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Giovenale, Persio e Marziale, Appunti di Latino

Vita e opere più importanti dei tre autori: Giovenale, Persio e Marziale. Presenti anche Le satire e l'età dei Flavi

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 15/01/2022

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GIOVENALE
Egli sceglie il genere satirico che è quello più adatto per rappresentare il discorso verso la società romana del
suo tempo e della realtà contemporanea. Viene definito poeta dell’indignazione, per lo sdegno che prova nei
confronti dei vizi e dei difetti, ma anche per lo sdegno che vuole suscitare nei suoi lettori.
Il BERSAGLIO della sua polemica non sono personaggi precisi, ma i tipi, quindi personaggi viziosi anche se
non ha mai fatto nomi.
L’INTENTO è quello di insegnare una morale anche se c’è questa rassegnazione di non poter fare nulla per
correggere questi difatti lo scopo è che il lettore leggendo le sue satire possa rendersi conto di queste
situazioni e indignarsi insieme al poeta.
Lui rompe con la tradizione della satira del passato si allontana da Orazio, con Marziale in comune il gusto di
scrivere la corruzione della società ma la differenza con marziale consiste nel fatto che considera la satira
come una forma di divertimento.
Infatti da questo punto di vista è simile a Persio in quanto privilegiano l’accusa, condannano la tradizione, i
costumi corrotti della Roma del tempo, anche se I DUE POETI NON HANNO L’INTENTO DI CORREGGERE
QUESTI VIZI PERCHÉ SANNO DI NON POTER CORREGGERE IL PROBLEMA
I temi principali delle sue satire riguardano la polemica contro i poeti contemporanei e il poeta clients che
faceva poesia solamente per guadagnare
Un bersaglio sono le varie culture giunte a Roma, un termine che appartiene alla nostra epoca è
multiculturalismo, ma Roma era stato caput Mundi quindi aveva già accolto diverse popolazioni etnie e così
via. Il poeta nei confronti di queste culture diverse ha un atteggiamento ostile perché le avvertiva come
straniere
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Un altro suo bersaglio furono le donne, quelle di grande lusso, intellettuali, di cultura che volevano rivendicare
un ruolo rispetto all’uomo
Giovenale attacca donne emancipate donne che vogliono assumere ruoli maschili che ostentano la ricchezza
e quindi abbiamo questo odio nei confronti delle donne
Questa satira è dedicata all’amico Postumo che aveva intenzione di prendere moglie e il poeta gli consiglia di
uccidersi perché all’epoca il matrimonio veniva visto come un inferno, la moglie viene concepita come una
padrona e l’uomo come uno schiavo, la suocera viene accusata di complicità nei confronti della figlia quindi si
rende complice di far soffrire il marito.
L’attacco alla donna in questo caso riguarda la cultura della donna. Giovenale disprezza quella donna
che fa sfoggio della sua cultura e non concepisce che possa portarsi ad un gradino più alto rispetto
all’uomo.
PERSIO
La satira
La satira è un genere letterario tutto romano, non di importazione greca. Infatti, Quintiliano affermava: “Satura
tota nostra est”.
Etimologia: “satura”, indica pienezza e varietà
Nata forse come genere teatrale. Il primo poeta satirico fu Ennio, seguito da Lucilio
La satira è un tipo di componimento in versi - esametri
I suoi caratteri tipici sono:
1. Dialogo/conversazione quotidiana;
2. Situazioni tratte dalla vita quotidiana;
3. Realismo;
4. Ironia e comicità;
5. Il poeta si identifica con la voce narrante;
6. Il destinatario è un pubblico medio;
7. Lo stile non è elevato e aulico;
8. La lingua non è lontana dal parlato
9. Lo scopo è criticare comportamenti giudicati
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GIOVENALE

Egli sceglie il genere satirico che è quello più adatto per rappresentare il discorso verso la società romana del suo tempo e della realtà contemporanea. Viene definito poeta dell’indignazione, per lo sdegno che prova nei confronti dei vizi e dei difetti, ma anche per lo sdegno che vuole suscitare nei suoi lettori. Il BERSAGLIO della sua polemica non sono personaggi precisi, ma i tipi, quindi personaggi viziosi anche se non ha mai fatto nomi. L’INTENTO è quello di insegnare una morale anche se c’è questa rassegnazione di non poter fare nulla per correggere questi difatti lo scopo è che il lettore leggendo le sue satire possa rendersi conto di queste situazioni e indignarsi insieme al poeta. Lui rompe con la tradizione della satira del passato si allontana da Orazio, con Marziale in comune il gusto di scrivere la corruzione della società ma la differenza con marziale consiste nel fatto che considera la satira come una forma di divertimento. Infatti da questo punto di vista è simile a Persio in quanto privilegiano l’accusa, condannano la tradizione, i costumi corrotti della Roma del tempo, anche se I DUE POETI NON HANNO L’INTENTO DI CORREGGERE QUESTI VIZI PERCHÉ SANNO DI NON POTER CORREGGERE IL PROBLEMA I temi principali delle sue satire riguardano la polemica contro i poeti contemporanei e il poeta clients che faceva poesia solamente per guadagnare Un bersaglio sono le varie culture giunte a Roma, un termine che appartiene alla nostra epoca è multiculturalismo, ma Roma era stato caput Mundi quindi aveva già accolto diverse popolazioni etnie e così via. Il poeta nei confronti di queste culture diverse ha un atteggiamento ostile perché le avvertiva come straniere

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Un altro suo bersaglio furono le donne, quelle di grande lusso, intellettuali, di cultura che volevano rivendicare un ruolo rispetto all’uomo Giovenale attacca donne emancipate donne che vogliono assumere ruoli maschili che ostentano la ricchezza e quindi abbiamo questo odio nei confronti delle donne Questa satira è dedicata all’amico Postumo che aveva intenzione di prendere moglie e il poeta gli consiglia di uccidersi perché all’epoca il matrimonio veniva visto come un inferno, la moglie viene concepita come una padrona e l’uomo come uno schiavo, la suocera viene accusata di complicità nei confronti della figlia quindi si rende complice di far soffrire il marito. L’attacco alla donna in questo caso riguarda la cultura della donna. Giovenale disprezza quella donna che fa sfoggio della sua cultura e non concepisce che possa portarsi ad un gradino più alto rispetto all’uomo.

PERSIO

La satira

La satira è un genere letterario tutto romano, non di importazione greca. Infatti, Quintiliano affermava: “Satura tota nostra est”. Etimologia: “satura”, indica pienezza e varietà Nata forse come genere teatrale. Il primo poeta satirico fu Ennio, seguito da Lucilio La satira è un tipo di componimento in versi - esametri I suoi caratteri tipici sono:

  1. Dialogo/conversazione quotidiana;
  2. Situazioni tratte dalla vita quotidiana;
  3. Realismo;
  4. Ironia e comicità;
  5. Il poeta si identifica con la voce narrante;
  6. Il destinatario è un pubblico medio;
  7. Lo stile non è elevato e aulico;
  8. La lingua non è lontana dal parlato
  9. Lo scopo è criticare comportamenti giudicati

Il genere satirico viene ripreso nel I sec./età giulio-claudia da Persio e Giovenale, che si ispirano al modello di Lucilio, per riproporre una satira intesa come aggressione al vizio e ai viziosi. Essi diventano severi censori e adottano un arcigno moralismo. Lo scopo di entrambi è denunciare e combattere la corruzione attraverso l’arma del sarcasmo che si alterna all’insegnamento, La biografia: Aulo Persio Flacco nacque a Volterra nel 34 d.C. da una famiglia ricca di ceto equestre, studió nella capitale, dove conobbe i migliori maestri di retorica e filosofia –Remmio Palemone e Virginio Flavo. Fu allievo del filosofo stoico Anneo Cornuto dottrina improntata a un rigido rigorismo etico di ispirazione stoica, che divenne l’argomento centrale della produzione poetica di Persio. Morì nel 62 d. C. a Roma – giovanissimo (28 anni) per una malattia allo stomaco Anneo Cornuto, che aveva ricevuto l’incarico di riordinare e pubblicare gli scritti dell’allievo dopo la sua morte, distrusse le sue prime opere. Le satire furono da lui riviste e affidate per la pubblicazione al poeta lirico Cesio Basso, a cui Persio aveva dedicato la sesta satira. Le Satire: La raccolta di satire è l’unica raccolta pervenutaci, ma non è compiuta ed è stata pubblicata postuma L’opera comprende 6 satire, per un totale di 650 esametri I COLIAMBI: Le 6 satire sono precedute da un componimento/breve testo di 14 coliambi (metro greco: giambi zoppicanti; una variante del trimetro giambico), che contiene una dichiarazione di poetica espressa dall’autore; costituito da 2 blocchi distinti, con temi diversi:

  1. Nei primi 7 coliambi Persio presenta la sua poesia non sorretta dall’ispirazione delle Muse, in quanto dice di non aver ricevuto la investiture poetiche come i poeti importanti del passato e di lasciare quindi a questi ultimi i luoghi sacri della poesia greca (l’Ippocrene-il Parnaso-la Fonte del Pirene) e attacca coloro che ne hanno bisogno;
  2. Negli altri 7 coliambi si chiede se il bisogno possa essere fonte di ispirazione poetica. Più in generale, Persio rifiuta la poesia epica e tragica e, al contrario, sostiene la validità della poesia satirica, in quanto più aderente alla realtà. Egli porta avanti un’invettiva/polemica contro i poeti contemporanei, che vengono ispirati soltanto dal “venter”/ventre ovvero dall’avidità di guadagno. Nei loro confronti Persio ha un atteggiamento nettamente negativo. Persio, infatti, prende le distanze da questi ultimi e si definisce “semipaganus”/ semicampagnolo, alludendo alla rozzezza della sua poesia se messa a confronto con quella aulica. Persio difende comunque la dignità della sua poesia. Secondo alcune interpretazioni il questo componimento in coliambi corrisponde al PROLOGO, posto all’inizio della raccolta di satire, come una sorta di introduzione. Secondo altre interpretazioni il componimento in coliambi corrisponde all’EPILOGO, posto come conclusione della raccolta di satire. I MODELLI: Le fonti antiche affermano che Persio sarebbe stato spinto verso la satira dal desiderio di imitare Lucilio, modello di una satira aggressiva e ironica; Persio riprende Orazio, l’Orazio satirico, che descrive nel suo sorridente e ironico moralismo e verso cui è debitore per il riutilizzo di immagini ed espressioni. Da Lucilio e Orazio riprende anche il metro tradizionale del genere satirico: l’esametro. A differenza della satira luciliana e oraziana però, che aveva come scopo l’intrattenimento, Persio si propone un fine didascalico ed etico. Persio rinnova e cambia la tradizione satirica. I motivi autobiografici non sono presenti nella sua satira; il poeta satirico si isola dalla società e diviene giudice inflessibile. La cerchia degli amici, che erano i destinatari, viene sostituita dal pubblico dei lettori ai quali egli rivolge la sua critica dei vizi della società. Non mancano allusioni e rimandi anche a poetiche non appartengono al genere satirico, come Catullo, Virgilio e Lucrezio. I CONTENUTI: Satira I - Persio affronta il tema della polemica contro la cultura contemporanea; critica il facile successo di alcuni poeti della sua epoca ed esprime il fermo proposito di dedicarsi a una poesia moralmente impegnata che riprenda i modelli di Lucilio e Orazio. In particolare egli critica la vanagloria dei poeti moderni e la loro moda delle “recitationes” (le pubbliche letture di poesie, molto care ai romani). Secondo il suo punto di vista, l’arte si è ridotta a oggetto di piacere e di intrattenimento, priva così di qualsiasi consistenza morale. Persio critica anche le opere scritte dallo stesso Nerone, “colpevoli” di essere proprio come quelle derise dal poeta. Satira II – Persio affronta il tema delle richieste da rivolgere agli dei. Secondo Persio bisogna rivolgere agli dei preghiere oneste e pie; chiedere loro quei doni veramente importanti e farlo apertamente e non in silenzio come fanno coloro che non vogliono fare sentire le loro richieste inconfessabili. La satira è un attacco alle forme ipocrite di religiosità, a coloro che attribuiscono agli dei le stesse bassezze degli uomini. Satira III – Persio affronta il tema della necessità della filosofia per curare le malattie dello spirito. Si divide in due parti: 1. Una radiosa mattina viene spesa non approfondendo la filosofia, ma smaltendo una sbornia, per cui emerge il tema secondo il quale i giovani devono sapersi comportare rettamente; 2. Parla delle malattie dello spirito, più gravi di quelle fisiche. Vi è quindi un gusto macabro che avvicina Persio ad altri autori del suo tempo. Satira IV – Persio affronta il tema del “nosce te ipsum” (conosci te stesso) e di come nessuno cerca di approfondire la conoscenza di se stesso, mentre si è sempre pronti a criticare gli altri. Si compone di due parti: 1. È riportato il dialogo tra Socrate e Alcibiade, nel quale il maestro rimprovera il discepolo poiché si occupa di politica senza possedere la saggezza necessaria; 2. È un’esortazione a coltivare la pratica dell’autocoscienza.

LO STILE

A differenza di Orazio, che insisteva sulla necessità di elaborare accuratamente il suo stile, Persio mette in guardia dai rischi di una raffinatezza fine a se stessa. Il suo stile non è elevato ed è caratterizzato dalla conversazione urbana, dal “sermo”. Il suo stile è ellittico e oscuro: è caratterizzato da una sintassi contorta; da un’estrema concisione; dall’uso di metafore ardite. Pertanto la sua poesia risulta difficile e artificiosa. Il lessico è crudo, basso e legato al corpo. Egli ricorre all’”acris iunctura”, avvalendosi di abbinamenti inattesi di termini.

ETÀ DEI FLAVI

Vespasiano: fu colui che avviò la costruzione del Colosseo, che fu continuato dal figlio Tito. Con lui inizia una nuova era perché trionferà la pace, le lotte tra i pretendenti al trono terminano, e riuscì ad amministrare bene Roma grazie alla sua esperienza da generale. Sancì la “Iex de imperio Vespasiano”. Avviò l’ereditarietà per quanto riguarda la successione al potere e da questo momento succederanno al trono i figli dei generali morti. Il suo successore fu appunto il figlio Tito e il suo regno fu anche breve come quello del padre. Terminó le opere avviate dal padre come il Colosseo, ma durante il suo principato ci furono una serie di calamità come l’incendio di Roma. A Tito succede suo fratello Domiziano il quale si guadagna la fama di imperatore ostile, mentre Tito era riuscito a gestire bene il rapporto con il Senato, Domiziano invece ebbe dei contrasti. Egli però ampliò i confini ma fu talmente odiato che fu vittima di una congiura da parte degli aristocratici Rapporto tra cultura e gli imperatori Flavi: Vespasiano: ampliò la cultura dell’epoca e segnò la nascita della scuola egli finanziò gli insegnanti di retorica tra cui Quintiliano Tito: anche lui aveva un amore per la cultura, poesia, musica e arti figurative; ebbe rapporti con Plinio il vecchio e lo ricordiamo per l’opera naturalis historia che dedicherà a Tito. Domiziano: promosse le arti istituendo i ludi, premiando i letterati che in questo modo promuovevano la loro arte. Egli fu però un imperatore assolutista e quindi questa sua rigidità, questa sua tendenza di accentratore lo portò a non dare libertà ad intellettuali e perseguitò molti di loro. Le scelte formali: L’influenza dei Flavi non fu passante ma le scelte letterarie vennero portate avanti in maniera abbastanza libera e la tendenza di quella di rifarsi alla classicità, l’epica venne ripresa con Flavio e Valerio Flacco e il modello fu Virgilio all’epigramma si farà Marziale

Marziale

Sulla scia della satira di Persio vi è Marziale che è un altro poeta satirico anche se la sua satira non è di condanna ma che ricorda quella oraziana, ovvero c’è soltanto l’intento di divertire il suo pubblico e di suscitare la risata. Marziale era nato in Spagna a Bilbilis nel 40 d.C. e si è trasferito poi a Roma. Qui ebbe una sorte un po’ particolare, quella del cliens e Marziale dovette sottoporsi a un patrono aiutandolo nelle sue funzioni. Avviene un rapporto di reciprocità e si parla di Obsequium da parte del cliens sul suo padrone per poter rispondere ai suoi doveri. Con la sola attività letteraria non riusciva a mantenersi infatti per poter ritornare in Spagna si fece addirittura prestare dei soldi da Plinio il giovane. La sua attività letteraria venne limitata è influenzata in quanto doveva scrivere degli epigrammi che potessero piacere al pubblico per guadagnare e quindi dovette sottostare a queste logiche di mercato per poter sopravvivere. A proposito del cliente è alla ricerca della sportula ovvero del guadagno.

la poetica

Marziale è molto diverso da Persio anche se è quella realtà che perse va rappresentato ritorna nelle sue opere il cosiddetto verum la vita quotidiana di uomini comuni che ritornano ad essere i personaggi dei suoi epigrammi. La scelta dell’epigramma pag. 304: Marziale ci spiega le motivazioni per cui ha scelto l’epigramma ed egli è considerato il maestro dell’epigramma latino nonostante fosse considerato un genere umile e di poco conto rispetto agli altri, ma egli riuscì a dare a questa dignità e fama. Questa serie di domande retoriche sono rivolte da marziale al lettore perché appunto secondo marziale è più interessante la lettura di una poesia di un’opera il cui argomento lo senti vicino appartenente a te e non lontano quindi si allontana dalla mitologia per avvicinarsi all’uomo e alla realtà umana. Marziale dice che se non ti interessa dell’uomo puoi continuare a leggere le storie fantastiche, che non appartengono all’uomo, che non portano alla conoscenza dell’uomo. Ció che è importante per Marziale è quindi che la sua opera parli dell’uomo, di scene di vita estrapolate dalla realtà, tutto quello che appartiene alla realtà egli lo porta in scena senza alcun timore perché appunto leggendo le cose che appartengono all’uomo si può migliorare e cambiare. Un augurio di fama Egli si riferisce alla sua fama e si rivolge alla sua Bilbilis interrogandosi se avrà fama come gli altri poeti o meno. Il ricco sempre avaro È un modo caricaturale quello utilizzato da marziale per rappresentare i vizi degli uomini e in questo caso rappresenta l’uomo avaro, dello spilorcio che pur avendo la possibilità di vivere nel lusso si limita a rimanere nella sua povertà per vantarsi della sua ricchezza conservata Fabulla Marziale dice che fa Bulla fa bene a circondarsi di donne brutte e vecchie per far risaltare la sua bellezza egli rappresenta anche le donne della strada ma il suo intento è solo quello di divertire Senso di solitudine Il nome fabullo venne già utilizzato da Catullo il quale dedicó all’amico tanti carmi, ritorna anche il momento conviviale della cena, ma in questo caso egli dice che il padrone di casa non deve dispiacersi del suo rifiuto perché in mezzo a tanti estranei ci si può sentire enormemente soli Il profumo dei tuoi baci Egli descrive la bellezza del bacio di una fanciulla e lo paragona a vari elementi si tratta appunto di un elenco di vari oggetti che però si fermano al loro significato Erotion Questo epigramma è dedicata una bambina di nome Erotion che significa amoruccio la quale morì precocemente e si parla del tartaro che la accolse Epigramma rivolto ad Elia: Una donna che aveva solo quattro denti e al primo colpo di tosse ne perde due al secondo ne perde altri due e al terzo marziale dice di stare comunque tranquilla perché non perderà più denti, quindi il suo intento è sempre quello di divertire.