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Farsi capire, un libro di Annamaria Testa, Schemi e mappe concettuali di Filosofia del Linguaggio

Libro di Annamaria testa, utile per esami di filosofia del linguaggio

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2018/2019

Caricato il 10/09/2019

francesco.staino
francesco.staino 🇮🇹

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Annamaria Testa: FARSI CAPIRE
Che libro avete in mano
Questo libro parla di comunicazione, di persone che comunicano e di come si può comunicare meglio. Comunicare è una necessità
che può trasformarsi in passione. L’unico modo per trasmettere informazioni consiste nel dire. Chi comunica per mestiere deve essere
efficace. La scrittura è un’avventura che non finisce mai.
La cosa più semplice del mondo
Qualsiasi organismo vivente, interagendo con l’ambiente, comunica. Definiamo “comunicazione” lo scambio di informazioni tra due
o più entità che possono emettere e ricevere segnali: un processo interattivo in cui c’è un meccanismo di feedback o retroazione,
ovvero l'effetto di un atto, di un comportamento, su colui che l'ha provocato. Grazie all’acquisizione del linguaggio, gli esseri umani
hanno sviluppato una coscienza di sé come fonte di espressione. Il linguaggio strutturato e combinatorio è caratteristico di tutti gli
esseri umani. La coscienza di sé di Tarzan, abituato a frequentare scimmie, emerge trovandosi di fronte a un tu, Jane che gli fa
decidere di dire io, Tarzan. Definiamo “numerico” o “digitale” il linguaggio verbale, “analogico” quello dei gesti. Il primo è formato
da entità discrete, astratte, codificate. Il secondo è un continuum debolmente codificato, prima e dopo un’azione c’è un’altra azione.
Il linguaggio delle azioni non prevede negazioni: si può compiere un’azione e un’azione di senso contrario ma non si può compiere
una non-azione. Il linguaggio analogico si lascia solo interpretare. Tutto quello che possiamo dirci con il linguaggio verbale sta
dentro la sequenza delle azioni che danno luogo a un comportamento. La comunicazione analogica ha un ordine di complessità
superiore a quello della comunicazione digitale e la comprende. Se leggiamo il nostro comunicare in termini sistemici possiamo
individuare i vincoli da rispettare e, entro questi, gli ambiti di libertà. Il primo vincolo è fisiologico: possiamo trasmetterci solo
segnali percepibili dai nostri organi di senso. Lo condividiamo con tutti gli esseri viventi. In assenza di un senso bisogna
coinvolgerne un altro ( vedi il Braille, la LIS, alfabeto tattile dei ciechi . Il secondo vincolo è cognitivo: riguarda ciò che possiamo
capire, sapere, imparare. “Varietà” è la definizione più universale di “informazione” Perché ci sia varietà ci vuole qualcosa che varia.
Ma sia l’informazione che il rumore possono variare. La differenza sta nel fatto che la varietà/informazione può essere ricondotta dal
ricevente a un codice e la varietà/rumore no. Il terzo vincolo riguarda l’ambito del comunicare: non c’è comunicazione se non fra due
entità. Perfino parlare tra sé e sé implica la distinzione tra due sé. La costruzione di un Lettore modello fa parte delle strategie
impiegate dall’Autore, per ricostruire la dualità indispensabile del comunicare. Qualsiasi forma di comunicazione può essere
concepita e recepita efficacemente nella misura in cui ciascun soggetto la riconduce al modello della comunicazione interpersonale. Il
quarto vincolo riguarda il modo: non c’è comunicazione senza interazione. La qualità della comunicazione dipende da quella
dell’interazione, che è retroattiva (feedback) e tesa a mantenere lo stato di equilibrio di ciascun soggetto. Il processo di
comunicazione si sviluppa entro una serie di vincoli che sono tutto e che devono essere tenuti in conto per avere una comunicazione
efficace. Essere flessibili nel comunicare significa usare tutte le possibilità esistenti all’interno di vincoli dati, inventando il più adatto
fra i sistemi narrativi possibili; scegliendo un sistema narrativo l’autore esprime anche qualcosa di sé. Nel comunicare la creatività è
un fattore di successo, frutto di un atteggiamento mentale individuale che è possibile coltivare e trasmettere. Anche le organizzazioni
comunicano. Lo fanno in modo strutturato e progettuale: l’atto del comunicare è segmentato per fasi e competenze. Alla fase
dell’invenzione di un modo e di uno stile corrisponde necessariamente una funzione dedicata. Definiamo stile l’assieme dei tratti
formali che caratterizzano il modo di esprimersi di una persona e il modo di comportarsi o di operare e comunicare. Forma e
contenuto sono interdipendenti. Cinque visioni possibili del comunicatore: il mercenario( vende se stesso al miglior offerente), il
manipolatore ( vende prodotti massificati attraverso la diffusione manipolatoria di emozioni e comportamenti stereotipati) , il guru
( l’unico a capire la società in cui viviamo), il grande artista ( la comunicazione pubblicitaria è una forma d’arte contemporanea) e
l’autore a metà ( il comunicatore è un artista mancato, è un bravo sognatore che non ha sogni propri e sogna i sogni degli
altri) .Prima di parlare bisogna ascoltare. Per riuscire a farsi capire è indispensabile prima capire.
Modello tascabile della comunicazione interpersonale
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Annamaria Testa: FARSI CAPIRE

Che libro avete in mano

Questo libro parla di comunicazione, di persone che comunicano e di come si può comunicare meglio. Comunicare è una necessità che può trasformarsi in passione. L’unico modo per trasmettere informazioni consiste nel dire. Chi comunica per mestiere deve essere efficace. La scrittura è un’avventura che non finisce mai.

• La cosa più semplice del mondo

Qualsiasi organismo vivente, interagendo con l’ambiente, comunica. Definiamo “comunicazione” lo scambio di informazioni tra due o più entità che possono emettere e ricevere segnali: un processo interattivo in cui c’è un meccanismo di feedback o retroazione, ovvero l'effetto di un atto, di un comportamento, su colui che l'ha provocato. Grazie all’acquisizione del linguaggio, gli esseri umani hanno sviluppato una coscienza di sé come fonte di espressione. Il linguaggio strutturato e combinatorio è caratteristico di tutti gli esseri umani. La coscienza di sé di Tarzan, abituato a frequentare scimmie, emerge trovandosi di fronte a un tu, Jane che gli fa decidere di dire io, Tarzan. Definiamo “numerico” o “digitale” il linguaggio verbale, “analogico” quello dei gesti. Il primo è formato da entità discrete, astratte, codificate. Il secondo è un continuum debolmente codificato, prima e dopo un’azione c’è un’altra azione. Il linguaggio delle azioni non prevede negazioni: si può compiere un’azione e un’azione di senso contrario ma non si può compiere una non-azione. Il linguaggio analogico si lascia solo interpretare. Tutto quello che possiamo dirci con il linguaggio verbale sta dentro la sequenza delle azioni che danno luogo a un comportamento. La comunicazione analogica ha un ordine di complessità superiore a quello della comunicazione digitale e la comprende. Se leggiamo il nostro comunicare in termini sistemici possiamo individuare i vincoli da rispettare e, entro questi, gli ambiti di libertà. Il primo vincolo è fisiologico: possiamo trasmetterci solo segnali percepibili dai nostri organi di senso. Lo condividiamo con tutti gli esseri viventi. In assenza di un senso bisogna coinvolgerne un altro ( vedi il Braille, la LIS, alfabeto tattile dei ciechi. Il secondo vincolo è cognitivo: riguarda ciò che possiamo capire, sapere, imparare. “Varietà” è la definizione più universale di “informazione” Perché ci sia varietà ci vuole qualcosa che varia. Ma sia l’informazione che il rumore possono variare. La differenza sta nel fatto che la varietà/informazione può essere ricondotta dal ricevente a un codice e la varietà/rumore no. Il terzo vincolo riguarda l’ambito del comunicare: non c’è comunicazione se non fra due entità. Perfino parlare tra sé e sé implica la distinzione tra due sé. La costruzione di un Lettore modello fa parte delle strategie impiegate dall’Autore, per ricostruire la dualità indispensabile del comunicare. Qualsiasi forma di comunicazione può essere concepita e recepita efficacemente nella misura in cui ciascun soggetto la riconduce al modello della comunicazione interpersonale. Il quarto vincolo riguarda il modo: non c’è comunicazione senza interazione. La qualità della comunicazione dipende da quella dell’interazione, che è retroattiva (feedback) e tesa a mantenere lo stato di equilibrio di ciascun soggetto. Il processo di comunicazione si sviluppa entro una serie di vincoli che sono tutto e che devono essere tenuti in conto per avere una comunicazione efficace. Essere flessibili nel comunicare significa usare tutte le possibilità esistenti all’interno di vincoli dati, inventando il più adatto fra i sistemi narrativi possibili; scegliendo un sistema narrativo l’autore esprime anche qualcosa di sé. Nel comunicare la creatività è un fattore di successo, frutto di un atteggiamento mentale individuale che è possibile coltivare e trasmettere. Anche le organizzazioni comunicano. Lo fanno in modo strutturato e progettuale: l’atto del comunicare è segmentato per fasi e competenze. Alla fase dell’invenzione di un modo e di uno stile corrisponde necessariamente una funzione dedicata. Definiamo stile l’assieme dei tratti formali che caratterizzano il modo di esprimersi di una persona e il modo di comportarsi o di operare e comunicare. Forma e contenuto sono interdipendenti. Cinque visioni possibili del comunicatore: il mercenario( vende se stesso al miglior offerente), il manipolatore ( vende prodotti massificati attraverso la diffusione manipolatoria di emozioni e comportamenti stereotipati) , il guru ( l’unico a capire la società in cui viviamo), il grande artista ( la comunicazione pubblicitaria è una forma d’arte contemporanea) e l’autore a metà ( il comunicatore è un artista mancato, è un bravo sognatore che non ha sogni propri e sogna i sogni degli altri) .Prima di parlare bisogna ascoltare. Per riuscire a farsi capire è indispensabile prima capire.

• Modello tascabile della comunicazione interpersonale

Comunicare vuol dire scambiare informazione : perché questo avvenga l’apparato sensoriale di ciascun soggetto coinvolto deve registrare la presenza e il comportamento dell’altro. Riceviamo un segnale, elaboriamo un senso, attuiamo un comportamento. Noi usiamo la parola senso in molti modi: dal punto di vista fisiologico chiamiamo senso ogni funzione per cui un organismo vivente raccoglie stimoli dal mondo esterno attraverso recettori e organi; dal punto di vista psicologico diciamo senso per descrivere una condizione soggettiva connessa con il sistema emozionale; dal punto di vista logico diciamo senso osservando la pertinenza e la verosimiglianza di un fenomeno; dal punto di vista dei valori usiamo la parola senso per descrivere un altro tipo di attività, connessa con il giudicare e con i criteri del giudizio, il decidere. Il senso non esiste in sé; non è fisico, è qualcosa che ognuno costruisce e ricostruisce. In termini comunicazione è importante che ognuno provi bisogno fisiologico di capire il senso del messaggio che l’altro trasmette, senza di esso la comunicazione non esisterebbe. La quantità di senso di ognuno di noi è connessa a quanto sa, alla sua esperienza. Comprendere qualcuno è il modo per fargli apprendere qualcosa. Cosi come è impossibile non comportarsi, è impossibile non comunicare. Non è l’individuo a scegliere di comunicare. E’ la presenza del destinatario ad assegnare al comportamento in sé valore del messaggio. E al comportamento com’è un valore di informazione. E’ la qualità a fare la differenza: il tipo di comportamento, il modo del comportamento e le sfumature del modo a costituire l’informazione alla quale voi date senso. Il linguaggio analogico è arcaico, intuitivo, approssimativo, concreto, sintetico, ambiguo. Non comprende la negazione. Non è organizzato per ordini logici ma per somiglianze, analogie. Si fa interpretare. Il linguaggio numerico è recente, logico, specifico, astratto, analitico. Permette di nominare le cose e fare distinzioni complesse. Comprende la negazione, ha bassi gradi di ambiguità e ha diverse funzioni logiche. Ovviamente è difficile tradurre in linguaggio analogico informazioni di tipo numerico e viceversa. Chiamiamo relazione la struttura che diamo ai nostri scambi interpersonali. Le relazioni si definiscono a partire da ciò che viene scambiato. Può sembrare che una relazione possa essere buona o cattiva ma non è cosi, una relazione è una relazione e basta, sono gli esiti che possono cambiare. Una relazione è esclusivamente il legame che c’è tra due soggetti. Per Watzalawick una relazione può esprimersi in due strutture fondamentali: simmetrica e complementare. Nelle relazioni simmetriche ci si rispecchia. Nelle relazioni complementari ci si integra. In caso di conflitto, la configurazione simmetrica genera rifiuto che può voler dire due cose: è sbagliato ciò che è stato detto oppure che il soggetto sta sbagliando. In caso di conflitto, la configurazione complementare genera disconferma, che vuol dire: si stanno dicendo cose sbagliate/ che non esistono oppure che il soggetto è una persona sbagliata/che non esiste. Nel caso della disconferma la negazione si sposta dall’enunciato all’enunciante. La tendenza a dare costantemente disconferme è connessa con l’imperviouness, ovvero l’essere impenetrabili. Ogni relazione ha una componente emozionale. Shaver i suoi collaboratori distinguono le emozioni secondo le loro qualità ( positiva/negativa), secondo la loro intensità (forte/debole) e secondo la lorocapacità (alta/bassa) di dare luogo a variazioni nel comportamento. Goleman definisce collera, paura, felicità, amore, sorpresa, disgusto e tristezza come emozioni fondamentali e le vede come appartenenti al nostro corredo biologico. sono meccanismi di reazione legati alla sopravvivenza individuale. La motivazione è l’impulso incontrollabile e urgente di mettersi in moto nel momento in cui vengono percepite le emozioni. L’intelligenza emotiva è quella che Goleman definisce come il risultato dell’imparare a decidere quale provare fra le emozioni possibili. Percezione e autopercezione dipendono dall’esistenza di filtri sensoriali. La quantità di stimoli percepibili istante per istante è enormemente superiore alla quantità elaborata effettivamente. Il sistema sensoriale è selettivo. Integra e corregge la percezione secondo l’esperienza e la condizione individuale. La capacità percettiva non è costante e uguale in tutte le persone. La qualità della percezione è dipendente dal campo. I messaggi sensoriali sono di solito ridondanti: da un certo punto di vista la ridondanza è uno spreco di segnali ma dall’altro protegge da errori e disturbi di trasmissione. Nella società umana il processo di comunicazione oscilla tra l’ordine generato da strutture condivise e il disordine derivante da fraintendimenti o patologie percettive. Ogni comunicazione è un avventura dell’io. I bambini vivono l’avventura del comunicare con curiosità, giocando. Berne chiama bambino naturale lo stato dell’io che sa esprimersi con spontaneità.

  • Mappe, trappole e vie di scampo

Chiamiamo mappa la rappresentazione soggettiva e parziale che ciascuno si fa dei fenomeni o concetti complessi. Costruirsi mappe del mondo è un’attività fondamentale: dà un senso alle nostre percezioni e un orientamento alle nostre azioni. Bateson dice : la mappa non è il territorio e il nome non è la cosa designata. I nomi definiscono le cose, le immagini le descrivono. Ogni

(matematico) definisce la creatività come l’associare elementi esistenti in combinazioni nuove, che siano utili. Wallas divide il processo creativo in quattro fasi: preparazione, incubazione, illuminazione, verifiche. Caratteristiche della preparazione sono la capacità di individuare un problema, familiarità con i fatti di base, orientamento a trovare una soluzione. Per quanto riguarda l’incubazione e l’illuminazione, diversi ricercatori insistono sul fatto che la soluzione balenata all’improvviso sia completamente differente da tutte quelle in precedenza prese in considerazione. La verifica: il metodo scientifico prevede che una scoperta venga presentata attraverso un’argomentazione formale. Argomentare un’intuizione è un modo per verificarne la consistenza. Gli autori che si occupano di problem solving hanno un approccio pragmatico, sembrano interessati ad attivare il processo creativo più che a descriverlo nel dettaglio. De Bono dice che la chiave di tutto è il pensiero laterale: assimila intuizione, creatività e humour e propone una serie di esercizi di creatività, fatti per aiutare a osservare diversare e individuare le alternative. Un comportamento creativo non può svilupparsi se non attraverso un linguaggio; genera una discontinuità; riconfigura sistemi d’idee e di regole esistenti e ne istituisce di nuovi, presuppone una conoscenza preliminare di regole, teorie, tecniche; configura un ordine nuovo, comprensibile, comunicabile e verificabile; ha necessariamente una dimensione sociale; si sviluppa in un tempo ma si esprime in qualcosa che ai soggetti appare in forma di illuminazione istantanea. Goleman descrive la creatività come uno spirito gentile, Hillmann come un daimon che si afferma anche attraverso il conflitto. Se non si può parlare propriamente di creatività dei bambini, sembra che, invece si possa continuare a essere creativi da vecchi ( Darley analizzò 57 individui tra i 74 e i 93 anni senza riscontrare un declino della creatività). Modi dell’educazione e tipo di ambiente influenzano le performance in modo significativo. Esistono stati d’animo che possono inceppare il sistema di creazione di nuove idee. La solitudine è una sensazione comune e costante: nell’esplorazione di un paesaggio mentale si è soli. La fragilità è l’altra faccia della solitudine, è una percezione soggettiva e non una condizione reale. L’accanimento somiglia a un’ingiunzione sii creativo rivolta a se stessi. Dentro c’è ansia sulla capacità di ottenre un risultato, fretta, disordine. La frustrazione : può succedere a tutti di intrappolarsi in una procedura, sapere che è sbagliata, non riuscire a correggerla, voler buttare via tutto e sentire che far ciò equivarrebbe a buttar via del nostro tempo e un po’ di noi stessi. L’ostinazione è il proseguimento inefficace della frustrazione. Tutto ciò può pregiudicare il conseguimento di risultati. La soluzione dei problemi passa per quattro punti: la definizione del problema in termini concreti, l’analisi della soluzione finora tentata, la chiara definizione del cambiamento concreto da effettuare e la formulazione e messa in atto di un piano per provocarlo. Non tutti siamo creativi, dipenda dalla mappa di creatività che adottiamo. La dimensione in cui non possiamo non esprimere la nostra creatività è quella del linguaggio e della comunicazione. Ogni volta che comunichiamo compiamo un atto creativo, Qualsiasi linguaggio è, insieme, un ambiente in cui sviluppare creatività e uno strumento di creatività. Sottovalutarne l’aspetto tecnico significa usare male strumenti che sono importanti per lo sviluppo individuale e il progresso sociale.

  • Farsi capire

Frasi capire è fondamentale. La stessa costituzione dice che è un obbligo rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità dei cittadini, senza distinzioni di lingua. Un buon modo per essere comprensibili è essere semplici. La semplicità non è semplice da descrivere perché deriva da un togliere superfluo che va definito rispetto un necessario. Un segno è qualcosa che sta in luogo di qualcos’altro. Il suo significante è ciò che colpisce il nostro sistema sensoriale, non è quello che leggiamo e comprendiamo (operazioni fatte con il cervello ) ma è quello che vediamo o sentiamo ( operazioni fatte con occhi e orecchie ). Deve risultare percepibile per il destinatario in relazione al contesto in cui viene espresso ( che si un pc quindi usando un carattere leggibile, che sia per situazioni all’esterno, con le parole dette e i mezzi per proferirle come microfoni, megafoni ecce cc ). Il modo in cui un

messaggio assume la sua forma definitiva non è un dettaglio tecnico irrilevante. Nella preparazione del messaggio dobbiamo considerare la sua esecuzione. E’ essenziale che il significante sia percepibile nel migliore dei modi perché comunicare è lo scambio di informazioni tra due entità in grado di emettere e ricevere segnali. Perché si stabilisca la corrispondenza costante che rende ogni segno capace di denotare qualcos’altro è necessario che esista un codice. Sono la particolarità delle combinazioni di lettere e la sua costanza a renderla significante. Un significato è qualcosa che non si tocca ma si comprende, interagisce con le nostre rappresentazioni mentali. L’ortografia è importante per il significante, quindi porre attenzione a ciò. Il senso al quale un segno rinvia è variabile, soggettivo e dipenda sia dal contesto che dal sistema individuale di rappresentazioni. Dal punto di vista della produzione e della ricostruzione di un senso, sia l’atto dell’esprimersi che quello del comprendere sono intrinsecamente creativi. La comprensione non è un atto scontato, né dovuto. La produzione di senso comporta in termini di relazioni con il mondo l’obiettivo di inventare codici che mettono insieme significati e significanti secondo regole costanti e condivise. Il vocabolario di base comprende poco più di settemila parole. Se ci si vuol far capire da un pubblico ampio bisogna evitare parole tecniche, specialistiche, poco usate, sigle e abbreviazioni. Una comunicazione incomprensibile è un fallimento sul piano funzionale e una catastrofe su quello relazionale. Bisogna scrivere in modo comprensibile, impiegando parole semplici e spiegando quelle meno comuni, usando verbi invece dei nomi. Bisogna usare termini di altre lingue nel giusto modo e contesto ( non si può sostituire corn flakes con fiocchi di granoturco). Bisogna evitare di spiegare l’ovvio, di usare formule pompose ( tipiche della politica) e/o modi telegrafici. Bisogna stare attenti alla punteggiatura. La quantità di informazioni che possiamo mettere in un testo è variabile, ma finita. Un testo schematico può essere più denso di un testo narrativo. Un articolo scientifico dovrà essere più sequenziale rispetto ad un racconto di fantascienza. Altro modo per accorciare un testo è riassumere. L’indice Gulpease è uno strumento messo a punto dalla Sapienza di Roma per calcolare automaticamente il grado di leggibilità di un testo. Valuta due parametri: lunghezza delle parole e lunghezza delle frasi rispetto al numero delle lettere che formano le parole. Interroghiamoci sempre sul senso che vogliamo trasmettere e a partire da questo scegliamo le parole e il modo per disporle, non dimenticando di rileggere sempre, mettendoci nei panni di chi non sa cosa stiamo scrivendo e dove vogliamo andare a parare. Il percorso della comprensione è avventuroso, chiama in causa l’intera capacità d’intelligenza e di vita di cui siamo dotati. Ugo Voli fa una netta distinzione tra uso e interpretazione di un testo: il primo tiene conto esclusivamente dei desideri, delle passioni e arbitrii del destinatario, la seconda è rispettosa delle intenzioni dell’opera. Si parla di decodifica aberrante quando l’interpretazione risulta scorretta e strumentale. Esistono quattro casi principali: incomprensione del messaggio per totale carenza di codice, per disparità di codici, per interferenze circostanziali, rifiuto del messaggio per delegittimazione dell’emittente.

  • Costruire un discorso

Lotman, per spiegare la retorica, suggerisce di definirla per differenze: arte del discorso in prosa contrapposta all’arte poetica, arte del discorso progettato contrapposto all’arte del discorso naturale. Insomma, la retorica è un sistema di tecniche per costruire discorsi, complessi, in prosa. Insegna a dire qualcosa in modo efficace. Nel linguaggio comune il termine ha connotazioni negative: evocando discorsi pomposi identifica la retorica con la cattiva retorica. Nasce nel quinto secolo avanti Cristo, nella Magna Grecia, insieme alla democrazia. Si afferma sia come espressione della libertà di parola che come strumento per conoscere la realtà, ragionando sul linguaggio che la descrive. Per Aristotele la retorica si fonde sulla dialettica: entrambe riguardano oggetti la cui conoscenza appartiene a tutti gli uomini. La sua funzione non è persuadere ma individuare i mezzi di persuasione che riguardano ogni argomento. Nei tre libri della retorica descrive le caratteristiche dell’oratore, del pubblico e del messaggio persuasivo. Costituisce una teoria

Antonomasia: è un ricorso a un nome comune in luogo di un nome proprio: per esempio l'eroe dei due mondi (perifrasi) per Garibaldi.

Iperbole: esagerazione a fini espressivi, occhi soavi e piu' chiari che 'l sole (Bembo). E' molto usata nel linguaggio quotidiano: Ho una fame da lupo.

Le figure di parola sono termini che usati conservano il loro senso proprio ma il modo in cui li mettiamo ne modifica l’intensità.

Epanalessi: Raddoppiamento di un’espressione, ripetuta all’inizio, o al centro, o alla fine di un segmento testuale. Es:Vola, colomba bianca, vola…

Climax: dal greco "scala", è la disposizione dei termini di un elenco secondo una progressione emotiva o logica, in senso crescente (per esempio brutto, molto brutto, bruttissimo = climax ascendente se letto al contrario diventa discendente).

Anafora: è una ripetizione di una o più parole all'inizio della frase o del verso successivi. Per esempio: Per me si va nella città dolente, / per me si va nell'eterno dolore, / per me si va tra la perduta gente (Dante).

Ellissi è una soppressione di elementi della frase, ricavabili comunque dal contegno logico o sintattico; è di uso frequente, come quando alla domanda <come Stai?> si risponde <bene!> (evitando la ripetizione del predicato verbale ).

Le figure di pensiero le usiamo quando il nostro contenuto riguarda la qualità del ragionamento.

Antitesi: è l'accostamento di immagini contrapposte: non fronda verde, ma di color fosco,/ non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti;/ non pomi v'eran, ma stecchi con tosco (Dante).

Ossimoro: è un accostamento paradossale di termini di senso opposto, come dolce amarezza, vita mortale. La coesistenza dei contrari giunge inaspettata e produce perciò' stupore in chi legge.

Chiasmo: incrocio di membri corrispondenti, dove due o più termini collocati in successione seguono in uno dei membri l’ordine inverso a quello dell’altro.

L’impiego degli strumenti retorici non autorizza a trascurare il problema della soggettività di giudizio, né a lasciarsi trascinare dal pathos, rinunciando a fare i conto con l’ethos.

  • Testo e contenuto

Ogni testo contiene indizi relativi a un contesto e suggerisce una relazione tra chi scrive e chi legge. Bateson parla di contesto e dice che uno stesso contesto si può ripetere e che ogni contesto va considerato come un gruppo di eventi che indicano all’organismo qual è l’insieme di alternative all’interno del quale esso deve compiere la scelta successiva. La definizione di qualcosa come testo o contesto è intuitiva e soggettiva: è connessa con il modo in cui punteggiamo la realtà. L’unico vincolo è che siano differenti le tipologie logiche a cui appartengono testo e contesto: il secondo deve classificare il primo. Bateson dice: prive di contesto le parole e le azioni non hanno alcun significato. Quindi nessun contesto, niente senso. E’ importante capire il contesto in cui va ricostruito il senso del messaggio. Se non consideriamo il contesto di un messaggio non siamo in grado di distinguere informazione da rumore. Wilden dice che il contesto è qualsiasi cosa faccio da sfondo a qualcos’altro ( inteso come figura), il problema è definire i contorni della figura. Il concetto di figura/sfondo appartiene alla psicologia della forma ( o della Gestalt). Questa sostiene che percezione e conoscenza si organizzano in configurazioni unitarie; il tutto è maggiori delle parti, quindi noi ricordiamo e percepiamo la struttura dei dati; principio fondamentale è la pregnanza. Le qualità che ci guidano nello strutturare dati sono: vicinanza, somiglianza, continuità, simmetria, destino comune, esperienza passata. Alcuni criteri che guidano nel considerare i dati organizzati sono: figura/ sfondo, strutturazione e significanza, multistabilità, invarianza. Il modo in cui un discorso viene detto è inscindibile dal discorso: siamo portati a considerare figura sia il discorso che l’oratore. Segre dice che il testo è il tessuto linguistico di un discorso.

Modello “speaking” di Hymes: acrostico degli elementi considerati ( setting, partecipants, ends, acts sequences, kews, instrumentalities, norms, genre). Setting o situazione è l’insieme di condizioni ambientali, materiali e immateriali. Partecipanti

sonocoloro che influiscono sullo scambio. Ends o finalità sono gli obiettivi dello scambio. Acts o atti sono i contenuti trasmessi. Keys o toni è la maniera in cui il messaggio viene modulato. Strumenti sono sia quelli impiegati dall’emittente che dal destinatario. Norme appartengono ad entrambi e riguardano le regole della loro interazione e il genere classifica secondo categorie stilistiche il tipo di comunicazione effettuato.

Il processo di interazione tra testo e contesto coinvolge capacità cognitive, giudizio affettivo, competeneze pragmatiche, mappe, condizioni individuali contingenti, in un intrecciarsi imprevedibile e incontrollabile. Competenza pragmatica e diversi tipi di intelligenza ci aiutano a orientarci. Ogni significante che si realizza in un enunciato è un microcosmo entro cui diversi elementi giocano il ruolo di influenzatori della produzione di senso. Elementi paratestuali come titoli e impaginazione denotano per tipologie libiri, giornali e riviste. Il modo in cui ogni singolo prodotto editoriale si esprime attraverso il sistema paratestuale lo connota, attribuendogli identità, credibilità e valori costanti. Il paratesto influisce sui contenuti che si vogliono comunicare. Bisogna essere rigorosi sugli elementi denotativi ( quelli che distinguono il significato di una parola) e flessibili su quelli connotativi (quelli che riguardano i significati che vengono attribuiti ad una parola insieme al suo significato base ). Gli annunci pubblicitari sono un esempio di integrazione progettuale tra testo e contesto. Le parole vengono pensate insieme alla parte visiva e integrate in un format: una struttura narrativa vera e propria. Per la Gestalt ciò sarebbe una forma buona.

Si usa la parola immagine per indicare quattro concetti diversi: l’immagine è apparenza esteriore di una realtà fisica, è la riproduzione di qualcosa di visibile, è la somma di una serie di percezioni protratte nel tempo, è il sistema soggettivo di attese, previsioni e ipotesi. Da destinatari non riusciamo a isolare la figura/discorso dall’immagine/sfondo che abbiamo dell’oratore, da emittenti ci concentriamo solo sulla figura/discorso. Testo e contesto si confermano secondo la loro congruenza/incongruenza e si specificano per rilevanza e precisione/irrilevanza e imprecisione. Quanto più la specificazione è netta, tanto più l’interpretazione è confermata. Più l’incongruenza è forte, più l’interpretazione è soggettiva.

Incorniciare un testo significa ricontestualizzarlo con l’aggiunta di parole o immagini estranee al progetto originale, assegando al testo un significato ulteriore

  • Emozione e relazione

Una relazione è il legame che lega due soggetti che comunicando stabiliscono e confermano il loro essere legati. Il legame è fatto di emozioni. Ogni legame è diverso dagli altri. La sua forma dipende dal tipo di legame ( simmetrico o complementare, ovvero quando le persone si considerano pari e tendono a legarsi in maniera simmetrica, rispecchiandosi) e dal modo speciale in cui due soggetti si legano, che deriva dall’interpretazione soggettiva che ciascuno dà e riceve dall’altro. La disparità può derivare da differenze culturali, anagrafiche. Un leader e un follower possono rappresentare anche regole gerarchiche stabilite dal contesto. Contenuti di informazione analoghi, espressi diversamente, implicano forme di relazione e scambi di emozioni diverse. La scelta delle parole, il tono di voce, i gesti che l’accompagnano trasmettono un senso che non c’entra con l’informazione trasmessa ma con le persone che se la stanno trasmettendo. Per decidere che fare di un messaggio che stiamo ricevendo, ricomponiamo un sistema formato da tre ordini di senso. Il primo riguarda la comprensibilità e la coerenza dell’enunciato. Il secondo la congruenza tra enunciato e contesto. Il terzo la percezione soggettiva della relazione a cui quell’enunciato rimanda. Quest’operazione coinvolge le nostre competenze linguistiche e pragmatiche.

Ogni comunicazione ha due facce: un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione. Il contenuto della comunicazione è informazione. La forma è informazione sulla comunicazione

Per prevedere gli effetti di una comunicazione è necessario farsi tre generi di domande: la comunicazione è percepibile e il significato è chiaro? C’entra con il contesto? Il feedback ottenuto è quello previsto?

Denotazione è il significato oggettivo di un’entità lessicale che non contiene elementi soggettivi o affettivi; significa esprimere con chiarezza. Connotazione è la sfumatura soggettiva che un termine ha in aggiunta al significato, significa definire, caratterizzare. Se il