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vita, raccolte e pensiero di Montale
Tipologia: Dispense
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Nato a Genova nel 1896 da una famiglia benestante, piccolo-borghese dedita al commercio, si diplomò come ragioniere ma si dedicò sin da subito con passione alla letteratura. Nel 1917 si arruolò come volontario e combatte in Trentino; finita la guerra torna a Genova. Montale avrà tante donne , lei quali sono delle Muse che segnano ogni periodo della sua vita, Non si tratta però di amori fugaci come quelli di D'Annunzio. La prima donna fu Anna degli Umberti o Arletta o Annetta (è una particolarità di Montale dare dei nomi particolari alle sue donne). Al 1925 risalgono molti avvenimenti: innanzitutto la pubblicazione della sua prima raccolta Ossi Di Seppia , firma al Manifesto Degli Intellettuali Antifascisti redatto da Benedetto Croce, l’Omaggio a Svevo pubblicato sulla rivista l'esame che contribuì a far conoscere l'opera dello scrittore in Italia dando il via al caso Svevo. Si sente un inetto alla vita pratica Impieghi presso l’editore Bemporad, poi la rivista ‘Solaria’, infine direttore generale del Gabinetto letterario Vieusseux. Si interessò anche alla letteratura inglese e fu influenzato dal poeta Eliot, massimo esponente della poesia metafisica, una poesia basata essenzialmente sul correlativo oggettivo che attribuisce agli oggetti un valore di emozioni e pensieri. Successivamente si avvicinò all’americana di origine ebraica I rma Brandeis alla quale dedicò la sua seconda raccolta poetica: Le Occasioni, chiamandola Clizia. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale rimase a Firenze, dove si era trasferito già da un po’ di anni, insieme ha una nuova donna Drusilla Tanzi , detta a Mosca. A fine guerra pubblica la sua terza raccolta “La Bufera E Altro ”, il libro dei racconti “ Farfalla Di Dinard ” dove rivela il suo rapporto con le donne e Auto da fe , che ribadisce i punti cardinali del suo pensiero sulle arti e sulla società̀ contemporanea. La bufera e altro segna una battuta d'arresto nella produzione poetica di Montale, il cosiddetto silenzio poetico che finirà negli anni 60 con “ Satura ”. Nel 1967 fu nominato senatore a vita e nel 75 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura. Muore nel 1981. MONTALE , di Alberto Casadei (il Mulino)
Eugenio Montale è considerato il poeta pi ù̀ rappresentativo di tutto il Novecento italianoche ha segnato una svolta definitiva nell’evoluzione della nostra lirica contemporanea. A lui è stato spesso contrapposto Ungaretti , il quale prediligeva una poesia di ispirazione pura, vicina a quella delle poetiche simboliste e dell'avanguardie francesi e italiane. Nel caso di Montale non c’è più lo sperimentalismo e nemmeno il rapporto col simbolismo. Dal punto di vista formale vengono superati i modelli di Pascoli e D’annunzio ma esiste ancora la centralità del rapporto con la natura. In Montale, che inizia a scrivere dopo la Prima guerra mondiale, il rapporto con la natura è dissonante, a differenza di quello dannunziano che è fusionale. (Es. meriggiare pallido e assorto ha musica stridente, ripetizione di R e T che produce una musica non gradevole). Al fondo del pensiero di Montale vi è una visione pessimistica della vita che si esplicita nella celebre espressione male di vivere. Le certezze possono essere valutate solo sull’aspetto del negativo : espressione ‘mal di vivere’ esprime lo stato perenne di sofferenza esistenziale. Si potrebbe pensare che Montale abbia ricavato queste riflessioni da Leopardi o Schopenhauer, ma Montale vuole esprimere una condizione non confrontabile con quelle tipiche della lirica tradizionale italiana. La sua lirica non si chiude in sé stessa, né per eccesso di classicismo, né per desiderio di innovazione assoluta: egli media tra le due, non propone una possibile soluzione, resta in primo luogo l'espressione di sentimenti o esperienze che l'io non sa provare o compiere. Per definire la sua poetica Montale proporrà la formula del “classicismo paradossale” che tenta di conciliare i contenuti della modernità e le forme della tradizione. Neoclassicismo → tradurre in parole antiche pensieri nuovi. Questo è il tradizionalismo. Il Montale degli ossi di seppia vuole tornare alla tradizione. Non è però uguale ai poeti che si riuniscono attorno alla rivista la ronda per recuperare Leopardi e restaurare una letteratura ispirata ai classici. Montale non è un rondista, condivide questa intensione di ricollegarsi alla tradizione. Rifiuta le avanguardie, gli sperimentalismi, l’abbandono della punteggiatura e inoltre qui la sintassi è restaurata. Cerca di rendere problematico il rapporto con la tradizione. La lettura problematica del reale, necessaria dopo la scoperta di una non- corrispondenza fra l’uomo e la natura (contrario di Ungaretti) in tutte le sue manifestazioni, è la certezza del ‘mal di vivere’ , che negli Ossi d. s. assume una forma chiara e distinta. Lo scopo è
La riflessione dell’esistenza , non è di tipo filosofico, ma attraversa varie fasi, che condurranno a una mescolanza di razionalismo-irrazionalismo contemplativo. Montale si rappresenta più volte come separato dalla vita e votato all'arte. Le poesie del suo periodo di formazione sono incentrate sul rapporto con la natura come generatrice di continue domande , alle quali il singolo individuo deve porre attenzione e tentare in qualche modo di rispondere, sia pure con dubbi, incertezze, percezioni in negativo. L’impossibilità di comprendere sino in fondo il ‘bene’ della Natura genera in tutti gli umani insoddisfazione e dubbi > è la problematica fondamentale e moderna che è sottintesa in gran parte dei testi degli Ossi d. s. Il titolo Ossi Di Seppia allude sia la condizione esistenziale di Montale sia al programma poetico : come gli ossi di seppia vengono gettati sulla riva dalle onde del mare, così il poeta si sente sballottolato dalle ondate dell'esistenza fino a svanire a poco a poco; come il mare corrode liscia e levigata sue onde gli ossi di seppia, così il poeta Lima le sue liriche fino a ridurle all'essenzialità. Due sono i testi fondamentali in cui enuncia la concezione poetica e spiega le scelte stilistiche ed espressive, uno tra questi è I Limoni. Nei “limoni” Montale esprime il suo rifiuto della poesia aulica, votata al sublime e alla retorica dei “poeti laureati” (es. D’Annunzio) e la Preferenza per un linguaggio colloquiale, essenziale e aderente alla realtà.
Il testo iniziale delle occasioni, ‘Il balcone’ riprende quello iniziale “In limine” degli Ossi di Seppia. La struttura è piuttosto simile , presenta molte analogie con la prima: dopo l'apertura, ha una prima sezione piuttosto eterogenea; ne segue una seconda di testi brevi, i celebri mottetti; la terza è una serie di tre componimenti collegati tra loro e intitolati tempi di Bellosguardo (mediterraneo in Ossi di Seppia) ; infine la quarta sezione presenta perlopiù testi lunghi. Le differenze di stile e di tecnica compositiva si colgono sin dal testo del proemio. Si mette in scena un Io e un TU, strettamente legati perché opposti caratterialmente e per atteggiamenti vitali. Tuttavia, se in limine vi è una diffusa DESCRIZIONE DELLO SPAZIO NATURALISTICO E SIMBOLICO
CIRCOSTANTE , qui vi è una CONCENTRAZIONE SULL’INTERIORITÀ che riguarda in primo luogo, la posizione esistenziale del poeta incrinata dal dubbio. Nella seconda fase delle Occasioni, l’Io- poeta deve concentrarsi su momenti eccezionali, epifanie o miracoli laici dei quali, soprattutto nella quarta sezione, si farà spesso mediatrice e interprete la donna.
lo scopo finale dell’esistenza sarebbe quello di uscire dalla ‘rete’, dalla ripetitività e dall’insensatezza dell’esistenza comune, ma questo tentativo può essere fatto dal tu, non dall’io. La condizione esistenziale proposta è propria di tutti gli esseri umani, ma diversamente percepita. Il rapporto con la natura è decisivo e sarà oggetto di un'ancora più ampia indagine nel corso dell'intera raccolta. Alcuni oggetti assumono una connotazione universale: il muro è la separazione invalicabile da zone edeniche; la maglia rotta, un’immagine che indica una via di fuga; il fantasma, l’entità astratta che corrisponde a qualunque miracolo in grado di condurre a fuga-salvezza. L’edizione definitiva del 1925 porta: il testo di apertura (In limine), la sezione Movimenti, Ossi di seppia, Mediterraneo, Meriggi e ombre, e una poesia conclusiva Riviere. SI BASA INIZIALMENTE SU DUE ASPETTI: LA POESIA DEI POETI LAUREATI VOTATA AL SUBLIME E ALL’ECCEZIONALITÀ; LA POESIA FATTA DI REALTÀ UMILI, DI PAESAGGI SECCHI E SCABRI, DI ORTI E DI ALBERI DI LIMONI. Ma il tema fondamentale dell’intera raccolta è il ‘ mal di vivere’ , espressione ricavata dalla cultura francese: nei vari regni della Natura, l’io non riesce a sorgere se non la sofferenza che la vita porta con sé. Il male di vivere si coglie in ogni oggetto. Altri temi: il rapporto con la Natura , intesa come entità che presenta fenomeni assoluti: ‘Svanire’ sarebbe dunque l’ultimo destino di ogni essere, oppure il riconoscergli una ombra, che potrebbe essere donata agli altri. Idea di realtà : si rivela essere solo uno ‘schermo’ di immagini, impenetrabile dagli uomini che non si voltano; dietro di essa starebbe solamente il nulla. In Mediterraneo si alternano i temi del ritorno alla fanciullezza e la percezione di individualità come sofferenza. Dietro lo sfondo naturalistico si trovano dei riferimenti biografici, relativi al distanziamento dal padre. La funzione della donna che è presente in più testi degli Ossi appare come una funzione precisa dell’io: vengono delegate a lei azioni che l’io vorrebbe ma non si sente in grado di compiere. Arletta è retrocessa a figura dotata di una vita-non-vita: un’entità presente nella memoria ma la cui realtà biografica risulta piuttosto incerta > amica Anna degli Uberti, ritenuta defunta perché ormai lontana > rappresenta una morte che implica la distanza dal mondo terreno ma non da quello psichico della memoria profonda.
Il libro ha forma di un canzoniere in quanto dedicato a una sola donna, l’unica ispiratrice e destinataria. questa donna a lungo misteriosa è Irma Brandeis, detta Clizia ; ella era una giovane italianista ebraica che viveva a new York e con cui Montale intraprende un rapporto forte e contrastato, il cosiddetto “ amore da lontano”. Il perno fondamentale della raccolta è l’IO, ma trova un vero senso e compiutezza nel TU, l’io riesce a trovare le tracce di una vita autentica. Le occasioni sono sì un canzoniere ma costituiscono anche uno SCAVO NELL’INTERIORITÀ : i motetti devono dunque essere interpretati, accettando un grado di difficoltà generato dall’intimità psicologica, prima ancora che biografica. Montale ha scelto di far intendere al suo lettore una spiegazione dei testi facilitata da una loro collocazione in un contesto attraverso racconti e interviste, note o commenti, e anche documenti epistolari. Anche alcune lettere rivelano “L’OCCASIONE SPINTA” > i riferimenti extra testuali rappresentano quasi l’impalcatura che consentono di sostenere i frammenti propriamente poetici. L’occasione-spinta si manifesta non in maniera diretta/sentimentale, ma solo per vie indirette, costellate di OGGETTI-SENHAL , atti emblematici, micro-allegorie, non decodificabili dal lettore se non attraverso dichiarazioni d'autore. L'amore con la donna dovrebbe essere il tramite per raggiungere una pienezza di vita, ma qui esso non emerge, si instaura un rapporto di “chiusa passione”, uno sforzo continuo in cui vi è la convinzione che sia la donna a tenere il filo della vita. La donna diventa così angelo, un’entità sovrannaturale, salvifica e allo stesso tempo, salvata (ha bisogno dell’io). La conclusione della serie di mottetti è l'accettazione di un destino solitario: la Seconda guerra mondiale è iniziata e Irma è in America; dunque, non può visitare Montale se non come “visiting angel”, e il poeta deve solo accettare il suo destino solitario. Il testo inoltre assume più chiaramente un valore metaforico allegorico e si chiude con un’incompiuta profezia che lascia
“ Le Occasioni” a cura di Tiziana de Rogatis. La prima edizione delle occasioni viene pubblicata dalla casa editrice Einaudi nell'ottobre 1939, un mese prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. L'occasione è l'istante, l'eccezione all'evento magico, un momento di vita piena, molto spesso un ricordo che riemerge all'improvviso. Le donne , centrali in questa raccolta, si presentano come personaggi in fuga, figure femminili che assediano il poeta con il loro ricordo e con le loro magiche apparizioni per poi svanire. La donna è l’occasione incarnata, può salvare il poeta rendendolo degno di comprendere o intuire una verità altrimenti inconoscibile. Colei che è investita delle maggiori responsabilità etico-civili è la donna-angelo: a Clizia è affidato il compito di salvare i valori più alti della civiltà e della cultura minacciati dal nazifascismo. Al soggetto non resta che assumere il ruolo del servo assorto nell’attesa o nella venerazione di lei. Con le occasioni Montale crea una poesia-oggetto , affollata di cose, situazioni, personaggi, dati e dettagli specifici; contemporaneamente fonda un “grande stile", vale a dire un registro espressivo tendente all'alto.
basata sulla descrizione dello spazio circostante. Come nella lirica Le fleurs du mal anche qui domina una figura femminile evocata dalla prospettiva della memoria: evocare la donna significa ritrovare quel varco verso una dimensione autentica che il testo identifica nella finestra o nel suo balcone : due luoghi da cui la figura femminile era solita sporgersi. Montale è andato alla ricerca di una poesia che potesse essere, in qualche modo, introduttiva ai temi dell'intera raccolta. Questa è in effetti una costante di tutta la poesia di Montale: la figura femminile viene vista come portatrice di una verità che sfugge al poeta e quindi può rappresentare una luce, un'ancora di salvezza in una vita dominata da continue incertezze e difficoltà solo lei è capace di comprendere la vita che da barlumi (vita che appare e scompare a tratti) almeno nella memoria può sporgersi verso essa sia pure da una finestra. Il balcone definisce così il nucleo tematico della seconda raccolta montaliana: il canzoniere d’amore. Una delle donne che ricorrono spesso nelle poesie di Irma Brandeis , americana di origini ebraiche, traduttrice e insegnante a New York. Il montale non usa il suo vero nome nella sua poesia, chiama Irma “Clizia”, nome di una divinità innamorata di Apollo. È una sorta di divinità solare, ma nelle occasioni è più grande anche del sole, una donna angelicale. ad un certo punto della bufera verrà chiamata anche cristofora (portatrice di cristo, anche se non è cristiano). Clizia non viene mai nominata, ma quando troviamo delle parole che si riferiscono alla luce si sta parlando di clizia. Ma questo componimento è stato scritto prima della conoscenza con Clizia. Molto probabilmente si sta parlando di Arletta o Anna degli Uberti. Motivo della ragazza morta troppo presto= insieme di possibilità mai realizza. All'inizio si pensava che ci fosse solo LA donna, non molte donne diverse. non c’è ancora la mosca, e nemmeno la volpe. quindi ci sono Arletta, Maria rosa solari (mezza genovese, mezza americana). La lontananza non può essere colmata perché la donna è sempre assente. Quello che si capisce subito è che dal punto di vista percettivo è diversa dalla poesia ungarettiana : i versi sono più lunghi, le frasi sono sintatticamente costruite, c’è punteggiatura, corrispondenza fra ordine metrico e sintattico. La forma metrica risulta estremamente lavorata da un complesso gioco di rime. L’alternanza dei tempi verbali da un passato al presente descrive una certa distanza emotiva, prima felicità ora ansia. La DONNA vedeva la vita con una visione ottimista (“la vita che dà barlumi che sola tu scorgi”) e il poeta, che cerca intorno a sé qualcosa che gli faccia venire in mente un suo RICORDO, non trova
poeta è privato della vita (dai barlumi) visibili solo alla donna. la finestra a cui si riferisce è in realtà il balcone. dobbiamo immaginare il poeta e la donna in una stanza che guardano fuori, ora è rimasto solo il poeta perché la donna è assente. “illumina” rima al mezzo con “barlumi”. "barlumi": questo termine indica quei momenti magici della vita in cui l'esistenza appare dotata di senso e di significato e non soltanto un insensato susseguirsi di giorni sempre uguali, dominati dalla noia e dalla fatica.
A cosa servono le figure retoriche e metriche : a mettere in evidenza i luoghi di senso. I luoghi dove dobbiamo manifestare più attenzione. Chi è la donna di cui si è innamorato? Arletta, o Clizia. Il poeta sta dicendo che avrebbe voluto dimenticare la donna, ma non ci riesce. Vitalità donna→ kairos. Dovrebbe essere Arletta, non è lei, non è solo lei, per un motivo facile: segnale sicuro di Clizia: IL FUOCO. IL FUOCO, SOLE, LUCE → APOLLO. Questa donna è anche Clizia. Proprio nell’anno in cui M. la conosce. Arletta→ figura molto interessata. Conosciuta e poi mai rivista da M.→genio dell’esistenza, fa intendere che è morta (La casa del doganiere, Arletta è tu). In verità Arletta, cioè Anna, non è morta. A Montale gli serviva solo una “Silvia” di Leopardi. Ma c’entra anche Clizia. Quindi, figura composita. TU COMPOSITO.
La lirica consta di due parti distinte, scritte a molti anni di distanza l'una dall'altra: la prima parte risale infatti al 1926, mentre la seconda è del 1939. Dora è un personaggio realmente esistito ma che Montale non ha mai conosciuto di persona. il mediatore di questa figura fu Bazlen , intellettuale triestino e grande amico di Montale che nel 1928 gli inviò la foto delle gambe di Dora con la proposta di comporre una poesia su di lei. La sua figura appartiene a un ciclo di ritratti femministi inclusi nella prima sezione e ispirati a donne mitteleuropee di origine ebraiche realmente vissute. Alla sua fisionomia si affianca quella di Gerti e di Liuba , che insieme a Irma Brandeis sono tutte accomunate da un'identità mitteleuropea ed ebraica, simbolo di una vera e propria condizione umana, scandita e senza certezza. La Gerti è Gerti Fránkel Tolazzi , amica di Dora, una signora che M ontale conosceva bene e che nel 1928 gli ispirò la poesia Carnevale di Gerti, compresa anch'essa nelle Occasioni. L'affascinante ebrea austriaca, è ritratta in due differenti momenti sullo sfondo di due diversi ambienti: circondata dal mare la prima parte è il ricordo di una passeggiata fatta insieme a Dora nel porto di Ravenna: di quella passeggiata il poeta ritiene soprattutto due cose: il gesto che Dora aveva fatto indicando la sua patria lontana, al di là del mare, e l'impressione di luminosità, di brillantezza che gli ave v ano trasmesso le sue parole. La paragona agli uccelli migratori in lotta per la sopravvivenza. Mobilità del mare contro staticità del paesaggio. Dora sogna con nostalgia la patria lontana (la corinzia, dell'Austria meridionale); Tra la prima parte la seconda parte vi è una dislocazione geografica che va da Ravenna alla Corinzia, nel quadro sereno e idillico della sua regione, dove la donna, non più giovane, custodisce i propri ricordi. Nel secondo momento il t ema ebraico è fondamentale: Dora e un'ebrea austriaca minacciata dalla fede feroce del nazismo è vittima della persecuzione razziale; simbolo di una vera e propria condizione umana, sradicata e senza certezze. Nella seconda parte in questa oasi remota, dall'apparenza idillica, nella pace della sua terra, la donna ha sepolto per sempre sé stessa. Il nazismo prepara la tragedia della guerra e delle persecuzioni razziali. C'è alla fine la rassegnata pacatezza di Dora, consapevole dell'assoluta impossibilità di ogni cambiamento, come l'ultimo verso sancisce con delicata fermezza "ma è tardi, sempre più tardi". Correlativo oggettivo più famoso di Montale : amuleto che salva, oggetto che trattiene una emozione.
“Segno” rima con “pegno” anche dal punto di vista del significato. “segno” > latino signum, qualcosa che ci rinvia ad un significato, ma è anche il miracolo, il segno di Dio, l’occasione. cerca il segno ma non lo trova. Il pegno che nella letteratura cortese viene dato dalla donna all’amante, come segnale della propria disponibilità, cioè del fatto che l’amante è nelle grazie della signora→diventa una sorta di segno. Questo segno, non si sa cosa sia, non viene indicato→lui appunto NON LO TROVA. Gianfranco Contini, amico suo, interpreta questa poesia come potrebbe intitolarsi come “ricerca del segno perduto”. Il segno è perduto, irrecuperabile, lei è già partita e non è riuscita a lasciargli il segno. “ Un ronzìo lungo viene dall’aperto, strazia come un’unghia ai vetri” →il rumore che viene dall’esterno, esattamente come l’unghia che gratta un vetro. Strazia→rima difficile perché fatta di suoni che molto diffusamente non si incontrano in italiano – rima con grazia. Questa rima mette in evidenza un contrasto – rumore e grazia in contrasto. Grazia: senso religioso della donna, dono di Dio, ciò che ci consente la salvezza. “strazia” coppia antonima con “grazia”. “e l'inferno è certo” non è un verso a parte, è solo un artificio grafico. Senza Clizia. La salvezza è perduta.
stata scritta intorno al 1939 e si trova pubblicata già nella seconda edizione della raccolta "Le Occasioni". La scena simile, un’altra partenza, probabilmente sempre di Clizia, anche se la critica ha identificato l’amata in Maria Rosa Solari, moglie di un peruviano, ma non per nave, per treno. Si svolge in una stazione ferroviaria, dove il poeta si trova per salutare la donna amata. Scena di addio, "Addii" "fischi nel buio" "tosse" "sportelli sbattuti": sono tutti correlativi oggettivi del male di vivere. Nella prima strofa si affollano immagini e sensazioni, mentre nella seconda , in cui l'io si rivolge a qualcuno già distante. Qualcosa è successo nel frattempo: la partenza del treno su cui viaggia la donna. Tra le due strofe vi è una cesura sottolineata dai puntini di sospensione, un'ellissi strofica che sottolinea la frattura Esistente tra i due tempi, un evento taciuto ovvero l'addio. il treno, il viaggio, lo scenario ferroviario sono temi tipici dell'immaginario moderno e Montale riesce evocarli. Il treno indica la minaccia della modernità, inconciliabile con l'amore e qui rappresentata dalla alienazione degli uomini massificati. Gli uomini in tale poesia sono come degli automi. Sono creature ridotte ad un'esistenza puramente meccanica e ripetitiva: è come se non avessero più un'anima. La domanda cerca di stabilire con la propria donna, a distanza, un rapporto di sintonia: se anche la donna sente tale rumore e conferisce ad esso il medesimo significato, allora tra lei e il poeta può stabilirsi una connessione profonda, rafforzata dal sentirsi accomunati in un mondo di automi. La conclusione del mottetto, pur nella sua negatività, resta come sospesa lasciando aperto, con l'interrogatorio finale uno spiraglio di speranza.
OSCURITA ’, è una delle poesie più originali. In questa lirica, in particolare, il poeta esprime il timore di non poter più rivedere Clizia , né fisicamente né nei suoi pensieri, la paura di perderla sia come amante che come musa. Proprio mentre la speranza sta per abbandonarlo, ha un eccentrico incontro con degli sciacalli visti come segnale e rivelazione salvifica di lei. PRIMA COSA CHE NOTIAMO: sciacalli al guinzaglio. Animali selvaggi, non possono essere portati a spasso. Sono 2 animali bizzarri. Lui dice in un articolo del 1950 che aveva visto due sciacalli al guinzaglio, mentre era a Modena con Irma. Mosca invece dice che era con lei. Comunque, cita questi due animali perché gli fanno pensare a Irma, che amava gli animali bizzarri. Questo è il senhal (segnal) che indica che è rivolto a lei, il tu del componimento. Montale ha un tono più intimo perché all’interno di questa si trova un ricordo. Altro senhal di Clizia è la luce , barbaglio = barlume. La luce di clizia non è mai una luce continua, è intermittente, che si manifesta all’improvviso e che colpisce. La figura femminile è assente, appare ogni tanto nei ricordi ma poi scompare.
Non sono versi tradizionali. Si tratta di tre strofe molto brevi in cui si alternano endecasillabo e settenario, a volte anche quinari. In questo caso ci troviamo davanti ad un esempio di endecasillabo sdrucciolo (accento sulla decima). La vita senza l'amata è descritta come uno 'schermo di immagini': Montale si trova per strada e gli oggetti di vita urbana gli appaiono come in uno schermo, come se il poeta assiste da spettatore inerme venendo sopraffatto dagli eventi e dal fluire monotono della sua esistenza, ma questo spettacolo non gli sembra vero. Questo schermo è il luogo dove si mette in scena l’inganno. Di fronte a questo 'schermo di immagini' che è la vita, l'autore si domanda cosa ne sarà di lui senza l'amata. “ogni senso di te”: schermo di immagini. La realtà mi impedisce ogni senso di te. Cosa significa? Che tu stai morendo? In questo senso c’è un tuo barbaglio e quindi io posso guardare a te come un tramite di bellezza? Questo barbaglio viene dal passato ma è però distorto e labile, stenta a riconoscerlo. Montale si chiede se, ripensando al passato potrà scorgere un 'barbaglio', un barlume della sua presenza, un ricordo, seppur reso debole che possa comunque rendere possibile all'autore l'ispirazione poetica. Quest' ultima terzina , scritta di fretta sul retro di un biglietto dell'autobus, ora conservato a Pavia, si pone come esplicativa delle due strofe precedenti, raccontando nella sua semplicità la reale storia che ha ispirato la scrittura di tutta la lirica.
due cose negative: la figura femminile che abbandonava e il servo che trascinava. rima barbaglio/guinzaglio
queste parole vengono messe in evidenza, entrambi i termini sono legati al senhal di Clizia. le rime creano un ritmo musicale.
pubblicata nel 1940 è dedicata a Irma Brandeis. Qui, troviamo un ribaltamento dei personaggi: stavolta è il poeta che accudisce la donna e non viceversa. La donna Angelo dopo aver compiuto il suo viaggio raggiunge il poeta, i ghiaccioli non sono altro che tutto quello che è la donna ha attraversato metaforicamente nel cielo, attraverso le nebulose, materiale celeste e freddissimo, per questo sulla sua fronte si sono formati dei ghiaccioli. Ghiaccioli che sostituisce l’aureola. Probabilmente, anzi quasi sicuramente, si tratta del volo trans oceanico che Clizia compie dall’America per sottrarsi al male della storia, la Seconda guerra mondiale, essendo ebrea. Tradizione anglosassone “ visiting Angel ”→che viene a trovarmi e che mi da salute. Ma questa donna angelicata è molto particolare : a differenza della Beatrice di Dante, è immersa pienamente in una dimensione terrena , subisce le conseguenze delle sofferenze umane, è ferita, angosciata. Salvezza che viene della donna→ incerta come la sua salute. Una che non ha salute, difficile che porti salute. La prima parte non ha una costruzione sintattica vera e propria, è elencativa; il poeta mostra cure quasi materne verso la donna; la accoglie, le libera la fronte dal ghiaccio, con un gesto affettuoso della mano, osserva con dolcezza le ali rovinate dal vento, veglia sul suo sonno agitato. A contrastare lo splendore della donna, intorno, il sole di mezzogiorno è freddo e dal riquadro della finestra si protende l'ombra nera di un nespolo. Il paesaggio è ostile, estraneo all'evento salvifico. “ sole freddoloso ”→ossimoro. Stagione invernale. Il sole è comunque un’immagine di luce, quindi legato a Clizia. La donna si fa portatrice di un messaggio di salvezza ma molti uomini ("ombre che scantonano nel vicolo “= gli uomini ombre sono coloro che partecipano alla guerra, nel componimento si trovano nei vicoli, opposto dello spazio siderale attraversato dall’angelo) ne ignorano la presenza e proseguono nel loro cammino tragico e inconsapevole, ignari della possibilità del miracolo ( "non sanno ancora che sei qui"). La fine del componimento è una specie di chiusura perfetta. termina con la parola “qui” che cambia il tema del componimento dall’assenza all'epifania, la manifestazione della salvezza: la donna angelo è finalmente qui. Questi
La poesia, composta nel 1930, introduce la quarta e ultima parte della raccolta Le occasioni. Ecco la poesia, complessa dal punto di vista metrico. Ci sono dei versi molto più lunghi (22 versi). “TU” rivolto alla figura femminile non Clizia, ma Annetta/Arletta, una fanciulla da lui conosciuta a Monterosso, una delle Cinque Terre liguri, in estate e poi scomparsa dalla sua vita. Montale la fa passare per morta, ma lei non è morta. Questa ragazza non era per niente morta: muore nel 59. Perché allora la fa morire? La fa morire perché questa figura si confonda con un topos, figura ricorrente della figura italiana: la fanciulla morta (A SILVIA). SILVIA è MORTA, adesso la si può solo ricordare. Più o meno qui, la stessa cosa. Ricorda questa fanciulla, ma comunque lo stesso ricordo
utilizza il PRESENTE. La lirica affronta il tema della labilità del ricordo , incapace di offrire all'uomo un conforto al male di vivere, un varco verso la salvezza. Le prime parole della poesia ci mettono subito davanti all'amara constatazione della negatività̀ della memoria , Tu non ricordi = senso di perdita affettiva. Egli tenta invano di salvare i ricordi comuni, ma assiste impotente allo svanire delle immagini del passato, destinate a precipitare nell'oscurità dell'oblio. Il dissolversi della memoria è vissuto dal poeta come perdita e abbandono; è la riprova amara dell'inesorabile passare del tempo, che distrugge ogni cosa. Il tema dell’assenza , perchè si rivolge a una figura femminile instaurando un dialogo ma questa figura femminile è assente. Siamo in Liguria, paesaggio ligure, paesaggio marino. Il paesaggio notturno, minaccioso (tempeste ecc.) indica la violenza del tempo→il passato sfocato, la memoria deve ricostruirlo ma non ci riesce. Casa una delle parole chiave della lirica, costituisce un significativo ritorno poetico. Rappresenta il luogo dell'autenticità, dell'unica salvezza possibile, pur fragile e solitaria. Al di fuori c'è la vita falsa e violenta dell’incalzante consumismo, della tirannia fascista. A proposito di questa casa dei doganieri, questo luogo non esiste più, è stato abbattuto quando M aveva 6 anni. Una casa ricordata, che vive nei suoi ricordi. sciame dei tuoi pensieri : indica la mente di Anna quando entra in questa casa. Quindi lei e il poeta vi erano stati durante l’adolescenza? Invano il poeta cerca di afferrare un capo, di trattenere nella mente un frammento dell'episodio vissuto. È un tentativo inutile: all'altra estremità ormai la donna non c'è più; il capo del filo si attorciglia nel vuoto del nulla. Il filo della memoria forma un gomitolo scomposto; sia il poeta sia la donna si stanno dimenticando l’uno dell’altra. La consolazione del ricordo, attesa e intensamente desiderata, si è rivelata illusoria. La luce, appena intravista all'orizzonte, rapidamente si dilegua; nessun varco si apre davanti a lui. Il presente – dominato dalla violenza fascista - appare confuso; il futuro incerto. Purtroppo, anche per il poeta il tempo della vita passa inarrestabilmente e la dimenticanza sbiadisce e cancella gli episodi passati, la casa dell'incontro, l'amore vissuto. Gli incontri, le occasioni, la vita, la morte, sono del tutto imprevedibili, come le casuali combinazioni dei dadi: a nessuno è dato scegliere la propria sorte; tutti sono allo stesso modo in balia di un assurdo destino. Il destino separa l'uomo dalla donna: lei muore, mentre lui continua una inutile vita, forse meno vitale della morte stessa. “chi va e chi resta ”→verso oscuro. Chi va, cioè chi muore= è colui che ha trovato il varco, un senso alla propria vita. Qualcuno invece è rimasto al buio, è vivo. Correlativi oggettivi : luce della petroliera , è simbolica, è la promessa che oltre lo schermo di immagini c'è una realtà e bisogna trovare il varco per accedervi. bussola = disorientamento significa che non riesce più a orientare l’ago verso il Nord. Qui noi pensiamo che la bussola serve a indicare un orientamento nell’esistenza. Il senso del presente noi non lo possediamo più: siamo disorientati. Metafora del gomitolo: memoria = gomitolo che deve essere sciolto per ricordare→qui avviene il contrario: il filo è steso e si stringe sempre di più→la memoria svanisce.