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Le forme nominali del verbo in latino, inclusi il participio, il gerundio e il supino. Viene descritta la declinazione di ognuna di queste forme, con esempi e traduzioni in italiano. Utile per chi sta studiando la grammatica latina.
Tipologia: Sintesi del corso
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Si definiscono così quelle forme verbali che presentano alcune variabili di declinazione come:
Presente (forma attiva, azione contemporanea rispetto al verbo della reggente)
Si forma a partire dal tema del presente con l’aggiunta delle seguenti desinenze:
La declinazione è quella degli aggettivi della 2^ classe a una uscita (ma abl. sing. -E) I verbi deponenti ricalcano le coniugazioni regolari (HORT-ANS, -ANTIS ecc.) Il participio presente può avere anche valore finale *
Traduzione:
Esempi:
Futuro (forma attiva, azione posteriore rispetto al verbo della reggente)
Si forma a partire dal tema del supino con l’aggiunta delle seguenti desinenze:
La declinazione è quella degli aggettivi della 1^ classe I verbi deponenti ricalcano le coniugazioni regolari (HORTAT-URUS/A/UM ecc.) Nota, inoltre, l’analogia con l’infinito futuro attivo, in cui il participio compare nel solo caso accusativo unito alla forma ESSE Sul participio futuro su fonda la perifrastica attiva * Il participio futuro può avere anche valore finale **
Traduzione:
Esempi:
** Veniam laudaturus te: ‘verrò per lodarti’
IL GERUNDIO (forma attiva)
E’ un sostantivo verbale di genere neutro e corrisponde alla declinazione del- l’infinito (presente) sostantivato italiano (tranne che per il nominativo e l’accusativo semplice, ovvero per la funzione di soggetto e complemento oggetto, che viene resa con l’infinito presente). La traduzione italiana col gerundio presente è, pertanto, da escludere (unica possibile eccezione il caso ablativo)
Si comporta come un sostantivo della 2^ declinazione (solo al singolare), a partire dal tema del presente con l’aggiunta delle seguenti desinenze del genitivo:
1^ coniugazione: AM-ANDI 3^ coniugazione: LEG-ENDI 2^ “ : MON-ENDI 4^ “ : AUD-IENDI
N.B. Il verbo essere non ha il gerundio I verbi deponenti ricalcano le coniugazioni regolari (HORT-ANDI ecc.)
Nominativo AMARE: traduz. ‘amare’ (sogg.) Genitivo AM-ANDI: “ ‘di amare’ (compl. specificazione) Dativo AM-ANDO: “ ‘a/per amare’ (compl. termine) Acc. Semplice AMARE: “ ‘amare’ (compl. oggetto) AD + Acc. AD AM-ANDUM “ ‘a/per amare’ (compl. fine) Ablativo AM-ANDO “ ‘con l’amare/amando ecc.’ (compl. mezzo ecc.)
N.B. Il caso ablativo può essere anche introdotto da preposizione Il valore finale (di forma implicita) oltre che dall’accusativo preceduto dalla preposizione AD può essere espresso anche dal genitivo retto dagli ablativi CAUSA/GRATIA (AMANDI CAUSA/GRATIA: ‘a/per amare’)
Esempi:
IL GERUNDIVO (forma passiva = solo verbi transitivi)
-ANDUS / -ANDA / -ANDUM (1^ coniugazione) > AM-ANDUS, A, UM -ENDUS / -ENDA / -ENDUM (2^ “ ) > MON-ENDUS, A, UM -ENDUS / -ENDA / -ENDUM (3^ “ ) > LEG-ENDUS, A, UM -IENDUS / -IENDA / -IENDUM (4^ ) > AUD-IENDUS, A, UM
N.B. Il gerundivo ha valore passivo anche per i verbi deponenti
La traduzione italiana di AMANDUS è: (‘da amare’)/‘da amarsi’/‘da essere amato’
Ti capiterà spesso di trovare il gerundivo concordato con un sostantivo, come un normale aggettivo, in un caso diverso dal nominativo o dall’accusativo semplice (cioè in un caso per cui esiste la forma corrispondente di gerundio), ad esempio:
CUPIDO AMANDAE PUELLAE (genitivo) AD LAUDANDAM AMICAM (AD + accusativo) AMICAE LAUDANDAE CAUSA (genitivo)
Poiché la traduzione letterale (‘il desiderio della fanciulla da amarsi’ ecc.) non è accettabile: a) sostituisci il gerundivo col gerundio lasciando inalterato il caso della forma nominale del verbo; b) trasforma il sostantivo nel caso accusativo, se non lo è già. A questo punto puoi tradurre alla lettera, nella certezza di non sbagliare:
CUPIDO AMANDI PUELLAM: ‘il desiderio di amare la fanciulla’ AD LAUDANDUM AMICAM: ‘per lodare l’amica’ AMICAM LAUDANDI CAUSA: ‘per lodare l’amica’