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biografia di escher
Tipologia: Tesine universitarie
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Tutta la produzione del grafico olandese dopo il 1937 si muove idealmente intorno a questi problemi, inserendo lo specchio come protesi, un occhio dalle potenzialità infinite, nella sua meditazione sulla realtà e le sue leggi: il risultato è una collezione di stampe che presentano mondi impossibili o simultanei in maniera naturale, come nella litografia Natura morta con specchio, o assurda e contemporaneamente logica, come in Altro mondo II. La nostra percezione ordinaria dello spazio è messa in dubbio e lo specchio diventa uno dei modi per far emergere il conflitto quotidiano tra bidimensionalità e tridimensionalità. Escher trasforma il divario “normale” tra percezione e giudizio in una galleria d’illustrazioni finalizzate a mostrare la struttura matematica e plurale del mondo: lo specchio oltre a suggerire volumi, permette così di collegare e connettere fenomeni diversi, che confermano ma allo stesso tempo rendono assurda e contraddittoria la realtà. E’ questo, anche a spingerlo a esplorare visivamente territori sospesi tra l’arte grafica e i concetti di prospettiva e tassellatura del piano. Un altro sentiero percorso da Escher conduce allo specchio come moltiplicatore di forme in rapporto alla divisione regolare del piano, alle simmetrie e alle metamorfosi di elementi astratti e geometrici in forme viventi, ma anche al ruolo dei riflessi speculari nell’embriologia caleidoscopica elaborata ai nostri giorni dallo scienziato evoluzionista Richard Dawkins. Lo specchio in quest’ultima accezione partecipa al processo generativo delle forme organiche, perché le mutazioni casuali che nel corso dell’evoluzione possono verificarsi in un punto dell’organismo in base alle loro simmetrie, per esempio quella bilaterale dell’uomo o quella radiale delle meduse, si riflettono secondo “effetti specchio” anche nel resto del corpo. Tutta la ricerca di Escher mette in risalto la simulazione di spazi e volumi sulla superficie: semplici macchie di colore si staccano dal fondo, sembrando vive e in movimento, mentre lo specchio duplica e intensifica la percezione, immettendo nel campo visivo un doppio, la prima espressione del molteplice, e riflettendo ciò che è identico a sé causa la varietà e diventa protagonista nella dialettica tra uguale e diverso: uguale rispetto a se stesso, diverso rispetto all’asse di riflessione. In Escher però lo specchio non è tanto un modo per raffigurare fedelmente la realtà visibile, con minuzia di particolari, come nei pittori fiamminghi, quanto uno strumento per riflettere sulla struttura dello spazio e sull’ associazione e la compenetrazione di mondi simultanei.
In Tre mondi (1955) sono riuniti tre differenti punti di vista che prendono forma in un mondo fantastico, ma naturale, in modo che l’orizzonte, il nadir, il punto di fuga delle verticali in basso, e lo zenit, il punto di fuga delle verticali in alto, coincidano, così come l’acqua è allo stesso tempo superficie, profondità e riflesso. L’artista che si specchia e si osserva come esterno rispetto al mondo raffigurato nella stampa risulta essere anche il creatore di ciò che sta guardando. Tre mondi
In Mano con sfera riflettente (1935), Escher compone invece quello che percepisce direttamente, ovvero la sua mano, e quello che la sua vista non raggiungerebbe senza l’ausilio della sfera, cioè se stesso nella stanza deformata e ampliata: innescando, all’interno della litografia, una dialettica tra ciò che sembra “reale” e ciò che invece non lo è poiché è un riflesso. “Non vi sembra assurdo, a volte, il fatto di disegnare un paio di linee e affermare: questa è una casa?” La ricerca escheriana dei tre modi per dividere il piano, ovvero traslazione, rotazione e riflessione, ha radici profonde: iniziata già durante il primo viaggio del 1922 all’Alhambra di Granada, si sviluppò in modo decisivo dopo il secondo del 1936, quando egli visitò anche la moschea-cattedrale di Cordova. Cominciò così a studiare manuali di cristallografia insieme all’arte dei Mori, fra i primi a sfruttare da un punto di vista ornamentale la tassellatura del piano, limitandosi però a motivi geometrici e astratti. Escher invece pone come principi fondamentali sia l’identificazione con figure riconoscibili come rettili, pesci o uccelli, sia il contrasto di colore, perché il gioco di figura e sfondo serve a ricreare l’illusione dello spazio. L’associazione con un oggetto o con una forma vivente, senza tener conto del loro significato biologico, infatti, è molto importante per il grafico olandese. La ricerca della divisione regolare del piano attraverso figure che non siano quelle regolari della geometria euclidea da parte di Escher, significò, per l’artista, porsi il problema del pieno e del vuoto. Ma è nella xilografia iniziata nel 1939 Metamorfosi II, che Escher risolve completamente il concetto di kringloop, ossia di “ciclo” riuscendo a proporre un fantastico viaggio fra le forme che si sviluppano in modo del tutto inaspettato e affascinante, ma poi tornano esattamente al punto iniziale, producendo un percorso visivo lungo circa quattro metri! La “cerniera” di congiunzione fra l’inizio e la fine di questo itinerario è costituita dalla parola olandese metamorphose che è praticamente identica a quella latina, calco della matrice greca la quale in tal modo, conferisce al termine anche una profondità temporale. Mano con sfera riflettente Metamorfosi II
Un’altra delle stampe dette “impossibili” è Salita e discesa (1960), che rappresenta un complesso di case i cui abitanti, che paiono monaci, camminano in un percorso circolare fatto di scalini, in cui apparentemente tutto sembra a posto, ma osservando attentamente la figura, ci si accorge che i monaci compiono un percorso sempre in discesa o sempre in salita, lungo una scala impossibile, anche nota come scala infinita, un esempio di illusione ottica, descritta dai matematici inglesi Lionel e Roger Penrose in un articolo del 1958. Una delle litografie più significative è probabilmente Su e giù (1947), nella quale l’artista rappresenta, utilizzando un punto di fuga relativo, dei fasci di linee parallele come linee curve e convergenti. Queste immagini così “innaturali” ricordano da vicino le attuali immagini virtuali che ritroviamo nelle grafiche al computer. Salita e discesa Su e giù
Ma le opere di Escher sono celebri per aver suscitato le reazioni più inaspettate. È l’autore stesso a raccontare di una sua ammiratrice che, a proposito di Rettili, l’apostrofò complimentandosi per essere riuscito a esprimere in un disegno l’idea stessa della metempsicosi. Stupefatto l’artista, ringraziando, si limitò a dire: “Se lo dice lei…!”. Escher è un artista che ha finito per confrontarsi con i temi dell’universo geometrico e numerologico, misurandosi con i concetti di spazio e d’infinito e, quindi, di tempo e di eternità, che sono alcuni dei misteri con i quali si commisura l’esistenza umana. Rettili
Il sesto giorno della creazione Drago La cascata La torre di Babele Natura morta e strada Otto teste
Planetoide doppio Planetoide tetraedrico Colonne doriche Profondità Serpenti Pesci e squame
Balconata Casa di scale Castrovalva Ciclo Cubo con nastri magici Autoritratto
Concavo e convesso Mosaico I Fuochi d’artificio Incontro Mani che disegnano Natura morta con sfera riflettente
Maurits Cornelis Escher: un’artista ricordato per le sue illusioni spaziali, i suoi edifici impossibili e le sue incredibili tecniche di litografia, incisione e incisione del legno. Fu un uomo colto, apprezzato e rispettato da matematici, scienziati e cristallografi anche se non ebbe mai una formazione rigorosa in queste scienze. Un uomo modesto, che non si considerava nè un’artista nè un matematico. Nelle sue opere, intricate ripetizioni di trame e di motivi, complesse strutture matematiche e di prospettive spaziali, wc’è sempre bisogno di un “secondo sguardo”. Nei suoi lavori quello che vedete la prima volta non è certamente l’unica cosa che è possibile vedere!