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Elementi Teorici Introduttivi, Appunti di Scienze Infermieristiche

L'evoluzione delle conoscenze infermieristiche in italia e le teorie fondamentali dell'assistenza infermieristica. Vengono analizzate le fasi del processo di assistenza infermieristica, le terminologie standardizzate come nanda, nic e noc, e l'importanza di un linguaggio uniforme per la raccolta di informazioni e la valutazione dei risultati. Il documento evidenzia anche il ruolo dell'infermiere nella promozione della salute e nell'assistenza preventiva, sottolineando l'importanza di considerare i bisogni del paziente in ogni fase del processo assistenziale. Si discute inoltre l'evoluzione storica dell'infermieristica e l'importanza della formazione specialistica per gli infermieri.

Tipologia: Appunti

2025/2026

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ELEMENTI TEORICI INTRODUTTIVI
Da “Decreto 14 settembre 1994 numero 739 - Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo
professionale dell’infermiere”
1) Che cosa è un infermiere? L’infermiere è l'operatore sanitario che, in possesso della laurea triennale (all’epoca del decreto
c’era ancora il diploma abilitante), e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica.
2) L’assistenza infermieristica. L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa (che significa intervenire quando non
vi è più possibilità di curare per portare alla guarigione una persona, ma abbiamo ancora la possibilità di assistere e aiutare la
persona a ridurre la sintomatologia che ha in quel momento, pur essendo consapevoli che non si arriverà alla guarigione) e
riabilitativa è di natura tecnica, relazionale ed educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei
malati e dei disabili di tutte l’età e l’educazione sanitaria.
3) Fasi del processo di assistenza infermieristica. L’infermiere:
a) partecipa all'identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività
b) identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi obiettivi
c) pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico
d) garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche
e) agisce individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari
f) per l'espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto (in Lombardia esistono gli ASA
e gli OSS)
g) svolge la sua attività personale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di
dipendenza o libero-professionale.
4) Formazione. L’infermiere contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all’aggiornamento
relativo al proprio profilo professionale e alla ricerca (ora esiste il dottorato di ricerca).
5) Formazione specialistica. La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica (al momento le opzioni qui
riportate sono garantite da dei master, ma in futuro potrebbero svilupparsi in lauree magistrali in indirizzo clinico; inoltre esistono
già delle lauree magistrali) è intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle
capacità che permettono loro di fornire prestazioni infermieristiche nelle seguenti aree:
a) sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica
b) pediatria: infermiere pediatrico
c) salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico
d) geriatria: infermiere geratrico
e) area critica: infermiere di area critica
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ELEMENTI TEORICI INTRODUTTIVI

Da “Decreto 14 settembre 1994 numero 739 - Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere”

1) Che cosa è un infermiere? L’infermiere è l'operatore sanitario che, in possesso della laurea triennale (all’epoca del decreto c’era ancora il diploma abilitante), e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica.

2) L’assistenza infermieristica. L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa (che significa intervenire quando non vi è più possibilità di curare per portare alla guarigione una persona, ma abbiamo ancora la possibilità di assistere e aiutare la persona a ridurre la sintomatologia che ha in quel momento, pur essendo consapevoli che non si arriverà alla guarigione) e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale ed educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte l’età e l’educazione sanitaria.

3) Fasi del processo di assistenza infermieristica. L’infermiere:

a) partecipa all'identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività b) identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi obiettivi c) pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico d) garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche e) agisce individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari f) per l'espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto (in Lombardia esistono gli ASA e gli OSS) g) svolge la sua attività personale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale.

4) Formazione. L’infermiere contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e alla ricerca (ora esiste il dottorato di ricerca).

5) Formazione specialistica. La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica (al momento le opzioni qui riportate sono garantite da dei master, ma in futuro potrebbero svilupparsi in lauree magistrali in indirizzo clinico; inoltre esistono già delle lauree magistrali) è intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle capacità che permettono loro di fornire prestazioni infermieristiche nelle seguenti aree: a) sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica b) pediatria: infermiere pediatrico

c) salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico

d) geriatria: infermiere geratrico e) area critica: infermiere di area critica

Come l’infermieristica si è affermata come una disciplina? Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 l’analisi della storia dell’assistenza infermieristica si può dividere in un doppio percorso:

  • Il cammino del corpus professionale , ovvero l’insieme dei professionisti che si affermano
  • L’inizio del sapere disciplinare , ovvero un insieme di conoscenze che diventano disciplina

LA TEORIZZAZIONE DELL’INFERMIERISTICA

Afaf Ibrahim Meleis È un’infermiera egiziana che ha tracciato gli stadi che hanno caratterizzato lo sviluppo della teorizzazione infermieristica e ha definito quelle che sono le pietre miliari. Fa riferimento al sistema statunitense , contesto differente da quello italiano. Afferma che lo sviluppo della disciplina infermieristica può essere espresso attraverso 7 stadi evolutivi (da anche delle date di riferimento a scopo didattico, ma bisognerebbe avere una visione più dinamica della storia perché uno stadio non cambia dall’oggi al domani). 1) PRATICA (fine 1800 - inizio 1900)

Questo stadio diede all’assistenza infermieristica la sua ragion d'essere , ovvero è il momento in cui si afferma per l'importanza che ha. Il mandato dell’assistenza è quello di fornire cure e comfort per accrescere le possibilità di guarigione ed un senso di benessere, creare un ambiente salutare che aiuti a diminuire la sofferenza. Non c'è ancora un’affermazione dell’infermieristica come campo del sapere, è qualcosa di pratico.

2) EDUCAZIONE (FORMAZIONE) E AMMINISTRAZIONE (1920 - 1930) Spostamento verso i problemi correlati alla costituzione dei programmi di studio infermieristici “cosa insegnare?”, ci sono interrogativi sulla natura dell'assistenza infermieristica, si mette la base per lo sviluppo delle teorie infermieristiche. Nel primo e in parte nel secondo stadio c'è la storia di Florence Nightingale.

3) RICERCA (1940 - 1950)

L’attenzione è sempre sulla formazione, sull’insegnamento e sulle strategie di apprendimento che portano gli infermieri ad interessarsi alla ricerca, che ha come tema i curricula formativi (=questioni). Nel 1952 viene fondata la “ Nursing research ”, prima rivista di ricerca infermieristica (non è un caso che nasca nel contesto statunitense, dove le prime scuole nascono non solo negli ospedali, ma fin da subito nelle università e ciò stimola la ricerca).

4) TEORIA (1960 - 1970) Gli interrogativi precedenti trovano una concretizzazione, vi è la convinzione che la teoria deve guidare la prassi, non il contrario - nello stadio della pratica si svolgeva la pratica senza sentire la necessità della teoria. “ L’assistenza infermieristica è un capitolo della biologia? Della medicina? O è autonoma ?” “ Serve una teoria universale? ” La maggior parte delle teorie nascono in questi anni in risposta a queste domande, ma persiste ancora l’incertezza sulla disciplina infermieristica e sui suoi scopi intellettuali.

5) FILOSOFIA (1980 - 1990)

Vi è una r iflessione su aspetti concettuali , definizione e finalità dell’assistenza infermieristica I quesiti filosofici portano alla comprensione delle premesse filosofiche che sono alla base delle teorie e delle ricerche infermieristiche, si è raggiunta la maturità accademica della disciplina, ovvero negli Stati Uniti, e poi in Italia, sono stati approvati i corsi per gli infermieri all’interno dell’università.

6) INTEGRAZIONE E INTERDISCIPLINARITÁ (dal 2010 in poi) Rappresenta una sfida per i membri delle diverse discipline a creare programmi di ricerca che integrino teorie ed evidenze provenienti da diversi settori. Si vengono a creare relazioni tra ricercatori e clinici membri di discipline.

7) TECNOLOGIA E SISTEMI INFORMATIVI (dal 2010 in poi) Le scoperte tecnologich e sono necessarie in questa fase. L’utilizzo della tecnologia oggi lo si può osservare in diversi ambiti: documentazione sanitaria informatizzata, distribuzione automatica di farmaci, i promemoria di assunzione terapia o medicazioni.

FASI EVOLUZIONE DELLE CONOSCENZE INFERMIERISTICHE IN ITALIA

L’evoluzione delle conoscenze infermieristiche in Italia è stata determinata da tanti fattori - scoperte scientifiche (Es. antibiotici, anestesia, chirurgia) - il verificarsi di fatti imprevisti e significativi per la comunità scientifica - cambiamenti sanciti dalla comunità scientifica attraverso l’approvazione di leggi (Es. approvazione del corso 2-3 anni di diploma infermieristico nazionale - laurea triennale - formario) È un processo complesso e non lineare.

  1. ASSISTENZA: stadio localizzato dalla comparsa dell’Homo sapiens fino al XII-XIV secolo , quando in Europa nascono delle figure che cominciano a mettere i semi teorici dell’assistenza infermieristica
  2. ASSISTENZA INFERMIERISTICA: stadio localizzato tra il XV secolo a fine del 1960
  3. TECNICHE INFERMIERISTICHE: stadio localizzato a partire dagli anni 60 , quando aumenta la tecnica all’interno degli

conoscitivo (= pilastri della casa)

  1. STRUTTURA SINTATTICA : è il modo di lavorare, sono le tecniche e gli strumenti (= serramenti della casa)

Il campo di applicabilità della disciplina infermieristica è rappresentato da tutti gli ambienti di vita dell'uomo stesso. Per riassumere, la disciplina infermieristica è l'insieme delle conoscenze, delle metodologie e degli strumenti tipici dell'infermiere. Il tutto è finalizzato a definire e realizzare l'assistenza infermieristica.

LA RICERCA INFERMIERISTICA

L’evoluzione della disciplina infermieristica è in funzione dello sviluppo delle sue conoscenze. La ricerca si sviluppa negli Stati Uniti dal 1950, nel 1975 Charter in un documento dell'OMS afferma che fissando le conoscenze infermieristiche su fondamenti scientifici si dà modo di assicurare cure migliori al malato. Nel 1986 Poletti dice che non esiste realmente una ricerca infermieristica europea, ci sono differenze con i Paesi in cui la formazione viene effettuata in Università. FLORENCE NIGHTINGALE Florence Nightingale è un’infermiera inglese che pone nel 1885 le prime basi della ricerca infermieristica e della statistica : attraverso il calcolo degli indici di mortalità tra i soldati britannici della guerra di Crimea; sulla base dei dati raccolti elabora un programma per ridurre le complicanze cliniche di natura infettiva.

Il Ministero per lo sviluppo economico ha emesso, un francobollo dedicato a Florence Nightingale e a tutti gli infermieri in occasione della pandemia da Coronavirus, ma anche della ricorrenza del bicentenario della nascita di Florence Nightingale, e della proclamazione, da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, del 2020 come Anno Internazionale dell'Infermiere.

La RICERCA è un’ indagine sistematica in un ambito della conoscenza che, utilizzando diversi approcci (quantitativi o qualitativi), cerca di dare soluzioni o di scoprire nuove conoscenze e relazioni. La ricerca infermieristica, definizione dell'ICN (International council of nursing 2012), è un'indagine sistematica che aggiunge nuove conoscenze a beneficio dei pazienti, comprende tutti gli aspetti di prevenzione, cura e assistenza alle persone di ogni età. Si occupa di come le persone rispondono ai cambiamenti stessi che la malattia determina, ma evolve verso una ricerca interdisciplinare (come dice nel settimo stadio Meleis).

TIPOLOGIE DI RICERCA
  1. Ricerca di base: è una ricerca pura o fondamentale il cui scopo è scoprire nuove conoscenze e sviluppare teorie

  2. Ricerca applicata o pratica: è una ricerca il cui scopo è risolvere problemi, prendere decisioni, predire o controllare i risultati in situazioni reali. Solitamente nel campo dell’infermieristica si fanno ricerche di questo tipo. Le ricerche possono poi suddividersi anche in:

  3. Ricerca sperimentale: in cui il ricercatore manipola o controlla una o più variabili e osserva gli effetti sulle altre variabili

  4. Ricerca non sperimentale: vengono utilizzati studi descrittivi o esplorativi (ovvero descrivono quello che già esiste); è una ricerca che descrive un fenomeno; vengono fatte attraverso questionari, interviste ecc.

Esistono poi diverse tipologie di ricerca in base ai tempi:

  1. R. retrospettiva: prende in esami i dati raccolti, vediamo come il fenomeno è stato in passato

  2. R. prospettica: prende in esame i dati raccolti in questo momento, mi interessa lo stato presente dei pazienti.

  3. R. trasversale (cross sectional): in cui vengono misurati dei dati in un momento specimento (Es. solo oggi misuriamo le cadute dei pazienti negli ospedali della lombardia)

  4. R. longitudinale: i dati vengono raccolti su una coorte di soggetti nel tempo, misuriamo un dato longitudinalmente, dunque ci deve essere una prospettiva nel tempo

Esiste poi una classificazione in base al disegno della ricerca stessa:

  1. Quantitativa: possiede più propriamente le caratteristiche del metodo scientifico (controllo stretto, oggettività, capacità di generalizzare i risultati)
  2. Qualitativa: è quella che implica un’interpretazione dei significati soggettivi che le persone forniscono delle proprie esperienze umane (per questo motivo è difficilmente generalizzabile) Solitamente le ricerche infermieristiche sono un misto (Es. dolore)

EVIDENCE BASED PRACTICE

Come trasferire i dati della ricerca nella pratica? Qual è il nesso con l’Evidence based practice? A partire dal 1990, soprattutto nei corsi di laurea di medicina negli Stati Uniti, si è iniziato a riflettere sulla validità del paradigma tradizionale dell’insegnamento, basato sull’esperienza e sulla modalità di trasmissione delle informazioni durante le lezioni. Si passa a uno basato sulle prove d’efficacia, arrivando così al cosiddetto paradigma evidence based.

La traduzione migliore è “ prove di efficacia

EBM (evidence based medicine) è un impiego attento, esplicito e ragionevole delle migliori prove di efficacia disponibili per

prendere decisioni sull’assistenza ai singoli pazienti Evidence - based è la definizione di un nuovo percorso di conoscenza che porta alla consapevolezza che la miglior pratica clinico - assistenziale deriva dall’acquisizione delle migliori evidenze possibili , basate cioè su ricerche scientifiche di buona qualità, derivanti da una precisa identificazione dei problemi di salute dei pazienti e dalla capacità di consultare la letteratura scientifica e le banche dati biomediche.

Oggi si utilizzano questi tre termini: ● EBP (evidence based practice) ● EBH (evidence based health care) ● EIDM (evidence informed decision making) Cos'è l'EBN? È l'utilizzo coscienzioso delle informazioni basate sulla ricerca o derivate dalla teoria per prendere decisioni sull'assistenza in relazione ai bisogni, dunque ha ridimensionato le opinioni infondate e la tradizione che non possono più essere il nostro riferimento. Oggi l’EBN viene sintetizzato in 7 passaggi/steps : 1) DEFINIRE LA DOMANDA O IL PROBLEMA

Chiarire l’argomento di cui ci stiamo interessando, definire la domanda o il problema in un formato risolvibile. Elementi per definire la domanda - metodo PICO

  • P - pazienti / popolazione (Es. donna di 72 anni con osteoartrite alle ginocchia per intervento di sostituzione)
  • I - intervento assistenziale che ci interessa (Es. farmaco oppioide per il dolore)
  • C - con cosa lo compariamo / confrontiamo (Es. altre strategie di gestione del dolore senza oppioidi)
  • O - qual è l'outcome, l’ esito che ci aspettiamo (Es. minore frequenza delle cadute / miglior gestione del dolore) Per una ricerca qualitativa ci basta definire il PS (popolazione e situazione).
2) RICERCARE LE PROVE DI EFFICACIA

Le migliori si trovano nella ricerca bibliografica, ovvero si utilizza ciò che gli altri hanno scritto. Si tratta di fonti tradizionali di consultazione (collega esperto ma con convinzioni, volumi sistematizzati ma invecchiano, riviste difficili da reperire, letteratura grigia), ma anche di banche di letteratura biomedica:

  • articoli originali - PubMed, Cinahl, Embase
  • revisioni sistematiche - Cochrane Library
  • linee guida - NICE (National Institute for health and care excellence), SNLG (Sistema Nazionale Linee Guida), TRIP DATABASE.

Le conoscenze scientifiche invecchiano molto velocemente e per questo ci si dovrebbe aggiornare circa ogni 5 anni.

→ GERARCHIA DELLE FONTI (modificata dalla dottoressa Greenhalgh - 2001)

  1. REVISIONE SISTEMATICA, META ANALISI E LINEE GUIDA

Revisione sistematica : revisione della letteratura, che esamina e sintetizza in un unico articolo i lavori precedentemente prodotti su un quesito stesso , attraverso una ricerca delle fonti e analisi dei risultati. Si tratta di revisioni di studi clinici randomizzati identificati tramite ricerca esaustiva sulle più importanti riviste mediche pubblicate nelle diverse lingue. Tali studi sono inclusi o esclusi sulla base di espliciti criteri di qualità in modo da ridurre errori sistematici. Linee guida: raccomandazioni di comportamento clinico per assistere medici, operatori sanitari e pazienti nel decidere quali siano le modalità di assistenza appropriate. Prevedono un percorso metodologico che integra: elementi derivati da evidenze scientifiche, opinioni di esperti, rappresentanti di altre componenti sociali e opinioni dei pazienti. Caratteristiche: ● Fondatezza delle raccomandazioni, che devono essere consistenti con quanto emerge dalla letteratura scientifica ● Forza delle raccomandazioni, che devono essere sostenute da evidenze scientifiche di buona qualità.

  1. STUDI RANDOMIZZATI CONTROLLATI (RTC) con risultati definitivi che presentano significatività statistica
  2. STUDI RANDOMIZZATI CONTROLLATI CON RISULTATI NON DEFINITIVI , richiedono ulteriori studi simili o perché i risultati non sono staticamente significativi
  3. STUDI SU COORTI sia prospettico che retrospettivo. Considera individui con caratteristiche comuni (sesso, età, etnia…) e che hanno come unica differenza la loro l’esposizione o meno al fattore di rischio (Es. fumo). Vengono osservati per un periodo di tempo prestabilito, al termine del quale si analizza la presenza o meno dell’esito atteso (Es. cancro ai polmoni)
  4. STUDIO CASO-CONTROLLO studio retrospettivo che prende in considerazione due gruppi omogenei che differiscono solo per la presenza o meno di un esito (Es. Si indaga se i soggetti con tumore al polmone siano stati fumatori più spesso dei sani)
  5. STUDI DESCRITTIVI delineano in modo generale il fenomeno osservato
  6. STUDIO DI CASI è un caso con una certa rilevanza clinica, in cui si è presentata una situazione anomala o inattesa

3) VALUTARE IN MODO CRITICO LE FONTI DI RICERCA

Le prove di efficacia basate sulla ricerca vengono valutate criticamente per provarne la validità e generalizzazione. Ciò prevede la valutazione delle qualità dei metodi di studio al fine di determinare se sono affidabili e pertinenti alla nostra ricerca.

4) SINTETIZZARE

Decifrare i messaggi che arrivano capendo cosa dicono le prove di efficacia in merito al problema.

5) ADATTARE LE INFORMAZIONI AL CONTESTO

massimo potenziale di qualità di vita di una persona. Lo descrive come “l’esperienza di una persona piena di salute, viva sino alla punta delle dita, piena di energia, sprizzante vitalità, come se il mondo fosse sempre un posto meraviglioso”.

Ardell nel 2007 crede che raggiungerlo richieda prima di tutto la scelta di assumersi responsabilità per la qualità della propria vita: l’auto-responsabilizzazione, la consapevolezza nutrizionale, la gestione dello stress, il fitness, la crescita spirituale e la sensibilità ambientale aiutano a raggiungere il massimo potenziale.

Il continuum salute e malattia proposto nel 2004, è il confronto visivo dell’alto livello di benessere e della tradizionale visione medica del benessere: Saluteeccellentebuonanormalemalattiamolto gravemorte Oggi pensiamo al concetto di salute in modo dinamico , non dobbiamo vederla come qualcosa di bianco o nero, ma deve essere intesa come salute possibile, ovvero uno stato dato dalle condizioni della persona in quel momento.

MODELLO DI SALUTE OLISTICA L’ olismo è stato il tema principale dell’Umanesimo, della tradizione politica occidentale e delle principali religioni nel corso della storia. Esso riconosce e rispetta l’ interazione tra mente, corpo e spirito di una persona e l’ambiente circostante. Si basa sull’opinione che le persone non possano essere pienamente comprese se esaminate singolarmente, separate dal loro ambiente. L’olismo è stato considerato una componente chiave dell'infermieristica dalla sua nascita. Nightingale espose le sue riflessioni sul ruolo dell’infermiere nel sostenere la persona a raggiungere le migliori condizioni possibili in modo che la natura potesse operare e si verificasse l’auto-guarigione. Nell’attuale sistema sanitario, gli infermieri stanno incorporando molte idee e pratiche provenienti da varie tradizioni e culture per sostenere la persona nell’auto-guarigione.

Aldo Giobbi “La salute è lo stato fisico-psichico individuale e la situazione ambientale e di convivenza che consente una compiuta realizzazione della persona umana in sé stessa e nei rapporti con gli altri" Seppilli “La salute è la condizione di armonico equilibrio, fisico, psichico, dell'individuo, dinamicamente integrato nel suo ambiente naturale e sociale” André Gorz, sociologo “La salute si fonda sulla riconciliazione degli individui con il loro lavoro, il loro ambiente, la loro collettività. “

La cultura determina la percezione della salute, ciò significa che la percezione della salute è il risultato della relazione tra la persona e il suo ambiente.

FATTORI DETERMINANTI DELLA SALUTE

Individuo con le sue caratteristiche biologiche: genere, età, il patrimonio genetico

Stili di vita: fumo, alcol, abitudini alimentari, comportamenti sessuali, attività fisica…

● Rete sociale e comunitarie ● Ambiente e condizioni di vita e di lavoro

● Condizioni socioeconomiche, culturali e ambientali

ASSISTENZA INFERMIERISTICA NEL BENESSERE

L’ assistenza infermieristica è sempre stata, per tradizione, focalizzata sul benessere , e i teorici dell’infermieristica hanno sempre promosso gli aspetti dell’assistenza riguardanti il benessere e l’autocura. Secondo Martha Rogers, lo scopo principale dell’assistenza infermieristica è aiutare la persona a raggiungere il proprio massimo potenziale di salute. Promuovendo alti livelli di benessere e, dove possibile, prevenendo le malattie, l’infermiere utilizza un approccio che minimizza i rischi e dà potere alla persona. Questi principi supportano la loro definizione: il benessere è un processo attivo attraverso il quale le persone diventano consapevoli e compiono scelte verso un’esistenza di maggior successo.

PROMOZIONE DELLA SALUTE

“La promozione della salute è processo che consente alle persone di acquisire un maggior controllo della propria salute e di migliorarla” (OMS 1998). Si tratta di azioni finalizzate al rafforzamento delle capacità e delle competenze degli individui e di azioni politiche volte a modificare le condizioni sociali, ambientali ed economiche.

EMPOWERMENT

La conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell'ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale. Può essere diviso in tre momenti: Empowerment individuale: convinzione di poter influire sulle decisioni che incidono sulla propria vita, consapevolezza critica nel comprendere il proprio contesto socio-politico, partecipazione ad attività collettive mirate ad influenzare l'ambiente socio-politico. Empowerment organizzativo: processi che aumentano la partecipazione con forme volontarie di associazione e coordinamento Empowerment di comunità: espressione di azioni collettive finalizzate a migliorare la qualità di vita e a costruire «comunità competenti» capaci di fare e influenzare scelte politiche, mass media orientati ad informazioni corrette.

INTERVENTI DI PROMOZIONE DELLA SALUTE

1) Interventi positivi per il mantenimento di uno stato di salute e benessere ● Interventi di politiche sociali ed economiche ● Interventi per promuovere ambienti di vita e lavoro salutari ● Interventi per potenziare le capacità di difesa e resistenza individuali

  1. Interventi difensivi di prevenzione delle malattie, delle disabilità e degli handicap per eliminare o ridurre i rischi connessi ai diversi fattori La promozione è qualcosa che agisce più sul generale, mentre la prevenzione è mirata ad un determinato problema (Es. un’intervento sull’aria è un intervento di promozione perché respirare aria pulita fa bene per diversi motivi).

La PREVENZIONE è ciò che facciamo in modo specifico affinchè si eviti la diminuzione del livello di salute. BERSAGLI: ambiente e persona OBIETTIVI SPECIFICI: - patologia infettiva (facile intervenire su di essa perché solitamente ha solo una causa)

  • patologia multifattoriale (scaturisce da diversi fattori, bisogna intervenire su più fronti) TEMPI:
  • Primaria : vaccinazioni e programmi educativi (che vengono organizzati soprattutto nei primi anni delle scuole elementari; alcune volte i programmi educativi vengono gestiti dai social, anche se in quel caso si parla più di promozione che prevenzione. L’infermiere di comunità dovrebbe avere anche un ruolo all’interno delle scuole proprio con questa finalità di programmi educativi)
  • Secondaria : screening nei confronti di persone a rischio di sviluppare una patologia o di quelle che potrebbero beneficiare di un trattamento immediato grazie alla diagnosi precoce.
  • Terziaria : quando si ha una diagnosi precoce di una malattia cronica o di una disabilità in fase iniziale. In questo caso l’obiettivo consiste nel minimizzare le complicanze e massimizzare la conservazione della funzionalità in ogni modo possibile. (Es. riabilitazione o soggiorno in una RSA)
EDUCAZIONE

Uno strumento fondamentale della promozione della salute è l’ educazioneEducazione alla salute: comprende opportunità di apprendimento costruite consapevolmente con forme di comunicazione strutturate e sistematiche per sviluppare conoscenze e abilità che possono influenzare i comportamenti individuali e comunitari rilevanti per la salute ● Educazione sanitaria: si occupa prevalentemente della prevenzione di rischi o malattie; si svolge contestualmente alla relazione di cura o con progetti strutturati rivolti sia ai singoli che ai gruppi omogenei per rischio.

MALATTIA DEFINIZIONE OMS: (un po’ superata)

“Stato di disadattamento fisico, psichico, sociale caratterizzato dall’ insufficienza o la mancanza di benessere

È un' alterazione dei meccanismi omeostatici che, impedendo il regolare svolgimento dei fenomeni fisiologici e psicologici dell’organismo, lo rende atto o incapace di adattarsi alle variazioni ambientali e provoca danni morfologici, biochimici e fisiologici. La malattia è la modalità che il nostro corpo utilizza per segnalare che siamo andati oltre la nostra capacità naturale di mediare fra l’ ambiente interno e quello esterno. La malattia può diventare l’opportunità per scoprire il significato della vita e guarirci.

● La malattia non è soltanto qualcosa di fisiologico da gestire (non è legata solo a un danno fisiologico/chimico) ● La malattia rompe uno stato di equilibrio sia per chi ne è affetto sia per chi la vede o vive dall’esterno ● È il riconoscimento da parte del soggetto di esserne affetto e l’essere riconosciuto malato da coloro che lo osservano

Nella lingua inglese per riferirci alla malattia usiamo i termini ● Illness: dimensione soggettiva del vissuto di malattia, di perdita o di disfunzione. Concezione della malattia riferita a come sia la persona malata sia le persone attorno a lei vivono e affrontano la malattia ● Disease: concettualizzazione della malattia dal punto di vista biologico ; riferito ad una anomalia a livello cellulare, tissutale o di un organo. Solitamente questo concetto di malattia fa riferimento a una malattia che presenta sintomi e segni. ● Sickness: riconoscimento della persona malata come tale da parte del contesto sociale. È il rapporto tra la malattia e la realtà politico-sociale , è come la malattia è vista dall’esterno (Es. riconoscimento delle invalidità, attività delle assicurazioni…).

In italiano la distinzione terminologica non è così chiara, comunque la malattia non è sinonimo di patologia : è qualcosa di più soggettivo in quanto include più fattori, è come io vedo la patologia. Due persone affette dalla stessa patologia possono vivere in due modi diversi la malattia. Sebbene l’infermiere debba avere familiarità con le differenti patologie e terapie, egli deve essere più concentrato sulla malattia, ma anche gli effetti multidimensionali di questa sul funzionamento e sul benessere della persona.

VISSUTI E REAZIONI ALLA MALATTIA La malattia viene vissuta come pericolo per la vita, per l'integrità fisica, per l'identità personale (perdita di autonomia o modificazione dell'immagine di sé), per la vita sociale (separazione dalla famiglia e dal proprio contesto sociale, lavorativo).

dell'ambiente. Per ambiente si intende l'insieme di tutte le condizioni che influiscono sulla vita e sul comportamento degli individui.

L'ambiente può essere considerato un sistema aperto composto da: ● Ambiente sociale : formato da esseri umani con cui le persone interagiscono nella famiglia, nella comunità ● Ambiente naturale : aspetti che esistono “indipendentemente” dall’uomo, come il clima ● Ambiente creato dall’uomo : include i raggiungimenti e le conseguenze indesiderate della creatività dell’uomo.

Molte infermiere hanno provato a dare la loro definizione di ambiente:

1. HILDEGARD PEPLAU “Ciò che è estraneo all’organismo e da cui derivano cultura, valori e abitudini.” 2. VIRGINIA HENDERSON (anche se non parla molto dell’ambiente nella sua teoria) “ L’ambiente può essere controllato dagli individui sani , mentre la malattia può ostacolare o influenzare negativamente questa capacità; il malato è dunque quello che se è in una stanza troppo calda non è in grado di abbassare la temperatura, ad esempio, aprendo la finestra come farebbe un non malato, quindi subisce l'ambiente .” 3. NANCY ROPER “É il luogo dove l'uomo comprende tutto ciò che gli è esterno. Le dimensioni attribuite all’ambiente influenzano l'individualità della persona nel vivere e nel compiere le proprie attività di vita.” 4. MARISA CANTARELLI “É un luogo più o meno circoscritto, in cui si svolge la vita dell’uomo , con i suoi aspetti, risorse, equilibri considerati anche nella trasformazione operata dall’uomo nei nuovi equilibri.”

→ Gli infermieri devono essere consapevoli dei rapporti dei loro assistiti con la comunità e con le risorse che esistono nella comunità; infatti durante il colloquio con la persona assistita, l’accertamento dell’ambiente di vita è fondamentale.

CONCETTO DI COMUNITÀ

Il concetto di comunità si può definire tramite: ● Spazio: da intendere come i limiti geografici, soprattutto nell’assistenza a domicilio (Esempio: sono presenti scale?) ● Persone : le caratteristiche delle persone sono fondamentali, dobbiamo domandarci che tipo di persona abbiamo davanti ● Valori: ovvero le credenze comuni e valori di un gruppo ● Interazione tra persone: ovvero le associazioni relative ad un interesse comune (Es. capire se all’interno di quel contesto ci sono delle associazioni di volontariato che possono aiutare quella persona) ● Distribuzione del potere: i n quella famiglia (Quale è la persona che vuole avere vicino il morente?) ● Sistema sociale: rapporti fra sistemi ● Sicurezza emotiva: legami emotivi tra persone ed enfasi sulle caratteristiche prescritte

I CONCETTI FONDAMENTALI DELL’INFERMIERISTICA SELF CARE

Capacità dell'individuo di promuovere la salute, prevenire le malattie, mantenersi in salute e affrontare malattie e disabilità con o senza un'assistenza sanitaria. Necessario siccome oltre il 50% della popolazione mondiale non ha accesso all'assistenza sanitaria e oltre il 50% degli adulti affetto da una malattia cronica.

DOROTHEA OREM “NURSING: CONCEPTS OF PRACTICE” - 1971 Dorothea Orem è stata una delle principali teoriche dell’assistenza infermieristica. Nata nel 1912 a Baltimore si diploma a 27 anni, si può collocare dunque nella fase della teoria, continua a formarsi per il resto della sua vita, fino ad ottenere la laurea ad honorem nel 1976. La sua teoria del Self-Care ha influenzato il mondo infermieristico per decenni e il suo pensiero viene tutt’oggi studiato all’università. La sua teoria contiene tre “sotto-teorie”, una contenuta nell'altra: ● Teoria del Self-Care (Theory of self-care)

● Teoria del deficit di Self-Care (theory of self-care deficit) ● Teoria dei sistemi di assistenza infermieristica (Theory of Nursing system)

Teoria del Self-Care

Per Self-Care intendiamo cura per se stesso e fornita da se stesso. Definisce tre livelli fondamentali di self care:

  1. REQUISITI UNIVERSALI DI SELF-CARE fondamentali per vivere, quali avere una sufficiente assunzione di aria, acqua, cibo, eliminazione ed evacuazione, equilibrio tra solitudine e interazione sociale, prevenzione dei rischi per la vita, sviluppo di gruppi sociali.
  2. REQUISITI DI SELF-CARE PER LO SVILUPPO necessità che il nascituro manifesta per poter crescere
  3. REQUISITI DI SELF-CARE IN SITUAZIONI CHE DEVIANO DA UNA CONDIZIONE DI SALUTE si manifestano quando uno si ammala. Sono i requisiti che ci permettono di svilupparsi e di crescere , non sono universali.

Teoria del deficit di Self-Care

Il deficit di Self-Care insorge quando la persona non è in grado di soddisfare la Cura di sé , e subentra l'intervento di altri. Teoria del sistema di assistenza infermieristica Se una persona è in deficit di Self-Care interviene il terzo livello, ovvero quello dei sistemi che ci permettono di soddisfare i nostri bisogni, compensando la carenza della persona assistita. 1) Totalmente compensatorio , l’infermiere compie completamente la cura terapeutica, mettendosi in una posizione di protezione nei suoi confronti. 2) Parzialmente compensatorio, l'infermiere compensa solo alcuni aspetti.

3) Educativo-supporto l’intervento è supportivo, di tipo educativo, regola sviluppo e capacità.

(il terzo sistema è di fatto già indirizzato alle patologie croniche, anche se Orem non lo dice).

BARBARA RIEGEL

Barbara Riegel è una ricercatrice clinica, infermiera clinica specializzata, accademica e autrice americana contemporanea , che ancora oggi lavora e scrive. È professoressa presso la School of Nursing dell’Università della Pennsylvania, professoressa emerita presso la San Diego State University e co-direttrice dell’International Center for Self-care Research.

Afferma di essere entrata a contatto con la teoria di Orem, ma si riferisce soprattutto alle malattie croniche. Definisce il Self-Care come un processo decisionale che gli individui con patologie croniche mettono in atto nella scelta dei comportamenti al fine di preservare la stabilità della malattia (Self-Care Maintenance), monitorare segni e sintomi per riconoscere precocemente le complicanze (Monitoring) e saperle gestire (Management).

Il modello che Riegel presenta è un modello che dice che è vero che tutti i giorni ci prendiamo cura di noi, ma quando una persona viene colpita da una patologia cronica essa deve imparare a seguire questi tre passaggi appena elencati. Riegel lavora molto sul problema del diabete, malattia molto diffusa a livello mondiale; in generale affronta le malattie croniche ovvero quelle che non prevedono guarigione.

1) Mantenimento della cura di sé

Comportamenti utilizzati per mantenere la stabilità fisica ed emotiva, correlati allo stile di vita o al percorso di cura. Possono essere individuate da altri e poi concordate con il paziente o scelte esclusivamente dal paziente. Qui subentra il concetto di quanto una persona è d’accordo a seguire la terapia: il personale sanitario deve essere presente quando ci si mette d’accordo con la persone sulla terapia.

2) Monitoraggio della cura di sé

Il monitoraggio della cura di sé si riferisce al processo di osservazione di se stessi per i cambiamenti nei segni e nei sintomi. É un processo di routine, sorveglianza o «ascolto del corpo». Ad esempio, i pazienti con asma sono incoraggiati a eseguire il monitoraggio della funzionalità respiratoria e la valutazione dei sintomi (dispnea, tosse) e quindi a intervenire secondo il loro piano terapeutico per ottenere i migliori risultati sanitari possibili. Per gli individui affetti da malattie croniche, il riconoscimento dei segni o dei sintomi avvia il processo decisionale sull’azione necessaria. L'obiettivo è il riconoscimento che si è verificato un cambiamento. L’operatore sanitario spesso consiglia alla persona assistita di tenere un diario dove scrivere giorno per giorno dati relativi alla propria salute.

3) Gestione della cura di sé

Comporta una valutazione dei cambiamenti fisici ed emotivi. Ad esempio, la mancanza di respiro dovuta all’asma può richiedere l’uso di un broncodilatatore, ma la mancanza di respiro dovuta a insufficienza cardiaca può richiedere l’assunzione di un diuretico aggiuntivo.

Fattori che influenzano la cura di sé: esperienza e abilità, motivazione (in alcuni casi la reazione alla malattia è regressiva), credenze e valori, fiducia, abitudini, abilità funzionali e cognitive, supporto da parte di altri, accesso alle cure.

FUNDAMENTALS OF CARE (FOC)

Modello sviluppato da Alison Kitson e colleghi del gruppo International learning Collaborative (ILC) nel 2013 , durante un convegno ad Oxford. Le radici risalgono al pensiero di Virginia Henderson che già scriveva:

“Funzione specifica dell’infermiera è quella di assistere l’individuo, sano o malato per aiutarlo a compiere tutti quegli atti tendenti al mantenimento della salute o alla guarigione (o a prepararlo ad una morte serena); atti che compirebbe da solo se disponesse della forza, della volontà; o delle cognizioni necessarie, e di favorire la sua partecipazione attiva in modo da aiutarlo a riconquistare il più rapidamente possibile la propria indipendenza.”

all’ospedale protestante di Norfolk in Virginia e cinque anni dopo entrò alla Columbia University. Scrisse tra il 1955 e il 1960 ovvero nel periodo quando negli Stati Uniti vi era un fiorire di teorie e si può dire che fece nel ventesimo secolo quello che Florence Nightingale realizzò nel diciannovesimo.

Subì soprattutto le influenze culturali di Goodrich (allora direttrice della scuola) e dei professori di psicologia. Inoltre è importante citare che alla fine degli anni 50 c’è un altro psicologo statunitense molto conosciuto, Maslow , che scrisse “La motivazione umana” , dove viene citata la piramide dei bisogni umani , secondo cui la persona prima di soddisfare i bisogni che stanno in cima la piramide, come i bisogni di amore, affetto e di autorealizzazione, ha la necessità di soddisfare quelli che stanno alla base, detti principi fondamentali, come respirare e mangiare. Anche Henderson va a citare questo concetto, ma nei suoi scritti non gli fa mai riferimento , ma NON bisogna mai attribuire questa piramide a Henderson.

L’ opuscol o di Virginia Henderson dal titolo “ Basic Principles of Nursing Care” è stato pubblicato nel 1960 in occasione del Consiglio Internazionale degli Infermieri e venne successivamente tradotto in più di 20 lingue. Viene tradotto in italiano nel 1969 , in quanto in quegli anni in Italia nelle scuole superiori la seconda lingua studiata era il francese, infatti il libro viene proprio tradotto dal francese all’italiano. L’ ICN (International Council of Nurses) nel 1966 adottò la definizione di assistenza infermieristica di Virginia Henderson riconoscendo che tale definizione era così chiara che le infermiere di tutto il mondo si potevano riconoscere nella sua definizione ed è per questo che ancora oggi viene adottata in molti parti del mondo:

“Funzione specifica dell’infermiera è quella di assistere l’individuo, sano o malato, per aiutarlo a compiere tutti quegli atti tendenti al mantenimento della salute o alla guarigione (o a prepararlo ad una morte serena); atti che compirebbe da solo se disponesse della forza, della volontà; o delle cognizioni necessarie, e di favorire la sua partecipazione attiva in modo da aiutarlo a riconquistare il più rapidamente possibile la propria indipendenza”

Elementi importanti

● L’assistenza infermieristica non riguarda soltanto le persone malate, ma anche le persone sane ● Si parla già dell’assistenza infermieristica vicino alla morte, ovvero delle cure palliative L’ infermiere interviene quando mancano forza , conoscenza o volontà , che sono fonti di difficoltà in quanto si va a perdere parte della propria indipendenza; si viene a instaurare un rapporto di dipendenza da un’altra persona: spesso le persone non sono preoccupate per la malattia in sé, ma più per il fatto di essere dipendenti da altri. In alcuni casi questa difficoltà è singola (Es. viene a mancare solo la forza), ma in molti casi la difficoltà è fatta dall’insieme di questi tre elementi.

I concetti di dipendenza e dipendenza si trovano su una linea continua , e di solito la persona si trova in punto intermedio di interdipendenza. È difficile nella vita essere indipendenti al 100% mentre la dipendenza totale l’abbiamo in condizioni fisiologiche, ad esempio durante il coma o in condizioni di anestesia generale.

COMPONENTI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA DI BASE

É qui che alcuni vedono il rimando alla piramide di Maslow, anche se in realtà Henderson non parla di bisogni ma di componenti.

  1. Respirare normalmente
  2. Alimentarsi e bere in modo adeguato
  3. Eliminare da tutte le vie emuntorie (= di eliminazione)
  4. Muoversi e mantenere la posizione adatta
  5. Dormire e riposare
  6. Scegliere il vestiario adatto , vestirsi, spogliarsi; si tratta di un aspetto importante non solo dal punto di vista assistenziale di quando una persona non riesce a farlo da solo, ma ci sono delle volte in cui le persone non sanno proprio scegliere l’abbigliamento adeguato, in relazione ad esempio alla temperatura
  7. Mantenere la temperatura corporea nei limiti normali
  8. Provvedere all’ igiene personale e proteggere i tegumenti (=cute)
  9. Evitare pericoli dell’ambiente ed evitare di danneggiare gli altri
  10. Comunicare con altri per esprimere emozioni, bisogni, timori
  11. Seguire le pratiche religiose secondo la propria fede; per questa componente è stata molto criticata e ora non si chiede più la religione alla persona assistita, ma deve essere lei a dichiararlo in modo autonomo
  12. Dedicarsi a qualche occupazione o lavoro che procuri soddisfazione
  13. Giocare o partecipare ad attività ricreative ; anche queste componenti al punto 13 e al 12 sono state criticate, ma Henderson si riferiva a persone che tornavano dall’ambito militare e cercava di riinserirle in questi contesti
  14. Apprendere, interrogare, soddisfare la curiosità che conduce al normale sviluppo dell’intelligenza e alla salute → questo porta allo sviluppo dell’assistenza infermieristica preventiva e della promozione della salute

I bisogni elementari a cui l’infermiera cerca di provvedere esistono indipendentemente dalla diagnosi medica , sebbene

questa concorra a modificarli. In modo particolare il tipo di assistenza varia a seconda dell’età e della cultura dell’individuo, delle sue capacità fisiche e intellettuali. L’ assistenza infermieristica di bas e, considerata come un servizio derivante dall’analisi dei bisogni umani, è identica in tutto il mondo perché gli uomini hanno gli stessi bisogni, tuttavia è sempre diversa perché le persone interpretano i propri bisogni in modo individuale. è universale,

Evelyn Adam è un’infermiera che nei suoi libri ha rivisto la teoria di Henderson : ha tolto tutti i riferimenti al concetto di

normale o adeguato perché non si può definire effettivamente cosa sia normale. Ha reso quindi più moderno il linguaggio di Henderson (Esempio: respirare normalmente → bisogno di respirare) Fa una suddivisione di tutto quello che c’è nel libro di Henderson in ● Postulati : ogni persona tende all'indipendenza e la desidera, la persona forma un tutto che presenta dei bisogni fondamentali, quando un bisogno è insoddisfatto, ne consegue che la persona non è completa, intera, indipendente ● Valori : l’infermiera ha delle funzioni proprie, ma ne condivide alcune con altri, quando usurpa il ruolo del medico, essa delega le sue funzioni a un personale non qualificato (ora l'infermiera non fa più le funzioni del medico, inoltre il personale di supporto ha una qualifica), la società desidera un servizio e conta su questo. ● Elementi : lo scopo della professione infermieristica è di conservare o di ristabilire l’indipendenza dell’individuo. Il beneficiario, cioè l’uomo, è visto come un tutt’uno che presenta quattordici bisogni fondamentali (Henderson non ha mai detto ciò, ma solo che quei bisogni sono quelli che possono essere soddisfatti dall'infermiere). Il ruolo dell’infermiere è un ruolo complementare, di supplenza alla forza, alla volontà e alla conoscenza della persona, che determinano la difficoltà. L’intervento del professionista comprende: ▪ il punto focale dell’intervento: l’ambito di dipendenza del cliente. ▪ i modi di intervento: tutte le azioni che l’infermiera compie per rendere più indipendente la persona (rimpiazzare, completare, sostituire, aggiungere, rinforzare, aumentare).

Per Virginia Henderson i 4 CONCETTI FONDAMENTALI DELLA DISCIPLINA INFERMIERISTICA sono: ● PERSONA : individuo che tende all’indipendenza e una volta ottenuta fa di tutto per mantenerla. ● SALUTE: capacità dell’individuo di essere indipendente, cioè di fare delle scelte in modo da soddisfare i propri bisogni ● AMBIENTE : sempre visto in funzione della persona. La persona sana è libera di modificare il suo ambiente o di cambiarlo quando lo ritiene pericoloso, mentre al malato questa libertà può mancare. ● ASSISTENZA INFERMIERISTICA : assistere la persona sana o malata (o morente) nella esecuzione di quelle attività che eseguirebbe da sola se avesse la forza, la volontà e le conoscenze per raggiungere l’indipendenza.

É proprio la necessità di valutare i bisogni immediati o futuri dell’individuo nel settore fisico, mentale e sociale, a fare dell’assistenza infermieristica un servizio di alto livello. Molte delle attività assistenziali sarebbero semplici se non si dovesse adattarle alle particolari esigenze del malato; far respirare correttamente è ad esempio è una funzione che si compie senza sforzo.

METODI E STRUMENTI

In realtà su metodi e strumenti Henderson non dice molto. L'assistenza perché sia efficace deve avere un programma scritto, in cui indica quale ordine seguire nell'esecuzione delle varie attività. L'interesse del malato può richiedere modifiche temporanee o continuative al predetto piano. Ad introdurre il concetto di processo di assistenza infermieristica, inteso come processo di lavoro, è Adam, secondo cui è bene tenere uno strumento di lavoro che segua queste fasi: ● Raccolta dei dati ● Interpretazione dei dati (→ diagnosi infermieristica) ● Pianificazione dell’intervento

Esecuzione dell’intervento

● Valutazione

IL PROCESSO DI ASSISTENZA INFERMIERISTICA

Il processo di assistenza infermieristica è qualcosa strettamente legato a un metodoMetodo = è la strada che dobbiamo fare per arrivare a realizzare l’assistenza infermieristica (è il percorso teorico che noi facciamo per trovare quegli strumenti concreti che ci permettono di arrivare a realizzare assistenza infermieristica) ● Meta = oltre, dopo ● Hodos = strada, via, percorso da seguire

Il metodo è una via teorica per incarnare la strada della realtà si avvale degli strumenti per risolvere i problemi dei pazienti:

● Spontanei

● Per tentativi ed errori

successivamente alla valutazione iniziale dello stato della salute della persona, correlati con i risultati di salute infermieristici e gli interventi, per documentare l’assistenza infermieristica Avere un linguaggio uniforme permette la raccolta di informazioni, facilita la valutazione, la possibilità di misurare risultati, permette lo sviluppo di sistemi documentali elettronici, semplifica l'insegnamento e facilita la ricerca infermieristica.

Terminologie infermieristiche standardizzate

ANA (American Nurses Association) riconosce ad oggi 12 linguaggi SNL, 5 di questi integrano al loro interno le diagnosi infermieristiche con i risultati sensibili all’assistenza e agli interventi infermieristici

1. NANDA - NIC - NOC (= NNN) 2. ICNP (International Classification for Nursing Practice) - linguaggio internazionale che include al suo interno NNN **3. L’Omaha System

  1. CCC** (clinical care classification) 5. PNDS (Perioperative Nursing Data Set)

2. ICNP

L’International Classification for Nursing Practice (ICNP), sviluppato dalla International Council of Nurses (ICN) a partire dal 1989, è una terminologia finalizzata a descrivere la pratica infermieristica attraverso un vocabolario unificato e condiviso a livello internazionale. Esso qualificandosi come una terminologia o vocabolario internazionale e non come un sistema tassonomico di diagnosi, interventi e risultati, consente la possibilità di non impiegare quei termini che risultano lontani dalla cultura o dalla pratica infermieristica in uno specifico contesto professionale. L’ICNP non è un modello concettuale, ma una terminologia infermieristica standardizzata impiegabile con qualsiasi modello teorico. Infatti, in alcuni Paesi la sua introduzione è avvenuta a prescindere da qualsiasi modello teorico per l’assistenza. Suddivisa in assi:

  • persona, individuo che presenta il problema assistenziale e riceve l'intervento, es. informare, educare, somministrare, lavare.
  • giudizio, opinione o esito della valutazione clinica svolta dall'infermiere
  • azione, termini che descrivono ciò che fa l'infermiere, quali informare, curare, somministrare
  • tempo, vari momenti in cui un evento accade, es. accettazione, dimissione, cronico

1. TERMINOLOGIE INFERMIERISTICHE STANDARDIZZATE ( NANDA I, NIC, NOC)

TASSONOMIA : è un modo di classificare e ordinare le cose in categorie ; è uno schema di classificazione gerarchica dei gruppi principali, sottogruppi ed elementi

NANDA - I (North American Nursing Diagnosis Association International) L’organizzazione nasce da un gruppo di lavoro istituito durante la Prima Conferenza Nazionale sulla Classificazione delle Diagnosi Infermieristiche tenutasi a Saint Louis, Stati Uniti, nel 1973 , in quanto il sistema remunerativo negli ospedali statunitensi è da sempre garantito dalle assicurazioni, per cui la necessità nell’assistenza infermieristica di avere un dettaglio molto preciso di quali erano i problemi che una persona assistita aveva e di che tipo di assistenza necessitava era fondamentale perché le assicurazioni sapessero quanto pagare. Originariamente conosciuta come North American Diagnosis Association, è stata fondata nel 1982 e nel 2002 la NANDA è stato rilanciata come NANDA International. Ha acquisito autorevolezza e credibilità a livello mondiale, definendo e applicando i principi scientifici e i metodi più efficaci per l’identificazione e la classificazione delle diagnosi infermieristiche.

La NANDA - I fornisce una terminologia standardizzata per le diagnosi infermieristiche e presenta tutte le diagnosi in uno schema di classificazione , più specificatamente in una tassonomia , che ha una struttura multiassiale con tre livelli:

Domini = sfera di attività, studio o interesse (n. 13), sovrapponibili con le 14 componenti dell’assistenza della Henderson. ● Classi = suddivisione di un gruppo più ampio, una divisione di persone o cose in base alla qualità, al rango o al grado ● Diagnosi , le quali sono ateoretiche, ovvero non hanno bisogno di avere una teoria di riferimento

IL PROCESSO DI ASSISTENZA INFERMIERISTICA - LE 6 FASI Prima fase : la valutazione iniziale globale Seconda fase: diagnosi infermieristica Terza fase: pianificazione dei risultati Quarta fase: pianificazione degli interventi Quinta fase: Gestione / attuazione Sesta fase: Rivalutazione continua

VALUTAZIONE INIZIALE GLOBALE

È un processo dinamico essenziale per la creazione di un rapporto di fiducia e di conoscenza reciproca.

1. RACCOLTA DATI

Le abilità cliniche utilizzate sono: ● Osservazione: atto di ricercare informazioni sulla persona assistita - Esame fisico: analisi del funzionamento del corpo, usando tecniche di ispezione , palpazione e auscultazione ● Intervista: processo di integrazione e comunicazione per raccogliere i dati attraverso domande e scambio di informazioni

OSSERVAZIONE

È l'attività di base per raccogliere dati. Non si limita ad indagare ciò che è immediatamente percepibile, ma porge la sua attenzione a ciò che è sotteso alla realtà manifesta per cogliere informazioni latenti. Essa implica un’intenzionalità cosciente dell’osservatore, il quale si affida a un modo sistematico e selettivo di vedere e intravedere nell'oggetto osservato dettagli palesi e nascosti. L’osservazione richiede qualcosa di più della capacità di “vedere”:

VISTA : permette di rilevare come appare la persona: espressioni del viso, postura, movimenti anomali, stato nutrizionale, cura del corpo, abbigliamento inappropriato rispetto alla stagione. Durante l’interazione con l’assistito devono essere osservati anche i comportamenti non verbali in quanto forniscono alcune informazioni sui suoi sentimenti verso l’infermiere, lo staff e la famiglia ● UDITO : bisogna ascoltare e sentire cosa dice la persona assistita, notare il livello di coscienza e di consapevolezza dell’ambiente da parte della persona assistita, la capacità di riferire il proprio nome, il posto in cui si trova e la data; auscultazione rumori e suoni cardiaci, polmonari ● TATTO : per offrire rassicurazione e comunicazione non verbale, ma anche per fare l’esame fisico; quando si usa il tatto bisogna sempre considerare il background culturale della persona assistita: in alcune culture, infatti, deve essere modificato per ridurre al minimo il senso di invasione della privacy ● OLFATTO : per rilevare odori del corpo che indicano una condizione di alteramento (alito, sudorazione…)

ESAME OBIETTIVO (FISICO)

È un accertamento sistematico dei sistemi e degli apparati dell’organismo. Si utilizza per identificare le risorse e i deficit nelle capacità funzionali dell’assistito, fornisce dati oggettivi che possono essere usati per validare i dati soggettivi. Per l’esame fisico si utilizzeranno tecniche di:

1) ISPEZIONE

Esame visivo, effettuato in modo metodico e deliberato volto a riconoscere modificazioni che segnalano un cambiamento nello stato di salute dell’assistito. Osservare: strutture anatomiche delle persone, forma , colore , simmetria e movimento.

2) AUSCULTAZIONE

Consiste nell’ ascoltare i suoni prodotti nell’organismo , offrendo informazioni sul movimento di aria e fluidi all’interno del corpo e delle eventuali turbolenze. Tali suoni sono classificati in base a frequenza , intensità , qualità e durata. → Fonendoscopio

Strumento atto all’auscultazione dei visceri, composto da auricolari e diaframma.

→ Stetoscopio Strumento utile all’ auscultazione del torace, dotato di campana: rileva i toni bassi, qual i suoni vascolari e cardiaci.

3) PERCUSSIONE

Tecnica eseguita battendo leggermente sulla superficie corporea con un movimento rapido e deciso per generare suoni che aiutano a determinare dimensioni, forma, posizione e densità degli organi e tessuti sottostanti.

4) PALPAZIONE

Tecnica che si effettua con le mani e con le dita applicate su una superficie corporea e con essa si possono determinare dimensioni, forma, e posizione di strutture ed anche temperatura, struttura, morbidezza e mobilità, pulsazioni, vibrazioni.

INTERVISTA E COLLOQUIO

Si serve del linguaggio e ha lo scopo di ottenere informazioni, aiutare, consigliare, valutare o negoziare il cambiamento di una situazione. Non è una conversazione o una confessione, ci deve essere ascolto attivo e non giudicante, interesse, segretezza, espresso attraverso il nostro linguaggio del corpo. In ciò è fondamentale anche il rispetto del silenzio.

DIVERSI TIPI DI INTERVISTA:

Strutturata : questionario con domande chiuse e dirette che prevedono una risposta secca ● Semistrutturata : comprende domande chiuse e aperte; di norma sono queste interviste ad essere utilizzate

● Verificare se ci sono deficit sensoriali e procedere lentamente

● Non presupporre che tutti gli anziani siano sordi o incapaci di comprendere il significati di ciò che si afferma ● Essere consapevoli del fatto che reazioni emotive appropriate ed eloquio articolato non sempre coesistono ● Prestare attenzione agli episodi di confusione mentale

● Se possibile cercare di ottenere i dati direttamente dall’assistito (fonte primaria)

Registrare i dati:

● Documentare il prima possibile i dati raccolti (in prima persona)

● Scrivere in modo chiaro e leggibile, con abbreviazioni e acronimi solo se approvati

● Utilizzare informazioni concrete e specifiche ● Registrare sintomi e segni

FONTIPrincipale : la persona assistita

Secondarie : familiari e persone di riferimento, doc sanitaria, test di laboratorio e altre procedure diagnostiche, letteratura, rapporti scritti e verbali da parte di colleghi altri componenti dell’equipe.

TIPOLOGIE DI INTERVISTA:

Iniziale (globale): prevede l’identificazione iniziale delle funzioni normali e dello stato fisiologico e delle eventuali disfunzioni ● Mirata : prevede la determinazione dello stato di un problema specifico identificato in una precedente valutazione ● Rivalutazione a distanza di tempo: confronto dello stato attuale con i dati precedentemente ottenuti ● Di emergenza: identificazione delle situazioni che mettono in pericolo la vita; soltanto quando le condizioni dell’assistito si sono stabilizzate, l’infermiere condurrà una valutazione completa.

TIPOLOGIE DI DATI:

Oggettivi / obiettivi / quantitativi , ovvero i segni percepibili, osservabili, misurabili empiricamente ed in rapporto con la vita umana biologica, le caratteristiche strutturali e funzionali necessarie per la sopravvivenza dell’uomo ( dimensione bio-fisiologica ). ● Soggettivi / qualitativi , ovvero sintomi, sensazioni soggettive accusate e riferite dalla persona assistita. I dati qualitativi si riferiscono alla dimensione psicologica e socio-culturale. La dimensione psicologica riflette il senso dei bisogni , quella socio-culturale testimonia l’esistenza di un ambiente sociale, di una tradizione collettiva e familiare.

2. VALIDAZIONE DEI DATI

È un processo di conferma dell'accuratezza dei dati raccolti nell'accertamento, che vengono trasformati in informazioni attraverso la nostra competenza e conoscenza. ● Indicatore : informazione che si acquisisce attraverso i 5 sensi

Inferenze : giudizio di tali indicatori da parte dell’infermiere

Interpretazione dei dati : implica due attività cognitive: riconoscere l’indicatore come significativo e dare un senso a ciò

3. ORGANIZZAZIONE DEI DATI

Ci sono molti modelli per una raccolta e una documentazione ordinata dei dati dell’accertamento: ● Modello dei sistemi corporei

● Modelli funzionale di salute (M. Gordon)

● Modello testa piedi ● Modello concettuale Assistenza Infermieristica (Henderson)

DIAGNOSI INFERMIERISTICA

La diagnosi infermieristica è un giudizio clinico riguardante una risposta umana di un individuo, famiglia o comunità, rispetto a condizioni di salute o a processi vitali, o una suscettibilità a tale risposta. Costituisce la base sulla quale scegliere gli interventi infermieristici volti a raggiungere risultati di cui l’infermiere ha la responsabilità. E' la dichiarazione di un problema reale o potenziale, espressa in modo chiaro e conciso, comprende la descrizione di problema, cause e manifestazioni, è centrata sulla persona ed è basata sul processo di raccolta dati.

NON è una diagnosi medica, che invece descrive la malattia o la patologia di organi specifici o sistemi corporei che la terapia cerca di correggere o prevenire; una diagnosi infermieristica descrive una risposta umana attuale o potenziale che l’infermiere

ha la responsabilità di trattare in modo indipendente. → Quando identifica i problemi dai dati della valutazione iniziale, l’ infermiere stabilisce se un problema può essere legalmente trattato da lui in modo autonomo ; se è così, formulato una diagnosi infermieristica. Se invece il problema richiede la prescrizione di azioni da parte del medico e dell’infermiere, si tratta di un problema a gestione integrata medico-infermiere. ● Uno stato patologico (Es. Insufficienza respiratoria)

● Un trattamento o dispositivo (Es. ossigenoterapia) ● Un’indagine diagnostica (Es. gastroscopia)

● Un bisogno

● Un intervento infermieristico

La diagnosi infermieristica può essere:

ATTUALE: relativa ad un problema di salute presente in questo momento. (Es. liberazione delle vie aeree inefficace) ● DI RISCHIO: riguardante la suscettibilità a sviluppare una risposta umana indesiderabile (Es. rischio di cadute nell’adulto) ● DI PROMOZIONE DELLA SALUTE: giudizio sulla motivazione e desiderio di migliorare il proprio benessere, disponibilità a... nel titolo M (miglioramento della salute), segni e sintomi sono identificati dal 'che si manifesta con' (Es. disponibilità a migliorare la cura di sé) ● A SINDROME: specifico raggruppamento di diagnosi infermieristiche che si presentano nello stesso momento e che è meglio affrontare nel loro insieme con interventi simili. (Es. sindrome da fragilità dell’anziano)

COMPONENTI DI UNA DIAGNOSI INFERMIERISTICA
1. TITOLO

Fornisce il nome per una risposta umana diagnosticata dall’infermiere , che riflette, il focus della diagnosi (Asse 1) e il giudizio infermieristico (Asse 3). Il titolo è un termine o una frase concisa che rappresenta un raggruppamento di segnali correlati.

2. DEFINIZIONE

Deve ulteriormente chiarire il titolo diagnostico e contribuire alla differenziazione tra una particolare diagnosi e le sue simili

3. CARATTERISTICHE DEFINENTI

Segnali osservabili / inferenze che si raggruppano come manifestazioni ( segni e sintomi ) di una diagnosi infermieristica attuale, di promozione della salute o di una sindrome.

4. FATTORI DI RISCHIO

Sono fattori antecedenti che aumentano la suscettibilità di un individuo , di una famiglia, di una comunità rispetto ad una risposta umana indesiderabile. Questi devono essere modificabili da interventi infermieristici autonomi e, quando possibile, gli interventi devono essere finalizzati a tali fattori.

5. FATTORI CORRELATI

Sono fattori antecedenti che hanno qualche tipo di relazione con la risposta umana. Tali fattori sono descritti come: associato a , correlati a… Questi fattori devono essere modificabili da interventi infermieristici autonomi, essere presenti nelle diagnosi infermieristiche attuali e nella diagnosi a sindrome, ma possono anche essere nelle diagnosi infermieristiche di promozione della salute.

6. POPOLAZIONI A RISCHIO

Comprendono i gruppi di persone che condividono caratteristiche socio demografiche, salute e storia familiare, fasi di crescita/sviluppo, esposizione a determinati eventi/esperienze che rendono ogni membro della popolazione suscettibile a una particolare risposta umana. Queste caratteristiche non possono essere modificate da interventi infermieristici autonomi.

7. CONDIZIONI ASSOCIATE

Sono diagnosi mediche , procedure invasive, dispositivi medici o terapie farmacologiche prescritte da un altro professionista della salute (solitamente il medico) e che la persona assistita potrebbe ricevere. Non possono essere modificate da interventi infermieristici , ma solo da interventi di altri professionisti.

DEFINIZIONE DEI TERMINI ASSOCIATI ALLE DIAGNOSI INFERMIERISTICHE

Interventi infermieristici autonomi Sono interventi realizzati in maniera indipendente dal professionista infermiere che vanno oltre al monitoraggio di base, alla delega ad altri professionisti della salute, ai protocolli organizzativi e/o che non richiedono prescrizioni di altri professionisti. Sono regolamentati da atti o norme della pratica infermieristica professionale.