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Una serie di esercizi e quiz relativi alla linguistica generale, coprendo argomenti come la fonetica, la fonologia, la morfologia e la sintassi. Gli esercizi sono progettati per aiutare gli studenti a comprendere i concetti chiave e a sviluppare le loro capacità di analisi linguistica.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Ciascuno dei sistemi simbolici propri della specie umana, ma diversi da comunità a comunità e in qualche misura anche da individuo a individuo. Trasmessi per via culturale e non ereditati biologicamente. Basati su simboli vocali o, in casi particolari, su simboli gestuali, attraverso i quali gli umani conoscono la realtà, la categorizzano, sviluppano pensieri articolati, comunicano le proprie conoscenze e i propri pensieri.
Segni prodotti volontariamente nei quali il legame tra espressione e contenuto non ha motivazioni di tipo naturale o analogico, ma è di tipo convenzionale, cioè garantito da una tradizione culturale a cui partecipano tanto l’emittente quanto il destinatario del segno.
Secondo la Società linguistica di Parigi, i presupposti anatomici della facoltà di parlare una lingua, in particolare la ‘discesa’ della laringe, risalgono almeno all’Homo sapiens. Per quanto ci è noto ora, nessuna specie animale ha sviluppato ‘lingue’ che si avvicinano alle caratteristiche proprie delle lingue umane, che si confermano così specifiche sia in senso biologico (esclusive degli umani), sia in senso tipologico (diverse nel loro complesso dalle altre lingue animali). Questo comporta un problema di compatibilità tra la linguistica e la teoria dell’evoluzione di Darwin.
Noam Chomsky differenzia la lingua individuale (propria di ciascun individuo) e la lingua comunitaria (condivisa dagli appartenenti ad una società). Quando un bambino acquisisce una lingua, la sua facoltà di linguaggio viene esposta a stimoli di varie lingue individuali (genitori, familiari, coetanei), ma non a quello sovraindividuale di una lingua comunitaria. Di conseguenza il bambino si formerà con una grammatica simile alle lingue individuali che ha appreso e ciò contribuirà a consolidare o a innovare la lingua comunitaria (costituita dall’unione di tutte le lingue individuali presenti nella comunità).
Ogni essere umano fin dalla nascita possiede una facoltà di linguaggio ereditata biologicamente che gli consente di acquisire in maniera naturale la lingua materna, ossia la lingua usata
nell’ambiente familiare e sociale in cui nasce e cresce. La facoltà di linguaggio è trasmessa per via ereditaria, biologica; mentre le lingue che si acquisiscono grazie a questa facoltà dipendono dall’ambiente in cui il bambino è inserito.
Le lingue umane si acquisiscono, si usano e si trasmettono tramite il canale fonico; la scrittura è storicamente secondaria. Un altro canale importante dell’espressione linguistica è quello dei segni gestuali usati nelle comunità di sordi in tutto il mondo, e che si differenziano in vere lingue dei segni, con un lessico ricco e potenzialmente infinto, dotate di regole per costruire frasi e discorsi e soprattutto acquisite come lingue materne.
Heinz Kloss differenziava due tipi di lingue:
La doppia articolazione del segno: occorre distinguere i segni sul piano della lingua e segni sul piano della parola. Al livello della lingua, infatti, l’identificazione di segno con parola sembrerebbe abbastanza giustificata: l’inventario dei segni deve essere fatto di entità individuali, con le quali è possibile raggiungere entità maggiori. È innegabile che ciascun enunciato, ciascun atto linguistico concreto costituisca di per sé un segno, siano cioè distinguibili in esso un’espressione e un contenuto. Ogni atto è in genere analizzabile in una serie di elementi, ciascuno dei quali è a sua volta un segno, e questi altri elementi possono risultare ulteriormente scomponibili e così via.
sempre da un’espressione e da un contenuto e che, a sua volta, può essere riutilizzata con lo stesso significato per formare altri segni.
individuare unità di significante prive di significato, che si combinano insieme per costituire le unità di prima articolazione. Le unità minime di prima articolazione sono chiamate morfemi e le unità minime di seconda articolazione fonemi. Altra importante distinzione introdotta da Saussure riguarda le diverse prospettive in relazione con le quali è possibile studiare i fatti linguistici in relazione alla categoria del tempo.
sistema, che vengono studiati nella loro evoluzione astraendo dai rapporti che li collegano con il resto della lingua.
storia che li ha prodotti; si tratta di una prospettiva indispensabile proprio alla luce della centralità della lingua, intesa come sistema e non più o non solo di singoli fatti o fenomeni linguistici.
catena lineare degli enunciati (sintagma). Ad esempio, l’enunciato ‘un cane attraversa la strada’, è costituito da cinque parole, che si trovano una dopo l’altra sull’asse sintagmatico, e instaurano tra di loro dei rapporti in base ai rispettivi valori: “un” è in rapporto con cane perché sono parole maschili e singolari; “la” è in rapporto con strada perché sono entrambi femminili e singolari; “un cane” è legato ad attraversa perché è un costituente sintattico di una frase, nominale e che in questo caso è soggetto; “attraversa” è legato a la strada perché è un verbo che regge un secondo costituente sintattico che funge da complemento oggetto.
ma tra elementi che nella competenza linguistica del parlante hanno una o più caratteristiche in comune. Un sottotipo dei rapporti associativi è quello dei rapporti paradigmatici: ogni unità, data la sua posizione in una certa sequenza, stabilisce anche un rapporto con tutte le unità del suo stesso livello che potrebbero trovarsi al suo posto, come all’intero di un paradigma. Considerando la frase ‘il cane attraversa la strada’, la prima parola può essere sostituita anche da altre parole: anziché un cane possiamo avere i sintagmi il cane, questo cane, quel cane, qualche cane.
La fonetica è il livello relativo alla sostanza dell’espressione, ovvero al modo in cui i suoni linguistici sono prodotti trasmessi nell’aria e percepiti; ogni atto comunicativo linguistico orale presuppone un parlante che emette dei suoni, una serie di onde sonore che si trasmettono nell’aria ed infine un ascoltatore che percepisce i suoni prodotti dal parlante. La fonetica si divide metodologicamente in tre settori:
prodotta dal parlante e questa è la più antica.
linguistici da parte dell’ascoltatore, IL MECCANISMO DI PRODUZIONE DEI SUONI LINGUISTICI: Gran parte dei suoni usati per la nostra comunicazione linguistica, sono prodotti attraverso il turbamento del flusso di aria sospinto dai polmoni: questi suoni sono detti suoni polmonari. Nella produzione dei suoni polmonari il flusso d’aria è creato dalla pressione dei muscoli intercostali sui polmoni: il meccanismo utilizzato è quindi lo stesso usato per la respirazione; la differenza è che quando parliamo siamo in grado di creare una forte dissimmetria tra i due momenti: l’aria è infatti inspirata con grande velocità, mentre viene espirata molto lentamente. Con il tratto vocale si intende l’ultimo percorso compiuto dal flusso d’aria prima di uscire all’esterno: nella sua parte più interna troviamo la laringe, mentre il suo confine esterno è segnato dalle labbra. Relativo alla classificazione dei suoni è la nomenclatura degli organi responsabili della loro caratterizzazione, detti organi articolatori.
delle pliche vocali che entrano in vibrazione solo nella parte meno rigida, compiendo cicli lenti e irregolari.
volume interno variabile dal momento che la sua parete anteriore coincide perlopiù con la radice della lingua. Quando quest’ultima è spinta in avanti la faringe si dilata; quando invece è spinta indietro, la faringe si contrae.
posteriore collocata in direzione della faringe, il dorso e la corona, la parte anteriore mobile; la regione coronale comprende a sua volta l’apice e la lamina, ovvero la superficie superiore anteriore.
dalla cavità orale. Quando la sua muscolatura è rilassata, il velo è in posizione quasi verticale e la cavità orale, nasale e faringale sono in contatto tra loro; se invece la muscolatura del velo è in tensione, questo si solleva e isola la cavità nasale dal resto del tratto vocale.
quale si trovano le radici dei denti.
suoni del linguaggio.
delle quali può essere lasciata passare l’aria espirata mediante l’abbassamento del velo palatino.
Traslitterazione: resa in un sistema grafico prescelto di un’espressione linguistica originariamente scritta in un altro sistema grafico tradizionale. Trascrizione fonetica: rappresentazione scritta delle caratteristiche fonetiche di una determinata espressione linguistica orale. Vocabolario Treccani: eccleṡiàstico agg. e s. m. [dal lat. tardo ecclesiastĭcus , gr. ἐκκλησιαστικός, der. di ἐκκλησία «chiesa»] (pl. m. - ci ).
Una distinzione importante è quella tra foni vocalici e foni consonantici: le vocali si distinguono tra loro per la posizione che i diversi organi del tratto vocale assumono, si differenziano in quattro categorie:
[œ]: vocale medio-bassa, anteriore, arrotondata: peur. [ʌ]: vocale medio-bassa, posteriore, non arrotondata: cut. [ɒ]: vocale bassa, posteriore, non arrotondata: bother, cot. [ɐ]: vocale centrale, medio-bassa, non arrotondata: bruder. Vocali nasali: [ ] vocale medio-bassa, anteriore, non arrotondata, nasale: fin.ɛ̃ [ œ̃] vocale medio-bassa, anteriore, arrotondata, nasale: un, brun. [ ] vocale medio-alta, posteriore, arrotondata, nasale: mon.ɔ̃ [ ɑ̃] vocale bassa, posteriore, non arrotondata, nasale: dans, blanc.
I suoni consonantici sono caratterizzati dalla presenza di un diaframma nel tratto vocale; la loro classificazione si basa sue tre parametri:
[z]: fricativa alveolare sonora: smettere. Postalveolari: il diaframma è realizzato dall’incontro dell’apice della lingua con una zona del palato molto avanzata; queste possono essere anche dette palatali, in quanto si differenziano da queste ultime per la parte della lingua coinvolta nell’articolazione. [ʃ]: fricativa postalveolare sorda: scena. [ʒ]: fricativa postalveolare sonora: ragione. Palatali: alcuni studiosi considerano le palatali come coronali, altri come dorsali, altri ancora come consonanti sia coronali che dorsali; classifichiamo le palatali come dorsali. [ç]: fricativa palatale sorda→ ich (tedesco). Velari: [x]: fricativa velare sorda: hoja. [ɣ]: fricativa velare sonora: fuego. Uvulari: il diaframma è realizzato dall’incontro del dorso della lingua con l’ugola. [ʁ]: fricativa uvulare sonora: rose. [χ]: fricativa uvulare sorda: bach. Glottidali: il diaframma è realizzato mediante l’accostamento delle due pliche vocali. [h]: fricativa glottidale sorda: he. CONSONANTI AFFRICATE Le affricate il diaframma possono essere considerate un sottogruppo delle occlusive; sono caratterizzate da una fase occlusiva e da una fase fricativa. Labiodentale: [pf]: affricata labiodentale sorda: apfel. Alveolari: [ts]: affricata alveolare sorda: forza.
[dz]: affricata alveolare sonora: zero, mezzo. Retroflesse: [tʂ]: affricata retroflessa sorda: patri (in italiano siciliano). [dʐ]: affricata retroflessa sonora: gaddu (in italiano calabrese). Postalveolari: [ʧ]: affricata postalveolare sorda: ciao. [ʤ]: affricata postalveolare sonora: gioco. CONSONANTI NASALI Durante l’articolazione delle consonanti nasali, il velo palatino è abbassato: pertanto il flusso d’aria non è interrotto, ma fuoriesce dalle cavità nasali. [m]: nasale bilabiale: mamma. [ɱ]: nasale labiodentale: invece. [n]: nasale alveolare: nano. [ɲ]: nasale palatale: gnomo, legno. [ɳ]: nasale velare: tengo, panca.
CONSONANTI APPROSSIMANTI Nelle consonanti approssimanti gli articolatori sono solo avvicinati tra loro e il flusso d’aria non ha alcun tipo di ostacolo. [ɥ]: approssimante labiopalatale, avvicinamento delle due labbra e del dorso della lingua: huit. [w]: approssimante labiovelare, contemporaneo avvicinamento delle labbra e del dorso della lingua al velo palatino: uovo, fuori. [j]: approssimante palatale: ieri, fiamma. PROPRIETA’ SEGMENTALI E PROPRIETA’ PROSODICHE Proprietà prosodiche o sovrasegmentali: proprietà fonetiche che non possono essere descritte, nemmeno in una funzione approssimativa, come simultanee, poiché la loro descrizione richiede necessariamente il ricorso alla variabile del tempo. Principali fenomeni ed unità prosodici:
Distribuzione complementare: in tutti i contesti in cui compare l’elemento A è escluso l’elemento B e viceversa: In questo caso, i due foni non possono appartenere a due fonemi separati, ma sono due allofoni dello stesso fonema. Distribuzione coincidente: in tutti i contesti in cui compare l’elemento A compare anche l’elemento B e viceversa: In questo caso i due foni possono appartenere sia allo stesso fonema sia a fonemi diversi: risulterà decisiva la presenza di eventuali coppie minime. NASALI IN ITALIANO: ALLOFONIA CONDIZIONATA
sospese nei contesti di neutralizzazione. Proprietà= tratti. Esempio: in tedesco l’ostruente sorda o l’ostruente sonora funzionano in posizione iniziale o interna ma si neutralizzano alla fine della parola. Secondo lo studioso Trubeekoj le opposizioni tra fonemi si classificano: