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epoca del principato "VALDITARA"
Tipologia: Appunti
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Con il termine Principato si intende la prima forma di governo dell’Impero. Il principato instaurato nel 27 a.C. da Augusto segnò il passaggio dalla forma repubblicana a quella dell’impero senza abolire formalmente le istituzioni repubblicane. Il principe assumeva la guida dello stato e ne costituiva il perno politico. La forma assolutistica si rafforzò con la dinastia Giulio-Claudia e il principato entrò in crisi con la fine della dinastia dei Severi. 12 Ottaviano, pronipote e figlio adottivo di Cesare divenne il fondatore della monarchia e dovette affrontare il difficile compito di conciliare la propria posizione con le tradizioni dell’epoca repubblicana e riuscì a trovare la soluzione. Augusto restaurò l’ordinamento repubblicano ma lo fece con l’effetto di accentrare tutto nelle sue mani e quindi dei suoi successori. Augusto non voleva essere considerato un sovrano, ma il primo cittadino (principes,da cui principato) di una città libera. Principes significa “primo tra individui di pari dignità”. L’impero si era trasformato in un ecumene di popoli e di tradizioni diverse che trovano a Roma il centro e qui si capisce la politica interna ed esterna di Ottaviano, cioè un lungo periodo di pace interna e la rinuncia ad estendersi su altri territori. Alla base della trasformazione di Roma operata da Augusto sta l’instaurazione di un nuovo assetto amministrativo attraverso un’ampia distribuzione delle cariche statali. Per comprendere bisogna tenere presente che Roma, negli anni del principato di Augusto si avvia a diventare il punto dell’impero dal quale si irraggiano le decisioni di tutte le provincie. Conseguenza di ciò è che i vecchi istituti repubblicani e i cittadini decadono gradualmente a organismi consultivi. Il potere amministrativo si concentra nelle ani di Augusto, ma egli rifiuta ogni attribuzione di predominio. Il suo potere si basa sull’attribuzione del Senato di cariche a vita e oltre a tali attribuzioni egli gode delle influenze politiche accumulate negli anni della guerra contro Antonio e della fedeltà dell’esercito. Ottaviano riceverà + volte magistrature di primissimo piano: il consolato, la censura, il pontificato massimo ed altre. Egli fonderà la sua auctoritas su due attribuzioni statali: la potestà tribunizia e l’imperum proconsolare. Potestà tribunizia Tale prerogativa istituzionale dà a colui che la detiene il controllo virtuale della vita politica della città di Roma. Attraverso tale carica egli potrà lasciare ai senatori molte altre magistrature e salvare le apparenze dello stato repubblicano. Ottaviano amplierà il raggio d’azione delle antiche cariche amministrative introducendone delle nuove (cariche prefettizie, corpo dei vigili, una sorta di polizia di Stato …) Imperum proconsolare Al predominio istituzionale su Roma, Ottaviano assomma quello su gran parte delle province. Al senato spetteranno le province più tranquille dette province senatorie e il suo imperum si estenderà sulle zone di più recente acquisizione e quindi più difficile da gestire. In queste zone vengono accampati dei militari e Ottaviano delega il comando militare delle proprie province a uomini che godono della sua fiducia. Tali uomini o sono legati cioè esponenti dell’aristocrazia senatoria o procuratori cioè esponenti dell’ordine equestre. Ottaviano poi trasformerà l’esercito da mercenario a professionale e creerà il fisco, che accanto all’erario, diventerà un tesoro statale parallelo. I proventi dell’erario derivano dalle province senatorie, quelli del fisco da quelle imperiali. Questi ultimi vengono gestiti direttamente da Ottaviano e sono una via di mezzo tra una proprietà privata dell’imperatore e un possesso dello Stato romano. Ciò mostra come lo stato repubblicano sia sorpassato, anche per il fatto che alla morte di Ottaviano tutto il suo patrimonio verrà trasferito nelle mani del suo successore. L’ascesa politica di Ottaviano non è priva di ostacoli, soprattutto da parte dei senatori legati alla vecchia visione dello stato, nonostante ciò il declino dello stato repubblicano è inarrestabile come prova il fatto che lo stesso senato divenne sempre più un organo consultivo. Il popolo perde i suoi originari poteri e i comizi della plebe diventano insignificanti.
Un problema che percorre tutta la vicenda di Ottaviano è quello della successione. Non essendo ufficialmente imperatore egli non ha il diritto a designare 1 successore, tuttavia trasferendo i suoi poteri nelle mani di qualcuno può fare in modo che propria morte questi si trovi in una situazione identica alla sua. Il vero ostacolo a tale impresa sarà costituito dalle molte guerre che causeranno la morte di tutti gli eredi putativi di Ottaviano e dagli scandali causati dalla figlia e dalla nipote. 13 Alla fine sarà Tiberio (uno dei suoi più validi generali) a ricevere da Augusto i poteri imperiali. Merito e abilità di Ottaviano fu quella di aver capito le vere esigenze della compagine romana e di rispettare le apparenze repubblicane avendo così l’approvazione dei ceti più tradizionali del senato. Le magistrature imperiali La sovrapposizione del principes alle istituzioni repubblicane aveva comportato una progressiva perdita di rilievo delle magistrature. Il supremo potere di comando stava nelle mani dell’imperator in virtù dell’auctoritas. L’imperator tende ad essere lui stesso lo stato tanto che l’offesa alle sue statue e al suo nome è considerato come un crimine. La forza delle magistrature era già stato indebolito con Cesare con l’introduzione di raccomandazioni vincolanti (commendatio) che avevano trasformato i magistrati in uomini di fiducia del dittatore. La pretura mantenne la sua funzione giurisdizionale in campo civile e in quello criminale. Augusto abolì il processo per legis actiones e legittimò quello formulare. Ai pretori furono attribuite funzioni nell’ambito della cognitio extra ordinem in particolare per le controversie tra privati e il fisco. Alcune funzioni di controllo del costume furono svolte da Augusto in persona. Costituzioni imperiali Le costituzioni imperiali sono le decisioni pari a quelle di legge adottate dall’imperatore nell’esercizio delle sue funzioni tramite: decreto, mandato, epistola, editto e rescritto. Con l’editto che in principio era emanato dal pretore, divenne una prerogativa dell’imperatore. Aveva carattere normativo ed era diretto a tutti gli abitanti dell’impero. I mandati erano istruzioni date in via generale ai magistrati e ai funzionari. Con il decreto l’imperatore emanava pronunce che avevano valore di legge. I rescritti erano risposte che l’imperatore dava a richieste fatte o da funzionari o da cittadini e potevano essere: epistula (risposta su un foglio nuovo) e rescritti (risposta data sul foglio della domanda). L’editto dei magistrati E’ un documento in cui ciascun magistrato, all’atto dell’insediamento fissa e rende pubbliche le linee che seguirà per la propria opera. Hanno un profilo formale e non vincolano il successore sebbene tutti avevano i medesimi principi. L’editto più importante resta quello pretorio. Responsa prudentium Augusto attribuì lo ius respondendi, una sorta di patente destinata a conferire maggiore autorevolezza al parere dei giureconsulti che ne fossero muniti. La cittadinanza La cittadinanza durante il principato continua ad essere trasmessa x nascita da padre cittadino e da madre cittadina, per manomissione e per adozione. L’imperatore poteva concedere con un proprio provvedimento la cittadinanza ai singoli stranieri a ad intere comunità. Diversa dalla cittadinanza era la origo che individua l’appartenenza ad una specifica comunità. Alla fine del I sec. A.C. e del II sec. A.C. la cittadinanza venne concepita come un premio. La legislazione augustea introdusse 1 serie di limiti alle manomissioni e alla possibilità di acquisire la cittadinanza. Pian piano si scorse un meccanismo graduale di estensione della cittadinanza che culmina con la costituzione antoniniana (editto di Caracalla) del 212 d.C.. Con questo editto l’imperatore concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’Impero con esclusione degli stranieri che erano stati condannati a 1 pena che aveva comportato la perdita della cittadinanza e degli schiavi manomessi che avevano avuto 1 comportamento turpe. La conseguenza dell’estensione a tutti della cittadinanza romana fu anche l’estensione del diritto romano e il contrasto con i vari diritti locali delle altre comunità che non potevano essere banditi dall’oggi al domani. Processo civile e criminale: la cognito extra ordinem in campo civile
La crisi Nel III sec. D.C. l’impero va incontro a 1 nuovo periodo di grave instabilità. Le avvisaglie si erano manifestate con l’uccisione di Commodo, il debole figlio di Marco Aurelio. La vittoria di Settimo Severo sui vari pretendenti al trono, che aveva ridato all’esercito un ruolo da protagonista aveva solo rinviato l’esplosione della crisi. Questa trae origine dal fatto che non vi era un sistema di regole certe e chiare destinate a disciplinare la successione, ma soprattutto dalla circostanza che mancava 1 organo capace di rappresentare la continuità istituzionale al momento della morte del principes. Questo ruolo, che fin dall’epoca monarchica era stato svolto dal senato, non poteva più essere sostenuto da 1 assemblea indebolita. In questo contesto poteva accadere che ogni imperatore fosse ucciso o dai soldati o per mano dei suoi collaboratori. Di fronte a questa catena di cesaricidi il senato tentò in qualche occasione di riappropriarsi del suo antico ruolo. In questa occasione il senato arrivò a nominare un comitato di venti membri per la difesa dell’Italia e scelse tra i venti, due reggenti da associare al trono di Giordano III (che era tredicenne). In questa situazione di caos furono portati al trono persone di età giovane, scelti in quanto parenti del principe assassinato. La crisi in cui si avviava l’impero non era solo istituzionale, ma culturale, sociale e anche economica. Per fronteggiare le spese militari venne incrementata la pressione fiscale. La tassazione colpì le classi medio basse ed in particolare la piccola proprietà terrena, questo fenomeno insieme con l’aumento del prezzo degli schiavi finì per impoverire la classe media favorendo la nascita di concentrazioni latifondistiche. Si costituiscono entità territoriali autonome che tendono a sottrarsi alla soggezione nei confronti del potere centrale. Il potere centrale-imperiale impose un vincolo obbligatorio dei contadini alla terra. Si sviluppa così il colonato. I coloni erano contadini di modeste condizioni che affittavano piccoli appezzamenti di terra, lavoravano i campi dietro mercede. Coloni si diventava non solo per contratto con il proprietario del fondo, ma anche per nascita o per usucapione. In questo quadro si spiega come la libertà individuale, già fortemente compromessa nell’età del principato, sia ora annientata. Il cristianesimo L’essenza del cristianesimo sta nelle parole riportate nel Vangelo da Giovanni: l’amore diventa il valore, per cui vivere per cui, se necessario morire. I cristiani si sforzavano di portare aiuto alle vedove, agli orfani, agli schiavi e l’amore operoso per il prossimo fu il motivo centrale della loro etica. L’amore raccomandato da Cristo non chiede di sovvertire l’ordine costituito, l’invito di Cristo è che gli schiavi amino i padroni buoni e cattivi. L’amore cristiano è nella libertà, che significa la responsabilità dell’uomo davanti alla storia e tutto il messaggio di Cristo è incentrato sulla responsabilità. Per la prima volta la credenza nella divinità è fondata su un fatto concreto, l’esistenza di Cristo figlio di Dio. Al mito degli antichi si contrappone la realtà del cristianesimo. Ciò dà fiducia alla coscienza, dà fiducia ad 1 fede fondata sulla ragione e dà fiducia alla ragione stesa. L’altro fatto 16 rivoluzionario del messaggio di Cristo è l’uguaglianza di tutti gli uomini in quanto figli di 1 unico Dio. Il cristianesimo ha portato nella storia e nel diritto il principio della laicità dello stato. Fino ad ora la religione era parte integrante della vita pubblica: il magistrato aveva compiti religiosi ed i sacerdoti erano pubblici funzionari. Nel Vangelo si legge invece: “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Il cristianesimo non mette in discussione l’autorità costituita, anzi il suo rispetto è una costante nel messaggio cristiano.
Il cristiano rivendica solo la sua libertà religiosa ed è qui che si sostanzia l’inconciliabilità del cristianesimo con l’ideologia del principato. Le persecuzioni La Roma pagana aveva ammesso ogni divinità e culto purchè non fosse in contrasto con l’ordine pubblico. Nella Roma repubblicana il cristianesimo non avrebbe trovato particolari difficoltà ma nel principato si richiedeva l’obbedienza al potere dell’imperatore. La sottomissione all’imperatore era in primo luogo e presupponeva una sottomissione delle coscienze che negava alla radice l’essenza della libertà religiosa. Tutto ciò era per i cristiani inconcepibile ed è da qui che iniziarono per loro le persecuzioni. Nei primi anni della diffusione del cristianesimo non vi è stata una particolare ostilità contro di essi, secondo la tradizione Tiberio avrebbe raccomandato al senato di accogliere Cristo fra le divinità, ma il senato si sarebbe opposto. La prima persecuzione all’epoca di Nerone sarebbe stata legata alla necessità dell’imperatore di trovare un capro espiatorio del tremendo incendio ce aveva devastato Roma e i cristiani vennero ingiustamente accusati. Con Traiano vi è un evoluzione testimoniata dalla lettera di Plinio all’imperatore con cui si chiedeva quale atteggiamento si dovesse assumere nei confronti dei cristiani e Traiano rispose che non dovevano essere ricercati. Se denunciati, rimanevano fedeli alla loro fede dovevano essere puniti, ma se negavano di essere cristiano supplicando gli dei dovevano essere perdonati. Con Marco Aurelio i cristiani che non rinnegavano la loro fede dovevano essere uccisi perché rifiutavano l’obbedienza all’ordine dell’autorità. Con Decio venne imposto a tutti di sottomettersi alla divinità stabilita dall’imperatore, era l’affermazione della trasformazione in senso totalitario del potere imperiale ed era lo strumento per una persecuzione nei confronti dei cristiani. Pochi anni dopo venne stroncata ogni gerarchia ecclesiastica obbligando i preti, diaconi e vescovi a sacrificarsi agli dei. Per poco tempo si ha un cambiamento: con un editto viene riconosciuta per la prima volta la chiesa e si fanno cessare le persecuzioni ma pochi anni dopo con la salita al tono di Diocleziano, sui cristiani si scatena la più dura persecuzione della storia. Con quattro editti si sviluppa la repressione cristiana: vengono impedite riunioni, vengono incarcerati vescovi e sacerdoti, viene imposto a tutti i sudditi di sacrificarsi agli dei e l’imperatore e chi si rifiutava era condannato a morte o ai lavori forzati. Subentrato Galerio le persecuzioni si accentuarono fino a quando ammalatosi gravemente l’imperatore pubblicò un editto di tolleranza in cui prendeva atto dell’inutilità delle persecuzioni concedendo perdono ai seguaci di Cristo. In cambio si obbligava ai cristiani a pregare il loro Dio per la salute dell’imperatore e dello stato. Nel 313 d.C. a Milano, Costantino emanò un editto con cui riconosceva a chiunque la libertà religiosa. Si chiudeva l’era delle persecuzioni e se ne apriva un’ altra in cui il potere temporale iniziò ad utilizzare la nuova religione per garantire forza ed autorevolezza all’autorità imperiale. E’ l’epoca del cesaropapismo cioè la tendenza del potere imperiale a sovrapporsi a quello religioso. Con Diocleziano la dottrina fa iniziare un nuovo periodo della storia istituzionale di Roma, anche se le radici di questa evoluzione si ravvisano a partire dalla dinastia dei Severi, infatti è solo simbolico il fatto che Diocleziano si autoproclami dominus et deus. 17 Se nel principato la divinizzazione dell’imperatore avveniva alla sua morte, ora il carattere divino viene attribuito all’imperatore da vivo. La sua persona è sacra e sacra è ogni sua manifestazione di volontà come se provenisse da un Dio. La volontà dell’imperatore è legge e si realizza l’idea che la fonte del potere imperiale provenga da Dio. Diocleziano si era posto il problema di come dare stabilità e continuità all’autonomia imperiale cercando di risolvere il problema della successione. Da qui l’idea di associare al trono un collega dividendo con lui il titolo di Augusto e assegnandogli il comando di una parte distinta dell’Impero ad un comando delle province orientali, all’altro di quelle occidentali. In una posizione subordinata rispetto ai due Augusti vi sarebbero stati due Cesari e ad essi sarebbe spettato di succedere in caso
Le leges generale erano indirizzate ai prefetti, al popolo, ed avevano una data ed un luogo di emanazione. In quest’epoca si afferma l’istituto della pubblicazione della legge. Nascono due nuove costituzioni imperiali: l’adnotatio e pragmatica sanctio che venne utilizzata per trasmettere da una parte all’altra dell’impero le costituzioni emanate. Infatti la legge di Teodosio II disponeva che una costituzione potesse avere valore nell’altra pars imperi solo se fosse stata trasmessa con una sanctio pragmatica e a condizione che fosse stata accettata dall’altro imperatore. I codici La grande quantità di costituzioni imperiali e la necessità di avere a disposizione per i professionisti del diritto e per le scuole le costituzioni più significative fece si che alla fine del III sec. d.C. si sviluppassero delle raccolte di leggi che vennero chiamate: codici. Il Codice Gregoriano è una raccolta di costituzioni imperiali concernenti esclusivamente diritto privato. La raccolta era costituita da 14 libri divisi in titoli. In ogni titolo le costituzioni erano raggruppate per materia e poi a loro volta elencate in ordine cronologico. Il testo delle costituzioni era preceduto dal nome dell’imperatore o del funzionario cui era destinata e poi la data dell’emanazione. Era una raccolta privata. 19 Pochi anni dopo abbiamo il Codice Ermogeniano, più piccolo rispetto al Gregoriano, non era diviso in libri, solo in titoli all’interno dei quali le costituzioni erano raggruppate in ordine cronologico. Il Codice Teodosiano è una codificazione ufficiale e venne pubblicato nel 438 ed entrò in vigore prima in Oriente e poi in Occidente. Il codice era diviso in 16 libri, divisi in titoli entro cui le costituzioni erano raggruppate in ordine cronologico. Il codice trattava di rapporti gerarchici, diritto fiscale, diritto delle corporazioni, diritto militare, diritto criminale, ecclesiastico e privato. Logica conseguenza di questo contenuto prevalentemente pubblicistico è il fatto che le fonti racchiuse fossero essenzialmente leges generales. Ad Oriente rimase in vigore fino all’emanazione del primo codice di Giustiniano e in Occidente la sua sopravvivenza fu molto più lunga dal momento che una parte del suo contenuto venne utilizzata per comporre le leggi romano barbariche. Gli iura Le opere dei giuristi, in quanto avevano valore di diritto vennero chiamate iura. Per tutte le materie non regolate dalle leges gli iura erano fonti integrative. Iura erano un complesso di norme che in quanto parificate alla leges sulla base dello ius respondendi avevano valore vincolante. Le opere postclassiche Epitome Gai: è un libero riassunto delle Istituzioni di Gaio a scopo pratico e di uniformazione al diritto vigente, contenuto nella Lex romana Visigothorum. Fragmenta Augustodunensia: un commento a brani gaiani nella forma della parafrasi. L’autore voleva spiegare agli allievi i passi di Gaio che erano stati scelti per chiarire l’applicazione concreta. Res Cottidianae: opera di Gaio ed essa risale la tripartizione delle fonti delle obbligazioni, ancora oggi utilizzata nei codici civili. Vaticana Fragmenta: così chiamati perché scoperti dal cardinale Angelo mai, è una raccolta di datazione incerta ma si pensa che sia anteriore a Teodosiano. La raccolta ha carattere frammentario, divisa in titoli e contiene frammeni di Papiano, Paolo e Ulpiano. Collatio: è la I opera di diritto comparato della storia dal momento che contiene un confronto di leggi mosaiche e romane con lo scopo di dimostrare la superiorità morale delle prime. Leggi romano barbariche Dissoltosi l’Impero romano in occidente i regni barbarici che vi sostituirono ricorsero al diritto romano per regolare la vita dei cittadini di origine romana che erano la maggioranza degli abitanti. Teodorico, re degli ostrogoti non disconosceva la sovranità dell’imperatore d’oriente, ma pretendeva di governare l’Italia con un governatore che amministrava in nome e per conto dell’imperatore i territori occupati dagli ostrogoti. Si spiega la raccolta di norme da lui emanate che venne chiamata editto e non legge. Le norme contenute nell’editto di Teodorico erano romane il cui contenuto era tratto dai codici Gregoriano, Ermogeniano e Teodosiano. Lex romana Visigothorum si presenta nella veste legislativa in quanto emanata da un sovrano che
pretendeva di essere a capo di uno stato indipendente. Fu ordinata da Alarico II re dei visigoti e appena approvata venne inviata a tutti nel regno germanico con l’ordine di non consentire l’applicazione di altre fonti. Una caratteristica della lex romana visigothorum è costituita dal fatto che le costituzioni tratte da Teodosiano sono seguite da una interpretatio (cioè dai commenti allo scopo di chiarirle). Il processo civile Il processo civile nell’età del dominato è quello della cognito extra ordinem. Con questo processo il funzionario imperiale doveva applicare il diritto e attuare la giustizia intesa come sistema di valori. L’organo pubblico interveniva già nella fase iniziale del processo e citava in giudizio il convenuto. Costantino abolì la possibilità per l’attore di provvedere direttamente a citare in giudizio il convenuto, senza ricorso all’autorità pubblica. All’epoca di Giustiniano si affermò la procedura per libello con cui attore e convenuto precisavano le loro posizioni. Il libello serviva a precisare la pretesa dell’attore. Il sistema probatorio vede ora una netta preferenza verso le prove scritte e si afferma il principio di rendere la sentenza in forma scritta. 20 Il processo criminale La cognito extra ordinem si era affermata in campo criminale già nell’epoca del principato e durante il dominato è la forma processuale più applicata. L’impianto processuale non registra significativi variazioni, vi sono alcuni provvedimenti che testimoniano contraddizione tra la legislazione e gli obiettivi perseguiti. Ad esempio venivano scoraggiate le accuse con la calunnia senza provare la fondatezza delle accuse. La condanna può essere pronunciata solo in presenza di confessione o di prove testoni ali univoche e concordi. Le sentenze capitali dovevano essere eseguite entro un anno. Più significativi sono i cambiamenti per quanto riguarda il diritto criminale. Per comprendere l’evoluzione del diritto crinale nell’età del dominato occorre partire da alcune considerazioni. Prima cosa: ogni violazione dell’ordine costituito mette in discussione l’autorità imperiale. Famiglia e persone sono indebolite nella loro identità, da una società relativamente equilibrata, dal II sec. d.C. si producono squilibri sociali acuti, forme di ingiustizia, insicurezza e in virtù delle invasioni barbariche il potere segue la strada della repressione, che in queste condizioni era lo strumento più efficace. In questo contesto le pene diventano più gravi il controllo sulla vita dei singoli diventa pesante, tendendo ad essere totale. Si moltiplicano le fattispecie di reato poiché nulla doveva contrastare la volontà dell’imperatore. Si considera reato ogni infrazione attraendo nel campo penale violazioni ed obblighi di natura privata. L’imperatore si propose di cambiare la società e la pena assunse una funzione rieducativa. Molto ampio è il sistema delle pene che subiscono un aggravamento a causa dell’indebolimento della dignità personale. La pena di morte viene utilizzata anche per i reati minori, l’impiccagione sostituisce la crocifissione per rispetto nei confronti della religione, viene mantenuta la vivi combustione. Scompare come pena l’esilio volontario, che era collegata col processo repubblicano. Tra le pene più diffuse abbiamo: lavori forzati nelle miniere, la perdita della cittadinanza, la confisca dei beni, multe, perdita della capacità di fare testamento, di donare e di concludere contratti. Con il legislatore cristiano la pena acquista il carattere dell’espiazione del peccato volendo far pentire il criminale nei confronti di Dio. Nasce in questa ottica la reclusione. Una delle novità più importanti nel campo della pena che caratterizza l’epoca del dominato è l’affermazione della funzione emendatrice della pena. Affiora un ruolo nuovo della reclusione, il luogo più idoneo per meditare sui peccati commessi è il carcere e il monastero. Il carcere appare come uno strumento di purificazione nascono due nuovi istituti: l’amnistia e l’indulto. L’amnistia veniva concessa in occasione della ricorrenza pasquale, come momento di riconciliazione cristiana e per favorire il reinserimento del reo, infatti per la prima volta affiora un nuovo fine della pena: reinserire nella società chi aveva peccato. I valori del dominato 1- autorità: la graduale degenerazione dell’autorità deriva dalla presenza nel principato di strutture
Dopo l’emanazione del codice, Giustiniano si vide costretto nell’arco di soli cinque anni a procedere alla pubblicazione di un secondo codice. La spinta ad una così rapida revisione del primo codice venne determinata dal fatto di aver emanato in quegli anni un vasto complesso di nuove leggi che engono ricordate entro due gruppi distinti: nel primo gruppo c’erano quelle destinate a risolvere contraddizioni all’interno delle fonti giurisprudenziali; nel secondo gruppo c’erano quelle finalizzate alla redazione del Digesto e dovevano fornire indicazioni ai commissari ai fini dell’utilizzo del materiale da sistemare entro i vari libri e titoli 22 della nuova opera. Ampio spazio ha il diritto ecclesiastico, le cariche pubbliche, diritto penale, fiscale, amministrativo e privato. Le novellae costitutiones Giustiniano si era riservato il potere di intervenire per l’avvenire con nuovi provvedimenti normativi, potere che esercitò con 1 serie di costituzioni che presero il nome di novelle. Se il codice e il Digesto avevano la funzione di aggiornare alla situazione esistente un materiale sorto in epoche passate, le novelle possono dar vita ad un percorso riformatore del tutto nuovo. Da una parte si voleva ridare serietà e rigore all’amministrazione pubblica e dall’altra si assiste ad un processo di centralizzazione con la eliminazione delle diocesi e l’accorpamento delle province. Si procede alla riunificazione dei poteri civili e militari in capo ad un unico funzionario imperiale. Particolare rilievo hanno le costituzioni in campo ecclesiastico, si manifesta l’assoluta preminenza dell’imperatore sulle strutture ecclesiastiche. Si regola l’ordinazione dei vescovi e lo stato dei monaci. Ad esempio la novella 131 riconosce la supremazia del vescovo di Roma all’interno della chiesa. Nel campo del diritto privato i settori oggetto di intervento sono quelli del diritto di famiglia e del diritto successorio. Lo stile della legislazione novellare appare più articolata e non sottoposta a quel processo di semplificazione che aveva caratterizzato la codificazione. Il disegno di Giustiniano era di riservarsi per sè sia la produzione e l’interpretazione del diritto. Il sistema immaginato era chiuso. Nei suoi disegni di unificazione politica, religiosa e giuridica all’antico impero è chiara l’idea della monarchia universale.