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Si possono definire come risposte intense e di breve durata dell’organismo, adattative, cioè che favoriscono la relazione individuo-ambiente e la sopravvivenza, multicomponenziali, complesse a stimoli (immaginari o reali), che si manifestano con specifici pattern di azioni (ad esempio la fuga o evitamento) e con modificazioni corporee (per esempio cambiamenti di frequenza del battito cardiaco, della temperatura corporea, della sudorazione) misurabili. Hanno, quindi, una connotazione sia fisiologica sia cognitiva, perché sono implicate nella valutazione cognitiva, nel ragionamento e nella decisione, implicano modificazioni fisiologiche rispetto alla valutazione della natura dello stimolo (appraisal). La natura multisistemica delle emozioni implica che esse coinvolgono diverse componenti: l’elaborazione cognitiva, la motivazione, il comportamento, le risposte fisiologiche e il vissuto soggettivo. Le emozioni si differenziano dagli: stati d’animo e di umore (mood) che sono caratterizzati da una bassa intensità e da una durata elevata; dal sentimento , più stabile e duraturo, ma è caratterizzato da un oggetto ben definito (sentimento verso qualcuno o qualcosa); dall’ affetto termine più ampio e generico che definisce lo stato affettivo dell’esperienza emotiva e ne definisce la valenza (positiva o negativa). Si sono susseguite diverse teorie che hanno indagato questo costrutto: IL MODELLO EVOLUZIONISTA con Charles Darwin (1872) il quale, a partire da studi comparati, osservò che le espressioni facciali sono gli indicatori primari dello stato emotivo degli esseri umani in tutte le specie e le culture, in modo innato e universale, evolutesi per svolgere la funzione adattativa. Nello stesso decennio James e Lange (1884) elaborarono nell’ambito del MODELLO NEUROFISIOLOGICO la “ Teoria periferica delle emozioni” secondo la quale l’emozione sarebbe radicata nel corpo, soprattutto nei muscoli viscerali, è celebre la loro affermazione: «non tremiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché tremiamo», quindi l’emozione è la risposta collegata alla percezione delle risposte dell’organismo agli stimoli che causano la paura, per esempio. La “Teoria centrale delle emozioni” di Cannon e Bard (1927), invece, ha criticato il “modello periferico” affermando che il luogo di origine delle emozioni non sarebbe nei muscoli viscerali, perché troppo lenti e indifferenziati per definire l’esperienza emotiva, ma nel Sistema Nervoso Centrale. La percezione degli stimoli, infatti, attiva l’ipotalamo il quale provoca modificazioni somatiche e comportamentali, inoltre, secondo gli Autori, si attiverebbero contemporaneamente il sistema espressivo-motorio e il sistema cognitivo- valutativo, dal momento in cui entrambi dipendono dall’attivazione del talamo. Negli anni ’30 il neuroanatomista Papez
identificò quello che è noto come il “Il Circuito di Papez” , una rete di strutture neurali coinvolte nell’elaborazione, nel controllo e nell’espressione delle emozioni: talamo, ipotalamo, giro cingolato e il sistema ippocampale. McLean successivamente introdusse anche l’amigdala, definendo così il sistema limbico. A partire dagli anni ’60 le TEORIE COGNITIVISTE si sono focalizzate sulla dimensione psicologica delle emozioni, anziché sulle reazioni fisiologiche dell’organismo, cioè sul modo in cui gli individui interpretano gli eventi che accadono nel proprio ambiente. Due esponenti di questo ambito sono Stanley Shachter e Jerome Everett Singer (1962). TEORIA 1: (anche per tema emozioni e cognizione, emozione e pensiero) LA TEORIA DEI DUE FATTORI O TEORIA COGNITIVO-ATTIVAZIONALE di Shachter e Singer (1962) Secondo questa teoria l’emozione è composta da:
Poiché ogni funzione psichica è interconnessa con il vissuto emotivo, in qualsiasi ambito nel quale lo/a psicologo/a lavora, interagisce con i vissuti emotivi, quindi l’osservazione e il colloquio sono i principali strumenti dei quali avvalersi nell’indagine e per una iniziale valutazione. L’osservazione e il colloquio permettono di raccogliere informazioni, motivare e informare, inoltre, relativamente al costrutto “emozioni” di cogliere le reazioni emotive e comportamentali del soggetto, comprendendone la disposizione percettiva e interpretativa circa la realtà, osservando, per esempio la congruenza tra la narrazione dei vissuti e le emozioni provate, ricercando la possibilità di fare emergere significati ulteriori che possano fornire alla psicologa/o nuove informazioni da indagare anche in rapporto al non-verbale. Tra i test che possono essere utilizzati si può ricordare l’MMPI-2, test di personalità globale e multiassiale strutturato nella risposta da dare in forma binaria, secondo 567 item, impiegato in ambito clinico. Relativamente al costrutto “emozioni”, esso permette di indagare il legame intercorrente tra le emozioni e i processi somatici, per esempio, la sottoscala Sc5 : Perdita di Controllo dell’Io , Mancanza di Inibizione valuta la percezione di poter controllare le proprie emozioni ed i propri impulsi. Inoltre, si può osservare che, proprio all’interno della struttura del test, esso contiene 3 scale di validità: L (lie o menzogna) K (correction o correzione, difesa) F (infrequency o infrequenza, simulazione), particolarmente la scala K rappresenta la misura dell’atteggiamento difensivo nei confronti della manifestazione delle proprie reazioni emotive e, dunque, può attestare la presenza di elementi di ipercontrollo e rigidità a livello personologico. Inoltre, all’interno delle 15 scale di contenuto vi sono quelle specifiche relative alle emozioni di “Rabbia” e Paura”, proprio per individuare in modo saliente “come” l’individuo percepisce l’ambiente che lo circonda e le attribuzioni che compie su di esso. Un altro test relativamente alle “emozioni” è il DES (Differential Emotion Scale, 1979) modellato sulla Teoria differenziale di Izard, secondo il quale le emozioni sono una parte dell’organizzazione della personalità. DES è un test di tipo descrittivo, self report , in 30 item, che richiede di valutare il proprio stato emotivo in un certo momento o in un periodo di tempo, per individuare i profili emotivi in diverse condizioni , tra cui ansia, depressione, amore, gelosia ed eccitazione sessuale. Il TAS-20 (Toronto Alexithymia Scale) formato da 20 scale, è un test di consapevolezza emozionale relativamente all’incapacità di identificare, descrivere e comunicare le emozioni, circa la scarsezza dei processi immaginativi, lo stile cognitivo orientato verso la realtà; inoltre è risultata correlata a diverse misure fisiologiche dell’esperienza emozionale, per cui i soggetti alessitimici hanno un’attivazione autonomica minore, rispetto alla norma.
Suproxin e la manipolazione dello stato emotivo Shachter voleva dimostrare il processo di riconoscimento e di etichettamento delle proprie emozioni, del ruolo delle modificazioni fisiologiche e degli stimoli esterni implicati in questo processo. Shachter somministrò ai soggetti reclutati che accettarono, 185, una sostanza adrenalinica, il Suproxin, che stimolava l’incremento della pressione arteriosa, il battito cardiaco e la frequenza respiratoria. Nella stanza faceva ingresso un dottore che ripeteva le istruzioni dello sperimentatore, misurava le pulsazioni del soggetto e procedeva con l’iniezione, due tipi: epinefrina e placebo.
A partire dalle osservazioni sperimentali Ekman ha identificato 6 emozioni primarie, di base o fondamentali: felicità, sorpresa, disgusto, rabbia, paura, tristezza. Tutte le altre emozioni esistenti deriverebbero da queste ed venderebbero dalla cultura dall’apprendimento. AMBITI APPLICATIVI: Secondo Ekman «il volto è un sistema di risposta multisegnale, multimessaggio capace di un’enorme flessibilità e specificità», in ambito clinico la Teoria Neuro-culturale di Ekman e Friesen trova applicazione specialmente rispetto al fenomeno che si traduce nel disturbo di “alesstimia”, cioè di incapacità di elaborazione degli affetti che interferisce con i processi di auto-regolazione e riorganizzazione delle emozioni. L’individuo, quindi, non riesce a riconoscere, comunicare verbalmente e ad interpretare le emozioni. PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZA La Teoria Neuro-culturale è caratterizzata da punti di forza, come il fatto di essere coerente, completa e sottoposta a verifiche sperimentali, inoltre ha il merito di avere approfondito gli studi di Darwin e di avere classificato le emozioni primarie integrando l’aspetto fisiologico, relativamente alla loro attivazione, alla loro dimensione innata e universale, con quello dell’aspetto culturale. Inoltre, il merito degli Autori è quello di avere posto l’attenzione sul volto umano e, di conseguenza, sulle modalità di comunicazione non verbale: Ekman è riuscito a catalogare più di 1000 possibili combinazioni raggruppate in 43 unità di azione. Uno dei punti di debolezza della Teoria, tuttavia, riguarda l’aspetto metodologico: Ekman ha presentato ai soggetti del suo esperimento, fotografie in posa, non spontanee che, quindi, mancavano di naturalezza, pertanto nella loro fissità appaiono rigide, stereotipate. Da ciò ne scaturisce che, in merito all’affermazione del carattere universale delle espressioni facciali, la teoria di Ekman sembra irrigidirsi sulla classificazione delle emozioni i rapporto al loro manifestarsi in modo causale, come se queste possono essere conosciute nel momento stesso in cui appaiono. Ekman non ha preso in considerazione la variabilità soggettiva in rapporto all’organizzazione e allo strutturarsi delle proprie emozioni, ovvero, alle sensazioni interiori, al modo di reagire all’ambiente, al vissuto soggettivo. STRUMENTI DI INDAGINE E VALUTAZIONE All’interno di un processo comunicativo il volto è il luogo dove si concentra la maggior parte delle informazioni sensoriali, quindi ne deriva che l’area di maggiore interesse per l’osservazione dell’espressione delle emozioni è il volto. Nell’ambito degli strumenti impiegati in
ambito clinico proprio l’osservazione e il colloquio sono funzionali a indagare i vissuti emotivi, cogliendo la congruenza tra i vissuti e l’ambiente, ma anche i messaggi della comunicazione verbale esplicita e le richieste rivolte dal soggetto in modo implicito. L’osservazione e il colloquio permettono di raccogliere informazioni, motivare e informare, inoltre, relativamente al costrutto “emozioni” di cogliere le reazioni emotive e comportamentali del soggetto, comprendendone la disposizione percettiva e interpretativa circa la realtà, osservando, per esempio la congruenza tra la narrazione dei vissuti e le emozioni provate, ricercando la possibilità di fare emergere significati ulteriori che possano fornire alla psicologa/o nuove informazioni da indagare anche in rapporto al non-verbale. Tra i test che possono essere utilizzati si può ricordare l’MMPI-2, test di personalità globale e multiassiale strutturato nella risposta da dare in forma binaria, secondo 567 item, impiegato in ambito clinico. Relativamente al costrutto “emozioni”, esso permette di indagare il legame intercorrente tra le emozioni e i processi somatici, per esempio, la sottoscala Sc5 : Perdita di Controllo dell’Io , Mancanza di Inibizione valuta la percezione di poter controllare le proprie emozioni ed i propri impulsi. Inoltre, si può osservare che, proprio all’interno della struttura del test, esso contiene 3 scale di validità: L (lie o menzogna) K (correction o correzione, difesa) F (infrequency o infrequenza, simulazione), particolarmente la scala K rappresenta la misura dell’atteggiamento difensivo nei confronti della manifestazione delle proprie reazioni emotive e, dunque, può attestare la presenza di elementi di ipercontrollo e rigidità a livello personologico. Inoltre, all’interno delle 15 scale di contenuto vi sono quelle specifiche relative alle emozioni di “Rabbia” e Paura”, proprio per individuare in modo saliente “come” l’individuo percepisce l’ambiente che lo circonda e le attribuzioni che compie su di esso. Coerentemente con la Teoria il test che Ekman ha sviluppato, nello specifico, che consente di elaborare un sistema di classificazione delle espressioni umane è il FACS (Facial Action Coding System, 1978). Esso permette di scomporre in modo analitico le diverse componenti cinestesiche di una particolare espressione, individuando l’unità di azione del volto in: superiore (sopracciglia, fronte, occhi) e inferiore (naso, bocca, mento, guance). Il FACS ha permesso di distinguere le emozioni di base dalle emozioni secondarie. Un altro test relativamente alle “emozioni” è il DES (Differential Emotion Scale, 1979) modellato sulla Teoria differenziale di Izard, secondo il quale le emozioni sono una parte dell’organizzazione della personalità. DES è un test di tipo descrittivo, self report , in 30 item, che richiede di valutare il proprio stato emotivo in un certo momento o in un periodo di tempo, per individuare i profili emotivi in diverse condizioni , tra cui ansia, depressione, amore, gelosia ed eccitazione sessuale.