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Una serie di esercizi e quiz relativi alla linguistica generale, coprendo argomenti come la fonologia, la morfologia, la sintassi e la semantica. Gli esercizi sono progettati per aiutare gli studenti a comprendere i concetti chiave della linguistica e a sviluppare le loro capacità di analisi linguistica.
Tipologia: Appunti
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La linguistica è la disciplina scientifica che si occupa dello studio del linguaggio umano in modo descrittivo. Essa è scientifica in quanto adotta un approccio metodologico rigoroso, esaminando una vasta gamma di fenomeni linguistici, formulando ipotesi verificabili e ripetibili, e applicando leggi generali per spiegare i dati. Ogni ipotesi e regola proposta è testata in maniera empirica per assicurare che rispecchi la realtà del linguaggio umano. Di fronte a una molteplicità di fenomeni, la linguistica cerca di ridurre la complessità attraverso l'individuazione di leggi universali che regolano la struttura e l'organizzazione del linguaggio. In quanto scienza empirica, la linguistica si basa sull'osservazione e sulla descrizione dei fenomeni del mondo reale, cercando di dare spiegazioni e di descrivere i processi linguistici attraverso i sensi e l’esperienza diretta. Il metodo scientifico può essere sia deduttivo che induttivo: Metodo scientifico deduttivo : consiste nell’estrapolare, attraverso sillogismi (premessa maggiore, premessa minore e conclusione derivata necessariamente), verità particolari da verità universali; Metodo scientifico induttivo : dall’osservazione di uno o più casi particolari, si arriva a una conclusione generale che si applica anche ad altri casi non direttamente osservati. Il linguista, cioè colui che studia il linguaggio, è guidato da tre canoni scientifici fondamentali: Completezza : ogni frase deve essere trattata in modo esauriente e deve considerare tutti gli aspetti pertinenti; Coerenza : non devono esserci contraddizioni interne tra le varie parti dell'analisi linguistica; Economia : la spiegazione deve essere il più semplice ed essenziale possibile, preferendo formulazioni più brevi e chiare a quelle complicate e prolisse. La linguistica si distingue da altre discipline in quanto non è normativa, cioè non si interessa di stabilire regole di correttezza, come fa la grammatica (la quale riguarda la sequenza di norme che permettono di costruire correttamente una frase). Essa è una disciplina descrittiva: il suo obiettivo non è dire cosa "si deve" dire, ma cercare di spiegare come il linguaggio viene effettivamente utilizzato, senza giudizi né imposizioni. La linguistica non impone regole, ma analizza scientificamente ciò che viene detto, qualsiasi sia la forma linguistica. Il padre della linguistica generale è considerato Ferdinand de Saussure. FERDINAND DE SAUSSURE (1916)
Dopo Von Humboldt, Saussure è stato il primo a gettare le basi della divisione del linguaggio in un modo che, purtroppo, risultava ancora piuttosto confuso. È lui che avviò lo studio della linguistica moderna, scrivendo un solo articolo sul sistema vocalico delle lingue indoeuropee, ma dedicandosi principalmente all’insegnamento di linguistica generale all’università di Ginevra. Il libro Le Cours de Linguistique Générale , che gli è stato attribuito, non è altro che una raccolta degli appunti degli studenti durante le sue lezioni. Secondo Saussure, lo studio del linguaggio si divide in due aspetti principali: La langue : è la parte astratta, collettiva e psichica del linguaggio. Si tratta di un sistema di significati condiviso dalla comunità di parlanti di una lingua. È l'aspetto teorico del linguaggio, che può essere studiato analizzando unità minime come i fonemi. Ad esempio, un individuo muto sarebbe in grado di comprendere la langue, poiché è un sistema condiviso e mentale, non dipendente dall’uso del suono o della parola. La langue è dunque un meccanismo psicologico, e ogni individuo ne ha una rappresentazione mentale che non è identica, ma simile tra i membri della stessa comunità linguistica. La parole : rappresenta l’atto concreto e individuale del linguaggio. È l’esecuzione fisica del sistema linguistico, ed è attraverso la parole che un individuo esprime un messaggio linguistico concreto. La parole è legata all’atto fisico dell’articolazione dei suoni e varia da individuo a individuo. In pratica, è il linguaggio in azione, ma la parole si fonda sulla langue, che fornisce le regole e la struttura. Saussure ha anche fatto una distinzione importante tra il linguaggio come fenomeno psico-fisico e come fenomeno sociale. Il linguaggio non è solo un atto mentale, ma diventa sociale non appena viene prodotto e condiviso con altri. Altri studiosi hanno ulteriormente esplorato queste distinzioni: Trubeckoj (1933) ha introdotto la differenza tra sprachact e sprachgebilde : o Sprachact : ogni volta che una persona parla con un'altra si verifica un atto concreto di comunicazione, che avviene in un determinato contesto e momento. o Sprachgebilde : è il dominio del linguaggio, ovvero la padronanza del codice linguistico che permette la comprensione reciproca tra parlante e ascoltatore. Jakobson (1960) ha evidenziato la differenza tra codice e messaggio : o Codice : è un sistema astratto di potenzialità comunicative, che deve essere conosciuto dai parlanti per poter produrre messaggi comprensibili. o Messaggio : è ciò che viene effettivamente creato utilizzando le unità del codice.
Norma : è la convenzione linguistica scelta dall’individuo, che può evolversi nel tempo. Errore : ciò che non segue la norma, ma poiché la norma è soggettiva e in continuo cambiamento, ciò che ieri era considerato un errore potrebbe non esserlo più oggi. LINGUAGGIO UMANO Per linguaggio umano si intende la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di caratteristiche proprie. La comunicazione (il linguaggio) è la capacità di veicolare informazioni, da un emittente ad un ricevente (sia tra persone che da un mezzo all’altro), attraverso un mezzo. Capacità propria della specie umana, che ha la facoltà di associare il contenuto all'espressione allo scopo di manifestare il contenuto stesso. Inoltre, la parola è strettamente legata al pensiero ed ogni parola pronunciata non è mai uguale a come si è pronunciata in precedenza ma appare per la prima volta nella storia dell’universo (Trubeckoj). Esistono diversi tipi di linguaggio come: linguaggio naturale, linguaggio dei fiori, linguaggio delle immagini, linguaggio dell’arte, ecc. Ad esempio, il programmatore comunica con il computer con il linguaggio di un determinato programma, le api comunicano alle loro compagne la determinata distanza da una fonte di cibo attraverso vari tipi di danza, ecc. Bisogna differenziare il nostro linguaggio da tutti gli altri. Esistono delle caratteristiche tipiche di tutti i linguaggi, altre, invece, che sono uniche per ciascuno di essi. Alcune di queste caratteristiche importanti potrebbero essere anche comuni con gli altri linguaggi, mentre la dipendenza dalla struttura è una proprietà che è unica per il linguaggio umano. CARATTERISTICHE DEL LINGUAGGIO UMANO DIPENDENZA DALLA STRUTTURA : è una caratteristica molto importante, bisogna sempre formulare frasi che abbiano almeno soggetto, verbo e complemento oggetto. Ciò non riguarda solo la nostra lingua, ma tutte le lingue del mondo, nonostante siano diverse tra loro, hanno una struttura. Vi saranno dunque frasi agrammaticali (non rispettano le regole grammaticali) e frasi grammaticali (rispettano le regole grammaticali). LA DISCRETEZZA : ci permette di individuare dei particolari suoni in un continuum, spezzettando questo continuum in porzioni più discrete (cane, lo spezzetteremo in c-a-n-e). LA DOPPIA ARTICOLAZIONE : la lingua è organizzata su due livelli, un livello definito seconda articolazione, costituito da elementi minimi, privi di significato e di numero finito. Questi elementi possono essere composti tra di loro per formare degli elementi di prima articolazione che sono di numero infinito,
dotati di significato. Ciò indica che nella seconda articolazione si hanno soltanto dei segni "p", "a", "n", "e", dunque consonanti e vocali, e quando li si uniscono si formano un’infinità di parole, e dunque si è nella prima articolazione. LA RICORSIVITÀ : la possibilità di far crescere una frase in maniera infinita, a destra o a sinistra, aggiungendo informazioni con frasi dipendenti, ciò lo si può fare anche aggiungendo informazioni coordinate, ovvero aggiungendo solo la “e” e quindi non dipendenti. TRASPONIBILITÀ DI MEZZO : quando si dice una cosa attraverso un mezzo fonico, quest’ultimo può essere tradotto su altri mezzi di comunicazione, ad esempio attraverso la scrittura (un codice può essere trasmesso in un altro codice). Dunque, il significante dei segni linguistici può essere trasmesso tramite diversi canali. PRODUTTIVITÀ : con un certo numero di codici è sempre possibile creare dei messaggi nuovi. Bisogna avere degli elementi minimi (es. semaforo da tre informazioni, in quanto contiene tre colori). Dato un certo numero di elementi, li si possono comporre come si vuole per creare un’infinità di forme, però ogni singola lingua ha delle regole che restringono la possibilità di composizione. Il codice morse ha solo due elementi, ma se questi due elementi li si compongono tra di loro si ottiene una produttività molto alta. ONNIPOTENZA SEMANTICA : possibilità di parlare, attraverso la lingua, di qualsiasi cosa, anche di cose che non si toccano e che non esistono. TRASMISSIBILITÀ CULTURALE : possibilità di trasmettere culturalmente attraverso la propria lingua le proprie conoscenze. RIFLESSIVITÀ : con la lingua si può parlare della lingua stessa. COMPLESSITÀ SINTATTICA : le frasi che si costruiscono possono essere semplici, ma se costruite in un certo modo possono essere complessate con l’aggiunta di ulteriori informazioni (pragmatica). L’EQUIVOCITÀ : la lingua è molto equivoca, infatti molto volte necessita di essere precisata. Vi sono alcune parole che possono essere equivoche poiché significano due cose contemporaneamente, oppure vi sono sinonimie (vecchio e anziano), oppure polisemia, tipi di relazione. IL DISTANZIAMENTO E LA LIBERTÀ DI STIMOLI : si può parlare di un’emozione o di uno stimolo, vissuto molto tempo fa e che dunque si mantiene nella memoria, oppure non ancora vissuto. Inoltre, vi è una distinzione tra lingua e linguaggio, poiché il primo indica le lingue che si parlano nel mondo (italiano, inglese, ecc.), mentre il “linguaggio” si riferisce al sistema di comunicazione. L’importanza di una lingua è data dal fatto se soddisfi o meno le esigenze della comunità che adopera quella lingua, e non dal numero di parlanti (Nencioni).
l'incremento della globalizzazione e dei media, la lingua nazionale ha guadagnato sempre più terreno rispetto ai dialetti, ma questi ultimi continuano a essere vitali in molte zone rurali. FATTORI CHE INFLUENZANO L'USO DELLA LINGUA L'uso di una determinata lingua o dialetto è influenzato da molteplici fattori. Tra i principali, ci sono le caratteristiche socioculturali come l'età, il sesso, la classe sociale e l'educazione. Ad esempio, in alcuni contesti sociali può essere più appropriato utilizzare una lingua formale o standard, mentre in altri può essere preferibile un linguaggio più informale o colloquiale. Inoltre, la lingua può cambiare in base alla situazione comunicativa: ciò che è adatto in un ambiente professionale potrebbe non esserlo in una conversazione tra amici. LA NASCITA DELLA LINGUA: TEORIE E IPOTESI Le origini del linguaggio sono state oggetto di numerose speculazioni. Due delle principali ipotesi sulla nascita della lingua sono la teoria monogenetica e quella poligenetica. La teoria monogenetica sostiene che tutte le lingue del mondo derivano da una lingua originaria, che si sarebbe evoluta nel tempo a causa di migrazioni e diversificazioni. D'altra parte, la teoria poligenetica postula che le lingue siano nate in modo indipendente in differenti aree del mondo, in risposta a esigenze comunicative diverse, senza un'origine comune. IPOTESI MONOGENETICA DELLA LINGUA Secondo l'ipotesi monogenetica, l'umanità avrebbe originariamente parlato una sola lingua. Con il tempo, le popolazioni si sarebbero separate geograficamente, sviluppando dialetti che, con le migrazioni e le evoluzioni sociali, sono diventati lingue differenti. Le lingue moderne, quindi, sarebbero il risultato di un antico "linguaggio madre" che ha dato vita alla varietà linguistica che vediamo oggi. IPOTESI POLIGENETICA DELLA LINGUA La teoria poligenetica, al contrario, afferma che le lingue si sono sviluppate autonomamente in diverse regioni del mondo. Questa ipotesi si basa sull'idea che il linguaggio sia una necessità biologica e sociale che si è evoluta in modo indipendente in varie parti del globo, adattandosi alle specifiche esigenze comunicative delle diverse comunità. LINGUAGGIO E CULTURA: LA RELATIVITÀ LINGUISTICA La lingua non è solo un mezzo per comunicare idee, ma è anche un riflesso della cultura e del pensiero di una comunità. La relatività linguistica, proposta da Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf, suggerisce che la lingua che parliamo influenzi il nostro modo di pensare e percepire il mondo. Secondo questa teoria, i parlanti di lingue diverse possono avere visioni del mondo e strutture cognitive diverse a causa delle caratteristiche intrinseche delle loro lingue. CREOLIZZAZIONE LINGUISTICA: INFLUENZE GLOBALI
La creolizzazione linguistica si verifica quando un gruppo di persone che parlano lingue differenti crea una lingua nuova, nota come creolo, per comunicare. Questo fenomeno è tipico delle situazioni di contatto tra culture e lingue diverse, come durante il periodo delle colonizzazioni o dei commerci internazionali. La lingua creola nasce quando gruppi di persone non condividono una lingua comune e sono costretti a sviluppare una forma di comunicazione che integra elementi di più lingue. CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE Le lingue possono essere classificate in vari modi. Un metodo comune di classificazione è quello numerico, che si basa sul numero di lingue parlate da un determinato gruppo di persone. Altri criteri includono: CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA DELLE LINGUE: le lingue sono raggruppate in famiglie linguistiche secondo la loro origine comune. Ad esempio, l'italiano, lo spagnolo, il francese e il portoghese appartengono alla famiglia delle lingue romanze, che derivano dal latino. CLASSIFICAZIONE AREALE DELLE LINGUE: questa classificazione prende in considerazione la distribuzione geografica delle lingue, indipendentemente dalla loro origine storica. Può esserci, ad esempio, un gruppo di lingue che si parlano in una regione specifica, come le lingue bantu in Africa centrale. CLASSIFICAZIONE TIPOLOGICA DELLE LINGUE: le lingue vengono classificate in base alle loro caratteristiche strutturali, come la morfologia o la sintassi. Ad esempio, alcune lingue sono agglutinanti, altre flessive, mentre altre ancora isolanti. CLASSIFICAZIONE FONOLOGICA: ACCENTO, INTONAZIONE E PROSODIA La fonologia si occupa dello studio dei suoni e delle loro combinazioni nelle lingue. Le lingue possono differire per l'accento, l'intonazione e la prosodia, che sono aspetti cruciali per il significato e la comprensione del messaggio. Ad esempio, in alcune lingue come il cinese mandarino, la tonalità (cioè la variazione dell'intonazione) cambia il significato di una parola. CLASSIFICAZIONE MORFOLOGICA DELLE LINGUE Le lingue possono essere classificate in base alla loro morfologia, ossia al modo in cui costruiscono le parole. Le principali categorie sono: LINGUE ISOLANTI: sono lingue in cui ogni parola è formata da un singolo morfema, come il cinese. LINGUE AGGLUTINANTI: in queste lingue, i morfemi sono uniti senza modificarsi tra loro, come nelle lingue turche. LINGUE FLESSIVE: qui, i morfemi si combinano e si adattano per esprimere significati complessi, come nell’italiano. LINGUE POLISINTETICHE: caratterizzate dalla capacità di costruire parole complesse che racchiudono molteplici significati, come alcune lingue native americane.
Negli anni ’50, con l’arrivo della televisione, l'italiano cominciò a diffondersi in modo capillare, e il cosiddetto “italiano neutro” divenne la norma. In TV, conduttori come Mike Bongiorno adottarono una lingua che non fosse influenzata da dialetti regionali, e il fiorentino, con il suo tono più elegante e formalmente corretto, venne utilizzato come base per l’italiano standard. Sebbene il dialetto restasse ancora molto diffuso, soprattutto nelle aree rurali, l'italiano neutro divenne la lingua principale nella comunicazione pubblica, rafforzando la diffusione dell'italiano su tutto il territorio nazionale. DIFFERENZA TRA LINGUA E DIALETTO In Italia, la differenza tra lingua e dialetto è storicamente e culturalmente significativa. La lingua ufficiale è l’italiano, una lingua che ha ricevuto un riconoscimento formale dallo Stato e che viene utilizzata nelle istituzioni, nei media e nelle comunicazioni ufficiali. I dialetti, d'altra parte, sono considerati varianti locali della lingua, parlati soprattutto nelle regioni specifiche. Questi ultimi, pur essendo spesso molto ricchi e complessi, sono stati storicamente visti come inferiori rispetto alla lingua nazionale, soprattutto durante i periodi di unificazione linguistica. In Italia, ogni regione ha conservato il proprio dialetto, che può variare notevolmente da zona a zona. Tuttavia, l’italiano ha finito per prevalere come lingua ufficiale, relegando i dialetti a un uso più informale e familiare. Questa distinzione ha radici anche nella politica linguistica dello Stato, che ha cercato di uniformare la lingua parlata, facendo emergere l'italiano come un simbolo di modernità, cultura e unità nazionale. LA DIALLETOLOGIA E LA CLASSIFICAZIONE DEI DIALETTI La dialettologia è la disciplina che si occupa dello studio dei dialetti. In Italia, la varietà dialettale è straordinariamente ricca e articolata, tanto che si parla di numerosi “dialetti regionali”, ognuno con una propria storia e tradizioni linguistiche. La classificazione dei dialetti italiani può avvenire secondo vari criteri: Genealogico : i dialetti sono classificati in base alla lingua madre di appartenenza. Storico : si tiene conto dell’evoluzione linguistica storica. Fonologico : in base alle caratteristiche fonologiche e alle influenze linguistiche. Geografico : in relazione all’area geografica di utilizzo. Sociale : tenendo conto delle differenze tra varietà urbane e rurali. Una delle classificazioni più note è quella proposta da Jules Gilliéron, che nel suo Atlas Linguistique de la France ha tracciato la suddivisione dei dialetti. Trumper e Maddalon, ad esempio, hanno elaborato una mappa dei dialetti calabresi, considerando vari aspetti fonologici e morfologici. SOCILINGUISTICA: LA VARIAZIONE LINGUISTICA IN ITALIA
La sociolinguistica studia le relazioni tra le diverse varietà linguistiche e le dinamiche che portano alla variazione di una lingua. In Italia, la lingua italiana coesiste con una vasta gamma di dialetti, e l’uso di ciascuna di esse è influenzato dal contesto sociale, geografico e culturale. La sociolinguistica, inoltre, esplora fenomeni come il code- switching , che si verifica quando un parlante alterna tra diverse varietà linguistiche a seconda delle circostanze. La variazione linguistica in Italia può essere analizzata su vari livelli: Diafasico : riguarda il contesto della comunicazione (ad esempio, tra situazioni formali e informali). Diastratico : si riferisce alla variazione sociale (un individuo istruito avrà un repertorio linguistico diverso rispetto a una persona con meno formazione). Diamesico : riguarda il mezzo di comunicazione scelto (parlato, scritto, etc.). Diatopico : si riferisce alle differenze geografiche (ad esempio, un milanese avrà un accento distinto rispetto a un siciliano). In Italia, la lingua italiana e i dialetti sono parte di un quadro sociolinguistico molto complesso, che continua a evolversi, influenzato da fattori storici, sociali e culturali. La varietà linguistica rimane una delle caratteristiche distintive del paese, con i dialetti che continuano a rivestire un ruolo importante nelle comunicazioni informali e nella cultura popolare. ASSI DI STUDIO Ferdinand de Saussure ha definito quattro principali assi di studio per l'analisi della lingua, che ci consentono di osservare il linguaggio da diverse angolazioni, facilitando così la comprensione e lo studio. Questi assi sono:
La scrittura, così come il parlato, è accompagnata da componenti "paratestuali", cioè elementi non linguistici che facilitano la comprensione. Nel parlato, questi includono gesti, pause, sguardi e altre forme di espressione non verbale. Nello scritto, invece, sono fondamentali gli elementi tipografici come il titolo, i sottotitoli, l'uso del grassetto, le note e altre caratteristiche editoriali che aiutano a strutturare il testo e facilitano la comprensione. TIPI DI SCRITTURA FONOGRAFICA Le scritture fonografiche sono quelle in cui i simboli rappresentano suoni, sillabe o segmenti linguistici. Queste si suddividono in: Sillabica : Una scrittura in cui ogni segno rappresenta una sillaba, utile per rappresentare suoni più complessi. Alfabetica : Un sistema di scrittura in cui i segni, i grafemi, corrispondono a singoli suoni, ed è il sistema che usiamo comunemente. Anche i segni gestuali sono fondamentali nella comunicazione, poiché, come nel caso della LIS (Lingua dei Segni Italiana), i segni si articolano attraverso il corpo, con precise regole che governano i luoghi del corpo, la configurazione delle mani e il tipo di movimento. ALTRI ASSI DI STUDIO: SINCRONICO E DIACRONICO Il fenomeno diacronico riguarda lo studio dell’evoluzione della lingua nel tempo, esplorando come i linguaggi e le parole si sono trasformati attraverso la storia. La sincronia , al contrario, si occupa dello studio della lingua in un dato momento, cercando di identificare le somiglianze tra le parole e le lingue che coesistono nello stesso periodo. Mentre lo studio diacronico esplora la trasformazione delle parole, la sincronia si concentra sui fenomeni che accadono simultaneamente all'interno di una lingua. Entrambi gli approcci sono utilizzati per analizzare aspetti come il lessico e la fonologia. ASSI DI STUDIO: SINTAGMATICO E PARADIGMATICO Questi due assi descrivono le modalità di interazione tra le unità linguistiche. Il rapporto sintagmatico riguarda la disposizione delle parole in una sequenza lineare e la loro combinazione in un contesto specifico. Le parole vengono disposte in un ordine preciso, dove ogni parola influisce sul significato della successiva. Il rapporto paradigmatico , invece, riguarda le scelte che un parlante può fare tra alternative linguistiche. Ogni unità linguistica (ad esempio una parola o una lettera) può essere sostituita da un’altra che abbia lo stesso ruolo, ma se una scelta viene fatta, le altre restano escluse. ASSI DI STUDIO: ASTRATTO E CONCRETO In linguistica, si distingue tra un livello astratto e uno concreto. Il livello astratto è quello che riguarda le entità ideali, come le lettere e i suoni puri che rappresentano il
significato, mentre il livello concreto è la realizzazione effettiva di questi segni, che varia a seconda del contesto e della pronuncia. Saussure ha identificato questa distinzione nel suo concetto di "langue" (il sistema astratto della lingua) e "parole" (l'uso concreto della lingua). Nella langue , i suoni sono limitati e definiti, mentre nella parole , i suoni possono variare infinitamente, ma sempre all'interno di un sistema limitato e regolato. I MECCANISMI DELLA COMUNICAZIONE SECONDO SAUSSURE Nel MODELLO COMUNICATIVO di Ferdinand de Saussure, la comunicazione avviene attraverso una serie di meccanismi che coinvolgono diversi livelli psicologici, articolatori, acustici e percettivi. Il processo comunicativo inizia a livello psicologico , nella langue , cioè nel sistema mentale che ogni individuo ha della lingua. In questo ambito, si stabilisce l’associazione fra significante (la forma del suono o del segno scritto) e significato (il concetto o l’idea che il segno rappresenta). Questo primo meccanismo è trattato dalla fonologia , che analizza i suoni e le regole che governano la loro combinazione e interpretazione. Successivamente, entra in gioco il meccanismo articolatorio , che riguarda il modo in cui il cervello invia i segnali ai muscoli per produrre i suoni della lingua. Questo processo è regolato dalla fonetica articolatoria , che studia come si articolano i suoni, come la lingua, le labbra e i denti si muovono per produrre i vari fonemi. Infine, vi è il meccanismo acustico , che riguarda il modo in cui il messaggio sonoro, prodotto dal parlante, arriva al destinatario. I suoni colpiscono il timpano dell'ascoltatore e vengono trasmessi al cervello per essere decodificati e associati a un significato. Qui intervengono la fonetica acustica e la fonetica percettiva , che si occupano dello studio delle onde sonore e del modo in cui il cervello umano percepisce i suoni e li interpreta. Tra il meccanismo psicologico e quello articolatorio, si trovano le regole della langue , che definiscono le strutture linguistiche di base, come la grammatica e il lessico, e come questi elementi si combinano per produrre enunciati significativi. LA NORMA LINGUISTICA E L'ASPETTO PSICOLOGICO-COGNITIVO Inoltre, la norma linguistica rappresenta uno strumento sociale che seleziona, nel corso della storia, le forme linguistiche che vengono accettate e utilizzate dalla comunità. La norma stabilisce ciò che è considerato corretto o convenzionale nell’uso della lingua. Un altro aspetto importante è il livello psicologico-cognitivo , che influisce sull'esecuzione linguistica. Ad esempio, quando chiediamo "Sai che ore sono?", non ci aspettiamo una risposta affermativa (come "Sì, lo so"), ma una risposta che ci fornisca l'informazione richiesta, come "Sono le 3". Questo meccanismo non è solo linguistico, ma coinvolge anche aspetti pragmatici e contestuali che ci permettono di comprendere il significato implicito dietro le parole.
segni per riferirsi alla stessa realtà. Ad esempio, in lingue diverse, la parola "tavolo" è rappresentata da segni differenti, ma il concetto che essa designa è lo stesso. Il rapporto tra il significante e il referente (l’oggetto reale) non è diretto, ma è mediato dal significato (la nostra rappresentazione mentale dell’oggetto). Per esempio, la parola "tavolo" si riferisce a un oggetto specifico, ma il significato che noi attribuiamo a questa parola può variare a seconda della cultura o del contesto. I MODELLI DI HJELMSLEV SUL SEGNO LINGUISTICO Hjelmslev, un linguista danese, ha elaborato un modello teorico a quattro livelli per comprendere meglio la struttura del segno linguistico. Oltre al significante e al significato, Hjelmslev ha introdotto la forma e la sostanza di ciascuno di questi due componenti:
Definire con precisione che cos'è la lingua è un compito complesso. Storicamente, molteplici definizioni sono state proposte: Platone (427-347 a.C.) la considerava una convenzione, mentre Aristotele (384-322 a.C.) la vedeva come uno strumento del pensiero. Von Humboldt (1767-1835) definiva la lingua come lo spirito di un popolo, mentre i linguisti moderni, come Sapir (1921), l’hanno descritta come un metodo puramente umano e non istintivo per comunicare idee, emozioni e desideri attraverso un sistema di simboli volontariamente prodotti. Bloch e Trager (1942) l’hanno definita come un sistema di simboli vocali arbitrari tramite il quale un gruppo sociale coopera, mentre Hall (1968) l’ha descritta come l’istituzione che permette agli esseri umani di comunicare e interagire utilizzando simboli fonico-uditivi arbitrari abitualmente usati. Oggi possiamo concepire la lingua come un sistema articolato su più livelli, un "sistema di sistemi", in cui esistono diverse componenti autonome, ma strettamente legate tra loro. Inoltre, la lingua è vista come un oggetto naturale, in quanto è una facoltà che emerge spontaneamente nell’essere umano. Per descrivere ciò che è la lingua, possiamo evidenziare alcune distinzioni fondamentali rispetto ad altri codici comunicativi. In particolare, la lingua funge da intermediario tra il pensiero e il suono, tra la realtà e la voce. In linea generale, possiamo identificare quattro livelli linguistici , ognuno con un carattere "sistematico", nel senso che le unità di ogni livello sono interdipendenti:
Labiodentali : prodotti tra le labbra e i denti (esempio: /f/ sordo, /v/ sonoro); Alveolari : prodotti tra la lingua e gli alveoli (esempio: /s/ sordo, /z/ sonoro); Palatali : prodotti tra la lingua e il palato (esempio: /ʃ/ sordo, /ʒ/ sonoro). Questi suoni sono particolarmente distintivi nelle lingue perché possono avere una vibrazione prolungata , e sono facilmente riconoscibili anche a distanza. SUONI AFFRICATI I suoni affricati sono una combinazione di occlusivi e fricativi. Iniziano con una fase occlusiva (l'aria è completamente bloccata), seguita da una fase fricativa (l'aria passa attraverso una fessura). Questi suoni sono complessi e si rappresentano con due simboli fonetici: uno per la parte occlusiva e uno per la parte fricativa. Alcuni esempi includono: Palato-alveolari : tra la lingua, il palato e gli alveoli (esempio: /tʃ/ sordo, /dʒ/ sonoro); Alveolari : tra la lingua e gli alveoli (esempio: /ts/ sordo, /dz/ sonoro). L'elemento chiave di questi suoni è che hanno una doppia articolazione , con un inizio occlusivo e una fine fricativa, che li rende particolarmente difficili da produrre. CONSONANTI LIQUIDE Le consonanti liquide vengono chiamate così perché, durante la loro pronuncia, il suono sembra "scivolare", quasi come se fluiva o gocciolasse dai lati della lingua. Questi suoni sono sonori per natura e si dividono in due principali categorie: Laterali : l'aria fuoriesce dai lati della lingua, come nel suono /l/; Vibranti : la lingua oscilla rapidamente tra il punto di articolazione, come nel suono /r/. In alcune lingue, le vibranti possono essere ulteriormente divise in due tipi: monovibranti (una sola vibrazione) e polivibranti (più vibrazioni), che distinguono suoni come una "r" singola da una "r" doppia o "geminata". CONSONANTI NASALI Le consonanti nasali si formano quando l'aria passa attraverso la cavità nasale, producendo suoni che sono anch'essi sonori. Questi suoni si distinguono in base al luogo di articolazione e possono essere: Bilabiale : tra le labbra (esempio: /m/); Alveolare : tra la lingua e gli alveoli (esempio: /n/); Labiodentale : tra le labbra e i denti (esempio: /ɱ/); Palatale : tra la lingua e il palato (esempio: /ɲ/); Velare : tra la lingua e il velo del palato (esempio: /ŋ/). I suoni nasali sono facili da identificare, perché la cavità nasale è utilizzata per farli vibrare. CONSONANTI APPROSIMANTI