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Descrizione dettagliata dell'età dei Flavi (durata e imperatori (Vespasiano, Tito e Domiziano)) e descrizione della vita di Quintiliano, L'istitutio oratoria (divisione, stile). Analisi in lingua del brano "IL MAESTRO IDEALE" dall'Istitutio Oratoria
Tipologia: Dispense
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Seconda metà del primo secolo d.c. Il 69, anno successivo alla morte di Nerone, é un anno caotico perché ci sono 4 imperatori che si alternano uno dopo l’altro perché i tre precedenti vengono uccisi per la guerra civile. L’imperatore che prende il potere alla fine é Vespasiano, il primo della dinastia dei Flavi, seconda dinastia imperiale (prima = Giulio Claudia). Vespasiano é operativo per dieci anni (69 - 79), poi gli subentra il figlio Tito, imperatore per due anni (79 - 81), a cui subentra il fratello Domiziano, imperatore per quindici anni (81 - 96). DUNQUE: Dinastia dei Flavi = 69 - 96. Imperatori che danno stabilità all’impero, dopo gli eccessi di Nerone, consolidano l’impero con una politica che mira al rafforzamento del controllo sulla società, sull'economia e sulla cultura, da parte dell’imperatore.
rivolta degli ebrei in Palestina: lascia il comando militare delle truppe romane al figlio, Tito. Nel 70 vi é la distruzione del tempio di Gerusalemme con la repressione violenta della rivolta. In seguito a questo c’é la prima diaspora degli ebrei , che proseguirà più avanti. Vespasiano si deve anche occupare della rivolta in Germania ad opera della tribù dei Batari, domata anche questa. Vespasiano muore di morte naturale.
· Nel proemio afferma che filosofia è una delle scienze utili a formare oratore e che educazione di oratore non deve essere prerogativa esclusiva di filosofi, come sostenevano i Greci (posizione simile a Cicerone nel De oratore). RIASSUNTO LIBRO 1: occorre assecondare inclinazioni dei fanciulli , contrario a punizioni corporali, fondamentale lo studio della grammatica LIBRO 2: Da studio di grammatica a quello di retorica (esercizi ed essenza di disciplina retorica) LIBRO da 3 a 9: Le 5 parti della retorica (inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio) + i 3 generi di discorsi (epidittico, deliberativo e giudiziario) + i 3 fini della retorica (docere, movere, delectare) LIBRO 10: parla della facilitas (fluidità espressiva) e di capacità di improvvisare. Rassegna dei principali oratori greci e latini (giudizio negativo su corrupta eloquentia di Seneca). LIBRO 11: Si parla di tecniche di memorizzazione (memoria) e di actio o pronuntiatio. LIBRO 12: Mores e officia del perfetto oratore (definito da catone “vir bonus dicendi peritus”). L’opera si può considerare summa della teoria retorica antica. In essa autore affronta due problemi di scottante attualità:
di res publica anteponendoli ai propri bensì interessi di princeps, di cui l’oratore è fedele collaboratore- STILE Combatte Atticismo, cioè stile troppo asciutto, ma anche e soprattutto stile troppo ampolloso, caratterizzato da abbondanza di Sententiae (Seneca) fatte apposta per attirare il consenso del lettore (unico fine oggi è per lui “delectare”). Lui stesso però, che vuol fornire a suo stile “una certa eleganza”, abbonda di figure retoriche (soprattutto metafore e similitudini) L’OPERA IN GENERALE In quest’opera si trattano tutte le questioni tecniche relative a retorica e oratoria, ma nei primi 2 libri c’é una parte dedicata alla pedagogia, argomento insolito per i latini. Quintiliano é convinto che, perché si formi un buon oratore, il percorso debba iniziare subito: afferma che il bambino piccolo, prima dell’età scolare, deve essere affidato a nutrici, balie, che parlano bene, che si esprimono bene perché ritiene che un uso distorto della lingua, espressioni rozze e erronee, sentite nei primi anni di vita, siano qualcosa che ostacola l’acquisizione di quel linguaggio corretto e efficace, fondamentale per l’oratoreoratore. L’attenzione per il linguaggio, secondo Quintiliano, deve quindi iniziare subito. Dedica i primi due libri alle fasi iniziali del percorso scolastico. Lo sfondo di tutta l’opera é la crisi dell’oratoria, la consapevolezza che tutte le scuole di retorica non preparavano bene: pur essendo al vertice del percorso scolastico erano ritenute inefficaci ed era constatata da tutti la decadenza rispetto all’oratoria del tempo di Cicerone, ragione per cui Quintiliano, in base alla sua esperienza come insegnante, vuole dare indicazioni per ridare dignità alla figura dell’oratore. I primi due libri sulla pedagogia creano un’immagine di scuola in cui il maestro è considerato responsabile della formazione dei suoi discepoli. In questo periodo non era scontato perché é un periodo in cui é diffusa la pratica di picchiare gli studenti, in cui l’educazione scolastica passava attraverso il maestro che si imponeva sugli alunni. Quintiliano rifiuta questo modello partendo dalla certezza che ogni ragazzo abbia sicuramente la capacità di imparare perché, secondo lui, é proprio naturale per l’uomo sapere e conoscere, cosi come per l’uccello é
ciceroniano rispetto a quelli molto ristretti dell’oratore del suo tempo. Quintiliano mira a reagire alla crisi dell’oratoria, dovuta, secondo lui, a ragioni di moralità o, al più, alle ingerenze di genitori apprensivi e molli; non dirà mai che questa crisi è dovuta a un cambiamento di politica. TEMATICHE TRATTE DAI LIBRI 1 E 2 DELL’INSTITUTIO ORATORIA É MEGLIO EDUCARE IN CASA O ALLA SCUOLA PUBBLICA? Per Quintiliano é meglio educare alla scuola pubblica: egli sostiene l’esigenza che il bambino sia affidato da piccolino a delle nutrici che parlino bene, la presenza accanto al bambino che parli male, può costituire un ostacolo all’apprendimento del bambino in futuro. Quintiliano é attento a tutte le fasi di costruzione dell’oratore, fin da quando il bambino non sa neanche parlare. I genitori devono decidere se mandare il bambino nella scuola pubblica o presso un precettore privato. Quintiliano elenca le motivazioni di ordine morale per cui le famiglie preferiscono il precettore: le famiglie ritengono che nella scuola pubblica il bambino possa essere influenzato negativamente sul piano morale, apprendere i vizi dai compagni, e ritengono che il maestro si dedichi alla classe e non si focalizzi sul singolo. Per Quintiliano invece l’insegnamento deve svolgersi in collettività. I presupposti morali sono fondamentali, il che può anche essere presente nel precettore privato. Non è vero, dice Quintiliano, che è necessario che un insegnante si dedichi a un solo alunno, perché ci sono fasi in cui l’alunno deve lavorare da solo; inoltre poi l’insegnamento è fatto in modo tale che ciò che viene insegnato a uno venga appreso anche dagli altri alunni. Nella scuola pubblica ci sono vantaggi che l’insegnamento privato non può dare. Il futuro oratore dovrà sempre confrontarsi con il pubblico, e deve cominciare a farlo già da ragazzo, sennò non riesce a rapportarsi con il pubblico. Poi, dice anche che il ragazzo che studia da solo non avrà la misura del suo sapere, e non potrà capire quanto è preparato, perché se la preparazione è autoreferenziale il ragazzo si può ritenere bravissimo quando magari non è così, perché non c’è
confronto con gli altri. Nella scuola si fanno anche amicizie importanti che durano sempre. Sono tutte osservazioni realistiche e concrete, che provengono da un rapporto diretto con il mondo della scuola. Lui si basa su cose viste e vissute direttamente.
solo del maestro perché ogni allievo deve avere la misura di quello che dice, e questa misura gliela può dare solo il maestro. La valutazione spetta solo al maestro, e non ai compagni, che non hanno i mezzi per valutare le orazioni pronunciate dai compagni. La lode dei compagni deve essere misurata, altrimenti il ragazzo che magari ha pronunciato una brutta orazione e viene lodato, crederà di essere un genio quando non è così. Si conclude il brano con il richiamo alla necessità della moralità.