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Tipologia: Appunti
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Giulio Cesare Fu pubblicato per la prima volta in folio nel 1623, andò in scena quasi certamente nel 1559 nel nuovo teatro The Globe. La fonte principale è costituita dalle Vite di Plutarco a cui avrebbe fatto ricorso anche per i suoi successivi drammi romani Antonio e Cleopatra e Coriolano. Le Vite utilizzate in questo caso sono: la vita di Cesare, di cui S. scelse di drammatizzare solo l’ultima parte, la vita di Bruto e la vita di Antonio per i fatti relativi alla parabola finale di Cesare e allo scontro dei repubblicani con Antonio e Ottaviano che li sconfissero a Filippi. Giulio Cesare è tutto centrato sul contrasto tra l’ordinamento repubblicano (vigente a Roma da quasi 5 secoli) e la tendenza autoritaria e monarchica, rappresentata prima da Cesare e poi dai suoi successori che si muovono nel suo nome. In Antonio e Cleopatra l’opposizione è tra il modello politico autoritario e pragmatico dello stato romano( Ottaviano) e il modello orientale, egiziano, del mondo e della politica (Cleopatra), infine in Coriolano l’opposizione è tutta interna alla vicenda della Roma repubblicana, con lo scontro di classe tra i plebei che cercano di affermare il potere del popolo e i patrizi che reagiscono con il loro conservatorismo superbo. Nell’antica Roma S. andava a cercare certi conflitti esemplari, di grande rilevanza storica che potevano risultare ancora del tutto attuali se rivisitati alla luce di quella crisi tra 500 e 600 in cui si scontravano un modello SIMBOLICO del mondo e un modello SINTAGMATICO che si andava formando a causa della caduta delle antiche certezze cosmologiche, nonché dell’emergere di uno spirito borghese e imprenditoriale che trovava alimento soprattutto nella scoperta di nuove terre e nuovi traffici. In termini politici da una parte resisteva la visione monarchica mentre dall’altra si proponeva una visione per così dire repubblicana, laica, del potere con legittimazione da parte del popolo e dei suoi rappresentanti. I due modelli riflettono anche due diverse concezioni del LINGUAGGIO, da una parte il linguaggio MOTIVATO all’altra il linguaggio ARBITRARIO. Di conseguenza la parola sarà nel primo modello una interpretazione riservata al capo mentre nel secondo una interpretazione nel nome di un assetto sociale fondato sul potere di molti. Il COSMO SIMBOLICO si basa sempre sulla CERIMONIALITA’(mezzo di celebrazione del potere di una civiltà simbolica). L’attacco a tale modello dovrà allora colpire le sue cerimonie, i suoi riti e suoi nomi e secondo questo tipo di attacco è costruita tutta la prima parte del dramma. Il dramma ha inizio con il trionfo di Cesare per la sua ultima vittoria a Munda, trionfo che il popolo intende acclamare e che i tribuni contrastano, consapevoli del rischio monarchico su Roma. I CONTRASTI POLITICI IN PRIMO PIANO da subito, ma i tribuni non si fermano li, passano a spogliare le statue di Cesare di diademi o altri segni cerimoniali che starebbero ad indicare l’imminente assunzione di regalità da parte di Cesare. Cesare nella sua prima entrata ribadisce proprio quella cerimonialità, prima a livello PRIVATO, invitando la sterile moglie Calpurnia a mettersi sul tragitto della corsa sacra dei Lupercali in modo da poter essere toccata dalla sferza di Antonio e poter ritrovare la fertilità, e poi a livello PUBBLICO chiedendo che non venga tralasciata alcuna cerimonia durante quella festa. Il primo artefice della congiura è
CASSIO che cerca di persuadere BRUTO in quanto egli è discendente di Giunio Bruto che 5 secoli prima aveva cacciato da Roma l’ultimo re Tarquinio il Superbo. Cassio mette in questione l’uomo di Cesare limitato, debole, non all’altezza, ne discute la mitologia del nome, il significato simbolico (Bruto e Cesare…che cosa c’è in quel Cesare…perché quel nome dovrebbe suonare meglio del tuo…scrivili entrambi il tuo è altrettanto buono…pesali il tuo non è da meno). Non c’è nulla per Cassio in quel nome che lo predisponga miticamente ad una funzione di predominio. Fa una comparazione del nome di Cesare e di Bruto e per lui si equivalgono, non si da un destino dell’eroe ne suo nome proprio. Cesare invece crede nel suo nome, nasconde la propria soggettività dietro esso parlando di sé in terza persona. Quel nome anche dopo la sua morte continuerà a comparire nel dramma, sia perché Cesare riapparirà come fantasma a Bruto, sia perché il suo spirito continuerà a ossessionare i repubblicani, il suo nome continuerà ad essere ripetuto dai suoi sostenitori, ed infine il suo nome sarà reclamato da Ottaviano e sarà a lui rivolto ( Ottaviano primo imperatore di Roma, primo di una lunghissima sequenza di Cesari). Ecco perché il dramma è intitolato a Cesare, anche se egli muore prima della metà del dramma: IL NOME DI CESARE NE GOVERNA L’INTERO SVOLGIMENTO. Dall’inizio fino alla prima scena del terzo atto abbiamo il cesarismo al suo culmine e il costituirsi della congiura repubblicana. Dopo l’uccisione di Cesare il governo repubblicano dovrebbe stabilizzarsi e rafforzarsi ma sempre nel 3 atto irrompe Antonio che cambia il volto della storia con la sua orazione al popolo sul corpo di Cesare. Il conflitto tra i due schieramenti politici che costituiscono anche due diverse concezioni del mondo, si sviluppa e si conclude negli ultimi due atti con la sconfitta dei repubblicani. Il dramma resta sempre dall’inizio alla fine politico, anche i personaggi investigati in certe componenti profonde o in risvolti privati ( Cesare e Bruto ), sono legati a opzioni ideologiche e a conseguenti schieramenti politici. Il dramma inizia nella prima scena e culmina nella seconda del terzo atto con azioni linguistiche volte alla persuasione della folla. Il popolo è il materiale sul quale viene effettuata la trasformazione in potere dei contrapposti orientamenti ideologici: in 1,1 i tribuni persuadono la folla a non celebrare il trionfo di Cesare per la vittoria di Munda sui figli di Pompeo, in 1. Antonio cerca di persuadere il popolo durante la festa dei Lupercali, ad accettare l’incoronazione (simbolica) di Cesare, ma lui rendendosi conto che il tempo non è ancora maturo, rifiuta ipocritamente la corona d’alloro, persuadendo il popolo della sua fedeltà alla repubblica. In 3.2 Bruto persuade il popolo nella sua orazione, che l’uccisione di Cesare è stata un atto necessario per la repubblica, ma subito dopo Antonio persuade il popolo dell’onestà di Cesare, della sua generosità confermata da quello che ha lasciato nel testamento al popolo. E qui la storia ha una svolta radicale: IL POPOLO SI SCATENA CONTRO I CONGIURATI inneggiando a Cesare e al suo spirito, i tempi sono pronti per l’impero. Trattandosi di continue opposizioni politiche , il paradigma dominante è dunque la PERSUASIONE, che chiama con sé la retorica di parte, la recitazione e la simulazione. La storia è fatta di persuasioni effettuate affinché gli altri aderiscano al proprio modello del mondo. I personaggi parlano gli uni con gli altri, o al popolo che deve convalidare il potere