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Filosofia - Freud e Jung a confronto, Appunti di Filosofia

Freud e la rivoluzione psicoanalitica, l'inconscio e il lavoro analitico. Eros e Thanatos, "Es, Io e Super-Io", il disagio nella civiltà e il conflitto tra amore e civiltà. Il capo e la massa. Jung e la struttura della psiche, inconscio personale e collettivo, gli archetipi

Tipologia: Appunti

2024/2025

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La rivoluzione psicoanalitica - Freud
Nato in Moravia nel 1856, Freud vive ed opera a Vienna per quasi tutta la vita.
Laureato in fisiologia, si specializza in neurologia e si reca a Parigi, dove segue gli
indirizzi del neuro-psichiatra Jean Martin Charcot. Questi studia i fenomeni dell'isteria:
non li attribuisce = come gli psichiatri positivisti - a disfunzioni cerebrali e tende a
curarli mediante tecniche ipnotiche. Tornato a Vienna, Freud apre uno studio per la
cura delle malattie nervose. Insieme a Joseph Breuer, usa quelle tecniche ipnotiche
per aiutare i pazienti, soprattutto quelli affetti da isteria, a liberare le loro tensioni
emotive. Dallo studio dell'isteria Freud trae la convinzione che il problema dell'origine
delle patologie nervose dovesse essere affrontato indagando sistematicamente i
processi psichici. Nel 1895 pubblica gli Studi sull'isteria e nel 1899 L'interpretazione
dei sogni. Grande scalpore suscitano gli scritti del periodo 1901-1905, Psicopatologia
della vita quotidiana, Il motto di spirito e i suoi rapporti con l'inconscio e soprattutto i
Tre saggi sulla sessualità. Fonda, nel 1910, la Società psicoanalitica internazionale. Nel
1920 Freud ottiene una cattedra universitaria. Dal 1913 al 1932 escono suoi libri e
saggi non solo sulla psicoanalisi "clinica", ma anche su argomenti di carattere
sociologico, politico, etico e religioso, fra cui Totem e tabù, Considerazioni attuali sulla
guerra e sulla morte, Al di là del principio del piacere, Psicologia delle masse e analisi
dell'lo, L'lo e l'Es, Casi clinici, Il disagio della civiltà e Introduzione alla psicoanalisi. Nel
1938, con l'annessione dell'Austria al Reich nazista, Freud, che è ebreo, deve lasciare
Vienna per Londra, dove muore nel 1939.
L'Inconscio
La psicoanalisi costituisce una svolta radicale, nel campo delle scienze umane. Con
essa, cade l'identificazione della psiche con la sola coscienza. Ciò è stato considerato
come assurdo da tutti coloro che ritenevano che i fatti psichici potessero essere solo
coscienti. Invece, la psicoanalisi freudiana afferma che gran parte della vita psichica si
svolge nella sfera dell’inconscio.
La psicoanalisi nasce come terapia di alcune malattie nervose, come l'isteria. Dunque,
è e vuole essere una pratica clinica che mira alla guarigione di chi soffre di nevrosi.
Ma, nel corso della sua attività di analista, Freud ha attribuito alla psicoanalisi anche
uno statuto teorico, definendola scienza dell'inconscio.
Inconscio
La psiche umana non si identifica con la coscienza: è questa la tesi fondamentale su
cui poggia la psicoanalisi freudiana. Oltre ai concetti o ad altri elementi psichici
presenti nella mente e di cui siamo coscienti, vi sono anche altri contenuti presenti allo
stato latente e che possono tornare ad essere presenti alla coscienza. Freud distingue i
contenuti latenti in preconsci e inconsci. I primi, esclusi dalla coscienza a motivo della
loro debolezza, sono in grado di entrarvi quando acquistano forza; gli altri, quelli
propriamente inconsci, pur essendo forti e attivi, sono destinati a non entrare nella
coscienza.
Perché queste idee rimangono inconsce? Perché la coscienza esprime repulsione nei
loro confronti e attua una forte resistenza, rifiutandosi di accoglierle, in ragione del
Poro contenuto. L'inconscio è il campo delle "idee che rimangono-al di fuori della
coscienza". Pur senza conoscerle, sappiamo che esistono, perché della loro esistenza
abbiamo indizi indiretti, ad esempio, attraverso l'analisi dei sogni. Si è detto che
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La rivoluzione psicoanalitica - Freud

Nato in Moravia nel 1856, Freud vive ed opera a Vienna per quasi tutta la vita. Laureato in fisiologia, si specializza in neurologia e si reca a Parigi, dove segue gli indirizzi del neuro-psichiatra Jean Martin Charcot. Questi studia i fenomeni dell'isteria: non li attribuisce = come gli psichiatri positivisti - a disfunzioni cerebrali e tende a curarli mediante tecniche ipnotiche. Tornato a Vienna, Freud apre uno studio per la cura delle malattie nervose. Insieme a Joseph Breuer, usa quelle tecniche ipnotiche per aiutare i pazienti, soprattutto quelli affetti da isteria, a liberare le loro tensioni emotive. Dallo studio dell'isteria Freud trae la convinzione che il problema dell'origine delle patologie nervose dovesse essere affrontato indagando sistematicamente i processi psichici. Nel 1895 pubblica gli Studi sull'isteria e nel 1899 L'interpretazione dei sogni. Grande scalpore suscitano gli scritti del periodo 1901-1905, Psicopatologia della vita quotidiana, Il motto di spirito e i suoi rapporti con l'inconscio e soprattutto i Tre saggi sulla sessualità. Fonda, nel 1910, la Società psicoanalitica internazionale. Nel 1920 Freud ottiene una cattedra universitaria. Dal 1913 al 1932 escono suoi libri e saggi non solo sulla psicoanalisi "clinica", ma anche su argomenti di carattere sociologico, politico, etico e religioso, fra cui Totem e tabù, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, Al di là del principio del piacere, Psicologia delle masse e analisi dell'lo, L'lo e l'Es, Casi clinici, Il disagio della civiltà e Introduzione alla psicoanalisi. Nel 1938, con l'annessione dell'Austria al Reich nazista, Freud, che è ebreo, deve lasciare Vienna per Londra, dove muore nel 1939.

L'Inconscio

La psicoanalisi costituisce una svolta radicale, nel campo delle scienze umane. Con essa, cade l'identificazione della psiche con la sola coscienza. Ciò è stato considerato come assurdo da tutti coloro che ritenevano che i fatti psichici potessero essere solo coscienti. Invece, la psicoanalisi freudiana afferma che gran parte della vita psichica si svolge nella sfera dell’inconscio. La psicoanalisi nasce come terapia di alcune malattie nervose, come l'isteria. Dunque, è e vuole essere una pratica clinica che mira alla guarigione di chi soffre di nevrosi. Ma, nel corso della sua attività di analista, Freud ha attribuito alla psicoanalisi anche uno statuto teorico, definendola scienza dell'inconscio.

Inconscio

La psiche umana non si identifica con la coscienza: è questa la tesi fondamentale su cui poggia la psicoanalisi freudiana. Oltre ai concetti o ad altri elementi psichici presenti nella mente e di cui siamo coscienti, vi sono anche altri contenuti presenti allo stato latente e che possono tornare ad essere presenti alla coscienza. Freud distingue i contenuti latenti in preconsci e inconsci. I primi, esclusi dalla coscienza a motivo della loro debolezza, sono in grado di entrarvi quando acquistano forza; gli altri, quelli propriamente inconsci, pur essendo forti e attivi, sono destinati a non entrare nella coscienza. Perché queste idee rimangono inconsce? Perché la coscienza esprime repulsione nei loro confronti e attua una forte resistenza, rifiutandosi di accoglierle, in ragione del Poro contenuto. L'inconscio è il campo delle "idee che rimangono-al di fuori della coscienza". Pur senza conoscerle, sappiamo che esistono, perché della loro esistenza abbiamo indizi indiretti, ad esempio, attraverso l'analisi dei sogni. Si è detto che

caratteristica dell'inconscio è che il suo contenuto, pur restando inconscio, è attivo e si fa presente nella mente delle persone. La psicoanalisi dimostra che le idee inconsce attive sono il fattore essenziale da cui hanno origine le nevrosi. Inoltre, il modello freudiano si è contrapposto a quello positivistico per il fatto che implicava il rifiuto di spiegare fisiologicamente, in termini di disturbi organici, una serie di manifestazioni, dai lapsus verbali ai sogni, che, invece, andavano spiegati riconducendoli a fatti di natura eminentemente psichica. Così, Freud ha radicalmente messo in discussione il modello della psicologia positivista. Possiamo conoscere l'inconscio? Si può fare oggetto di conoscenza qualcosa che per definizione si sottrae alla coscienza? Perché questa conoscenza è importante?

Il lavoro analitico

Il lavoro analitico prende le mosse da sintomi, che sono segni di una malattia psichica, la nevrosi, la quale affonda le sue radici in ciò che sta oltre la sfera della coscienza. E un obiettivo fondamentale della psicoanalisi giungere alla conoscenza dell'inconscio, ritenendo che il recupero alla coscienza dei contenuti rimossi e la presa di coscienza dell'operare incosciente di una parte dell'lo costituiscano un fattore terapeutico essenziale. Infatti, se il paziente rinuncia alle sue rimozioni e le sostituisce con reazioni corrispondenti a uno stato di maturità psichica, tende a liberarsi dai sintomi propri del suo stato patologico e può guarire. Il lavoro analitico che va verso l'inconscio è arduo e complesso, opera in maniera indiretta attraverso indizi e ipotesi, studiando, spesso, quei piccoli particolari che prima di allora la scienza non aveva mai considerato degni di attenzione, ritenendoli di poco conto. Freud paragona quello dell'analista al lavoro dell'archeologo che dissotterra un edificio, un tempio o una città distrutta, partendo da ruderi. Come l'archeologo risale a manufatti di un'età molto lontana, così l'analista risale ai fatti psichici relativi ai primi o ai primissimi anni di vita dell'individuo. L’analista (in questo è più fortunato dell’archeologo) compie la sua opera utilizzando qualcosa che è vivo: infatti parte dei frammenti di ricordi, associazioni mentali e altre manifestazioni di colui che è analizzato. Il lavoro analitico è centrato sul rapporto tra l'analista e il paziente. Tale rapporto è complesso e giocato su più piani: da quello conoscitivo a quello emotivo, a quello che mette in gioco tendenze e pulsioni profonde. Compito dell'analista è vincere le resistenze del paziente ad affrontare i contenuti rimossi ed effettuare, insieme con lui, l'analisi di tali contenuti. Il metodo utilizzato dall'analista, sia che prenda le mosse da sogni oppure da ricordi, lapsus verbali o altri "atti mancati", è quello delle associazioni libere. L'analizzato viene invitato a comunicare quali immagini, ricordi o rappresentazioni di qualunque tipo tenda spontaneamente e liberamente ad associare a un certo particolare o a un determinato elemento, ad esempio a un oggetto sognato. E importante, per l'analista, evitare, per quanto è possibile, che la coscienza - con la sua capacita di censura - impedisca questa attività L'identificazione delle cause remote della nevrosi non porta automaticamente alla guarigione dai sintomi. Per questa, occorre, oltre al riconoscimento da parte del paziente, anche un complesso percorso emotivo, mediante il quale il paziente stesso possa "rivivere" emotivamente il conflitto. Fondamentale è la funzione dell'analista, sul quale viene proiettato, mediante transtert, o traslazione, il rapporto infantile con i genitori.

consentono la traduzione del contenuto onirico. Spesso sono organi e attività sessuali ad essere rappresentati mediante simboli. Ma perché c'è bisogno del lavoro onirico, soprattutto dello spostamento? Perché iLsogno il contenuto latente del sogno - è la realizzazione di un desiderio che la coscienza disapprova e che non vuole che sia rivelato. Freud, pertanto, definisce i sogni delle "realizzazioni velate di desideri ini-hil. La coscienza esercita una censura psichica impedendo a quei contenuti di salire alla coscienza. Il sonno, provocando il rilassamento della co-scienza, consente che, in qualche modo, i contenuti da essa respinti, camuffati nel sogno, vengano espressi e arrivino fino alla coscienza. L'apparente oscurità del sogno è l'opera della censura che modifica e altera i materiali che ne sono il vero contenuto. Lo stesso linguaggio simbolico si spiega con il bisogno di mascherare il contenuto latente. Ha un carattere irrazionale il lavoro onirico? Sembrerebbe di no. Freud parla di due "funzioni creatrici del pensiero": la prima trasferisce immediatamente I suoi prodotti nella coscienza; la seconda, che e anche del sogno, deve mascherarsi per raggiungere la coscienza. La sessualità Al fondo della vita psichica vi sono le pulsioni, che sono "un certo importo di energia, la che preme verso una determinata direzione". La psicoanalisi fin dall'inizio si è occupata della pulsione sessuale. L'energia di questa pulsione è detta libido. Sicuramente, ciò che fece più scandalo fu l'estensione della sessualità a tutta la vita dell'uomo e, quindi, l'affermazione di una sessualità infantile.

Eros e Thanatos

Ma l'uomo non è solo sessualità: così obiettavano in molti a Freud. Egli era d'accordo. Affermava che vi è una duplice specie di pulsioni: in opposizione a quelle sessuali, vi sono, infatti, delle pulsioni aggressive, la cui meta è la distruzione. Nell'uomo ci sono Eros e Thanatos, Amore e Morte, una spinta alla vita e una pulsione di morte. Sembrerà sacrilego, ad alcuni, collocare una pulsione di morte e distruzione nella "natura" dell'uomo. Freud nega che l'uomo, per natura, sia buono. L'uomo è violento, brutale e crudele e gli appartengono pulsioni aggressive e di distruzione. Anzi, oltre a un'aggressività che si rivolge verso il mondo esterno, esiste in noi una tendenza verso l'autodistruzione, vi è, cioè, un'aggressività che si rivolge contro noi stessi. In tal modo, sembra quasi che, perché non prevalga la tendenza all'autodistruzione, noi dobbiamo distruggere qualche altro essere o persona. Commenta Freud: è "una ben triste rivelazione per il moralista". Le nevrosi sono il risultato del conflitto tra l'Io e la sessualità. Tutta la nostra attività psichica sembra mirare al conseguimento del piacere, evitando il dispiacere; dunque, è regolata dal principio del piacere Anche le pulsioni dell'lo tendono al piacere, ma non si preoccupano di evitare il dispiacere. Rinunciare alla soddisfazione immediata può risultare inevitabile, rimandando il conseguimento del piacere, o rinunciandovi del tutto o sopportando un

po' di dispiacere. "L'lo, così educato, è diventato 'ragionevole', non si lascia più dominare dal principio del piacere, ma segue il principio di realtà". Ma le pulsioni sessuali non accettano di essere regolate dal principio di realtà: così, tra l'Io e la sessualità si determina una permanente tendenza al conflitto, sempre presente in ognuno di noi e mai del tutto risolvibile. Laddove il conflitto non trova una qualche composizione provvisoria, si produce la nevrosi. Le pulsioni sessuali che risultano inaccettabili per l'lo vengono rimosse, allontanate dalla coscienza: la rimozione è l'azione con cui l'lo si difende dalle pulsioni sessuali. Allontanate dalla coscienza, le pulsioni non cessano di agire, ma si muovono cercando altre vie, altri percorsi per manifestarsi alla coscienza. Ciò determina i sintomi, i segni di questa spinta a riaffacciarsi nella vita cosciente.

Es, Io e Super-io

La struttura della psiche con le sue dinamiche interne ormai compare in tutta la sua complessità, In essa si distinguono tre sfere diverse, ciascuna delle quali non ha contorni precisi, ma di cui è possibile stabilire le funzioni e i rapporti reciproci: l'Es, il Super-io (Super-Ego) e l'lo (Ego)... L'Es (dal pronome impersonale tedesco es, cioè "esso") è un termine che Freud prende dall'analista e scrittore Georg Walther Groddeck (II libro dell'Es). L'Es è l'inconscio, una "provincia psichica" segnata dall'estraneità all'lo. È la parte oscura della nostra personalità e, dice Freud, si lascia descrivere soto in opposizione all'lo. È un caos, "un calderone di eccitamenti ribollenti". E il luogo delle pulsioni, della loro pressione continua per il soddisfacimento e il piacere. Nell'es non vigono le leggi della coscienza e della logica, così non vale il principio di non-contraddizione, perché le pulsioni istintive contrarie convivono senza annullarsi. L'Es non conosce né il bene né il male, né, per conseguenza, conosce giudizi di valore. Tempo e spazio non sono forme dell'Es, smentendo la tesi che ne farebbe le forme necessarie di tutti i nostri atti mentali, In particolare, i contenuti dell'Es risultano inalterabili dallo scorrere del tempo, tanto da poter essere considerati "virtualmente immortali". Il Super-ego è un'istanza relativamente indipendente dall'lo. Gli appartengono tre funzioni fondamentali: l'autosservazione, la coscienza morale e la funzione di ideale. L'osservare è un'attività preliminare al giudicare e al punire, che sono le funzioni proprie della coscienza morale, la quale impedisce all'lo di fare qualcosa da cui ricaverebbe piacere. Il Super-ego è come un giudice, un censore, che sovrintende la nostra vita, la giudica, l'osserva, impone comandi e divieti. Guida e minaccia l'lo, come facevano i genitori con il bambino. Anzi, il Super-io è inizialmente l'autorità parentale che è stata interiorizzata. Infine, il Super-io è l'esponente dell'ideale dell'lo (o dell'lo ideale). Freud ne parla come se fosse l'avvocato dell'aspirazione alla perfezione". Per questo aspetto risale sia all'influsso dei genitori che a quello degli educa-tori. Il Super-io del bambino viene costruito secondo il Super-io dei geni-tari e, poi, degli educatori, divenendo il "veicolo della tradizione di tutti i giudizi di valore imperituri che per questa via si sono propagati per generazioni". Se si vuole comprendere il comportamento sociale

Al riguardo, Freud critica i Marxisti perché non si sono resi conto che è l'aggressività la pulsione fondamentale dell'uomo, e che la proprietà privata non è l'origine del "male", ma solo uno strumento dell'aggressività. Anche se si abolisse quello strumento, l'uomo passerebbe ad altri strumenti e l'essenza dell'aggressività resterebbe immutata.

L'etica come esperimento terapeutico

La visione della "natura umana" in Freud non è ottimistica, anche se egli dice di astenersi da ogni valutazione morale al riguardo. Ripete il detto homo homini lupus. L'uomo "vede nel prossimo non soltanto un eventuale aiuto e un oggetto sessuale, ma anche un invito a sfogare su di lui la propria aggressività, a sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, ad abusarne sessualmente senza il suo consenso, a sostituirsi a lui nel possesso dei suoi beni, a umiliarlo, a farlo soffrire, a torturarlo e a ucciderlo". Questa ostilità originaria tra gli uomini minaccia di distruzione la società incivilita, che fa di tutto per porre limiti all'aggressività umana, con le restrizioni della vita sessuale e proponendo il raggiungimento - impossibile secondo Freud - dell'ideale di amare il prossimo come sé stessi ("nessun'altra cosa va tanto contro la natura umana originaria"). Perciò, l'uomo civile,specie l'uomo contemporaneo, non trova la felicità nella civiltà, avendo dovuto barattare una parte della sua possibilità di feli-cila per un po' di sicurezza.... Quali sono i mezzi con i quali la civiltà svolge la sua funzione repressiva, cercando di rendere innocua l'aggressività umana? Il mezzo più potente è l'interiorizzazione dell'aggressività che, invece di essere Indirizzata verso altri, viene rivolta da Super-io contro l'lo. In questo quadro, l'etica appare come lo sforzo della civiltà per controllare le pulsioni aggressive degli uomini. Freud la definisce "un esperimen-10 terapeutico che, attraverso gli imperativi del Super-io, cerca di rag=giungere quel risultato che non è stato possibile raggiungere in nessun altro modo. Centrale, per la coscienza morale, è il senso di colpa, che deriva dalla tensione tra il Super-io e l'Io e si manifesta come bisogno di punizione. Se l'Io ha fatto il male, o anche solo desidera farlo, il Super-io, l'autorità interiorizzata a cui non restano nascosti neppure i pensieri, tormenta l'lo peccatore e sta sempre in agguato per farlo punire dal mondo esterno. Il Super-io condanna i desideri proibiti e vuole la punizione del peccatore. Anche nella religione Freud vede all'opera i meccanismi della civiltà. l'etica basata sulla religione promette - per chi adempie il comando dell'amore - un aldilà migliore. Ma questa prospettiva è debole, perché l'etica, per essere convincente, deve dare un premio sulla Terra. La religione, d'altra parte, è per Freud un'illusione infantile, l'appagamento illusorio "dei desideri più antichi, più torti, più pressanti dell'umanità"; desideri come la protezione dai pericoli della vita, l'immortalità, il trionfo della giustizia, la conoscenza dell'origine del mondo e della relazione esistente tra il corpo e lo spirito.

Considerando l'opera del Super-io dal punto di vista della cura delle nevrosi, Freud critica l'eccessivo peso dato a imperativi e divieti e la scarsa attenzione per la felicita dell'uomo. E come psicoanalista combatte le pretese eccessive del Super-io. Freud è scettico sulla possibilità che si possano produrre cambiamenti in senso riformatore nella nostra civiltà, poiché ritiene che alcune difficolta siano inerenti all'essenza stessa della civiltà, siano ad essa costitutive; quindi, teme che anche in futuro vi saranno repressione e sofferenze.

Il capo e la massa

Nella situazione contemporanea, il processo di civilizzazione, proprio per le sue esigenze di controllo e di incanalamento dei comportamenti, impone un conformismo di massa, la spersonalizzazione dei comportamenti individuali, generando non solo sofferenza nei singoli, ma anche condotte collettive "deviate", aggressive, nelle quali si esprimono, in qualche modo, sia pur camuffate ed inconsce, le tendenze represse. La civiltà alimenta la tendenza (descritta, ad esempio, nella Psicologia delle masse e analisi dell'lo, del 1921) a riconoscersi in un capo, in un leader, all'instaurarsi di un legame "libidico" che unisce, nello stesso tempo, l'individuo al capo e ad altri individui che si orientano nella stessa direzione. Capo e massa sembrano aiutare l'individuo a frenare le proprie angosce, i propri istinti autodistruttivi e distruttivi, Cosi, l'individuo non avverte la riduzione di autonomia e viene gradualmente portato a non avvertire le condotte talora aberranti a cui il capo e la massa possono costringerlo. Il legame libidico verso il capo, riflettendo l'ambivalenza del rapporto col padre, diviene, in questo modo, un modello di spiegazione di fenomeni diversissimi: ad esempio, del fenomeno della violenza e della guerra, o di cieche forme di persecuzione

  • come quelle che verranno scatenate dal Nazismo contro gli Ebrei - che porteranno al genocidio e all'assassinio di milioni di persone: persecuzioni di cui lo stesso Freud sarà vittima, quando verrà costretto a fuggire dal proprio Paese dopo l'annessione dell'Austria alla Germania imposta da Hitler.

Carl Gustav Jung

Il movimento psicoanalitico avviato da Freud sin dall'inizio ha conosciuto uno sviluppo notevole e ha provocato contributi e linee di ricerca diversi, che per lo più si muovevano all'interno dell'impostazione freudiana. Ma Carl Gustav Jung (1875-1961), dapprima allievo di Freud, ha preso nettamente le distanze dal maestro e ne ha criticato le tesi principali, costituente una posizione teorica e una pratica terapeutica che ha definito psicologia analitica (o talvolta psicologia dei complessi). Da allora, e sostanzialmente fino ad oggi, il movimento psicoanalitico si è diviso nelle due grandi famiglie: freudiana e junghiana.

La struttura della psiche e il Sé

La psiche è "l'insieme di tutti i processi psichici, consci e inconsci". La coscienza e l'inconscio sono come due sfere che si contrastano, ma che, nello stesso tempo, si integrano tra di loro. Jung, ancor più di Freud, sottolinea che la nostra coscienza non è che una piccolissima parte della psiche, come un'isoletta nel mare dell'inconscio. Al centro della coscienza c'è l'Io, “un complesso di rappresentazioni [...] dotato di un alto grado di continuità e di identità con sé". La coscienza è un prodotto recente, che si è

strato più profondo, che è innato. Jung lo chiama inconscio collettivo, perché i suoi contenuti sono gli stessi ovunque. È composto e strutturato da immagini primordiali collettive, dette archetipi, o anche categorie ereditarie, cioè immagini comuni presenti fin dai tempi remoti e che sono dotate di contenuto affettivo. Per la psicologia analitica è nel sogno che riemergono queste antiche immagini e si fa presente l'inconscio collettivo.

Gli archetipi

Gli archetipi sono i centri e i campi di forza dell'inconscio, fonte di un suo ordine, per noi invisibile e inaccessibile. Nel linguaggio figurato, proprio dell'inconscio, gli archetipi appaiono in forma personificata o simbolica, sono sempre delle metafore. Il numero degli archetipi è limitato. Tra gli archetipi più importanti vi è quello dell'immagine primordiale della Grande Madre. Jung sostiene che la differenziazione dell'Io dalla "madre" sta all'inizio di ogni presa di coscienza. Dall'archetipo paterno, invece, deriva il Logos, che cerca di sottrarsi alla tenebra originaria del grembo materno. I motivi delle immagini archetipiche sono gli stessi in tutte le civiltà. E si possono trovare nelle mitologie, nelle favole, nelle tradizioni religiose, in tutti i misteri. Da Prometeo, che ruba il fuoco agli dèi, ai miti della creazione, al peccato originale, all'eroe errante: dietro tutti questi motivi vi sono eventi psichici primordiali, in forma simbolica e figurata. Jung paragona gli archetipi alle Idee platoniche. Ma mentre l'Idea platonica aveva in sé un carattere di perfezione, l'archetipo ha, in sé, sia una parte chiara che una parte oscura. Gli archetipi sono sottratti al divenire e al mutamento propri della psiche individuale. Sono potenze psichiche vitali a cui è pericoloso andare contro: si correrebbero quei "pericoli dell'anima" noti a chi studia la psicologia dei primitivi e che nella nostra società si manifestano come disturbi nevrotici e psicotici. Negli archetipi si trova il patrimonio prezioso di tutte le religioni, simboli profondi e gravidi di energia dove le religioni non hanno ancora perso la loro forza magica. Ma nel mondo occidentale tecnicizzato e dominato dal razionalismo è venuta meno la loro forza, lasciando gli uomini privi di aiuto e di punti di riferimento. Per toglierli da questa situazione di abbandono e di disorientamento e reimmetterli nel gran fiume della vita, occorre aiutarli a recuperare un rapporto con il mondo archetipico: questo è stato uno degli scopi fondamentali dell'opera di Jung.

Ombra, Anima, Animus

Tra gli archetini ve ne sono tre a cui Jung ha dedicato un'attenzione particolare, li ha chiamati Ombra, Anima e Animus. L'Ombra, che dei tre è il più accessibile, fa riferimento agli aspetti oscuri della personalità, di ogni personalità. La difficoltà con l'Ombra è di natura morale, perché si tratta -nel rapporto da recuperare con essa- di acquisire conoscenza di sé, degli aspetti meno positivi, dei valori inferiori. Ma vi sono archetipi più forti e non controllabili che operano nell'uomo. Jung li chiama, con termini latini, Anima e Animus. La prima notazione da fare è che nella psiche dell'uomo si riscontra un elemento femminile, l'Anima appunto, e nella donna uno maschile, l'Animus. Quando parla dell'Anima Jung ricorda Maya, la danzatrice, che, nella tradizione orientale, suscita illusioni. Simboleggia la Madre, quindi il rapporto del figlio con la

madre, è ciò che avviluppa, stringe e divora. È Eros, ma passivo, che vuole essere preso, avviluppato e divorato. L'Anima rappresenta "il cerchio incantato della madre, che nutre e protegge, lo stato di lattante alleviato da qualsiasi preoccupazione". Al suo sguardo il mondo reale quasi svanisce in questa situazione. Questa immagine gli impedisce di soddisfare la sua sete insaziata di vita e di mondo. Ma un Eros infido può far dimenticare la madre e staccarsi da lei, infliggendole il dolore dell'abbandono, superando l'archetipo ancestrale delle nozze della madre con il figlio.