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Gian Lorenzo Bernini: Il Maestro del Barocco, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Gian Lorenzo Bernini: vita, formazione e influenze architettoniche, opere (David, Dafne e Apollo, il baldacchino di San Pietro, Estasi di Santa Teresa, colonnato di San Pietro).

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 08/11/2022

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GIAN LORENZO B ERNINI
Gian Lorenzo Bernini è considerato il più
grande protagonista del Barocco italiano,
tantoché era chiamato “Il gran Michelangelo”
del suo tempo. Questo ci fa comprendere il
campo artistico in cui lui si distingue in
particolare, ovvero la scultura.
Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli nel 1598.
La sua famiglia, di origine fiorentina, si reca
anche a Roma, dove il Bernini ha modo di
ammirare i capolavori dei più grandi artisti
italiani. Figlio di Pietro Bernini, anch’egli
scultore (nonché autore della celebre fontana
della Barcaccia a Roma), Gian L. Bernini ha la
fortuna di ingraziarsi ben presto anche grazie
alle conoscenze del padre- il cardinal
Borghese, per il quale realizzerà le sue più
celebri sculture. In particolare, lavora per tre
papi: Papa Urbano VIII, della famiglia
Barbierini, Papa Innocenzo X della famiglia
Panfili e Alessandro VII.
In realtà, G. Lorenzo Bernini si forma come
scultore ma sarà anche pittore, scenografo,
architetto, poeta e drammaturgo.
Comprendiamo ch’egli era un artista a tutto
tondo che aveva una personalità sfavillante,
coinvolgente, sempre al centro
dell’attenzione. Sarà anche l’autore di grandi
coreografie romane, ancora oggi nella mente
di tutti, come, ad esempio, la fontana dei
quattro fiumi di Piazza Navona e il colonnato
di San Pietro, grandi simboli della città eterna.
Per tutte queste ragioni, egli si configura come
il protagonista assoluto del barocco e metterà
anche in ombra, talvolta, artisti di importante
calibro come ad esempio il Borromini,
specializzato in architettura, con il quale
percepiva un’incommensurabile rivalità.
In tal modo, egli lavorò per tutta la vita a
Roma, da cui si spostò soltanto per un breve
soggiorno nella corte di Luigi XIV a Versailles,
il quale voleva commissionargli una parte della
reggia. Lì trovò una rivalità assoluta degli artisti
francesi che lo costrinsero ben presto a
ritornare in Italia. Alla corte di Versailles,
Bernini lasciò il celeberrimo ritratto di Luigi
XIV, che testimonia l’immensa e straordinaria
dote ritrattistica dell’artista. In questo ambito,
egli ebbe un’importanza straordinaria nel
mondo del ritratto poiché riportò in auge il
ritratto alla romana sino ad un virtuosismo mai
visto prima. Lui amava lavorare con il marmo
e ne era un maestro, al punto che giunse a
realizzare uno dei più grandi ritratti della
storia dell’arte, ovvero quello di Thomas
Baker, in cui è possibile ammirare un colletto
di pizzo realizzato minuziosamente.
DAVID
Nel David di Donatello
era possibile
riconoscere un fanciullo
trionfante, molto legato
ai concetti neoplatonici,
mentre nel David di
Michelangelo potevamo
ammirare un uomo
pensoso, teso e concentrato a conseguire la
vittoria, il cui corpo era in stretta correlazione
con la mente, con il suo stato d’animo. Il David
del Bernini, invece, è colto nel momento più
importante della narrazione, ovvero nel
momento in cui si trova in procinto di
scagliare la pietra.
Questa scultura occupa lo spazio e possiamo
ammirarla da ogni singola angolazione. Questo
perché una prerogativa della scultura barocca
è la teatralità, il desiderio di coinvolgere lo
spettatore da tutti i punti di vista, il non
scegliere un punto di vista preferenziale
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GIA N LORENZO B ER NINI

Gian Lorenzo Bernini è considerato il più grande protagonista del Barocco italiano, tantoché era chiamato “Il gran Michelangelo” del suo tempo. Questo ci fa comprendere il campo artistico in cui lui si distingue in particolare, ovvero la scultura.

Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli nel 1598. La sua famiglia, di origine fiorentina, si reca anche a Roma, dove il Bernini ha modo di ammirare i capolavori dei più grandi artisti italiani. Figlio di Pietro Bernini , anch’egli scultore (nonché autore della celebre fontana della Barcaccia a Roma), Gian L. Bernini ha la fortuna di ingraziarsi ben presto anche grazie alle conoscenze del padre- il cardinal Borghese, per il quale realizzerà le sue più celebri sculture. In particolare, lavora per tre papi: Papa Urbano VIII, della famiglia Barbierini, Papa Innocenzo X della famiglia Panfili e Alessandro VII.

In realtà, G. Lorenzo Bernini si forma come scultore ma sarà anche pittore, scenografo, architetto, poeta e drammaturgo. Comprendiamo ch’egli era un artista a tutto tondo che aveva una personalità sfavillante, coinvolgente, sempre al centro dell’attenzione. Sarà anche l’autore di grandi coreografie romane, ancora oggi nella mente di tutti, come, ad esempio, la fontana dei quattro fiumi di Piazza Navona e il colonnato di San Pietro, grandi simboli della città eterna. Per tutte queste ragioni, egli si configura come il protagonista assoluto del barocco e metterà anche in ombra, talvolta, artisti di importante calibro come ad esempio il Borromini, specializzato in architettura, con il quale percepiva un’incommensurabile rivalità.

In tal modo, egli lavorò per tutta la vita a Roma, da cui si spostò soltanto per un breve

soggiorno nella corte di Luigi XIV a Versailles, il quale voleva commissionargli una parte della reggia. Lì trovò una rivalità assoluta degli artisti francesi che lo costrinsero ben presto a ritornare in Italia. Alla corte di Versailles, Bernini lasciò il celeberrimo ritratto di Luigi XIV, che testimonia l’immensa e straordinaria dote ritrattistica dell’artista. In questo ambito, egli ebbe un’importanza straordinaria nel mondo del ritratto poiché riportò in auge il ritratto alla romana sino ad un virtuosismo mai visto prima. Lui amava lavorare con il marmo e ne era un maestro, al punto che giunse a realizzare uno dei più grandi ritratti della storia dell’arte, ovvero quello di Thomas Baker, in cui è possibile ammirare un colletto di pizzo realizzato minuziosamente. DAVID Nel David di Donatello era possibile riconoscere un fanciullo trionfante, molto legato ai concetti neoplatonici, mentre nel David di Michelangelo potevamo ammirare un uomo pensoso, teso e concentrato a conseguire la vittoria, il cui corpo era in stretta correlazione con la mente, con il suo stato d’animo. Il David del Bernini, invece, è colto nel momento più importante della narrazione, ovvero nel momento in cui si trova in procinto di scagliare la pietra. Questa scultura occupa lo spazio e possiamo ammirarla da ogni singola angolazione. Questo perché una prerogativa della scultura barocca è la teatralità, il desiderio di coinvolgere lo spettatore da tutti i punti di vista, il non scegliere un punto di vista preferenziale

perché il fruitore deve essere totalmente coinvolto. Mentre dapprima si prediligeva un lato preferenziale ben preciso, che era quello dell’ osservatore, ora vengono presi tutti in considerazione e la scultura è godibile a 360 gradi. Nel periodo barocco nasce infatti il concetto della figura spiraliforme e ciò significa che il David si contorce su stesso, potendo essere contemplato da ogni punto di vista. Peraltro, questa scultura è connotata anche dal contrapposto michelangiolesco e comprendiamo perché l’artista fosse effettivamente chiamato “il gran Michelangelo del suo tempo”. Da ultimo, è evidente che nel volto del David si incarni il volto del Bernini, al fine di rendere culminante il momento di massima tensione. Per ottenere un risultato realistico, il Bernini si avvale di una vincente tecnica: autoritrarsi nel volto del David nell’atto di compiere u no sforzo.

DAFNE E APOLLO

Apollo e Dafne è considerata una delle sculture più belle di tutta la storia dell’arte proprio per il virtuosismo del Bernini nel lavorare il marmo. Ad oggi è collocata nella galleria borghese, dedicata al Cardinale Borghese.

Una delle prerogative dell’arte barocca è la teatralità che connota la composizione. Il fatto che la scultura si faccia teatrale, significa che viene rappresentato il momento della massima azione. Qui, Dafne, dea vergine sacra a Minerva, che aveva chiesto aiuto al padre Peneo per sfuggire alle persecuzioni di Apollo, viene trasformata in un albero di alloro. A livello tematico, infatti, le storie mitologiche

preferite del periodo barocco, in ambito privato, sono le Metamorfosi di Ovidio, le storie di trasformazioni di uomini e dei in creature sovrannaturali, uccelli, piante. Il Bernini sceglie così il momento della metamorfosi proprio perché gli consente di realizzare una scultura in marmo godibile a 360 gradi. Ciò che è impressionante è che il Bernini rappresenta il balzo del dio. Egli non realizza una scultura stabile, ma molto dinamica, tantoché la figura di Apollo è su una gamba sola. Quest’ultimo, dopo aver appena sfiorato con la mano il fianco della dea, la contempla nella sua trasformazione. Lo stupore è tale che il dio rimane a bocca aperta mentre le dita di Dafne, in una posa connotata dal contrapposto, si stanno trasformando in sottilissimi rami di alloro. È poi evidente il contrasto tra la pelle morbida e liscia della giovane e la corteccia, resa dalle subbiate, che conquista progressivamente ogni centimetro del corpo della vergine, o, ancora, le dita dei piedi che divengono radici. Qui viene enfatizzato il valore dei differenti materiali che danno elementi espressivi diversi. La straordinarietà di questa scultura è tale che permette di comprendere veramente la grande capacità tecnica ed espressiva che caratterizzava la mano del Bernini nello scolpire, ciò che si palesa anche nel Ratto di Proserpina , l’altra sua impressionante opera, dove la mano del dio degli inferi affonda nelle carni della fanciulla. IL BALDACCHINO DI SAN PIETRO Il cardinal borghese permette al Bernini di avere delle commissioni importanti e Bernini mira a divenire lo scultore del papa. Al tempo, il papa era Urbino VIII della famiglia Barberini, il quale commissiona a Bernini uno degli

private, la cui più celebre è l’Estasi di Santa Teresa, nella Cappella Cornaro di Santa Maria della Vittoria. Siamo in territorio di fazione spagnola a Roma (terreno di scontro di Francia e Spagna) perché Santa Teresa d’Avila è una santa spagnola.

Questo si costituisce come uno dei più grandi capolavori del Bernini, che ha realizzato non solo la scultura al centro, ma tutto il contesto intorno. Teres a d’Avila descriveva il suo momento di epifania spirituale come un’estasi amorosa, in cui descriveva di essere stata come folgorata da un angelo con un dardo. Questo si traduce nel linguaggio berniniano in un’opera che più che essere un’estasi spirituale, pare un’estasi erotica (tantoché l’angelo con la freccia in mano ricorda Cupido). Peraltro, solo Bernini poteva permettersi di spingersi tanto oltre in tempi di Controriforma in una committenza che pur essendo privata, rimaneva sempre una cappella.

È straordinario il modo con cui tratta la scultura, il senso di leggerezza che scaturisce dalla porosità del marmo, che contrasta con il fruscio svolazzante delle vesti.

Ciò che è straordinario è l’uso della luce , che è una luce naturale, proveniente da una finestra nascosta che lui enfatizza con i raggi di bronzo. Nuovamente, vediamo l’utilizzo di diversi materiali che occorrono a conquistare la tipica espressività del Bernini. Peraltro, in scultura è molto difficile unire materiali diversi e lui ci riusciva molto bene, ciò che testimonia la sua grandezza, perché lui conferiva ai materiali grande valore espressivo. In questo caso, il bronzo enfatizza la luce. Inoltre, vi è un grande equilibrio cromatico anche l’uso di marmi policromi, che danno un valore pittorico alle pareti.

L’aspetto più impressionante è la teatralità dell’opera. L’osservatore contempla la scena come se fosse un’opera teatrale, tantoché i l luogo dove è collocata la scultura sembra un palco. A sinistra e a destra mette nei balconcini i membri della famiglia Barberini, che stanno assistendo alla scena come se stessero in teatro. La teatralità, in questo caso, è spinta ad un virtuosismo mai visto prima. Peraltro, lui riesce a garantire grazie alle sue eccellenti potenzialità una profondità tutta illusoria che seduce l’occhio a spingersi laddove lo spazio non è che fittizio. E ciò non stupisce in tempi di Controriforma, quel momento in cui l’ar te doveva coinvolgere lo spettatore al fine di riavvicinarlo alla fede attraverso una rappresentazione “commovente che toccasse l’animo”, che generasse meraviglia e che incutesse la fede nelle persone. IL COLONNATO DI SAN PIETRO

Quando risale al papato Alessandro VII, il Bernini riceve una commissione che lo consacra alla fama immortale, ovvero Piazza San Pietro. Piazza San Pietro è uno dei più importanti simboli di Roma e della cristianità, tantoché noi non riusciamo a concepire la Basilica di San Pietr o senza l’immenso colonnato che lo completa. Alessandro VII, siccome Roma era

in un momento di espansione e di urbanizzazione (cominciato da Urbano VIII con la riqualificazione della città eterna dopo il saccheggio del 1527), voleva dare un ingresso monumentale alla basilica, che dava direttamente sul quartiere di borgo. Egli chiede al Bernini di realizzare una piazza che servisse da anticamera per i pellegrini. Fa così demolire un quartiere e vi va a collocare un immenso colonnato, dalla forma molto peculiare. Esso ha delle braccia che partono dalla facciata, si restringono e si aprono successivamente. Difatti, il Bernini voleva simulare un vero e proprio abbraccio.

Egli realizza poi due mura non perfettamente parallele per la facciata, perché si era reso conto che se avesse realizzato questi elementi perfettamente paralleli, siccome la prospettiva tende a restringere la percezione visiva verso il punto di fuga, il risultato che si sarebbe ottenuto sarebbe stato di progressivo allontanamento rispetto alla facciata. Perciò egli stringe le mura verso le braccia e le allargandole verso la facciata l’effetto è contrario: l’osservatore percepisce la sensazione di avvicinarsi sempre di più al cuore di Roma. Questa forma trapezoidale che si allarga verso la facciata serve a donare la sensazione di avvicinamento al fruitore e a smorzare l’effetto di allontanamento.

Questo colonnato consta di 284 colonne, 88 pilastri e 162 sculture e si configura come un complesso veramente monumentale, con colonne enormi di ordine toscanico (dorico con la base).

Nel progetto originale, tuttavia, questa piazza doveva essere chiusa. Bernini con amava infatti le aperture centrali e aveva concepito uno spazio per cui se l’osservatore entrava nella basilica, attraverso le due entrate laterali, non aveva mai la facciata di fronte. Questa idea al

papa non piacque e rimase soltanto un progetto incompiuto , un’incisione dell’epoca, che ci mostra il progetto originale dell’artista. Rimane quindi questo ampio spazio aperto, che è come appare tutt’oggi il colonnato di San Pietro, il coronamento della Basilica. Bernini morì poi a Roma nel 1680.