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Il Pensiero dell'India Torella: Lokayata, Jainismo e Buddhismo, Sintesi del corso di Filosofia Indiana

Riassunto manuale Torella Il Pensiero dell'India

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 04/10/2023

giorgia.zaffanelli.3
giorgia.zaffanelli.3 🇮🇹

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IL PENSIERO DELL’INDIA TORELLA
GLI ANTAGONISTI DELLA CULTURA BRAHMANICA: IL MATERIALISMO DEI LOKAYATA,
JAINISMO E BUDDHISMO
8. I Lokayata
Materialisti = coloro che sostennero le posizioni più radicalmente critiche nei confronti
del pensiero e, più in generale, dell’ordinamento sociale e religioso brahmanico, non
risparmiando nemmeno buddhisti e jaina
3 denominazioni principali:
-Lokayata ‘seguaci della mondanità’
-Carvaka ‘dall’eloquio carezzevole
-Barhaspatya ‘seguaci di Brhaspati’ (a cui attribuito testo base della scuola
Brhaspatisutra e Arthasasutra ‘trattato sull’utile’)
—> perdita di tutte le loro opere, a causa dell’unanime riprovazione che hanno
riscosso presso tutti i sistemi filosofici indiani
Tramandate attraverso resoconto sommario e spesso malevolo delle scuole avversarie
—> poco spiegabile il perdurare della loro presenza nell’asse portante della filosofia
indiana (sospetto che la loro riprovazione faccia parte di una sorta di rituale
canovaccio)
Altra ipotesi è che siano solo la punta emergente di una tendenza molto più ampia e
vitale, di cui i circoli filosofici non potevano fare a meno di sentire la pressione
-rifiuto di ogni trascendenza
-Rifiuto di ogni restrizione etica
-Drastica riduzione delle ambizioni conoscitive dell’uomo —> l’unica fonte di
conoscenza è la percezione: cade la progettualità umana e ogni tentativo di
controllo di quanto crede il mero presente
-Non ammesso alcun rapporto di causalità —> escluso ogni agire basato sulla
prevedibilità degli effetti (fuori dal raggio della percezione)
-Nessun ordine può essere ricostruito dalle limitate possibilità dell’umano conoscere
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IL PENSIERO DELL’INDIA TORELLA

GLI ANTAGONISTI DELLA CULTURA BRAHMANICA: IL MATERIALISMO DEI LOKAYATA,

JAINISMO E BUDDHISMO

  1. I Lokayata Materialisti = coloro che sostennero le posizioni più radicalmente critiche nei confronti del pensiero e, più in generale, dell’ordinamento sociale e religioso brahmanico, non risparmiando nemmeno buddhisti e jaina 3 denominazioni principali:

- Lokayata ‘seguaci della mondanità’

- Carvaka ‘dall’eloquio carezzevole

- Barhaspatya ‘seguaci di Brhaspati’ (a cui attribuito testo base della scuola

Brhaspatisutra e Arthasasutra ‘trattato sull’utile’) —> perdita di tutte le loro opere, a causa dell’unanime riprovazione che hanno riscosso presso tutti i sistemi filosofici indiani Tramandate attraverso resoconto sommario e spesso malevolo delle scuole avversarie —> poco spiegabile il perdurare della loro presenza nell’asse portante della filosofia indiana (sospetto che la loro riprovazione faccia parte di una sorta di rituale canovaccio) Altra ipotesi è che siano solo la punta emergente di una tendenza molto più ampia e vitale, di cui i circoli filosofici non potevano fare a meno di sentire la pressione

- rifiuto di ogni trascendenza

- Rifiuto di ogni restrizione etica

- Drastica riduzione delle ambizioni conoscitive dell’uomo —> l’unica fonte di

conoscenza è la percezione: cade la progettualità umana e ogni tentativo di controllo di quanto crede il mero presente

- Non ammesso alcun rapporto di causalità —> escluso ogni agire basato sulla

prevedibilità degli effetti (fuori dal raggio della percezione)

- Nessun ordine può essere ricostruito dalle limitate possibilità dell’umano conoscere

- Svabhavavadin (sostenitori della natura intrinseca) —> gli effetti si producono, le

varie entità nascono e scompaiono in base a un dinamismo che è proprio della loro intrinseca natura

- Nessun tipo di inferenza può essere ammesso —> solo la diretta percezione è un

valido mezzo di conoscenza. Obiezione: senza uso del ragionamento non si potrebbe pervenire a tale conclusione Jayarasi: nemmeno la percezione è un mezzo di conoscenza valido, e prive di fondamento sono anche le posizioni ontologiche ed etiche, comprese quelle dei Lokayata

  1. Il jainismo NB: due grandi sfide egemonia brahmanica: entrambe Nord-Est India VI-VaC —> radicali mutamenti sociali ed economici che portarono a un’ascesa della casta militare —> diffondersi sempre più ampio abbandono vita sociale —> schiere di rinuncianti Mahavira: fondatore storico jainismo, ultimo di una catena di 24 ‘creatori di guado’ che proclamano i 3 Gioielli dell’eterna dottrina jaina: retta fede, retta conoscenza, retta azione Scenario temporale = ruota a 12 raggi che gira su se stessa alternando una direzione ascendente e una discendente, ciascuna con 6 tappe

- non violenza (ahimsa) uno dei punti cardinali

- Condivisa con buddisti credenza che i loro capostipiti siano esseri del tutto umani,

che hanno raggiunto l’illuminazione contando solo sulle proprie forze individuali —> Jina e Buddha insegnano un metodo x condurre i seguaci sulla via della progressiva purificazione (meditazione, osservanze etiche e austerità di comportamento)

- Per altri aspetti, entrambi perfettamente in linea con universo brahmanico:

- Credenza nel karma, nel ciclo delle rinascite (samsara), nella

possibilità di svincolarsi da esso e raggiungere la liberazione (moksa)

- Posizioni divergenti su realtà anima individuale e valorizzazione dell’ascetismo

- Per Jaina principio spirituale eterno e individuale che anima tutte le

creature | per buddhisti ogni ‘io’ si riduce alla combinazione continuamente cangiante di stati mentali transeunti

- I jaina promuovono estremo ascetismo | per buddhisti sono autodistruttivo

vicolo cieco (via mediana del buddha)

contempo onnipervadenti, assumono dimensione del corpo a cui sono connessi; vengono classificati in base agli organi che possiedono, una volta connessi con un corpo Ajiva —> movimento (dharma), stasi (adharma), materia (pugdala) - diversi livelli di aggregazione a partire da atomi-, spazio (akasa) + tempo x i digambara 9 principi fondamentali jainismo:

- Jiva

- 4 alive

- Fluire del karma (asrava)

- Merito e demerito (papa e punya)

- Blocco del karma (bandha)

- Impedimento di nuovo karma (samvara)

- Distruzione del karma bloccato (nirjara)

- Liberazione (moksa)

NB: karma = sorta di sostanza materiale generata dalle azioni, che ostruisce i poteri dell’anima e ne determina il peregrinare di corpo in corpo, fino alla liberazione finale. L’anima, per la sua natura immateriale, risulterebbe inattendibile al karma, se non fosse per la presenza delle passioni:

- desiderio di cibo

- Istinto della paura

- Desiderio sessuale

- Istinto di accumulazione

NB: non-violenza significa che le passioni non si stanno manifestando Dottrina del non-assolutismo (snekantavada) - di ordine logico-epistemologico Ogni oggetto possiede infiniti aspetti, per di più riconducibili a due ordini tra loro radicalmente diversi (sostanza e modi di manifestazione) —> una conoscenza sintetica e completa richiederebbe nel soggetto un potere intellettuale adeguato all’infinitezza del suo soggetto - inattuale. —> considerazione che porta il jainismo a una serena e realistica accettazione dei limiti e a un sistematico rifiuto di ogni assolutismo sia conoscitivo che etico, che non risparmia nemmeno le stesse posizioni jaina. (Perfettamente in linea con principio di non-violenza) Ogni asserzione frantumata in 7 possibili alternative, né vere né false se prese isolatamente, ma in grado di fornire una conoscenza comprensiva dell’oggetto una volta composte insieme.

dottrina dei punti di vista parziali (naya) Verso del Nyayavatara (Avviamento alla logica) “l’entità reale, consistente di una molteplicità di aspetti, è il campo d’azione di tutte le cognizioni; l’oggetto caratterizzato da un solo di questi aspetti è il campo d’azione del naya. Rapporto tra normale soggetto conoscenze e uno qualsiasi dei suoi soggetti —> gruppo di ciechi con elefante Ogni naya mantiene la sua validità, ma a patto che se ne ammetta la parzialità e il bisogno di accostarlo a infiniti altri per arrivare a una sintesi onnicomprensiva NB: anche criterio per valutazione delle altre posizioni filosofiche Natura dei mezzi di retta conoscenza —> accompagnata dalla consapevolezza del carattere provvisorio e limitato dell’umano conoscere —> si dà autentico conoscere solo quando l’anima fronteggia direttamente l’oggetto (kevala, coscienza diretta e isolata), senza la mediazione dei sensi o dell’intelletto. (Solo il liberato)

  • manahparyaya —> conoscenza delle modificazioni delle menti altrui (diretta)
  • Avadhi —> diretta intuizione di entità normalmente inaccessibili alla percezione (diretta)
  • Mati —> conoscenza intellettuale (indiretta) —> percezione sensoriale + inferenza + analogia + memoria
  • Sruta —> conoscenza uditiva (indiretta) —> conoscenza verbale
  1. Il Buddhismo Quattro scuole:

- Sarvastadin (vaibhasika)

- Sautrantika

- Madhyamika

- Yogacara

—> particolare rilevanza che le loro dottrine rivestono in una prospettiva prevalentemente ontologico-logico-epistemologica Base = compatto insieme di dottrine la cui elaborazione è fatta risalire al suo fondatore

- Obiettivo: individuazione di un cammino di mezzo tra il nichilismo di chi riduce il

soggetto alla breve vicenda del corpo fisico e l’eternassimo di chi lo concepisce come una sostanza autonoma e permanente

- La sete ne è la causa

- È possibile porvi fine ottenendo il nirvana

- Per condurre a esso esiste un ottuplice sentiero tracciato dal Buddha (primo

gradino: raggiungimento di una ‘retta visione’ attraverso l’indagine sullo stato delle cose) Visione del Buddha prima del risveglio —> ruota della ‘cassazione dipendente’ o della ‘coproduzione condizionata’, comincia con la nescienza e finisce con la vecchiaia, includendo al suo interno in una catena rigorosa tutte le fasi del mondo dell’esperienza. (12 raggi) Le scuole dell’Abhidharma. I Sarvastivadin Abhidharma = quello dei tre canestri del canone buddhista più direttamente connesso con la riflessione filosofica - primo tentativo di ricavare dai testi dialogici e narrativi dei sutra un contenuto omogeneo, se non altro per fini didattici. Abhidharma = avvicinamento, guida al dharma Alla base dei testi abhidharmici stanno le matrka —> elenchi tradizionali di argomenti di discussione o di promemoria per la pratica Abhidharma:

- elaborazioni sulla base delle varie matrka

- Interrogazione sui criteri da seguire nell’interpretazione, enunciando il primo germe

della dottrina della doppia verità secondo cui le differenze nei testi dipendevano dai differenti obiettivi

- Treamandati nella loro integrità solo quelli dei Theravadin e dei Sarvastivadin

theravadin: redatti in lingua pali, si compongono di 7 libri canonici sarvastivadin: in sanscrito, si impone a tutto il buddhismo indiano, diventando base dottrinale e punto di riferimento

- Letteratura incentrata sull’individuazione e classificazione delle componenti ultime

del reale, chiamate dharma - intento di procedere a una catalogazione completa dell’esistenza, come Vaisesika e Samkhya Vaisesika —> catalogazione ‘orizzontale’- mondo spazializzato e oggettivato, privo di ogni dinamismo e tensione temporale samkhya —> guarda al mondo esistente come a una fase di un processo in continua evoluzione Abhidharma —> attenzione all’interazione tra oggetti e stati mentali, al mondo dell’esperienza piuttosto che al mondo tout court - spersonalizzazione dell’oggetto +

desostanzializzazione e spersonalizzazione del soggetto, ridotto al fluire di stati mentali momentanei —> 75 principi o fattori elementari, tutti (tranne 3) strettamente interdipendenti:

- 5 organi di senso + 5 oggetti di senso + materia non

concettualizzata

- Mente

- 46 funzioni mentali

- 14 forze non connesse con la mente

- 3 dharma non condizionati

—> grande sproporzione tra ciò che è connesso e ciò che non è connesso con la mente —> genesi in contesto meditativo

- rapporto di causalità = oggetto privilegiato di discussione per tutte le scuole

dell’Abhidharma Dottrina classica = dottrina delle 6 cause e delle 4 condizioni (nonché dei 5 effetti)

- 6 cause —> sembra concezione propriamente sarvastivadin: causa generica,

causa coesistente, causa omogenea, causa associata, causa onnipervadente, causa di maturazione

- 4 condizioni: oggetto, immediatamente precedente, condizione

predominante, condizione causale p 120 NB: I sarvastivadin per dare conto della causalità bisogna riformulare in termini adeguati la teoria della realtà come impermalente e in continuo flusso —> è necessario che un dharma estenda la sua esistenza su tutti e tre i tempi - anche se solo la sua esistenza presente è da considerarsi ultimamente reale

  • riformulazione dottrina dell’istantaneità —> il dharma non perisce nell’istante in cui nasce, ma passa attraverso 4 distinte fasi: nascita, duracine, decadimento e distruzione (da considerarsi come dei dharma stessi, nel gruppo delle 14 forze non connesse con la mente) Primo posto: prapti (acquisizione) —> sorta di impalpabile appartenenza dei dharma a un continuum che, se non è una persona, permette almeno di dare un senso alle nozioni di responsabilità morale e retribuzione karmika. I Sautrantika Coloro che si appellano ai sutra come autorità ultima - IV dC - rifiuto piega eccessivamente scolastica e realistica che stava assumendo la trad dell’Abhidharma - apriranno la strada alle più estreme posizioni dello Yogacara Commento di Vasubandhu al suo Abhidharmakosa

- Posizione di negazione della sostenibilità di ogni asserzione incondizionata,

attribuendo indistintamente a tutto il reale uno status di verità relativa Gli Yogacara Contesto meditativo + entro tono irrealistico o antirealistico delle scritture Mahayana più antiche Primi sutra: Yogacarabhumisastra e il Samdhinirmocanasutra Forma compiuta della scuola tra IV e V con le opere di Assalga e di Vasubhandhu Due dottrine: le 3 nature e le 8 coscienze

- intero mondo dell’esperienza costituito dall’evoluzione della coscienza in 8 forme

- Prime 6 —> 5 tipi di cognizioni sensoriali + quella mentale

- 7 —> elemento di soggettività

- 8 —> introdotta dallo Yogacara, è la coscienza deposito che fa da

sostrato latente e inconscio alle altre, fornendo loro un apparente contenuto oggettuale attraverso la maturazione di ‘semi’ deposti nelle esistenze precedenti —> la coordinazione e interdipendenza degli infiniti semi karmici depositati in essa producono l’illusione di una realtà esterna condivisa dalle varie menti - è anche’essa istantanea (e perciò diversa dalla prakrti) Forma il sostrato ontologico delle altre due Una volta messi a nudi i meccanismi proiettivi messi in atto dalla natura ‘costruita mentalmente’, la coscienza deposito progressivamente liberata dalle impurità raggiunge lo stadio di natura ‘perfettamente compiuta’ —> revulsione del sostrato NB: non si capisce fino a che punto all’affermazione che il conoscere si eserciti solo su immagini già interne alla coscienza corrisponda la negazione ontologica di ogni realtà esterna (Dignaga) La scuola logico-epistemologica Dall’incontro-scontro con le nuove dottrine buddhiste, la scuola logica e quella epistemologica uscirono profondamente rinnovate

Prima ragionata presa di distanza dalla tradizione epistemologica e logica espressa dalla cultura brahmanica —> Vasubandhu con Vadavidhi (aggiunta trattazione sui mezzi di conoscenza - Vasubandhu ne riconosce solo 2: percezione e inferenza) e Vadavidhana Percezione —> conoscere che deriva unicamente dall’oggetto, includendo percezione attraverso i sensi quanto la conoscenza introspettiva di sentimenti e emozioni (esclusa conoscenza sensoriale erronea, conoscenza concettuale e la conoscenza inferenziale) Inferenza —> percezione di un oggetto inseparabilmente connesso con un altro oggetto da parte di chi conosce questa inseparabile connessione + cinque membri del Nyaya ridotti a 3 (tesi pratjina, esposizione della ragione logica hetu, esempio drstanta) - oggetto dell’inferenza è il locus, ciò che resta da dimostrare è la connessione tra i due —> la ragione logica consiste nel segnalare la presenza nel locus di un elemento legato con l’oggetto dell’inferenza da un rapporto di invariabile concomitanza (se A c’è quando c’è B, è assente quando B è assente) DIGNAGA Indiscusso fondatore scuola logica del Buddhismo (480-550) Pramanasamuccaya (sintesi dei mezzi di retta conoscenza) —> summa delle concezioni di Dignaga nel campo della logica e dell’epistemologia + suo commento.

- solo 2 mezzi di conoscenza ammissibili, percezione e inferenza

- Ognuno ha il suo campo d’azione, rispettivamente il particolare e l’universale

(rottura con tradizione del Nyaya, che sosteneva applicabilità di diversi mezzi di conoscenza allo stesso oggetto) Particolare (svalaksana) —> “carattere proprio, cioè diverso da ogni altro”; capace di efficienza causale, differente da ogni altro oggetto, non esprimibile con parole e non conosciuto in presenza di segni diversi da esso; è ciò che, in base alla sua lontananza o vicinanza, determina una differenza nella forma che appare nella cognizione; è reale, unico, determinato da uno spazio, tempo e forma che sono soltanto suoi In senso stretto è una realtà assolutamente indivisa, un istante Universale —> concepito in termini solamente negativi - il suo contenuto è per D solo “esclusione di quanto è altro” Il linguaggio e il pensiero discorsivo non esprimono universali presenti in maniera indivisa nelle singole cose particolari, ma solo una differenza attraverso l’esclusione di ciò che è altro La natura intrinseca e ineffabile della cosa costituisce la sua differenza, l’esclusione

DHARMAKIRTI

Sette gioielli (le sue opere) Sembra muoversi a metà tra un realismo di tipo fenomenalistico (Sautrantrika) e un assolutismo ‘idealistico’ di marca yogacarica —> problematica definizione affiliazione a una singola scuola

- Gli oggetti che sono veri in senso assoluto (paramarthika) non si uniscono a formare

una classe né sono divisibili in sostanze e qualità - se questo avviene, è dovuto esclusivamente all’intervento del pensiero discorsivo

- Unico mezzo di conoscenza attendibile = percezione, nella quale il particolare si

riflette nella sua unicità integralmente e senza frantumazioni —> il suo contenuto sarebbe così destinato a rimanere intangibile e incomunicabile, quindi incapace di entrare nel circuito dell’umana esperienza (il pensiero discorsivo permette questa operazione, ma rimane ultimamente falso

- Se pure c’è un’assoluta alterata tra la cosa e la sua immagine mentale, nondimeno

esiste tra le due un’innegabile coordinazione: l’una è la causa dell’altra

- I due oggetti di conoscenza (prameya) di cui parlava anche Dignaga, non sono due

entità distinte ma due modi diversi in cui l’unico esistente (il particolare) viene recepito da due diversi mezzi di conoscenza

- Validità di un mezzo di conoscenza —> non deludere le aspettative (pragmatiche)

del soggetto conoscente, ovvero permettergli un’azione efficace

  • manifestare un oggetto che non sia stato già conosciuto in precedenza

- Analisi di quale sia il fondamento ultimo della ragione logica (inferenza) —> 2 sole

relazioni possono aspirare alla qualifica di ‘connessione essenziale’—> causalità e identità

—> le sole inferenze da considerarsi valide sono quelle basate su una proprietà essenziale

  • terzo tipo di ragione logica = non-percezione (anche se finisce per considerarla un caso particolare di identità (percezione dell’assenza del vaso) Perchè si possa passare dalla percezione positiva di qualcosa (ex spazio vuoto) alla conoscenza dell’assenza della cosa che ci si aspettava di vedere devono essere soddisfatti 2 requisiti: - le due cose devono possedere un’uguale capacità di suscitare una certa cognizione così da dover presumibilmente essere associate in uno stesso atto conoscitivo
  • devono verificarsi tutte le condizioni che rendano un’eventuale visione possibile sia da parte dell’oggetto che del soggetto

- NB: causalità - identità - non percezione —> contenuto positivo alla relazione tra

probans e probando —> incremento sia in termini di rigore che di semplificazione, rendendo superfluo il ricorso alla concordanza negativa e limitando l’uso delle esemplificazioni ai soli casi in cui il probando non è noto all’interlocutore