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Esercitazione restauro, Esercizi di Restauro

Esercitazione conservazione e restauro sull'Abbazia di San Fruttuoso.

Tipologia: Esercizi

2024/2025

Caricato il 15/04/2025

Puntopiù
Puntopiù 🇮🇹

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L’abbazia di San Fruttuoso, le tombe Doria e il percorso museale
L’abbazia di San Fruttuoso è legata al personaggio dell’omonimo santo che visse nel III
secolo d.C.; vescovo della città di Tarragona in Spagna e molto amato dalla comunità
cristiana. Apparso in sogno a un vescovo di Tarragona, gli indicò dove portare le sue reliquie
al sicuro dato che la Spagna in quel momento era attraversata dalle invasioni arabe
scegliendo questa baia situata tra Portofino e Camogli e non accessibile via terra.
Il complesso è formato dalla chiesa, il complesso museale, le tombe Doria e i diversi approdi;
il complesso monastico nasce intorno all’anno Mille da una serie di viaggi della famiglia
Vittorini; San Fruttuoso è stato a un lungo un punto strategico per l’accesso al Mediterraneo.
La costruzione dell’abbazia deriva dalle somme regalate ai Vittorini dalla contessa Adelaide
della famiglia degli Ottoni per un ex voto; la torre è di chiara impostazione ottoniana e risale
al 1000/1100 mentre la torre Doria risale al 1400 quando i Vittorini decisero di dismettere
l’abbazia e la struttura divenne di culto religioso e non più a scopo commerciale; già dal 1200
la famiglia dei Doria ha avuto le proprie tombe lì.
Nell’area è stato ritrovato anche il sistema di stoccaggio dell’olio, importante anche per
l’illuminazione e non solo per l’alimentazione.
Il progetto di gestione per questa area vinse il premio Europa Nostra del 2003/2004 per la
valorizzazione del sito e la sua manutenzione sia per il presente che per il futuro; si è decisi
di scandagliare l’antropizzazione del territorio, la sentieristica storica e le infrastrutture
storiche; in seguito, si è fatto affidamento alla conoscenza sia diretta che indiretta attraverso
il recupero delle fonti, della cartografia, dell’iconografia storica. Il sito è formato dalla baia di
San Fruttuoso e dalla sentieristica che giunge fino all’antico villaggio dei pescatori.
L’associazione italiana FAI dopo aver ricevuto in donazione dalla famiglia Doria il complesso
negli anni 2000, ha finanziato il progetto, ma già altri restauri sono stati eseguiti negli anni 80’
e 90’ per la parte sovrastante le due basiliche.
Per la parte esecutiva è stato fatto un rilievo geometrico in scala e studi incrociati per
comprendere la destinazione d’uso del corpo abbaziale e del cortile della canonica e per
comprendere la gestione della comunità monastica; tutto ciò è stato fatto grazie anche alla
consultazione degli archivi privati dei Doria e la collaborazione delle università. La parte
bassa era caratterizzata dal cortile della canonica e dalla presenza di una fonte di acqua
dolce; il dormitorio si situava negli antichi archivi e di quella parte dell’abbazia rimangono
solo pochi resti. La chiesa superiore è stata demolita in seguito a un’alluvione a carattere
torrentizio, rimane solo la seconda campata; la prima è stata trascinata via. Nel 1985 è stata
sistemata la parte museale, ma successivamente è stata rivisitata la parte museologica e
museografica divisa in varie sezioni che presentano le testimonianze del complesso come la
vita monastica con i suoi costumi e tradizioni, i marmi e gli elementi di reimpiego nel
complesso monastico, la chiesa primitiva, gli scavi e i ritrovamenti, la dinastia dei Doria, la
storia della fabbrica e i suoi restauri, la chiesa e i suoi arredi.
Le principali fonti analizzate sono state la lettera autografa con il maggior sigillo del principe
Andrea Doria; la rappresentazione iconografica di un manoscritto con un abate, del XIII
secolo, e un’immagine fotografica della baia risalente alla fine del XIX secolo.
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L’abbazia di San Fruttuoso, le tombe Doria e il percorso museale L’abbazia di San Fruttuoso è legata al personaggio dell’omonimo santo che visse nel III secolo d.C.; vescovo della città di Tarragona in Spagna e molto amato dalla comunità cristiana. Apparso in sogno a un vescovo di Tarragona, gli indicò dove portare le sue reliquie al sicuro dato che la Spagna in quel momento era attraversata dalle invasioni arabe scegliendo questa baia situata tra Portofino e Camogli e non accessibile via terra. Il complesso è formato dalla chiesa, il complesso museale, le tombe Doria e i diversi approdi; il complesso monastico nasce intorno all’anno Mille da una serie di viaggi della famiglia Vittorini; San Fruttuoso è stato a un lungo un punto strategico per l’accesso al Mediterraneo. La costruzione dell’abbazia deriva dalle somme regalate ai Vittorini dalla contessa Adelaide della famiglia degli Ottoni per un ex voto; la torre è di chiara impostazione ottoniana e risale al 1000/1100 mentre la torre Doria risale al 1400 quando i Vittorini decisero di dismettere l’abbazia e la struttura divenne di culto religioso e non più a scopo commerciale; già dal 1200 la famiglia dei Doria ha avuto le proprie tombe lì. Nell’area è stato ritrovato anche il sistema di stoccaggio dell’olio, importante anche per l’illuminazione e non solo per l’alimentazione. Il progetto di gestione per questa area vinse il premio Europa Nostra del 2003/2004 per la valorizzazione del sito e la sua manutenzione sia per il presente che per il futuro; si è decisi di scandagliare l’antropizzazione del territorio, la sentieristica storica e le infrastrutture storiche; in seguito, si è fatto affidamento alla conoscenza sia diretta che indiretta attraverso il recupero delle fonti, della cartografia, dell’iconografia storica. Il sito è formato dalla baia di San Fruttuoso e dalla sentieristica che giunge fino all’antico villaggio dei pescatori. L’associazione italiana FAI dopo aver ricevuto in donazione dalla famiglia Doria il complesso negli anni 2000, ha finanziato il progetto, ma già altri restauri sono stati eseguiti negli anni 80’ e 90’ per la parte sovrastante le due basiliche. Per la parte esecutiva è stato fatto un rilievo geometrico in scala e studi incrociati per comprendere la destinazione d’uso del corpo abbaziale e del cortile della canonica e per comprendere la gestione della comunità monastica; tutto ciò è stato fatto grazie anche alla consultazione degli archivi privati dei Doria e la collaborazione delle università. La parte bassa era caratterizzata dal cortile della canonica e dalla presenza di una fonte di acqua dolce; il dormitorio si situava negli antichi archivi e di quella parte dell’abbazia rimangono solo pochi resti. La chiesa superiore è stata demolita in seguito a un’alluvione a carattere torrentizio, rimane solo la seconda campata; la prima è stata trascinata via. Nel 1985 è stata sistemata la parte museale, ma successivamente è stata rivisitata la parte museologica e museografica divisa in varie sezioni che presentano le testimonianze del complesso come la vita monastica con i suoi costumi e tradizioni, i marmi e gli elementi di reimpiego nel complesso monastico, la chiesa primitiva, gli scavi e i ritrovamenti, la dinastia dei Doria, la storia della fabbrica e i suoi restauri, la chiesa e i suoi arredi. Le principali fonti analizzate sono state la lettera autografa con il maggior sigillo del principe Andrea Doria; la rappresentazione iconografica di un manoscritto con un abate, del XIII secolo, e un’immagine fotografica della baia risalente alla fine del XIX secolo.

Le tombe Doria sono state restaurate una prima volta nel 1915 in seguito a un’alluvione, ma di cui non rimangono testimonianze e nel 1986 per merito del FAI e dell’istituto San Paolo; grazie al rilievo geometrico e alla mappatura dei materiali si è capito quali fossero le sfaldature e l’incollaggio di alcune parti che si stavano deteriorando a causa di interventi impropri. Si intervenne anche per la pulitura e il consolidamento con micro-iniezioni della pietra, il trattamento delle finte epigrafi e delle parti decorate come anche le colonne che si presentavano in marmi pregiati diversi, mentre la struttura muraria era un finto paramento in conci. Il lavoro si è svolto nell’arco di 3/4 anni. Per gli interventi è necessario avere un’adeguata conoscenza del territorio e risulta importante intervenire attraverso un’analisi diretta e indiretta delle fonti potendo andare sul luogo.