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Giuseppe Baretti e Aurelio de' Giorgi Bertola, Appunti di Letteratura

L'estetica del pittoresco nel Sei, nel Settecento e all'inizio dell'Ottocento. Il sublime e il rivolgimento dei lumi. Accenni di vita professionale e privati di Baretti e Bertola e analisi di alcuni loro lettere.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 05/12/2021

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Baretti e Bertola
Se co nda metà del ‘700
L’estetica del pittoresco
Nel Seicento
Il concetto di pittoresco si impone alla fine del ‘600 ma rimane nel corso dei secoli dove cambia, evolve.
È una categoria estetica che mette in campo un nuovo criterio in base al quale ci si concentra sulle emozioni che un
determinato oggetto estetico produce sul soggetto.
Il concetto di pittoresco va a soppiantare il concetto di bello classico che non si ancora alle emozioni che il fruitore
prova di fronte al concetto estetico, ma discende dall’aderenza di un oggetto estetico a determinati modelli. Ex una
statua del Cellini era bella o dipinto di Botticelli erano belli in quanto imitavano modello antico.
Il graduale smantellamento di questo concetto di bello classico dura molti secoli. Durante il ‘600 si afferma il barocco
che promuove un ideale estetico che non è più di tipo classico o classicisma, ma è spostato sul piano emozionale. Il
bello del barocco è quella rappresentazione poetica o artistica che è in grado di suscitare meraviglia.
Tanto che la rappresentazione delle forme inizia proprio nel ‘600. Nel ‘600 si sente l’esigenza di un nuovo concetto di
bello che non è più ancorato, come il bello classico, a modelli classici, latini e statuari, ma legato alle emozioni che
suscita in chi osserva.
A partire da metà del ‘600, il concetto di pittoresco ha, dapprima, a che vedere con la visione pittorica, quindi l’arte
figurativa, solitamente legata ad opere in bianco e nero o con forti chiaro-scuri e relativa a paesaggi, spazi naturali
caratterizzati da elementi di bizzarria che suscita la curiosità.
Nel Settecento
Nel ‘700 il concetto di pittoresco va mutando. Viene messo a fuoco con maggior chiarezza che il concetto di
pittoresco è legato ad un’emozione sentimentale dell’arte. Nel corso del’ 700 si impone come categoria estetica che
definisce quegli oggetti artistici che sono in grado, accampando la presenza del soggetto, di sollecitare una fruizione
sentimentale, empatica dell’arte e del paesaggio.
Il pittoresco supera l’estetica classica che si era edificata su precise idee e regole di promozione e armonia, per
sostituirvi una nuova categoria, quella del gusto che, nel ‘700, è soggettivo è processo didattico di raffinamento.
Il bello pittoresco è sentimentale, legato alla presenza di un soggetto che osserva che esprime un giudizio estetico
basato sul proprio gusto, non su regole. È fortemente legato al paesaggio naturale, alla veduta stessa del paesaggio.
Gli elementi ricorrenti del paesaggio pittoresco
Quando si parla di paesaggio pittoresco, si associano rovine (riprendono il tempo che scorre, la tragicità della civiltà
umana che suscita un sentimento malinconico), gioco di macchie di chiaro-scuro e rappresentazione di effetti
luministici.
Tra fine del Settecento e inizio dell’Ottocento
Il sublime
Nel momento in cui questo paesaggio non suscita più un sentimento di solidarietà col soggetto, ma diventa
angosciante, sovrastante e orrida, il pittoresco diventa sublime e la natura diventa antagonista.
Rosario Assunto è un grande studioso di questo periodo.
È un concetto che viene formalizzato soprattutto in Inghilterra perché è il primo paese ad avere questo forte
sentimento nei confronti di una natura che non è più armonica, bensì è incolta. Ex. differenza tra giardino all’italiana
e quello inglese che vuole restituire un paesaggio selvaggio, una natura disarmonica aggiustata dall’uomo.
Moda, arte, gusto, letteratura inglese hanno forte influenza su tutta Europa. Nasce così l’anglomania, l’inclinazione
quasi irragionevole verso tutto ciò che viene dell’Inghilterra.
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Baretti e Bertola

Seconda metà del ‘

L’estetica del pittoresco

Nel Seicento

Il concetto di pittoresco si impone alla fine del ‘600 ma rimane nel corso dei secoli dove cambia, evolve. È una categoria estetica che mette in campo un nuovo criterio in base al quale ci si concentra sulle emozioni che un determinato oggetto estetico produce sul soggetto. Il concetto di pittoresco va a soppiantare il concetto di bello classico che non si ancora alle emozioni che il fruitore prova di fronte al concetto estetico, ma discende dall’aderenza di un oggetto estetico a determinati modelli. Ex una statua del Cellini era bella o dipinto di Botticelli erano belli in quanto imitavano modello antico. Il graduale smantellamento di questo concetto di bello classico dura molti secoli. Durante il ‘600 si afferma il barocco che promuove un ideale estetico che non è più di tipo classico o classicisma, ma è spostato sul piano emozionale. Il bello del barocco è quella rappresentazione poetica o artistica che è in grado di suscitare meraviglia. Tanto che la rappresentazione delle forme inizia proprio nel ‘600. Nel ‘600 si sente l’esigenza di un nuovo concetto di bello che non è più ancorato, come il bello classico, a modelli classici, latini e statuari, ma legato alle emozioni che suscita in chi osserva. A partire da metà del ‘600, il concetto di pittoresco ha, dapprima, a che vedere con la visione pittorica, quindi l’arte figurativa, solitamente legata ad opere in bianco e nero o con forti chiaro-scuri e relativa a paesaggi, spazi naturali caratterizzati da elementi di bizzarria che suscita la curiosità.

Nel Settecento

Nel ‘700 il concetto di pittoresco va mutando. Viene messo a fuoco con maggior chiarezza che il concetto di pittoresco è legato ad un’emozione sentimentale dell’arte. Nel corso del’ 700 si impone come categoria estetica che definisce quegli oggetti artistici che sono in grado, accampando la presenza del soggetto, di sollecitare una fruizione sentimentale, empatica dell’arte e del paesaggio. Il pittoresco supera l’estetica classica che si era edificata su precise idee e regole di promozione e armonia, per sostituirvi una nuova categoria, quella del gusto che, nel ‘700, è soggettivo è processo didattico di raffinamento. Il bello pittoresco è sentimentale, legato alla presenza di un soggetto che osserva che esprime un giudizio estetico basato sul proprio gusto, non su regole. È fortemente legato al paesaggio naturale, alla veduta stessa del paesaggio.

Gli elementi ricorrenti del paesaggio pittoresco

Quando si parla di paesaggio pittoresco, si associano rovine (riprendono il tempo che scorre, la tragicità della civiltà umana che suscita un sentimento malinconico), gioco di macchie di chiaro-scuro e rappresentazione di effetti luministici.

Tra fine del Settecento e inizio dell’Ottocento

Il sublime Nel momento in cui questo paesaggio non suscita più un sentimento di solidarietà col soggetto, ma diventa angosciante, sovrastante e orrida, il pittoresco diventa sublime e la natura diventa antagonista. Rosario Assunto è un grande studioso di questo periodo. È un concetto che viene formalizzato soprattutto in Inghilterra perché è il primo paese ad avere questo forte sentimento nei confronti di una natura che non è più armonica, bensì è incolta. Ex. differenza tra giardino all’italiana e quello inglese che vuole restituire un paesaggio selvaggio, una natura disarmonica aggiustata dall’uomo. Moda, arte, gusto, letteratura inglese hanno forte influenza su tutta Europa. Nasce così l’anglomania , l’inclinazione quasi irragionevole verso tutto ciò che viene dell’Inghilterra.

Il concetto di pittoresco si espande dall’applicarsi ai territori dell’estetica figurativa artistica al riversarsi anche nel campo letterario. La poesia e la letteratura diventano descrittive in un rapporto agonistico con le arti figurative. Quindi includono una descrizione sentimentale, che coinvolge l’io e che viene filtrata da una forte componente emotiva. Il piacere a cui tende la letteratura che si ispira al concetto di pittoresco è un piacere dell’immaginazione, cioè la capacità di ricreare nella mente del lettore una visione immaginaria. Questo si vede anche nella pittura, i contorni dei quadri sono spesso sfumati, avvolti da una nebbia sottile. Giuseppe Baretti 1719- Nasce a Torino, ma lascia precocemente il Piemonte e va a Venezia perché è la capitale dell’editoria. Da qui, seguendo le linee dell’anglomania, lascia l’Italia per andare in Inghilterra dapprima dal 1751 al 1760 e poi dal 1765 fino alla sua morte. La sua attività di mediatore culturale si è svolta in due direzioni: promuove la conoscenza della lingua e della letteratura italiana in Inghilterra e sdogana il concetto di pittoresco in Italia. Entra in contatto con le personalità più autorevoli nel campo letterario Inglese, Samuel Johnson che lo sprona a guadagnarsi da vivere non solo come maestro di italiano in Inghilterra ma anche come traduttore, scrittore di manuali di letteratura italiana e commentatore della Divina commedia. Diventa direttore di un teatro londinese fino al 1760 quando un nobile inglese Edward Southwell decide di intraprendere in Grand Tour e ingaggiare Baretti come suo accompagnatore per spostarsi dall’Inghilterra fino all’Italia attraversando la via per mare. questa navigazione scriverà una serie lettere fittizie che immaginerà destinare ai suoi fratelli. Questo viaggio parte dall’Inghilterra e prosegue per Portogallo, Spagna, Francia del sud fino a Genova, dove si separano. Baretti prosegue per Milano dove spera di trovare alloggio presso l’amministrazione milanese ma, frustato da questo tentativo che si conclude infelicemente, consegna all’editore il manoscritto di questo resoconto di viaggio in forma di lettere fittizie (ritiene il formato più adatto a interessare i lettori), e parte per Venezia. L’ambasciatore portoghese al ducato di Milano interviene e chiede la sospensione della stampa perché ritiene che il libro contenga la rappresentazione non veritiere e calunniosa del Portogallo e dei portoghesi. Baretti, l’anno dopo, riesce a far stampare il secondo volume a Venezia, ma la nuova censura dell’ambasciatore portoghese lo interrompe. Nel 1765, dopo aver avviato uno dei primi giornali illuministi in Italia, la Frusta Letteraria (che fallisce presto), lascia l’Italia per andare definitivamente in Inghilterra. La Frusta Letteraria opera nella cultura italiana una vigorosa azione di svecchiamento tra il 1763 e il 65. L’idea di avviare un giornale letterario viene suggerito dal soggiorno in Inghilterra, dove il giornale letterario era il mezzo di diffusione della cultura più popolare. In Italia, invece, giornali come Il Caffè e la Frusta Letteraria sono progetti del tutto innovativi.

Lettere familiari

I 4 volumi previsti in origine saranno stampati solo nel 1770 in Inghilterra in una veste diversa: dalle descrizioni di ciò che vede alla narrazione di ciò che accade. 12 lettere ognuna dedicata ad un aspetto particolare della descrizione del viaggio. Organizzato sul principio dell’antisistematico , Baretti è volutamente disordinato. Manca impianto razionalista. Il viaggiatore non è il descrittore oggettivo della realtà, ma descrive ciò che vede con una forte componente soggettiva che filtra ciò che vede. Si colloca idealmente in quel momento di passaggio tra una cultura arcadico-razionalistica (ancora illuminista) e cultura già capace di anticipare e portare a galla sentimenti e sensibilità già fin da subito. Questa scelta è una scelta di principio.

Lettera I

Pag. 170 Esattezza si combina con scrittura volta a suscitare il piacere del paesaggio. Retaggio razionalista illuminista si trova nel valore dell’esattezza. Percezione estetiche diverse: pittoresco e sublime. Due stati d’animo che Bertola si propone di suscitare nel suo lettore. Il lettore a cui si rivolge è sentimentale. L’operazione letteraria è complessa, pretende di combinare esattezza e sentimenti. Dice che queste lettere non sono il frutto della trascrizione del viaggio, ma anche di una revisione, aggiunta, anacronismo, anche di ciò che ha visto tornando indietro. Paragona la visita ad una galleria d’arte al viaggio sul Reno. Estetica del pittoresco, tentativo della letteratura di sostituire l’arte figurativa. Energeia, figura retorica dell’antichità. È descrizione evidente che disegna l’oggetto descritto agli occhi del lettore. Questa lettera descrive un attraversamento del Reno, una delle località più ricercate per i viaggiatori che volevano che il viaggio soddisfacesse il piacere dell’immaginazione. Insiste su alcuni elementi della visione. Natura, scherzi della luce e ombre innescati dalla nebbia. Rispetto a Baretti si ritrova la componente rovinista. La sua percezione del paesaggio è fortemente permeata dai testi che ha letto e dalla cultura inglese di cui si nutre. Si ritrova la percezione sublime.

Lettera XVII

Consiglia questo paesaggio come terapia di chi è affetto da ‘’disturbi dell’anima’’. Concezione utilitaristica del viaggio; non è solo piacere, ma ha un effetto salutare perchè accresce le conoscenze dello spazio del mondo, dell’uomo e dei costumi. Bertola rappresenta momento di passaggio dal passato di visione del viaggio di fine secolo alla visione illuministica.