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Famiglie interrotte, Appunti di Psicologia Dinamica

Riassunto dei capitolo 3 4 5 6

Tipologia: Appunti

2019/2020
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Caricato il 15/11/2020

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EChella1996 🇮🇹

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FAMIGLIE INTERROTTE
Relazioni disfunzionali: tra teoria e interventi
1. La famiglia e la sua organizzazione
Osservare la famiglia con le sue dinamiche e le sue caratteristiche, non è
un’impresa facile. I cambiamenti famigliari, avvengono sotto gli occhi di chi
osserva con attenzione la famiglia e la sua evoluzione. L’evoluzione della
famiglia, passa da una struttura piramidale, regolata da aspetti di potere, ad una
via via si è fatta più paritaria, almeno nelle intenzioni. L’unione della coppia è
regolata da un contratto tra famiglie, e si fonda sempre di più sugli affetti e sulla
libera scelta, con l’obiettivo di base del legame e ferità personale oltre che l’auto-
realizzazione.
Questi cambiamenti hanno iniziato a muoversi dalla seconda metà degli
anni sessanta del secolo scorso. L’analisi sociologica associa questi aspetti di
autorizzazione nelle aree della sessualità, ed una maggiore importanza verso il
benessere e la felicità coniugale e non un solo sguardo verso i figli.
Tali trasformazioni hanno favorito un’accentuazione del nucleo della
famiglia, accompagnata da una riduzione dei matrimoni e dalla diminuzione
delle nascite. Nonostante queste trasformazioni, la famiglia è e rimane
un’organizzazione di relazioni umane primarie, che porta avanti
alcuni compiti vitali che possono essere di vario tipo, come
l’a dat tame nto e anc he lob iett ivo del la c res cita e del la
trasformazione. Scabini e Cigoli definirono la famiglia come organizzazione
di relazioni primarie atta e ondata per trattare le differenze di genere, stirpi e
generazioni, che ha come obiettivo e progetto intrinsecò la generatività.
PSICOLOGIA DINAMICA DELLA FAMIGLIA
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FAMIGLIE INTERROTTE

Relazioni disfunzionali: tra teoria e interventi

1. La famiglia e la sua organizzazione

Osservare la famiglia con le sue dinamiche e le sue caratteristiche, non è un’impresa facile. I cambiamenti famigliari, avvengono sotto gli occhi di chi osserva con attenzione la famiglia e la sua evoluzione. L’evoluzione della famiglia, passa da una struttura piramidale, regolata da aspetti di potere, ad una via via si è fatta più paritaria, almeno nelle intenzioni. L’unione della coppia è regolata da un contratto tra famiglie, e si fonda sempre di più sugli affetti e sulla libera scelta, con l’obiettivo di base del legame e ferità personale oltre che l’auto- realizzazione. Questi cambiamenti hanno iniziato a muoversi dalla seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso. L’analisi sociologica associa questi aspetti di autorizzazione nelle aree della sessualità, ed una maggiore importanza verso il benessere e la felicità coniugale e non un solo sguardo verso i figli. Tali trasformazioni hanno favorito un’accentuazione del nucleo della famiglia, accompagnata da una riduzione dei matrimoni e dalla diminuzione delle nascite. Nonostante queste trasformazioni, la famiglia è e rimane un’organizzazione di relazioni umane primarie, che porta avanti alcuni compiti vitali che possono essere di vario tipo, come l’adattamento e anche l’obiettivo della crescita e della trasformazione. Scabini e Cigoli definirono la famiglia come organizzazione di relazioni primarie atta e ondata per trattare le differenze di genere, stirpi e generazioni, che ha come obiettivo e progetto intrinsecò la generatività.

È fatta di legami, di relazioni e genera legami, per cui con la nascita di un figlio si sancisce la trasformazione della diede coniugale in famiglia. In tutto ciò c’è un aprirsi ad una nuova storia generazionale, rendendo visibili all’unione delle due persone, i rapporti che si creeranno tra genitori e figli e il legame con le stirpi d’origine. Questa struttura familiare non si viene a definire solo attraverso gli aspetti dell’interazione, bensì grazie ad un trama segrete fatta da storie di legami, eticità e affettività attraverso le generazioni. Nella frase “prendersi cura” si fa riferimento ad una polarità affettiva, ed a una etica. Tali caratteristiche del familiare convivono con gli opposti, come la sfiducia, l’ingiustizia e la disperazione che rendono il familiare una struttura drammatica tra dinamiche generative e degenerative. Associati a ciò la famiglia svolge una serie di compiti, che ne vanno a sottolineare la sua importanza nel processo di socializzazione tra automatizzazione e sostegno del bambino. La famiglia occupa quindi, un ruolo fondamentale di intermediaria tra il soggetto e il mondo esterno, sostenendole il passaggio e favorendo l’acquisizione di molteplici competenze.

1.1 Organizzatori familiari

La struttura complessa della famiglia, viene definita dagli studiosi mediante gli organizzatori familiari. Questi ultimi sono intesi come attivatori che danno coesione e coerenza alla famiglia, che ne determina la sua specifica e particolare configurazione e fisionomia. Essi vanno anche a definire e diversificare il confine vs barriera, tra il dentro e il fuori. Questi organizzatori si formano mediante l’aiuto di psichismi individuali e personali, e all’interno di essi intravediamo il riattivarsi del passato che nello stesso tempo si implicano nel sistema famiglia. Oltre a ciò i legami si intrecciano e anche l’affrontare le crisi, con un costante lavoro da parte di ogni membro, forma coesione e solidarietà interna.

Coppia narcisistica : partner percepito come simile a noi, definito da Eiguer come relazione d’oggetto narcisistico a specchio ➔ idea di potere, lotta per la definizione della relazione. Coppia anaclitica : si richiede al partner protezione, come se fosse un genitore (appoggio). Nella ricerca del partner e nella formazione della coppia il legame viene a costruirsi nell’intreccio tra più segreti inconsci che possono apparire nella trama costituita del legame. La coppia dovrà confrontarsi con le aspettative verso il proprio legame, andando incontro a illusione e conflitti e nel tentativo di assimilare le differenze ➔ processo che mette a dura prova il rapporto e il rischio di creare “pena eterna”. L’obiettivo della coppia sarà quello di creare opportunità di crescita ed affermazione: PATTO CONIUGALE = PATTO DICHIARATOPATTO SEGRETO Il se familiare = investimento di ogni membro della famiglia che compie trasformando lo spazio in un qualcosa di unico, riconoscendolo come proprio. Al Suo interno potremmo individuare nuovi sotto-organizzatori: Sentimento di appartenenza: storia familiare conosciuta, fatta di abitudini condivise o muti perché non significanti. L’incontro con l’altro viene visto come legame, dinamiche incondizionate di dono. Ideale dell’Io familiare: livello di perfezione che ogni famiglia ha scritto in se, implicazione di creare un progetto comune. Obiettivo e desiderio di perfezionamento e di crescita vs il futuro.

Tutto ciò che è vincolato all’interno delle relazioni familiari non è detto che sia esente da obblighi o severità. L’idea di perfezione immaginaria non è mai veramente acquisita, ma attira il soggetto verso un ideale di se stesso. Un’altro aspetto importante è la dinamica tra saturo e insaturo, che appare legata al come le interazione di tipo arcaico e più antiche sono interiorizzate; ciò che era interpsichico diventerà intrapsichico.

1.2 La famiglia e le sue vicissitudini

Transizioni, dei passaggi critici ➔ oggetto di studio in ambito familiare. Tali eventi portano alla luce la struttura della famiglia, con la sua storia e con le sue dinamiche ➔ qualità delle relazioni, punti di forza e debolezza. Potrebbero essere fonte di sofferenza e anche di cambiamento, che obbliga il sistema al confronto con il legame e le sue caratteristiche. Talvolta il dolore ➔ oltre il sostenibile, causando la disgregazione. Nonostante ciò, in alcune occasioni, è possibile vedere come la trama del legame ne beneficia.

1.3 Conclusioni

Famiglia = organismo complesso multidimensionale ➔ connotazione vs generazioni, mediante miti che vincolano i legami e le strutture interne alla relazione. Il quotidiano definisce il senso della relazione, va a contribuire alla trame dei significati ➔ matrice dell’identità individuale. All’interno di questa struttura possiamo leggere la sofferenza, durante il percorso della famiglia ma anche la sua possibilità di rilancio e di distacco da ciò che la limita.

In entrambi gli approcci vi è un superamento della visione duale e un passaggio alla triangolari dei legami (il terzo è sempre presente). Grazie a Fivaz il triangolo e l’osservazione dei processi di triangolazione e dell’evoluzione familiare. Si è andati oltre rispetto al concetto ➔ tendenza del bambino a “sintonizzarsi” con un caregiver prima di instaurare altre relazioni. Tramite l’utilizzo di Infant Research siamo riusciti ad esplorare, un punto di vista funzionale, gli schemi di alleanza famigliare con le proprie risorse e i propri aspetti di vulnerabilità. Triangolo normativo: alleanza familiare , dove la famiglia sembra funzionare una squadra in cui i genitori e un bambino di aiutano reciprocamente. Il figlio non può pensarsi in relazione al genitore, senza che entri anche l’altro e la relazione intercorre tra i due. Il bambino mette in atto un lavoro ➔ comprensione delle politiche familiari (3 mesi). Alleanza familiare: ha l’obiettivo di favorire lo sviluppo umano tramite due sub-unità principali: Strutturante: componente coparentale ➔ ha l’obiettivo di facilitare e guidare lo sviluppo del bambino cercando di organizzare un ambiente che favorisca la crescita e la comunicazione (ascolto e dialogo). Evolutiva: il bambino dovrà crescere e incrementare la propria autonomia. Questa relazione triadica porterà molto presto all’uscita della relazione diadica, favorendo l’entrata nella relazione filgio-madre-bambino. Solamente tramite la cooperazione, le due componenti potranno acquisire un alleanza che è in grado d realizzare tali funzioni. I punti di forza e di debolezza andranno a creare diverse tipologie di alleanza: Alleanza coparentale: prospettiva normativa rispetto alla struttura familiare, sottolinea l’importanza di una forte alleanza coniugale e parentale;

Alleanza cooperativa: interazione più fluida, regolare e gli scambi saranno di conforto e di sostegno oltre che di rinforzo alla famiglia; Alleanza problematica (collusiva o disturbata): la possibilità di lavorare insieme per un obiettivo da raggiungere insieme risulta difficile. Alleanza disturbata: percezione di confusione e perplessità, portando all’esclusione fra i partner parallelamente alla loro tensione nel cooperare (figli ad altro rischio). Nelle alleanze familiare di tipo problematico la famiglia appare fondamentalmente divisa e la componente strutturante “genitori” e quella evolutiva “bambino” mancano di collaborazione. Una struttura familiare funzionante implica una forte alleanza coniugale e parentale, mentre in una situazione di tipo disfunzionale il confine tra sistema coniugale e genitoriale e quello dei figlio appare labile e con coalizione tra livelli generazionali diversi. Il triangolo ha una connotazione fisiologica ma soprattutto come organismo strutturante la mente degli oggetti coinvolti.

2.2 Dal triangolo edipico al triangolo coniugale. Il coinvolgimento dei

figli in ambito psicoanalitico.

In ambito psicoanalitico il tema del triangolo, riporta sempre alla problematica edipica. Questo lo si deve anche a Melania Klein ➔ componente fondamentale del complesso edipico è anche dato dall’esclusione della coppia genitoriale. Mentre Britton evidenzia come il “senso di esclusione” è legato al sentimento che il figlio prova quando comincia a comprendere che gli altri due poli del triangolo edipico ➔ rapporto di vicinanza che lo esclude. Il bambino davanti a ciò deve imparare a tollerare il dolore per il riconoscimento del legame intimo e sessuale che vi è tra i genitori, e dal quale lui stesso è escluso ➔ mantenendo però un rapporto d’amore con entrambi. Per il figlio è possibile essere osservatore/testimone non partecipante e pone le basi

potesse manifestarsi attivando un figlio, in una funzione protettiva, come canale di deflusso quando la tensione all’interno del sottosistema genitoriale tendeva ad aumentare. In queste situazioni di triangolazione abbiamo l’incorporazione dei figli nei giochi relazionali dei genitori ➔ alleanza transgenerazionale. Nelle separazioni coniugali , dove il conflitto può divenire deflagrante per il sistema, si nota come un coinvolgimento dei figli diventi doloroso. Nella separazione sappiamo come in realtà il compito dei figli ➔ portare in salvo le origini ➔ paura di perdere abitudini, investimenti emotivi, luogo psichico. I coniugi/genitori, nella separazione, possono perdersi nel libo del conflitto (percorso faticoso) ➔ legame disperante ➔ i minori si trovano nel mezzo di una lotta senza fine. Il figlio può essere strumentalizzato con la richiesta di informazioni sul comportamento e sulle opinioni dell’altro coniuge.

2.4 Triangolo tra ambivalenza e ambiguità

Wekland sottolinea come “i genitori possono trasmettere a un figlio dei messaggi in conflitto tra di loro. Egli evidenzia la differenza tra un’ambivalenza ➔ accettazione della diversità dell’altro vs ambiguità che porta alla falsificazione del rapporto e che provoca confusione. Nell’ambivalenza ci si trova di fronte ad una situazione emotiva che nasce all’interno di una relazione o anche di interazione con qualcuno che è contemporaneamente antagonista e alleato. Per Haley l’ambivalenza si riferisce ad uno stato di una mente in cui l’individuo è messo di fronte a scelte pari. Ambivalenza ➔ coesistenza di sentimenti o atteggiamenti polari verso un solo oggetto, che ha le sue caratteristiche di incertezza; Di-valenza ➔ ogni parte del sentimento è diretta verso differenti oggetti che sono percepiti in senso scisso e parziale. Una famiglia funzionante, secondo Hoffman, sembra possedere capacità e strategie per tollerare aspetti di separazione e ambivalenza.

Nei sistemi funzionanti e che il confine generazionale riesce ad introdurre nei legami una distanza tra la famiglia d'origine e la nuova famiglia. Anche nel sottogruppo dei coniugi/genitori, deve esserci la capacità di tollerare che le parti possono allontanarsi ➔ il sistema in grado di attuare e tollerare una certa separazione nelle aree della relazione. Il problema nelle situazioni ambivalenti è che queste possono creare situazioni paradossali e che l'ambivalenza tende a trasformarsi in una relazione tra un polo ed un altro.

2.5 La triangolazione classica o triangolazione manipolatoria

Nel caso della triangolazione classica ➔ ciascun genitore desidera che il figlio patteggi per lui contro l’altro (coalizione instabile). In questi casi di triangolazione il figlio rimane come paralizzato, poiché cerca di dare ragione e affetto sia all’uno sia all’altro e ciò non è possibile. Hoffman ➔ triangolo inamissibile : tende ad essere connotato da un intenso conflitto di fedeltà/lealtà per il figlio al vertice del triangolo. Mentre Linaners ➔ triangolazione manipolatoria : quando due genitori inviano messaggi che richiedono la collaborazione e l’alleanza di un figlio. La richiesta di aiuto è dovuta da una disarmonia della coppia e il figlio si sentirà sottoposto a intensi conflitti che attivano la sua lealtà vs la paura di perdere relazioni importanti. Il figlio potrebbe sviluppare differenti disturbi di tipo psichico, in cui le caratteristiche portate dal sintomi parlano di un conflitto incarnato ➔ possibile sviluppo di bipolarità cognitiva, emotiva e pragmatica tra esperienza che un figlio ha tra un genitore e quella che sperimenta con l’altro. Queste situazione di triangolazione manipolatoria possono essere innumerevoli, e fanno parte delle dinamiche che potremmo incontrare. In tali situazioni di separazione queste dinamiche potrebbero determinare un’immobilità che potrebbe compromettere ogni sviluppo evolutivo.

2.5.1 Enrica e i due mondi

2.8 Triangolazioni nelle situazioni di instabilità nei sistemi troppo

vicino/lontano ➔ Byng-Hall e la Teoria dell’Attaccamento

Secondo tale teoria, si affrontano i temi del conflitto tra distanza e vicinanza all’interno delle relazioni di coppia. Questo andando a sottolineare come la vicinanza relazionale, che contrasta l’ansia da separazione, può richiedere una vicinanza che è sentita troppo intima, per essere sostegno e senso di sicurezza. Tale sistema troppo vicino/troppo lontano potrebbe causare nella relazione una perdita di equilibrio, favorendo un comportamento inseguito-inseguitore. Secondo l’ottica della Teoria dell’Attaccamento, ogni comportamento di persone insicuri/ambivalenti causa ➔ distacco e distanziamento negli insicuri ed evitanti. L’incontro di queste due tipologie di attaccamento ➔ causa situazioni di i nseguito-inseguitore che Hoffman definisce situazione di fuga che non bloccato, porta alla rottura della relazione. Questa tipologia di comportamento messo in atto dal bambino insicuro o ambivalente, può definirsi come richiedente, di attenzioni e però controllante, divenendo così un problema per i genitori. La regolazione della distanza potrebbe essere messa in atto, anche dai fratelli.

2.8.1 Luigi e la malattia

2.9 Conclusioni

Nei processi di triangolazione, che abbiamo toccato qui sopra, abbiamo osservato come questi possono assumere caratteristiche drammatiche e tragiche per la crescita di un bambino.

Riprendendo il pensiero di Haley dobbiamo ricordare come le coalizioni/ triangolazioni non appaiono mai sole, bensì in coppia e aprono una triangolazione transgenerazionale ➔ famiglia d’origine (nessi). La rottura dei confini tra generazioni, per cui il figlio viene triangolato in una relazione con uno dei due, andrà a coincider con una rottura del livello adiacente ➔ la consapevolezza di ciò che si crea all’interno della famiglia può permettere di scoprire ➔aspetti che bloccano la famiglia in funzionamenti primitivi. Ciò permette ai clinici di lavorare su queste problematiche, promuovendo il riunirsi della famiglia.

3. Triangolazione e realtà

3.1 Triangoli degeneri

La conflittualità coniugale può mostrarsi con comportamenti di ostilità “esplicita” o di comportamenti “sommersi”. Entrambe queste dinamiche conflittuali espongono i minori ➔ crescere in modo disfunzionale nel rapporto genitore-figlio. Bateson et al. fecero osservare come la persona presa in un doppio vincolo. Potessero ricevere messaggi tra loro conflittuali da almeno due soggetti, in cui non era possibile metacomunicare. Nella teoria del doppio legame: Due o più persone: vittima ➔ e persona che “lega”; Esperienza che perdura; Comunicazione verbale vs analogica; Comando (comunicazione analogica) vs. Vittima che vuole abbandonare il campo; Quando gli elementi si sperimentano diventano poi automatici, e si crea un vero e proprio ➔ doppio legame. Il triangolo è alla base della teoria dei sistemi patologici, secondo la teoria di Haley ➔ vedi triangolo perverso (medre-figlio vs padre)

Boszormenyi-Nagy e Spark svilupparono il costrutto di lealtà come l’atteggiamento fiducioso e positivo verso l’oggetto di quella fedeltà. Si introdusse anche il concetto di parentificazione ➔ quando un figlio viene assegnato il ruolo di genitore all’interno della famiglia, solo se temporanea sennò si svilupperebbe patologia. In tal caso, venendo a mancare la reciprocità, il figlio si trova bloccato tra il senso di lealtà e la negazione della reciprocità. La scissione di lealtà ➔ bambino che si trova in impossibilità di scegliere (visione unita dei genitori non avverata). Questo provoca comportamenti disfunzionali all’interno del nucleo famiglia ➔ paura di abbandono: senso d’amore e odio a senso unico. Quando la competizione e il conflitto tra i genitori assumono un tenore incontrollabile ➔ figli ricorrono ad altre tattiche per ripristinare equilibrio omeostatico. (Vedi es: Giorgio Marco). Per superare il conflitto di lealtà, il figlio ha bisogno di entrambi i genitori, in quanto gli debbano trasmettere il convincimento che è permesso amare sia l’uno che l’altro genitore, potendolo manifestare apertamente.

5. Il sistema relazionale famigliare disfunzionale in caso di conflitto

nelle separazione e nei divorzi

5.1 Introduzione

Le separazioni e i divorzi, sono in forte incremento ed una relazione positiva genitore-figlio dovrebbe concorrere al benessere soggettivo dei figli. Questo dovrebbe accadere a prescindere dalla struttura familiare, e purtroppo a volte quando i genitori si separano la situazione si riversa nella relazione genitori-figlio. Glie effetti negativi sul benessere dei figli sono influenzati dal conflitto sia in maniera diretta, implicati nel litigio, sia indiretta, disfunzionalità familiare.

5.2 Gli esiti dannosi del conflitto e della Alienazione Parentale

Gli studi sugli effetti della separazione e del divorzio, presentano aree di disaccordo e controversia. Macie e Stolberg suggeriscono che il livello del conflitto genitoriale, la natura della relazione del figlio con i genitori e le capacità di quest’ultimi sono più importanti fattori ➔ capacità del b.no di adattarsi al divorzio. McCoy et al. ➔ alta correlazione tra sicurezza emotiva, miglioramento pro-sociale e conflitto “costruttivo” messo in atto dai genitori rispetto a quello “distruttivo” che evidenziava invece un peggioramento di tali radici. I problemi di fondo ➔ emergere e manifestarsi del conflitto, oppure di forme costruttive e comunicative che possono servire allo sviluppo positivo dei rapporti interpersonali. La pertecipazione attiva a dinamiche triangolari disfunzionali comprometterebbe ➔ adattamento dei figli anche in relazione ai processi di modeling. Tramite questi i figli apprenderebbero strategie disfunzionali di risoluzione dei conflitti e tenderebbero a crearli e a coinvolgerli. Gulotta segnala come nei processi di separazione quasi sempre le parti attribuiscono accuse ➔ self-serving a danno del coniuge. La relata che però il genitore infonde nel figlio, è spesso la sua realtà soggettiva, elaborata per giustificare e giustificarsi. Potrebbe capitare che uno dei genitori, esprime la rabbia con il figlio, il quale lo riporta in messaggi ostili. Un figlio coinvolto in coalizioni o triangolazioni può sperimentale intensi conflitti di lealtà, poiché contesi, e questo sarebbe la condizione a mediare l’effetto del conflitto ➔adattamento del figlio. Questo adattamento dei figli, è strettamente in relazione con l’adattamento psicologico dei genitori. Amato definì come i figli implicati nel conflitto, mostrano una maggiore propensione ai comportamenti negativi, come i problemi di condotta.