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Il senso di RIVOLUZIONE: l’idea nasce come idea astronomica, rivoluzione in senso astronomico, solo dopo quest’espressione astronomica assume un valore giuridico. Le rivoluzioni necessitano di tempo - vecchia generazione muore, dopo predomina la nuova. Da Kant è nata l’idea che il diritto sia una tecnologia, anzi una meta-tecnologia e la rivoluzione tecnologica in corso influisce sul diritto stesso. Questa è considerata la quarta rivoluzione, prima ci sono state quelle che hanno visto come protagonisti Copernico, Darwin e Freud, infine è arrivata quella di Turing. Ci sono state anche rivoluzioni politiche - come la Gloriosa rivoluzione inglese, quella americana e quella francese -. LE 4 RIVOLUZIONI :
Erica Provenzale | GIURISPRUDENZA – UNIVERSITÀ DI TORINO Ci sono stati già̀ processi in sede penale in cui la difesa ha cercato di scagionare l’imputato proprio portando prove scientifiche circa l’incapacità̀ dell’imputato medesimo di essere padrone di sé stesso e quindi di essere imputabile per azioni penalmente rilevanti di cui è stato incolpato^2.
4. ALAN MATHISON TOURING^3 à la tecnolo gia – vd. Pag. 25 Nei primi anni ‘30 del ‘900 pubblica un “Paper” straordinario: “ Sui numeri non computabili” in cui, in un solo paper di 30 pagine, il nostro matematico: 1. Modellizza matematicamente l’idea di computer che si chiamava ancora “macchina universale di Turing”. L’idea è che tutto quello che può essere calcolato la macchina di Turing lo calcola. Definisce quindi per la prima volta cosa significa “ calcolare ” e su questo pone le basi matematiche del nostro calcolatore, il che significa anche di cellulare, tablet, pc ecc. 2. Dimostra anche che ci sono alcune cose che nessun calcolatore al mondo potrà̀ mai calcolare, dimostra quindi anche matematicamente i limiti di calcolo di questa macchina universale. QUANTO PUÒ ESSERE INTELLIGENTE? Qui si pone il problema dell’intelligenza artificiale e cioè̀ di poter creare artificialmente delle macchine che siano in grado di pensare e, in certi domini, di agire al posto dell’uomo ponendo in esse comportamenti e azioni che, se fatte da un essere umano, sarebbero ritenute intelligenti. In questo scritto Turing definisce una maniera pragmatica per affrontare alcuni dei problemi con cui noi siamo alle prese oggi circa l’intelligenza artificiale e cioè̀ sostanzialmente come possiamo stabilire quando una macchina debba essere chiamata “intelligente” , tenendo presente che il concetto di intelligenza è sfuggevole, è infatti difficile definire cosa sia l’intelligenza. IL TEST DI TURING: Turing affronta questo problema pragmaticamente proponendo un test che verrà poi chiamato “ Test di Turing ” per cui se in un’interazione fra 3 soggetti di cui uno, il valutatore , interagendo senza vederli con altri 2 soggetti di cui uno è calcolatore e l’altro un essere umano, dopo svariati messaggi non riuscisse a capire quale è l’uno e quale è l’altro, in questo caso il calcolatore avrebbe passato il test e dovremmo definire “ quella macchina ” come “ intelligente ” proprio perché́ non saremmo in grado di distinguere le risposte della macchina rispetto a quelle dell’essere umano. Questa prospettiva deve essere ampliata: Turing ha aperto gli occhi sull’idea che in ultima analisi possiamo e dobbiamo concepire noi stessi, le macchine intelligenti e il mondo in cui viviamo in termini di informazioni ed eccoci così arrivati al titolo del libro del prof sull’età̀ dell’informazione. Sostanzialmente abbiamo un problema definitorio “Che cos’è l’informazione ?” e un problema di posizionamento storico perché́ la nostra deve essere considerata l’età dell’informazione. (^2) “ L’Alzheimer fa parte degli studi derivati dalla rivoluzione di Freud? ” “ Non necessariamente: nel senso che, mentre la psicoanalisi di Freud punta a ciò che non è trasparente a noi stessi e Freud stesso comincia ad individuare questo aspetto oscuro di noi stessi in termini di inconscio e subconscio, l’Alzheimer è una malattia degenerativa che non è collegata a ciò spiegato precedentemente circa le attuali ricerche della neuroscienza. L’attuale Guru per quanto riguarda le ricerche di neuroscienza è Karl Friston, l’autore più importante per quanto riguarda questo tipo di ricerca contemporanea. ” (^3) Potremmo conoscere il suo nome grazie al film “The Imitation Game” che è il titolo di un paragrafo del paper che Turing pubblica nel 1950 per la rivista “Mind”.
Il problema non è tanto se siamo in grado di costruire ed istruire macchine a ragionare giuridicamente ma fino a che punto vogliamo spingerci in questo processo di delega a macchine la risoluzione di problemi giuridici. HOMO TECNOLOGICUS: Nel primo capitolo del libro l’idea è che noi stessi come specie umana siamo umani “ homo technologicus” , nel senso che la tecnologia è qualcosa che oramai ha a che fare con la nostra stessa essenza di essere umani per la semplice ragione che madre natura non ci ha dotato di particolari vantaggi per la sopravvivenza della specie e quindi se non avessimo avuto questo profilo tecnologico è molto probabile che ci saremmo estinti migliaia di anni fa. Questo aspetto di “Homo Technologicus” cioè̀ che se l’uomo non fosse dotato di talenti tecnologici la nostra specie si sarebbe estinta centinaia di migliaia di anni fa, viene espressa da un vecchio film di un grandissimo regista inglese Stanley Kubrik nel film "2001- Odissea nello spazio" uscito alla fine degli anni ’60 i cui effetti speciali furono curati dalla NASA. L’aspetto interessante dell’inizio di questo film è che inizia ambientato nella preistoria, nell’africa di 4 milioni di anni fa e sostanzialmente c’è la lotta tra 2 tribù̀ di ominidi che ora come allora ruota attorno a chi ha il dominio sulla fonte d’acqua e nella contesa fra queste 2 tribù̀, uno degli ominidi delle 2 tribù̀ risolve il tutto prendendo un osso con il quale spacca la testa dell’ominide avverso, non appena lo fa c’è uno dei più̀ importanti stacchi della storia del cinema perché́ improvvisamente si finisce su una navicella spaziale in cui c’è un’intelligenza artificiale. Nel film 2001 Odissea nello spazio, troviamo lo stacco di Kubrick (ominidi-navicelle spaziali) che fa da ponte tra:
tecnica di “saper fare” = è una scelta obbligata o R2 → il saper fare dell’ homo technologicus si è progressivamente esteso a nuove sfide
DIFFERENZA FILOSOFICA FONDAMENTALE DI BASE sul termine TECNOLOGIA — ANTICHI GRECI : Platone e il suo allievo e soprattutto Aristotele: “ sapere poietico”. Per chi antichi la tecnologia rimane qualcosa di neutro — NOI: “ tecnologia” Con le più̀ recenti generazioni - da 100 anni a questa parte - è avanzata sempre di più̀ l’idea che la tecnologia non sia affatto neutra ma abbia in sé i propri valori fino al punto che, anche nel libro, esiste qualche autore che viene presentato come tecno determinista. TECNO DETERMINISTA: ritiene che la tecnologia o incorpori determinati valori o sia tale da sopravanzare altri poteri, anche quello del legislatore. Questa idea dell’uomo come “uomo tecnologico” può risalire al secondo libro della repubblica di Platone.
1. POLIS PRIMITIVA “PERCHÉ́?” “PERCHÉ́ SOSTANZIALMENTE VIVIAMO IN SOCIETÀ̀.” Nel caso di Socrate / Platone la risposta alla domanda “ E PERCHÉ́ VIVIAMO IN SOCIETÀ̀?” Si è fatto cenno alla distinzione tra l’impiego della tecnica per il soddisfacimento delle esigenze basilari dell’uomo, quali la propria sopravvivenza sul pianeta, e l’uso della tecnica per la produzione di beni superflui nella “società opulenta” di Platone. La distinzione viene fatta dal filosofo per bocca di Socrate (470- 469 – 399 a. C.), nel secondo libro de “ La Repubblica” , nel dialogo con il fratello maggiore di Platone, Glaucone, al fine di “costruire a parole uno stato fin dalla sua origine” Socrate: È che viviamo in SOCIETÀ PERCHÈ: “ uno stato nasce perché ciascuno di noi non basta a sé stesso ma ha molti bisogni” "PERCHÉ́ NE ABBIAMO BISOGNO". “ ...per un certo bisogno ci si avvale dell’aiuto di uno, per un altro di quello di un altro, e per il gran numero di questi bisogni far riunire in un’unica sede molte persone che si associano per darsi aiuto e a questa coabitazione abbiamo dato il nome di stato, in greco polis ’’ … “ il nucleo essenziale dello stato consta di 4/ persone per cui il primo maggiore bisogno è quello di provvedere al nutrimento per la sussistenza e vivere, poi ci saranno l’agricoltore, il muratore, il tessitore, Il calzolaio, ecco dunque che carpentieri, fabbri e molti altri simili artigiani verranno a far parte del nostro staterello e lo renderanno popoloso e non sarebbe ancora troppo grande se vi aggiungessimo bomai, pecorai e le altre categorie di pastori ” Quindi, non soltanto viviamo in società̀ perché́ Ma al tempo stesso “ LA SOCIETÀ̀ PRIMITIVA” di Socrate : non nel senso di poco civilizzata ma di originale. Viviamo in società perché ne abbiamo bisogno: LAVORO: La ragione per cui si vive in società̀ è proprio per sopperire ai propri bisogni tramite la divisione del lavoro: madre natura non ci ha dotati di supporto biologico per sopravvivere , non sarebbe in grado di sopperire a tutti i bisogni essenziali ( cioè̀ mangiare, proteggersi dalle intemperie...)
ALL’ORIGINE DELLE COMUNITÀ UMANE , quindi, troviamo un criterio utilitaristico , fondato sulla divisione del lavoro, per cui “il nucleo essenziale dello stato” consta all’inizio di “quattro o cinque persone” , ciascuna delle quali dovrà̀ saper fare, evidentemente, il proprio lavoro
Aristotele, nella Metafisica, racconta infatti che si svilupparono dapprima le arti necessarie alla sopravvivenza - sapere tecnico - , poi quelle rivolte al piacere e per ultime quelle che non miravano né alla sopravvivenza né al piacere - sapere scientifico - , nel momento in cui gli uomini non dovevano più occuparsi di attività pratiche - es. i sacerdoti egizi che svilupparono le scienze matematiche -. Aristotele (≠ Platone) distingue tra sapienza - sapere teoretico - e saggezza - sapere pratico - ed in particolare opera una TRIPARTIZIONE DEL SAPERE:
1. POIETICA : saper fare qualcosa o A FINI ESSENZIALI - soddisfacimento dei bisogni vitali à società primitiva o A FINI SUPERFLUI - lusso à società opulenta 2. PRATICA : sapere per fare , mezzo per l’azione umana: “le azioni belle e giuste” Es. etica, politica, economia, diritto 3. TEORETICA : sapere per il sapere , verità fine a sè stessa o METODO MATEMATICO: RIGORE DIMOSTRATIVO → le dimostrazioni valgono “ sempre ” o METODO FISICO - DIALETTICO → le dimostrazioni valgono “ perlopiù” Es. filosofia, teologia, matematica, fisica STUDIO DELLE AZIONI UMANE
Luciano Floridi: METODO DEI LIVELLI DI ASTRAZIONE :
Erica Provenzale | GIURISPRUDENZA – UNIVERSITÀ DI TORINO
L’interpretazione dei concetti dipende però molto spesso dal contesto in cui devono essere applicati; per esempio nel settore della protezione dati personali, non è possibile una completa decontestualizzazione. È però possibile adottare alcune modalità, come il ciclo generatore di test, proposto da Herbert Simon, che prevedeva una scomposizione dei progetti in blocchi funzionali, per generare attraverso il test modi alternativi di risolvere dei problemi e testarli. Si possono così individuare dei problemi elementari, più facili da risolvere singolarmente; la loro risoluzione permette di processare sempre più informazione giuridica con cui sviluppare sistemi sempre più esperti.
2. ISTITUTI Concerne due variabili: o NUOVE FATTISPECIE dell’ordinamento nazionale e internazionale introdotte per via della rivoluzione tecnologica. - nel settore penale i reati informatici (introdotti nel 1993), che si concentrano sui crimini informatici in senso stretto, che sarebbero impensabili senza l’impiego della tecnologia (es. danneggiamento, frode informatica, accesso abusivo e violazioni della corrispondenza elettronica, falso informatico) o vecchi istituti riplasmati - il vecchio diritto d’autore. IL COPYRIGHT
Nel corso dei secoli, le civiltà, benché abbiano fatto uso di ICT, sono tuttavia dipese da altri tipi di tecnologia, soprattutto, quelle relative alle fonti di energia o concernenti altre risorse vitali ( idriche, minerarie, agro-alimentari, ecc). Sebbene il settore delle ICT non sia rimasto inerte, soltanto nei decenni a noi più vicini che, prima in occidente e poi in oriente, le società sono diventate progressivamente dipendenti dall’uso delle ICT. [Oggi infatti più del 20% dell’aumento del PIL del pianeta è dipeso da internet, mentre oltre il 50% dei servizi per l’esportazione dipendono oggi dall’impiego d’ICT .] Il potenziale di crescita del mercato interno dei paesi industrializzati dipenderà quindi quasi esclusivamente dal progresso tecnologico ( guadagni di produttività ). La natura ICT-dipendente delle attuali società comprende i beni voluttuosi della società opulenta ma, la dipendenza di cui si tratta ha anche a che fare con le esigenze primarie del funzionamento di queste società, nell’ottica di un nuovo genere di adattamento e sopravvivenza della specie. Infatti, molte delle attività essenziali relative al loro funzionamento sono progressivamente emigrate nell’infosfera, come è accaduto per l’acqua potabile, l’elettricità, il sistema dei trasporti, le banche o il servizio fognature. Sono due gli ASPETTI GIURIDICI DI QUESTO MUTAMENTO EPOCALE DA EVIDENZIARE :
1. Con la crescente ICT-dipendenza delle odierne società aumenta la natura globale e interconnessa dei problemi da affrontare Es. riscaldamento globale, deforestazione, disciplina dei mercati, decisioni sul futuro d’internet 2. I tradizionali confini giuridici e politici degli stati sovrani sono una scala sempre meno adeguata ad affrontare questi problemi. LEGGERE EXCURSUS STORICO ED ESEMPI PAGINA 31- 32 CAP.2 COMPLESSITÀ I problemi giuridici posti dall’odierna rivoluzione tecnologica possano essere riassunti con la parola complessità, che risulta però difficile da comprendere e da definire; allo stesso modo si devono classificare anche le forme di misurare la complessità. 1. LLOYD , autore di Trentuno misure della complessità, si concentra sulla nozione di profondità logica (proposta da Charles Bennett negli anni Ottanta ma già approfondita da Solomonoff e da Chaitin ), con l’obiettivo di misurare la complessità dell’oggetto di studio in ragione del programma informatico che, nel minor numero di bit, riproduca al computer l’oggetto in questione. 2. LA TEORIA DI SOLOMONOFF E CHAITIN rende però difficile rappresentare oggetti ad alta complessità informativa ma non facilmente riproducibili casualmente. Lloyd e il suo maestro Pagels, che voleva dar conto della complessità dei sistemi fisici in termini di energia, hanno sviluppato un concetto di complessità come profondità termodinamica , per stabilire la distanza che separa un sistema dal suo stato di massima entropia (= ciò che impedisce la chiarezza e l’univocità del messaggio). 3. IN COLLABORAZIONE CON GELL-MANN, LLOYD ha poi parlato di complessità effettiva , che misura la quantità dell’informazione necessaria per descrivere le regolarità di un sistema determinato. Egli sottolinea anche che la misura della complessità adottata deve mutare a seconda di ciò che vogliamo evidenziare tra le caratteristiche di un sistema complesso.
In relazione alla complessità del fenomeno giuridico, bisogna insistere su tre diversi piani d’indagine
(padre della cibernetica)
(fondatore dell’odierna teoria scientifica dell’informazione)
INFORMAZIONE: ciò che si oppone all’entropia (= ciò che impedisce chiarezza e univocità del messaggio ) à è importante la quantità d’informazione guadagnata attraverso un messaggio
direttamente proporzionale all’entropia à più un messaggio è casuale, maggiore è la quantità dell’informazione trasmessa.
SEMANTICA = basata su dati dotati di significato à DATI: mancanza di uniformità nel mondo reale, a cui attribuiamo un significato. Le varie tipologie di dati sono indicate come realtà.
HOBBES – padre della scienza giuridica e politica moderna Hobbes spesso riprende i concetti chiave della tradizione e ne modifica il significato, come accade per il concetto di libertà. PLATONE: la libertà era auto-disciplina, per cui la parte migliore di noi stessi ha il sopravvento su quella peggiore HOBBES: la libertà va intesa come assenza d’impedimenti esterni e, cioè come la capacità di fare ciò che si vuole Questa osservazione vale anche per le nozioni di diritto e legge naturale e per questo Hobbes viene spesso annoverato tra gli ESPONENTI DEL GIUSNATURALISMO MODERNO. Nel LEVIATANO e nel DE CIVE (sul cittadino) il filosofo parla dello stato di natura , uno stato di guerra in cui i rapporti tra gli uomini sono descritti con l’espressione homo homini lupus : allo stato di natura ciascuno pretende di aver diritto a tutto contro tutti. Secondo Hobbes, questo stato si verifica concretamente in tre casi:
Questo ha provocato un vivace dibattito sulle possibili derive nichilistiche che discendono da tali teoremi – es. Teorema di Tarski sull’indefinibilità della verità. Inoltre, possiamo dire che il mondo della matematica, come quello del diritto, è più complesso del suo stesso linguaggio, per cui all’interno di qualsiasi sistema rimarranno sempre alcune proposizioni indecidibili. Infatti, possiamo sottolineare come le limitazioni dovute ai fenomeni d’incompletezza valgono anche per il linguaggio del diritto : le varie scuole giusnaturalistiche, giuspositivistiche, istituzionalistiche, realistiche, ecc., possono infatti cogliere solo certi aspetti del fenomeno giuridico, ma non darne conto nella sua interezza. Inoltre, dichiarando che il mondo del diritto è più complesso del suo linguaggio, non si vuole giustificare che ciascuno possa dire ciò che vuole, ma si vuole sottolineare la necessità di una certa dose d’umiltà. COMPLESSITÀ COME EMERGENZA Bisogna distinguere tra due concezioni dell’emergenza o EMERGENZA COME EMERGENCY , cioè uno stato di crisi e urgenza a cui corrispondono di solito poteri straordinari. Il giurista tedesco Schmitt afferma addirittura che “ sovrano è colui il quale decide dello stato di eccezione” o EMERGENZA COME EMERGENCE , cioè le forme in cui gli ordini giuridici emergono dalla complessità dell’ esperienza ; quest’ultima è la definizione che sarà approfondita I giuristi hanno cercato di catturare tale fenomeno ad esempio con gli usi e le consuetudini, fonti del diritto che dipendono dall’interazione spontanea dei soggetti. Quest’emergenza si ritrova anche nella distinzione tra ordinamenti giuridici consuetudinari, come il common law inglese, e gli ordinamenti di civil law del continente europeo. HAYEK e l’evoluzione cosmica In termini filosofici, questa distinzione è stata ulteriormente raffinata da Hayek, che distingue tra TAXIS: tutte le tradizionali fonti atto dell’ordinamento (la legislazione e ogni costruttivismo politico) à diritto come frutto della progettualità politica degli uomini, della loro volontà KOSMOS: le fonti fatto del diritto, cioè le forme di emersione degli ordini spontanei (consuetudini e usi) à diritto concepito all’interno del percorso evolutivo della nostra specie Hayek afferma addirittura che “gli ordini spontanei non sono necessariamente complessi (ma al contrario della taxis) possono possedere qualsiasi grado di complessità; gli ordini molto complessi, che comprendono più fatti particolari di quelli che qualunque cervello è in grado di accertare, possono essere raggiunti solo con le forza che portano alla formazione degli ordini spontanei”. Nell’ambito del concetto di evoluzione cosmica , secondo Hayek ogni organizzazione umana, volta alla sopravvivenza e all’adattamento della specie all’ambiente è il risultato di un percorso evolutivo che seleziona le strategie di adattamento, inducendo gli individui a comportarsi in modo tale da rendere possibile la vita sociale. Le regole mediante cui gli uomini hanno imparato ad adattarsi al proprio ambiente si presentano innanzitutto come il prodotto spontaneo, ossia non programmato , dell’interazione umana. La stessa mente è sia il prodotto dell’ambiente sociale in cui si è sviluppata sia qualcosa che a sua volta ha influenzato le istituzioni della società.
Tali ordini spontanei di internet non emergono soltanto nel mondo della rete, ma anche per quanto riguarda le sentenze della giurisprudenza delle Corti europee e americane; in tutti questi casi si ha infatti un reticolo in cui poche sentenze, pochi articoli, pochi file fungono da ponte d’informazione per la gran massa dei nodi che compongono quel sistema. I mondi piccoli rappresentano infatti la forma secondo cui, spontaneamente, si raggiunge l’equilibrio tra l’esigenza di far fronte alla complessità dei dati e l’esigenza di ottimizzare la distribuzione dell’informazione all’interno del reticolo. Tale tesi era già stata proposta da Simon, secondo cui la nozione di gerarchia era la chiave per cogliere l’architettura della complessità, oltre all’idea di “sistemi quasi scomponibili”, all’interno dei quali la maggior parte delle cose sarà soltanto debolmente connessa a quelle restanti. L’ipotesi di Simon sul “mondo vuoto” corrisponde alla nozione di hub, nel senso che i nodi non solo rappresentano i connettori comuni che accorciano le distanze tra i restanti nodi della rete, ma si accompagnano ai raggruppamenti ad alta intensità d’interazione presenti nella mappa delle relazioni sociali. Alcune osservazioni: o Il fatto che il comportamento sociale si auto-organizzi spontaneamente attraverso le modalità dei mondi piccoli non garantisce affatto la costanza di tali comportamenti. o Il fatto che una rete sociale si organizzi spontaneamente secondo le leggi dei mondi piccoli non ci dice nulla sulla valutazione valoriale che dobbiamo dare di quella rete (l’obiettivo è apprezzabile?) o È stato fondamentale l’impatto della rivoluzione tecnologica ed i problemi che si devono fronteggiare o che si creano investono il sistema nel suo complesso COMPLESSITÀ COME SISTEMA I problemi di cui ci occupiamo, intesi come rischio , investono progressivamente la totalità del sistema, trascendendo i tradizionali confini degli stati nazionali sovrani. Proprio per questo motivo, le questioni che sorgono rispetto alla connettività e accesso al sistema, al dominio dei suoi indirizzi e alle controversie relative alla tutela dei diritti e alla prevenzione dei crimini, difficilmente possono essere affrontate nel nome della sovranità dei singoli stati. I problemi delle società ICT dipendenti spesso sono infatti affidati a organizzazioni transnazionali; le competenze di ICANN, una società di diritto privato con sede in California a proposito della gestione del dominio dei nomi in rete ne sono un esempio. LUHMANN e la cibernetica giuridica come informazione sulla realtà Innanzitutto Luhmann ha voluto rappresentare il diritto come sistema autopoietico e auto- referenziale, capace di determinare dal proprio interno il confine rispetto all’esterno (tra input e output, tra sistema e ambiente). Il diritto deve infatti essere in grado di raggiungere un equilibro tra ciò che è dentro e ciò che è fuori, tra la capacità vitale di dotarsi di un’auto-organizzazione e rispondere alle sollecitazioni e alle sfide dell’ambiente. L’OBIETTIVO è quello di porre un limite all’indeterminata serie di scelte dei consociati , tramite una serie di procedure non arbitrarie tese a filtrare la complessità di tali scelte. Il diritto è quindi una sorta di sistema immunitario per l’intero tessuto sociale, perché mira a sgravare gli individui dalla fatica di chiedere ogni volta il perché di ogni decisione giuridica.
Erica Provenzale | GIURISPRUDENZA – UNIVERSITÀ DI TORINO LA SELEZIONE DELLE REGOLE GIURIDICHE deve naturalmente prendere in considerazione la reazione degli individui, cioè il feedback o retroazione. La necessità di tener conto del feedback dei consociati non ha alcuna suggestione morale, etica o democratica nel campo del diritto, ma serve al sistema per mantenere il suo equilibrio ed efficienza funzionale. Però, anche ammettendo che il diritto sia soltanto una questione di potere e di agire strategico, esistono pur sempre fonti extra e contra ordinem (ritorna anche il fenomeno della completezza citato con Chaitin). La nozione di rischio alla quale si è accennato non è l’unica, perché il rischio ha rappresentato una motivazione fondamentale per lo sviluppo delle strutture sociali e di governance negli ultimi 10 mila anni. Negli ultimi cento anni, si è comunque affermato un settore di studi della gestione del rischio, per definire un metodo. Tale rischio inoltre è diventato sistemico , perché investe la società nel suo complesso. Per comprendere tali cambiamenti, tornano dunque utili le INDICAZIONI METODOLOGICHE DI LUHMANN, per cui il rischio è connaturato alla pretesa auto-organizzativa del diritto a tre livelli:
1. Sul fronte dell’input , cioè come fattore d’incertezza al quale il sistema giuridico deve far fronte 2. Sul fronte dell’output , come conseguenza del bisogno che il diritto ha di scegliere tra risposte diverse, esponendosi così alla contingenza 3. Per la doppia contingenza , che dipende sia dalle richieste sociali ( input) , sia dalla pretesa di armonia interna al sistema ( output) , seguendo così l’incertezza nel coordinamento tra i due livelli. Tradizionalmente, nei primi secoli dell’era moderna, il passaggio dal primo al secondo livello di rischio è stato affidato agli organi di governo su scala nazionale; l’aumento di complessità ingenerato dal primo livello ha anche indotto un riposizionamento sul terzo livello, su come cioè il sistema giuridico debba essere internamente differenziato al fine di correggere la propria relazione con un ambiente mutato e più complesso. Questo riposizionamento lo si registra sia sul piano istituzionale, sia sul piano delle fonti. Secondo Luhmann, il sistema giuridico ha dovuto riposizionarsi con il passaggio alla governance sul fronte della “ doppia contingenza ”, innanzi alle sfide della complessità. CAP. 3 - GOVERNANCE: Il termine governance sarebbe governanza ma non viene usata^5_._ La necessità di inquadrare i tradizionali poteri di governo in un più ampio reticolo istituzionale Governare sul mondo digitate significa governare anche su attori che sono molto forti e che si avvalgono di questi sistemi intelligenza artificiale, di questi algoritmi in misura sempre crescente. Per esempio, il nostro accesso all’informazione, alle conoscenze è mediato dai motori di ricerca; si può chiedere a qualcuno o cercare in un libro ma normalmente si va su Internet e Google restituisce, sulla base di un algoritmo segreto, una serie di risultati, che contribuiscono a creare conoscenza. Dunque, il modo in cui noi ci rappresentiamo, abbiamo delle coscienze, ci diamo informazioni è (^5) precisiamo che non esiste traduzione italiana per il termine di governance e spesso tale impossibilità di traduzione nasconde meccanismi istituzionali anti-democratici o una mancata trasparenza di governo. Alcuni la ritengono un concetto il cui senso risiede proprio nel non avere un senso, altri la ignorano.