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L'età dei Flavi e Quintiliano, Dispense di Latino

Descrizione dettagliata dell'età dei Flavi (durata e imperatori (Vespasiano, Tito e Domiziano)) e descrizione della vita di Quintiliano, L'istitutio oratoria (divisione, stile). Analisi in lingua del brano "IL MAESTRO IDEALE" dall'Istitutio Oratoria

Tipologia: Dispense

2023/2024

In vendita dal 01/07/2024

Noemi2335
Noemi2335 🇮🇹

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1. ETÁ DEI FLAVI
Seconda metà del primo secolo d.c. Il 69, anno successivo alla
morte di Nerone, é un anno caotico perché ci sono 4 imperatori
che si alternano uno dopo l’altro perché i tre precedenti vengono
uccisi per la guerra civile. L’imperatore che prende il potere alla fine
é Vespasiano, il primo della dinastia dei Flavi, seconda dinastia
imperiale (prima = Giulio Claudia).!
Vespasiano é operativo per dieci anni (69 - 79), poi gli subentra il
figlio Tito, imperatore per due anni (79 - 81), a cui subentra il
fratello Domiziano, imperatore per quindici anni (81 - 96).!
DUNQUE: Dinastia dei Flavi = 69 - 96.!
Imperatori che danno stabilità all’impero, dopo gli eccessi di
Nerone, consolidano l’impero con una politica che mira al
raorzamento del controllo sulla società, sull'economia e sulla
cultura, da parte dell’imperatore. !
Vespasiano é ritenuto un amministratore saggio, non
particolarmente tirannico, non particolarmente autoritario, ma
anche al suo tempo vengono cacciati dei filosofi da Roma, perché
i sospetti verso la filosofia erano nutriti dal potere romano . Viene
anche messo a morte un oppositore.Vespasiano si occupa di
rimettere in sesto le finanze dello stato, che Nerone aveva
sperperato per le sue manie di grandezza: impone nuove tasse
ma avvia anche una politica di costruzione di opere pubbliche,
che da lavoro. Al tempo di Vespasiano viene costruito il Colosseo,
inaugurato dopo di lui. L’imperatore, per diminuire o limitare
ancora il potere delle antiche famiglie senatoriali, inserisce in
senato i cavalieri o anche dei provinciali (uomini provenienti da
province come Gallia e Spagna, del tutto fedeli a Roma, ma che
non ebbero mai la possibilità di entrare in senato). Per Vespasiano
é importante dare sostegno allo stato distribuendo gli incarichi
anche a gruppi sociali come cavalieri e provinciali, che fino ad
allora non erano stati del tutto coinvolti, anche se oramai le
antiche famiglie i cui antenati gestivano Roma al tempo della
repubblica, contavano sempre meno (e Vespasiano cerca di farle
contare ancora meno riducendo il loro potere e dando spazio agli
altri) Quando vespasiano viene eletto, si stava occupando della
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1. ETÁ DEI FLAVI

Seconda metà del primo secolo d.c. Il 69, anno successivo alla morte di Nerone, é un anno caotico perché ci sono 4 imperatori che si alternano uno dopo l’altro perché i tre precedenti vengono uccisi per la guerra civile. L’imperatore che prende il potere alla fine é Vespasiano, il primo della dinastia dei Flavi, seconda dinastia imperiale (prima = Giulio Claudia). Vespasiano é operativo per dieci anni (69 - 79), poi gli subentra il figlio Tito, imperatore per due anni (79 - 81), a cui subentra il fratello Domiziano, imperatore per quindici anni (81 - 96). DUNQUE: Dinastia dei Flavi = 69 - 96. Imperatori che danno stabilità all’impero, dopo gli eccessi di Nerone, consolidano l’impero con una politica che mira al rafforzamento del controllo sulla società, sull'economia e sulla cultura, da parte dell’imperatore.

  • Vespasiano é ritenuto un amministratore saggio, non particolarmente tirannico, non particolarmente autoritario, ma anche al suo tempo vengono cacciati dei filosofi da Roma, perché i sospetti verso la filosofia erano nutriti dal potere romano. Viene anche messo a morte un oppositore.Vespasiano si occupa di rimettere in sesto le finanze dello stato, che Nerone aveva sperperato per le sue manie di grandezza: impone nuove tasse ma avvia anche una politica di costruzione di opere pubbliche, che da lavoro. Al tempo di Vespasiano viene costruito il Colosseo, inaugurato dopo di lui. L’imperatore, per diminuire o limitare ancora il potere delle antiche famiglie senatoriali, inserisce in senato i cavalieri o anche dei provinciali (uomini provenienti da province come Gallia e Spagna, del tutto fedeli a Roma, ma che non ebbero mai la possibilità di entrare in senato). Per Vespasiano é importante dare sostegno allo stato distribuendo gli incarichi anche a gruppi sociali come cavalieri e provinciali, che fino ad allora non erano stati del tutto coinvolti, anche se oramai le antiche famiglie i cui antenati gestivano Roma al tempo della repubblica, contavano sempre meno (e Vespasiano cerca di farle contare ancora meno riducendo il loro potere e dando spazio agli altri) Quando vespasiano viene eletto, si stava occupando della

rivolta degli ebrei in Palestina: lascia il comando militare delle truppe romane al figlio, Tito. Nel 70 vi é la distruzione del tempio di Gerusalemme con la repressione violenta della rivolta. In seguito a questo c’é la prima diaspora degli ebrei , che proseguirà più avanti. Vespasiano si deve anche occupare della rivolta in Germania ad opera della tribù dei Batari, domata anche questa. Vespasiano muore di morte naturale.

  • (^) Tito regna per soli due anni e a suo tempo si verificano due eventi tragici: eruzione del Vesuvio che devasta Pompei ed Ercolano e il devastante incendio di Roma. In entrambi i casi viene apprezzato il fatto che Tito si impegni per soccorrere le popolazioni, anche attingendo al suo patrimonio personale (viene definito “amore e delizia del genere umano” per questo).
  • (^) Domiziano risulta essere un tiranno: soprattutto nei suoi ultimi anni, Roma viene ancora oppressa, dopo Nerone, da un clima di paura perché Domiziano riprende le liste di proscrizione, la persecuzione degli oppositori o di chi lontanamente potesse esprimere un contrasto. Domiziano é più consapevole di Nerone, non devasta le finanze dello stato come fece Nerone, ma dal punto di vista dell’autoritarismo si dimostra un altro Nerone. Domiziano era più giovane di Tito e non era stato fatto responsabile di nulla da Vespasiano, che aveva scelto Tito. Anche Domiziano é il buon amministratore che si occupa di distribuzioni di grano per le classi più povere: continua la politica di rafforzamento del potere iniziata dal padre. Negli ultimi anni diventa un censore molto severo del costume pubblico, condannando all’esilio o facendo mettere a morte chi avesse comportamenti di corruzione, in caso di capi politici. Avvia anche un’attività di persecuzione nei confronti di chi gli desse ragione di temere. Il tempo di Domiziano viene descritto come quello del tiranno, della figura autoritaria e, in seguito al suo comportamento, i romani stabiliscono che non é più opportuna una successione dinastica a livello familiare. Il figlio che dovrebbe prendere il potere in seguito al padre, potrebbe essere indegno, come Domiziano. Si applicherà l’adozione del migliore: l’imperatore sceglierà il suo successore in modo da essere sicuri di fare una scelta opportuna.

· Nel proemio afferma che filosofia è una delle scienze utili a formare oratore e che educazione di oratore non deve essere prerogativa esclusiva di filosofi, come sostenevano i Greci (posizione simile a Cicerone nel De oratore). RIASSUNTO LIBRO 1: occorre assecondare inclinazioni dei fanciulli , contrario a punizioni corporali, fondamentale lo studio della grammatica LIBRO 2: Da studio di grammatica a quello di retorica (esercizi ed essenza di disciplina retorica) LIBRO da 3 a 9: Le 5 parti della retorica (inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio) + i 3 generi di discorsi (epidittico, deliberativo e giudiziario) + i 3 fini della retorica (docere, movere, delectare) LIBRO 10: parla della facilitas (fluidità espressiva) e di capacità di improvvisare. Rassegna dei principali oratori greci e latini (giudizio negativo su corrupta eloquentia di Seneca). LIBRO 11: Si parla di tecniche di memorizzazione (memoria) e di actio o pronuntiatio. LIBRO 12: Mores e officia del perfetto oratore (definito da catone “vir bonus dicendi peritus”). L’opera si può considerare summa della teoria retorica antica. In essa autore affronta due problemi di scottante attualità:

  1. La mutata e degenerata funzione dell’oratore a livello sociale (che non ha più funzione reale)
  2. Le nuove tendenze dell’oratoria Cause di entrambi i fenomeni per lui sono sia TECNICHE (carenza di buoni insegnanti, eccessivo spazio dato alle declamazioni fittizie) sia MORALI (degenerazione dei costumi a cui si accompagna lo scadimento del gusto e dello stile). Egli individua in Cicerone il culmine dell’eloquenza romana. Ripropone modelli di eloquenza di età repubblicana (poco lucido, perché i tempi sono palesemente mutati e siamo in età del Principato e l’oratoria è stata quasi totalmente privata di sua funzione politica, così come popolo e Senato sono stati totalmente privati di poteri ed è inutile che l’oratore li istruisca). Essere “vir bonus” sotto il Principato significherà quindi non tanto fare interessi

di res publica anteponendoli ai propri bensì interessi di princeps, di cui l’oratore è fedele collaboratore- STILE Combatte Atticismo, cioè stile troppo asciutto, ma anche e soprattutto stile troppo ampolloso, caratterizzato da abbondanza di Sententiae (Seneca) fatte apposta per attirare il consenso del lettore (unico fine oggi è per lui “delectare”). Lui stesso però, che vuol fornire a suo stile “una certa eleganza”, abbonda di figure retoriche (soprattutto metafore e similitudini) L’OPERA IN GENERALE In quest’opera si trattano tutte le questioni tecniche relative a retorica e oratoria, ma nei primi 2 libri c’é una parte dedicata alla pedagogia, argomento insolito per i latini. Quintiliano é convinto che, perché si formi un buon oratore, il percorso debba iniziare subito: afferma che il bambino piccolo, prima dell’età scolare, deve essere affidato a nutrici, balie, che parlano bene, che si esprimono bene perché ritiene che un uso distorto della lingua, espressioni rozze e erronee, sentite nei primi anni di vita, siano qualcosa che ostacola l’acquisizione di quel linguaggio corretto e efficace, fondamentale per l’oratoreoratore. L’attenzione per il linguaggio, secondo Quintiliano, deve quindi iniziare subito. Dedica i primi due libri alle fasi iniziali del percorso scolastico. Lo sfondo di tutta l’opera é la crisi dell’oratoria, la consapevolezza che tutte le scuole di retorica non preparavano bene: pur essendo al vertice del percorso scolastico erano ritenute inefficaci ed era constatata da tutti la decadenza rispetto all’oratoria del tempo di Cicerone, ragione per cui Quintiliano, in base alla sua esperienza come insegnante, vuole dare indicazioni per ridare dignità alla figura dell’oratore. I primi due libri sulla pedagogia creano un’immagine di scuola in cui il maestro è considerato responsabile della formazione dei suoi discepoli. In questo periodo non era scontato perché é un periodo in cui é diffusa la pratica di picchiare gli studenti, in cui l’educazione scolastica passava attraverso il maestro che si imponeva sugli alunni. Quintiliano rifiuta questo modello partendo dalla certezza che ogni ragazzo abbia sicuramente la capacità di imparare perché, secondo lui, é proprio naturale per l’uomo sapere e conoscere, cosi come per l’uccello é

ciceroniano rispetto a quelli molto ristretti dell’oratore del suo tempo. Quintiliano mira a reagire alla crisi dell’oratoria, dovuta, secondo lui, a ragioni di moralità o, al più, alle ingerenze di genitori apprensivi e molli; non dirà mai che questa crisi è dovuta a un cambiamento di politica. TEMATICHE TRATTE DAI LIBRI 1 E 2 DELL’INSTITUTIO ORATORIA É MEGLIO EDUCARE IN CASA O ALLA SCUOLA PUBBLICA? Per Quintiliano é meglio educare alla scuola pubblica: egli sostiene l’esigenza che il bambino sia affidato da piccolino a delle nutrici che parlino bene, la presenza accanto al bambino che parli male, può costituire un ostacolo all’apprendimento del bambino in futuro. Quintiliano é attento a tutte le fasi di costruzione dell’oratore, fin da quando il bambino non sa neanche parlare. I genitori devono decidere se mandare il bambino nella scuola pubblica o presso un precettore privato. Quintiliano elenca le motivazioni di ordine morale per cui le famiglie preferiscono il precettore: le famiglie ritengono che nella scuola pubblica il bambino possa essere influenzato negativamente sul piano morale, apprendere i vizi dai compagni, e ritengono che il maestro si dedichi alla classe e non si focalizzi sul singolo. Per Quintiliano invece l’insegnamento deve svolgersi in collettività. I presupposti morali sono fondamentali, il che può anche essere presente nel precettore privato. Non è vero, dice Quintiliano, che è necessario che un insegnante si dedichi a un solo alunno, perché ci sono fasi in cui l’alunno deve lavorare da solo; inoltre poi l’insegnamento è fatto in modo tale che ciò che viene insegnato a uno venga appreso anche dagli altri alunni. Nella scuola pubblica ci sono vantaggi che l’insegnamento privato non può dare. Il futuro oratore dovrà sempre confrontarsi con il pubblico, e deve cominciare a farlo già da ragazzo, sennò non riesce a rapportarsi con il pubblico. Poi, dice anche che il ragazzo che studia da solo non avrà la misura del suo sapere, e non potrà capire quanto è preparato, perché se la preparazione è autoreferenziale il ragazzo si può ritenere bravissimo quando magari non è così, perché non c’è

confronto con gli altri. Nella scuola si fanno anche amicizie importanti che durano sempre. Sono tutte osservazioni realistiche e concrete, che provengono da un rapporto diretto con il mondo della scuola. Lui si basa su cose viste e vissute direttamente.

  • Insiste sull’esigenza di un’ educazione severa, perché i ragazzi viziati può essere che non riescano a intraprendere un percorso serio, perché non abituati alle fatiche. I ragazzi é meglio che studino in una scuola pubblica: cosi si confrontano con gli altri, riescono a capire meglio il loro livello di preparazione, si abituano con il rapporto con i pubblico, fondamentale per l’oratore, e possono stringere amicizie che dureranno tutta la vita. COME TRATTARE GLI ALUNNI Indicazioni su cosa deve fare l’insegnante con il fanciullo non appena lo prende in carico. La scuola prevista da Quintiliano é incentrata sull’alunno e non é un luogo dove dall’alto arrivino informazioni che l’alunno deve imparare e basta: gerarchia umiliante per l’alunno, ma quella di Quintiliano valorizza l’alunno. Segno di ingegno nei bambini é la memoria e l’imitazione delle cose che impara: un bambino che imita un difetto fisico o un modo particolare di camminare non é l’imitazione di cui parla Quintiliano. Il bambino che con l’imitazione vuole far ridere non é segno di buona indole. Un bambino con grande ingegno é anche onesto, se imita difetti fisici con scopo di far ridere é anche cattivo. É meglio essere di ingegno lento ma onesto che non essere di igneo rapido ma cattivo: gli aspetti etici devono essere in primo piano. L’apprendimento non deve essere disgiunto dalla moralità. Quintiliano dice che il ragazzo deve essere onesto, dà buona prova di ingegno se ha memoria e imita ciò che è giusto imitare, ma il ragazzo non deve neanche portarsi troppo avanti nello studio, perché colui che fa così compone una preparazione che poi si rivela fragile. Infatti, dice che l’alunno seguirà l'insegnamento del maestro più che precedere. Se un ragazzo giovane dimostra di riuscire a memorizzare tante nozioni viene ammirato perché rispetto alla sua età chi lo ascolta pensa che abbia raggiunto una preparazione ottima, ma Quintiliano dice che la preparazione é superficiale e non associata ad alcuna capacità di rielaborazione: egli non vuole che il ragazzino si spinga

solo del maestro perché ogni allievo deve avere la misura di quello che dice, e questa misura gliela può dare solo il maestro. La valutazione spetta solo al maestro, e non ai compagni, che non hanno i mezzi per valutare le orazioni pronunciate dai compagni. La lode dei compagni deve essere misurata, altrimenti il ragazzo che magari ha pronunciato una brutta orazione e viene lodato, crederà di essere un genio quando non è così. Si conclude il brano con il richiamo alla necessità della moralità.

TESTO (IN LINGUA) IL MAESTRO IDEALE (vedi libro)

INTRODUZIONE

Maestro deve avere doti empatiche e relazionali, oltre che

competenze disciplinari. Deve educare non tanto a parole,

quanto con esempio, deve essere credibile e basare suoi

rapporti con allievi su stima reciproca e credibilità. Deve

possedere “medietas”, in modo da non destabilizzare

allievi né scoraggiarli.. solo così non insegnerà puro

nozionismo ma sapere autentico.

TRADUZIONE

Dunque innanzitutto assuma l’attitudine di un genitore

verso i suoi discepoli e ritenga di prendere il posto di

coloro dai quali gli sono affidati i figli. Egli stesso non

abbia vizi né li sopporti. Non abbia una sgradevole

severità né una cortesia dissoluta, affinchè non si

generino di lì odio, di qui disprezzo.faccia molti discorsi

(sia a lui un ampio discorso, dativo di possesso)

sull’onestà e sulla bontà. Infatti quanto più spesso avrà

ammonito, tanto più raramente punirù. Minimamente

iracondo né tuttavia dissimulatore di quelle cose che si

dovranno correggere, semplice nel parlare, tollerante

della fatica, costante piuttosto che eccessivo. Risponda

volentieri a coloro che lo interrogano, al contrario interpelli

coloro che non gli fanno domande. Non sia malevolo né

prodigo nel lodare la dizione degli studenti, poiché una

cosa genera il disgusto per la fatica, l’altra la superficialità.

Nel correggere le cose che sono da correggere non (sia)

crudele né minimamente offensivo, infatti ciò certamente

allontana molti dal proposito di studiare, il fatto che

(alcuni) castigano come se odiassero. Egli stesso dica

qualcosa, anzi, molte cose ogni giorno, le quali cose gli

uditori possano portare con sé. Si ammetta infatti che egli

utilizzi abbastanza esempi da imitare per le letture fatte,

tuttavia quella viva voce, come si dice, nutre più

pienamente e, in particolar modo (la voce) del maestro

che gli alunni amano e temono, solo se sono stati istruiti

correttamente. A stento poi si può dire quanto volentieri

imitiamo coloro per i quali proviamo simpatia-

MORFOSINTASSI

Sumat: congiuntivo esortativo indipendente: sumo, is,

sumpsi, sumptum, sumere

Parentis: genit sing

Existimet: cong esort da existimo, I coniug

Se succedere: infinitiva

Tradantur: cong pres passivo da trado, is, tradidi,

traditum, tradere 8cong per attrazione di verbo della

principale)

Habeat e ferat (cong esortativi)

Ne….oriatur: finale negativa: affinchè non…

Oriatur: cong pres da orior, oriris, ortus sum, oriri

Inde…hinc: avverbi di moto da luogo

Odium e contemptus: nominativi

De honesto…: compl di argomento

Ei sermo sit: dativo di possesso: egli abbia….