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Linguistica Generale: Esercizi e Quiz, Schemi e mappe concettuali di Linguistica Generale

Una serie di esercizi e quiz relativi alla linguistica generale, coprendo argomenti come la fonetica, la fonologia, la morfologia e la sintassi. Gli esercizi sono progettati per aiutare gli studenti a comprendere i concetti chiave e a sviluppare le loro capacità di analisi linguistica.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 11/01/2025

giogio58536865
giogio58536865 🇮🇹

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DEFINIZIONE GENERALE DI UNA LINGUA
Lingua:
Ciascuno dei sistemi simbolici propri della specie umana, ma diversi da comunità a comunità e in
qualche misura anche da individuo a individuo. Trasmessi per via culturale e non ereditati
biologicamente. Basati su simboli vocali o, in casi particolari, su simboli gestuali, attraverso i quali
gli umani conoscono la realtà, la categorizzano, sviluppano pensieri articolati, comunicano le
proprie conoscenze e i propri pensieri.
SIMBOLI
Segni prodotti volontariamente nei quali il legame tra espressione e contenuto non ha motivazioni
di tipo naturale o analogico, ma è di tipo convenzionale, cioè garantito da una tradizione culturale
a cui partecipano tanto l’emittente quanto il destinatario del segno.
‘PROPRIO DELLA SPECIE UMANA’
Secondo la Società linguistica di Parigi, i presupposti anatomici della facoltà di parlare una lingua,
in particolare la ‘discesa’ della laringe, risalgono almeno all’Homo sapiens. Per quanto ci è noto
ora, nessuna specie animale ha sviluppato ‘lingue’ che si avvicinano alle caratteristiche proprie
delle lingue umane, che si confermano così specifiche sia in senso biologico (esclusive degli umani),
sia in senso tipologico (diverse nel loro complesso dalle altre lingue animali). Questo comporta un
problema di compatibilità tra la linguistica e la teoria dell’evoluzione di Darwin.
DIVERSO DA INDIVIDUO A INDIVIDUO
Noam Chomsky differenzia la lingua individuale (propria di ciascun individuo) e la lingua
comunitaria (condivisa dagli appartenenti ad una società). Quando un bambino acquisisce una
lingua, la sua facoltà di linguaggio viene esposta a stimoli di varie lingue individuali (genitori,
familiari, coetanei), ma non a quello sovraindividuale di una lingua comunitaria. Di conseguenza il
bambino si formerà con una grammatica simile alle lingue individuali che ha appreso e ciò
contribuirà a consolidare o a innovare la lingua comunitaria (costituita dall’unione di tutte le lingue
individuali presenti nella comunità).
TRASMESSO PER VIA CULTURALE E NON EREDITATO
BIOLOGICAMENTE
Ogni essere umano fin dalla nascita possiede una facoltà di linguaggio ereditata biologicamente
che gli consente di acquisire in maniera naturale la lingua materna, ossia la lingua usata
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DEFINIZIONE GENERALE DI UNA LINGUA

Lingua:

Ciascuno dei sistemi simbolici propri della specie umana, ma diversi da comunità a comunità e in qualche misura anche da individuo a individuo. Trasmessi per via culturale e non ereditati biologicamente. Basati su simboli vocali o, in casi particolari, su simboli gestuali, attraverso i quali gli umani conoscono la realtà, la categorizzano, sviluppano pensieri articolati, comunicano le proprie conoscenze e i propri pensieri.

SIMBOLI

Segni prodotti volontariamente nei quali il legame tra espressione e contenuto non ha motivazioni di tipo naturale o analogico, ma è di tipo convenzionale, cioè garantito da una tradizione culturale a cui partecipano tanto l’emittente quanto il destinatario del segno.

‘PROPRIO DELLA SPECIE UMANA’

Secondo la Società linguistica di Parigi, i presupposti anatomici della facoltà di parlare una lingua, in particolare la ‘discesa’ della laringe, risalgono almeno all’Homo sapiens. Per quanto ci è noto ora, nessuna specie animale ha sviluppato ‘lingue’ che si avvicinano alle caratteristiche proprie delle lingue umane, che si confermano così specifiche sia in senso biologico (esclusive degli umani), sia in senso tipologico (diverse nel loro complesso dalle altre lingue animali). Questo comporta un problema di compatibilità tra la linguistica e la teoria dell’evoluzione di Darwin.

DIVERSO DA INDIVIDUO A INDIVIDUO

Noam Chomsky differenzia la lingua individuale (propria di ciascun individuo) e la lingua comunitaria (condivisa dagli appartenenti ad una società). Quando un bambino acquisisce una lingua, la sua facoltà di linguaggio viene esposta a stimoli di varie lingue individuali (genitori, familiari, coetanei), ma non a quello sovraindividuale di una lingua comunitaria. Di conseguenza il bambino si formerà con una grammatica simile alle lingue individuali che ha appreso e ciò contribuirà a consolidare o a innovare la lingua comunitaria (costituita dall’unione di tutte le lingue individuali presenti nella comunità).

TRASMESSO PER VIA CULTURALE E NON EREDITATO

BIOLOGICAMENTE

Ogni essere umano fin dalla nascita possiede una facoltà di linguaggio ereditata biologicamente che gli consente di acquisire in maniera naturale la lingua materna, ossia la lingua usata

nell’ambiente familiare e sociale in cui nasce e cresce. La facoltà di linguaggio è trasmessa per via ereditaria, biologica; mentre le lingue che si acquisiscono grazie a questa facoltà dipendono dall’ambiente in cui il bambino è inserito.

BASATO SU SIMBOLI VOCALI O GESTUALI

Le lingue umane si acquisiscono, si usano e si trasmettono tramite il canale fonico; la scrittura è storicamente secondaria. Un altro canale importante dell’espressione linguistica è quello dei segni gestuali usati nelle comunità di sordi in tutto il mondo, e che si differenziano in vere lingue dei segni, con un lessico ricco e potenzialmente infinto, dotate di regole per costruire frasi e discorsi e soprattutto acquisite come lingue materne.

LINGUA SCRITTA VS LINGUA PARLATA

  1. Lingua parlata: basata su simboli vocali, o gestuali. Ontogeneticamente , gli umani imparano a parlare prima di imparare a scrivere; se esposti a comunicazione orale non possono non imparare a parlare, mentre se esposti a comunicazione scritta non imparano automaticamente a scrivere.
  2. Lingua scritta: la scrittura non è necessaria alla comunicazione linguistica. Storicamente, la lingua scritta segue la lingua parlata.
  3. Lingua e scrittura non sono necessariamente collegate nell’evoluzione delle comunità linguistiche: ancora oggi abbiamo un milione di adulti al mondo che si dichiarano analfabeti.
  4. Molte comunità linguistiche, i cui parlanti condividono totalmente una o più lingue, usano la scrittura solo parzialmente, e solo limitatamente ai membri di alcune classi o gruppi sociali: scribi, egiziani, chierici nel medioevo in Europa.

DIVERSE NOZIONI DI ‘LINGUA’

  1. Nozione tecnica: sistema simbolico etc.
  2. Nozione comune: sistema linguistico sviluppato, con un certo grado di ampiezza di funzioni sociali, standardizzato e sovraordinato ad altri sistemi compresenti, eventualmente imparentati con esso.

ELABORAZIONE E ‘DISTANZIAZIONE’

Heinz Kloss differenziava due tipi di lingue:

La doppia articolazione del segno: occorre distinguere i segni sul piano della lingua e segni sul piano della parola. Al livello della lingua, infatti, l’identificazione di segno con parola sembrerebbe abbastanza giustificata: l’inventario dei segni deve essere fatto di entità individuali, con le quali è possibile raggiungere entità maggiori. È innegabile che ciascun enunciato, ciascun atto linguistico concreto costituisca di per sé un segno, siano cioè distinguibili in esso un’espressione e un contenuto. Ogni atto è in genere analizzabile in una serie di elementi, ciascuno dei quali è a sua volta un segno, e questi altri elementi possono risultare ulteriormente scomponibili e così via.

1. PRIMA ARTICOLAZIONE: analizza un segno linguistico in più parti, ciascuna costituita

sempre da un’espressione e da un contenuto e che, a sua volta, può essere riutilizzata con lo stesso significato per formare altri segni.

2. SECONDA ARTICOLAZIONE: analizza esclusivamente l’espressione linguistica per

individuare unità di significante prive di significato, che si combinano insieme per costituire le unità di prima articolazione. Le unità minime di prima articolazione sono chiamate morfemi e le unità minime di seconda articolazione fonemi. Altra importante distinzione introdotta da Saussure riguarda le diverse prospettive in relazione con le quali è possibile studiare i fatti linguistici in relazione alla categoria del tempo.

DIACRONIA: nella prospettiva diacronica il linguista si concentra su singoli punti o elementi del

sistema, che vengono studiati nella loro evoluzione astraendo dai rapporti che li collegano con il resto della lingua.

SINCRONIA: l’analisi sincronica consiste nell’esaminare singoli “stati di lingua” astraendo dalla

storia che li ha prodotti; si tratta di una prospettiva indispensabile proprio alla luce della centralità della lingua, intesa come sistema e non più o non solo di singoli fatti o fenomeni linguistici.

I RAPPORTI TRA GLI ELEMENTI LINGUISTICI SONO:

1. Rapporti sintagmatici: collegano gli elementi linguistici compresenti lungo la

catena lineare degli enunciati (sintagma). Ad esempio, l’enunciato ‘un cane attraversa la strada’, è costituito da cinque parole, che si trovano una dopo l’altra sull’asse sintagmatico, e instaurano tra di loro dei rapporti in base ai rispettivi valori: “un” è in rapporto con cane perché sono parole maschili e singolari; “la” è in rapporto con strada perché sono entrambi femminili e singolari; “un cane” è legato ad attraversa perché è un costituente sintattico di una frase, nominale e che in questo caso è soggetto; “attraversa” è legato a la strada perché è un verbo che regge un secondo costituente sintattico che funge da complemento oggetto.

2. Rapporti associativi: si instaurano NON tra elementi compresenti nello stesso testo,

ma tra elementi che nella competenza linguistica del parlante hanno una o più caratteristiche in comune. Un sottotipo dei rapporti associativi è quello dei rapporti paradigmatici: ogni unità, data la sua posizione in una certa sequenza, stabilisce anche un rapporto con tutte le unità del suo stesso livello che potrebbero trovarsi al suo posto, come all’intero di un paradigma. Considerando la frase ‘il cane attraversa la strada’, la prima parola può essere sostituita anche da altre parole: anziché un cane possiamo avere i sintagmi il cane, questo cane, quel cane, qualche cane.

LA FONETICA

La fonetica è il livello relativo alla sostanza dell’espressione, ovvero al modo in cui i suoni linguistici sono prodotti trasmessi nell’aria e percepiti; ogni atto comunicativo linguistico orale presuppone un parlante che emette dei suoni, una serie di onde sonore che si trasmettono nell’aria ed infine un ascoltatore che percepisce i suoni prodotti dal parlante. La fonetica si divide metodologicamente in tre settori:

1. FONETICA ARTICOLATORIA: studia il modo con cui l’espressione linguistica è

prodotta dal parlante e questa è la più antica.

2. FONETICA ACUSTICA: si occupa della trasmissione dei suoni linguistici nell’aria.

3. FONETICA UDITIVA: osserva invece il processo di ascolto e percezione dei suoni

linguistici da parte dell’ascoltatore, IL MECCANISMO DI PRODUZIONE DEI SUONI LINGUISTICI: Gran parte dei suoni usati per la nostra comunicazione linguistica, sono prodotti attraverso il turbamento del flusso di aria sospinto dai polmoni: questi suoni sono detti suoni polmonari. Nella produzione dei suoni polmonari il flusso d’aria è creato dalla pressione dei muscoli intercostali sui polmoni: il meccanismo utilizzato è quindi lo stesso usato per la respirazione; la differenza è che quando parliamo siamo in grado di creare una forte dissimmetria tra i due momenti: l’aria è infatti inspirata con grande velocità, mentre viene espirata molto lentamente. Con il tratto vocale si intende l’ultimo percorso compiuto dal flusso d’aria prima di uscire all’esterno: nella sua parte più interna troviamo la laringe, mentre il suo confine esterno è segnato dalle labbra. Relativo alla classificazione dei suoni è la nomenclatura degli organi responsabili della loro caratterizzazione, detti organi articolatori.

3. Voce cricchiata: la distribuzione della tensione muscolare determina una compressione

delle pliche vocali che entrano in vibrazione solo nella parte meno rigida, compiendo cicli lenti e irregolari.

Faringe: segmento del tratto vocale che si trova immediatamente al di sopra della laringe, ha

volume interno variabile dal momento che la sua parete anteriore coincide perlopiù con la radice della lingua. Quando quest’ultima è spinta in avanti la faringe si dilata; quando invece è spinta indietro, la faringe si contrae.

Lingua: organo di grande mobilità, in essa si distinguono una radice, ovvero la sua parte

posteriore collocata in direzione della faringe, il dorso e la corona, la parte anteriore mobile; la regione coronale comprende a sua volta l’apice e la lamina, ovvero la superficie superiore anteriore.

Velo Palatino: organo che pende dal palato duro e che divide la parte superiore della faringe

dalla cavità orale. Quando la sua muscolatura è rilassata, il velo è in posizione quasi verticale e la cavità orale, nasale e faringale sono in contatto tra loro; se invece la muscolatura del velo è in tensione, questo si solleva e isola la cavità nasale dal resto del tratto vocale.

Alveoli: che costituiscono il rigonfiamento della parete della cavità orale, in corrispondenza del

quale si trovano le radici dei denti.

Labbra: possono assumere diverse posizioni, molte delle quali utilizzate per distinguere tra loro i

suoni del linguaggio.

Le cavità nasali: sono una coppia di cavità collocate al di sopra della cavità orale, all’intero

delle quali può essere lasciata passare l’aria espirata mediante l’abbassamento del velo palatino.

TRASLITTERAZIONE E TRASCRIZIONE FONETICA

Traslitterazione: resa in un sistema grafico prescelto di un’espressione linguistica originariamente scritta in un altro sistema grafico tradizionale. Trascrizione fonetica: rappresentazione scritta delle caratteristiche fonetiche di una determinata espressione linguistica orale. Vocabolario Treccani: eccleṡiàstico agg. e s. m. [dal lat. tardo ecclesiastĭcus , gr. ἐκκλησιαστικός, der. di ἐκκλησία «chiesa»] (pl. m. - ci ).

IL VOCALISMO

Una distinzione importante è quella tra foni vocalici e foni consonantici: le vocali si distinguono tra loro per la posizione che i diversi organi del tratto vocale assumono, si differenziano in quattro categorie:

  1. Anteriorità-posteriorità: questo parametro è determinato dalla posizione avanzata, centrale o arretrata del dorso della lingua; il mutamento di tale posizione causa una variazione nel volume della cavità orale che è minore nelle vocali anteriori e maggiore nelle vocali posteriori. Si distinguono quindi vocali anteriori, vocali centrali e vocali posteriori.
  2. Grado di altezza: è possibile associarlo alla posizione più o meno alta della lingua. Importante per il mutamento del grado di altezza è anche la posizione della radice della lingua che determina il volume della cavità faringale; questo è minore nelle vocali basse e maggiore nelle vocali alte. Si distinguono vocali alte, medio-alte, vocali medio-basse e vocali basse.
  3. Arrotondamento: durante l’articolazione di una vocale le labbra possono essere arrotondate, cioè con gli angoli della bocca accostati tra di loro; si determina così un prolungamento del tratto vocale. Oppure le labbra possono essere non arrotondate, cioè in posizione di riposo. Si distinguono quindi vocali arrotondate e vocali NON arrotondate.  Nasalizzazione: il velo palatino può trovarsi in posizione alzata o abbassata. Nel primo caso l’aria passa esclusivamente nella cavità orale; nel secondo invece, il flusso dell’aria è diviso dal velo palatino: una parte passa per la cavità orale e una parte fuoriesce passando per le cavità nasali. Si distinguono pertanto vocali orali e vocali nasali. [i]: vocale alta, anteriore e non arrotondata: fili, vinti. [ɪ]: vocale alta, anteriore, non arrotondata, centralizzata (cioè tendente verso il centro del trapezio vocalico): bit, thin. [u]: vocale alta, posteriore, arrotondata: tu, lutto.

[œ]: vocale medio-bassa, anteriore, arrotondata: peur. [ʌ]: vocale medio-bassa, posteriore, non arrotondata: cut. [ɒ]: vocale bassa, posteriore, non arrotondata: bother, cot. [ɐ]: vocale centrale, medio-bassa, non arrotondata: bruder. Vocali nasali: [ ] vocale medio-bassa, anteriore, non arrotondata, nasale: fin.ɛ̃ [ œ̃] vocale medio-bassa, anteriore, arrotondata, nasale: un, brun. [ ] vocale medio-alta, posteriore, arrotondata, nasale: mon.ɔ̃ [ ɑ̃] vocale bassa, posteriore, non arrotondata, nasale: dans, blanc.

IL CONSONANTISMO

I suoni consonantici sono caratterizzati dalla presenza di un diaframma nel tratto vocale; la loro classificazione si basa sue tre parametri:

  1. Modo di articolazione: dipende dal tipo di diaframma; si distinguono due gruppi di consonanti: le ostruenti e le sonoranti. Nelle prime il diaframma ostruisce il flusso d’aria e determina quindi un forte innalzamento della pressione nella parte del tratto vocale che precede il diaframma. Le ostruenti si dividono ulteriormente in occlusive (con il sottogruppo delle affricate) e fricative. Nelle sonoranti, invece, il diaframma non determina una differenza rilevante di pressione nel flusso d’aria: esse possono essere ulteriormente divise in nasali, vibranti laterali e approssimanti.
  2. Luogo di articolazione: classificato in base agli organi articolatori; si distinguono consonanti bilabiali, labiodentali, dentali, alveolari, retroflesse, postalveolari, palatali, velari, uvulari e glottidali. Gli organi responsabili delle distinzioni consonantiche sono: il labbro inferiore, la corona della lingua, il dorso della lingua, la radice della lingua e le pliche vocali.
  1. Coefficienti laringei: le articolazioni consonantiche possono essere accompagnate o no dal meccanismo laringeo; le consonanti realizzate con la glottide in vibrazione sono dette sonore, quelle in cui la glottide è aperta sono dette sorde. Se il meccanismo laringeo entra in funzione con ritardo dopo il rilascio di un diaframma consonantico, si ottiene una sorda aspirata (mentre con sonore aspirate si intendono delle sonore realizzate con voce mormorata). CONSONANTI OCCLUSIVE Sono caratterizzate da un diaframma che impedisce all’aria di uscire dal tratto vocale; la loro realizzazione avviene in tre fasi:
    1. Un’impostazione, in cui gli organi articolatori si muovono per assumere la posizione particolare necessaria alla realizzazione del diaframma.
    2. Una tenuta in cui il diaframma blocca il flusso dell’aria.
    3. Una soluzione o rilascio del diaframma, in cui l’aria fuoriesce rapidamente È possibile distinguere tre tipi di occlusive: sonore, sorde e sorde aspirate: nelle sonore, è attivo il meccanismo laringeo con voce modale (mentre in presenza di vibrazione con voce mormorata si hanno le sonore aspirate); nelle sorde, il meccanismo laringeo è attivato con un breve ritardo dal momento del rilascio dell’occlusione; nelle sorde aspirate, infine, tale ritardo è notevolmente prolungato e il flusso d’aria provoca una fricativa glottidale. Se si prende in esame la velocità, è possibile distinguere tra le occlusive le momentanee (di norma chiamate occlusive) in cui il diaframma è rilasciato molto rapidamente, e affricate, in cui la soluzione avviene più lentamente. Bilabiali: il diaframma è realizzato mediante l’accostamento delle due labbra. [p]: occlusiva bilabiale sorda: papà [b]: occlusiva bilabiale sonora: babbo Alveolari: il diaframma è realizzato dall’incontro dell’apice della lingua con gli alveoli dentali; consideriamo alveolari tutte le occlusive e le affricate realizzate dalla corona della lingua nella regione anteriore della cavità orale e prive di retroflessione. [t]: occlusiva alveolare sorda: tempo [d]: occlusiva alveolare sonora: dado

[z]: fricativa alveolare sonora: smettere. Postalveolari: il diaframma è realizzato dall’incontro dell’apice della lingua con una zona del palato molto avanzata; queste possono essere anche dette palatali, in quanto si differenziano da queste ultime per la parte della lingua coinvolta nell’articolazione. [ʃ]: fricativa postalveolare sorda: scena. [ʒ]: fricativa postalveolare sonora: ragione. Palatali: alcuni studiosi considerano le palatali come coronali, altri come dorsali, altri ancora come consonanti sia coronali che dorsali; classifichiamo le palatali come dorsali. [ç]: fricativa palatale sorda→ ich (tedesco). Velari: [x]: fricativa velare sorda: hoja. [ɣ]: fricativa velare sonora: fuego. Uvulari: il diaframma è realizzato dall’incontro del dorso della lingua con l’ugola. [ʁ]: fricativa uvulare sonora: rose. [χ]: fricativa uvulare sorda: bach. Glottidali: il diaframma è realizzato mediante l’accostamento delle due pliche vocali. [h]: fricativa glottidale sorda: he. CONSONANTI AFFRICATE Le affricate il diaframma possono essere considerate un sottogruppo delle occlusive; sono caratterizzate da una fase occlusiva e da una fase fricativa. Labiodentale: [pf]: affricata labiodentale sorda: apfel. Alveolari: [ts]: affricata alveolare sorda: forza.

[dz]: affricata alveolare sonora: zero, mezzo. Retroflesse: [tʂ]: affricata retroflessa sorda: patri (in italiano siciliano). [dʐ]: affricata retroflessa sonora: gaddu (in italiano calabrese). Postalveolari: [ʧ]: affricata postalveolare sorda: ciao. [ʤ]: affricata postalveolare sonora: gioco. CONSONANTI NASALI Durante l’articolazione delle consonanti nasali, il velo palatino è abbassato: pertanto il flusso d’aria non è interrotto, ma fuoriesce dalle cavità nasali. [m]: nasale bilabiale: mamma. [ɱ]: nasale labiodentale: invece. [n]: nasale alveolare: nano. [ɲ]: nasale palatale: gnomo, legno. [ɳ]: nasale velare: tengo, panca.

CONSONANTI APPROSSIMANTI Nelle consonanti approssimanti gli articolatori sono solo avvicinati tra loro e il flusso d’aria non ha alcun tipo di ostacolo. [ɥ]: approssimante labiopalatale, avvicinamento delle due labbra e del dorso della lingua: huit. [w]: approssimante labiovelare, contemporaneo avvicinamento delle labbra e del dorso della lingua al velo palatino: uovo, fuori. [j]: approssimante palatale: ieri, fiamma. PROPRIETA’ SEGMENTALI E PROPRIETA’ PROSODICHE Proprietà prosodiche o sovrasegmentali: proprietà fonetiche che non possono essere descritte, nemmeno in una funzione approssimativa, come simultanee, poiché la loro descrizione richiede necessariamente il ricorso alla variabile del tempo. Principali fenomeni ed unità prosodici:

  1. Sillaba.
  2. Accento, tono, intonazione. Durata: durata dei segmenti fortemente variabile, indicativamente tra i 20 e i 500 millisecondi. La trascrizione fonetica registra e rappresenta solo le differenze di durata che hanno un valore linguistico. IPA: 5 gradi di lunghezza: strabreve, breve, medio-lungo, lungo, stralungo. Vocali: breve [a], lungo [a] Consonanti: breve [p], lungo [pp] Affricate: breve [ts], lungo [tts], oppure [t:s] o [tsts] Fanno eccezione a questa norma otto consonanti, di cui cinque generalizzano il grado lungo tra vocali o tra vocale e sonorante:
  1. L'affricata alveolare sorda: ‘pazzo’ [‘patso], ‘nazione’ [nat’ tsjone].
  2. L'affricata alveolare sonora: ‘rozzo’ [‘roddzo], ‘azoto’ [ad’dzoto].
  3. La nasale palatale: ‘ragno’ [‘raɲɲo], ‘cognome’ [koɲ’ɲome].
  4. La laterale palatale: ‘figlio’ [‘fiʎʎo]. Durata segmentale in italiano, consonanti: dopo pausa e dopo consonante hanno sempre il grado breve. Tra due vocali, o tra una vocale e una sonorante approssimante, vibrante o laterale, possono invece essere brevi o lunghe: ‘fato’ [‘fato], ‘fatto’ [‘fatto]; ‘tufo’ [‘tufo], ‘tuffo’ [‘tuffo]. Sillaba: unità fonetica minima che il nostro organismo è in grado di produrre e percepire. È composta da tre elementi: Nucleo: elemento che ha un volume maggiore rispetto agli altri (picco di sonorità) e su cui questi ultimi si appoggiano; può essere preceduto e seguito da eventuali elementi marginali. Attacco sillabico: margine che precede il nucleo. Coda sillabica: margine che segue il nucleo. Sillaba chiusa (o implicata): sillaba che presenta una coda: [per] in perdiamo [per’dja.mo] [trat] in tratto [‘trat.to] Sillaba aperta (o libera): sillaba priva di coda [ta] in tavolo [‘ta.vo.lo] [skri] in scrive [‘skri.ve] Accento, tono, intonazione: alcune variazioni delle vibrazioni della voce hanno valore linguistico: frequenza, intensità, durata. Accento: in una parola composta di più sillabe, si chiama accento la maggiore prominenza di una di queste sulle altre ottenuta grazie all’interazione di volume, altezza e durata del nucleo sillabico tonico rispetto ai nuclei atoni. Lingue ad accento fisso: la posizione dell’accento è interamente determinata da una serie di regole, per cui sarà sempre prevedibile della posizione della sillaba prominente sull’ultima sillaba (francese), sulla penultima (il polacco) o sulla prima (il ceco). Lingue ad accento libero: le regole lasciano un margine di libertà su un gruppo di sillabe in cui può potenzialmente cadere l’accento (italiano).

Distribuzione complementare: in tutti i contesti in cui compare l’elemento A è escluso l’elemento B e viceversa: In questo caso, i due foni non possono appartenere a due fonemi separati, ma sono due allofoni dello stesso fonema. Distribuzione coincidente: in tutti i contesti in cui compare l’elemento A compare anche l’elemento B e viceversa: In questo caso i due foni possono appartenere sia allo stesso fonema sia a fonemi diversi: risulterà decisiva la presenza di eventuali coppie minime. NASALI IN ITALIANO: ALLOFONIA CONDIZIONATA

  1. In coda sillabica [m] [ɱ] [n] [ɳ] sono in distribuzione complementare e si dicono quindi allofoni condizionati.
  2. [ɱ] [ɳ] sono considerabili realizzazioni di un solo fonema.
  3. Tra /n/ e /m/, il primo ha la distribuzione più estesa. Fonema: /n/ Allofoni: [ɱ] [n] [ɳ] UNITA’ MINIME E UNITA’ ULTIME DELLA FONOLOGIA: il fonema come ‘fascio’ di tratti distintivi: Tratto diverso da fonema: il tratto non è un’unità della lingua nello stesso senso in cui lo sono il fono o il fonema, perché non si presenta isolatamente nell’espressione, ma sempre combinato con altri per formare un fonema. Fonema: insieme simultaneo di proprietà diverse (tratti), ciascuna delle quali differenzia quel fonema dagli altri. Tratto. Esito ultimo dell’analisi fonologica. Neutralizzazione: l’opposizione funzionale tra due elementi è sospesa in alcuni contesti: in italiano la /s/-/z/ si neutralizza davanti ad una consonante. In italiano la /e/ si neutralizza in sillaba atona. Neutralizzazione: due fonemi hanno: proprietà comuni, che rimangono attive anche nei casi di neutralizzazione; proprietà distintive, che consentono di differenziarli tra loro e che vengono A B A,B

sospese nei contesti di neutralizzazione. Proprietà= tratti. Esempio: in tedesco l’ostruente sorda o l’ostruente sonora funzionano in posizione iniziale o interna ma si neutralizzano alla fine della parola. Secondo lo studioso Trubeekoj le opposizioni tra fonemi si classificano:

  1. Secondo il rapporto fra i membri dell’opposizione (privative, graduali, equipollenti).
  2. Secondo il grado di validità distintiva (costanti e neutralizzabili). FASI STORICHE DELL’ANALISI FONOLOGICA
  3. Jakobson (anni Quaranta): formulazione originaria, tratti distintivi: servono a distinguere tra loro i fonemi. Descrizione articolatoria, acustica e percettiva. Tratti binari: ogni tratto ammette solo due valori, la presenza o assenza di una proprietà.
  4. Chomsky (1968): tratti classificatori: sono le proprietà comuni a ‘classi naturali’ di suoni coinvolti dagli stessi processi fonologici cioè quelle che vennero denominate classi naturali di suoni.
  5. Clements (anni Ottanta): fonologia autosegmentale: tratti componenziali dei suoni, proprietà che vengono diffuse su segmenti diversi all’interno della parola. ANALISI IN TRATTI DEL VOCALISMO ITALIANO Quattro tratti:
  6. (arretrato): prodotto attraverso la ritrazione del dorso della lingua rispetto alla posizione neutra. In italiano è negativo per le vocali anteriori, positivo per le posteriori, neutro per la centrale.
  7. (alto): prodotto mediante l’innalzamento del dorso della lingua rispetto alla posizione neutra. Positivo per le vocali alte, negativo per le altre.
  8. (basso): positivo per /a/, negativo per le altre vocali: nessun elemento può essere contemporaneamente (+ alto) e (+ basso).
  9. (teso): indica le vocali periferiche rispetto a quelle più centralizzate: positivo per /i, u, e, o/, negativo per /ɛ,ɔ/, neutro per /a/. Nella fonologia classica si opera attraverso la combinazione di due tratti articolatori: CORONALE: caratterizza positivamente tutti gli elementi realizzati con la corona della lingua: Più coronale: dentali, alveolari, postalveolari. Meno coronale: bilabiali, labiodentali, velari, palatali. AVANZATO: positivo per tutti gli elementi prodotti nella regione tra gli alveoli dentali e le labbra: Più avanzato: bilabiali, labiodentali, dentali, alveolari.