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Analisi dell’opera e note di letteratura
Tipologia: Dispense
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Giulio Cesare è un dramma storico più veloce e più breve rispetto all’Enrico V. Quando si parla dei classici in generale in riferimento a Shakespeare, si parte dal first folio del 1623; perché dentro quest’ultimo tutti gli amici contemporanei di Shakespeare ancora in vita scrissero delle righe per questo grande drammaturgo,e ne fecero dei tributi. Qui Ben Jhonson inserisce Shakespeare all’interno di un gruppo di cui facevano parte Eschilo, Sofocle; è una piccola critica inserita in un contesto fondamentalmente celebrativo, poiché si rimarca il fatto che il drammaturgo non aveva frequentato l’università.Roma veniva considerata il punto di rifermento da cui far partire ogni riflessione. Bisogna ricordare che questa idea di “romanitas” dell’Inghilterra Early Modern, oscillava tra due opposti: -Da una parte l’idea della Roma classica, con i risultati che aveva raggiunto, modello di virtù ( come la pudicizia, la caritas, fides, pietas…). -Dall’altra parte c’era la consapevolezza che Roma era anche sede del nemico cattolico, la sede del papa, quindi far riferimento Roma poteva essere sia un modello positivo che negativo. Nel caso specifico dell’Inghilterra,si aggiungeva un altro fattore ovvero il fatto che la propaganda intorno alla dinastia Tudor si basava su un concetto di transaltio imperii, che li vedeva come eredi dell’impero Romano. Questo è da imputare ad uno storico Jefferey Monmouth, egli scrisse Historia Regum Britanniae ed immaginò la figura del personaggio Bruto, costui non è uno dei protagonisti di Giulio Cesare, ma è un personaggio inventato che viene presentato come nipote di Enea, egli fuggendo da Troia e poi da Roma avrebbe dovuto fondare una seconda Troia. Sulla base di questa leggenda il legame tra l’Inghiletrra Early Modern e Roma antica veniva rafforzato. Il primo incontro tra gli elisabettiani e la Roma antica avveniva nelle Grammar Schools o nelle università. In queste scuole non si insegnava l’inglese (esso verrà inserito come materia solo nel 700), infatti era il latino la lingua veicolare della cultura. Qui si inserisce l’importanza delle traduzioni; l’esigenza della traduzione dei testi classici, da un lato, era legata alla volontà di ampliare la fascia delle persone alfabetizzate, e dare la possibilità di leggere i testi anche in vernacolo, dall’altra parte c’era la volontà di evidenziare l’orgoglio per quelle lingue vernacolari, come l’inglese, che erano riuscite a tradurre grandi tematiche come quelle dei testi classici latini e greci. Un terzo modo per approcciare la cultura latina erano i References books, ovvero quelli che noi chiamiamo bibliografia secondaria. Nel caso di Shakespeare, bisogna tenere in considerazione un approccio sfaccettato rispetto allo studio dei classici. Per quanto riguarda la storia romana,
c’è da tenere in considerazione la fortuna della concezione della storia classica, l’importanza dello studio della storia era legata alla necessità di ricavare degli esempi che potessero essere utilizzabili anche nel presente. Roma viene vista come un serbatoio di storie, personaggi, intrecci, racconti possibili che potevano essere trasformati in spettacolari opere teatrali, i drammaturghi del tempo sapevano che scegliendo Roma come argomento sarebbero andati incontro ad un sicuro successo. Tra i drammi romani di S., ne troviamo uno degli inizi del 92, “Tito Andronico”, che gioca su episodi macabri e truculenti sul modello senecano. Successivamente abbiamo i due drammi Giulio Cesare- Antonio e Cleopatra (continuum di Giulio Cesare) e Coriolano , la fonte di S. qui è: Plutarco con le Vite Parallele.Shakespeare prende Roma come modello per parlare di situazioni che sono vicine alla loro contemporaneità. Giulio Cesare: L’edizione dell’in-folio del 1623 è la prima stampa del Giulio Cesare , è un testo ricco di indicazioni sceniche, non ci sono grossi problemi a livello filologico, non ci sono versioni ridotte. L’opera di riferimento sono le Vite di Plutarco, nel caso di Giulio Cesare S. si rifà soprattutto alla vita di Cesare, di Bruto e alla vita di Antonio. Shakespeare prende gli eventi e li condensa e modifica la cronologia degli stessi. Giulio Cesare è un’opera che si sarebbe dovuta chiamare “La tragedia di Bruto”, questo perché la figura di Giulio Cesare scompare al terzo atto, inoltro egli è ius personaggio che dice pochissime cose. Nel romanticismo tutti parteggiano per Bruto che viene visto come l’eroe delle passioni contrastanti. Questa contrapposizione tra Bruto e Cesare coi fanno interrogare su due questioni : Cesare è una vittima o un tiranno? Bruto è davvero un eroe? S. non offre delle risposte ma ci presenta una sua riflessione sul potere, ci fa vedere varie opzioni di leader politici, ci fa vedere a quali conseguenze conducono i diversi tipi politici. S. evidenzia, ad esempio, la posizione dei puritani che preferivano un tipo di governo che fosse repubblicano. S. tratta principalmente della contrapposizione della Repubblica e dell’impero e quindi della monarchia, questo è il dibattito che anima lo sfondo di questo dramma. Qui vi è un’evidenza dello stretto legame tra teatro e politica, quindi l’aspetto recitativo della politica, come se S. volesse guardare nel cuore del problema. Atto 1°: Gli incipit in S. Sono sempre fondamentali perché presentano la problematica di cui si parlerà nell’atto. Nel caso del primo atto si tratta dell’Instabilità politica che domina a Roma, abbiamo i tribuni e la plebe che dibattono di politica. I tribuni, all’epoca erano
manca lo spirito vivace di Antonio” , quindi non ama l’ entertaiment , Bruto viene presentato come un puritano contrapposto al “quick Spirit” di Antonio. S. Non si limita ad accostare Bruto ai puritani, ma lo presenta come un personaggio molto turbato dalle passioni(v.41/47), anticipa i turbamenti dei personaggi delle tragedie successive, ovviamente S. Non lo presenta come un eroe. Di questo spirito così turbato, di questa debolezza, approfitterà Cassio che è il più astuto, il più subdolo tra questi personaggi. Cassio infatti insinua qualcosa nel pensiero di Bruto, anche attraverso la metafora dello specchio, il problema è che Cesare che sta diventando troppo potente. Cassio si presenta come Iago in Otello, colui che insinua il dubbio nel personaggio principale(v.68/70). Anche Bruto, per quanto le sue intenzioni possano apparire onorevoli, appare essere aperto alle idee degli altri, alla fine del Giulio Cesare sarà messo in evidenza quanto Cassio sia riuscito a giocare con questo suo turbamento. (V79), di nuovo Cassio è sprezzante nei confronti della massa e Bruto da voce ai suoi turbamenti. Bruto si caratterizzerà attraverso queste ritrattazioni interne.L’insistenza sull’onore sarà un lait motif di Bruto, questa idea dell’onore continua a farci caratterizzare Bruto come un puritano. La parola onore è quella che si addice di più a Bruto, e anche i suoi nemici glielo riconosceranno. Cassio continua in questa sua provocazione, (v.90),il problema della monarchia in quegli anni era il fatto che gli uomini facessero fatica ad accettare che dei pari si ergessero a superiori rispetto a loro. Cassio svuota questo discorso per ridurre tutto alla sua essenza quando dice “Io sono nato libero come Cesare e non voglio essere governato da uno pari a me” , racconta di come Cesare soffra di epilessia etc. Quindi in questo lungo dialogo vengono esposte una serie di debolezze, Cassio mette in evidenza le debolezze del sovrano, il problema è sempre l’instabilità politica. Mentre il complotto di Cesare viene ideato, (v. 131), Cassio cambia nuovamente prospettiva e fa un discorso famosissimo (v. 140): la colpa caro bruto non è nelle stelle ma di noi stessi, cosa c’è nel nome di Cesare che dovrebbe suonare meglio? (V. 151) Cassio gioca sul senso dell’onore di Bruto. (V.158), incomincia il discorso sui padri. Bruto viene contrapposto a Cesare, Bruto può essere Cesare, sebbene il personaggio di Bruto si mostri tendente a essere mosso dagli altri, in realtà le sue azioni sono frutto di sue elucubrazioni, c’è una tendenza ad essere vittima delle idee degli altri ma al tempo stesso vi sono innumerevoli drammi interiori che lo caratterizzano. Mentre avviene questa discussione entrano Cesare e il suo regale seguito, Cesare vede Bruto parlare con Cassio, (v.194) egli riesce a dare una caratterizzazione di Cassio, Cesare ha colto il segnale, mentre Antonio lo invoglia a non temerlo,Cesare fa un discorso sulle qualità che un politico che non deve avere ovvero le qualità dei puritani( Cassio non
ascolta musica, non va a teatro, raramente sorride, ha una vita molto severa). Cesare dice che uomini come lui non hanno mail il cuore in pace e per questo si tratta di uomini pericolosi, essi invidiano chi è più grande di loro (la stessa invidia che riscontriamo in Jago nei confronti di Otello ). Secondo Shakespeare, l’invidia è uno dei mali peggiori. S. Non ci fa dire queste cose da Cesare, ma attraverso delle sottili sovrapposizioni tra personaggi fa emergere l’aspetto pericoloso di Cassio nei confronti dello stato. Escono tutti tranne Casca (egli avrà un ruolo nel complotto contro Cesare, invenzione di S., è il classico uomo comune), egli rivelerà a Bruto che è accaduto ciò che egli non voleva (dal v.220); questo gioco delle corone offerte e rifiutate era stato ripreso anche in Tamerlano, anche Riccardo III si fa offrire più e più volte la corona per poi rifiutarla. Cesare può veramente diventare re, e Bruto ne prende consapevolezza. (V.255), Casca dice che anche in quell’occasione Cesare ha dato segni di epilessia, qui emerge la capacità di Cesare di guidare le folle ma emerge la somiglianza esplicita tra la regalità e il teatro, lui era come un attore a teatro che dirige la folla. Casca è un personaggio fondamentale perché accresce il dubbio di Bruto, successivamente rimangono soli Bruto e Cassio che continua a convincere Bruto. (V305), Cassio dice a Bruto che la sua tempra può essere cambiata e sedotta. Cassio vuole creare il terreno fertile perché Bruto si convinca ad agire. Bruto è un tipo politico tendente al puritano e anche potenzialmente pericoloso.
Siamo a casa di Casca, fuori c’è una tempesta(v.10), questa idea della natura sconvolta richiama gli echi dell’ Apocaliss e( testo caro ai puritani), è un simbolo che S. usa per rendere lo stato di sovversione delle cose in cui si trovava Roma al tempo. Cassio convinto della propria grazia divina dice di non temere nulla (v.45), da una parte, infatti, egli vuole presentarsi come uno coraggioso. Cassio convince i suoi congiurati (v.89), dice apertamente ciò che egli ha intenzione di fare, Cassio si libererà dalla schiavitù. Cassio presenta questa idea della forza dello spirito è un argomento che ritornava nei dibattiti puritani del tempo, tra corpo e spirito deve prevalere lo spirito. (V.100), Casca dice che così ogni schiavo ha la possibilità di liberarsi dal suo servaggio (idea pericolosissima), sono idee che estrapolate da questo contesto possono essere condivisibili.In questo contesto l’idea che ciascuno poteva liberarsi dal proprio sovrano con le proprie mani era una pericolosa possibilità, metteva a rischio l’equilibrio. Questa congiura va inserita in un contesto più ampio, poiché tutto ciò va a rompere l’equilibrio che Elisabetta stava cercando di mantenere al tempo.
dato molto spazio a Cesare e Bruto, lo vediamo anche attraverso il dialogo con Porzia, personaggio molto forte che cerca di interpretare il turbamento del marito (Bruto), ella era la figlia di Catone, quindi si appoggia a questa sua “buona reputazione”. Scena II L’attenzione torna a Cesare, egli ance non riesce a dormire, Calpurnia ha avuto degli incubi su di lui che verrà ucciso. C’è di nuovo la natura sconvolta come sfondo, c’è questo scambio tra Cesare e Calpurnia, ella lo invita a rimanere in casa forzatamente ma Cesare uscirà. S, continua presentare Cesare come il tipo politico opposto a Bruto, il tuo politico per eccellenza perché è saldo. (V.6), mentre Calpurnia lo prega di non andare, Cesare uscirà. Lei cerca di giocare con gli eventi atmosferici, perché dice che le tempeste preannunciano le morti dei principi; qui c’è una sovrapposizione tra Cesare e un principe. Cesare però dimostra quasi un’accettazione stoica della situazione e dice “ cioè che deve succedere, succederà, è inutile temere un avvenimento necessario, comune, come la morte “. V. 41, viene palesata la superbia di S., Cesare sarebbe una bestia senza cuore se restasse a casa. Successivamente, il sogno di Calunnia viene interpretato in maniera diversa, quasi come un modo per preannunciare la sua gloria, la vanità di Cesare viene qui ripresa, vanità che era stata scalfita dall’interpretazione data da Calpurnia. S. Continua., al V. 126, decidono di andare, Cesare invita i congiurati a gustare il vino. Scena III C’è Artemidoro che entra con un foglio, ennesimo ammonimento nei confronti di Cesare, gli suggerisce di guardarsi da Cinna, da Casca, da Bruto ecc., e dice “tutti questi uomini hanno un solo proposito”. Qui viene presentato il male peggiore della politica:l’invidia che attacca tutti.
Cuore dell’opera, è un climax. Molti eventi sono presi da Plutarco. Artemidoro (v.6), lo invoglia a leggere la sua, Cesare gli da del pazzo. Anche l’ultima possibilità viene messa da parte, c’è questo discorso di Cesare al senato (57). Qui anziché trovare il famoso “quoque tu Brute” troviamo “et tu Brute” , quindi non c’è in Shakespeare quella concezione per la quale Cesare doveva considerare Bruto un figlio. Al verso 96 Cassio chiede dove si trovi Antonio proprio perché l’obiettivo era quello di uccidere anche lui, ma Antonio era già scappato esterrefatto. Il nostro assassinio è pur sempre una storia teatrale. Successivamente entra un servo di Antonio, v.130, Antonio ha capito che anche la sua vita è in pericolo e chiede attraverso questo messaggero chiede delle rassicurazioni, egli vuole recarsi da Bruto per capire cosa Cesare abbia fatto per meritarsi tutto ciò. Bruto dice che Antonio è un saggio valoroso e giura sul suo onore che Antonio andrà via incolume. Antonio è il terzo tipo politico che Shakespeare ci presenta. Antonio guarda subito il corpo ucciso di Cesare, Bruto a questo punto giustifica la sua azione. Antonio dice che se Cesare si è meritato
di morire probabilmente la stessa sorte deve toccare anche lui, ma Bruto gli dice che se anche ora gli appaiono crudeli, i loro cuori sono pieni di pietà. Antonio però, v.196, knows better (ne sa di più ), lo spirito di Cesare viene evocato, e si addolora perché alla presenza del cadavere di Cesare stringe le mani ai congiurati, Antonio chiede perdono a Cesare, qui egli lo chiama Giulio , ed è la prima volta nell’opera proprio mostrandone la familiarità. Qui riappare l’immagine del cervo, immagine cristiana, Cesare viene paragonato ad un cervo che viene ucciso. Antonio qui chiede di parlare al funerale di Cesare, qui abbiamo il primo sbaglio politico di Bruto, Shakespeare mostra come questo tipo politico non sappia conservare il potere dopo averlo ottenuto. Escono tutti tranne Antonio (v.254, versi famosissimi), si rivolge nuovamente al cadavere di Cesare chiedendogli nuovamente perdono, definendo i congiurati MACELLAI, perché è consapevole che l’azione commessa è molto lontana dalla volontà di effettuare un sacrificio. Fin qui Ottaviano non è mai comparso (siamo verso la fine della prima scena), ma entra un suo servo che dice che Cesare gli aveva scritto di venire. Alla fine del terzo atto abbiamo il funerale di Cesare, Bruto inizia a parlare e parla in prosa mentre Antonio parla in versi. (scena II,v.13): Bruto chiede un atto di fede, punta subito sulla qualità che tutti gli riconoscono:l’onore. “Credetemi sul mio onore (…).Se c’è qualcuno che è amico di Cesare, ribadisco che amavo Cesare, io non amavo poco Cesare ma amo Roma di più.Avreste preferito vivere da schiavi?Cesare mi amava io piango per lui. Ma poiché era ambizioso io l’ho ucciso.” Bruto anziché giustificarsi, sembra quasi voler fare un’intimidazione, egli ha scelto di ucciderlo per la sua ambizione. Ma la folla ovviamente acconsente al fatto che preferiscono la loro libertà a Cesare. Entra Antonio. Da questo discorso emerge la differenza tra la realtà dei fatti e l’immagine onorevole che Bruto vuole dare di se stesso. Bisogna ricordare che queste orazioni sono invenzioni di Shakespeare, non le troviamo in Plutarco. Lezione 23 Il discorso di Antonio rovescia quello di Bruto e facendo appello alle emozioni della plebe riesce nel suo intento. Atto terzo scena II, dal verso 75; Antonio racconta che Cesare era un amico leale e giusto, a dispetto di quello che aveva detto Bruto. Antonio dice che vuole semplicemente dire ciò che pensa e non smentire quello che ha detto Bruto. Mentre la folla fino a 5m prima aveva dato ragione a Bruto, adesso sembra ascoltare e appoggiare Antonio; questo perché Shakespeare ci tiene a dare un’immagine della folla come ondivaga, ambivalente, essa tende a seguire che è più bravo con le parole e quindi Antonio. V.121 Antonio, egli nasconde dietro l’ipotesi (if) ciò che egli pensa davvero. Successivamente Antonio caccia il suo asso nella manica, il testamento di Cesare, ma dice che non lo legge perché se lo facesse tutti
cerimonie vanno fatte, ma Bruto è molto concentrato sull’interiorità. Successivamente S. Ci fa vedere (v.61) queste discussioni tra Bruto e Cassio, poiché Bruto crede che Cassio sia solo un furfante. Shakespeare ci mostra Bruto come una personalità specchiata, egli non sa governare, questa intransigenza non va bene. Successivamente S. Ci fa vedere come i congiurati abbiano gli stessi vizi che avevano imputato a Cesare, quell’ambizione che animava Cesare anima anche Cassio. V.116 Bruto dice a Cassio che dovrebbe pentirsi dei soldi che ha preso illecitamente. Bruto ancora insiste sulla sua onestà come se essa fosse impenetrabile, ma in realtà essa è un guscio che cela un vuoto. Bruto rivela a Cassio (194) perché è così turbato; “Porzia è morta”, sappiamo che egli è turbato perché la moglie è morta, Bruto scherma qualsiasi sentimento, più che stoico diventa innaturale. Shakespeare invece sostiene che comunque in politica l’uso della passione sia importante per fare leva sul popolo, quindi questa freddezza estrema non va bene. Sempre nella Scena II abbiamo un discorso sulla fortuna, è una scena lunghissima ma quello che è davvero importante è la sera che precede la battaglia (anche nell’Enrico V). Qui l’interiorità di Bruto viene meno, perché durante questa notte, mentre sta leggendo, gli appare lo spettro di Cesare (sempre sinonimo della coscienza che torna attraverso un’allucinazione), (v.325), egli gli appare e gli dice che lo rivedrà a Filippi. Atto V Interamente ambientato a Filippi, nella prima scena emergono quelle tensioni tra Ottaviano e Antonio che sfoceranno nell’ Antonio e Cleopatra , Arriva il momento della battaglia. Antonio dice che legge nel loro animo, e che loro non hanno coraggio. Ci troviamo quasi dall’altra prospettiva rispetto a quella dell’Enrico V, attraverso Antonio che conosce molti stratagemmi di quelli che si usano in guerra, è molto scaltro. Ottaviano non parla molto qui, per ora assume i tratti del comandate. Poi Cassio parla con Bruto, cassaio al v74 dice : “tu sai che tenevo in gran conto le idee di Epicuro (per quanto riguarda le superstizioni), ma cambio opinione ma do credito a cose che lasciano presagire.” Cassio chiede a Bruto cosa faranno se restano prigionieri (v101), “io sicuramente non mi ucciderò non farò come Catone” , questa è una contraddizione perché Bruto alla fine si ucciderà. Da qui emerge la concezione di Shakespeare, nelle opere, su il mondo sia piccolo perché questo scambio di messaggi tra Roma e l’Egitto avviene molto rapidamente. Si continua la battaglia, un soldato porta ad Antonio un cadavere convinto che sia quello di Bruto ma Antonio riconosce subito che quello non è Bruto. L’ultima scena è quella che vede il suicidio di Bruto, egli capisce che la vittoria è di Antonio e di Ottaviano. A questo punto chiede a Clitus di ucciderlo e di porre fine alla sua vita, dopo che molti si erano rifiutati. Fino alla fine ci sarà questa insistenza sull’onore, sembra quasi che egli continui a parlare con il fantasma di Cesare. Arriva Ottaviano, e dice che tutti quelli che hanno servito Bruto saranno presi, è
l’ora di mettere fine alle liste di proscrizione. L’elogio viene fatto da Antonio, egli diede unità alla congiura…naturalmente questo elogio è possibile solo adesso che Bruto è morto. L’ultima parola non spetta ad Antonio ma ad Ottaviano che fa il suo discorso che dice di chiamare a riposo tutti quelli in campo e invita a dividersi le glorie di quel glorioso giorno. Lo spirito di Cesare si incarna in questo nuovo personaggio che riporterà l’ordine a Roma , non è un ordine perfetto ma riporta l’equilibrio.