molteplici tentativi infruttuosi di ridurre o interromperne l’uso
  2. L’individuo può spendere molto tempo per ottenere la sostanza, per il suo utilizzo, o per raggiungere degli effetti desiderati
  3. Craving
  4. L’uso ricorrente della sostanza può comportarne un inadempimento dei ruoli e importanti obblighi al lavoro, scuola o casa
  5. Persistente uso della sostanza, nonostante i costanti o ricorrenti problemi sociali o interpersonali, causati o ampliati dagli effetti della sostanza
  6. Importanti attività sociali, professionali o ricreative possono essere abbandonate o ridotte a causa dell’uso della sostanza
  7. Assunzione di una ricorrente forma d’uso della sostanza fisicamente pericolosa
  8. Continuo utilizza della sostanza, nonostante la conoscenza di avere un problema fisico o psicologico, persistente o ricorrente, che possa essere stato causato o aggravato dalla sostanza
  9. Sviluppo di tolleranza, definita come la necessità di un marcato aumento della dose di sostanza per ottenere l’effetto desiderato, o un effetto marcatamente ridotto con l’usuale dose
  10. Sindrome astinenziale LE SOSTANZE
    • Uppers / Stimolanti → Anfetamine, cocaina, crack, caffeina
    • Downers / Sedativi → Oppioidi, alcol, barbiturici, benzodiazepine
    • All rounders → Psichedelici, nicotina, inalanti NUOVE SOSTANZE Crescente offerta in un nuovo mercato in costante espansione basato soprattutto sulla rete Internet. Spesso i prodotti disponibili sul mercato contengono dei mix di molecole che non sono dichiarate sulle etichette delle confezioni. I sintomi clinici dovuti all’intossicazione acuta sono di difficile interpretazione in quanto spesso non caratterizzano una specifica sindrome tossicologica. Scarsa conoscenza dal punto di vista farmacologico e tossicologico, nonché dei rimedi terapeutici che è possibile mettere in atto nelle intossicazioni acute e croniche. In ambito laboratoristico, esiste una diffusa difficoltà ad identificare le nuove droghe. Possono essere: naturali, di sintesi o spices ALCOL:
    • sostanza lega
    • comportamenti a rischio
    • binge drinking CANNABIS e PSICOSI: Esistono emergenti e evidenze a supporto dell’associazione cannabis-psicosi ma la precisa natura di queste associazioni rimane a tutt’oggi non chiara. GAMBLING Il gioco d’azzardo patologico (ludopatia, gambling patologico) è caratterizzato dalla persistente incapacità di controllare e resistere all’impulso di mettere in atto comportamenti finalizzati al gioco d’azzardo. La persistenza e l’intensificazione di tali comportamenti (scommesse e puntate divengono sempre più alte e rischiose così da far provare livelli di eccitazione progressivamente maggiori) determinano con il passare del tempo rilevanti ripercussioni sull’adattamento

desiderato (olfatto, vista, percezione ultrasonica/infrasonora). Questi comportamenti ci sono nell’uomo come negli animali inferiori (primati), ma sono specie-specifici (roditori annusano, primati con mani). Piacere CONSUMATORIO o liking (soddisfazione); nella fase consumatoria il piacere si esprime attraverso schemi rigidi e stimolo-specifici (es:alimentazione) che richiedono il contatto diretto con l’oggetto (tatto, gusto, percezione termica, stimolazione erogena…). Ci sono quattro vie dopaminergiche principali:

  • mesolimbico
  • mesocorticale
  • tuberoinfundibolare
  • nigrostriatale Quelle mesolimbico e mesocorticale sono molto importanti per i meccanismi del piacere. La mesolimbico (VTA-nucleo accumbens) è coinvolto nel sistema del rewarding che è la via del piacere appetitivo. I sistemi neurocognitivi colpiti dalle droghe che danno assuefazione comprendono:
  • ricompensa e rinforzo → nel nucleo accumbens (NAcc)
  • compulsione, desiderio compulsivo (craving) e controllo inibitorio → nella corteccia orbitofrontale (OFC) e nel giro del cingolo anteriore (aCG)
  • danno del controllo esecutivo e danno cognitivo → nella corteccia prefrontale (PFC)
  • memoria, apprendimento e abitudini → nell’amigdala, nell’ippocampo e nello striato
  • rappresentazione di pulsioni corporee → nella corteccia dell’insula
  • stress → sull'asse ipotalamico pituitario adrenale (HPA) DOPAMINA La dopamina è un neurotrasmettitore endogeno della famiglia delle catecolamine. All’interno del cervello funziona da neurotrasmettitore, tramite l’attivazione dei recettori dopaminici specifici e sub-recettori. La dopamina è prodotta in diverse aree, tra cui la substantia nigra e l’area tegmentale ventrale (ATV). Grandi quantità si trovano nei gangli della base, soprattutto nel telencefalo, negli accumbens, nel tubercolo olfattorio, nel nucleo centrale dell’amigdala, nell'eminenza mediana e in alcune zone della corteccia frontale. La dopamina è un precursore della noradrenalina e dell’adrenalina. Nei neuroni, la dopamina è confezionata dopo la sintesi, in vescicole sinaptiche che vengono poi rilasciate nelle sinapsi in risposta a un potenziale d’azione presinaptico. La dopamina svolge un ruolo importante in:
  • comportamento
  • cognizione
  • movimento volontario
  • motivazione
  • punizione e soddisfazione
  • sonno
  • umore
  • attenzione
  • memoria di lavoro e di apprendimento
  • azione sul sistema nervoso simpatico → accelerazione del battito cardiaco e innalzamento della pressione del sangue Stimoli che producono motivazione e ricompensa (fisiologici quali il sesso, cibo buono, acqua o artificiali come sostanze stupefacenti, o elettrici ma anche l’ascolto della musica), stimolano parallelamente il rilascio di dopamina nel nucleu accumbens.

Il Nucleus accumbens, funzionalmente integrato nelle circuitazioni limbiche ed extra-piramidali, svolge un ruolo critico nel mediare gli effetti di rinforzo positivo acuto (soddisfazione) delle sostanze stupefacenti d’abuso, e negli aspetti motivazionali della sospensione, dopo assunzione in cronico, quindi nel rinforzo negativo (punizione), proprio del fenomeno astinenziale. Sostanze come amfetamine e la cocaina, stimolano i recettori D1 e D2, aumentano il tono dopaminergico, stimolandone il rilascio sinaptico e/o bloccandone la ricaptazione neuronale. La nicotina e altri alcaloidi contenuti nelle sigarette agiscono in maniera analoga. Le sostanze più assuefacenti sono gli oppiacei, la cocaina, le amfetamine, l’alcol e la nicotina. Queste sostanze attivano i circuiti cerebrali della gratificazione che portano al rinforzo positivo e all’ulteriore uso di sostanze. Il circuito della gratificazione del sistema dopaminergico mesolimbico sembra fondamentale nel determinare l’uso compulsivo, ma le relazioni tra cambiamenti biochimici e modificazioni comportamentali rimangono poco chiare. Per molte sostanze l’area ventrale-tegmentale (VTA) ed il nucleo accumbens (NA) sembrano funzionare da aree di “coordinazione” della gratificazione per altre regioni cerebrali. Tutti gli stimoli, naturali o farmacologici, dotati di potere motivazionale positivo, aumentano l’attività neuronale di un particolare fascio di fibre dopaminergiche (fascio A10) che originano nell’area ventrale tegmentale (VTA) e proiettano nella zona basale dello striato raggiungendo il Nucleo Accumbens (NAc) e numerose strutture fronto-corticali. A seconda della sostanza, questo effetto può essere ottenuto con meccanismi diretti o indiretti. Ad esempio gli psicostimolanti, come cocaina e anfetamina, agiscono direttamente sui sistemi della ricaptazione e del rilascio della dopamina (DA) a livello delle terminazioni neuronali dopaminergiche del NAc favorendo un aumento dei livelli extra-sinaptici di neurotrasmettitore. La nicotina attiva i suoi recettori nicotinici, che a livello della VTA facilitano la depolarizzazione delle fibre dopaminergiche cortico-mesolimbiche. I numerosi derivati dell’oppio (morfina, eroina e congeneri) facilitano la trasmissione dopaminergica per stimolazione dei recettori oppioidi localizzati a livello della VTA e dei recettori presenti a livello del NAc. Una robusta letteratura scientifica dimostra, inoltre, che con meccanismi indiretti l’attività dopaminergica nel NAc è facilitata anche dall’etanolo, dai cannabinoidi e da altre sostanze di abuso. IMPAIRED RESPONSE INHIBITION AND SALIENCE ATTRIBUTION Nella rassegna di studi curata da Nora Volkow e Peter Kalivas (2005) viene sottolineato che, se da una parte la dopamina è di cruciale importanza per la gratificazione acuta e l’iniziazione alla tossicodipendenza, la dipendenza in fase avanzata è principalmente mediata da adattamenti cellulari nel giro del cingolo anteriore e nelle proiezioni glutammatergiche orbitofrontali al nucleo accumbens, e può essere considerata una “patologia della motivazione e della scelta”. La caratteristica comportamentale principale della tossicodipendenza è la continua vulnerabilità alla ricaduta anche dopo anni di astinenza. La vulnerabilità deriva da un desiderio incoercibile della sostanza e dalla ridotta capacità di controllare questo desiderio. tossicodipendenza → sindrome della compromessa inibizione della risposta e attribuzione dell’importanza. Ci sono evidenze infatti che la dipendenza sottintenda processi cognitivi ed emotivi regolati dalla corteccia, che portano a sopravvalutare i fattori rinforzanti della droga e sottovalutare i fattori rinforzanti alternativi, e a deficit del controllo inibitorio alle risposte alla droga.