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Appunti su i miti legati ad Eracle
Tipologia: Appunti
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Èracle (in greco antico: Ἡρακλῆς, Heraklês, composto da Ἥρα, Era, e κλέος, "gloria", quindi "gloria di Era") è un eroe e semidio della mitologia greca, corrispondente alla figura della mitologia romana Ercole. Eracle fu venerato come simbolo di coraggio e forza, ma anche di umanità e generosità, anche presso i Romani. Era ritenuto protettore degli sport e delle palestre. Le sue tante imprese lo fecero il fondatore dei Giochi olimpici antichi. È inoltre da ricordare che fin quasi all'età moderna lo Stretto di Gibilterra era noto come "Colonne d'Ercole", con espressione chiaramente evocativa: un ricordo dei viaggi e degli spostamenti dell'eroe.
Nacque a Tebe da Zeus e da una donna mortale, Alcmena, sedotta dal dio che aveva assunto l’aspetto del marito, Anfitrione, assente quella notte; ignaro di ciò, al suo ritorno, volle godere di Alcmena, che concepì così due gemelli, Ercole figlio di Zeus e Ificle figlio di Anfitrione.
Zeus aveva annunciato che il primo discendente della sua stirpe a nascere sulla terra sarebbe stato re di Micene e Tirinto, e la dea Era che per gelosia aveva Eracle in odio, anticipò la nascita di Euristeo, anch’egli discendente di Zeus: fu cosi per lui si compì la profezia del dominio sul Peloponneso.
L’ira della dea continuava a non placarsi: il bimbo non aveva ancora un anno quando Era mandò due terrificanti serpenti ad uccidere lui e il gemello Ificle che dormivano beati nella loro stanza. Senza alcun timore, però, Ercole afferrò un serpente con ciascuna mano strangolandoli entrambi di fronte allo sguardo esterrefatto di Alcmena e Anfitrione, richiamati dalle grida di Ificle.
Mentre si trova in preda ad un attacco di follia provocatogli da Era, Eracle uccide sua moglie e i suoi figli. Rendendosi conto di ciò che aveva fatto, decide di ritirarsi a vivere in solitudine in un territorio disabitato. Rintracciato dal cugino Teseo, si convince a recarsi dall’Oracolo di Delfi, il quale gli dice che per espiare la sua colpa deve recarsi a Tirinto per servire Euristeo per dodici anni e di compiere una serie di imprese che saranno stabilite da egli. Come compenso gli sarebbe stata poi concessa l'immortalità. Ad esse si può attribuire anche un significato filosofico, morale e allegorico: le fatiche possono essere tranquillamente interpretate come una sorta di cammino spirituale. Le ultime
Grecia, Olimpia, storicamente dal 776 a.C. al 393 d.C. Nell'antichità, si tennero in tutto 292 edizioni dei Giochi olimpici. Durante queste olimpiadi le guerre erano sospese da una tregua e inoltre erano usate come riferimento cronologico per datare gli eventi.
tre Fatiche di Ercole sono generalmente interpretate come una metafora della morte.
uccidere l'invulnerabile leone di Nemea e portare la sua pelle come trofeo;
Su richiesta di Admeta, figlia di Euristeo, desiderosa di avere la stupenda cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni, dono di suo padre Ares, Eracle dovette recarsi nel regno di queste temibili donne guerriere per compiere così la nona fatica. Insieme a un nutrito gruppo di eroi, fra i quali figurava anche Teseo, Eracle partì verso Temiscira, capitale del regno di Ippolita.
Giunti a Temiscira, gli eroi vennero accolti calorosamente da Ippolita, invaghita di Ercole, che decise di offrirgli la cintura come pegno d’amore. Era però suscitò alcune Amazzoni che, convinte che Eracle volesse rapire la propria regina, si armarono, decise a uccidere lui e i suoi compagni: si precipitarono in forze contro la nave dell’eroe, il quale, dopo aver resistito agli assalti, strappò la cintura a Ippolita e intraprese la via del ritorno.
Durante il viaggio di ritorno, con il prezioso cinto ben conservato, Eracle e i suoi uomini giunsero presso il lido di Troia, dove un terribile mostro marino, divoratore di uomini, stava per cibarsi della principessa Esione, figlia del re Laomedonte. Eracle, mosso a compassione, affrontò la terribile creatura e la uccise. Laomedonte, che aveva promesso all'eroe una giusta ricompensa, non rispettò i patti, scatenando così l'ira dell'eroe, pronto a ritornare a Troia dopo aver concluso le fatiche.