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Appunti per la preparazione dell’esame orale di ELEMENTI INTRODUTTIVI TEORICI ( che fa parte del modulo FONDAMENTI DI SCIENZE INFERMIERISTICHE ED OSTETRICHE). Tratta il processo olistico infermieristico, normative, ricerca infermieristica, delle tecniche infermieristiche, fondamentals of care e self care.
Tipologia: Appunti
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| ELEMENTI INTRODUTTIVI TEORICI Università degli Studi di Milano-Bicocca|
L’approccio sociologico alla professione si occupa di analizzare come una professione si sviluppa e interagisce all’interno della società. Il termine “professione” deriva dal latino profiteri, che significa riconoscere, dichiarare apertamente. Questo termine compare per la prima volta nel 1541 nella Oxford English Dictionary. Nel senso moderno, una professione è definita come un gruppo di persone che, dopo aver completato una formazione specifica, acquisisce l’abilitazione necessaria per esercitare una determinata attività. Tale attività viene regolamentata da un codice di comportamento, riconosciuto da un’associazione ufficiale, e basata su competenza tecnica e ideali di servizio. In questo contesto, il concetto di “servizio” include una motivazione a soddisfare i bisogni della comunità, che evolvono nel tempo, rendendo il cammino verso lo status professionale un processo continuo. Per quanto riguarda la professione infermieristica, il percorso di professionalizzazione ha origine nel XIX secolo, quando l’assistenza passa dall’essere un’attività occasionale a una funzione sociale ufficiale, che richiede l’impegno a tempo pieno. All’interno della sociologia delle professioni, esistono diverse scuole di pensiero riguardo ai processi di professionalizzazione. Il sociologo Vilensky, in particolare, individua una serie di fasi cruciali nel percorso di sviluppo di una professione:
Questi cinque elementi sono considerati fondamentali per definire una professione matura e consolidata. Ernest Greenwood, un altro importante studioso della sociologia delle professioni, amplia la prospettiva analizzando l’interazione tra la professione e la società. Secondo Greenwood, una professione è un gruppo organizzato che non solo possiede competenze specifiche e norme etiche, ma si evolve in stretta connessione con le esigenze sociali, stabilendo con esse un continuo dialogo.
Ogni professione è caratterizzata da alcuni elementi fondamentali che ne delineano la natura e il ruolo nella società. Questi attributi includono:
stessa comunità professionale, per assicurarsi che i professionisti agiscano in modo etico e trasparente, evitando qualsiasi abuso di potere nei confronti dei clienti.
Distinzione tra professione e mestiere La sociologia distingue tra professione e mestiere secondo due criteri principali: criterio di formazione e criterio di conoscenze. ● Criterio di formazione: un mestiere si basa su competenze e abilità pratiche acquisite tramite un’esperienza diretta e prolungata. Al contrario, un professionista si forma attraverso un percorso di studi strutturato, che integra teoria e pratica. ● Criterio di conoscenze: mentre il mestiere si fonda principalmente sull’esperienza pratica e su abilità apprese operando sul campo, la professione si basa su una conoscenza teorica sistematizzata, ottenuta tramite studi formali.
L’ambito di esercizio professionale degli infermieri include una vasta gamma di ruoli, responsabilità e attività per le quali sono adeguatamente formati, competenti e autorizzati a operare. Nel tempo, la figura infermieristica ha visto diverse fasi di regolamentazione, iniziando con il Regio Decreto del 27 luglio 1934, n. 1265, noto come testo unico delle leggi sanitarie, che rappresenta uno dei primi testi normativi a definire il settore. Questo decreto organizzava le professioni sanitarie in tre categorie: principali ( c'erano medicina, veterinaria e l'infermieristica), ausiliarie (massaggiatori) e arti ausiliarie delle professioni sanitarie (ottici). Negli anni successivi, la professione infermieristica si orientava verso un modello centrato su compiti specifici, assegnati e gestiti secondo precise mansioni. Il primo mansionario ufficiale per gli infermieri venne stabilito nel 1940 con il R.D. n. 1310, che indicava dettagliatamente le attività autorizzate agli infermieri, sempre sotto la supervisione del medico. Tuttavia, nel 1974, il DPR n. 225 introduce un significativo passo avanti per la professione, favorendo una maggiore autonomia. Da quel momento, agli infermieri era permesso partecipare alla programmazione dei piani di lavoro, operare in collaborazione interdisciplinare e svolgere compiti di educazione sanitaria per i pazienti. Una delle principali normative sull’Esercizio della Professione Infermieristica è il D.M. del 1994, n.
Con il Decreto Ministeriale del 14 settembre 1994, n. 739, la figura dell’infermiere ha ottenuto un riconoscimento specifico come professionista responsabile dell’assistenza infermieristica generale. Questo decreto specificava che l’assistenza fornita dagli infermieri si articolasse in quattro ambiti:
● Articolo 1:
sono più considerati “ausiliari”, ma autonomi nei loro ruoli e competenze. La normativa ha autorizzato l’eliminazione progressiva delle scuole dirette a fini speciali (come quelle per infermieri e dirigenti dell’assistenza infermieristica), sostituendole con corsi universitari. Questo processo ha permesso la creazione di percorsi di laurea per le professioni sanitarie, riconoscendo un livello accademico ufficiale per questi ruoli. La legge ha dato mandato al Ministero della Sanità di emanare linee guida per affidare ai professionisti sanitari la responsabilità diretta e la gestione dei servizi infermieristici e tecnico-sanitari nelle aziende sanitarie. Inoltre, la legge ha avviato una revisione organizzativa nei servizi sanitari, assegnando incarichi dirigenziali ai professionisti sanitari, non più solo ai medici. Questo passaggio ha aperto la possibilità per gli infermieri e altri professionisti di assumere ruoli di dirigenza nei servizi sanitari, non limitando questi incarichi esclusivamente ai medici. ● La Legge 8 marzo 2017, n. 24, conosciuta come “Legge Gelli-Bianco”, è una normativa che riguarda la sicurezza delle cure sanitarie e la responsabilità professionale. La legge ha come obiettivo primario la garanzia della sicurezza delle cure in sanità, stabilendo misure preventive per evitare errori medici. È stata prevista la prevenzione attraverso l’adozione di linee guida e di buone pratiche clinico-assistenziali, che devono essere seguite dagli operatori sanitari per garantire la qualità delle cure. La legge ha poi creato un Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza delle Cure e la Qualità dell’Assistenza Sanitaria, che ha il compito di monitorare l’attuazione delle politiche e delle pratiche relative alla sicurezza delle cure, migliorando continuamente il sistema sanitario. La legge ha stabilito poi l’obbligo di assicurazione per i professionisti sanitari, così come la possibilità di intraprendere azioni di responsabilità amministrativa e civile in caso di errori o danni derivanti dall’attività professionale. In altre parole, se il professionista sanitario commette errori, può essere chiamato a rispondere sia a livello civile che amministrativo. Le linee guida sono definite come raccomandazioni di comportamento clinico, redatte da esperti, che orientano la pratica sanitaria. La legge sottolinea che queste linee guida devono essere seguite per ridurre il rischio di danni e per ottimizzare l’uso delle risorse sanitarie, scegliendo le opzioni terapeutiche più efficaci. La legge stabilisce che le linee guida non solo sono obbligatorie, ma devono essere implementate per evitare sprechi di risorse e per garantire l’efficacia delle pratiche mediche. Gli operatori sanitari devono applicarle per assicurare che le scelte terapeutiche siano le più appropriate per il paziente. L'articolo 5 della Legge 24/2017 riguarda la responsabilità penale dei professionisti sanitari e la gestione dei rischi. È uno degli articoli centrali della legge, che ha introdotto importanti modifiche in merito alla responsabilità professionale in caso di errore medico. ● L. 1 febbraio 2006, n. 43: Ha formalizzato il riconoscimento di competenze specialistiche per gli infermieri e la possibilità di assumere ruoli di coordinamento. ● L. 8 marzo 2017, n. 24: Ha affrontato il tema della responsabilità professionale in ambito medico, offrendo maggiori tutele agli operatori sanitari, inclusi gli infermieri, nei casi di controversie legali. ● L. 11 gennaio 2018, n. 3: Ha stabilito criteri più stringenti per la qualità dell’assistenza sanitaria, con il riconoscimento di nuove specializzazioni infermieristiche.
Queste normative testimoniano il graduale passaggio dell’infermieristica da una funzione subordinata a una professione autonoma e responsabile, in linea con le crescenti esigenze della società e del sistema sanitario.
Il concetto di ricerca è fondamentale nel contesto infermieristico. Uno degli articoli che ha segnato questo aspetto di ricerca è la Legge 42/1999 che ha definito l’infermieristica come una professione sanitaria autonoma e responsabile, con l’obbligo di aggiornamento continuo, richiamando il concetto di responsabilità e conoscenza, che implica anche la ricerca. Il codice deontologico dell’infermiere richiama la necessità di un costante aggiornamento professionale e la partecipazione attiva nella ricerca. Articoli come l’articolo 22 del Codice Deontologico del 1999 ribadiscono che l’infermiere deve contribuire allo sviluppo della conoscenza tramite la ricerca, garantendo l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti e dei protocolli usati. È evidenziato che l’infermiere non solo deve partecipare alla ricerca, ma anche rendere disponibili i risultati, contribuendo così alla crescita della conoscenza in ambito assistenziale.
Gli obiettivi formativi del corso di laurea in infermieristica comprendono una solida formazione nella ricerca, che viene vista come parte integrante della pratica clinica e dello sviluppo professionale dell’infermiere. In sintesi, i principali obiettivi legati alla ricerca sono:
La laurea magistrale rappresenta un avanzamento significativo, con l’obiettivo di approfondire i principali elementi teorici legati ai disegni di ricerca, alle metodologie e agli strumenti. Offre inoltre un’introduzione pratica alla progettazione di ricerche su problematiche specifiche nell’ambito infermieristico.
I master anche qui chiederanno di più:
Per poi arrivare al dottorato di Ricerca che rappresenta il livello più avanzato e ha come obiettivo principale lo sviluppo del corpo di conoscenze disciplinari dell’infermieristica. Si tratta non solo di acquisire competenze pratiche, ma anche di contribuire alla teoria infermieristica.
Esistono due tipologie di ricerca infermieristica: la ricerca quantitativa e la ricerca qualitativa:
Con Evidence Based Nursing (Ebn) si intende un processo per mezzo del quale gli infermieri assumono le decisioni cliniche utilizzando le migliori ricerche disponibili, la loro esperienza clinica e le preferenze del paziente, all’interno di un determinato contesto di risorse disponibili. Se dovesse sussistere una condizione di incertezza o di carenza informativa, le prestazioni erogate risulterebbero difformi e non ottimali esponendo i pazienti a rischi aggiuntivi. È in tale scenario che interviene l’Evidence Based Practice(EBP) , uno strumento per contrastare gli errori sistematici che nascono da un processo di decision-making che non si fondi su evidenze scientifiche. Un'applicazione specifica di questo approccio è l'Evidence Based Nursing (EBN), in cui gli infermieri assumono decisioni cliniche utilizzando le migliori ricerche disponibili, la loro esperienza clinica e le preferenze del paziente, considerando il contesto delle risorse disponibili. Questo processo mira a garantire decisioni cliniche ottimali e sicure per i pazienti. L’Evidence Based Practice,consiste in uno strumento tramite il quale il professionista può acquisire conoscenza laddove la ricerca sia stata già effettuata. Questo vale anche per l’Evidence Based Nursing, una ricerca della letteratura, un recupero sistematico della letteratura su uno specifico tema o che sia utile al raggiungimento di uno specifico obiettivo, che permette al professionista infermiere di erogare un’assistenza più efficace e più attenta al paziente, perché supportata dalle evidenze: risultati validi, dimostrati, generalizzabili, clinicamente rilevanti di uno studio clinico. Evidence–based practice o EBP è un approccio che è nato inizialmente in ambito della medicina (da cui il termine “Evidence-Based Medicine”), si è poi esteso ad altre discipline sanitarie, come l’infermieristica (Evidence-Based Nursing), la fisioterapia (Evidence-Based Physiotherapy), fino a giungere a una visione interdisciplinare che abbraccia tutta l’assistenza sanitaria (Evidence-Based Healthcare). Evidence based decision making (EBDM) si basa sull’integrazione delle migliori evidenze scientifiche disponibili con le abilità cliniche degli operatori sanitari e i valori individuali dei pazienti, allo scopo di prendere decisioni ottimali nell’assistenza sanitaria. L’approccio dell’EBDM si è evoluto verso una prospettiva più ampia di Evidence-Based Healthcare, che considera non solo il singolo paziente, ma anche gruppi e comunità intere. Questo cambiamento di prospettiva è essenziale in contesti come quello dell’infermiere di comunità, il quale non si limita a prendersi cura di singoli pazienti ma deve rispondere anche alle esigenze di una popolazione specifica, spesso con caratteristiche culturali e sociali uniche.
Mentre la medicina ha storicamente gettato le basi per la ricerca basata sull’evidenza (EBM), altre discipline sanitarie, come l’infermieristica, la fisioterapia e la sanità pubblica, hanno gradualmente adottato e adattato questo approccio ai loro ambiti specifici. Questo passaggio riflette l’evoluzione
verso un modello di Evidence-Based Public Health (EBPH), che promuove decisioni basate su evidenze scientifiche per migliorare la salute delle popolazioni in modo complesso e collaborativo.
Oggi, la pratica clinica e l’assistenza non sono più isolate in compartimenti disciplinari distinti, ma operano in team multidisciplinari. L’approccio integrato vede medici, infermieri, terapisti e altri professionisti sanitari lavorare insieme.
L’approccio per la ricerca, inizia con il riconoscimento che ogni decisione clinica deve partire da una domanda. Ad esempio, nel caso di un paziente con una frattura cervicale, la domanda potrebbe essere: “Qual è il modo migliore per mobilizzare un paziente con una frattura cervicale senza rischiare danni neurologici o respiratori?” Questo è un esempio di come un dubbio clinico diventa il punto di partenza per la ricerca di evidenze.
Una volta che la domanda è formulata, il passo successivo è la ricerca di informazioni. Questo implica non solo l’accesso a fonti di ricerca scientifica, ma anche un’attenta selezione delle risorse. Non è sufficiente cercare su internet; è fondamentale utilizzare database accademici e risorse verificate, come PubMed o Cochrane, per garantire che le informazioni siano accurate e basate su evidenze scientifiche solide. Una ricerca superficiale o non mirata su Google potrebbe portare a informazioni contraddittorie, pertanto è essenziale rivolgersi a fonti autorevoli.
Una volta ottenute le informazioni, queste devono essere valutate. Non si può semplicemente accettare tutto ciò che viene trovato, ma occorre un’analisi critica della qualità e della rilevanza dell’informazione per il contesto specifico del paziente.
Il passo successivo è integrare le evidenze con la situazione del paziente. Le linee guida e le raccomandazioni devono essere adattate alle specificità del paziente, come la sua condizione fisica, la storia clinica, e le sue preferenze.
Infine, le evidenze selezionate devono essere applicate nella pratica clinica. Ad esempio, se si scopre che una particolare tecnica di immobilizzazione è la più sicura e efficace per il paziente, questa deve essere utilizzata durante il trattamento del paziente.
Un aspetto fondamentale che emerge dal discorso è la necessità di collaborare con altri professionisti. Non è sufficiente che un singolo operatore, come l’infermiere, agisca isolatamente. La ricerca e l’implementazione delle evidenze devono avvenire in un contesto di team multidisciplinari dove i diversi esperti condividono conoscenze e competenze per ottenere i migliori risultati possibili.
La ricerca bibliografica è fondamentale per chi lavora in ambito clinico e sanitario, perché permette di giustificare e supportare le decisioni cliniche. La sfida è sapere dove e come cercare le informazioni, nonché come raccogliere e analizzare la letteratura scientifica per migliorare la qualità dell’assistenza. Per effettuare una ricerca efficace, sono richieste diverse competenze:
Esistono fonti Primarie, Secondarie e Terziarie:
● Step 1: Definire la domanda (Define the Question) = Il primo passo è formulare una domanda chiara e specifica. Nel contesto della sanità pubblica, la domanda può riguardare la prevenzione, la diagnosi, il trattamento o l’intervento in una determinata popolazione. Per le ricerche quantitative, un metodo utile per definire la domanda è la struttura PICO: P (Population): Chi è il gruppo di persone coinvolto? I (Intervention): Qual è l’intervento o l’esposizione? C (Comparison): C’è un intervento o condizione di confronto? O (Outcome): Quali sono i risultati o gli esiti attesi? Per le ricerche qualitative, invece, si utilizza più spesso la struttura Population Situation PS, che è più adatta per domande esplorative e descrittive: P (Population): La popolazione o il gruppo specifico studiato. S (Situation): La situazione, il contesto o l’esperienza di interesse. ● Step 2: Ricerca delle evidenze (Search for Evidence)= Una volta formulata la domanda, il passo successivo è cercare le evidenze scientifiche rilevanti. L’obiettivo è costruire una solida base di conoscenze per supportare la decisione. La ricerca dovrebbe includere: Banche dati scientifiche: come PubMed, Cochrane Library, Embase, CINAHL e altre, per trovare articoli peer-reviewed. La piramide della modalità di McMaster è uno strumento utilizzato per classificare le fonti di informazione scientifica in base alla loro qualità e al livello di sintesi. La piramide si compone di cinque livelli (dall’apice alla base), ciascuno rappresentante un diverso tipo di fonte, con i materiali più sintetici e interpretativi ai livelli superiori e le fonti primarie alla base. Utilizzare la piramide di McMaster consente di iniziare la ricerca dalle fonti di sintesi (più vicine al vertice) per poi scendere, se necessario, agli studi primari, risparmiando tempo e aumentando l’affidabilità delle fonti.
● Step 3: Valutare criticamente le evidenze (Critically Appraise the Evidence)= Una volta identificate le fonti, è essenziale valutare la loro qualità. Non tutte le evidenze sono uguali; perciò, l’analisi critica consente di stabilire: Validità ( sono stati utilizzati metodi scientifici
rigorosi?), Affidabilità: (i risultati sono consistenti e replicabili?) e Applicabilità: (i risultati sono pertinenti e applicabili alla popolazione o al contesto di interesse?). ● Step 4: Sintetizzare le evidenze (Synthesize the Evidence)= Dopo la valutazione critica, le evidenze devono essere sintetizzate per ottenere una visione d’insieme. Questo significa raccogliere e combinare i risultati di più fonti per formulare raccomandazioni ● Step 5: Adattare le evidenze al contesto (Adapt the Evidence to the Context)= Le evidenze sintetizzate devono essere adattate al contesto locale per essere realmente applicabili. Questo richiede considerazioni su:
Per comprendere la scienza, è necessario analizzare alcuni concetti fondamentali: l'oggetto, lo scopo, il metodo e la distinzione tra disciplina e scienza. La scienza è il processo attraverso cui l'essere umano cerca di conoscere la realtà, utilizzando il metodo scientifico, che si basa sull'osservazione e sull'analisi di dati naturali per creare conoscenza verificabile. Tuttavia, il metodo scientifico è solo uno degli aspetti della scienza, che deve sempre fare riferimento a un paradigma di partenza che ne orienta lo sviluppo.
La scienza è un sistema di conoscenze organizzate, nato dalla formulazione di teorie per risolvere problemi specifici. Il punto di partenza di ogni scienza è un problema che stimola il dubbio e l'indagine. Il dubbio, che sfida ciò che sembra ovvio, è essenziale per il progresso della conoscenza, non solo in ambito scientifico ma anche in altri settori, come la medicina. La consapevolezza dell'ignoranza spinge a cercare nuove risposte, e se riuscissimo a conoscere tutto, non ci sarebbe più nulla da scoprire. Da un punto di vista infermieristico, i tre riferimenti più conosciuti per comprendere come e quando si sviluppa la scienza infermieristica sono:
● Karl Popper= Karl Popper sosteneva che la scienza inizia con la formulazione di teorie attorno a un problema. La sua corrente di pensiero mette in evidenza che non c'è conoscenza senza problemi, ma neppure problemi senza conoscenza ● Thomas Kuhn= Secondo Thomas Kuhn, una scienza si sviluppa attorno a un "paradigma", cioè un modello di riferimento condiviso dai ricercatori. Questo paradigma guida la ricerca, aiutando la comunità scientifica a studiare e interpretare i fenomeni. Quando il paradigma è accettato, tutti si concentrano su di esso per risolvere i problemi che si presentano. Tuttavia, i paradigmi non durano per sempre. Con il tempo, possono emergere fenomeni che non riescono a spiegare, chiamati anomalie. Quando queste anomalie diventano troppo evidenti, il paradigma può essere sostituito da uno nuovo, causando una "rivoluzione scientifica". Un esempio famoso è il passaggio dalla teoria della Terra piatta alla visione copernicana del sistema solare, che ha rappresentato un cambiamento fondamentale nella scienza.
I modelli concettuali, come il modello dei processi umani , considerano la persona come un insieme di processi vitali (respirazione, circolazione) che devono essere monitorati. Ogni modello offre un punto di vista diverso per affrontare i bisogni del paziente e guida la pratica infermieristica nella raccolta di dati, nella valutazione e nelle scelte d’intervento.
Le teorie sono più specifiche e pratiche rispetto ai modelli concettuali. Un esempio è la teoria del self-care (autocura), che spiega come i pazienti, specialmente quelli con patologie croniche, possano imparare a gestire la propria salute in modo autonomo. L'infermiere ha il compito di educare e supportare il paziente per migliorare la sua capacità di prendersi cura di sé.
Le 3 scuole di pensiero secondo Meleis:
L’infermieristica si occupa della cura dell’essere umano, considerato nella sua complessità e specificità, in un contesto di assistenza e relazione.L’obiettivo è definire l’ambito di competenza infermieristico e giustificare la sua evoluzione nel tempo. È fondamentale riconoscere il legame con il passato, le sue influenze sul presente, e la necessità di un’evoluzione continua.
L'infermieristica è una disciplina in continua evoluzione, che si fonda su una solida base teorica e storica. Comprendere l'identità infermieristica significa sapere chi siamo come professionisti, da dove veniamo , e come i modelli teorici sviluppati nel tempo abbiano plasmato la nostra pratica. I modelli concettuali sono essenziali, poiché offrono il fondamento teorico che guida la formazione, l'organizzazione e la ricerca nella professione.
Un aspetto cruciale dell'infermieristica è il ruolo della ricerca e dell' evidence-based nursing (EBN) , che applica le migliori evidenze scientifiche per migliorare la pratica clinica e garantire la responsabilità professionale. La ricerca contribuisce a costruire un pensiero critico e una solida organizzazione della disciplina, con l'obiettivo di migliorare l'assistenza infermieristica e rispondere meglio ai bisogni delle persone.
L'infermieristica mette la persona al centro , considerando il paziente non come un semplice oggetto di studio, ma come un soggetto complesso, con bisogni, emozioni e individualità uniche. La relazione infermiere-paziente si basa sulla comprensione reciproca, dove anche l'infermiere, pur mantenendo il suo ruolo professionale, è una persona che influenzerà la relazione con la propria soggettività. La responsabilità del professionista è di guidare le scelte assistenziali in modo etico e rispettoso, ponendo sempre la persona al centro del suo intervento.
La disciplina infermieristica ha un corpo di conoscenze che deriva dalla ricerca, dai modelli teorici e dalla pratica quotidiana.
Meleis scrisse "teorizzazione dell'assistenza infermieristica" definendo i 7 STADI EVOLUTIVI che segnano lo sviluppo della teorizzazione infermieristica (riferimento al mondo anglosassone e a quel contesto culturale)
In Italia, la conoscenza infermieristica si è evoluta in ritardo rispetto ai Paesi anglosassoni, con un ritardo di circa 25-30 anni. Questa evoluzione non è stata un processo semplice e lineare, ma piuttosto complesso, influenzato da scoperte scientifiche, eventi imprevisti e nuove leggi che hanno cambiato la professione nel tempo.
La distinzione tra assistenza generica e assistenza infermieristica nasce nel XV secolo grazie alle idee dei padri fondatori della scienza infermieristica, che consideravano l’assistenza infermieristica come una disciplina a sé stante, riservata a personale qualificato. Invece, nel mondo anglosassone questa separazione si è affermata solo nel XIX secolo.
In Italia, l’evoluzione della conoscenza infermieristica viene suddivisa in 7 fasi, che rappresentano momenti importanti nella trasformazione della professione e nella costruzione della sua identità:
METAPARADIGMA DELL’INFERMIERISTICA Un paradigma è un insieme di principi, teorie e concetti che costituiscono una base di riferimento per un determinato campo del sapere. In infermieristica, il metaparadigma è un livello più ampio del paradigma, che descrive le categorie fondamentali che guidano la pratica infermieristica. I meta paradigmi dell’infermieristica sono 4:
La persona è descritta come il centro dell’assistenza infermieristica. Non è solo un “paziente”, ma qualcuno che ha desideri, emozioni e un’esperienza unica. Si parla di “persona” invece che di “ paziente ” per evitare di ridurre l’individuo a qualcuno che “soffre” o “deve sopportare”, ma lo si riconosce come una persona con dignità e valori. Il termine cliente è talvolta usato per indicare una persona che “sceglie” dove andare, ma può essere percepito come più commerciale. La distinzione tra “persona” e “individuo” è importante: l’individuo è
più generico, mentre la persona è più specifica, con una storia e un contesto. Esistono due approcci per vedere la persona:
● Approccio biomedico: si concentra sulla malattia e sulle sue cause biologiche. In questo approccio, il medico è visto come colui che “ripara” il corpo umano, intervenendo solo sulla malattia. Il termine inglese “ to cure disease” (curare la malattia) è strettamente legato a questo approccio, che si concentra sull’eliminazione o la gestione della malattia stessa. In questo modello, l’infermiere e il medico si concentrano sul disease, cioè sulla malattia come una disfunzione biologica, una condizione che deve essere curata. La cura si concentra sull intervento per risolvere i sintomi e correggere le alterazioni fisiologiche. Il to cure è quindi un concetto che si basa sulla cura della malattia in termini fisici e biologici. Il “disease” è la condizione che deve essere trattata: un malato è visto come qualcuno che ha bisogno di risolvere il problema fisico che lo affligge. L’approccio biomedico è molto focalizzato su interventi clinici e risposte scientifiche ● Approccio sistemico: considera la persona nella sua interezza, non solo come un corpo da curare, ma anche come un individuo con una storia, emozioni e un contesto sociale che influenzano la sua salute. Questo approccio è più complesso e “personalizzato”, in quanto vede ogni individuo come unico.In questo approccio, l’infermiere si concentra su un tipo di cura che va oltre la semplice eliminazione della malattia fisica: è il “t o care ”, prendersi cura della persona, considerando anche l’esperienza esistenziale della malattia, cioè come la persona vive la malattia, come questa influenza la sua vita quotidiana e il suo benessere psicologico. Il termine “ illness ” si riferisce alla malattia come esperienza soggettiva. Non è solo la condizione fisica, ma è anche come la persona percepisce la malattia, come la vive e come questa incide sulla sua vita. Per esempio, un’anziana che ha subito la rottura di un arto potrebbe vivere questa situazione in modo molto diverso rispetto a una giovane, perché la sua mobilità è probabilmente già ridotta e la frattura le impedisce di svolgere attività quotidiane. La percezione della malattia e l’adattamento ad essa dipendono anche dal contesto socio-culturale e psicologico della persona. L’infermiere si distingue dal medico soprattutto per l’approccio. Mentre il medico si concentra sulla cura (cure) della malattia, l’infermiere si concentra sul prendersi cura (caring) della persona, nel suo complesso. Caring implica un approccio più umano ed empatico, che considera anche le emozioni, i desideri e le necessità psicologiche della persona, non solo i suoi sintomi fisici.
SALUTE/MALATTIA Salute : Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la salute è definita come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Non è solo l’assenza di malattia, ma uno stato di equilibrio che implica anche il benessere psicologico e sociale. Tuttavia, il concetto di salute può variare da persona a persona: per esempio, una persona disabile potrebbe non percepire un “completo benessere” nel senso tradizionale, ma può comunque considerarsi in salute in base alla propria esperienza di vita. Nel corso degli anni, l’OMS ha ampliato questa definizione, includendo anche la responsabilità individuale per la propria salute e l’importanza degli stili di vita (come l’alimentazione, l’esercizio fisico, il sonno) nel mantenimento della salute. Malattia : In passato, la malattia veniva vista come una condizione esterna al corpo (ad esempio, causata da “spiriti maligni” o forze soprannaturali). Oggi, la malattia è vista come un’alterazione fisica, ma anche psicologica e sociale. È una condizione che colpisce la persona e la sua vita quotidiana, non solo il suo corpo. La malattia non è solo una “disfunzione biologica”, ma anche un’esperienza vissuta, che può influire sulla qualità della vita e sul benessere psicologico. Quando parliamo di malattia e della percezione della malattia, è importante sottolineare che ogni persona può avere un giudizio diverso su come percepisce la propria condizione. Questo significa che la malattia è un’esperienza soggettiva, che non può essere misurata in modo oggettivo, come avviene, per esempio, con i parametri fisici. La percezione della malattia dipende dalla cultura,
Quando parliamo di fattori di rischio , intendiamo elementi presenti nell’ambiente che possono aumentare la probabilità di insorgenza di una malattia. Ad esempio, un ambiente inquinato può essere un fattore di rischio per malattie respiratorie. Questi fattori devono essere dimostrati attraverso studi epidemiologici, che evidenziano il legame tra ambiente e salute
La promozione della salute si concentra sul migliorare la salute delle persone, prevenendo le malattie prima che insorgano. Questo implica una serie di interventi positivi, tra cui:
La prevenzione invece si concentra sull’evitare che una malattia si sviluppi o si aggravi. Si distingue in tre livelli:
L’educazione alla salute è fondamentale per promuovere stili di vita sani e prevenire le malattie. Essa comprende due aspetti principali: l’educazione sanitaria , che si concentra sulla prevenzione secondaria, educando le persone a riconoscere i segnali di malattia e a fare controlli regolari, e l’educazione terapeutica, orientata alla prevenzione terziaria, che aiuta le persone a gestire una malattia cronica e a vivere meglio nonostante la sua presenza. Gli elementi chiave dell’educazione alla salute sono offrire opportunità di apprendimento, creare forme di comunicazione strutturate e coinvolgenti e cercare di influenzare i comportamenti individuali e comunitari, anche se questo obiettivo è particolarmente difficile da raggiungere.
Per mantenere una buona salute, le persone devono sviluppare delle life skills , che sono competenze per la vita quotidiana, come la capacità di prendere decisioni, la capacità di risolvere problemi, la capacità di interagire e relazionarsi con gli altri, il riconoscimento e la gestione delle proprie emozioni…
Un altro concetto importante è l’empowerment , che significa che la persona deve sentirsi in grado di prendere il controllo della propria vita e salute. “La vita dipende da te” è il messaggio centrale dell’empowerment. Non si tratta solo di prendersi cura di sé, ma di sentirsi responsabili delle proprie scelte e del proprio benessere. Questo concetto incoraggia le persone a fare scelte consapevoli che migliorano la loro salute, come adottare stili di vita più salutari o cercare supporto quando necessario.
ASSISTENZA INFERMIERISTICA L’assistenza infermieristica comprende tutti quegli atti e azioni che l’infermiere compie per rispondere
ai bisogni di salute della persona. Questi interventi sono mirati a promuovere la salute, prevenire le malattie, curare e riabilitare, nonché a supportare i pazienti nelle fasi di malattia acuta o cronica. L’infermiere agisce in base a competenze professionali, mettendo in atto cure dirette o indirette, e collaborando con altri professionisti sanitari per garantire un’assistenza globale e personalizzata.
Oltre a questi principali concetti dell’infermieristica (salute/malattia, ,uomo e ambiente) ci sono anche i fundamentals of care e self-care.
FUNDAMENTALS OF CARE
Il fundamentals of care è intrinsecamente legato all'assistenza infermieristica.
E importantissimo il rapporto tra il paziente e l’infermiere, che rappresenta il fulcro centrale. Intorno a questo rapporto ruota tutto il resto. Questo concetto è stato approfondito da un gruppo di ricercatori, partendo dalle idee di Virginia Avenell-Henderson , la quale ha definito la funzione specifica dell’infermieristica come l’assistenza alla persona, sia malata che sana, nell’esecuzione di attività che essa svolgerebbe autonomamente se avesse forza, volontà o conoscenze sufficienti. L’obiettivo è aiutare la persona a raggiungere l’indipendenza nel minor tempo possibile.
Questo pensiero è strettamente connesso al ruolo dell’assistenza infermieristica, che fornisce il comfort fisico necessario e sottolinea l’importanza dell’esperienza soggettiva per una comprensione olistica della salute e delle cure. Tale approccio è stato tradotto in un quadro teorico chiamato Fundamental of Care, che si articola in tre livelli principali:
Per un’assistenza infermieristica efficace, dunque, è fondamentale considerare questi tre aspetti: costruire una relazione con l’assistito, integrare i bisogni assistenziali e gestire il contesto della cura. Solo combinando questi elementi si possono garantire interventi mirati, sicuri e centrati sul paziente.