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Fichte e Mazzini: Nazione e Libertà - Formazione Identità Nazionali in Germania e Italia, Guide, Progetti e Ricerche di Storia

La visione di Fichte sul popolo tedesco come popolo originario dell'Europa e la sua distinzione dai popoli francese e italiano. Contrapposta a questa visione nazionalista di Fichte, vi è la concezione di Giuseppe Mazzini, che fonda la Giovine Italia e la Giovine Europa, promuovendo la libertà e l'identificazione di un popolo italiano. anche della situazione in Italia, l'ideale unitario di Mazzini, la rivoluzione borghese in Italia e l'America Latina.

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2020/2021

Caricato il 23/02/2022

Francescdam
Francescdam 🇮🇹

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L’ insoddisfazione riguardo la mentalità illuministica caratterizza il romanticismo come
Weltanschauung incentrata sul fondamentale valore del sentimento, a cui viene assegnata
un’assoluta centralità, infatti l’inquietudine e la passionalità erano sentite come espressione
dell’individualismo contro l’egualitarismo settecentesco, poiché è grazie a questa ricchezza
interiore che un individuo si differenzia dagli altri e diventa un essere unico e irripetibile. Secondo i
romantici, i popoli andavano considerati come individui e l’uomo per rendersi libero doveva
sviluppare la propria personalità, le idee, i sentimenti, allo stesso modo una nazione sarebbe stata
davvero libera solo se avesse sviluppato liberamente le proprie potenzialità, lingua e cultura. Nel
periodo romantico la storia è considerata come elemento basilare per l'analisi del presente ed è
concepita come il campo di indagine delle vicende umane, con lo studio e la ricerca delle origini
della lingua, della cultura di un popolo si riscopre l’anima di una Nazione. Il sentimento civile e
politico di questo periodo unifica tutte le arti, dalla letteratura alla pittura e alla musica. Quest’
ultima era ritenuta l’arte per eccellenza, perché capace di esprimere sentimenti e tensioni in modo
immediato e comprensibile a tutti, gli esponenti di questo periodo sono Listz e Schuman; la pittura
invece serviva, ad esempio, per esaltare le grandi gesta di un popolo, come in Delacroix, nella
“Libertà che guida il popolo”. Notiamo che mentre il neoclassicismo si rifà all'arte classica, il
romanticismo si rifà al medioevo che fino a quel momento era considerato un secolo buio e
decadente. Infatti il Medioevo viene rivalutato come il periodo in cui ebbero origine le diverse
nazionalità europee e nacquero le lingue romanze, ricordiamo lo scrittore inglese Walter Scott con
Ivanohe. Quindi nel nation- building era fondamentale che ci fosse un sistema di tradizioni e di
simboli, che facessero sentire il popolo coeso e creassero un’identità collettiva, di modo che, con
un’unità culturale, la Nazione sarebbe stata in grado di fronteggiare gli invasori e ottenere
l’indipendenza. Il filosofo tedesco J. G. Ficthe , scrive i “ Discorsi alla Nazione Tedesca” durante l’
occupazione napoleonica della Germania. In quest’opera il punto di partenza del filosofo è superare
l’egoismo nel quale è caduta la nazione tedesca a causa dell’occupazione dello straniero (quella
francese). Per realizzare il superamento dell’egoismo, egli non si appella a mezzi militari ma
spirituali. Cioè vuole ottenere una rinascita interiore degli animi e ciò è possibile con una nuova
educazione nazionale che permette di formare lo spirito patriottico negli individui. L’educazione
nazionale di cui parla Fichte nei discorsi consiste in un’ educazione pubblica basata sul lavoro e che
ha come scopo quella di formare la morale dei cittadini (questo tipo di educazione si fa al
pedagogista Pestalozzi). Quest’educazione deve creare una nuova generazione libera da ogni
egoismo e dovrebbe essere impartita in collegi pubblici. Nei discorsi c’è un chiaro riferimento alla
superiorità tedesca, che si fonda su una superiorità culturale e spirituale basata sulla lingua e, infatti
proprio il linguaggio sta alla base dei discorsi fichtiani. Fichte fonda la Kultur di popolo sullo
Sprache (linguaggio) e sostiene che la distinzione tra i tedeschi e gli altri popoli riguardi la
differenza di lingua, infatti secondo Fichte, in Germania si trovava il popolo originario del ceppo
europeo, il popolo per antonomasia, che aveva conservato la sua lingua originale e che, anche per
questo, possedeva la vita spirituale più profonda e più autentica, a differenza degli altri popoli come
Francia e Italia .Fichte andò addirittura oltre l'idea della purezza etnica, individuando in quello
tedesco «un popolo primordiale» (Ur-Volk) con una lingua primordiale (Ur-Sprache), destinato
metafisicamente a divenire la guida del mondo.
Quindi solo i Tedeschi producono una cultura autentica, fondata sull’unità di pensiero e azione,
capace di estendersi a tutto il popolo; i popoli non germanici, invece, producono una cultura astratta
e formale, limitata ai ceti più elevati, di conseguenza il popolo tedesco essendo il più puro, deve
essere di guida per gli altri e contribuire allo sviluppo del progresso generale. Il filosofo auspicava
l'avvento di una nuova generazione di tedeschi e proclamava che solo la Germania era la nazione
spiritualmente "eletta" a realizzare l'«umanità tra gli uomini». Tale idea è ravvisabile anche in
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L’ insoddisfazione riguardo la mentalità illuministica caratterizza il romanticismo come Weltanschauung incentrata sul fondamentale valore del sentimento, a cui viene assegnata un’assoluta centralità, infatti l’inquietudine e la passionalità erano sentite come espressione dell’individualismo contro l’egualitarismo settecentesco, poiché è grazie a questa ricchezza interiore che un individuo si differenzia dagli altri e diventa un essere unico e irripetibile. Secondo i romantici, i popoli andavano considerati come individui e l’uomo per rendersi libero doveva sviluppare la propria personalità, le idee, i sentimenti, allo stesso modo una nazione sarebbe stata davvero libera solo se avesse sviluppato liberamente le proprie potenzialità, lingua e cultura. Nel periodo romantico la storia è considerata come elemento basilare per l'analisi del presente ed è concepita come il campo di indagine delle vicende umane, con lo studio e la ricerca delle origini della lingua, della cultura di un popolo si riscopre l’anima di una Nazione. Il sentimento civile e politico di questo periodo unifica tutte le arti, dalla letteratura alla pittura e alla musica. Quest’ ultima era ritenuta l’arte per eccellenza, perché capace di esprimere sentimenti e tensioni in modo immediato e comprensibile a tutti, gli esponenti di questo periodo sono Listz e Schuman; la pittura invece serviva, ad esempio, per esaltare le grandi gesta di un popolo, come in Delacroix, nella “Libertà che guida il popolo”. Notiamo che mentre il neoclassicismo si rifà all'arte classica, il romanticismo si rifà al medioevo che fino a quel momento era considerato un secolo buio e decadente. Infatti il Medioevo viene rivalutato come il periodo in cui ebbero origine le diverse nazionalità europee e nacquero le lingue romanze, ricordiamo lo scrittore inglese Walter Scott con Ivanohe. Quindi nel nation- building era fondamentale che ci fosse un sistema di tradizioni e di simboli, che facessero sentire il popolo coeso e creassero un’identità collettiva, di modo che, con un’unità culturale, la Nazione sarebbe stata in grado di fronteggiare gli invasori e ottenere l’indipendenza. Il filosofo tedesco J. G. Ficthe , scrive i “ Discorsi alla Nazione Tedesca” durante l’ occupazione napoleonica della Germania. In quest’opera il punto di partenza del filosofo è superare l’egoismo nel quale è caduta la nazione tedesca a causa dell’occupazione dello straniero (quella francese). Per realizzare il superamento dell’egoismo, egli non si appella a mezzi militari ma spirituali. Cioè vuole ottenere una rinascita interiore degli animi e ciò è possibile con una nuova educazione nazionale che permette di formare lo spirito patriottico negli individui. L’educazione nazionale di cui parla Fichte nei discorsi consiste in un’ educazione pubblica basata sul lavoro e che ha come scopo quella di formare la morale dei cittadini (questo tipo di educazione si fa al pedagogista Pestalozzi). Quest’educazione deve creare una nuova generazione libera da ogni egoismo e dovrebbe essere impartita in collegi pubblici. Nei discorsi c’è un chiaro riferimento alla superiorità tedesca, che si fonda su una superiorità culturale e spirituale basata sulla lingua e, infatti proprio il linguaggio sta alla base dei discorsi fichtiani. Fichte fonda la Kultur di popolo sullo Sprache (linguaggio) e sostiene che la distinzione tra i tedeschi e gli altri popoli riguardi la differenza di lingua, infatti secondo Fichte, in Germania si trovava il popolo originario del ceppo europeo, il popolo per antonomasia, che aveva conservato la sua lingua originale e che, anche per questo, possedeva la vita spirituale più profonda e più autentica, a differenza degli altri popoli come Francia e Italia .Fichte andò addirittura oltre l'idea della purezza etnica, individuando in quello tedesco «un popolo primordiale» (Ur-Volk) con una lingua primordiale (Ur-Sprache), destinato metafisicamente a divenire la guida del mondo. Quindi solo i Tedeschi producono una cultura autentica, fondata sull’unità di pensiero e azione, capace di estendersi a tutto il popolo; i popoli non germanici, invece, producono una cultura astratta e formale, limitata ai ceti più elevati, di conseguenza il popolo tedesco essendo il più puro, deve essere di guida per gli altri e contribuire allo sviluppo del progresso generale. Il filosofo auspicava l'avvento di una nuova generazione di tedeschi e proclamava che solo la Germania era la nazione spiritualmente "eletta" a realizzare l'«umanità tra gli uomini». Tale idea è ravvisabile anche in

Hegel, che parlava di «spirito del mondo» (Weltgeist) incarnato nei tedeschi Con Ficthe nasce il concetto di nazione, accompagnato però dal concetto di nazionalismo, quindi della superiorità di una nazione rispetto ad un’altra, che porterà poi al Pangermanesimo, ovvero l’unione di tutti i popoli slavi che si definiscono superiori. Opposto al principio nazionalistico fichtiano, c’è il principio di nazionalità di Giuseppe Mazzini, che è essenzialmente romantico e ha come fondamento la libertà, perché un popolo è libero solo se circondato da altri popoli liberi, perché sanno cos’è la libertà; perciò dalla Giovine Italia nasce la Giovine Europa. Questo concetto si sviluppa durante l’unificazione italiana, che si conclude nel 1861, questo processo però viene imposto dall’ alto verso il basso e possiamo definirlo dunque una forzatura perché è stato applicato un modello uguale a una popolazione eterogenea, che partiva con un ritardo economico, industriale e culturale. Possiamo quindi parlare di un’Italia non realmente unita, secondo Carlo Rosselli, in Italia non è mai nata una nazione, come invece in Inghilterra e in Francia perché non ci sono state guerre civili o religiose, che vengono definite trasversali, perché fanno in modo che il popolo si allei e si unisca. Il popolo italiano invece era molto frammentato, sia dal punto linguistico che culturale, infatti ci furono vari tentativi di far risorgere l’identità italiana, nella consapevolezza della sua eterogeneità, come vediamo in Francesco De Sanctis che scrisse la “Storia della letteratura italiana”. Era fondamentale che ci fosse un’identificazione dell’Italia e di creare un popolo italiano, che secondo Mazzini, doveva capire di essere figlio di una stessa identità e doveva essere educato all’ autodeterminazione e alla democrazia. Mazzini segue la “religione dell’umanità”, Dio vive nel popolo ed il popolo è libero. La concezione mazziniana della religione era “Dio e popolo”, dunque il Dio di Mazzini non è un dio rivelato, come quello delle religioni monoteistiche, ma piuttosto un dio rivelante, che partecipa con l’uomo e che con esso e per esso si esplica. Questa visione è profondamente romantica, e in qualche modo simile allo Spirito hegeliano, pur differendo nelle modalità e nel soggetto del progresso. Dio per Mazzini, al contrario dello Spirito di Hegel, non governa il progresso degli uomini da un punto di vista esterno e totalmente trascendente, ma è partecipe di esso, vive di esso, in qualche modo esiste in esso e per esso. All’ interno della storia, l’uomo è chiamato da Dio a contribuire al bene dell’umanità, i popoli attuando i loro doveri personali, contribuiscono nella realizzazione della loro missione storica. La visione di Mazzini era profondamente spirituale, ma non basta declamare il dovere per far si che questo sia compiuto, occorre agire nel concreto. Il singolo non dispone di abbastanza forza per fare la differenza, per questo, secondo Mazzini, Dio ha fatto si che la nostra natura fosse sociale, donando la facoltà di associarci. L’associazione moltiplica le forze degli uomini, permette ad essi di essere soggetto storico e di raggiungere grandi conquiste. Ogni progresso è frutto di dinamiche innescate su scala comunitaria, mai esclusivamente di origine individuale. L’Associazione porta alla Libertà, della quale, assieme al progresso, ne rappresenta il fine. Da associato l’uomo può dirsi libero, perché veramente in grado di difendersi, perché veramente in grado di abbattere il privilegio. L’Associazione è un patto fra uomini liberi, è la scelta di chi vuole essere più che individuo in balia della Storia. Per questo fonda la Giovine Italia, una fratellanza che voleva che voleva l’Italia “una, unita, repubblicana” perché tutti gli uomini di una nazione sono chiamati, per la legge di Dio e dell’umanità, ad essere fratelli, uguali e liberi. Appoggiava il progetto mazziniano, Giuseppe Garibaldi, anche lui desiderava un’Italia unita e l’abbattimento di tutte le monarchie in favore della Repubblica. Garibaldi combatté per un periodo nell’ America del Sud, ma ritornò in Italia alle prime avvisaglie rivoluzionarie e combatté al fianco di Mazzini alla difesa della Repubblica Romana, animò le forze repubblicane contro i francesi alleati di Pio IX, ma purtroppo i repubblicani dovettero cedere alle forze nemiche e Garibaldi fu costretto ad abbandonare Roma nel 1846. Tuttavia non abbandonò gli ideali unitari e si incontrò con Cavour e Vittorio Emanuele II, che gli concessero di creare un gruppo di volontari, quindi rinunciò l’ideale di un’Italia repubblicana a

una produzione tutta incentrata sulle esportazioni in funzione dei bisogni europei e soffocata dalle tasse che lascia pochissimo spazio ai consumi interni. Tra i creoli, prevalentemente ricchi o comunque benestanti che amministravano le ricchezze per conto delle famiglie imperiali di Spagna e Portogallo, crebbe il desiderio di una maggiore autonomia fiscale dalla madrepatria .Dietro il grido d’indipendenza dell’America ,oltre all’insofferenza delle élite creole (i discendenti dei conquistadores spagnoli) nei confronti del monopolio commerciale imposto dalla madrepatria, latina ci sono le forze scatenate dalle nuove idee liberali, dall’Illuminismo, dalla Rivoluzione francese, nonché dalla rivoluzione americana nel Nord e la creazione degli Stati Uniti d'America che favorirono l'emergere di movimenti di indipendenza anche in queste colonie. Le guerre di liberazione furono anche favorite dal crollo della monarchia spagnola, demolita da Napoleone nel 1808. Il Re di Spagna viene fatto prigioniero dalla Francia napoleonica, lasciando quindi in America un vuoto politico: in assenza di una figura di riferimento che si poneva come garante formale dell’ordine costituito, gestire la situazione diventò impossibile. Ed è proprio di questo vuoto che si approfittò l’élite coloniale creola, la quale peraltro usò in chiave antispagnola e antifrancese quell’ideale di libertà economica e commerciale nato proprio dalla borghesia inglese e francese durante la Rivoluzione Atlantica. Tra il 1806 e il 1825, si aprì, quindi un vasto processo rivoluzionario che portò all'indipendenza gli stati dell’America latina. Furono i regimientos, vale a dire le milizie governative affidate ai creoli che iniziarono la rivolta contro Madrid. I creoli potevano così controllare le miniere, i grandi domini e appropriarsi della "terra di nessuno" in cui vivevano le popolazioni indiane. Nonostante gli sforzi e le ambizioni di Bolívar, il generale che ha guidato la lotta per l'indipendenza del Perù e di altre colonie, il Sud America non ha potuto raggiungere il progetto di una grande unione federale sulla falsariga degli Stati Uniti. I neo Stati, Brasile a parte, si diedero costituzioni democratico- repubblicane, come quella statunitense. Però l’indipendenza dell’America latina produsse, la frammentazione politica del continente e nacquero tanti piccoli stati indeboliti dalla guerra e scarsamente popolati. Però mancarono i presupposti per un vero regime democratico, perché l’amministrazione pubblica era inesistente e l’attività politica era gestita dai padroni delle piantagioni o dalle oligarchie familiari. Quindi ci fu un trentennio di instabilità politica, in cui presero il potere i caudillos, capi di eserciti locali, che vennero istituiti durante l’indipendenza. Quindi il sogno del Libertador, Simone Bolivar, sfumò e alcuni studiosi fanno coincidere l’inizio dell’ indebitamento dell’America latina, proprio con le gesta del venezuelano. Il giovane Bolivar figurò fra i rari creoli che associarono la libertà politica all’ emancipazione .Questo aristocratico di Caracas, nato nel l783 da una famiglia il cui lignaggio paterno e materno risalgono al periodo della conquista, si ritrova molto precocemente orfano ed erede di una fortuna considerevole basata sul possesso di miniere e di piantagioni. Animato dal un profondo ideale romantico, sognava di creare una confederazione che raggruppasse il continente sud-americano sotto il suo potere. Fu uno dei principali esponenti delle lotte per l’indipendenza, che si alternarono tra successi e insuccessi. Capì nel 1816, che l’indipendenza non poteva riguardare solo l’élite, perché il resto della popolazione restò fedele alla Spagna. Quindi Bolivar si rese conto che l’indipendenza doveva diventare una lotta popolare, perciò promise la liberazione degli schiavi e la redistribuzione delle terre tolte al nemico. Come Garibaldi che promise ai contadini del Sud terre che non avrebbero mai ricevuto e le loro gesta dei così detti “liberatori” contribuirono a peggiorare la situazione economica dei paesi. Il Sud Italia si impoverì ancora di più, mentre a causa dei prestiti chiesti da Bolivar all’ Inghilterra, l’America Latina imperversa tutt’ ora in un’instabilità economica. Entrambi cercarono di unire forzatamente Stati che tra al loro interno erano eterogenei e non possedevano una vera e propria un’identità culturale nazionale sulla quale basarsi. In America latina la disgregazione avvenne dopo poco, mentre in

Italia ancora oggi si dice che effettivamente un’unione vera e propria non sia mai avvenuta. Perché gli ideali di unificazione non provenivano dalla popolazione, ma solo da una piccola percentuale ricca che ne avrebbe tratto giovamento, Garibaldi e Bolivar non si appellarono al popolo cercando di unirlo attraverso un’ideale collettivo, facendoli sentire tutti figli di una stessa patria, ma imponendosi solo militarmente. Non come farà Lincoln nella Guerra di Secessione Americana, che fu una vera e propria guerra civile a cui prese parte tutta la popolazione, infatti volle la guerra per creare unione. Infatti possiamo definirla la prima guerra totale o di massa, precursore delle due Grandi Guerre, perché vennero usate per la prima volta le armi prodotte dall’industria militare e coinvolsero tutta la società. Il conflitto ebbe origini per una differente concezione statuale degli Stati del nord e quelli del sud, sia sul piano economico, con il nord legato all’industrializzazione e all’allora dirompente economia protezionista contro la società fondamentalmente agraria e liberoscambista del sud, sia su quello politico, i primi sempre più volti ad un maggiore accentramento del potere politico a dispetto dei secondi, volti più ad una visione confederativa e autonomista. Avevamo quindi una forte spaccatura tra il nord e il sud, il nord aveva città più ricche, una borghesia industriale e un rapporto commerciale con l’ Europa e rappresentava il Partito Repubblicano ; invece il Sud, era latifondista e si basava sull’ economia agricola ed era comandato da 2 mila famiglie di grandi coltivatori che formavano il Partito Democratico, fondato da Jackson. Quindi la situazione tra il Nord e il Sud americano era simile a quella italiana Il mito che vede lo scoppio della guerra la volontà dell’Unione di abolire la schiavitù degli afro- americani contro la volontà di mantenerla della neonata Confederazione, fu solo una delle cause del conflitto, che trovava le vere ragioni nella volontà del nord di salvare l’unità del paese e del sud di preservare l’autonomia. Se è vero che l’ideologia “abolizionista” fosse sinceramente sentita da parte di alcune associazioni che la promuovevano con entusiasmo, è altrettanto vero che contemporaneamente fosse esaltata per pura propaganda al fine di presentare il conflitto come uno scontro tra il “bene” identificabile nell’Unione e il “male” incarnato nella Confederazione. Infatti nel 1863, Lincoln proclamò l’emancipazione del tredicesimo emendamento, che riteneva la schiavitù illegittima in tutto il territorio. La conseguente vittoria dell’Unione, ha comportato nella mentalità statunitense il radicamento di questo concetto di “bene” contro il “male”, tant’è che i seguenti interventi armati nella storia da parte statunitense avranno sempre un’etichetta di guerra per la libertà. Anche se per due anni durante la guerra ebbero la meglio i confederati, con il generale Robert Lee, alla fine l’esercito nordista prevalse, anche grazie alla propaganda politica del 1862 di Lincoln in cui emanò due leggi a favore dei contadini e gli schiavi. Il 19 novembre del 1863, Lincoln pronunciò uno dei discorsi più importanti della storia e fu fondamentale perché spostò l’obiettivo di quella guerra, superandone uno che a quel punto era concreto e raggiungibile a vantaggio di uno ben più complicato e ambizioso, ovvero quello di una Nazione unita. Il discorso di Gettysburg fu innanzitutto molto breve. Nella versione originale in inglese sono 1450 battute e fu pronunciato per la cerimonia con la quale il campo di battaglia ove poco più di quattro mesi prima si era combattuta la battaglia decisiva della Guerra Civile veniva trasformato nel cimitero nazionale in ricordo delle migliaia di soldati, sia nordisti che sudisti, caduti in quei tre giorni di massacro, all’epoca, Lincoln mise in campo un’idea nuova ovvero che l’America dovesse considerarsi un’unica “nazione”, e non semplicemente una grande aggregazione di Stati, e che i suoi abitanti costituissero un unico “popolo degli Stati Uniti d’America”. “Or sono sedici lustri e sette anni che i nostri avi costruirono su questo continente una nuova nazione, concepita nella Libertà e votata al principio che tutti gli uomini sono stati creati uguali”.