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ELEMENTI INTRODUTTIVI TEORICI, Appunti di Infermieristica

Appunti per la preparazione dell’esame orale di ELEMENTI INTRODUTTIVI TEORICI ( che fa parte del modulo FONDAMENTI DI SCIENZE INFERMIERISTICHE ED OSTETRICHE). Tratta il processo olistico infermieristico, normative, ricerca infermieristica, delle tecniche infermieristiche, fondamentals of care e self care.

Tipologia: Appunti

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FONDAMENTI DI SCIENZE INFERMIERISTICHE ED OSTETRICHE
| ELEMENTI INTRODUTTIVI TEORICI Università degli Studi di Milano-Bicocca|
APPROCCIO SOCIOLOGICO
L’approccio sociologico alla professione si occupa di analizzare come una professione si sviluppa e
interagisce all’interno della società. Il termine “professione” deriva dal latino profiteri, che significa
riconoscere, dichiarare apertamente. Questo termine compare per la prima volta nel 1541 nella
Oxford English Dictionary.
Nel senso moderno, una professione è definita come un gruppo di persone che, dopo aver
completato una formazione specifica, acquisisce l’abilitazione necessaria per esercitare una
determinata attività. Tale attività viene regolamentata da un codice di comportamento, riconosciuto da
un’associazione ufficiale, e basata su competenza tecnica e ideali di servizio. In questo contesto, il
concetto di “servizio” include una motivazione a soddisfare i bisogni della comunità, che evolvono nel
tempo, rendendo il cammino verso lo status professionale un processo continuo.
Per quanto riguarda la professione infermieristica, il percorso di professionalizzazione ha origine nel
XIX secolo, quando l’assistenza passa dall’essere un’attività occasionale a una funzione sociale
ufficiale, che richiede l’impegno a tempo pieno.
All’interno della sociologia delle professioni, esistono diverse scuole di pensiero riguardo ai processi
di professionalizzazione. Il sociologo Vilensky, in particolare, individua una serie di fasi cruciali nel
percorso di sviluppo di una professione:
1. l’inizio dell’attività a tempo pieno;
2. la creazione di istituzioni e scuole di formazione;
3. la costituzione di un’associazione professionale;
4. l’acquisizione di sostegno politico-legale, come la protezione del lavoro;
5. la formulazione di un codice deontologico.
Questi cinque elementi sono considerati fondamentali per definire una professione matura e
consolidata.
Ernest Greenwood, un altro importante studioso della sociologia delle professioni, amplia la
prospettiva analizzando l’interazione tra la professione e la società. Secondo Greenwood, una
professione è un gruppo organizzato che non solo possiede competenze specifiche e norme etiche,
ma si evolve in stretta connessione con le esigenze sociali, stabilendo con esse un continuo dialogo.
GLI ATTRIBUTI DI UNA PROFESSIONE
Ogni professione è caratterizzata da alcuni elementi fondamentali che ne delineano la natura e il ruolo
nella società. Questi attributi includono:
1. Corpo sistematico di teoria= Ogni professione si fonda su un insieme di conoscenze teoriche
specialistiche, non generiche, che forniscono al professionista le basi per comprendere e
risolvere problemi specifici della sua area.
2. Autorità professionale= L’autorità di un professionista deriva dalla sua competenza specifica e
dalla capacità di far prevalere il proprio giudizio professionale anche rispetto alle preferenze
del cliente, se ciò è nell’interesse della soluzione del problema. L’autorità professionale
riconosce al professionista il diritto di prendere decisioni complesse che richiedono
competenza specialistica e di agire in modo autonomo per il bene del cliente e della società.
3. Riconoscimento della comunità= Ogni professione cerca di ottenere un riconoscimento
ufficiale dalla comunità, che spesso si manifesta attraverso titoli accademici o certificazioni
rilasciati da istituti di formazione superiore. Questo riconoscimento rappresenta la fiducia
della comunità.
4. Codice di regolamentazione e di regole etiche = Un elemento distintivo delle professioni è il
codice deontologico, una serie di norme e regole etiche che regolano i rapporti tra il
professionista e il cliente, tra i colleghi e con la società. Questo codice è elaborato dalla
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FONDAMENTI DI SCIENZE INFERMIERISTICHE ED OSTETRICHE

| ELEMENTI INTRODUTTIVI TEORICI Università degli Studi di Milano-Bicocca|

APPROCCIO SOCIOLOGICO

L’approccio sociologico alla professione si occupa di analizzare come una professione si sviluppa e interagisce all’interno della società. Il termine “professione” deriva dal latino profiteri, che significa riconoscere, dichiarare apertamente. Questo termine compare per la prima volta nel 1541 nella Oxford English Dictionary. Nel senso moderno, una professione è definita come un gruppo di persone che, dopo aver completato una formazione specifica, acquisisce l’abilitazione necessaria per esercitare una determinata attività. Tale attività viene regolamentata da un codice di comportamento, riconosciuto da un’associazione ufficiale, e basata su competenza tecnica e ideali di servizio. In questo contesto, il concetto di “servizio” include una motivazione a soddisfare i bisogni della comunità, che evolvono nel tempo, rendendo il cammino verso lo status professionale un processo continuo. Per quanto riguarda la professione infermieristica, il percorso di professionalizzazione ha origine nel XIX secolo, quando l’assistenza passa dall’essere un’attività occasionale a una funzione sociale ufficiale, che richiede l’impegno a tempo pieno. All’interno della sociologia delle professioni, esistono diverse scuole di pensiero riguardo ai processi di professionalizzazione. Il sociologo Vilensky, in particolare, individua una serie di fasi cruciali nel percorso di sviluppo di una professione:

  1. l’inizio dell’attività a tempo pieno;
  2. la creazione di istituzioni e scuole di formazione;
  3. la costituzione di un’associazione professionale;
  4. l’acquisizione di sostegno politico-legale, come la protezione del lavoro;
  5. la formulazione di un codice deontologico.

Questi cinque elementi sono considerati fondamentali per definire una professione matura e consolidata. Ernest Greenwood, un altro importante studioso della sociologia delle professioni, amplia la prospettiva analizzando l’interazione tra la professione e la società. Secondo Greenwood, una professione è un gruppo organizzato che non solo possiede competenze specifiche e norme etiche, ma si evolve in stretta connessione con le esigenze sociali, stabilendo con esse un continuo dialogo.

GLI ATTRIBUTI DI UNA PROFESSIONE

Ogni professione è caratterizzata da alcuni elementi fondamentali che ne delineano la natura e il ruolo nella società. Questi attributi includono:

  1. Corpo sistematico di teoria= Ogni professione si fonda su un insieme di conoscenze teoriche specialistiche, non generiche, che forniscono al professionista le basi per comprendere e risolvere problemi specifici della sua area.
  2. Autorità professionale= L’autorità di un professionista deriva dalla sua competenza specifica e dalla capacità di far prevalere il proprio giudizio professionale anche rispetto alle preferenze del cliente, se ciò è nell’interesse della soluzione del problema. L’autorità professionale riconosce al professionista il diritto di prendere decisioni complesse che richiedono competenza specialistica e di agire in modo autonomo per il bene del cliente e della società. 3. Riconoscimento della comunità= Ogni professione cerca di ottenere un riconoscimento ufficiale dalla comunità, che spesso si manifesta attraverso titoli accademici o certificazioni rilasciati da istituti di formazione superiore. Questo riconoscimento rappresenta la fiducia della comunità.
  3. Codice di regolamentazione e di regole etiche = Un elemento distintivo delle professioni è il codice deontologico, una serie di norme e regole etiche che regolano i rapporti tra il professionista e il cliente, tra i colleghi e con la società. Questo codice è elaborato dalla

stessa comunità professionale, per assicurarsi che i professionisti agiscano in modo etico e trasparente, evitando qualsiasi abuso di potere nei confronti dei clienti.

  1. Cultura professionale= Una professione sviluppa nel tempo una cultura condivisa, basata su valori comuni, norme e simboli (come la divisa). Questa cultura comprende il rispetto per il proprio ruolo e la responsabilità nei confronti dei clienti e della società, e crea un senso di appartenenza tra i membri della professione.

Distinzione tra professione e mestiere La sociologia distingue tra professione e mestiere secondo due criteri principali: criterio di formazione e criterio di conoscenze. ● Criterio di formazione: un mestiere si basa su competenze e abilità pratiche acquisite tramite un’esperienza diretta e prolungata. Al contrario, un professionista si forma attraverso un percorso di studi strutturato, che integra teoria e pratica. ● Criterio di conoscenze: mentre il mestiere si fonda principalmente sull’esperienza pratica e su abilità apprese operando sul campo, la professione si basa su una conoscenza teorica sistematizzata, ottenuta tramite studi formali.

ELEMENTI TEORICI INTRODUTTIVI

L’ambito di esercizio professionale degli infermieri include una vasta gamma di ruoli, responsabilità e attività per le quali sono adeguatamente formati, competenti e autorizzati a operare. Nel tempo, la figura infermieristica ha visto diverse fasi di regolamentazione, iniziando con il Regio Decreto del 27 luglio 1934, n. 1265, noto come testo unico delle leggi sanitarie, che rappresenta uno dei primi testi normativi a definire il settore. Questo decreto organizzava le professioni sanitarie in tre categorie: principali ( c'erano medicina, veterinaria e l'infermieristica), ausiliarie (massaggiatori) e arti ausiliarie delle professioni sanitarie (ottici). Negli anni successivi, la professione infermieristica si orientava verso un modello centrato su compiti specifici, assegnati e gestiti secondo precise mansioni. Il primo mansionario ufficiale per gli infermieri venne stabilito nel 1940 con il R.D. n. 1310, che indicava dettagliatamente le attività autorizzate agli infermieri, sempre sotto la supervisione del medico. Tuttavia, nel 1974, il DPR n. 225 introduce un significativo passo avanti per la professione, favorendo una maggiore autonomia. Da quel momento, agli infermieri era permesso partecipare alla programmazione dei piani di lavoro, operare in collaborazione interdisciplinare e svolgere compiti di educazione sanitaria per i pazienti. Una delle principali normative sull’Esercizio della Professione Infermieristica è il D.M. del 1994, n.

Con il Decreto Ministeriale del 14 settembre 1994, n. 739, la figura dell’infermiere ha ottenuto un riconoscimento specifico come professionista responsabile dell’assistenza infermieristica generale. Questo decreto specificava che l’assistenza fornita dagli infermieri si articolasse in quattro ambiti:

  • Tecnico: Eseguire procedure sanitarie specifiche.
  • Relazionale: Stabilire e mantenere un rapporto di fiducia con il paziente, secondo il Codice Deontologico.
  • Educativo: Informare ed educare il paziente nella gestione della propria salute.
  • Preventivo e palliativo: Intervenire per prevenire e alleviare i sintomi delle malattie.

DM 1994, n.739:

● Articolo 1:

  • Comma 1: È individuata la figura professionale dell’infermiere responsabile dell’assistenza generale infermieristica.
  • Comma 2: L’assistenza infermieristica è preventiva, curativa, palliativa, riabilitativa, e si articola in aspetti di natura tecnica, relazionale ed educativa.
  • Comma 3: L’infermiere partecipa all’identificazione dei bisogni di salute, identifica i bisogni di assistenza della persona e formula i relativi obiettivi. Pianifica, gestisce e

sono più considerati “ausiliari”, ma autonomi nei loro ruoli e competenze. La normativa ha autorizzato l’eliminazione progressiva delle scuole dirette a fini speciali (come quelle per infermieri e dirigenti dell’assistenza infermieristica), sostituendole con corsi universitari. Questo processo ha permesso la creazione di percorsi di laurea per le professioni sanitarie, riconoscendo un livello accademico ufficiale per questi ruoli. La legge ha dato mandato al Ministero della Sanità di emanare linee guida per affidare ai professionisti sanitari la responsabilità diretta e la gestione dei servizi infermieristici e tecnico-sanitari nelle aziende sanitarie. Inoltre, la legge ha avviato una revisione organizzativa nei servizi sanitari, assegnando incarichi dirigenziali ai professionisti sanitari, non più solo ai medici. Questo passaggio ha aperto la possibilità per gli infermieri e altri professionisti di assumere ruoli di dirigenza nei servizi sanitari, non limitando questi incarichi esclusivamente ai medici. ● La Legge 8 marzo 2017, n. 24, conosciuta come “Legge Gelli-Bianco”, è una normativa che riguarda la sicurezza delle cure sanitarie e la responsabilità professionale. La legge ha come obiettivo primario la garanzia della sicurezza delle cure in sanità, stabilendo misure preventive per evitare errori medici. È stata prevista la prevenzione attraverso l’adozione di linee guida e di buone pratiche clinico-assistenziali, che devono essere seguite dagli operatori sanitari per garantire la qualità delle cure. La legge ha poi creato un Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza delle Cure e la Qualità dell’Assistenza Sanitaria, che ha il compito di monitorare l’attuazione delle politiche e delle pratiche relative alla sicurezza delle cure, migliorando continuamente il sistema sanitario. La legge ha stabilito poi l’obbligo di assicurazione per i professionisti sanitari, così come la possibilità di intraprendere azioni di responsabilità amministrativa e civile in caso di errori o danni derivanti dall’attività professionale. In altre parole, se il professionista sanitario commette errori, può essere chiamato a rispondere sia a livello civile che amministrativo. Le linee guida sono definite come raccomandazioni di comportamento clinico, redatte da esperti, che orientano la pratica sanitaria. La legge sottolinea che queste linee guida devono essere seguite per ridurre il rischio di danni e per ottimizzare l’uso delle risorse sanitarie, scegliendo le opzioni terapeutiche più efficaci. La legge stabilisce che le linee guida non solo sono obbligatorie, ma devono essere implementate per evitare sprechi di risorse e per garantire l’efficacia delle pratiche mediche. Gli operatori sanitari devono applicarle per assicurare che le scelte terapeutiche siano le più appropriate per il paziente. L'articolo 5 della Legge 24/2017 riguarda la responsabilità penale dei professionisti sanitari e la gestione dei rischi. È uno degli articoli centrali della legge, che ha introdotto importanti modifiche in merito alla responsabilità professionale in caso di errore medico. ● L. 1 febbraio 2006, n. 43: Ha formalizzato il riconoscimento di competenze specialistiche per gli infermieri e la possibilità di assumere ruoli di coordinamento. ● L. 8 marzo 2017, n. 24: Ha affrontato il tema della responsabilità professionale in ambito medico, offrendo maggiori tutele agli operatori sanitari, inclusi gli infermieri, nei casi di controversie legali. ● L. 11 gennaio 2018, n. 3: Ha stabilito criteri più stringenti per la qualità dell’assistenza sanitaria, con il riconoscimento di nuove specializzazioni infermieristiche.

Queste normative testimoniano il graduale passaggio dell’infermieristica da una funzione subordinata a una professione autonoma e responsabile, in linea con le crescenti esigenze della società e del sistema sanitario.

L’INFERMIERISTICA COME SAPERE SCIENTIFICO

Il concetto di ricerca è fondamentale nel contesto infermieristico. Uno degli articoli che ha segnato questo aspetto di ricerca è la Legge 42/1999 che ha definito l’infermieristica come una professione sanitaria autonoma e responsabile, con l’obbligo di aggiornamento continuo, richiamando il concetto di responsabilità e conoscenza, che implica anche la ricerca. Il codice deontologico dell’infermiere richiama la necessità di un costante aggiornamento professionale e la partecipazione attiva nella ricerca. Articoli come l’articolo 22 del Codice Deontologico del 1999 ribadiscono che l’infermiere deve contribuire allo sviluppo della conoscenza tramite la ricerca, garantendo l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti e dei protocolli usati. È evidenziato che l’infermiere non solo deve partecipare alla ricerca, ma anche rendere disponibili i risultati, contribuendo così alla crescita della conoscenza in ambito assistenziale.

Gli obiettivi formativi del corso di laurea in infermieristica comprendono una solida formazione nella ricerca, che viene vista come parte integrante della pratica clinica e dello sviluppo professionale dell’infermiere. In sintesi, i principali obiettivi legati alla ricerca sono:

  1. Accedere ai risultati della ricerca: Gli studenti devono saper accedere ai risultati della ricerca scientifica e sviluppare la capacità di leggere e interpretare criticamente articoli e pubblicazioni.
  2. Leggere in modo critico i risultati di ricerca: Ciò significa saper valutare l’affidabilità e l’utilizzabilità delle evidenze scientifiche in base a criteri rigorosi, comprendendo se un articolo è rilevante e applicabile alla pratica clinica.
  3. Applicazione della ricerca alla pratica clinica :È essenziale che sappia utilizzare i risultati delle ricerche per informare e migliorare i propri interventi, applicando le migliori evidenze disponibili nella pratica quotidiana.
  4. Identificazione dei problemi di ricerca: Uno degli obiettivi è far sì che gli studenti acquisiscano la capacità di identificare problemi e aree di miglioramento all’interno dei contesti assistenziali, in modo da proporre temi rilevanti per future ricerche.
  5. Collaborare nella raccolta dei dati: Gli studenti sono incoraggiati a partecipare attivamente a progetti di ricerca, che potrebbero includere questionari, studi osservazionali o sperimentazioni cliniche, come parte della loro formazione.

La laurea magistrale rappresenta un avanzamento significativo, con l’obiettivo di approfondire i principali elementi teorici legati ai disegni di ricerca, alle metodologie e agli strumenti. Offre inoltre un’introduzione pratica alla progettazione di ricerche su problematiche specifiche nell’ambito infermieristico.

I master anche qui chiederanno di più:

  • Nel master di Primo Livello: gli studenti sviluppano una base di conoscenze generali e iniziano ad acquisire competenze di ricerca applicata alla pratica infermieristica. Viene enfatizzata l’importanza di una formazione che comprenda aspetti multidisciplinari, come la cardiologia, la psicologia, la biotecnologia, e la capacità di collaborare con altre discipline.
  • Master di Secondo Livello: Qui gli infermieri approfondiscono i concetti già acquisiti e partecipano in modo più attivo a progetti di ricerca, sia indipendenti che multidisciplinari. Questo livello permette loro di essere leader in ambiti di ricerca specifici, conducendo studi e contribuendo alla risoluzione di problemi complessi che riguardano anche le dimensioni familiari e sociali dei pazienti.

Per poi arrivare al dottorato di Ricerca che rappresenta il livello più avanzato e ha come obiettivo principale lo sviluppo del corpo di conoscenze disciplinari dell’infermieristica. Si tratta non solo di acquisire competenze pratiche, ma anche di contribuire alla teoria infermieristica.

Esistono due tipologie di ricerca infermieristica: la ricerca quantitativa e la ricerca qualitativa:

  1. Ricerca Quantitativa: È basata sull’analisi numerica e statistica per testare ipotesi e confrontare trattamenti o interventi. Il metodo sperimentale più comune è quello di selezionare casualmente e dividere in gruppi per garantire un confronto oggettivo. Uno dei gruppi riceve l’intervento da studiare, mentre l’altro gruppo segue la pratica standard o un trattamento alternativo. Al termine dello studio, si confrontano i risultati per vedere quale intervento ha avuto un effetto migliore.
  2. Ricerca Qualitativa : A differenza di quella quantitativa, la ricerca qualitativa si focalizza sull’esperienza vissuta e sulle percezioni dei soggetti, cercando di comprendere le emozioni, i significati personali e le dinamiche uniche che emergono in situazioni specifiche. Attraverso interviste e racconti, la ricerca qualitativa esplora come vivono questi momenti difficili e quali supporti emotivi e comunicativi possono aiutarli. Comprendere le emozioni dei familiari in tali situazioni offre agli infermieri spunti per migliorare l’approccio comunicativo, sapere quali parole usare, come sostenere i familiari e quali competenze relazionali e psicologiche sono necessarie.

EVIDENCE-BASED NURSING (EBN)

Con Evidence Based Nursing (Ebn) si intende un processo per mezzo del quale gli infermieri assumono le decisioni cliniche utilizzando le migliori ricerche disponibili, la loro esperienza clinica e le preferenze del paziente, all’interno di un determinato contesto di risorse disponibili. Se dovesse sussistere una condizione di incertezza o di carenza informativa, le prestazioni erogate risulterebbero difformi e non ottimali esponendo i pazienti a rischi aggiuntivi. È in tale scenario che interviene l’Evidence Based Practice(EBP) , uno strumento per contrastare gli errori sistematici che nascono da un processo di decision-making che non si fondi su evidenze scientifiche. Un'applicazione specifica di questo approccio è l'Evidence Based Nursing (EBN), in cui gli infermieri assumono decisioni cliniche utilizzando le migliori ricerche disponibili, la loro esperienza clinica e le preferenze del paziente, considerando il contesto delle risorse disponibili. Questo processo mira a garantire decisioni cliniche ottimali e sicure per i pazienti. L’Evidence Based Practice,consiste in uno strumento tramite il quale il professionista può acquisire conoscenza laddove la ricerca sia stata già effettuata. Questo vale anche per l’Evidence Based Nursing, una ricerca della letteratura, un recupero sistematico della letteratura su uno specifico tema o che sia utile al raggiungimento di uno specifico obiettivo, che permette al professionista infermiere di erogare un’assistenza più efficace e più attenta al paziente, perché supportata dalle evidenze: risultati validi, dimostrati, generalizzabili, clinicamente rilevanti di uno studio clinico. Evidence–based practice o EBP è un approccio che è nato inizialmente in ambito della medicina (da cui il termine “Evidence-Based Medicine”), si è poi esteso ad altre discipline sanitarie, come l’infermieristica (Evidence-Based Nursing), la fisioterapia (Evidence-Based Physiotherapy), fino a giungere a una visione interdisciplinare che abbraccia tutta l’assistenza sanitaria (Evidence-Based Healthcare). Evidence based decision making (EBDM) si basa sull’integrazione delle migliori evidenze scientifiche disponibili con le abilità cliniche degli operatori sanitari e i valori individuali dei pazienti, allo scopo di prendere decisioni ottimali nell’assistenza sanitaria. L’approccio dell’EBDM si è evoluto verso una prospettiva più ampia di Evidence-Based Healthcare, che considera non solo il singolo paziente, ma anche gruppi e comunità intere. Questo cambiamento di prospettiva è essenziale in contesti come quello dell’infermiere di comunità, il quale non si limita a prendersi cura di singoli pazienti ma deve rispondere anche alle esigenze di una popolazione specifica, spesso con caratteristiche culturali e sociali uniche.

Mentre la medicina ha storicamente gettato le basi per la ricerca basata sull’evidenza (EBM), altre discipline sanitarie, come l’infermieristica, la fisioterapia e la sanità pubblica, hanno gradualmente adottato e adattato questo approccio ai loro ambiti specifici. Questo passaggio riflette l’evoluzione

verso un modello di Evidence-Based Public Health (EBPH), che promuove decisioni basate su evidenze scientifiche per migliorare la salute delle popolazioni in modo complesso e collaborativo.

Oggi, la pratica clinica e l’assistenza non sono più isolate in compartimenti disciplinari distinti, ma operano in team multidisciplinari. L’approccio integrato vede medici, infermieri, terapisti e altri professionisti sanitari lavorare insieme.

L’approccio per la ricerca, inizia con il riconoscimento che ogni decisione clinica deve partire da una domanda. Ad esempio, nel caso di un paziente con una frattura cervicale, la domanda potrebbe essere: “Qual è il modo migliore per mobilizzare un paziente con una frattura cervicale senza rischiare danni neurologici o respiratori?” Questo è un esempio di come un dubbio clinico diventa il punto di partenza per la ricerca di evidenze.

Una volta che la domanda è formulata, il passo successivo è la ricerca di informazioni. Questo implica non solo l’accesso a fonti di ricerca scientifica, ma anche un’attenta selezione delle risorse. Non è sufficiente cercare su internet; è fondamentale utilizzare database accademici e risorse verificate, come PubMed o Cochrane, per garantire che le informazioni siano accurate e basate su evidenze scientifiche solide. Una ricerca superficiale o non mirata su Google potrebbe portare a informazioni contraddittorie, pertanto è essenziale rivolgersi a fonti autorevoli.

Una volta ottenute le informazioni, queste devono essere valutate. Non si può semplicemente accettare tutto ciò che viene trovato, ma occorre un’analisi critica della qualità e della rilevanza dell’informazione per il contesto specifico del paziente.

Il passo successivo è integrare le evidenze con la situazione del paziente. Le linee guida e le raccomandazioni devono essere adattate alle specificità del paziente, come la sua condizione fisica, la storia clinica, e le sue preferenze.

Infine, le evidenze selezionate devono essere applicate nella pratica clinica. Ad esempio, se si scopre che una particolare tecnica di immobilizzazione è la più sicura e efficace per il paziente, questa deve essere utilizzata durante il trattamento del paziente.

Un aspetto fondamentale che emerge dal discorso è la necessità di collaborare con altri professionisti. Non è sufficiente che un singolo operatore, come l’infermiere, agisca isolatamente. La ricerca e l’implementazione delle evidenze devono avvenire in un contesto di team multidisciplinari dove i diversi esperti condividono conoscenze e competenze per ottenere i migliori risultati possibili.

RICERCA BIBLIOGRAFICA

La ricerca bibliografica è fondamentale per chi lavora in ambito clinico e sanitario, perché permette di giustificare e supportare le decisioni cliniche. La sfida è sapere dove e come cercare le informazioni, nonché come raccogliere e analizzare la letteratura scientifica per migliorare la qualità dell’assistenza. Per effettuare una ricerca efficace, sono richieste diverse competenze:

  • Competenze Disciplinari: Conoscenza del proprio campo di specializzazione per orientarsi correttamente nelle fonti bibliografiche.
  • Competenze Linguistiche: La letteratura scientifica è per lo più scritta in inglese. Per chi non ha una buona padronanza della lingua, esistono strumenti di traduzione, ma bisogna fare attenzione alle traduzioni automatiche, in quanto potrebbero non rispettare la terminologia tecnica specifica.
  • Competenze Informatiche: Essendo la maggior parte della letteratura disponibile online, è fondamentale saper navigare le banche dati elettroniche.

Esistono fonti Primarie, Secondarie e Terziarie:

● Step 1: Definire la domanda (Define the Question) = Il primo passo è formulare una domanda chiara e specifica. Nel contesto della sanità pubblica, la domanda può riguardare la prevenzione, la diagnosi, il trattamento o l’intervento in una determinata popolazione. Per le ricerche quantitative, un metodo utile per definire la domanda è la struttura PICO: P (Population): Chi è il gruppo di persone coinvolto? I (Intervention): Qual è l’intervento o l’esposizione? C (Comparison): C’è un intervento o condizione di confronto? O (Outcome): Quali sono i risultati o gli esiti attesi? Per le ricerche qualitative, invece, si utilizza più spesso la struttura Population Situation PS, che è più adatta per domande esplorative e descrittive: P (Population): La popolazione o il gruppo specifico studiato. S (Situation): La situazione, il contesto o l’esperienza di interesse. ● Step 2: Ricerca delle evidenze (Search for Evidence)= Una volta formulata la domanda, il passo successivo è cercare le evidenze scientifiche rilevanti. L’obiettivo è costruire una solida base di conoscenze per supportare la decisione. La ricerca dovrebbe includere: Banche dati scientifiche: come PubMed, Cochrane Library, Embase, CINAHL e altre, per trovare articoli peer-reviewed. La piramide della modalità di McMaster è uno strumento utilizzato per classificare le fonti di informazione scientifica in base alla loro qualità e al livello di sintesi. La piramide si compone di cinque livelli (dall’apice alla base), ciascuno rappresentante un diverso tipo di fonte, con i materiali più sintetici e interpretativi ai livelli superiori e le fonti primarie alla base. Utilizzare la piramide di McMaster consente di iniziare la ricerca dalle fonti di sintesi (più vicine al vertice) per poi scendere, se necessario, agli studi primari, risparmiando tempo e aumentando l’affidabilità delle fonti.

  • Apice: Sistemi : Al livello più alto troviamo i sistemi. Sono fonti di informazione automatizzate che forniscono risposte cliniche basate su linee guida e evidenze, spesso integrate direttamente nei sistemi di supporto clinico (ad esempio, software di decision-making clinico). Questi strumenti utilizzano algoritmi basati su evidenze per dare risposte rapide a problemi clinici. - Sintesi (Summaries): Qui troviamo le sintesi, come linee guida cliniche o riassunti strutturati. Questi documenti rappresentano una panoramica completa basata su ricerche cliniche, organizzate per rispondere a domande pratiche sulla diagnosi e il trattamento. Sono progettate per l’uso clinico quotidiano e rappresentano un livello di informazione più integrato rispetto a singoli studi o revisioni. - Sinossi di Revisioni Sistematiche (Synopses of Syntheses): Questo livello include sinossi di revisioni sistematiche. Le sinossi sono riassunti brevi di revisioni sistematiche di alta qualità. Offrono ai clinici un accesso rapido alle evidenze più recenti e affidabili in merito a una determinata questione, senza richiedere la lettura della revisione completa. - Revisioni Sistematiche (Syntheses): Qui troviamo le revisioni sistematiche complete, come quelle pubblicate da Cochrane. Le revisioni sistematiche sintetizzano i risultati di molteplici studi primari, usando criteri rigorosi per valutare la qualità e la validità delle evidenze, e forniscono risposte approfondite a specifiche domande cliniche. - Studi Primari (Studies): Alla base della piramide si trovano gli studi primari: ricerche originali come studi clinici, studi di coorte e studi caso-controllo. Questi studi forniscono dati e risultati originali, che vengono utilizzati nei livelli superiori per costruire revisioni, sinossi e sistemi di supporto decisionale

● Step 3: Valutare criticamente le evidenze (Critically Appraise the Evidence)= Una volta identificate le fonti, è essenziale valutare la loro qualità. Non tutte le evidenze sono uguali; perciò, l’analisi critica consente di stabilire: Validità ( sono stati utilizzati metodi scientifici

rigorosi?), Affidabilità: (i risultati sono consistenti e replicabili?) e Applicabilità: (i risultati sono pertinenti e applicabili alla popolazione o al contesto di interesse?). ● Step 4: Sintetizzare le evidenze (Synthesize the Evidence)= Dopo la valutazione critica, le evidenze devono essere sintetizzate per ottenere una visione d’insieme. Questo significa raccogliere e combinare i risultati di più fonti per formulare raccomandazioni ● Step 5: Adattare le evidenze al contesto (Adapt the Evidence to the Context)= Le evidenze sintetizzate devono essere adattate al contesto locale per essere realmente applicabili. Questo richiede considerazioni su:

  • Risorse disponibili: budget, tempo, personale, e infrastrutture.
  • Bisogni e caratteristiche della popolazione: culturali, demografiche, ecc.
  • Fattori politici e normativi: eventuali vincoli o supporti legislativi o politici.
  • Adattare le evidenze al contesto locale aumenta la probabilità di un’implementazione efficace ● Step 6: Pianificare l’implementazione (Plan for Implementation)= A questo punto, si sviluppa un piano dettagliato per l’attuazione dell’intervento. ● Step 7: Implementare e valutare l’intervento (Implement and Evaluate the Intervention)= La fase di implementazione comporta la realizzazione pratica dell’intervento, seguita da una valutazione per verificare se ha raggiunto gli obiettivi:
  • Valutazione dei risultati per misurare l’impatto.
  • Valutazione di processo per analizzare la qualità dell’implementazione.
  • Adattamento finale: modifiche basate sui risultati, utili per interventi futuri

Per comprendere la scienza, è necessario analizzare alcuni concetti fondamentali: l'oggetto, lo scopo, il metodo e la distinzione tra disciplina e scienza. La scienza è il processo attraverso cui l'essere umano cerca di conoscere la realtà, utilizzando il metodo scientifico, che si basa sull'osservazione e sull'analisi di dati naturali per creare conoscenza verificabile. Tuttavia, il metodo scientifico è solo uno degli aspetti della scienza, che deve sempre fare riferimento a un paradigma di partenza che ne orienta lo sviluppo.

La scienza è un sistema di conoscenze organizzate, nato dalla formulazione di teorie per risolvere problemi specifici. Il punto di partenza di ogni scienza è un problema che stimola il dubbio e l'indagine. Il dubbio, che sfida ciò che sembra ovvio, è essenziale per il progresso della conoscenza, non solo in ambito scientifico ma anche in altri settori, come la medicina. La consapevolezza dell'ignoranza spinge a cercare nuove risposte, e se riuscissimo a conoscere tutto, non ci sarebbe più nulla da scoprire. Da un punto di vista infermieristico, i tre riferimenti più conosciuti per comprendere come e quando si sviluppa la scienza infermieristica sono:

● Karl Popper= Karl Popper sosteneva che la scienza inizia con la formulazione di teorie attorno a un problema. La sua corrente di pensiero mette in evidenza che non c'è conoscenza senza problemi, ma neppure problemi senza conoscenza ● Thomas Kuhn= Secondo Thomas Kuhn, una scienza si sviluppa attorno a un "paradigma", cioè un modello di riferimento condiviso dai ricercatori. Questo paradigma guida la ricerca, aiutando la comunità scientifica a studiare e interpretare i fenomeni. Quando il paradigma è accettato, tutti si concentrano su di esso per risolvere i problemi che si presentano. Tuttavia, i paradigmi non durano per sempre. Con il tempo, possono emergere fenomeni che non riescono a spiegare, chiamati anomalie. Quando queste anomalie diventano troppo evidenti, il paradigma può essere sostituito da uno nuovo, causando una "rivoluzione scientifica". Un esempio famoso è il passaggio dalla teoria della Terra piatta alla visione copernicana del sistema solare, che ha rappresentato un cambiamento fondamentale nella scienza.

I modelli concettuali, come il modello dei processi umani , considerano la persona come un insieme di processi vitali (respirazione, circolazione) che devono essere monitorati. Ogni modello offre un punto di vista diverso per affrontare i bisogni del paziente e guida la pratica infermieristica nella raccolta di dati, nella valutazione e nelle scelte d’intervento.

Le teorie sono più specifiche e pratiche rispetto ai modelli concettuali. Un esempio è la teoria del self-care (autocura), che spiega come i pazienti, specialmente quelli con patologie croniche, possano imparare a gestire la propria salute in modo autonomo. L'infermiere ha il compito di educare e supportare il paziente per migliorare la sua capacità di prendersi cura di sé.

Le 3 scuole di pensiero secondo Meleis:

  1. Scuola dei bisogni : Si concentra sui bisogni fondamentali della persona, come il nutrimento, la sicurezza e l'autonomia. L'infermiere interviene per soddisfare questi bisogni, supportando il paziente nelle sue necessità di base.
  2. Scuola dell'interazione : Focalizzata sulle relazioni e interazioni tra paziente e infermiere. L'idea principale è che la cura si costruisce attraverso un rapporto di comunicazione e supporto reciproco.
  3. Scuola del risultato : Si basa sull'idea che l'infermiere debba intervenire per ottenere risultati misurabili, migliorando la salute del paziente attraverso obiettivi concreti.

L’infermieristica si occupa della cura dell’essere umano, considerato nella sua complessità e specificità, in un contesto di assistenza e relazione.L’obiettivo è definire l’ambito di competenza infermieristico e giustificare la sua evoluzione nel tempo. È fondamentale riconoscere il legame con il passato, le sue influenze sul presente, e la necessità di un’evoluzione continua.

L'infermieristica è una disciplina in continua evoluzione, che si fonda su una solida base teorica e storica. Comprendere l'identità infermieristica significa sapere chi siamo come professionisti, da dove veniamo , e come i modelli teorici sviluppati nel tempo abbiano plasmato la nostra pratica. I modelli concettuali sono essenziali, poiché offrono il fondamento teorico che guida la formazione, l'organizzazione e la ricerca nella professione.

Un aspetto cruciale dell'infermieristica è il ruolo della ricerca e dell' evidence-based nursing (EBN) , che applica le migliori evidenze scientifiche per migliorare la pratica clinica e garantire la responsabilità professionale. La ricerca contribuisce a costruire un pensiero critico e una solida organizzazione della disciplina, con l'obiettivo di migliorare l'assistenza infermieristica e rispondere meglio ai bisogni delle persone.

L'infermieristica mette la persona al centro , considerando il paziente non come un semplice oggetto di studio, ma come un soggetto complesso, con bisogni, emozioni e individualità uniche. La relazione infermiere-paziente si basa sulla comprensione reciproca, dove anche l'infermiere, pur mantenendo il suo ruolo professionale, è una persona che influenzerà la relazione con la propria soggettività. La responsabilità del professionista è di guidare le scelte assistenziali in modo etico e rispettoso, ponendo sempre la persona al centro del suo intervento.

La disciplina infermieristica ha un corpo di conoscenze che deriva dalla ricerca, dai modelli teorici e dalla pratica quotidiana.

Meleis scrisse "teorizzazione dell'assistenza infermieristica" definendo i 7 STADI EVOLUTIVI che segnano lo sviluppo della teorizzazione infermieristica (riferimento al mondo anglosassone e a quel contesto culturale)

  1. Stadio della pratica : Inizialmente, l'infermieristica si basava principalmente sulla pratica, con interventi appresi attraverso l’esperienza e la necessità immediata di prendersi cura del paziente. Un esempio importante è Florence Nightingale, che ha migliorato le condizioni sanitarie con il suo approccio basato sull'osservazione dei fattori ambientali e sull'uso di dati statistici.
  2. Stadio della formazione : Con l'evoluzione della professione, è emersa la necessità di formare nuovi infermieri, passando da un sapere pratico a una formazione più strutturata. Tuttavia, le conoscenze erano ancora più legate alla pratica che a una riflessione teorica.
  3. Stadio della ricerca : Questo stadio ha visto l'inizio della raccolta e dell'analisi dei dati per dimostrare l'efficacia degli interventi infermieristici, spostandosi dal semplice “fare” alla comprensione del “perché” degli interventi.
  4. Stadio della teoria : Si è iniziato a sviluppare teorie infermieristiche vere e proprie, che hanno fornito una guida teorica alla pratica, aiutando a strutturare e a professionalizzare la disciplina.
  5. Stadio della filosofia : In questa fase si riflette sul perché degli interventi e delle scelte infermieristiche, considerando aspetti etici e filosofici che guidano l’assistenza.
  6. Stadio dell’interdisciplinarità : L'infermieristica ha riconosciuto la necessità di collaborare con altre discipline, come la medicina, la psicologia e la sociologia, per migliorare la qualità dell’assistenza.
  7. Stadio della tecnologia e dei sistemi informativi : L'uso di tecnologie avanzate, come la cartella clinica elettronica e altre applicazioni digitali, ha migliorato la gestione delle cure, rendendo l'assistenza più efficiente e precisa.

In Italia, la conoscenza infermieristica si è evoluta in ritardo rispetto ai Paesi anglosassoni, con un ritardo di circa 25-30 anni. Questa evoluzione non è stata un processo semplice e lineare, ma piuttosto complesso, influenzato da scoperte scientifiche, eventi imprevisti e nuove leggi che hanno cambiato la professione nel tempo.

La distinzione tra assistenza generica e assistenza infermieristica nasce nel XV secolo grazie alle idee dei padri fondatori della scienza infermieristica, che consideravano l’assistenza infermieristica come una disciplina a sé stante, riservata a personale qualificato. Invece, nel mondo anglosassone questa separazione si è affermata solo nel XIX secolo.

In Italia, l’evoluzione della conoscenza infermieristica viene suddivisa in 7 fasi, che rappresentano momenti importanti nella trasformazione della professione e nella costruzione della sua identità:

  1. ASSISTENZA (dalla nascita dell'uomo al XIV sec) → corrisponde allo stadio della pratica in cui ancora non esiste il concetto teorico riferito al termine "infermieristica".In questo periodo, l'assistenza infermieristica era basata principalmente sull’esperienza pratica, senza un vero e proprio fondamento teorico. Le conoscenze erano rudimentali e venivano trasmesse oralmente. La cultura della popolazione era limitata, e le pratiche infermieristiche non erano ancora formalizzate. L’assistenza veniva svolta in modo "improvvisato", spesso senza una preparazione teorica e con strumenti poco standardizzati. La professione infermieristica si sovrapponeva a quella medica, e non c’era una separazione chiara tra i ruoli. Durante questo periodo, il paradigma filosofico dominante era il razionalismo , che cercava di spiegare i fenomeni con la logica e l’osservazione. Tuttavia, le conoscenze scientifiche erano ancora molto limitate. Un contributo importante in questo periodo veniva dalla medicina araba , che, seppur con una comprensione incompleta dell'anatomia (per via del divieto di dissezione dei corpi), introdusse innovazioni significative nel campo della chirurgia, come la filtrazione, triturazione e distillazione.
  2. ASSISTENZA INFERMIERISTICA (dal XV sec al 1960ca.)→ Si inizia a parlare di "assistenza infermieristica", dando valore a un approccio più strutturato e con basi conoscitive e scientifiche. In questo periodo, le prime figure di infermieri iniziano a organizzarsi meglio, ma
  1. SCIENZA INFERMIERISTICA (dal 2001)→ La professione raggiunge un livello più avanzato, con l'emergere di un approccio interdisciplinare che integra nuove conoscenze provenienti da diverse aree della scienza, come la medicina, la psicologia, e altre. Inoltre, si sviluppano tecnologie avanzate e sistemi informativi (come la cartella clinica elettronica), che migliorano la qualità e l’efficienza dell’assistenza. L'infermieristica diventa finalmente una scienza autonoma , basata su evidenze e ricerca scientifica. ma

METAPARADIGMA DELL’INFERMIERISTICA Un paradigma è un insieme di principi, teorie e concetti che costituiscono una base di riferimento per un determinato campo del sapere. In infermieristica, il metaparadigma è un livello più ampio del paradigma, che descrive le categorie fondamentali che guidano la pratica infermieristica. I meta paradigmi dell’infermieristica sono 4:

  1. Persona: rappresenta l’individuo che riceve assistenza, il paziente, ma anche la persona in senso più ampio (ad esempio, la famiglia o la comunità). L’infermiere deve vedere la persona non solo come un soggetto da trattare, ma come un essere umano completo con emozioni, necessità e contesto sociale.
  2. Salute e malattia: sono strettamente legati e indicano lo stato di benessere o disagio che la persona prova, sia sul piano fisico che psicologico e sociale.
  3. Ambiente: è l’insieme delle condizioni in cui la persona vive, che possono influenzare la sua salute. Ad esempio, l’ambiente familiare, il luogo di lavoro, la comunità e anche l’ambiente fisico.
  4. Assistenza infermieristica: riguarda l’attività che l’infermiere svolge per prendersi cura della persona, che implica non solo la cura fisica, ma anche il supporto emotivo e psicologico.

LA PERSONA

La persona è descritta come il centro dell’assistenza infermieristica. Non è solo un “paziente”, ma qualcuno che ha desideri, emozioni e un’esperienza unica. Si parla di “persona” invece che di “ paziente ” per evitare di ridurre l’individuo a qualcuno che “soffre” o “deve sopportare”, ma lo si riconosce come una persona con dignità e valori. Il termine cliente è talvolta usato per indicare una persona che “sceglie” dove andare, ma può essere percepito come più commerciale. La distinzione tra “persona” e “individuo” è importante: l’individuo è

più generico, mentre la persona è più specifica, con una storia e un contesto. Esistono due approcci per vedere la persona:

Approccio biomedico: si concentra sulla malattia e sulle sue cause biologiche. In questo approccio, il medico è visto come colui che “ripara” il corpo umano, intervenendo solo sulla malattia. Il termine inglese “ to cure disease” (curare la malattia) è strettamente legato a questo approccio, che si concentra sull’eliminazione o la gestione della malattia stessa. In questo modello, l’infermiere e il medico si concentrano sul disease, cioè sulla malattia come una disfunzione biologica, una condizione che deve essere curata. La cura si concentra sull intervento per risolvere i sintomi e correggere le alterazioni fisiologiche. Il to cure è quindi un concetto che si basa sulla cura della malattia in termini fisici e biologici. Il “disease” è la condizione che deve essere trattata: un malato è visto come qualcuno che ha bisogno di risolvere il problema fisico che lo affligge. L’approccio biomedico è molto focalizzato su interventi clinici e risposte scientifiche ● Approccio sistemico: considera la persona nella sua interezza, non solo come un corpo da curare, ma anche come un individuo con una storia, emozioni e un contesto sociale che influenzano la sua salute. Questo approccio è più complesso e “personalizzato”, in quanto vede ogni individuo come unico.In questo approccio, l’infermiere si concentra su un tipo di cura che va oltre la semplice eliminazione della malattia fisica: è il “t o care ”, prendersi cura della persona, considerando anche l’esperienza esistenziale della malattia, cioè come la persona vive la malattia, come questa influenza la sua vita quotidiana e il suo benessere psicologico. Il termine “ illness ” si riferisce alla malattia come esperienza soggettiva. Non è solo la condizione fisica, ma è anche come la persona percepisce la malattia, come la vive e come questa incide sulla sua vita. Per esempio, un’anziana che ha subito la rottura di un arto potrebbe vivere questa situazione in modo molto diverso rispetto a una giovane, perché la sua mobilità è probabilmente già ridotta e la frattura le impedisce di svolgere attività quotidiane. La percezione della malattia e l’adattamento ad essa dipendono anche dal contesto socio-culturale e psicologico della persona. L’infermiere si distingue dal medico soprattutto per l’approccio. Mentre il medico si concentra sulla cura (cure) della malattia, l’infermiere si concentra sul prendersi cura (caring) della persona, nel suo complesso. Caring implica un approccio più umano ed empatico, che considera anche le emozioni, i desideri e le necessità psicologiche della persona, non solo i suoi sintomi fisici.

SALUTE/MALATTIA Salute : Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), la salute è definita come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Non è solo l’assenza di malattia, ma uno stato di equilibrio che implica anche il benessere psicologico e sociale. Tuttavia, il concetto di salute può variare da persona a persona: per esempio, una persona disabile potrebbe non percepire un “completo benessere” nel senso tradizionale, ma può comunque considerarsi in salute in base alla propria esperienza di vita. Nel corso degli anni, l’OMS ha ampliato questa definizione, includendo anche la responsabilità individuale per la propria salute e l’importanza degli stili di vita (come l’alimentazione, l’esercizio fisico, il sonno) nel mantenimento della salute. Malattia : In passato, la malattia veniva vista come una condizione esterna al corpo (ad esempio, causata da “spiriti maligni” o forze soprannaturali). Oggi, la malattia è vista come un’alterazione fisica, ma anche psicologica e sociale. È una condizione che colpisce la persona e la sua vita quotidiana, non solo il suo corpo. La malattia non è solo una “disfunzione biologica”, ma anche un’esperienza vissuta, che può influire sulla qualità della vita e sul benessere psicologico. Quando parliamo di malattia e della percezione della malattia, è importante sottolineare che ogni persona può avere un giudizio diverso su come percepisce la propria condizione. Questo significa che la malattia è un’esperienza soggettiva, che non può essere misurata in modo oggettivo, come avviene, per esempio, con i parametri fisici. La percezione della malattia dipende dalla cultura,

  • Fattori naturali, come la qualità dell’aria o la disponibilità di risorse naturali.
  • Fattori sociali e culturali, come il tipo di supporto sociale, l’influenza culturale e le politiche sociali.
  • Fattori psicopolitici , come l’accesso alle risorse, l’educazione e le dinamiche politiche.

Quando parliamo di fattori di rischio , intendiamo elementi presenti nell’ambiente che possono aumentare la probabilità di insorgenza di una malattia. Ad esempio, un ambiente inquinato può essere un fattore di rischio per malattie respiratorie. Questi fattori devono essere dimostrati attraverso studi epidemiologici, che evidenziano il legame tra ambiente e salute

La promozione della salute si concentra sul migliorare la salute delle persone, prevenendo le malattie prima che insorgano. Questo implica una serie di interventi positivi, tra cui:

  1. Politiche sociali ed economiche: Le politiche che migliorano la qualità della vita delle persone, come politiche per l’occupazione, la salute mentale e il benessere sociale.
  2. Creazione di ambienti di vita e di lavoro san i: Interventi che rendono gli ambienti più sicuri e favorevoli alla salute (ad esempio, la creazione di parchi, l’accesso a spazi verdi, luoghi di lavoro sicuri).
  3. Potenziare le capacità individuali: Aiutare le persone a sviluppare competenze per una vita sana, come scegliere cibi salutari o praticare attività fisica.

La prevenzione invece si concentra sull’evitare che una malattia si sviluppi o si aggravi. Si distingue in tre livelli:

  • Prevenzione primaria: Misure che si prendono prima che la malattia si manifesti, come vaccinazioni o politiche per uno stile di vita sano.
  • Prevenzione secondaria: Rilevamento precoce di malattie in persone senza sintomi, come screening per il cancro.
  • Prevenzione terziaria: Prevenire l’aggravarsi di una malattia cronica o invalidante, ad esempio attraverso la riabilitazione o la gestione della malattia.

L’educazione alla salute è fondamentale per promuovere stili di vita sani e prevenire le malattie. Essa comprende due aspetti principali: l’educazione sanitaria , che si concentra sulla prevenzione secondaria, educando le persone a riconoscere i segnali di malattia e a fare controlli regolari, e l’educazione terapeutica, orientata alla prevenzione terziaria, che aiuta le persone a gestire una malattia cronica e a vivere meglio nonostante la sua presenza. Gli elementi chiave dell’educazione alla salute sono offrire opportunità di apprendimento, creare forme di comunicazione strutturate e coinvolgenti e cercare di influenzare i comportamenti individuali e comunitari, anche se questo obiettivo è particolarmente difficile da raggiungere.

Per mantenere una buona salute, le persone devono sviluppare delle life skills , che sono competenze per la vita quotidiana, come la capacità di prendere decisioni, la capacità di risolvere problemi, la capacità di interagire e relazionarsi con gli altri, il riconoscimento e la gestione delle proprie emozioni…

Un altro concetto importante è l’empowerment , che significa che la persona deve sentirsi in grado di prendere il controllo della propria vita e salute. “La vita dipende da te” è il messaggio centrale dell’empowerment. Non si tratta solo di prendersi cura di sé, ma di sentirsi responsabili delle proprie scelte e del proprio benessere. Questo concetto incoraggia le persone a fare scelte consapevoli che migliorano la loro salute, come adottare stili di vita più salutari o cercare supporto quando necessario.

ASSISTENZA INFERMIERISTICA L’assistenza infermieristica comprende tutti quegli atti e azioni che l’infermiere compie per rispondere

ai bisogni di salute della persona. Questi interventi sono mirati a promuovere la salute, prevenire le malattie, curare e riabilitare, nonché a supportare i pazienti nelle fasi di malattia acuta o cronica. L’infermiere agisce in base a competenze professionali, mettendo in atto cure dirette o indirette, e collaborando con altri professionisti sanitari per garantire un’assistenza globale e personalizzata.

Oltre a questi principali concetti dell’infermieristica (salute/malattia, ,uomo e ambiente) ci sono anche i fundamentals of care e self-care.

FUNDAMENTALS OF CARE

Il fundamentals of care è intrinsecamente legato all'assistenza infermieristica.

E importantissimo il rapporto tra il paziente e l’infermiere, che rappresenta il fulcro centrale. Intorno a questo rapporto ruota tutto il resto. Questo concetto è stato approfondito da un gruppo di ricercatori, partendo dalle idee di Virginia Avenell-Henderson , la quale ha definito la funzione specifica dell’infermieristica come l’assistenza alla persona, sia malata che sana, nell’esecuzione di attività che essa svolgerebbe autonomamente se avesse forza, volontà o conoscenze sufficienti. L’obiettivo è aiutare la persona a raggiungere l’indipendenza nel minor tempo possibile.

Questo pensiero è strettamente connesso al ruolo dell’assistenza infermieristica, che fornisce il comfort fisico necessario e sottolinea l’importanza dell’esperienza soggettiva per una comprensione olistica della salute e delle cure. Tale approccio è stato tradotto in un quadro teorico chiamato Fundamental of Care, che si articola in tre livelli principali:

  1. Il nucleo centrale: la relazione tra infermiere e assistito. Stabilire una relazione è essenziale e include elementi fondamentali per costruire un rapporto di fiducia e comprensione.
  2. L’integrazione delle cure: r iguarda l’aspetto fisico, psichico, sociale e relazionale. Questi elementi permettono di identificare il grado di indipendenza del paziente e di personalizzare l’assistenza in base ai suoi bisogni.
  3. Il contesto della cura: comprende il livello politico, (le politiche di qualità, sicurezza, l’accreditamento) e il livello sistemico (il feedback, la cultura e la leadership).

Per un’assistenza infermieristica efficace, dunque, è fondamentale considerare questi tre aspetti: costruire una relazione con l’assistito, integrare i bisogni assistenziali e gestire il contesto della cura. Solo combinando questi elementi si possono garantire interventi mirati, sicuri e centrati sul paziente.