Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Etica, pensiero filosofico, Schemi e mappe concettuali di Etica Sociale

Riassunto concetti importanti.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 15/01/2026

vanessa-dellaquila-1
vanessa-dellaquila-1 🇮🇹

5

(1)

11 documenti

1 / 9

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
ETICA FEOLA
Le economie delle poleis si articolava in due modelli:
Comunità agro-pastorali autosufficienti e poco aperte agli scambi.
Gli uomini si occupavano di agricoltura, caccia e pesca, le donne la famiglia.
Comunità di artigianato e commercio si occupavano di importavano alimenti
ed esportare manufatti. Il marito impegnato nei viaggi, la moglie del quotidiano.
Le poleis avevano dimensioni ridotte, quindi, non richiedevano strutture politiche
complesse. Se la popolazione superava le capacità del territorio, si poteva fondare una
colonia o conquistare nuove terre, ma le decisioni spettavano agli uomini.
Nel Vicino Oriente antico, le società erano burocratiche
Tuttavia, il crollo della civiltà micenea, favorì un aumento dell’ autonomia individuale.
Lo spirito greco era legato alla credenza nel Fato, che riconosceva l’autonomia
individuale pur all’interno della comunità.
Nel Medioevo ellenico il controllo sugli individui si esercitava:
1. Fisica la comunità decide se intervenire in caso di aggressione o difficoltà; il
mancato aiuto lasciava la persona vulnerabile.
2. Simbolico il pettegolezzo determinava l’immagine pubblica dell’individuo.
La società greca regolava i comportamenti individuali, premiando chi rispettava le
norme e isolando chi le viola.
L'identità sociale era definita dalla tim (onore, reputazione), costruita attraverso le
azioni e le qualità. Quindi, l’aret è fondamentale perché intesa come la capacità di
svolgere al meglio il proprio ruolo.
Accanto a questo, l’aids rappresentava il sentimento di vergogna, che impediva
comportamenti dannosi per la propria tim.
Tutto ciò era intrecciato con l’idea del Fato, inteso come l’insieme di fattori sociali e
naturali che determinavano il destino di ciascun individuo.
Gli unici realmente liberi erano i vagabondi.
Il concetto di nòmos (norma) comprendeva regole informali e leggi vere e proprie, ma il
controllo su chi non le rispettava era limitato per l’assenza di un’autorità centrale.
Tale rispetto era garantito dalla credenza dei dàimones, ovvero divinità minori che
avevano il compito di garantire il rispetto delle regole.
L’agenzialità è la capacità di essere la causa di un’azione, cioè di produrre eventi per
raggiungere uno scopo.
Nei poemi omerici, l’individuo ha poco controllo sulle azioni, mentre con Platone e
Aristotele l’agente diventa più consapevole e responsabile.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9

Anteprima parziale del testo

Scarica Etica, pensiero filosofico e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Etica Sociale solo su Docsity!

ETICA → FEOLA

Le economie delle poleis si articolava in due modelli: ● Comunità agro-pastorali → autosufficienti e poco aperte agli scambi. Gli uomini si occupavano di agricoltura, caccia e pesca, le donne la famiglia. ● Comunità di artigianato e commercio → si occupavano di importavano alimenti ed esportare manufatti. Il marito impegnato nei viaggi, la moglie del quotidiano.

Le poleis avevano dimensioni ridotte, quindi, non richiedevano strutture politiche complesse. Se la popolazione superava le capacità del territorio, si poteva fondare una colonia o conquistare nuove terre, ma le decisioni spettavano agli uomini. Nel Vicino Oriente antico, le società erano burocratiche Tuttavia, il crollo della civiltà micenea, favorì un aumento dell’ autonomia individuale. Lo spirito greco era legato alla credenza nel Fato , che riconosceva l’autonomia individuale pur all’interno della comunità.

Nel Medioevo ellenico il controllo sugli individui si esercitava:

  1. Fisica → la comunità decide se intervenire in caso di aggressione o difficoltà; il mancato aiuto lasciava la persona vulnerabile.
  2. Simbolico → il pettegolezzo determinava l’immagine pubblica dell’individuo. La società greca regolava i comportamenti individuali, premiando chi rispettava le norme e isolando chi le viola. L'identità sociale era definita dalla timḗ (onore, reputazione), costruita attraverso le azioni e le qualità. Quindi, l’ aretḗ è fondamentale perché intesa come la capacità di svolgere al meglio il proprio ruolo. Accanto a questo, l’ aidṓs rappresentava il sentimento di vergogna, che impediva comportamenti dannosi per la propria timḗ. Tutto ciò era intrecciato con l’idea del Fato, inteso come l’insieme di fattori sociali e naturali che determinavano il destino di ciascun individuo. Gli unici realmente liberi erano i vagabondi. Il concetto di nòmos (norma) comprendeva regole informali e leggi vere e proprie, ma il controllo su chi non le rispettava era limitato per l’assenza di un’autorità centrale. Tale rispetto era garantito dalla credenza dei dàimones , ovvero divinità minori che avevano il compito di garantire il rispetto delle regole.

L’agenzialità è la capacità di essere la causa di un’azione, cioè di produrre eventi per raggiungere uno scopo. Nei poemi omerici, l’individuo ha poco controllo sulle azioni, mentre con Platone e Aristotele l’agente diventa più consapevole e responsabile.

L’aòriston indica “l’indeterminato”, ovvero tutto ciò che è imprevedibile e che l’essere umano non può controllare. Si distinguono due tipi di indeterminatezza:

  1. Apparente : data la nostra conoscenza, crediamo che qualcosa sia imprevedibile, ma in realtà potrebbe essere determinato da leggi che non comprendiamo.
  2. Reale : l’evento è veramente imprevedibile e incontrollabile. Nella mentalità greca, l’aòriston rappresenta i limiti della capacità umana di controllo, un esempio è la peste ad Atene durante la Guerra del Peloponneso. Nella tradizione greca, il Fato è chiamato Moira, ovvero una forza che racchiude tutto ciò che accade. Tuttavia, un evento può essere sia imprevedibile, sia far parte del Fato. Ad esempio: ● Una malattia improvvisa è aòriston, perché imprevedibile. ● La morte è parte del Fato, perché inevitabile.

L’etica omerica e l’etica esiodea

La “questione omerica” riguarda chi ha composto l’ Iliade , l’ Odissea e gli Inni omerici. Gli antichi pensavano che fossero opere di un solo autore, ma solo dopo alcuni hanno iniziato a vedere Omero come figura collettiva. A quel tempo, un poeta poteva comporre oralmente testi lunghi e complessi senza scrittura. L’ aedo, infatti , era un poeta che si esibiva davanti alle comunità ed era addestrato a creare e recitare versi usando il repertorio mitologico e tecniche orali. Si stima che un canto durasse circa un’ora e che l’ Iliade venisse eseguita in tre giorni, con sessioni di otto ore ciascuna. Successivamente gli aedi furono sostituiti dai rapsodi, che recitavano poemi già esistenti ed acquisirono più autonomia. Questo cambiamento ridusse il prestigio dell’esecutore. Nella Grecia arcaica, non ci sono testimonianze di testi sacri. Neppure gli Inni omerici erano considerati tali. Le principali fonti religiose erano: ● La tradizione religiosa locale, gestita dal clero di ciascuna città. ● I poeti, le cui opere erano diffuse in tutto il mondo greco. ● Le pratiche religiose spontanee. I poeti, raggiungendo un pubblico ampio, diventavano un punto di riferimento e la capacità di comporre versi era vista come segno di ispirazione divina dalle Muse.

Omero ed Esiodo presentano visioni morali diverse: Omero raramente esprime giudizi personali, lasciando parlare i personaggi. Esiodo mette al centro la propria visione, diventando il primo pensatore greco. ● Genere letterario: Omero racconta un mondo eroico e passato, Esiodo descrive il presente con vicinanza alla realtà quotidiana. ● Pubblico: Omero si rivolgeva probabilmente a famiglie aristocratiche, Esiodo a un pubblico più ampio.

Per orientarsi, molti si rivolgevano all’ Oracolo di Apollo a Delfi, Dove la pizia , ovvero la sacerdotessa, forniva una risposta ambigua per farti riflettere. Il motto era “ Conosci te stesso ”. Se non si arrivava ad una soluzione ci si poteva rivolgere ad un sophòs (“sapiente”).

L’uomo inizia a percepirsi come un’entità unica e coesa, distinta dal gruppo, ma vive in una società complessa e instabile. Ogni azione può avere esiti come: successo o rovina. Da questa consapevolezza nascono due grandi correnti culturali: ● La Sofistica , che insegna le tecniche per raggiungere il successo. ● La Tragedia , che indaga i meccanismi che portano al fallimento e alla catastrofe.

Il termine “ sofista ” deriva da “sapiente”, e indica colui che possiede conoscenze in ambiti specifici. I sofisti propongono tecniche per avere successo:

  1. Istinto naturale: i fini sono dettati dalla natura.
  2. Società come guida: i fini individuali derivano dalla collettività.
  3. Individualismo assoluto: ogni persona ha fini propri e deve perseguirli. Queste posizioni permettono di agire efficacemente. Socrate critica i sofisti perché insegnano come ottenere un fine, ma non quale fine perseguire.

Protagora considerato uno dei fondatori della retorica come arte persuasiva. La sua affermazione più celebre, “L’uomo è misura di tutte le cose” , vuole dire che la realtà dipende dal modo in cui la percepiamo. Può essere interpretata in tre modi:

  1. ogni individuo vede la realtà in modo soggettivo, quindi non esiste verità unica.
  2. La verità dipende dalla comunità in cui viviamo, perché ognuno si forma in base alle regole e ai valori della propria cultura.
  3. la conoscenza è limitata dalla mente umana e dai sensi, la capiamo come appare.

Gorgia (483-375 a.C.) maestro di retorica. Le sue opere non esponevano opinioni personali, perché lui sosteneva di non averne; ma erano esercizi di retorica. Mostra che, usando bene le parole, è possibile sostenere tesi paradossali e contraddittorie con la capacità di persuadere.

1. Natura vs. convenzione e cosmopolitismo → emerge la distinzione tra ciò che è naturale nell’uomo e ciò che dipende dalle leggi e tradizioni delle singole città. I viaggi e i contatti tra culture diverse fanno capire che non esiste un unico modo “giusto” di vivere. Le leggi viste come convenzioni sociali. Da qui nasce il cosmopolitismo : l’individuo dovrebbe sentirsi a casa in qualsiasi comunità e considerare tutti gli uomini come suoi concittadini.

Oratoria e storiografia

L’oratoria mira a persuadere il pubblico. L’obiettivo è convincere l’assemblea a scegliere una decisione piuttosto che un’altra, in base alle necessità del momento. Gli storiografi si interrogano sul ruolo dell’individuo nella storia: quanto le sue azioni influenzino gli eventi e quanto invece siano condizionate da forze esterne (società). ● Erodoto (484-425 a.C.) → Basava i suoi racconti su testimonianze dirette. Era legato alla religione, poiché credeva che gli dèi guidassero gli eventi. Usava lo svelamento a posteriori , ovvero che le vicende non dipendevano dalle intenzioni umane, ma da cause divine o imprevedibili. ● Tucidide (460-404 a.C.) → si distacca da religione e mito. Gli eventi derivano da cause economiche, sociali e politiche. La storia è determinata da fattori inevitabili, non da capricci personali. Gli uomini non possono davvero prevedere o controllare gli eventi.

Socrate nacque ad Atene 470/469 a.C. Creò un metodo filosofico, che chiamava

maieutica : aiutava i suoi interlocutori a “partorire” le proprie idee. Il suo modo di fare filosofia si basava sulla confutazione logica , ovvero iniziava con definizioni semplici, sino ad arrivare a domande più precise. Spingeva l'altro a cercare definizioni migliori con l’obiettivo di rendere gli altri più consapevoli, guidandoli verso opinioni più solide e giuste. Secondo Socrate, ogni persona possiede già dentro di sé una sorta di intuizione innata del vero e del giusto. Il compito della filosofia è far emergere queste intuizioni.

Platone il modello perfetto è la Matematica, in particolare la geometria. All’epoca la

matematica non aveva ancora un sistema di assiomi e regole fisse, quindi gli assiomi venivano scelti caso per caso. Platone applica questo approccio alla filosofia: anche i concetti morali e politici devono essere esaminati. Il cuore della filosofia platonica è la teoria delle Idee. Le Idee sono entità oggettive che permettono di spiegare i fenomeni e dare coerenza ai concetti logici e matematici.

Aristotele è il fondatore della biologia, perché per primo ha definito il suo oggetto di

studio: la natura degli esseri viventi e ciò che li distingue da ciò che non è vivo. Nel trattato De anima , spiega che l’anima non è qualcosa di separato, ma coincide con la vita stessa: è il principio che rende un corpo vivo. Secondo lui, i fenomeni vitali si dividono in tre gruppi: ● Gruppo A: nascita, crescita, nutrizione e riproduzione → può esistere da solo. ● Gruppo B: sensazione, percezione e movimento → ha bisogno di A, ma non di C. ● Gruppo C: intelligenza e pensiero → ha bisogno di A e B. Un corpo è vivente se possiede almeno una di queste funzioni. Per svolgere queste attività vitali servono degli organi, che Aristotele vede come gli strumenti attraverso cui l’anima si realizza nel corpo. L’anima è il principio che dà le capacità vitali. I livelli dell’anima secondo Aristotele:

Aristippo di Cirene (435-366 a.C.) fondò una scuola filosofica che sviluppò l’edonismo, cioè la ricerca del piacere. Aristippo sosteneva che il bene consisteva nel vivere secondo la natura del proprio corpo, seguendo le sensazioni, quindi il piacere. Il cinismo nacque con Antistene, poneva al centro la distinzione tra natura e norme sociali. Le regole sociali sono artifici creati dalle società. Il cinismo promuoveva uno stile di vita in armonia con la natura, basato sul distacco dalle convenzioni sociali..

Epicuro

Epicuro fondò ad Atene la sua scuola, chiamata il Giardino, ed era aperta agli uomini liberi, alle donne e agli schiavi,in quanto era basata su uguaglianza e condivisione. Per Epicuro, la filosofia non serve a conoscere, ma a raggiungere la felicità. L’anima è fatta di atomi diffusi in tutto il corpo, dove all'interno di questa c’è l’animus , un gruppo di atomi che governa pensieri e azioni. Non esiste una vera separazione tra corpo e anima: entrambi sono materiali, infatti, alla morte, gli atomi dell’anima si disperdono, mostrando che l’anima è mortale.

Il vero obiettivo della vita è raggiungere l’atarassia , cioè la pace interiore, la libertà da paure e dai turbamenti. Per questo Epicuro consigliava di evitare le passioni che ci rendono schiavi degli altri (come l’amore che può portare sofferenza) e di preferire invece i legami basati su amicizia e solidarietà.

Stoà

Lo Stoicismo nacque con Zenone di Cizio ad Atene, dove teneva le sue lezioni sotto un portico, ovvero la Stoà, da cui il nome della scuola. Per gli Stoici, il mondo è un organismo animato dal pnèuma , uno “spirito vitale” che regola e collega ogni cosa. Tutto accade determinato dal Fato, e ogni evento fa parte di un disegno universale. L’anima si diffonde in tutto il corpo, controllandolo; di conseguenza niente può giustificare uno sbaglio, perché l’anima segue la ragione e domina il corpo e le passioni. Il fine è raggiungere la felicità, che per gli Stoici è la libertà dalle passioni. Lo Stoicismo con Cicerone si diffuse tra i Romani, e divenne la filosofia dominante della classe dirigente. Successivamente perse influenza a favore del Platonismo.

Le sette tradizionali della religione greca e le nuove sette

Accanto alla religione ufficiale greca esistevano forme di culto alternative, ovvero piccole comunità religiose chiamate sette. Le pratiche magiche si basavano sulla sympàtheia , cioè l’idea che tutto nell’universo sia collegato da una forza invisibile. Questa concezione diventava superstizione quando portava a riti con pupazzi per colpire a distanza una persona.

Il problema del Cristianesimo nell’Impero Romano

Il Cristianesimo all’inizio era una delle sette religiose dell’Impero. I cristiani riconoscevano ai loro leader religiosi (vescovi, preti) un’autorità morale superiore allo Stato e questo minava il potere imperiale. Di conseguenza, Roma perseguitava i cristiani non per la fede, ma perché sfidavano l’autorità politica. Costantino lo scelse per rafforzare il controllo politico. Quindi, il Cristianesimo diventò l’unica religione ammessa e i pagani furono perseguitati. Le scuole filosofiche furono chiuse: la filosofia e la scienza passarono sotto il controllo religioso.

Destino individuale, società, fato nella tragedia

Il teatro greco nasce dall’esigenza dell’uomo di esprimere emozioni, valori e concetti attraverso l’azione, come accadeva già con la musica, la poesia o la scultura. Il poeta Tespi ebbe l’idea di staccare un attore dal coro, creando un dialogo tra i due: è questo il momento in cui nasce la tragedia come genere letterario.

Ad Atene, la tragedia era rappresentata in occasione di grandi festival religiosi, ovvero eventi collettivi di importanza sociale. Tutti i cittadini erano tenuti a partecipare. Il pubblico viveva un’esperienza emotiva, che aveva anche scopo educativo. Gli antecedenti della tragedia si possono rintracciare nell’Iliade.

Il senso del tragico – 0: l’agente in astratto Alla base della tragedia c’è l’idea di agenzialità , cioè la capacità di un individuo di essere causa delle proprie azioni. Per agire bisogna: capire i propri scopi, conoscere la realtà, rendersi conto della distanza fra realtà e obiettivo, sapere processi per cambiare le cose. Questa capacità è condizionata da fattori esterni e dal giudizio divino.

Il senso del tragico – 1: individuo e incertezza La tragedia mette in scena crisi profonde: l’individuo cerca di affermarsi, ma si scontra con limiti che derivano dal mondo e dalla società.

Il senso del tragico – 2: il mutamento delle fortune I Greci si interrogano:

  1. Cosa causa i cambiamenti della società?
  2. Da cosa dipende il destino di una persona?
  3. Come si intrecciano cause ed effetti nelle relazioni sociali?
  4. Quanto l’individuo è responsabile delle conseguenze delle sue azioni? La tragedia affronta questi interrogativi mostrando momenti decisivi, in cui il protagonista prende coscienza del passato andando incontro alla catastrofe.

Il senso del tragico – 3: collettività vs individuo L’eroe cerca di affermare i suoi desideri, ma si scontra con le esigenze della comunità.