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età dei flavi e quintiliano, Appunti di Latino

coordinate storico culturali dell'età dei flavi + quintiliano: biografia, institutio oratoria, analisi "vantaggi e svantaggi dell'istruzione individuale", "il maestro ideale")

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 07/10/2021

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ETA’ DEI FLAVI: coordinate storico-culturali
L’anno 69 viene denominato l’anno dei 4 imperatori (Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano). Con questi
imperatori emerge l’importanza degli eserciti stanziati nelle regioni dell’impero nella successione imperiale.
Con Vespasiano incominciò la dinastia dei flavi e con essa incominciò un’opera sistematica di
razionalizzazione delle strutture istituzionali e amministrative dell’impero. Vespasiano fissò per legge le
prerogative dell’imperatore e diventò di fatto un sovrano assoluto dal 69 al 79. Ci troviamo di fronte ad un
nuovo modello di principato lontanissimo dal principato augusteo da magistratura straordinaria. Il
principato diventa magistratura ordinaria. Vespasiano stabilì il principio di trasmissione ereditaria del
potere ed ebbe molti attriti col senato e l’aristocrazia. Rispetto all’età neroniana, con la nuova dinastia,
abbiamo un’inversione di rotta con un programma di restaurazione morale e civile contro le aperture
ellenizzanti. Ci furono due direzioni con cui la politica culturale si espresse; innanzitutto la prima direzione
fu quella dell’incentivazione di uomini e idee che si richiamassero alla tradizione in modo da favorire una
cultura per l’ordine per rimettere ordine, una cultura promossa da intellettuali leali e fedeli all’imperatore.
Si trattava di intellettuali allineati con l’ideologia imperiale che formavano, diffondendo le loro idee, altri
cittadini leali e fedeli. Esempi di queste nuove figure di intellettuali integrati furono Plinio il vecchio e
Quintiliano. Si mirava al recupero della tradizione repubblicana e augustea quindi al recupero dei classici
come Cicerone e Virgilio. Nel solco di questo progetto si istituivano biblioteche e si erogavano elargizioni a
poeti e artisti creando anche posti stipendiati per gli insegnanti. La seconda linea della politica culturale fu
quella della repressione; nel 71 Vespasiano attuò un’espulsione dei filosofi, dei retori e degli astronomi
greci. I filosofi alimentavano nelle classi colte il culto dell’autonomia e della libertà interiore, premesse
ideologiche per una possibile ribellione al principato. Vittime della repressione furono poi alcuni intellettuali
romani non allineati. Gli intellettuali dovettero scegliere o la rinuncia ad un ruolo critico o il silenzio. Ne
risultò l’affermazione nel periodo dei flavi di una cultura conformistica accademica e classicista con
carattere nettamente cortigiano. Tito nel breve periodo del suo principato non riuscì ad impostare una
politica culturale propria. Durante l’impero di Tito ricordiamo l’eruzione catastrofica del Vesuvio e la
distruzione di Pompei, Ercolano e Stabia. Domiziano, il fratello di Tito, governò dal 91 al 96 secondo costui
l’imperatore era dominus et deus e così pretendeva di essere chiamato. Il progetto di monarchia di impero
era quindi di tipo orientale. Domiziano cadde vittima di una congiura dopo anni di terrore caratterizzati
dall’uccisione di numerosi personaggi di spicco. L’imperatore esercitò un controllo rigido sugli intellettuali. I
letterati in cambio dell’adesione ai principi del regime venivano protetti. Si istituirono delle istituzioni di
successo come i Ludi Albani o capitolini che istituivano al fianco di gare sportive e musicali anche premi
letterari per concorsi di poesia in greco e latino. L’imperatore diede quindi appoggi economici sostanziosi
agli intellettuali allineati ma bandì da Roma gli intellettuali che manifestavano dissenso. Nell’89 abbiamo
una nuova espulsione di filosofi e dopo qualche anno un’altra in cui venne cacciato Epitteto (stoico).
Molti intellettuali come Tacito, non condividendo la politica del principe preferirono rimanere in disparte,
mentre altri cercarono a rischio della propria vita di organizzare un’opposizione all’imperatore,
un’opposizione ispirata allo stoicismo. Alcuni scrittori tentarono quindi di mettere in luce gli aspetti dispotici
del principato di Domiziano e le loro voci vennero soffocate in modo spietato.
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ETA’ DEI FLAVI: coordinate storico-culturali L’anno 69 viene denominato l’anno dei 4 imperatori (Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano). Con questi imperatori emerge l’importanza degli eserciti stanziati nelle regioni dell’impero nella successione imperiale. Con Vespasiano incominciò la dinastia dei flavi e con essa incominciò un’opera sistematica di razionalizzazione delle strutture istituzionali e amministrative dell’impero. Vespasiano fissò per legge le prerogative dell’imperatore e diventò di fatto un sovrano assoluto dal 69 al 79. Ci troviamo di fronte ad un nuovo modello di principato lontanissimo dal principato augusteo da magistratura straordinaria. Il principato diventa magistratura ordinaria. Vespasiano stabilì il principio di trasmissione ereditaria del potere ed ebbe molti attriti col senato e l’aristocrazia. Rispetto all’età neroniana, con la nuova dinastia, abbiamo un’inversione di rotta con un programma di restaurazione morale e civile contro le aperture ellenizzanti. Ci furono due direzioni con cui la politica culturale si espresse; innanzitutto la prima direzione fu quella dell’incentivazione di uomini e idee che si richiamassero alla tradizione in modo da favorire una cultura per l’ordine per rimettere ordine, una cultura promossa da intellettuali leali e fedeli all’imperatore. Si trattava di intellettuali allineati con l’ideologia imperiale che formavano, diffondendo le loro idee, altri cittadini leali e fedeli. Esempi di queste nuove figure di intellettuali integrati furono Plinio il vecchio e Quintiliano. Si mirava al recupero della tradizione repubblicana e augustea quindi al recupero dei classici come Cicerone e Virgilio. Nel solco di questo progetto si istituivano biblioteche e si erogavano elargizioni a poeti e artisti creando anche posti stipendiati per gli insegnanti. La seconda linea della politica culturale fu quella della repressione; nel 71 Vespasiano attuò un’espulsione dei filosofi, dei retori e degli astronomi greci. I filosofi alimentavano nelle classi colte il culto dell’autonomia e della libertà interiore, premesse ideologiche per una possibile ribellione al principato. Vittime della repressione furono poi alcuni intellettuali romani non allineati. Gli intellettuali dovettero scegliere o la rinuncia ad un ruolo critico o il silenzio. Ne risultò l’affermazione nel periodo dei flavi di una cultura conformistica accademica e classicista con carattere nettamente cortigiano. Tito nel breve periodo del suo principato non riuscì ad impostare una politica culturale propria. Durante l’impero di Tito ricordiamo l’eruzione catastrofica del Vesuvio e la distruzione di Pompei, Ercolano e Stabia. Domiziano, il fratello di Tito, governò dal 91 al 96 secondo costui l’imperatore era dominus et deus e così pretendeva di essere chiamato. Il progetto di monarchia di impero era quindi di tipo orientale. Domiziano cadde vittima di una congiura dopo anni di terrore caratterizzati dall’uccisione di numerosi personaggi di spicco. L’imperatore esercitò un controllo rigido sugli intellettuali. I letterati in cambio dell’adesione ai principi del regime venivano protetti. Si istituirono delle istituzioni di successo come i Ludi Albani o capitolini che istituivano al fianco di gare sportive e musicali anche premi letterari per concorsi di poesia in greco e latino. L’imperatore diede quindi appoggi economici sostanziosi agli intellettuali allineati ma bandì da Roma gli intellettuali che manifestavano dissenso. Nell’89 abbiamo una nuova espulsione di filosofi e dopo qualche anno un’altra in cui venne cacciato Epitteto (stoico). Molti intellettuali come Tacito, non condividendo la politica del principe preferirono rimanere in disparte, mentre altri cercarono a rischio della propria vita di organizzare un’opposizione all’imperatore, un’opposizione ispirata allo stoicismo. Alcuni scrittori tentarono quindi di mettere in luce gli aspetti dispotici del principato di Domiziano e le loro voci vennero soffocate in modo spietato.

QUINTILIANO

Biografia La figura di Quintiliano è una figura di intellettuale integrato in accordo con la politica dei Flavi. Vespasiano lo invita ad aprire una scuola finanziata dallo Stato. L’autore si muove dunque in un ambito non privo di rischi (formazione dell’uomo di cultura) e contribuisce alla formazione delle classi colte. Le fonti sulla vita di Quintiliano si trovano nel Chronicon di San Gerolamo. Possiamo prendere come data approssimativa della nascita il 33, alcuni libri portano però il 35, altri tra il 30 e il 40. Nasce in Spagna a Calagurris, oggi Calahorra. La famiglia ha una tradizione retorica, il nonno e il padre erano declamatori/oratori. Quintiliano studia a Roma e poi si suppone un suo ritorno in Spagna. Fu forse Galba nel 68 che lo condusse a Roma, dove Quintiliano insegnò eloquenza sotto l’impero di Vespasiano con una cattedra di retorica sovvenzionata dallo Stato (nascita scuola pubblica). Tra i suoi discepoli troviamo Plinio il Giovane e con ogni probabilità anche Tacito. Negli anni 88-90 si ritira dall’insegnamento con un esonero richiesto per limiti d’età e si dedica alle opere De causis corruptae eloquentiae, oper però perduta e l'Institutio oratoria. Domiziano gli affida l’educazione dei due figli adottivi e Quintiliano diviene per loro precettore privato. Ebbe dolorose sventure familiari, ad esempio gli morì la moglie, morirono i suoi figli ancora bambini e il 96 è la data approssimativa della sua morte. INSTITUTIO ORATORIA L'Institutio Oratoria è un’opera in 12 libri composti in circa 2 anni ed è un’opera che è stata riscoperta nel primo 400 dall umanista Poggio Bracciolini. Per quanto riguarda il genere si tratta di un trattato didascalico pedagogico e retorico. Si tratta del primo testo dell’antichità interamente dedicato al problema dell’educazione, non semplicemente dal punto di vista dell’istruzione ma sul piano più generale della formazione della persona infatti i contributi greci e latini precedenti sono inseriti all’interno di trattazioni di argomento più ampio. Platone ci parla di educazione parlando della costituzione dello stato perfetto. Ci parla di educazione quando affronta il problema della formazione del cittadino. L’argomento dell’ “Institutio oratoria” è una summa educationis, discorso sommativo sull’educazione, un'elaborazione del programma di formazione culturale e morale dell’oratore dall’infanzia all’ingresso nella vita pubblica. Il trattato raccoglie in forma organica le formazioni teoriche ed esperienze didattiche complete di Quintiliano. Per quanto riguarda la lingua il modello è Cicerone. Quintiliano lotta contro lo stile moderno che conduce tuttavia a una corrupta eloquentia. Compaiono tuttavia influenze dello stile di Seneca: nonostante questa avversione di Quintiliano per le innovazioni e nonostante vi sia una critica esplicita rivolta a Seneca. L’importanza del trattato è notevole: L’ ”Institutio oratoria” è ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile nella pedagogia moderna. Quintiliano presenta in quest’opera il modello educativo tradizionale del vir bonus dicendi peritus (= uomo onesto esperto di eloquenza). Si tratta di un ideale etico- pedagogico che corrisponde alla necessità di unire civis e orator. E’ un modello centrato sulla retorica, sulla tecnica del ben parlare. Per questo innanzitutto l’oratore è tecnico della parola. La retorica è un luogo d'incontro di diverse discipline legate all’etica, è come un ambito omnicomprensivo a cui tutto è ricondotto. L’oratore è un vir bonus, cioè un uomo di solida moralità e anche colto. Secondo Quintiliano prima di creare l’oratore occorre creare l’uomo, dotarlo di una formazione complessiva che lo ponga al servizio dello Stato e del princeps. Il trattato contiene importanti principi pedagogici: il principio della pedagogia della parola (= del primato della retorica), che dice che alla parola deve condurre ogni attività e ogni disciplina assegnata. Il secondo principio è quello della pedagogia perfettiva, cioè l’educazione tende ad obiettivi di perfezione e non è un puro addestramento tecnico: la pedagogia tende alla formazione del perfetto oratore. Abbiamo poi un terzo principio: principio della pedagogia unitaria, contraria all’istruzione settoriale, e da iniziarsi sia

al paragrafo 2 abbiamo ancora antitesi. Al paragrafo 3 il periodo ipotetico è anch'esso costruito su un antitesi, le parole ratio vivendi, oneste, optime dicendi sono disposte a chiasmo, notiamo dunque come Quintiliano presti attenzione alla costruzione retorica dell’argomentazione, la figura retorica dell’antitesi più volte presente nel brano riflette il piano semantico cioè la contrapposizione tra i due ordini di scuola. Dal punto di vista stilistico notiamo come Quintiliano guidi il ragionamento del lettore mediante l’uso di connettivi logici. LIVELLO LESSICALE Nel paragrafo 1 notiamo un termine tipico per proporre l’esame di un problema ovvero il termine quaestio, che era il punto controverso di ogni discussione. Poi abbiamo delle espressioni con significato diverso dalle attuali frequenza scholarum che allude alla pluralità degli allievi nella scuola pubblica, dai termini continere e privatos emerge una connotazione di costrizione, connotazione da cui incomincia a farsi vivo il parere di Quintiliano. Notiamo nel paragrafo termini pedagogici con le tipiche voci verbali accrescere, discere e i tipici sostantivi ad esempio studentem. Al paragrafo 2 eminentissimus auctoribus allude a Platone. Turbam è un termine peggiorativo. Tempora suas impensurus abbiamo qui un’altra immagine figurata che allude alla disponibilità di tempo. IL MAESTRO IDEALE (traduzione sul libro) LIVELLO CONTENUTISTICO Siamo nel secondo libro al capitolo 2 e Quintiliano delinea la figura del maestro ideale che può diventare modello morale e intellettuale per gli allievi. Quintiliano parla degli aspetti psicologico-educativi poi parla degli aspetti psicologico-didattici e da indicazioni concrete di didattica, il maestro deve essere maestro di eloquenza perché maestro di virtù. La serie di esortazioni indica il dover essere dell’educatore, che deve essere come un padre e ricoprire una funzione etica prima che didattica. La sua corrispondenza ad un modello ideale deve essere interiore e contemporaneamente deve manifestarsi all’esterno con equilibrio, corrispondente all’ideale di mediocritas ciceroniano, la tecnica didattica è l’ambito in cui l’integrità morale del magister diventa esplicita. LIVELLO SINTATTICO Notiamo la frequenza dei congiuntivi esortativi, la sintassi è spezzata e concitata, ma costantemente riequilibrata dal ripetersi della medesima struttura portante esortativa tipica dello stile di Quintiliano. LIVELLO STILISTICO-RETORICO Sumat, parentis, ante parentis sono delle allitterazioni, infatti vi è l’allitterazione della s e della t. Poi vi è un’anafora con nec, nec. Austeritas tristis…comitas è un chiasmo, interrogantibus interrogante è un poliptoto. Praecipueque e praeceptoris è un’allitterazione. Un uso costante di termini antitetici e le figure retoriche evidenziate rendono il brano facilmente memorizzabile, grazie all’uso continuo di allitterazioni e anafore. LIVELLO LESSICALE Notiamo dei termini che rimandano a qualità dell’animo umano, sono termini che vengono a costituire l’asse semantico del brano, sostantivi in prevalenza astratti si combinano talora con elementi che ne sfumano il significato spesso accanto ad ogni qualità viene indicato il suo opposto in questo modo il maestro viene a possedere solo qualità ben direzionate all’azione etica ad esempio austeritas comitas, iracundus no dissimulatus, adsidus potius immodicus. Attraverso le scelte lessicali considerate Quintiliano vuole rendere presente nel testo l’equilibrio del magister corrispondente al principio etico-filosofico. Poi vi sono termini che prendono in esame le reazioni dell’allievo, in particolare le reazioni da non suscitare sono i termini odium contentus tetium laboris se puritatem, c’è una fiducia eccessiva in sè stessi, la scelta dei termini mette in rilievo atteggiamenti negativi che interventi didattici mal condotti possono suscitare negli allievi.