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fare radio, formati programmi e strategie per la radiofonia, Appunti di Giornalismo radiofonico e televisivo

fare radio, formati programmi e strategie per la radiofonia

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 29/03/2021

egidioantopani
egidioantopani 🇮🇹

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Capitolo 1: TRA FLUSSO E PROGRAMMI, UNA RADIO IBRIDA.
tra gli anni ‘30 e gli anni ‘50, due sistemi organizzativi: il monopolio (in Europa)
e la concorrenza (Stati Uniti).
IL MODELLO DI PROGRAMMAZIONE ALL’EUROPEA
L’impostazione Europea circa la ripartizione dei contenuti trasmessi dalla radio,
nasce dai principi ispiratori del servizio pubblico inglese (dal direttore della BBC
Reith).
Il principio ordinatore della sequenza temporale con cui sono organizzate le
emissioni, in Italia prende i, ime di palinsesto.
Il palinsesto:
I programmi non sono entità isolate, la loro successione è quasi più importante
dei singoli segmenti, ed è frutto delle strategie studiate pensando a ciò che il
pubblico vorrebbe ascoltare.
L’idea alla base di questo concetto chiave è che il palinsesto sia appunto un
oggetto fluido, pronto ad accogliere continue riscritture.
La dimensione temporale è fondamentale: il palinsesto, che teoricamente è
l’elenco della successione dei programmi ora dopo ora, diventa anche uno
specchio dei tempi sociali. I programmi si adattano nella forma e nella durata.
I programmi e i genere:
L’identità di un’emittente é costituita dai punti fermi del palinsesto: un certo
numero di programmi uguali ogni giorno, dalla durata media costante; e poi le
tipologie (che chiamiamo generi).
I programmi sono le sottounità del palinsesto, che teoricamente hanno un inizio
e una fine, ma che in pratica dissolvono le proprie marche distintive in ciò che li
precede e li segue, proprio perché è il flusso che li fa scivolare nell’orecchio
dell’ascoltatore.
Agli albori della radiofonia si trasmettevano programmi che erano una
rimediazione di testi fatti per altre piattaforme: il radiodramma (spettacolo
teatrale), lo sceneggiato (romanzo).
Ogni programma è riconducibile ad almeno un genere, o a una somma, poi ci
sono le formule “native”: la radiocronaca, il talk show e il quiz, dove la radio
trasmette adattamenti di forme della comunicazione con il racconto di un
evento mentre si svolge.
IL MODELLO DI PROGRAMMAZIONE DELLA RADIO AMERICANA
negli anni ‘50 in America è nato il rock, nello stesso periodo la radio ha iniziato
a trasmetterlo. Senza le radio il futuro del rock non sarebbe stato così
importante e senza il rock, la radio sarebbe rimasta un médium minore.
L’America strategicamente aveva sviluppato strumenti di monitoraggio del
pubblico e dei suoi gusti e commercialmente stata vivendo le prime
competizioni con il médium audiovisivo. Il consumo musicale giovanile fuori
casa, suggerì a un imprenditore del Nebraska, l’idea di programmare di seguito
i primi 40 successi in classifica in uno spazio chiamato “top 40 show”.
Il formato:
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Capitolo 1: TRA FLUSSO E PROGRAMMI, UNA RADIO IBRIDA. tra gli anni ‘30 e gli anni ‘50, due sistemi organizzativi: il monopolio (in Europa) e la concorrenza (Stati Uniti). IL MODELLO DI PROGRAMMAZIONE ALL’EUROPEA L’impostazione Europea circa la ripartizione dei contenuti trasmessi dalla radio, nasce dai principi ispiratori del servizio pubblico inglese (dal direttore della BBC Reith). Il principio ordinatore della sequenza temporale con cui sono organizzate le emissioni, in Italia prende i, ime di palinsesto. Il palinsesto: I programmi non sono entità isolate, la loro successione è quasi più importante dei singoli segmenti, ed è frutto delle strategie studiate pensando a ciò che il pubblico vorrebbe ascoltare. L’idea alla base di questo concetto chiave è che il palinsesto sia appunto un oggetto fluido, pronto ad accogliere continue riscritture. La dimensione temporale è fondamentale: il palinsesto, che teoricamente è l’elenco della successione dei programmi ora dopo ora, diventa anche uno specchio dei tempi sociali. I programmi si adattano nella forma e nella durata. I programmi e i genere: L’identità di un’emittente é costituita dai punti fermi del palinsesto: un certo numero di programmi uguali ogni giorno, dalla durata media costante; e poi le tipologie (che chiamiamo generi). I programmi sono le sottounità del palinsesto, che teoricamente hanno un inizio e una fine, ma che in pratica dissolvono le proprie marche distintive in ciò che li precede e li segue, proprio perché è il flusso che li fa scivolare nell’orecchio dell’ascoltatore. Agli albori della radiofonia si trasmettevano programmi che erano una rimediazione di testi fatti per altre piattaforme: il radiodramma (spettacolo teatrale), lo sceneggiato (romanzo). Ogni programma è riconducibile ad almeno un genere, o a una somma, poi ci sono le formule “native”: la radiocronaca, il talk show e il quiz, dove la radio trasmette adattamenti di forme della comunicazione con il racconto di un evento mentre si svolge. IL MODELLO DI PROGRAMMAZIONE DELLA RADIO AMERICANA negli anni ‘50 in America è nato il rock, nello stesso periodo la radio ha iniziato a trasmetterlo. Senza le radio il futuro del rock non sarebbe stato così importante e senza il rock, la radio sarebbe rimasta un médium minore. L’America strategicamente aveva sviluppato strumenti di monitoraggio del pubblico e dei suoi gusti e commercialmente stata vivendo le prime competizioni con il médium audiovisivo. Il consumo musicale giovanile fuori casa, suggerì a un imprenditore del Nebraska, l’idea di programmare di seguito i primi 40 successi in classifica in uno spazio chiamato “top 40 show”. Il formato:

È diventato una sorta di carta d’identità dell’emittente radiofonica: studiato e definito per arrivare a un pubblico specifico. In ambito televisivo un format è la sintesi produttiva di un’idea di programma, il formato radiofonico modella la programmazione di un’emittente nella sua totalità. Greve (è un cognome) lo definisce una “combinazione di contenuto del programma, di stile del parlato, di tempistiche di programmazione. I formati delle radio sono puri strumenti operativi di un’industria che raggiunge la sua maturità sulla spinta dell’abbondanza dell’offerta. La rotation, il clock è la playlist: Hanno origine americana, la rotation stravolge l’idea di palinsesto, introducendo nella radio il principio della ripetizione ciclica. In questo modo la radio si ritaglia il ruolo di mezzo che fidelizza attraverso la riproposizione dei contenuti ma soprattutto delle forme. Il clock è lo schema orario che caratterizza ciascun formato e ciascuna emittente. Scandisce i tempi dedicati ad ogni porzione di programma: il brano musicale, lo spot, il notiziario, la rubrica, il jingle. È una ruota che gira e se ci sono particolari esigenze (come all’interno una sezione musicale particolare) viene detto hot clock. Gli ideatori dei top 40 avevano messo a punto un altro concetto chiave della radiofonia, quello della playlist. Alla ricerca dei target: Dagli anni ‘60 in poi si sviluppano i gusti e le culture, le radio si scavano nicchie di mercato. Ogni emittente musicale si specializza su una porzione di audience nel proprio contesto di riferimento. Questa tendenza consente di piacere a target diversi: nella filosofia del broadcasting privato vuol dire costruire ke basi per attirare al massimo dei profitti pubblicitari. La ricerca del pubblico radiofonico negli Stati Uniti aveva permesso (anni ‘20) di definire le caratteristiche dell’ascolto e degli ascoltatori. “Middle-of-The-road” un rimaneggiamento della vecchia radio generalista; “beautiful music” musica soft e ricercata, audience adulta; “country” per America più bianca. La radio come mezzo non si rivolge a un unico grande publico ma ne sfrutta le differenze per dare vita a formule diverse, ciascuna destinata a un segmento particolare. Quali sono i fattori della differenziazione? Il genere musicale, l’età e popolarità del brano, presenza di programmi parlati, di info o intrattenimento. Quando due emittenti scelgono di trasmettere grandi successi gli indizi che ci fanno capire che adottano formati diversi sono nelle caratteristiche di ciò che viene trasmesso tra un disco e l’altro. Ogni elemento di raccordo tra un brano e l’altro deve dare il senso di quella che è complessivamente l’offerta dell’emittente. INFLUENZE (NON) RECIPROCHE dal nostro lato dell’oceano, la cultura produttiva del broadcasting pubblico vive appieno l’evoluzione verso il sistema misto e passa attraverso la rivoluzione delle “radio pirata”. E,intenti attive negli anni ‘60 che programmano tutto il

classici; tra le radio musicali si annoverano radio deejay, 105 e kiss kiss (molto spazio all’intrattenimento e in particolare al varietà comico); e poi due radio che si distinguono per l’offerta musicale fortemente tematizzata come Virgin e m2o. Infine le radio informative, news/talk come radio24 o solo talk come radio radicale. Per le radio pubbliche Atzori individua soltanto il formato all news per Rai radio 1. Rai radio 2 offre in prevalenza varietà di intrattenimento, storytelling e musica in un formato che Bonini individua come quello di BBC RADIO 1. L’IDENTITÀ IN RADIO. STILE, COERENZA, RICONOSCIBILITÀ la definizione dello stile dell’emittente è un momento molto delicato, ancora più delicato è il passaggio successivo: la realizzazione quotidiana del prodotto radiofonico; soltanto la coerenza garantisce l’affezione del pubblico. Caratteristiche che spiegano perché la coerenza è un elemento fondamentale per qualsiasi emittente:

  • la primaria natura monocanale: (senso dell’udito) contenuti semplici, lineari renderanno facilmente identificabili per l’ascoltatore gli elementi di cui ha bisogno per utilizzare il mezzo.
  • L’essere un mezzo secondario: fruizione contemporanea ad altre attività.
  • La volatilità: la natura effimera del messaggio della radio. Il cambiamento in radio è quasi fisiologico, necessario per anticipare le mosse di chi ascolta e spesso può essere traumatico. L’emittente deve essere capace di trasformarsi restando sempre se stessa, per apportare modifiche senza perdere ascoltatori è necessario che ogni singolo mutamento sia minimo e misurato. L’ascoltatore fedele cerca la continuità, patto comunicativo che lo lega all’emittente e ai programmi se si rompe è difficile ricostruirlo. La riconoscibilità: Una radio può farsi notare e ricordate nel tempo sfruttando elementi caratteristici posti su diversi livelli: a un primo e immediato impatto si posizionano tutte le strategie basate sulla costruzione di un’identità sonora, seguono i contenuti parlati, poi l’insieme delle attività promozionali. Tutto ciò nasce dalle esigenze della concorrenza tra emittenti e dalle modalità dell’ascolto radiofonico. Il primo aspetto è quello che riguarda il packaging sonoro, fatto perlopiù di jingle, sigle e basi. Sono prodotti per essere ricordati e canticchiati dagli ascoltatori. Le sigle hanno una funzione identificativa riferita a determinate porzioni del flusso: sottofondo musicale, ritmati o più morbidi. Questi suoni contribuiscono alla riconoscibilità dell’emittente. C’è poi un riconoscimento che passa dalle voci protagoniste della radio, l’ideale sarebbe che tutte le voci rimandassero a un’unica identità di canale. Aircherck. La verifica della qualità del prodotto:

È importante per l’emittente cogliere le osservazioni e le reazioni degli ascoltatoti alle eventuali trasformazioni messe in atto: i social si trasformano a questo scopo. CAPITOLO 2: MUSICA IN ONDA LA RADIO E L’ASCOLTO DELLA MUSICA prima di capire come si classifica la musica per la radio, è necessario un focus su come funzioni l’ascolto della musica e su come la radio ne sfrutti alcuni aspetti cruciali. Fa da sfondo a questa riflessione il concetto di popolarità che è fortemente intrecciato con quello di familiarità con certi suoni. La radio costruisce la popolarità attraverso la riproposizione dei brani che ha scelto di promuovere. Le reazioni alla musica: affetto o intelletto?: Il punto di vita dell’ascoltatore e del suo stato d’animo non devono essere sottovalutati: la ricerca sulla ricezione della musica riscontra che, nell’economia delle abitudini di consumo, ha molto peso il fatto di trovare un brano o un flusso musicale che rispecchi il proprio stato d’animo. Le reazioni più comuni sono quelle in relazione alla tonalità dei suoni ascoltati e alla loro organizzazione armonica. La descrizione delle reazioni si complica quanto più è articolata la struttura ritmica e armonica di un brano, ma alla fine lo stato d’animo prevalente risulta essere quello degli ultimi accordi che l’individuo ha ascoltato. Un altro orientamento per l’analisi delle reazioni dell’ascoltatore alla musica dà invece maggior peso alle competenze individuali. Ciascuno di noi ha un proprio bagaglio di ascolti che viene richiamato a ogni ascolto musicale e all’interno del quale si crea anche un sistema di aspettative. Quando le soddisfa, lo stato d’animo ne risente piacevolmente, se vengono disattese si crea frustrazione e tensione. C’è anche chi dice che lo “spiazzare” gioca positivamente nello spettatore. Osservazioni di MacFarland, riguardano la complessità della musica ascoltata: mentre una melodia semplice asseconda la vicinanza e la partecipazione dell’ascoltatore, sembra che l’attenzione dello stesso risulti maggiormente sollecitata dalle melodie complesse. Nella stessa direzione è anche possibile ragionare su familiarità e affidabilità della musica che si ascolta. Tecnicamente si chiamano “ganci”, perché agganciano l’ascoltatore nel corso dell’esperienza di ascolto e ritornano a ogni riproduzione successiva. In ogni caso, gli Stati d’animo dell’ascoltatore preesistono all’atto di ascolto e orientano le sue preferenze e le sue disposizioni in rapporto alla musica suonata/trasmessa. MacFarland identifica tre categorie di ascoltatori-tipo:

  • i fedeli: ascoltano con partecipazione con atteggiamenti attivi
  • I cercatori: passano da un’emittente all’altra finché non trovano la canzone giusta per il momento

I pezzi nuovi sono di solito ammortizzati, posizionati tra brani molto famosi, questa pratica è detta “hammocking” (amaca), due pilastri che sorreggono in oggetto. Il controllo sui valori BPM è un’ulteriore verifica dell’andamento ondulatorio della pulsazione della musica, nelle radio di solito la media giornaliera del BPM oscilla tra i valori 100 e 120. Rotazione dei brani e composizione delle playlist: Un’ultima classificazione è quella che assegna a ogni brano la categoria all’interno della quale viene fatto confluire, distingue i brani attuali da quelli del passato. I brani attuali possono essere suddivisi in “novità” (appena uscite); “power current” (recenti di grande successo); “hot current” (a rotazione medio-alta), a scendere verso categorie che contengono gli “up and comers” (successi altalenante); “burned current” (programmati troppo). I brani del passato (non-current) sono classificati in base all’anno o decade d’uscita, a partire dai più recenti “recurrent”, poi “second recurrent” fino a “gold”. Quest’ultimi suddivisi in “power regular”, “secondary gold” e “oldie”. Viene poi il momento di stabilire le politiche di assortimento e di rotazione dei brani classificati in un flusso di musica della durata di 24 ore. Tutte le regole della programmazione musicale indicano che il primo obiettivo é di assicurarsi un andamento graduale è mai incoerente di mood, tempo, energy e texture. I PRINCIPALI FORMATI PER LA RADIO MUSICALE

  • contemporary hit radio: l’evoluzione del top 40, trasmette il numero più ridotto di brani all’interno della sua playlist, suonando solo le canzoni in vetta alle classifiche e con un divieto assoluto per le oldies. Target di teenager, ritmo musicale rapido e incessante. Oggi è meno frenetico ma continua a seguire i successi musicali, il formato si avvale di giochi che fanno leva sulle attese del giovane pubblico con premi allettanti in sintonia con le abitudini e gli stili di vita. Le news sono secondarie e la radio italiana che più si avvicina è RDS.
  • adult contemporary: target di giovani-adulti tra i 25 e i 49 anni, molta presa sul pubblico femminile tra i 25 e i 35. La musica è al centro dell’identità di questo format ed è sempre proposta in blocchi di 10-12 minuti senza interruzioni, ogni tanto comprare una oldie. La scia spazio alle parole nel part-time e aumentano i segmenti informativi durante il drive time.
  • Country/solo musica italiana: è un formato che identifica un genere musica,è molto specifico, tra i 25 e i 54 anni di entrambi i sessi. Le caratteristiche dell’intrattenimento hanno un forte richiamo alla tradizione musicale. Radio Italia è l’emittente che ha lanciato questo formato nel 1982.
  • Soft adult: si chiamava “easy listening”, pubblico adulto over 50, oggi playlist aggiornate per attrarre un target più giovane. La musica è spesso strumentale e il parlato ha uno spazio minimo, l’obiettivo é un flusso equilibrato e coerente, il pubblico adulto ha esigenze di coerenza e di continuità che lo rendono più rigido ma anche più fedele al prodotto.
  • Rock/alternative: entrambi derivano dall’album oriented rock (AOR), chiamato anche progressive o underground. Suoni prettamente rock, target maschi,e tra i 18 e i 34 anni, per la quale la radio è un’esperienza quotidiana

totalizzante e parte integrante dello stile di vita. Virgin radio in italia adotta un formato denominato style rock, musica senza interruzioni di due i tre canzoni, contenuti in genere di approfondimenti su personaggi, concerti e novità musicali. Nella versione Alternative, il formato raccoglie l’eredità musicale delle radio Freeform nate nei collage americani e ti rivolge quasi esclusivamente alle novità.

  • Vintage: le radio Classic, Oldies e Nostalgia sono tutte basate sulla trasmissione di musica del passato. Nostalgia è il format che arretra di più con pochissimo parlato, oldies da spazio alla presenza e alla personalità dei dj, Classic ha due declinazioni: Classic rock (si concentra su canzoni che erano appannaggio delle AOR) e Classic hit (riempie lo spazio tra le emittenti oldies e le CHR. In Italia c’è radio Capital.
  • Classical: formato raramente adottati, raffinato ma non snob, pubblico adulto, attivo e di livello culturale ed economico medio-alto (nicchia strategica per gli investitori). Suono molto lineare e tradizionale, poco incline al cambiamento, in Italia non esiste emittente privata che abbia scelto questa proposta, nell’ambito locale c’è radio Classica.
  • Urban contemporary: nato dal formato Disco, pubblico metropolitano e multiculturale tra i 18 e i 34 anni. Varianti sono il Churban e l’Hurban. Nell’offerta italiana c’è radio Deejay. PROGRAMMARE LA MUSICA IN RADIO la selezione musicale è nelle mani del direttore artistico e del suo gruppo di lavoro, ogni settimana si pone il problema di quali pezzi inserite nella playlist, bisogna valutare:
  • se la canzone sia adatta al formato dell’emittente
  • Se un artista sia sufficientemente riconoscibile e se abbia dato via ad altre hit nel passato
  • Se l’etichetta che pubblica la canzone sostenga l’artista in questione
  • La performance della canzone nelle classifiche di vendita
  • I gusti del pubblico di riferimento
  • Se la canzone venga già trasmessa da altre emittenti monitorando quanti passaggi radiofonici abbia già totalizzato (AirPlay) I report finali sono un’elaborazione dei dati ponderati in base alla radio e alla fascia oraria in cui sono stati registrati. Secondo Ahlkvist e Faulkner, autori di una ricerca basata su un campione di direttore musicale americani, le scelte ricadono in 4 tipologie: 1- un “repertorio soggettivo”: proprie decisioni su criteri estetici, di gusto ed expertise musicale, il cui intento é quello di educare gli ascoltatori. 2- “repertorio analitico”: trovare criteri oggettivi e scientifici, la ricerca è fuorviata verso brani riconoscibili, si traduce in una programmazione ripetitiva. (Formati CHR e AC) 3- “repertorio populista”: osserva le abitudini degli ascoltatori e dà più peso alla capacità di interpretare i, proprio pubblico che alla ricerca di mercato. (Formati AC e country) 4- “repertorio collaborativo”: sinergia tra le decisioni della radio e le strategie promozionali delle major. (Formati jazz e country).

principali regole e tipologie di programmi parlati: il varietà, il morning show, il talk show e le forme di racconto orale tra fiction e documentario. IL PARLATO E LE SUE CARATTERISTICHE l’obiettivo fondamentale del parlato radiofonico è la comprensibilità, che a sua volta dipende dalla semplicità con cui viene formulato il discorso. La voce dello speaker: I parametri più utili per classificare le voci sono il timbro e l’intensità di emissione (acuta, grave, gutturale o debole, forte, stentorea). La comunicazione verbale di fonda su 5 pilastri fondamentali:

  • respirazione
  • Articolazione
  • Pronuncia
  • Dizione
  • Espressione Per ottenere buoni risultati sono fondamentali la concentraIone e la preparazione. La voce al microfono: La personalità di uno speaker nasce già nei suoi modi di usare la voce, che possono variare a seconda del pubblico, della fascia oraria o del tipo del programma. Il microfono registra e amplifica tutti i pregi e i difetti di chi parla, i suoni più pericolosi sono quelli esplosici delle consonanti occlusive (p, b, t, d), e quelli delle consonanti fricative (f, s, z). Una “vecchia” lezione di parlato radiofonico: La semplicità, parlare semplice vuol dire essere brevi, utilizzare termini comuni, procedere nel discorso con una logica sequenziale. Gadda mette per iscritto delle indicazioni:
  • mettere a proprio agio l’ascoltatore
  • Costruire frasi brevi e periodi semplici
  • Sistemare un concetto dietro l’altro (organizzate le idee da comunicare)
  • Sottolineare i momenti di transizione (incoraggiando la ripresa dell’attenzione nei momenti di passaggio)
  • Usare un lessico accessibile a tutti
  • Non utilizzare rime, allitterazioni, cacofonie
  • Evitare le forme tipiche dello scritto (in radio non si può “rileggere” e ci si perde) LA SCRITTURA DEL PARLATO il “trasmesso” presenta insieme elementi caratteristici dello scritto e del parlato. Come lo scritto, il parlato radiofonico è una comunicazione sostanzialmente unidirezionale. Come il parlato faccia a faccia, il parlato della radio utilizza la voce è tutti i suoi effetti. Preparare la scaletta: La pratica più diffusa è la preparazione della scaletta di ogni intervento. La scaletta è un testo scritto, ma a uso e consumo dello speaker che lo redige. È

uno strumento che deve aver cura di chiarire alcuni elementi essenziali all’articolazione del discorso:

  • i tempi
  • I contenuti
  • La forma La sua funzione è solo quella di sviluppare il clock e di fare il punto della situazione. La performance del,o speaker: A questo punto la conduzione diventa un momento performativo. Come ogni esibizione, un parlato è un momento in cui la concentrazione è necessaria, ma non sempre sufficiente. Lo speaker deve tenere a mente:
  • non deve pensare di avere davanti a se migliaia di persone in ascolto (intimorire o emozionare)
  • Non deve recitare un ruolo prestabilito nè interpretare un’emozione particolare
  • Non deve utilizzare un lessico troppo ricercato
  • Non deve per questo dire banalità e usare frasi fatte. La radio è un flusso continuo e lo speaker pertanto:
  • deve costellate il suo parlato di informazioni contestualizzanti, i cosiddetti “formatics” (che ore sono, che radio siamo)
  • Deve avere a disposizione una serie di formule personali che funzionano in ogni momento della trasmissione
  • Deve usare formule personali per sostenere un parlato lungo e ripetitivo
  • Può utilizzarle anche come elemento di raccordo tra il “qui” e “ora”
  • Deve sviluppare un repertorio di espressioni efficaci per esprimere sinteticamente dei concetti
  • Deve costruire una costellazione di rimandi intertestuali tra quello che accade e quello che l’emittente offre su tutte le sue piattaforme. Gli espedienti per entrare in sintonia con il pubblico, ogni conduttore:
  • deve rivolgersi ai singoli ascoltatori
  • Deve sforzarsi di anticipare sempre i pensieri e i bisogni di chi ascolta
  • Deve ricercare naturalezza e sicurezza L’ascolto è precario: L’attenzione verso il parlato è sempre più frammentata e ha dei limiti temporali, Gadda osserva che la sopportabilità massima di un segmento di parlato è di 15 minuti. Aberg nota che la radio è soltanto uno dei vertici del triangolo composto dall’ascoltatore e dalla situazione in cui esso si trova. Le funzioni del parlato: Due tipologie fondamentali: parlato di accompagnamento (o riempimento) e il parlato di contenuto (o significato). 1- Il primo risponde alla funzione di accompagnare l’ascoltatore con il suo valore di suoni più che per il reale messaggio comunicativo. Il suo punto di partenza è la rappresentazione della musica, nei momenti di intro e outro lo speaker cerca la massima fusione tra musica e parole. La musica diventa il codice primario di questo parlato, imponendo il proprio ritmo su quello delle parole. 2- La seconda tipologia svolge il ruolo principale per cui viene formulato: comunicare uno specifico messaggio e prevede inoltre la partecipazione di

All sports: È uno dei formati responsabili della crescita dei numeri della radio parlata, target molto più giovane (18-29) di quello del talk. Il cronista avrà il compito di ricostruire l’immagine è il movimento davanti agli occhi dell’ascoltatore, portandolo direttamente sul campo. Chi parla deve avere lo doti del giornalista e le competenze dello sportivo, lo stile del conduttore esperto insieme alla passione del tifoso, hanno spazio anche i programmi di telefonate. Ed Shane: uno degli elementi che dà più appeal a questo format è quel senso di “discorso fra uomini” che si percepisce. In Italia non c’è mai stata un’emittente nazionale dedicata allo sport. MODELLI PER PROGRAMMI DI PAROLA In itali la tradizione della radio parlata è ricchissima di programmi derivati da generi classici come lo sceneggiato, i, radiodramma, il documentario, il varietà. Varietà e morning show: Varietà comico nonsense che nasce nel 1970 con Alto Gradimento di Arbore e Boncompagni e prosegue con Viva Radio2 con Fiorello. Esiste un tipo di varietà dedicato alla fascia mattutina detta morning show. Come sostiene Bonini, tra le varie declinazioni del morning alcune sono più improntate all’info (caterpillar am su radio 2) altre al varietà (chiamate Roma triuno triuno su deejay). Riduzione del numero di brani musicali dentro il clock, lo humor in radio al mattino è particolarmente importante. Un’ulteriore specializzazione è lo zoo (lo zoo di 105 o il Ruggito del coniglio su radio 2). Talk show: Con telefonate e un conduttore carismatico, il primo fu Chiamate Roma 3131 nel 1969, seguito da Prima Pagina (radio 3) e Radio Anch’io (radio 1). Oggi tra le private l’offerta di radio 24 presenta La versione di Oscar (talk mattutino), Melog (hot talk), Tutti Convocati (talk sportivo), La Zanzara (talk politico con elementi di zoo). Tra le competenze di chi produce un talk show deve esserci la capacità di selezionare le telefonate e l’ordine con cui mandarle in diretta. McLeish sottolinea la necessità di un host di essere sincero, amichevole, apparire umani e non artificiale. Il racconto orale, tra fiction e documentario: Ci sono echi più recenti della tradizione di fiction e sceneggiati radiofonici. Pochissime radio oggi investono su questo formato, perché la fiction costa di più è necessità di una collocazione oraria saggia. Le uniche emittenti sono radio 2 e radio 24, ricorrendo allo stesso conduttore (Matteo Caccia), specializzato in storytelling. Nel 2008 fece Amnèsia, un mockumentary, sulle orme di Guerra dei Mondi di Welles del 1938, faceva credere agli ascoltatori che quello che si raccontava stava accadendo davvero. Saper raccontare storie dev’essere una prerogativa di chiunque voglia intrattener un pubblico. Il linguaggio del documentare e del giornalismo di inchiesta, in Italia, si cita Tre Soldi di radio 3 e Radio DOC su radio 24. Di queste formule narrative ibride vive oggi la radio fuori dalla radio (con i podcast).

CAPITOLO 4: LA RADIO: PRATICHE E PROFESSIONI

IL MANAGEMENT DI UNA RADIO

per fare radio ci vogliono tante persone (bravi tutti), da quelle artistiche a quelle tecniche. Lo station manager: Ha il compito di assicurare il profitto dell’emittente, confezionare il prodotto mantenendone l’integrità e l’unicità, programmazione interessante, coinvolgente e di successo. Deve avere autorità e controllare ogni processo decisionale e ogni scelta, chi sta a capo deve riuscire a trarre il meglio da ogni professionalità coinvolta, pertanto si dota di figure e strumenti come le principali direzioni: artistica (delle news, commerciale, tecnica). È essenziale che lo station manager abbia competenze in almeno 2 ambiti citati, quello artistico e quello commerciale. In Italia questo know-how si acquisisce sul campo. L’organizzazione del lavoro: Lo station manager deve definire un metodo per determinare l’organizzazione del lavoro, scegliere le professionalità e le tecnologie di cui servirsi. Il prodotto più costoso è l’informazione (diverso è una radio che punta una programmazione musicale automatizzata). Uno dei fenomeni più frequenti è il turn over dell’organico, soprattutto degli speaker e del comparte produttivo, che ha portato a un elevato ricorso a forme contrattuali atipiche. Per una radio è più facile affrontare un assiduo cambio di personale che investire nella gratificazione dei collaboratori e nella promozione delle loro carriere. Ogni radio è una piccola scuola, anche lo station manager diventa fonte di sapere indispensabile, lo staff può essere composti da un numero di persone flessibile (da 10 a 100). 3 le principali variabili in gioco nel determinare queste dimensioni:

  • la natura della programmazione della radio
  • Il tipo di produzione e messa in onda adottati
  • L’ampiezza del bacino di utenza primario. Il rapporto con il pubblico e con la proprietà: Lo station manager deve preoccuparsi di tenere sotto controllo gli ascolti e di conoscere il suo pubblico attraverso strumenti di ricerca adeguati. La radio può anticipare e proporre novità ma se corre troppo rischia che si perda qualcuno. Per quanto riguarda i, rapporto con la proprietà, col gruppo editoriale, con l’ente privato o pubblico, nel nostro paese si presenta ancora una facile sovrapposizione tra le figure manageriali e quelle legate alla proprietà delle singole emittenti. Il direttore dei programmi: A volte la figura dello station manager assolve anche i compiti della direzione dei programmi (cura del palinsesto e della programmazione). Insieme allo station manager, il direttore dei programmi stabilisce e mette in opera il formato radio, le sue strategie di programmazione e la pianificazione del

Il social media manager: L’identità del proprio marchio su ogni canale utilizzato, saper adattare una comunicazione uni a molti in una comunicazione che è contemporaneamente “uno a uno” e “molti a molti”. Le competenze necessarie a gestire questo delicato compito sono cambiate nel tempo: se prima le emittenti hanno privilegiato l’aspetto manageriale e del funzionamento tecnico dei diversi social (apertura account social) con lo scopo di controllare il pubblico, con il crescere del fenomeno si è compreso che la comunicazione dei social media è un’integrazione continua con gli ascoltatori/utenti dei profili e un’interazione tra gli stessi. Il responsabile commerciale: Ogni radio ha un direttore commerciale che gestisce direttamente l’insieme di clienti e investitori, stabilisce listini e tariffe, coordina le promozioni e realizza il materiale pubblicitario. Il responsabile delle vendite dunque sviluppa le strategia commerciale della radio, adattandole alle diverse piattaforme. Il responsabile commerciale lavora a stretto contatto con il direttore dei programmi, per fare in modo che la pubblicità risulti integrata con il prodotto radiofonico. Ci sono slot più costosi (quelli del mattino e del drive time del pomeriggio). Il responsabile tecnico: A capo della struttura che tiene in piedi l’emittente c’è un ingegnere che si occupa dell’allestimento dell’operatività e delle trasmissioni dell’emittente. Si occupa della responsabilità dell’acquisto, della manutenzione e della riparazione dell’attrezzatura, del controllo della fedeltà del segnale, dei consumi delle fonti energetiche. Da questa figura dipende il suono della radio. FIGURE DA STUDIO: PRODUZIONI DI VOCI E SUONI il sound producer: (o tecnici del suono) Manipolano il ritmo, volume e suono della musica selezionata per la programmazione e crea le sigle, jingle, le sonorità più adatte a costruire le basi del parlato: l’obiettivo è di ricercare l’identità sonoro dell’emittente, un imprinting. Il tecnico di regia: Impegnato nella gestione delle apparecchiature e dei materiali presenti nello studio, oltre che addetto ai rapporti con lo speaker di turno. Anche il regista, con il redattore/producer, è “invisibile”, ma nel suo caso è pagato proprio per questo. Solo nella citazione dei credits viene nominato e ringraziato. La programmazione e la regia automatica sono utilizzate in pochi casi (di notte o nei weekend), il controllo dei tempi, il passaggio tra un brano e l’altro o tra un parlato è una sigla viene gestito in regia. Lo speaker: La loro posizione è la più delicata, perché li rende responsabili in prima battuta del destino dell’emittente. Sono loro a dare l’immagine della stazione e a realizzare il contatto con il pubblico. In principio erano gli annunciatore della

radio pubblica, poi sono venuti i lettori, poi le radio che trasmettevano musica hanno portato alla ribalta i disc jockey: annunciatori dallo stile completamente diverso (slang giovani). CAPITOLO 5: LA RADIO: INFRASTRUTTURA E DISTRIBUZIONE tutto parte dallo studio (luogo). DALLO STUDIO ALL’APPARECCHIO: lo studio è un ambiente piccolo e necessariamente insonorizzato, con un tavolo, sedie, microfono e cuffie, orologio, uno o più monitor su cui arrivano messaggi, news, social e scaletta. Quasi sempre lo studio è presidiato da camere fisse remotate, le radio hanno ristrutturato gli studi tenendo conto della loro nuova visibilità, investendo in scenografie minimali e aumentando l’appeal visivo. Una delle pareti dello studio è una lastra di doppio vetro che affaccia su un’altra saletta, quella della regia, dove c’è una consolle audio con mixer, amplificatori, casse, cuffie, monitor telefoni (e sti grandi cazzi). C’è anche un’altra tipologia di studio, che integra al suo interno il banco della regia, il conduttore gestisce da solo la messa in onda, in modalità “autoregia”. Infine, nelle radio più grandi c’è sempre almeno uno studio di produzione. BASSA E ALTA FREQUENZA: generazione del segnale, nasce nel microfono dello studio e viene arricchito in regia. In questo complesso di operazioni, il segnale prodotto e manipolato è detto di “bassa frequenza”, perché corrisponde a suoni ancora udibili dall’orecchio umano. Il trasporto di questo segnale al più vicino punto d’accesso ai dispositivi di trasmissione è di “alta frequenza”, ovvero tutto ciò che concerne la sua diffusione. Nel caso dello streaming del segnale, il punto di accesso al webcasting è in un computer dedicato (Menduni: la rete è lo studio). Le trasmissioni analogiche in modulazione di frequenza (FM) sono più deboli e hanno un raggio di ricezione ristretto, il satellite risolve alcuni problemi della trasmissione analogica. Diverso è lo schema di modulazione adottati per le trasmissioni digitali terrestri, che trasportano suoni precedentemente convertiti in segnale binario, l’info veicolata è maggiore e di qualità migliore. Gli standard di codifica del nostro paese sono il DAB+ e il DMB. Nel primo caso, il segnale dell’emittente viene inviato a un multiplexer. BROADCASTING VIA ETERE: DALL’ANALOGICO AL DIGITALE La trasmissione analogica è ancora, nel 2017, lo standard prevalente di broadcasting in Italia. Il passaggio al digitale non ha rappresentato nell’immaginario collettivo qualcosa di potenzialmente vantaggioso rispetto all’FM. Sono considerate nazionali le emittenti che illuminano un territorio con oltre 15 mi,ioni di abitanti, mentre al di sotto si parla si radio locale. Nel testo TUSMAR si considera emittente radiofonica a carattere umanitario, nazionale o locale, quella che è caratterizzata dall’assenza dello scopo di lucro e che trasmette

famosa per aver lanciato sul mercato MBStudio un efficace software di automazione radiofonica alternativo ai più famosi Selector e Dalet, è una delle società che fornisce questi servizi nel mondo. L’emittente web è contemplata nel TUSMAR. Farsi ascoltare: Il problema principale delle web radio pure o native, territorio molto difficile da mappare, è sempre stato farsi ascoltare e farsi conoscere al di là di una cerchia ristretta di esperti, appassionati e amatori, ma la soluzione che si è delineata nel tempo passa attraverso le numerose possibilità di aggregazione dell’audio on demand (iTunes, spotify, Apple Music). Il più diffuso oggi con la sua app è TuneIn, da cui si possono raggiungere centinaia di migliaia di radio e podcast diversi, suddivisi per aree geografiche e tipologie di contenuto offerto. Una web radio deve essere più che mai specifica e fortemente tematica e farsi trovare da un pubblico selettivo. Il podcasting: Ha rappresentato un passo avanti nella trasmissione degli ascoltatori in produttori di contenuti audio da far ascoltare on demand. Il podcasting è stato presto implementato dagli editori tradizionali, non esclusivamente radiofonici (guardián, New York Times) che ne hanno fatto una forma raffinata di fidelizzazione dell’utente. I primi aggregatori di podcast americani sono Radiotopia, Panoply. Il podcasting è dunque una realtà che, partita in veste amatoriale, come versione audio dei blog, solo in tempi recenti ha riportato in auge la popolarità del racconto orale, giornalistico o di fiction. Le radio italiane si sono rese disponibili con podcast dei loro programmi di punta, invece c’è chi come la BBC trasforma la radio arrivando linee produttive parallele e non necessariamente subordinate alla programmazione broadcast. PROSPETTIVE DI CONCORRENZA E INTEGRAZIONE si sta sviluppando un nuovo comparto chiamato “digital audio”, che si riferisce a contenuti audio fruibili sia in modalità lineare che on demand: dal simulcasting alle web radio; pubblicità chiamata “programmatic audio”. Il prossimo futuro tecnologico ed economico della radio sarà pertanto deciso dall’interazione di 4 principali variabili:

  • le modalità di consumo della musica da parte dei pubblici contemporanei, in casa e in mobilità
  • Il rapporto del pubblico con le forme narrative seriali
  • Il contatto e l’integrazione affettiva tra brand radiofonici e comunità di ascoltatori
  • Capacità di monetizzare le varie espressioni dell’audio digitale. La visione del,a radio: In tv, è una delle diverse porte di accesso dei potenziali utenti all’universo narrativo di un’emittente. Sul terreno della promozione e musicale le radio si fanno vedere in tv all’interno di talent show con target giovane (amici o xfactor).

Strategie di visibilità che ad esempio hanno portato il personaggio di punta della BBC Radio1, nick grimshaw, ad essere uno dei giudici di xfactor inglese. La radiotelevisione sembra non aver comunque stravolto i normali ritmi di una radio. La più grande concorrente di RTL è radio Italia tv, con contenuti video di grandi eventi live. Radio deejay ha sfruttato diversamente la televisione, per fini promozionali. Radio vs servizi di streaming musicale: Ricerca Edison “share of ear”, 8000 diari di ascolto, Nordamerica sopra i 13 anni, si apprende che il tempo medio giornaliero di una fonte audio è di 4 ore. La fonte più utilizzata è la radio seguita da streaming e musica propria (cd, file). Per essere totalmente competitici con le radio, i servizi streaming hanno iniziato a far propria la capacità delle radio di personalizzare le playlist, ingaggiando anche dj famosi come Apple Music con Zane Lowe (famosissimo). La risposta di spotify, ha assunto Ergoutodis, direttore di Radio 1, per produrre show in cui musicisti si raccontano dietro le quinte. La guerra delle app: TuneIn aggregando diverse emittenti, evita all’utente di scaricare un app per ognuna delle radio, per cui non permette alle radio di conoscere i dati relativi agli utilizzatori e ascoltatori. Gli over The top dell’audio: Il podcasting ha assimilato questi prodotti alla popolarità delle serie tv, con il caso “Serial”, uno dei podcast più famosi e scaricari negli ultimi anni a opera della giornalista investigativa Koenig, l’approccio narrativo della serie crime e creando molta tensione drammatica. Realtà come panoly.fm, gimletmedia.com offrono ore di programmi distinti fra storytelling e fiction. Attualmente la forma più collaudata è proprio quella della vendita di spot all’interno di show, il messaggio pubblicitario nei podcast pare funzionare meglio della classica pubblicità radiofonica o televisiva