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Giovenale, Persio e Marziale, poetica tematiche e opere
Tipologia: Appunti
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L’epigramma e la satira: Marziale e Giovenale Nel quadro della produzione poetica dell’età dei Flavi a quella di Adriano assumono particolare rilievo le figure di marziale e Giovenale per l’originalità degli apporti alle forme letterarie affrontate, rispettivamente epigramma e satira. Entrambi sperimentarono la condizione di intellettuali costretti a ottenere la protezione di ricchi padroni per poterti dedicare alla poesia, ed entrambi rappresentarono la società del loro tempo praticando generi diversi, ma accumulati dal realismo e dall’attenzione ai mores (costumi). L’epigramma è un tipo di componimento poetico legato a contesti molto concreti, derivano dal greco e in origine erano brevi componimenti incisi su lapidi funerarie, oggetti offerti in dono gli dei, regali per amici e amanti. L’argomento, i toni e la destinazione erano vari. L’epigramma diventò un vero e proprio genere letterario tra il terzo e il I secolo a.C. L’epigramma fa la sua comparsa nella letteratura latina grazie a Catullo e ai poetae Novi, i quali scrivono brevi componimenti di argomento mitico e amoroso. Il maggior epigrammista latino è Marziale. Lui per primo nei suoi testi sceglie di rappresentare la realtà e descrivere la varietà della vita umana e come Persio e Giovenale vuole scrivere una poesia basata sul verum e quindi prendere le distanze dalla letteratura contemporanea. Gli epigrammi di marziale hanno molto in comune con la satira: entrambi descrivono la vera vita della società romana e ne denunciano le ipocrisie e le assurdità con toni che vanno dall’elegante e spiritosa ironia all’attacco più violento e scurrile. Tuttavia l’intento dell’epigramma è quello di suscitare il riso e creare complicità con il lettore e non di attaccare correggere i costumi corrotti dagli uomini. Ma i componimenti di marziale è quasi assente qualsiasi intento morale è il suo unico scopo è quello di intrattenere e divertire il pubblico. (Differenza) Marziale nacque in Spagna tra il 38 e il 41 dove rimase fino a quando intorno al 69 si trasferisce a Roma. Sulla vita di marziale poche sono le notizie. Studio a Tarragona ora una delle città più importanti spagnole, dove ricevette un’ottima educazione. Una volta giunto a Roma marziale non ne riconobbe alcuna utilità. Infatti, giunto nella capitale, si trovò ad affrontare i problemi della scarsità di denaro: i letterati infatti non guadagnavano e quindi non è servito a nulla per studiato la letteratura. Nei primi anni, fu aiutato a superare le difficoltà economiche dall’amicizia da alcuni conterranei, come lucano e Seneca. Tuttavia, dopo la congiura di Pisone, marziale si ritrovò senza la loro protezione e dovette fare affidamento su altri produttori e padroni per mantenere almeno un modesto tenore di vita. Di quegli anni sappiamo solo che gode della benevolenza degli imperatori della dinastia Flavia. Marziale, come Giovenale, era un cliens (in età romana era il cittadino che si trovava ad adempiere una serie di obblighi nei confronti di un Patronus, a sua volta obbligato nei confronti del cliente. Quindi la relazione si chiamava di patronato). Inoltre in comune hanno il fatto che nelle loro opere lamentano dell’umiliante condizione dei clienti e descrivono con amarezza e rabbia la difficile vita a cui questo status lo obbliga. Questo, non deve far pensare che le condizioni economiche di marziale fossero necessariamente cattive come vuole farci credere: infatti, la povertà che il poeta lamenta potrebbe essere una finzione letteraria. Sappiamo che, almeno a partire dal 94, ebbe una casa di proprietà a Roma e anche una casa di campagna e un podere, che forse erano stati donati da Seneca. Grazie ai componimenti occasionali che aveva iniziato a comporre poco dopo essersi trasferito a Roma, aveva conquistato una certa notorietà e nell’80, pubblicò una selezione di 30 epigrammi per celebrare i giochi offerti dall’imperatore Tito in occasione dell’inaugurazione dell’anfiteatro Flavio. Pur continuando a lamentare la mancanza di mecenati, sotto i Flavi, marziale viveva meglio, soprattutto grazie alla protezione di Domiziano. Nel 98 dopo che Domiziano venne ucciso in una congiura, decise di lasciare Roma grazie a Plinio il giovane, che gli pago il viaggio per tornare in Spagna. Li trovo la tranquillità ricercata, ma con tanti rimpianti a causa dell’assenza di stimoli intellettuali e della ristretta mentalità provinciale che si contrapponeva a Roma. Poetica del verum : Marziale dato che appunto praticava un genere antichissimo sentì il bisogno di chiarire i punti essenziali della propria concezione poetica. Egli come già detto sostenne la necessità di una poesia radicata nella realtà quotidiana e concentrata sull’essere umano, identificando la realtà con i comportamenti umani. È inevitabile il confronto con la satira , in particolare con Persio. Marziale preferì rivolgere i suoi attacchi contro il peccato piuttosto che con tre peccatori. Del tutto estraneo ai componimenti di marziale e la funzione moralistica infatti come unico scopo è indicato il piacevole intrattenimento del lettore. Marziale per
quanto riguarda il livello linguistico rivendica infatti il diritto di “parlare chiaro”. Lui utilizza termini volgari e osceni che garantiscono l’immediatezza espressiva tipica del genere epigrammatico. Lui utilizza una frase tipica ( lasciva est nobis pagina, vita proba) i miei versi sono lascivi, ma la mia vita è onesto. Oltre al Liber de spectaculis, in onore dell’anfiteatro Flavio, tra l’83 85 marziale pubblicò le raccolte Xenia e Apophoreta, che comprendevano brevissimi componimenti destinati ad accompagnare i regali ai romani usavano scambiarsi in occasione delle feste dei Saturnali e gli omaggi distribuite durante i banchetti. La fama di marziale è però legata ai 12 libri di epigrammi pubblicati tra l’88 e il 102. Si tratta di un corpus di notevoli dimensioni, costituito da oltre 1550 epigrammi. Un aspetto il ricorrente degli epigrammi è la tendenza a concentrare gli aspetti comici alla fine del componimento. Inoltre non sono solo componimenti satirici che descrivono episodi aspetti della vita quotidiana, ma presenta una varietà di temi. Alcuni hanno carattere celebrativo ed elogiano i sovrani (Tito e Domiziano) o benefattori in favore di marziale. Altri sono epigrammi funerari mentre altri trattano di argomenti erotici con una decisa prevenzione per le tematiche scene, oppure affrontano riflessioni autobiografiche o questioni letterarie. La varietà tematica comporta una corrispondente varietà stilistica: marziale quindi è in grado di spostarsi dal linguaggio elevato degli epigrammi celebrativi a quello volgare dei componimenti comico realistici. È probabile che alcuni degli epigrammi abbiano avuto subito una buona diffusione grazie al fatto che l’oggetto dei suoi versi non erano i miti e dai, ma gli esseri umani, appartenenti a tutte le classi sociali, dalle più umili alle più alte. L’obiettivo di marziale era tratteggiare i caratteri dei romani, a volte con i loro pregi, ma soprattutto con i loro vizi, senza nessuno scopo moralistico. A differenza di Giovenale e Persio, marziale non vuole educare i suoi lettori ma vuole principalmente divertire. Per questo motivo i personaggi che appaiono negli epigrammi spesso sono delle caricature e di cui sono accentuati i tratti più osceni e volgari. Accanto al filone comico realistico ne troviamo altri che proseguono vari settori della tradizione epigrammatica: celebrativi e encomiastici rivolti ad amici o personaggi potenti; erotici in cui l’amore analizzato dal punto di vista della passione profonda e desiderio fisico. Secondo una prassi comune nella letteratura antica, il poeta si rifà a Catullo che aveva interpretato i casi della vita quotidiana in modo giocoso, beffardo, mordace o osceno. Da lui riprende anche la vivace aggressività rinunciando all’attacco personale. La poesia di marziale a una struttura bipartita , costituita da un momento di attesa dove esprime il contenuto è una conclusione con una battuta s sorpresa il cosiddetto , fulmen in clausula (fulmine nella conclusione) o punta epigrammatica. Giovenale e la satira Non sono molte le informazioni che possediamo su Giovenale oltre i cenni autobiografici presenti nei suoi scritti in alcuni epigrammi di marziale, con il quale ebbe un rapporto di amicizia. Con ogni probabilità, Giovenale nacque ad Aquino, nel Lazio, tra il 50 e 60, da una famiglia benestante, che gli consentì di avere una buona educazione retorica. Successivamente intrapreso la carriera forense che però non gli permise di raggiungere una certa stabilità economica. marziale, infatti, presenta Giovenale come un cliens. Costretto a percorrere Roma in lungo e in largo per adempiere ad una serie di obblighi nei confronti dei ricchi Patroni, per guadagnarsi il necessario per mantenersi. L’ultimo riferimento cronologico che si ricava dai suoi versi rimanda al 127, quindi la sua morte ebbe luogo negli anni successivi. Le satire : Giovenale è l’ultimo grande rappresentante della tradizione satirica romana; si dedicò a scrivere versi solo nella fase finale della sua vita, proprio dopo la morte di Domiziano, nel 96. Di lui rimangono 16 satire in esametri raccolte in 5 libri. La poesia di Giovenale, come accade anche per Persio, nasce dall'indignazione, dal disgusto e dalla rabbia che il poeta prova nel vedere il decadimento morale del suoi tempi che lo spingono a scrivere versi di denuncia. Giovenale segue la visione pessimistica di persio che non era fiducioso nella possibilità di indirizzare i suoi lettori sulla retta via, soprattutto nei primi libri delle satire. Per lui, la poesia è una valvola di sfogo per esprimere il rifiuto furioso della società contemporanea, di cui vengono criticati la corruzione e il decadimento dei costumi. Nei suoi componimenti, Giovenale esprime il punto di vista degli italici (sostenitori del Mos Maiorum tradizionale, ormai perduto). Giunto a Roma con le migliori speranze è costretto a confrontarsi con una metropoli caduta nelle mani del vizio. Per questo, nei suoi componimenti critica tutti coloro che con il loro comportamento favoriscono la deriva dei costumi tradizionali. Per esempio, si scaglia con particolare violenza contro gli omosessuali e contro le
propria poesia e la sezione iniziale della satira V in cui l’autore fa intervenire il suo maestro a neo cornuto per poter dare indicazioni dopo aver aderito ai generi alti. Persio enuncia la scelta di adeguarsi a livello stilistico del sermo, sulle orme di Lucilio e Orazio. Propone uno stile programmaticamente non elevato ma neppure sciatto (stile medio ma con una certa eleganza). È che non rinnega completamente la raffinatezza formale anzi indica il procedimento più caratteristico della sua maniera satirica nella iunctura acris , ossia in quella tendenza ad associare le parole in mod ardito. La tessera reale si configura dunque secondo la tradizione satirica come scelta di una tematica quotidiana. Del resto i Mores sono presi in considerazione non in generale ma in quanto pallidi, pallentes , per la malattia cioè corrotti malsani. Il compito del poeta satirico consiste in una sorta di intervento medico per curarli attraverso lo scherzo fine non volgare che permette di colpire a fondo il vizio ( ingenuus ludus ). Uno degli aspetti fondamentali dell’opera di Persio è la forte tensione morale che la sostiene. Persio infatti propone un fine didascalico ed etico. Quindi il suo atteggiamento è quello di un direttore di coscienza che con i suoi discorsi intende correggere guarire i vizi dei suoi interlocutori. Satira I: polemica con la poesia contemporanea II: sviluppa l’importanza di rivolgere agli dei preghiere oneste e pie III: afferma la necessità che i giovani imparino il salutare insegnamento dello stoicismo che fornisce le norme essenziali per comportarsi rettamente; la seconda parte tratta il tema della malattia dello spirito IV: è sviluppato il luogo comune diatribico del conosci te stesso V: chiarisce l’idea di libertas e storicamente la fa consiste nel vivere secondo ragione di conseguenza l’unico veramente libero è il sapiente. VI: si presenta come un’epistola. Il tema è oraziano della metriotes del senso della misura applicato alla ricchezza, moderazione. Persio utilizza vocaboli ed espressioni colloquiali ma anche termini volgari e gergali, grecismi e barbarismi. È tipica di Persio la tendenza a utilizzare espressioni inconsueti. Persio ha interpretato il precetto oraziano della callida iunctura come iunctura acris ovvero l’incisiva meticolosa scavano i fatti nelle denunce, diventa un’associazione di parole imprevista, capace di colpire, scuotere sorprendere il lettore. Ho perso in fila e lascia spesso impliciti e sottintesi i resti logici che costituiscono il filo del ragionamento è affida al lettore il compito di ricostruirli. Le immagini spesso inconsuete fluiscono in interrotte e i trapassi sono bruschi e improvvisi.