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Giovenale, Marziale, Apuleio, Schemi e mappe concettuali di Latino

riassunti su autori latini Giovenale, Marziale, Apuleio

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 13/10/2025

allieva__
allieva__ 🇮🇹

4.7

(8)

19 documenti

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Giovenale
-Nasce tra il 55 e il 60 d.C. ad Aquino, dove ha esercitato l’attività di declamatore, coltivando la produzione
satirica in età matura
-Parla delle umiliazioni e delle miserie connesse con l’istituto della clientela
-Muore dopo il 127 d.C.
-Produce 16 satire tra il 90 e il 127, che sono ripartite in cinque libri
-Filosofia e letteratura professavano disprezzo per i beni esteriori (ricchezza,potere,cariche pubbliche) e li
giudicavano indifferenti per essere felici, mentre raccomandavano i beni duraturi virtù,saggezza,sapersi
accontentare di poco
-Il buon uso della ricchezza consisteva nel non attribuirle eccessiva importanza e nel servirsene solo per
avere indipendenza economica per essere liberi
-Queste idee erano state diffuse dalla diatriba stoico-cinica, che voleva rovesciare i falsi valori accreditati dal
progresso umano (potere,ricchezza,gloria,successo)
-In Giovenale le cose non stanno così prospettiva diatribica ribaltata
-Il ricco viene associato a qualche attività illecita o indecorosa
-Dietro ogni patrimonio c’è un delitto o una colpa, e nonostante ciò il ricco si goda tranquillo il suo
benessere, senza vergogna o rimorsi
-La sentenza probitas laudatur et alget (l’onestà è lodata, ma muore di freddo) mostra quanta distanza c’è tra
le idee di Giovenale e il concetto per cui “la virtù è premio a se stessa”
-Giovenale si limita a sognare un passato idealizzato no messaggio di rinnovamento
-Egli era un romano antico, privo di coscienza di classe, isolato, emarginato, ben lontano dal vedere gli
interessi che potevano indurre i ceti subalterni a fare causa comune
-La sua società non comprendeva schiavi e liberti, escludeva i dediti a lucrose attività commerciali,
emarginava orientali e stranieri, prendeva distanza dai clienti
-In questa società fittizia Giovenale rischiava di trovarsi solo con se stesso, collegando i suoi ideali con quelli
del mos maiorum dell’antica nobiltà terriera chius in un anacronistica mentalità italica
-Giovenale afferma nella satira I che per scrivere satire non è necessaria una grande arte, basta osservare la
realtà
-Egli però presenta comunque un tono elevato e uno stile sostenuto, con contrasti e grande forza satirica
-Quando poi coglie nel vissuto di ogni giorno il dettaglio caricaturale da sviluppare e forzare con enfasi,
Giovenale sa essere realistico e tragico, sfruttando la mescolanza dei livelli espressivi che era consentirà alla
satira in quanto genere aperto
-Il metro è l’esametro dattilico
TESTI
T3 “Roma by night”
-Vita notturna della capitale osservata dal povero cliente Umbricio che, invitato a cena, deve rischiare la
pelle per tornare a casa
-Andare per le strade di Roma la notte era un reale pericolo: di sera la gente si chiudeva in casa e per le
strade c’erano malintenzionati, ubriachi e bande di giovani in cerca di avventure
T4 “Amore mercenario”
-Famosa satira contro le donne
-Tema del denaro e del tornaconto sostituti del vero amore
-Ci sono 2 casi descritti da Giovenale:
1. Caso di un marito che si dichiara pienamente soddisfatto della moglie. Ma in realtà è stato comprato con
una dote di 1 milione di sesterzi
2. Caso di un marito che sembra bruciare di passione. In realtà è soltanto schiavo del desiderio di una bella
donna, per la quale non ha affetto ed è pronto a cambiarla appena sul bel viso di lei spunteranno le prime
rughe
-Nel passo vi è la rappresentazione cruda e realistica dell’imperatrice Messalina, che si prostituisce in un
bordello
-Non è realismo fine a se stesso: Giovenale sembra dire che, se la dissolutezza si è impadronita anche della
casa dell’imperatore, chi più la potrà fermare?
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Giovenale

-Nasce tra il 55 e il 60 d.C. ad Aquino, dove ha esercitato l’attività di declamatore, coltivando la produzione satirica in età matura -Parla delle umiliazioni e delle miserie connesse con l’istituto della clientela -Muore dopo il 127 d.C. -Produce 16 satire tra il 90 e il 127, che sono ripartite in cinque libri -Filosofia e letteratura professavano disprezzo per i beni esteriori (ricchezza,potere,cariche pubbliche) e li giudicavano indifferenti per essere felici, mentre raccomandavano i beni duraturi ➞ virtù,saggezza,sapersi accontentare di poco -Il buon uso della ricchezza consisteva nel non attribuirle eccessiva importanza e nel servirsene solo per avere indipendenza economica per essere liberi -Queste idee erano state diffuse dalla diatriba stoico-cinica, che voleva rovesciare i falsi valori accreditati dal progresso umano (potere,ricchezza,gloria,successo) -In Giovenale le cose non stanno così ➞ prospettiva diatribica ribaltata -Il ricco viene associato a qualche attività illecita o indecorosa -Dietro ogni patrimonio c’è un delitto o una colpa, e nonostante ciò il ricco si goda tranquillo il suo benessere, senza vergogna o rimorsi -La sentenza probitas laudatur et alget (l’onestà è lodata, ma muore di freddo) mostra quanta distanza c’è tra le idee di Giovenale e il concetto per cui “la virtù è premio a se stessa” -Giovenale si limita a sognare un passato idealizzato ➞ no messaggio di rinnovamento -Egli era un romano antico, privo di coscienza di classe, isolato, emarginato, ben lontano dal vedere gli interessi che potevano indurre i ceti subalterni a fare causa comune -La sua società non comprendeva schiavi e liberti, escludeva i dediti a lucrose attività commerciali, emarginava orientali e stranieri, prendeva distanza dai clienti -In questa società fittizia Giovenale rischiava di trovarsi solo con se stesso, collegando i suoi ideali con quelli del mos maiorum dell’antica nobiltà terriera chius in un anacronistica mentalità italica -Giovenale afferma nella satira I che per scrivere satire non è necessaria una grande arte, basta osservare la realtà -Egli però presenta comunque un tono elevato e uno stile sostenuto, con contrasti e grande forza satirica -Quando poi coglie nel vissuto di ogni giorno il dettaglio caricaturale da sviluppare e forzare con enfasi, Giovenale sa essere realistico e tragico, sfruttando la mescolanza dei livelli espressivi che era consentirà alla satira in quanto genere aperto -Il metro è l’esametro dattilico TESTI T3 “Roma by night” -Vita notturna della capitale osservata dal povero cliente Umbricio che, invitato a cena, deve rischiare la pelle per tornare a casa -Andare per le strade di Roma la notte era un reale pericolo: di sera la gente si chiudeva in casa e per le strade c’erano malintenzionati, ubriachi e bande di giovani in cerca di avventure T4 “Amore mercenario” -Famosa satira contro le donne -Tema del denaro e del tornaconto sostituti del vero amore -Ci sono 2 casi descritti da Giovenale:

  1. Caso di un marito che si dichiara pienamente soddisfatto della moglie. Ma in realtà è stato comprato con una dote di 1 milione di sesterzi
  2. Caso di un marito che sembra bruciare di passione. In realtà è soltanto schiavo del desiderio di una bella donna, per la quale non ha affetto ed è pronto a cambiarla appena sul bel viso di lei spunteranno le prime rughe -Nel passo vi è la rappresentazione cruda e realistica dell’imperatrice Messalina, che si prostituisce in un bordello -Non è realismo fine a se stesso: Giovenale sembra dire che, se la dissolutezza si è impadronita anche della casa dell’imperatore, chi più la potrà fermare?

Marziale

-Nacque a Bilbilis, nella Spagna Tarraconese (Spagna citeriore/orientale) intorno al 40 d.C. -Nel 64 si trasferisce a Roma, ma non trova la ricchezza che sperava e dovette adattarsi a vivere alla meglio come cliente -I principi fino a Domiziano gli avevano concesso qualche privilegio, così da arrivare a possedere una casa a Roma, un podere a Nomento (attuale Mentana) e qualche schiavo -Aveva ottenuto la gloria, ma non la ricchezza che sognava per uscire dalla condizione di cliente -Si sentiva frastornato dalla vita frenetica di Roma ➞ nell’87 aveva cercato rifugio a Imola -Dopo morte di Domiziano aveva tentato di ingraziarsi i nuovi imperatori Nerva e Traiano, ma non gli furono d’aiuto le adulazioni da lui rese a Domiziano, ormai sottoposto a damnatio memoriae -Nel 98 Marziale ritorna in Spagna e realizza il sogno di un ritorno alla terra e alla natura -Si spense nel 104 I libri di epigrammi -L’inaugurazione nell’80 da parte di Tito dell’Anfiteatro flavio (Colosseo) fornì a Marziale l’occasione per comporre un primo libro di una trentina di epigrammi ➞ Liber de spectaculis, che descrive giochi e spettacoli tenutisi durante la manifestazione -Tra l’84 e l’85 scrisse Xenia (Carmi per accompagnare doni) e Apophorēta (Carmi per doni ottenuti a sorteggio) ➞ brevissimi epigrammi di accompagnamento a doni di varia natura da scambiare nella festività dei Saturnali -Dall’86 al 98 Marziale pubblica gli 11 libri di epigrammi, cui ne seguì un dodicesimo nel 101- TESTI T5 “Città e campagna” -Il ricco in lussuose dimore sta bene anche in città; il povero è premuto dai rumori e dalla folla ossessiva che lo induce a fuggire in campagna -Intorno all’87 il fastidio della confusione cittadina e le umiliazioni della vita da cliente avevano indotto Marziale a lasciare Roma per andare a a Imola e cercare sempre più spesso la quiete nel suo podere nomentano -Il ritmo che assume il metro di questo epigramma è zoppicante ed esprime stilisticamente disagio e disgusto, rendendo l’insofferenza di Marziale per l’ambiente cittadino T15 “Iscrizione funebre per una schiava bambina” -Una delle migliori poesie di Marziale -Il poeta presta la sua voce alla piccola schiava Erotion ➞ le dedica questo epicedio (epigramma funebre) che, benché infarcito di luoghi comuni letterari, conosce la delicatezza del sentimento -Il testo dimostra che Marziale non dà voce solo ai poveri ma anche agli umili, che sarebbero dimenticati se qualcuno non parlasse di loro ➞ questo è un merito che gli va riconosciuto