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Famiglia tesina, Prove d'esame di Italiano

Tesina per esami di maturità sulla famiglia

Tipologia: Prove d'esame

2015/2016

Caricato il 14/04/2016

giordano_ciotoli
giordano_ciotoli 🇮🇹

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POLITICA SOCIALE MODULO 2
TESINA SULLA FAMIGLIA (Manfrin Nicole 535320, Zannato Valentina, Tamburello Carla)
INTRODUZIONE
La parola italiana famiglia deriva dal latino “familia”, letteralmente insieme dei famuli, ossia di coloro i quali
hanno un rapporto di dipendenza dal capofamiglia.
La moderna famiglia occidentale deriva, in larga misura, da quella ebraica che era patriarcale, così come
patriarcale e ricca di precetti religiosi era quella di origine greco-romana; solamente con la riforma
protestante, la visione religiosa del matrimonio è stata soppiantata da una più laica e civile che caratterizza
quella moderna. Con il termine famiglia si è soliti indicare tre differenti e distinte realtà:
un gruppo di individui che vivono insieme nella medesima abitazione, le regole con le quali si forma
tale gruppo, la sua ampiezza e la sua composizione, e modalità secondo cui si trasforma, si sviluppa
e si divide; in questo caso il termine più adatto è “struttura famigliare”.
i rapporti di affetto o autorità esistenti in tale gruppo e le dinamiche con le quali i co-residenti sotto il
medesimo tetto interagiscono e le emozioni che provano l’uno per l’altro; in questo caso il termine
più adatto è ”relazioni famigliari”.
i legami e i rapporti esistenti fra distinti gruppi di co-residenti tra i quali vi siano dei rapporti di
parentela e tutto ciò che intercorre fra di loro (aiuto,frequenza degli incontri ecc..); in questo caso il
termine più adatto è “rapporto di parentela”.
Secondo l’ISTAT (1998) per famiglia s'intende un insieme di persone tra loro coabitanti qualunque sia il
vincolo di parentela, affinità, di amicizia che le lega e può essere costituita anche da una persona sola; per
nucleo famigliare s'intende un insieme di persone tra loro coabitanti che sono legate dal vincolo di coppia e/
o dal rapporto genitori-figli.
Dai dati Istat riferiti al censimento del 1981, emerge una panoramica dei vari tipi di famiglia, questo
andamento viene confermato anche dai dati riferiti agli anni successivi (vedere grafico):
1. l'aumento delle famiglie unipersonali (tipo A);
2. l'aumento delle famiglie di coppia senza figli (tipo B);
3. la diminuzione (percentuale) delle famiglie nucleari in senso proprio (cioè genitori e figli più eventuali
membri aggregati) (tipo C);
4. il crollo delle famiglie estese e allargate (tipo D);
5. la progressiva scomparsa di persone aggregate alla famiglia anagrafica (non parenti).
La contrazione numerica media della famiglia, e la diminuzione percentuale della classica famiglia nucleare
completa con bambini (che rappresenta il fenomeno più evidente di questo cambiamento), può essere
sintetizzata dai seguenti dati, riferiti alle variazioni percentuali di alcuni tipi di famiglie tra il 1977 e il 1991.
In Demografia, la Famiglia di Censimento è l'insieme delle persone abitualmente conviventi qualsivoglia
siano i vincoli che li uniscono (di matrimonio, di parentela, di affinità, di adozione, di affetto, di lavoro, ecc.).
La definizione dell’ ONU, a fini censuari, di famiglia, dovrebbe essere definita in senso stretto di nucleo
familiare, cioè le persone entro un aggregato domestico che sono tra loro legate come marito e moglie, o
genitore e figlio/i (di sangue o adozione) celibe o nubile. Perciò un nucleo famigliare comprende una coppia
sposata senza o con figli celibi/nubili di qualsiasi età, o un genitore solo senza o con figli celibi o nubili di
qualsiasi età. L’espressione «coppia sposata» dovrebbe includere ove possibile coppie che dichiarano di
vivere in unione consensuale e, dove possibile, si dovrebbero dare dati distinti sulle coppie legalmente
sposate e quelle consensuali. Una donna che vive con i propri figli celibi o nubili deve essere considerata
come facente parte dello stesso nucleo dei figli, anche se essa stessa è nubile e se vive con i propri genitori.
Lo stesso vale per un uomo in situazione analoga. Per «figli» si intendono anche i figli del coniuge/
convivente e i figli adottivi, ma non i figli in affidamento. In
sociologia il termine famiglia sta a indicare il gruppo sociale fondamentale, presente in ogni società
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POLITICA SOCIALE MODULO 2

TESINA SULLA FAMIGLIA (Manfrin Nicole 535320, Zannato Valentina, Tamburello Carla)

INTRODUZIONE

La parola italiana famiglia deriva dal latino “familia”, letteralmente insieme dei famuli, ossia di coloro i quali hanno un rapporto di dipendenza dal capofamiglia. La moderna famiglia occidentale deriva, in larga misura, da quella ebraica che era patriarcale, così come patriarcale e ricca di precetti religiosi era quella di origine greco-romana; solamente con la riforma protestante, la visione religiosa del matrimonio è stata soppiantata da una più laica e civile che caratterizza quella moderna. Con il termine famiglia si è soliti indicare tre differenti e distinte realtà:

  • un gruppo di individui che vivono insieme nella medesima abitazione, le regole con le quali si forma tale gruppo, la sua ampiezza e la sua composizione, e modalità secondo cui si trasforma, si sviluppa e si divide; in questo caso il termine più adatto è “struttura famigliare”.
  • i rapporti di affetto o autorità esistenti in tale gruppo e le dinamiche con le quali i co-residenti sotto il medesimo tetto interagiscono e le emozioni che provano l’uno per l’altro; in questo caso il termine più adatto è ”relazioni famigliari”.
  • i legami e i rapporti esistenti fra distinti gruppi di co-residenti tra i quali vi siano dei rapporti di parentela e tutto ciò che intercorre fra di loro (aiuto,frequenza degli incontri ecc..); in questo caso il termine più adatto è “rapporto di parentela”.

Secondo l’ISTAT (1998) per famiglia s'intende un insieme di persone tra loro coabitanti qualunque sia il vincolo di parentela, affinità, di amicizia che le lega e può essere costituita anche da una persona sola; per nucleo famigliare s'intende un insieme di persone tra loro coabitanti che sono legate dal vincolo di coppia e/ o dal rapporto genitori-figli. Dai dati Istat riferiti al censimento del 1981, emerge una panoramica dei vari tipi di famiglia, questo andamento viene confermato anche dai dati riferiti agli anni successivi (vedere grafico):

  1. l'aumento delle famiglie unipersonali (tipo A);
  2. l'aumento delle famiglie di coppia senza figli (tipo B);
  3. la diminuzione (percentuale) delle famiglie nucleari in senso proprio (cioè genitori e figli più eventuali membri aggregati) (tipo C);
  4. il crollo delle famiglie estese e allargate (tipo D);
  5. la progressiva scomparsa di persone aggregate alla famiglia anagrafica (non parenti).

La contrazione numerica media della famiglia, e la diminuzione percentuale della classica famiglia nucleare completa con bambini (che rappresenta il fenomeno più evidente di questo cambiamento), può essere sintetizzata dai seguenti dati, riferiti alle variazioni percentuali di alcuni tipi di famiglie tra il 1977 e il 1991.

In Demografia, la Famiglia di Censimento è l'insieme delle persone abitualmente conviventi qualsivoglia

siano i vincoli che li uniscono (di matrimonio, di parentela, di affinità, di adozione, di affetto, di lavoro, ecc.). La definizione dell’ ONU, a fini censuari, di famiglia, dovrebbe essere definita in senso stretto di nucleo familiare, cioè le persone entro un aggregato domestico che sono tra loro legate come marito e moglie, o genitore e figlio/i (di sangue o adozione) celibe o nubile. Perciò un nucleo famigliare comprende una coppia sposata senza o con figli celibi/nubili di qualsiasi età, o un genitore solo senza o con figli celibi o nubili di qualsiasi età. L’espressione «coppia sposata» dovrebbe includere ove possibile coppie che dichiarano di vivere in unione consensuale e, dove possibile, si dovrebbero dare dati distinti sulle coppie legalmente sposate e quelle consensuali. Una donna che vive con i propri figli celibi o nubili deve essere considerata come facente parte dello stesso nucleo dei figli, anche se essa stessa è nubile e se vive con i propri genitori. Lo stesso vale per un uomo in situazione analoga. Per «figli» si intendono anche i figli del coniuge/ convivente e i figli adottivi, ma non i figli in affidamento. In sociologia il termine famiglia sta a indicare il gruppo sociale fondamentale, presente in ogni società

storicamente conosciuta. Le strutture e le funzioni di essa variano nel tempo e da una società all’altra. In base alla sua struttura la famiglia può essere "nucleare" (composta cioè da marito e moglie con o senza figli), "estesa" (che comprende anche altri parenti), "multipla" (composta da due o più unità familiari), "senza struttura" (composta da individui che non hanno rapporti coniugali, quali ad esempio due amici o due fratelli). In diritto è quel rapporto tra due o più persone che trova origine nel matrimonio; secondo l’art. 29 della costituzione, la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio ed esso è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia

dell'unità familiare. Il diritto interviene, infatti, regolando la vita famigliare e le relazioni tra moglie e marito e tra genitori e figli. Nel diritto romano la famiglia comprendeva tutte le persone che erano sottomesse al capofamiglia, il vincolo di sangue non era determinante tanto che anche lo schiavo ne faceva parte, e solo con l’avvento del cristianesimo cambia l’idea di famiglia e di matrimonio che diventa l’unione basata su affetto e amore in vista della procreazione. La famiglia che, da sempre e ancora oggi, nonostante i mutamenti sociali, sembra prevalente ed è riconosciuta come tale è quella nucleare che consiste in due genitori e il loro figli legali, composizione che la rende ben distinta dalla famiglia estesa. La sua origine è spiegabile attraverso due linee di studio: la nascita della società finanziaria e mercantile dei capitali e dei beni mobili e divisibili e il processo di urbanizzazione e di migrazione lungo le direzioni campagna/città. Essa forma l’unità di base famigliare di ogni società. È tipica di quelle società in cui le persone risultano relativamente mobili (cacciatori e raccoglitori) ma anche di quelle a stampo industriale. Col passare del tempo però la famiglia “tipo” si sta spostando verso l’idea di una pacifica coppia divorziata con la custodia congiunta dei figli. Nel 1970, infatti, è stata introdotta la legge sul divorzio che, nei casi espressamente previsti dalla legge, consente di sciogliere il vincolo matrimoniale e di crearsi una nuova famiglia. Nel 1975 vi è la riforma del diritto di famiglia ispirata alla parità di diritti e doveri fra uomo e donna. Essa sancisce il dovere di esser fedeli, la parità di trattamento dei figli nati dentro e fuori il matrimonio, il dovere di occuparsi dei figli esercitando un potere di istruzione, educazione e controllo (potestà) e amministrare il patrimonio del minore. Si forma così la famiglia monoparentale in cui un’unica persona è responsabile di tutti i compiti (organizzazione domestica, educazione dei figli, intensità del lavoro) che nelle altre famiglie vengono assunti da due adulti e nell’ 80% dei casi sono a carico della donna che diventa così più vulnerabile. Dopo la legge sul divorzio si è sviluppata la consuetudine di affidare,in caso di separazione o divorzio, la prole alla mamma riducendo l legami dei figli verso il padre a un orario limitato. Inoltre, sono più i casi di donne nubili che vivono con i propri figli. Per questo nel 2006 è stata promulgata la legge sull’affido condiviso che ha l’obiettivo di garantire il principio

di bigenitorialità. Il genitore solo è per lo più una donna che cerca di sbarcare il lunario,innanzitutto nell’interesse dei figli e, soltanto dopo, nel proprio interesse. Questa donna proviene spesso da una situazione sociale profondamente perturbata,spesso con precedenti educativi molto marginali. La madre sola ha, molto spesso, i suoi bambini ad un’età molto giovane e questo le ha impedito di completare la sua istruzione e di farsi una

qualche esperienza di lavoro. La tipica madre sola è spesso disoccupata o ha un impiego a tempo parziale con scarse possibilità di successo lavorativo o di un miglioramento dell’idoneità all’impiego; questo in parte è causato dalla mancanza di adeguata politica da parte delle autorità. Il Parlamento Europeo,alla luce dei fatti,si è occupato del caso delle famiglie monoparentali con varie proposte di risoluzione. Si osserva che la struttura famigliare nell’Unione Europea sta sostanzialmente cambiando anche a causa dell’attuale cambiamento demografico e la famiglia monoparentale rappresenta,oggi,il 10% dei nuclei famigliari dell’Unione Europea (circa 1 milione di famiglie monoparentali nel Regno Unito); le politiche sociali e previdenziali devono tenere conto di questi cambiamenti dal momento che questi nuovi tipi di famiglia percepiscono redditi sostanzialmente inferiori e sono pertanto più soggette a situazioni di indigenza e di emarginazione sociale. In questi ultimi anni, le istituzioni europee si sono occupate della situazione dei genitori soli e hanno formulato suggerimenti sulle misure da adottare.

Per quanto riguarda il lavoro domestico si è sempre occupata la mamma,essendo casalinga e lei riesce a dare una mano solo qualche volta perché il lavoro che fa le porta via molto tempo e ritorna spesso a casa tardi la sera. Il padre ha la gestione dell’orto e del giardino. In famiglia i rapporti sono buoni,si parla di tutto e non si fanno acquisti e spese grosse senza comunicarlo o senza chiedere consiglio agli altri. Ogni spesa è divisa per i tre componenti. L’intervistata dice che il suo stipendio viene diviso in tre parti: pagamento delle spese famigliari,pagamento dei suoi hobbies e delle sue spese e una parte viene accantonata per il futuro. Il reddito famigliare proviene dalle pensioni dei genitori e dal suo stipendio ed è adeguato visto che lei è riuscita anche a comprarsi un appartamento per lei che è quasi pronto per esser abitabile. I rapporti in famiglia sono basati sul dialogo e sulla negoziazione. In generale si parla molto e, prima di prendere una decisione, si chiede l’opinione degli altri. I genitori,dice l’intervistata,sono,data l’età,inevitabilmente di altri tempi anche se quando lei era giovane aveva molta libertà ed erano dei genitori molto tolleranti. Lei parla molto con la madre,mentre con il padre non c’è molto dialogo poiché,anche per le minime cose,ci sono sempre dei contrasti. Lei dice che preferisce parlare con amici,più che con i genitori che,soprattutto perché sono di un’altra generazione,non la possono sempre capire. Relativamente alle reti sociali l’intervistata dice che,per molto tempo,non ha avuto molti amici,ma ora,grazie alla passione per la musica,per i concerti e per i libri,è riuscita a stringere molte amicizie. Fino a poco tempo fa,dopo grandi delusioni,l’intervistata racconta che,per scelta aveva deciso di porsi un po’ fuori dalla società,poi per una serie di circostanze,è riuscita a conoscere molte persone e ora intrattiene con loro rapporti molto solidi. Il padre ha molti amici di vecchia data con cui passa la maggioranza del tempo o al bar o al circolo sportivo dove giocano a bocce ma lei pensa che non sia l’amicizia,nel senso in cui la intendiamo noi,ma che sia un rapporto basato sul passare il tempo insieme e sulla necessità di aver qualcuno nel momento del bisogno. Ritiene che le amicizie dei suoi genitori,non siano come le sue,basate sul confidarsi,sul chiedere consigli e sul raccontare cose private per avere sostegno e aiuto. Si tratta di un rapporto più distaccato di quello che lei ha con i suoi amici. La madre, invece, passa molto tempo con la sorella,ma non ha molte amicizie,intrattiene più che altro rapporti di conoscenza con vicini di casa e compaesani. Per quanto riguarda il reddito le fonti sono le pensioni dei genitori e il suo stipendio. L’intervistata dice che ci sono troppe tasse da pagare per dei servizi o che non poi di qualità o che,a volte,non ci sono proprio. Vorrebbe anche cambiare lavoro,anche se sa che non è opportuno farlo,alla sua età e in tempi,come i nostri,in cui c’è scarsità di occupazione. Non si tratta del fatto che il suo lavoro non le piace ma del fatto che non è più motivata come una volta e che anche se ora fa il “jolly” in azienda,non le viene riconosciuto un “pagamento simbolico” in soddisfazioni e che non corrono buoni rapporti con i superiori,con cui sempre più spesso ci sarebbero contrasti. Per quanto riguarda il futuro lei vorrebbe lavorare in una biblioteca anche se sa che si tratta di un sogno. Non ha particolari bisogni o necessità: il lavoro le dà una buona posizione all’interno dell’azienda e uno stipendio alto. Spera che a breve riuscirà ad andare ad abitare da sola,nell’appartamento vicino ai suoi genitori e di trovare una relazione stabile anche se non ha nessuna intenzione di sposarsi e forse nemmeno di convivere in quanto è sempre più difficile trovare,alla sua età,la forza e il coraggio per dividere la casa con un’altra persone e lasciare buona parte dei propri spazi e abitudini in favore di un amore che non si sa se dura.

Intervista numero 3

L’intervistata ha 49 anni ed è il genitore. Fa parte di una famiglia composta da tre persone (coniugi e una figlia). Il marito ha 50 anni e lavora come operaio presso un comune limitrofo a quello di residenza. Lei è insegnante di scuola primaria. La figlia ha 20 anni e frequenta il secondo anno di università presso la facoltà di Scienze Sociologiche a Padova. Racconta che si sono sposati nel 1982, dopo 4 anni di fidanzamento, e solo dopo 17 anni, grazie anche e soprattutto all’aiuto finanziario dei suoi genitori, sono riusciti ad acquistare un appartamento di loro proprietà, pagando anche un mutuo. Per quanto riguarda l’organizzazione della famiglia è lei ad occuparsi della gestione della casa (lavori domestici, spesa, pagamento delle bollette,cura della casa ecc…) ed è stata lei ad occuparsi anche della figlia (crescita,studi,rapporti con professori e reti sociali). La figlia la aiuta nelle piccole cose di casa o nell’organizzazione del lavoro scolastico,soprattutto quando è in vacanza o nel periodo in cui non ha esami o non ha corsi da frequentare. Il marito, invece, si occupa esclusivamente della parte esterna della casa (giardino,piccoli interventi alla casa..) e fa ore straordinarie nel posto di lavoro,ma non dà contributi nei lavori domestici. I genitori del marito sono morti,mentre l’intervistata ha solo la mamma in vita,di cui si occupa giornalmente,anche se essendo autosufficiente è in grado di gestirsi da sola e vive con un figlio,sua moglie e i suoi figli. Nell’ambito dei rapporti famigliari l’intervistata afferma che con la figlia ha dei buoni rapporti,una grande stima per lei. Dice che parlano di tutto e si confidano vicendevolmente e accettano l’una i consigli

dell’altra,visto che la fiducia è molto alta. Con il marito i rapporto sono molto distaccati da un po’ di tempo. Fra di loro,infatti,non ci sono più interessi in comune e poche cose da condividere e anche se ritiene sia una persona onesta e gran lavoratore,non c’è più l’amore di una volta. Vi è solo stima e fiducia. Anche la figlia,racconta l’intervistata,non ha mai avuto grossi rapporti con il padre e adesso non c’è dialogo poiché sono troppo diversi e troppo uguali e i rapporti sono molto freddi e limitati a quanto è necessario. Nei rapporti amicali,l’intervistata dice di non avere molti rapporti con la comunità in cui vive (parrocchia, compaesani,coscritti ecc..) che con il tempo sono sfumati ma intrattiene rapporti di amicizia con colleghe di lavoro e genitori di alunni. Il marito ha relazioni di amicizia poiché frequenta spesso un campo sportivo e gioca a tennis e con colleghi di lavoro anche se i rapporti sono relativi esclusivamente all’orario lavorativo. La figlia ha poche amicizie perché ritiene che in amicizia bisogna esser selettivi : “pochi ma buoni”. Col tempo ha cambiato molte compagnie e ha subito molte delusioni e ora fa più fatica a stringere rapporti di amicizia. Ora un paio di volte al mese si ritrova in Emilia Romagna per concerti,con amici e amiche,conosciuti grazie alla passione musicale in comune,che vivono sparsi per tutta Italia. Ha molte conoscenze all’università ma pochi amici veramente fidati. Per quanto riguarda il reddito,l’intervistata dice che è medio-basso e non permette grandi cose (ferie, vacanze, viaggi, macchina nuova,particolari spese per vizi ecc..). Ci sono notevoli spese per l’università della figlia,per il mutuo,per le varie bollette e tasse e per acquistare accessori per la casa che,acquistati 15- anni fa,ora iniziano a rompersi. La fonte comunque è quella sua e di suo marito,la figlia,studiando,preferisce non lavorare,per laurearsi entro i tempi stabiliti. L’intervistata rivela che le piacerebbe in futuro prendersi una macchina nuova che,essendo datata 1991,inizia a dare segni di stanchezza, e trovare dei tempi e degli spazi per lei. Per quanto riguarda i progetti,racconta che le piacerebbe che la figlia si realizzasse nel mondo lavorativo e che riuscisse a trovare un impiego che le possa dare soddisfazione,un buon reddito e anche la possibilità di far carriera. Vorrebbe diventare nonna anche se sa che le principali aspirazioni della figlia non sono farsi una famiglia e avere figli. Le piacerebbe che sua figlia riuscisse anche a trasferirsi in Emilia Romagna,visto che è il suo sogno, e che riuscisse a farsi una vita là.

Intervista numero 4

L’intervistata è uno dei due coniugi. Ha 41 anni e vive in una famiglia composta da lei,il marito e una figlia. La figlia ha 15 anni e mezzo mentre il marito ha 43 anni. La figlia frequenta la 1° liceo della comunicazione a indirizzo sportivo presso una scuola privata e nel tempo libero corsi di danza e pianoforte. Lei fa l’insegnante di scuola primaria ma esercita anche attività propedeutiche musicali per la scuola materna e dirige corsi per insegnanti sempre in ambito musicale, mentre il marito è responsabile di una ditta e segue l’ufficio e il magazzino. L’intervistata racconta che si è sposata dopo 4 anni e mezzo di fidanzamento e che, ora,stanno insieme da 19 anni. Lei e suo marito sono andati a vivere in una casa singola nuova,nel suo paese. Per quanto riguarda i lavori domestici è lei ad occuparsene anche se,da un po’ di tempo,si fa aiutare una volta alla settimana da una donna delle pulizie. Nel resto del tempo anche il marito la aiuta nelle incombenze quotidiane e spesso è lui a cucinare,sia perché gli piace e sia perché lei è spesso al lavoro, anche durante la pausa pranzo nelle mense scolastiche e talvolta,infatti,suo marito e la figlia vanno a pranzare dai suoi genitori. Insieme al marito segue la figlia sia in ambito scolastico e sia in ambito del tempo libero. Entrambi vanno agli incontri con i professori,si occupano dei bisogni relativi alla sua formazione e la accompagnano,anche con l’aiuto dei nonni,alle attività che svolge nel pomeriggio. Il marito fa spesso ore straordinarie al lavoro e quindi torna a casa tardi la sera. Relativamente al reddito medio famigliare,l’intervistata dice che permette di vivere bene,fare buone ferie e avere qualche “capriccio” anche se non si possono fare tanti “salti mortali”. Le spese sono comunque tante: le bollette,le spese varie,la scuola privata della figlia,i pagamenti per i corsi di danza e pianoforte… In famiglia c’è molto dialogo e di conseguenza ci sono anche piccoli conflitti: si preferisce discutere e litigare piuttosto che tacere perché insieme si può sempre trovare una soluzione. In ambito di rapporti sociali l’intervistata intrattiene rapporti di amicizia con colleghe di lavoro e con chi partecipa al coro di cui fa parte,mentre il marito con colleghi di lavoro. Capita comunque poco che si vada fuori a cena o nel tempi libero con amici,che spesso sono tali solo in ambito lavorativo. La figlia invece ha una compagnia formata da compagni di classe. Con la comunità l’intervistata e il marito hanno pochi rapporti e si tratta soprattutto di semplici conoscenze di vecchia data o di compaesani che si incontrano durante le feste di paese o in parrocchia. Per quanto riguarda i problemi,forse, si lavora troppo e quindi resta poco tempo da dedicare ai propri spazi e al proprio tempo libero. Abbiamo poco tempo per noi stessi e ne derivano stanchezza,stress e nervosismo che poi sfociano in tensioni all’interno della famiglia. L’intervistata dice che si sente la necessità di gustarsi la vita che, troppo spesso, scorre senza che noi ce ne accorgiamo. A volta c’è poco tempo anche per parlare e per passare del tempo con i figli che hanno sempre più bisogno dei genitori nella fase della crescita.

opposte .Infatti ognuna sa poco della vita sociale dell’altra. Tra i genitori invece vige un rapporto basato sul dialogo e sulla comunicazione. Alberto e Teresa si occupano della gestione delle risorse economiche che derivano dai guadagni del negozio,dei quali sono soddisfatti, mentre Luisa i soldi che prende li utilizza per le proprie spese quotidiane e mensili .Grazie al lavoro in negozio ,Luisa e i suoi genitori,quotidianamente entrano a contatto con moltissime persone,ma è anche a causa di esso che non riescono a dedicarsi ad altre attività perché sorbisce loro gran parte della giornata .Teresa e Alberto possiedono per lo più amicizie di vecchia data,mentre le figlie si avvalgono di una rete amicale estesa,soprattutto Alessandra .Luisa dopo le vacanze estive, vorrebbe cominciare un corso di aerobica, mentre ai suoi genitori desidererebbero ristrutturare il negozio anche se consapevoli che questo porterà a fare delle rinunce.

INTERVISTE: FAMIGLIA MONOPARENTALE

INTERVISTE ALLE FAMIGLIE MONOPARENTALI

Intervista numero 1

Cristian è un ragazzo di 30 anni e vive con la mamma Mirella di 62 anni. Ha accettato di essere intervistato e mi ha invitato a casa sua il 30 Maggio. La sua famiglia si compone di due persone,lui e la madre, che dopo la morte del padre nel 1997, si è costituita trovando un nuovo equilibrio. Cristian è uno studente di medicina all’università di Padova mentre la madre percepisce la pensione del marito. Mirella ha altri tre figli già sposati,le gemelle Paola e Valeria e Daniele. Precedentemente a quanto detto,tutti i figli ed entrambi i genitori vivevano assieme con i nonni paterni nello stesso paese ma in una casa diversa da quella attuale. Poi si sono trasferiti tutti nella presente dimora e qui, dopo varie vicissitudini come l’uscita dei primi tre figli di casa e la morte dei nonni e del padre, si è formata la famiglia in questione. Tornando alla situazione odierna, la vita famigliare è organizzata in questo modo :Mirella si occupa delle faccende domestiche e accudisce i suoi sei nipoti,mentre Cristian è impegnato nei suoi studi, fa l’allenatore di atletica ad una squadra di ragazzi e di disabili e fa volontariato alla croce verde di Vicenza. Le relazioni tra i due sono particolarmente tranquille e senza scontri o conflitti. Non c’è un grande dialogo ma sono molto legati, proteggendosi e sostenendosi a vicenda. Quotidianamente le figlie e i generi pranzano dalla madre. È una famiglia con una salda rete di relazione e aiuto parentale. Mirella poi segue varie attività della parrocchia: partecipa al coro, fa parte del gruppo addetto alle pulizie della Chiesa, segue le attività ACR….Mentre Cristian ha la sua cerchia di amici con cui suona musica rock e ha la morosa da circa un paio di anni. La fonte del reddito famigliare deriva dalle pensione di reversibilità del padre e qualche soldo dagli allenamenti di Cristian: ”Non sono abbastanza ma in qualche modo devono bastare,la rate universitarie sono alte…ma si riesce comunque a trovare qualcosa per lo svago”. I soldi vengono gestiti dalla madre. Per quanto riguarda le prospettive future, Cristian è in attesa di finire gli studi per poi iscriversi alla specialistica in chirurgia. Mentre per quanto riguarda le necessità, un maggiore reddito sarebbe auspicabile.

Intervista numero 2

Andrea è un ragazzo di 22 anni che vive a Vicenza con la madre Lorella di 44 anni, e il fratello, Christian di 17 anni. Mi ha concesso questa intervista e ci siamo incontrati il 31 Maggio. Andrea racconta: ”Vivo con mia mamma e mio fratello dal ’97,data in cui i miei genitori hanno deciso di separarsi per i litigi continui che rendevano impossibile una vita famigliare serena”. Lorella attualmente lavora come commessa mentre i figli sono entrambi studenti. Il più piccolo frequenta il liceo, mentre il più grande ingegneria a Padova. Prima della separazione abitavano in affitto, successivamente hanno acquistato casa, poco prima della separazione. Possedevano un’attività commerciale propria e in seguito alla vendita hanno comperato la casa suddetta. I due figli sono stati affidati alla madre, mentre con il padre si trovano una volta ogni due settimane. Per quanto riguarda la situazione attuale, Lorella ha da cinque anni un nuovo compagno che però vive a Torino e quindi si vedono sporadicamente. I compiti famigliari vengono divisi tra i componenti, anche se la madre si assume un carico più cospicuo di lavoro domestico. Le relazioni tra i membri non sono molto affiatate. Andrea ci dice: “Con mia mamma è impossibile parlare, quindi il dialogo è quasi nullo. Ognuno ha i propri impegni ed io non sono quasi mai a casa”. Col fratello, invece, c’è maggiore complicità e si sostengono a vicenda. Le reti famigliari coinvolgono i nonni anche se non c’è un rapporto quotidiano, nel caso del bisogno ci si aiuta. Mentre per quanto riguarda le reti amicali, ognuno ha la propria cerchia di amici. Il reddito deriva dallo stipendio di Lorella, oltre all’assegno famigliare versato dal padre. I soldi vengono gestiti dalla madre,

anche se non sono molto adeguati alle esigenze della famiglia. Le prospettive future per Andrea sono quelle di laurearsi e vivere qualche anno all’estero per fare nuove esperienze e raggiungere una propria autonomia.

Intervista numero 3

Micaela ci ha permesso di fare questa intervista, raccontandoci la sua esperienza famigliare. Lei ha 31 anni e vive con il fratello Marco, 30 anni, e la madre Laura, 57 anni. Micaela lavora come impiegata in un centro orafo, Marco fa l’operaio e la madre la casalinga. Nel 1999 si è costituita la famiglia in questione , con la morte del padre. Micaela è diplomata in ragioneria, mentre il fratello ha il diploma di scuola media inferiore. Il padre lavorava all’AIM. Ora entrambi i figli vivono con Laura. Micaela ha il moroso da qualche anno, Marco, invece, è single. Quest’ultimo ha superato da poco la lunga riabilitazione causata da un grave incidente stradale che l’ha costretto a letto per molti mesi. In casa la madre si occupa dei lavori domestici con la collaborazione dei figli, soprattutto durante il periodo successivo alla perdita del padre. Infatt,i nei momenti difficili, Micaela sosteneva la madre e si occupava lei dell’organizzazione in famiglia, affrontando i problemi e spesso assumendo il ruolo di capo famiglia. Questo dovuto anche dal forte carattere che ha Micaela e dalla determinazione nell’affrontare i momenti di crisi. Laura nel 2005 ha trovato un nuovo compagno che però non vive con loro. La relazione tra madre e figlia è sempre stata di amicizia e sostegno. Marco,invece, è molto chiuso in famiglia, soprattutto dopo la morte del padre, dato che era la persona con cui si confidava maggiormente. Micaela ha sempre fatto da mediatrice tra il fratello e la madre. Le relazioni parentali esterne invece sono saltuarie e prevalentemente emergenziali. Il reddito famigliare proviene sostanzialmente dal lavoro dei figli e dalla pensione del padre. Economicamente sono abbastanza tranquilli anche se non mancano i momenti di difficoltà. La gestione del reddito non è affidata ad una persona in particolare, tutti collaborano e gestiscono la loro parte. In futuro Micaela ha in progetto do andare a vivere con il moroso Luca. Loro stanno già cercando casa. Quindi gli obbiettivi sono quelli di trovare una propria autonomia e crearsi una famiglia. Marco, invece, non ha ancora dei progetti da concretizzare nell’immediato. Laura, invece, grazie anche al nuovo compagno, è riuscita a trovare un proprio equilibrio e soddisfazione personale.

Intervista numero 4

Giordana ha 31 anni e vive con la madre, Tina , di 63 anni. Vivono insieme da sette mesi. Prima , infatti, Giordana ha convissuto con un ragazzo per quattro anni. Questa era la seconda convivenza per lei, perché precedentemente ne aveva avuta un’altra per cinque anni. Giordana lavora come barista, consulente legale alla cgl e come pubblicista. Lei è originaria di Roma e successivamente ha vissuto a Ferrara, un anno a Parigi, e sette mesi fa si è trasferita a Vicenza. Tina l’ha raggiunta poi per problemi economici. Giordana ha avuto una storia famigliare e una vita molto movimentata. È andata a vivere con il primo compagno già a venti anni. La madre conviveva con un compagno che dieci anni fa è morto. Il vero padre di Giordana non l’ha mai riconosciuta e quindi lei ha sempre vissuto con la madre. In casa, attualmente, la madre si occupa delle faccende domestiche, mentre Giordana lavora. Infatti, lei non è mai a casa, un po’ perché sempre occupata nel lavoro, ma anche perché lei e la madre non vanno assolutamente d’accordo e sono costrette a convivere per una situazione finanziaria difficile. I rapporti tra le due, infatti, sono molto tesi. Il clima in casa è di continuo conflitto con tentativi di negoziazione che falliscono sistematicamente. Non c’è dialogo né complicità. Ognuna ha le proprie relazioni all’esterno. Non ci sono parenti stretti che possano aiutarle in questa situazione precaria. L’unica fonte del reddito proviene dal lavoro di Giordana, visto che la madre non percepisce alcuna pensione, ed effettua qualche lavoretto saltuariamente. Quando chiedo a Giordana riguardo i suoi progetti futuri, mi dice : “ Vivo giorno per giorno senza pensare al futuro visto la situazione attuale in cui vivo. Sinceramente, sto affrontando un periodo molto difficile e questa convivenza impossibile con mia madre non mi da un minimo di pace e tranquillità “. Il loro problema principale è quello economico che non gli permette di trovare una autonomia a entrambe.

Intervista numero 5

La donna , che gentilmente si è prestata a partecipare alla mia intervista,si chiama Sara. Ha 48 anni e vive a Schio(VI) in un piccolo appartamento fuori dal centro con suo figlio Riccardo di 12 anni e la gattina di 2. Lei lavora da parecchi anni presso l’ufficio postale, distante pochi km da casa sua come impiegata,mentre il ragazzino frequenta la prima media nella città in cui abita. Sara,nel momento in cui inizia a raccontarmi della sua vita sentimentale, si dimostra un po’ tesa e leggermente imbarazzata. Mi dice di essersi sposata

volontariato era ostacolato dalla figura maschile della famiglia. Ora Giovanna,invece, è assorbita in diverse attività: dedica il suo tempo libero alla pro loco organizzando mostre e feste per la comunità ,fa la segretaria all’interno della scuola di teologia del suo paese e infine svolge turni come volontaria in ospedale. Anche Giulia un ruolo attivo all’interno della parrocchia:ogni anno fa l’animatrice ai campi scuola estivi,e questo le permette di relazionarsi con molti bambini e coetanei,oltre che arricchire il bagaglio delle proprie esperienze personali .L’equilibrio raggiunto da madre e figlia è buono e stabile. Tra i progetti in vista per Giovanna c’è la pensione,come risarcimento ai molti sacrifici fatti,mentre per Giulia la possibilità di studiare all’estero con il progetto Erasmus.

COMMENTI ALLE INTERVISTE

Osservando i vari casi presi in esame, notiamo che c’è una netta differenza fra le famiglie monoparentali e quelle nucleari; inoltre, all’interno di ognuna delle tipologie, esistono discordanze. Ci sono,infatti,delle variabili legate alla storia famigliare che influenzano l’organizzazione della famiglia e della natura dei rapporti all’interno della famiglia stessa. In linea generale, le differenze più marcate si evidenziano all‘interno della famiglia monoparentale nella situazione di divorzio/separazione o di un lutto. Infatti, in situazioni di lutto si tende a instaurare un rapporto di maggiore sostegno e collaborazione tra i membri che,affrontando insieme il dolore e cercando di superarlo,si legano maggiormente e instaurano una relazione di intimità e di complicità più intensa e duratura. Invece, in caso di divorzio o separazione, i figli si sentono profondamente turbati, confusi, sono delusi e arrabbiati perché affrontano un cambiamento di realtà e un delicato passaggio da una situazione famigliare all’altra; molto,comunque, dipende anche dal carattere, dalla personalità e dal temperamento individuale e dalle relazioni figli-genitori instaurate precedentemente. Successivamente, questo sentimento di ostilità tende a sfumare, creando un nuovo equilibrio. Tuttavia,la fine di un matrimonio è necessaria per evitare un clima di perenne litigiosità e di discordanza che è molto più dannoso per i figli. Nelle famiglie monoparentali, pur non essendoci particolari problemi di relazione tra i coniugi, i figli, spesso, non riescono a instaurare rapporti di negoziazione, sostegno, dialogo e reciproca collaborazione con i genitori. Nonostante questo, notiamo discrepanze tra le famiglie con più figli e famiglie con figli unici: nelle prime ,infatti, la presenza in famiglia di più componenti determina,inevitabilmente, una maggiore collaborazione. In entrambe le famiglie si può sottolineare che i figli hanno un maggiore conflitto con il padre: nella famiglia monoparentale questo accade perché essi vengono, nella maggioranza dei casi, affidati alla madre e quindi perdono il rapporto con la figura paterna; nella famiglia nucleare questo avviene perché, spesso, il padre rappresenta l’autorità e per questo i figli,mirando a trovare una propria indipendenza e libertà,si pongono con esso in una posizione di opposizione. Tuttavia, spesso, i figli,essendo affidati alla madre, hanno a disposizione poco tempo per relazionarsi con il padre e per questo,il poco tempo da passare viene sfruttato al meglio,dando vita a un bel rapporto. In caso di divorzio o separazione, abbiamo notato che le figlie,rispetto ai figli maschi, instaurano con la madre un rapporto quasi di amicizia,esse si relazionano, infatti, aumentando la reciprocità,la fiducia e la confidenza; i figli maschi,invece,essendo per natura più autonomi e indipendenti,tendono a esser più distaccati e più freddi. Osserviamo che crescere in una famiglia incompleta può indurre a un comportamento protettivo maggiore per il fatto che manca uno dei genitori: come dire che, a volte,chi è separato guarda con un occhio speciale il figlio. Aumentano, così, i timori di non fare abbastanza e di non essere all’altezza; per questo si cerca di colmare il vuoto accontentando i figli in tutti i modi,riempiendoli di attenzioni e spesso dando loro, più che affetto e amore,beni materiali. In questo caso il genitore a cui il figlio non è stato affidato ha la peggio: i figli si sentono “comprati” e questo aumenta il divario all’interno della relazione. Per quanto riguarda le relazioni con la comunità, le famiglie monoparentali si contraddistinguono per la vastità della cerchia sociale con cui interagiscono e vivono esperienze sociali molto più differenziate. Persone di riferimento diverse possono colmare il vuoto lasciato dal genitore assente. Infatti, nei casi specifici, abbiamo evidenziato che le persone intervistate si impegnano maggiormente in ambito di volontariato e di lavoro sociale. Inoltre, proprio perché nelle famiglie monoparentali il genitore affidatario necessita di maggiori aiuti e collaborazioni,si sviluppano maggiormente relazioni amicali e affettive. I nonni soprattutto acquisiscono una grossa importanza all’interno del gruppo famigliare. Abbiamo riscontrato che nelle famiglie nucleari sono quasi assenti le reti sociali con l’esterno; la famiglia si chiude in se stessa e i coniugi mantengono semplici conoscenze con amici di vecchia data e collaboratori di lavoro,ma non un’amicizia che si possa definire tale. Vi è una tendenza,infatti,all’isolamento e a mantenere rapporti e relazioni solamente con famigliari. La secolarizzazione e il distacco dalla comunità religiosa,inoltre,non dà più la possibilità di incontrare e conoscere persone e quindi anche le relazioni amicali sono più difficili da instaurare. La maggior parte delle conoscenze e delle relazioni per quanto riguarda le persone adulte sono collegate ai rapporti lavorativi e sono limitate a orari e tempi limitati o nascono soprattutto per una passione messa in comune con altre persone. Avere un rapporto di amicizia serve nelle famiglie monoparentali a

superare la crisi dopo una separazione o un divorzio; nelle famiglie nucleari invece si tende più a isolarsi e mantenere relazioni esclusivamente con i famigliari. Abbiamo notato che l’organizzazione famigliare è diversa nelle due tipologie di famiglia: nella famiglia monoparentale la collaborazione è maggiore perché tutti i compiti sono a carico di un genitore e quindi i figli sono costretti a dare una mano e a dividere i compiti. Nelle famiglie nucleari,a volte,la figura materna è spesso casalinga perché il reddito famigliare lo permette e quindi le incombenze quotidiane sono tutte a suo carico e l’aiuto dei figli è quindi marginale. In queste famiglie se i due genitori lavorano, spesso, si ricorre a un aiuto esterno,a una donna delle pulizie che aiuti nella faccende domestiche in quanto la famiglia se lo può permettere, visto il budget finanziario. Nelle famiglie nucleari, abbiamo notato, che sono soprattutto le donne a prendersi cura dei figli,della casa,dei genitori e della gestione di spese,nonostante esse spesso lavorino e in tal modo devono assumersi un doppio lavoro; i mariti,invece,per arrotondare il reddito famigliare,spesso,fanno ore lavorative straordinarie,ma in casa danno poco il loro contributo. Abbiamo rilevato,tuttavia,che,nel caso in cui il figlio non lavori, la madre viene aiutata di più. Per quanto riguarda l’organizzazione dei ruoli,essa è meno fissa e più intercambiabile: mancando,infatti, una figura all’interno della famiglia,i compiti sono divisi meno rigidamente e c’è più flessibilità. Nelle famiglie nucleari,invece, il lavoro domestico,di cura della casa,di educazione e crescita dei figli è diviso nei vari componenti. Per quanto riguarda l’ambito finanziario le famiglie monoparentali sono in netto svantaggio. Esse percepiscono redditi inferiori e spesso non corrispondenti alle loro necessità essenziali. Abbiamo notato che i figli di famiglie monoparentali entrano prima nel mondo del lavoro e, sovente, scelgono curricoli formativi più corti. Le ragioni devono esser ricercate in una formazione scolastica di livello inferiore che limita le prospettive professionali future e da una esigenza primordiale di percepire un reddito il più rapidamente possibile,sia per dare un sostegno familiare e sia perché la condizione economica famigliare precaria ha permesso che loro sviluppassero un senso di responsabilità maggiore. Inoltre,se le madri sole sono più vulnerabili e più soggette a indigenza perché faticano a trovare lavoro,anche a causa di pregiudizi,anche i genitori non affidatari,costretti dai giudici a dare un mantenimento anche all’ex coniuge oltre che al figlio,si trovano in condizioni di difficoltà economica. Per quanto riguarda le famiglie nucleari si rileva,invece,che i redditi famigliari sono sufficienti per il mantenimento della famiglia anche se ci sono sempre grosse spese: il mutuo,l’istruzione dei figli,le tasse ecc… Queste famiglie,tuttavia,pur non potendosi permettersi grandi cose,hanno un budget finanziario che permette loro di coprire le spese essenziali e di togliersi anche qualche sfizio. In diversi casi,comunque,anche nelle famiglie nucleari i figli lavorano o mirano a finire presto gli studi; questo non per contribuire finanziariamente al sostentamento della famiglia come nel caso delle famiglie monoparentali ma per una propria indipendenza personale.

CONCLUSIONI

Alla luce delle interviste fatte e della ricerca svolta, riteniamo che le famiglie monoparentali,pur essendo nettamente diverse da quelle nucleari,non diano un’educazione e una formazione peggiore ai figli. Alcune ricerche hanno messo in luce che la famiglia nucleare è la migliore, tra tutte le alternative, nell’assicurare ai membri delle generazioni successive il dovuto supporto emotivo e per aiutarli a trovare le loro strade. Questo potrebbe essere vero, ma intanto i risultati statistici ottenuti dal governo britannico possono supportare la tesi per cui l’evoluzione della famiglia verso forme più estese non comporta eccessivi svantaggi per i componenti e potrebbe, comunque, aiutare a mantenere intatte le unità nucleari. Il senso di responsabilità,di cooperazione e il grado di collaborazione si sviluppano meglio e sono superiori nei figli dei separati o divorziati,a volte,rispetto a quelli dei figli delle famiglie unite. I genitori soli hanno uno stile educativo democratico basato maggiormente sulla condivisione e la negoziazione in situazioni di

cui si trovano spesso le donne dopo una separazione o un divorzio e di sostegno nei casi di affido familiare e adozione in collaborazione con le associazioni impegnate nel settore per promuovere una cultura dell’accoglienza. Inoltre,a fronte dell’ indifferenza,del fatto di essere, a volte, addirittura additati (nel caso soprattutto delle ragazze madri), della paura e dello sconcerto di trovarsi da soli a gestire la crescita di un figlio, essendo fragili e provati, col rischio di sbagliare,un genitore solo ha pensato di dare vita all’Associazione Genitori Soli che lavora anche su internet grazie a un forum,una mailing list e la possibilità di appelli di richieste di aiuto (lavoro,alloggi,articoli per bambini..). C’è una sezione in cui si possono trovare l’elenco delle agevolazioni per il genitore solo in Italia, regione per regione. C’è un vasto spazio dedicato alle notizie, notizie sull’Associazione Genitori Soli, notizie sull’argomento in genere e notizie non legate a questo tema ma di interesse comune. Riteniamo che non ci sia abbastanza attenzione da parte dell’opinione pubblica e soprattutto delle istituzioni, per le famiglie monoparentali né dal punto di vista psicologico/morale, né dal punto di vista pratico e che questi provvedimenti possano premere perché le famiglie monoparentali,che sono in aumento,possano avere una politica sociale dedicata alle loro necessità e ai loro problemi. Dopo aver iniziato a divulgare la campagna di sensibilizzazione,l’Associazione Genitori soli,ha raccolto numerosi messaggi di solidarietà dalla gente e anche tantissimi messaggi di persone nella situazione di genitori soli che si sentono abbandonati: privi di un sostegno di carattere economico,psicologico,morale,sono soli di fronte alla vita. Reputiamo che la questione delle indennità per i genitori soli debba costituire un punto essenziale nei dibattiti nel merito di politiche sociali e in favore di progetti per ridurre i costi della previdenza sociale. Si dovrebbe cercare di aiutare i genitori soli ad integrarsi in un terreno di parità nella società allo scopo di ottimizzare l’utilizzazione delle risorse umane, dal punto di vista tanto della società quanto soprattutto degli stessi genitori soli e dei loro figli. Riteniamo, inoltre, che un modello di politica sociale come quello statunitense sia sbagliato; esso è volto a costringere le madri sole a lavorare,negando loro le indennità a meno che esse non abbiano un’occupazione. L’obiettivo è di incoraggiare le persone a inserirsi nel mercato del lavoro e a uscire dalla dipendenza degli aiuti sociali. L’etica che sta sotto a questa politica sociale è quella della disciplina e responsabilità attraverso il lavoro. I genitori soli non saranno più considerati vittime delle carenze delle società ma validi contribuenti nei confronti di essa e con questo acquisiranno diritti. Questa politica viene attuata,però, rifiutando di erogare aiuti alle madri sole in buone condizioni fisiche che non lavorano,senza possibilità di retrocedere e senza eccezioni. Sono state per questo quadruplicate le strutture pre e post scolastiche. Questo ha visto come conseguenza il moltiplicarsi di famiglie monoparentali senza alloggio e che devono fare affidamento su istituti di beneficenza privati. Un ampio numero di donne e di bambini vivono in condizioni di povertà. Noi pensiamo che non si tratta di rendere le madri sole colpevoli per una fine di un matrimonio: questo va contro con le basi della solidarietà e della cooperazione. Inoltre riteniamo utile che la questione delle famiglie monoparentali e dei genitori soli debba prender piede nei dibattiti nazionali e internazionali. Più del 40% della popolazione del nord dell’Unione Europea non vive più in una struttura famigliare tradizionale e quindi sarebbe utile che la legislazione riflettesse su questo. Essa dovrebbe mutare in ambito di tassazione,assicurazione,sicurezza sociale,alloggi,diritti e doveri del matrimonio,diritti pensionistici. Si dovrebbe prendere in considerazione l’idea di rivedere la politica in materia di istruzione,trasporti e servizi pubblici. Il Parlamento Europeo ha approvato risoluzioni che riguardano le famiglie monoparentali legate al miglioramento delle condizioni psicologiche,economiche delle madri sole e dei padri soli in riferimento a alloggi,servizi,assegni famigliari,accesso al lavoro. Tuttavia,nonostante siano state approvate misure per risolvere tali problemi, il Parlamento Europeo non è rimasto del tutto soddisfatto e ritiene ci sia molto altro da fare.