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La vita e le opere di giovanni battista basile, con particolare attenzione al suo capolavoro, "il cunto de li cunti". Informazioni sulla sua carriera letteraria, il suo uso del dialetto napoletano e l'influenza delle sue fiabe sulla letteratura successiva. Viene anche analizzata la trama della gatta cenerentola, una delle fiabe più famose del cunto de li cunti.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Maria Luisa Borra
DIVENNE FAMOSO GRAZIE ALLE SUE OPERE IN DIALETTO Nasce a Napoli nel 1566, fu soldato a Venezia A partire dal 1608 fu sotto la protezione di sua sorella Adriana e del marito Ritornò definitivamente nell’Italia meridionale nel 1614 Morì nel 1632 vari incarichi (^) politica vicimo (^) Napoli &ridosso of (^) processo a (^) Galile
Prima opera in dialetto: Muse Napolitane (1635)
Lo cunto de li cunti fu pubblicato postumo tra il 1634 e 1636. Si tratta di una raccolta di fiabe di origine popolare, scritte in dialetto napoletano. Vi riprende uno schema boccaccesco ma con notevoli differenze. Si tratta di una raccolta di 50 fiabe, divise in 5 giorni che venivano raccontate da dieci vecchie. Ogni giornata ha un contesto narrativo che unisce le storie raccontate. Presenta:
proverbi e^ metafore
LA GATTA CENERENTOLA La Gatta Cenerentola è il sesto passatempo della prima giornata del cunto di Basile. La più antica versione scritta europea è quella di Basile, ripresa in seguito da Charles Perrault e dai fratelli Grimm. Una antichissima versione della favola è raccontata dal greco Strabone nell’opera Geografica. La trama è diversa dalla Cenerentola che conosciamo noi, basti pensare che su suggerimento della maestra, Zezolla, uccide la matrigna; convincendo poi il padre a sposare la maestra. Una volta sposata, la maestra da buona diventa cattiva e porta a casa le sue sei figlie. Zezzolla finisce in cucina e da allora il suo nome diviene Gatta Cenerentola… Zezolla, felice da non stare nella pelle, piantò il dattero in un bel vaso e mattina e sera lo zappettava, lo innaffiava e lo asciugava col tovagliolo di seta. Con queste cure, il dattero crebbe in quattro giorni alto come una donna, e ne venne fuori una fata, che domandò alla fanciulla: «Che cosa desideri?» Zezolla rispose che desiderava uscire qualche volta di casa, senza che le sorelle lo sapessero. Rispose la fata: «Ogni volta che ti piaccia, vieni alla pianta e dille: Dattero mio dorato, con la zappetta d’oro t’ho zappato; con il secchietto d’oro, innaffiato; con la fascia di seta t’ho asciugato. Spoglia te e vesti me! Quando poi vorrai spogliarti, cambia l’ultimo verso e di’: Spoglia me e vesti te! Liebe