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GIOTTO (Vita - Opere), Schemi e mappe concettuali di Storia dell'Arte Moderna

Riassunto Giotto (Vita, la Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, la Cappella degli Scrovegni)

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 10/12/2022

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GIOTTO
Giotto di Bondone, conosciuto semplicemente come Giotto nacque a Vespignano (Toscana,
comune di Firenze) nel 1237 e morì a Firenze l’8 gennaio del 1337.
Si formò a Firenze nella bottega di Cimabue ma viaggiò molto a Roma e ad Assisi, per decorare
le pareti della Basilica di San Francesco. Egli soggiornò anche a Padova e a Rimini.
Giotto non lavorava da solo ma veniva aiutato dalle maestranze della sua bottega.
LA BASILICA SUPERIORE DI SAN FRANCESCO AD ASSISI
I lavori nel transetto e nell’abside vennero condotti da Cimabue. Gli affreschi della navata da
Jacopo Torriti con le Storie dell’AT e del NT.
Mancava solo l’ultimo registro della navata che avrebbe concluso il programma della basilica
superiore con un ciclo di Storie di san Francesco.
Giotto fu probabilmente chiamato nella città umbra con questo incarico da papa Niccolò IV.
Tuttavia gli studiosi sono concordi nel far risalire a Giotto anche le storie nella navata, e in
particolare due episodi con le Storie di Isacco: Isacco benedice Giacobbe e Isacco respinge
Isaia. Infatti è stata confrontata la mano destra di Esaù, con le sue ombre profonde, con quelle
dipinte da Giotto nei crocifissi, come quello di Santa Maria Novella.
Ciò ha permesso di sciogliere i dubbi sulla paternità degli affreschi. Quindi Giotto interviene nel
ciclo del Vecchio Testamento, che era stato affidato a Jacopo Torriti.
Giotto affronta per la prima volta all’interno del cantiere di Assisi il tema dello spazio come realtà
tridimensionale, riportata sul piano bidimensionale della pittura.
I dipinti si leggono a partire dalla prima campata a destra vicino al transetto per arrivare alla
controfacciata e proseguire lungo la parete opposto fino al transetto.
Il ciclo si sviluppa senza interruzioni nella fascia mediana delle pareti della navata con una
sequenza di 28 episodi, inquadrati in un’illusionistica cornice architettonica concepita come una
lunga loggia aperta sostenuta da colonne tortili.
La vita di san Francesco è raccontata da Giotto seguendo il testo della “Leggenda maggiore”
del francescano san Bonaventura. Al di sotto di ogni episodio ci sono delle iscrizioni in latino
che ne sintetizzano il contenuto facendo riferimento proprio al testo di Bonaventura.
546 giornate, circa 2 anni di lavoro.
Non è questo il primo ciclo a carattere monumentale dedicato alla vita di san Francesco.
All’interno della stessa Basilica di Assisi Giotto aveva avuto la possibilità di ammirare, e
certamente studiare, gli affreschi che forse già intorno al 1260 l’anonimo Maestro di san
Francesco (un artista umbro formatosi sugli esempi di Giunta Pisano) aveva realizzato nella
navata della chiesa inferiore: cinque storie con episodi della vita del santo da un lato e della
Passione di Cristo dall’altro, purtroppo danneggiati alla fine del XIII secolo dopo l’apertura delle
cappelle radiali.
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GIOTTO

Giotto di Bondone, conosciuto semplicemente come Giotto nacque a Vespignano (Toscana, comune di Firenze) nel 1237 e morì a Firenze l’8 gennaio del 1337. Si formò a Firenze nella bottega di Cimabue ma viaggiò molto a Roma e ad Assisi, per decorare le pareti della Basilica di San Francesco. Egli soggiornò anche a Padova e a Rimini. Giotto non lavorava da solo ma veniva aiutato dalle maestranze della sua bottega. LA BASILICA SUPERIORE DI SAN FRANCESCO AD ASSISI I lavori nel transetto e nell’abside vennero condotti da Cimabue. Gli affreschi della navata da Jacopo Torriti con le Storie dell’AT e del NT. Mancava solo l’ultimo registro della navata che avrebbe concluso il programma della basilica superiore con un ciclo di Storie di san Francesco. Giotto fu probabilmente chiamato nella città umbra con questo incarico da papa Niccolò IV. Tuttavia gli studiosi sono concordi nel far risalire a Giotto anche le storie nella navata, e in particolare due episodi con le Storie di Isacco: Isacco benedice Giacobbe e Isacco respinge Isaia. Infatti è stata confrontata la mano destra di Esaù, con le sue ombre profonde, con quelle dipinte da Giotto nei crocifissi, come quello di Santa Maria Novella. Ciò ha permesso di sciogliere i dubbi sulla paternità degli affreschi. Quindi Giotto interviene nel ciclo del Vecchio Testamento, che era stato affidato a Jacopo Torriti. Giotto affronta per la prima volta all’interno del cantiere di Assisi il tema dello spazio come realtà tridimensionale, riportata sul piano bidimensionale della pittura. I dipinti si leggono a partire dalla prima campata a destra vicino al transetto per arrivare alla controfacciata e proseguire lungo la parete opposto fino al transetto. Il ciclo si sviluppa senza interruzioni nella fascia mediana delle pareti della navata con una sequenza di 28 episodi, inquadrati in un’illusionistica cornice architettonica concepita come una lunga loggia aperta sostenuta da colonne tortili. La vita di san Francesco è raccontata da Giotto seguendo il testo della “Leggenda maggiore” del francescano san Bonaventura. Al di sotto di ogni episodio ci sono delle iscrizioni in latino che ne sintetizzano il contenuto facendo riferimento proprio al testo di Bonaventura. 546 giornate, circa 2 anni di lavoro. Non è questo il primo ciclo a carattere monumentale dedicato alla vita di san Francesco. All’interno della stessa Basilica di Assisi Giotto aveva avuto la possibilità di ammirare, e certamente studiare, gli affreschi che forse già intorno al 1260 l’anonimo Maestro di san Francesco (un artista umbro formatosi sugli esempi di Giunta Pisano) aveva realizzato nella navata della chiesa inferiore: cinque storie con episodi della vita del santo da un lato e della Passione di Cristo dall’altro, purtroppo danneggiati alla fine del XIII secolo dopo l’apertura delle cappelle radiali.

Gli affreschi del Maestro di san Francesco devono avere certamente affascinato Giotto, come si può constatare confrontano due scene con il medesimo soggetto, la Predica degli uccelli, dei due artisti: la composizione e la disposizione delle figure di Giotto dipende da quella del Maestro di san Francesco.

La critica si è a lungo domandata il significato da attribuire a questi due coretti, veri e propri spazi illusori, e sono da intendersi come un esercizio di bravura prospettiva. IL BACIO DI GIUDA: si tratta di uno degli affreschi più celebri realizzati da Giotto tra 1303 e il 1305 all’interno della Cappella degli Scrovegni intitolato “Il Bacio di Giuda”. Situato sulla parete destra all'interno del ciclo delle Storie della Vita e della Passione di Gesù. L’affresco rappresenta uno dei momenti di più alta tensione di tutto il ciclo di cui Giotto diede prova della sua capacità narrativa ed espressiva. La storia è nota: ci troviamo nel giardino degli ulivi quando Gesù fu arrestato dalle guardie dei sacerdoti ebrei a causa dell’intervento di Giuda, il quale con l’intervento delle guardie stesse, baciò Gesù affinché fosse riconosciuto. Al centro della scena Giuda sta per baciare Cristo mentre lo avvolge in un abbraccio che fa delle due figure un unico e solido blocco. Attorno ai protagonisti, occhi negli occhi e drammaticamente immobili osserviamo una folla in tumulto che oppone due gruppi contrastanti, le guardie del rabbino e quello degli apostoli che cercano invano di proteggere Gesù. Tutti i personaggi hanno fiaccole, bastoni, lance che si stagliano nette nel cielo conferendo un grande senso di disordine, tumulto e confusione e aumentando così la drammaticità della scena. I caschi delle guardie sullo sfondo, oggi anneriti, all’origine dovevano brillare di bagliori argentei. Lo stile: Anche senza un riferimento paesaggistico o architettonico sullo sfondo, Giotto riesce comunque a conferire profondità e questa profondità è conferita dal realistico agitarsi delle lance e dagli altri elementi verticali. La scelta dei colori delle vesti dei personaggi, che alterna colori caldi e freddi, aumenta la tridimensionalità. Notiamo inoltre una novità, Giotto ritrae personaggi di spalle e di scorcio / di profilo. Questa è una novità assoluta in pittura, infatti la visione bizantina prevedeva che le figure fossero sempre frontali. Lo sguardo di Cristo è intenso. Giuda ha ormai perso la sua aureola.

IL COMPIANTO DEL CRISTO MORTO fa parte delle Storie della Passione di Cristo situato nel primo registro a sinistra all’interno della Cappella degli Scrovegni decorata da Giotto tra il 1303 e il 1305. L’iconografia è detta “Il Compianto sul Cristo Morto” ed è un episodio che conclude in qualche modo la vicende terrena di Gesù. Si tratta di una rappresentazione di tragica intensità emotiva, forse la più intensa di tutto il ciclo della Cappella. L’episodio, tratto dal Vangelo, descrive l’episodio in cui il corpo di Gesù dopo essere stato deposto dalla croce viene cosparso di unguenti profumati e coperto da un lenzuolo bianco prima di essere sistemato nel sepolto. Tra i personaggi spicca Maria, che in maniera molto toccante sta toccando il corpo senza vita del figlio. Seduta a terra nel lato opposto c’è Maddalena che sta reggendo delicatamente i piedi di Gesù segnati dalla stigmate. Mentre Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo sono pronti per ricoprirlo con un telo bianco. Santa Marta tiene tra le sue mani quelle di Cristo e San Giovanni, dietro di lei, partecipa con dolore all’evento. Potremmo dividere la composizione in due parti: quella inferiore, quindi terrestre e quella superiore, celeste con i dieci angeli piangenti in cielo, caratterizzati da una gestualità molto vivace ed espressiva. Ogni angelo è dipinto diversamente dall’altro. Gli angeli, creature celesti che partecipano al dolore terreno di Cristo. La tecnica pittorica è fatta di velature di colore sovrapposte che amplificano la fisicità scultorea dei personaggi ottenuta con ombre colorate. La tavolozza è addolcita con questi colori pastello.