Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Giuseppe Baretti VS Samuel Sharp, Appunti di Storia Culturale dell'Europa

Confronto tra i diversi punti di vista di Baretti e Sharp

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 23/05/2020

francesco_hall
francesco_hall 🇮🇹

4

(1)

4 documenti

1 / 10

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Gl’Italiani o sia Relazione degli Usi e Costumi d’Italia, Baretti
Baretti VS Sharp
Nota del traduttore Girolamo Pozzoli:
Samuello Sharp, chirurgo inglese rinomatissimo, dopo avere rapidamente scorsa l’Italia, ritornato in
Inghilterra, vi pubblicò certe sue lettere itinerarie intitolate: Lettere su l’Italia, descriventi i costumi e le usanze
di quella contrada negli anni 1765-66, con un avviso a gentiluomini che vogliono passare le Alpi; opera piena
di ridicole e infami ingiurie contro gli usi d' Italia e contro i riti della Chiesa Romana. Le Lettere di Sharp
capitarono alle mani di Giuseppe Baretti
Prefazione dell’autore:
Ho quindi pigliato occasione, massime dal libro del sig. Sharp, per farli accorti, se posso, degli errori in cui
sono indotti, e indicar loro degli oggetti di ricerche più meritevoli della curiosità delle persone sensate,
rendendoli più cauti nel condannare tutto che non hanno veduto nel loro paese. Una cieca ammirazione delle
usanze e dei costumi stranieri mostra indizio di stoltezza; ma una censura che non fa distinzione, è pazza e
maliziosa.
Capitolo: 1
Le osservazioni sugli usi e sui costumi d' Italia, ultimamente pubblicate dal signor Sharp, sono tra le opere
che più si distinguono in questo genere. Reca somma meraviglia il vedere questo autore accingersi a
far conoscere i popoli d'Italia, presso i quali non dimorò che pochi mesi; parlare col tuono il più decisivo
del genio e del carattere degli Italiani, senza sapere sillaba d' italiano; calunniare la nobiltà ch' egli non ha
frequentata, non avendo per la sua nascita e per la sua professione accesso ne' crocchi signorili. Egli è
una temerità imperdonabile al sig. Sharp l'essersi impegnato in un'impresa tanto ardua e tanto superiore
alle sue cognizioni.
I popoli delle diverse provincie italiane non si rassomigliano: c' è una differenza notabilissima tra quelli di
Napoli e quelli di Bologna, tra quelli di Roma e quelli di Venezia, tra quelli d' Ancona o di Firenze e quelli
di Milano, di Torino o di Genova; ma si può dire che generalmente sono tutti rispettosi, civili, affabili e
naturalmente inchinevoli all’amicizia ed alla benevolenza.
Non mi ricordo di avere mai inteso parlare di sedizione popolare in Italia. Se si trovano radunati, non sono
nè insolenti uè feroci, come accade in altri paesi, e lo stesso sig. Sharp è obbligato di render loro giustizia
a questo riguardo. Egli osserva che gl' Italiani, ne' più affollati concorsi, si conducono con ammirabile
ritenutezza e decenza, e confessa che in simile occasione non sarebbe così a Londra, ove il popolo è
arrogante, sedizioso e crudele.
Debbo poi qui osservare che è falsissirno quanto dice il sig. Sharp dell'eccessiva indolenza e poltroneria
dei popoli d' Italia. Egli ne parla certamente senza cognizione di causa, e non potrebbe negare^, se ne
venisse richiesto, che non si è pigliato l'incomodo di esaminare questo punto. Oso dire che non è cosa rara
il trovare nella capanna di un contadino italiano, oltre tutti gli strumenti rurali, delle reti e dei telai, e che
la maggior parte sono ad un tempo agricoltori, pescatori e tessitori. Quando lavorano in un campo o in
altro luogo, se si accorgono che gli osservate, proseguono con doppio ardore: hanno un principio di gloria
o, se si vuole, di vanità ch' io non ho osservato fra gl' Inglesi di egualclasse; e quando partite, non fanno
come i contadini e gli altri operai d'Inghilterra che chiedono qualche cosa per bere.
Il sig. Sharp osserva che il territorio di Toscana è coperto di poderi e di villaggi le cui case non sono fatte
di terra e di stoppia come in Francia ed in Inghilterra, ma che sono fabbricate di pietre e di mattoni, e che
ì contadini vi sono agiati e assai ben vestiti. Se il sig. Sharp avesse voluto pigliarsi l'incomodo di badarci,
avrebbe veduto la stessa cosa nelle altre parti d' Italia , senza eccettuarne i dominj di Napoli e del Papa.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa

Anteprima parziale del testo

Scarica Giuseppe Baretti VS Samuel Sharp e più Appunti in PDF di Storia Culturale dell'Europa solo su Docsity!

Gl’Italiani o sia Relazione degli Usi e Costumi d’Italia , Baretti

Baretti VS Sharp

Nota del traduttore Girolamo Pozzoli:

Samuello Sharp, chirurgo inglese rinomatissimo, dopo avere rapidamente scorsa l’Italia, ritornato in Inghilterra, vi pubblicò certe sue lettere itinerarie intitolate: Lettere su l’Italia, descriventi i costumi e le usanze di quella contrada negli anni 1765-66, con un avviso a’ gentiluomini che vogliono passare le Alpi; opera piena di ridicole e infami ingiurie contro gli usi d' Italia e contro i riti della Chiesa Romana. — Le Lettere di Sharp capitarono alle mani di Giuseppe Baretti

Prefazione dell’autore:

Ho quindi pigliato occasione, massime dal libro del sig. Sharp, per farli accorti, se posso, degli errori in cui sono indotti, e indicar loro degli oggetti di ricerche più meritevoli della curiosità delle persone sensate, rendendoli più cauti nel condannare tutto che non hanno veduto nel loro paese. Una cieca ammirazione delle usanze e dei costumi stranieri mostra indizio di stoltezza; ma una censura che non fa distinzione, è pazza e maliziosa.

Capitolo: 1

 Le osservazioni sugli usi e sui costumi d' Italia, ultimamente pubblicate dal signor Sharp, sono tra le opere che più si distinguono in questo genere. — Reca somma meraviglia il vedere questo autore accingersi a far conoscere i popoli d'Italia, presso i quali non dimorò che pochi mesi; parlare col tuono il più decisivo del genio e del carattere degli Italiani, senza sapere sillaba d' italiano; calunniare la nobiltà ch' egli non ha frequentata, non avendo per la sua nascita e per la sua professione accesso ne' crocchi signorili. — Egli è una temerità imperdonabile al sig. Sharp l'essersi impegnato in un'impresa tanto ardua e tanto superiore alle sue cognizioni.  I popoli delle diverse provincie italiane non si rassomigliano: c' è una differenza notabilissima tra quelli di Napoli e quelli di Bologna, tra quelli di Roma e quelli di Venezia, tra quelli d' Ancona o di Firenze e quelli di Milano, di Torino o di Genova; ma si può dire che generalmente sono tutti rispettosi, civili, affabili e naturalmente inchinevoli all’amicizia ed alla benevolenza.  Non mi ricordo di avere mai inteso parlare di sedizione popolare in Italia. Se si trovano radunati, non sono nè insolenti uè feroci, come accade in altri paesi, e lo stesso sig. Sharp è obbligato di render loro giustizia a questo riguardo. Egli osserva che gl' Italiani, ne' più affollati concorsi, si conducono con ammirabile ritenutezza e decenza, e confessa che in simile occasione non sarebbe così a Londra, ove il popolo è arrogante, sedizioso e crudele.  Debbo poi qui osservare che è falsissirno quanto dice il sig. Sharp dell'eccessiva indolenza e poltroneria dei popoli d' Italia. Egli ne parla certamente senza cognizione di causa, e non potrebbe negare^, se ne venisse richiesto, che non si è pigliato l'incomodo di esaminare questo punto. Oso dire che non è cosa rara il trovare nella capanna di un contadino italiano, oltre tutti gli strumenti rurali, delle reti e dei telai, e che la maggior parte sono ad un tempo agricoltori, pescatori e tessitori. Quando lavorano in un campo o in altro luogo, se si accorgono che gli osservate, proseguono con doppio ardore: hanno un principio di gloria o, se si vuole, di vanità ch' io non ho osservato fra gl' Inglesi di egualclasse; e quando partite, non fanno come i contadini e gli altri operai d'Inghilterra che chiedono qualche cosa per bere.  Il sig. Sharp osserva che il territorio di Toscana è coperto di poderi e di villaggi le cui case non sono fatte di terra e di stoppia come in Francia ed in Inghilterra, ma che sono fabbricate di pietre e di mattoni, e che ì contadini vi sono agiati e assai ben vestiti. — Se il sig. Sharp avesse voluto pigliarsi l'incomodo di badarci, avrebbe veduto la stessa cosa nelle altre parti d' Italia , senza eccettuarne i dominj di Napoli e del Papa. —

Il nostro viaggiatore si dà molta briga per iscoprire quale possa essere la ragione di questo stato florido dei contadini della Toscana, e considera la loro opulenza come effetto dei benefizj che hanno ricevuti dalla casa dei Medici, anzichè attribuirlo alla sua vera causa, voglio dire alla loro sobrietà ed al loro amore pel travaglio; e se queste non sono le vere cause del loro aspetto opulento , bisogna credere che ciascun contadino toscano abbia ereditato un podere dal suo antenato, il quale ne avesse fatto 1' acquisto sotto il felice regno della famiglia de' Medici: supposizione che sarebbe un po' troppo assurda (agiatezza dei contadini a Firenze e nella Repubblica di Genova grazie alla loro sobrietà e amore per il lavoro).

Capitolo 2:

 La tardità con la quale nei tribunali d' Italia si ordinano i processi de' rei, diede occasione al sig. Sharp di fare le più odiose riflessioni sul governo italiano. Egli è però vero che in Italia la punizione non segue sì tosto il delitto, e che, toltone il Piemonte, ove la giustizia in caso di omicidio è piuttosto speditiva, pare che in ogni altra parte si usi troppa lentezza nell' esecuzione delle leggi: in Venezia e in Roma un assassino non viene giudicato definitivamente se non dopo più mesi di prigionia. Ma v' è in Italia un'invincibile causa che può sottrarre alle volte un omicida dal supplizio, ed è la facilità di fuggire dal territorio ove ha commesso il delitto. Ognuno sa che 1' Italia è divisa in più principati; per la qual cosa se un reo trovasi in qualche distanza dal centro d'uno di essi nel momento che commette un delitto, può presto giugnere alle frontiere e passare nello stato vicino.  Ma i forestieri ordinariamente sono facilissimi a censurare: non si curano d' informarsi delle cause che produssero certe usanze, delle quali ben si conoscono gl' inconvenienti. Il sig. Sharp vuole riferir tutto agli usi del suo paese; essi sono la norma di tutte le sue decisioni. Tutto che non viene fatto altrove come in Inghilterra è, dalla sua rara sagacità, giudicato stolto e detestabile. Questo modo di ragionare è proprio di un Inglese affezionato alla sua patria; ma non gli dà il diritto di pretendere il titolo di osservatore imparziale delle altre nazioni; e sebbene alcuni Italiani siano capaci di dare una pugnalata ai loro rivali od alle loro belle, per un eccesso di gelosia, ciò non lo autorizza a presentare il minuto popolo d’Italia come una turba di uomini malvagi e perversi, sempre pronti ad ammazzarsi.  Dietro la logica oltraggiosa del sig. Sharp, un Italiano potrebbe a buon dritto riguardare il popolo inglese come una turba di incendiari, perchè vede alle volte ne' fogli pubblici delle promesse di ricompensa a chiunque scoprirà gli autori di lettere anonime scritte da incendiari.  Il sig. Sharp, dopo avere scagliato contro il comun popolo i più pungenti dardi di maldicenza, non risparmia le persone distinte: asserisce che in Italia i costumi sono assolutamente corrotti, e che i due sessi sono in preda alla più orribile sfrenatezza.  Il metodo del quale egli si serve per dare alle sue imposture un'apparenza di verità, è assai malizioso. Egli comincia ad avvertire i suoi lettori che per lo passato in Italia le donne erano irreprensibili nella condotta e nei costumi, e che i mariti erano gelosi; ma che oggidì non ci sono donne sulla terra più impudiche e più dissolute delle Italiane, e che in Italia la parola gelosia è diventata fuori d' uso … Vorrei piuttosto dimostrare che i lioni ed i sorci non sono nè lioni, nè sorci che in certi paesi, e che in altri paesi sono gatti o pipistrelli. Secondo il sig. Sharp, in Italia non c’è donna maritata che non abbia il suo cicisbeo, vale a dire ch'ella ha un giovine, il cui principale impiego è di disonorare suo marito; e la signora ha sì poco riguardo, che a nessuno è ignota la persona ch' essa onora della sua scelta e della sua cortesia ( LET. V sul cicisbeismo ) Il sig. Sharp non entrò mai in un casino, altrimente avrebbe detto che è un appartamento di parecchie piccole stanze, e spesso una piccola casa che i nobili Veneziani prendono per proprio comodo nelle vicinanze di S. Marco, dove sì radunano il senato e tutt' i magistrati, e dove trattanti gli affari e le cosa di piacere - Pare che un autore dopo una sì scandalosa descrizione delle usanze e dei costumi di un paese , dovrebbe cessare per tema di essere tenuto per un calunniatore ubbriaco, anche presso i più creduli ; ma il sig. Sharp è ben lontano di avere siffatto timore, troppo Vile per lui, e continua con una temerità assai più sfacciata. Egli ha altresì l'audacia di protestare nel più solenne modo che le sue asserzioni «sono da tenersi per vere, sull'onor suo, poiché egli parla sopra buoni fondamenti, e non mosso da uno spirito di maldicenza ». ( LET.V sull’affetto verso i figliCicisbeo di Firenze ) Mi sarei grandemente maravigliato della temerità di queste osservazioni, se non fossi stato informato della sorgente nella quale

Italia gli sposi non si sono veduti due volte avanti le loro nozze; mentrechè nella stessa Venezia v' è 1' uso generalmente stabilito , anche fra i principali nobili, di differire di più mesi, e qualche volta di un intiero anno un matrimonio stabilito, affinchè i giovani amanti possano concepire amore 1' uno per 1' altro …  Questo fatto e cent' altri simili avrebbero dovuto insegnare al sig. Sharp che i maritaggi contraevansi in Italia come nelle altre parti dell'Europa: nella nobiltà per fare una splendida alleanza, o per mire d' interesse, e nel pòpolo, come in Inghilterra, per ben accompagnarsi.

Capitolo 3:

 Agevolmente si può scorgere che il signor Sharp non dubita punto che un cicisbeo non sia un adultero, e che nella sua mente questi due termini sono perfettamente sinonimi: ma in ciò egli non s' inganna meno che su ogni altro punto, perchè gl' Italiani applicano a questo vocabolo una assai diversa idea. Cicisbeo è una voce antica, che nella sua origine non significa altro che un bisbigliatore. E perchè gli amanti e gli amici intimi, quando sono in crocchio, si parlano volentieri sotto voce all' orecchio; perciò il dispiacere che cagiona ordinariamente questo bisbiglio ad una compagnia, fe' dar loro il titolo di cicisbei, o sia bisbigliatori. — Ciò basti sub" etimologia di questa parola. — In seguito questo nome fu dato agli amanti ed a coloro che stanno presso le signore con altrettanta condiscendenza e rispetto come se fossero loro vagheggiatori. L' uso di fare la corte alle signore col rispetto di un amante, è assai antico in Italia, e non recentemente introdotto ne' nostri costumi, come il sig. Sharp vorrebbe darci a credere allorchè dice che le nostre donne tenevansi anticamente murate, e che ora non hanno alcuna sorte di custodia.

Capitolo 4:

 Dopo avere presentato gl' Italiani come un popolo di assassini e di adulteri, il sig. Sharp gli accusa di superstizione. È cosa strana di sentirlo dal colmo della sua sapienza opprimerli di sarcasmi perchè nell'anno osservano moltissime feste, e di vedere con quale furore si scatena contro gli spettacoli religiosi che danno nelle città, ne' borghi e nei casali, senza alcuna eccezione.  Si è contro corali spettacoli che i viaggiatori protestanti hanno declamato con tutta la loro forza. Non poterono vedere questa pompa religiosa senza manifestare la loro intolleranza. Tutti, del pari che il sig. Sharp, pretendono che queste processioni sono spettacoli stravaganti, inventati da' pagani, contrarli allo spirito del cristianesimo ed alle viste di una sana politica, e pregiudiziosi ad ogni riguardo.  Nondimanco, siccome in ogni cosa si può sempre provare il pro e il contro; così voglio discutere un po' questa questione, e mostrare al sig. Sharp che si possono dare delle ragioni in favore di questi spettacoli religiosi, non considerandoli che sotto il punto di vista della politica. Prima però di entrare in questo malagevole esame, debbo stabilire due cose: la prima, che di tutti i popoli d' Europa gl' Italiani sono i più robusti; la seconda, che se si paragona 1' estensione della Gran Brettagna a quella dell' Italia, si ' troverà che la nazione italiana è assai più numerosa, dell' inglese.  Nonostante, malgrado questi uomini illuminati, il sig. Sharp non mi contrasterà la prima delle mie due proposizioni. Egli osservò che nello Stato Veneto gli uomini sono quasi tutti di bella statura. Questa superiorità di statura porta necessariamente con sè la forza e il vigore delle membra. Osservò pure che in Napoli d popolo gli sembrava essere più robusto e migliore atleta di quello «di Londra. — Io sono assai maravigliato che queste due osservazioni sieno sfuggite dalla penna del sig. Sharp, il quale ha una insuperabile ripugnanza ad accordare agli Italiani i minimi vantaggi su gl' Inglesi. Egli è vero ch' ei non parla qui se non che dei Veneziani e dei Napoletani, e che non dice una parola di tutti gli altri popoli d'Italia; che non parla nè degli agricoltori, nè dei soldati, nè delle altre classi le di cui professioni esigono la forza del corpo: ma siccome in nessuna parte del suo libro li taccia di deboli o di molli; così debbo credere ch' egli avesse rossore di confermare la falsa opinione, che gli Italiani sono popoli molli ed effeminati, che non sono atti che a cantare e suonare, e ciò a motivo del calore del clima. Il sig. Sharp vorrà forse impugnare il mio secondo punto e negare la superiorità della popolazione d' Italia in confronto con quella della Gran Brettagna, giacché egli ha di già deplorata la spopolazione di alcune parti dell' Italia, le

quali a' tempi dell'antica Roma erano immensi vivai d' uomini; e per corroborare i suoi ragionamenti, ricorrerà all'autorità del vescovo Burnet il quale, sebbene scozzese , dice che reca maraviglia il vedere la desolazione che regna in tutta l’Italia, e quanto questo paese è spopolato.  Ma dopo avere esposti i grandi argomenti di questi dotti consiglieri, spero, sig. Sharp, che ella si compiacerà di porgere un orecchio attento alla risposta che potrebbe fare a questi ingegnosi cianciatori un vecchio machiavellista, e che vorrà pesare le sue ragioni per non accettare l'offerta abolizione.  Or diteci, o politico sig. Samuele Sharp, cosa avreste risposto al discorso del nostro Machiavellista? Non avete detto che i gondolieri di Venezia sono meglio nutriti e meglio vestiti de' barcajuoli del Tamigi? che il nostro basso popolo di Napoli sembra forte e nerboruto al pari dell'antico Milone crotoniate? che i contadini della Toscana sono vestiti ed alloggiati meglio di quelli delle contee di Middiesex e di Surry? Voi lo avete detto certamente, od almeno avete voluto farlo intendere; e il cielo sa còsa avreste potuto dire se per avventura foste entrato nelle liete ed ospitali abitazioni de' contadini lombardi, piemontesi e genovesi! Ripeterete ancora, o signore, che le feste e gli spettacoli religiosi sono tanto contrarii alla buona politica quanto sono superstiziosi, e che i principi d' Italia sono meno saggi di vossignoria, perchè non acconsentono all'abolizione che voi vorreste? Queste feste e questi pii spettacoli sono superstiziosi, voglio concedervelo, sig. Sharp; e il volgo d' Italia è troppo credulo pensando che la sua salvezza dipenda unicamente dalla sua assiduità a tutte queste cerimonie divote. Ma mentre rimproverate a' vicini la loro credulità e la loro superstizione, non obbliate i vostri amici in Inghilterra, e ricordatevi che le folli stravaganze non sono tutte fuori della Gran Brettagna. Rammentatevi, signore, che a' nostri dì alcuni vostri compatriótti furono processati, ed uno di essi fu bellamente impiccato per avere annegata una povera donna che credevano fattucchiera. Questo solo fatto dovrebbe persuadervi che il minuto popolo è dappertutto superstizioso e credulo. I cambiamenti, quand' anche riuscissero a porre le cose in migliore stato, non mancano mai di sinistre conseguenze; e non sarebbe più agevole cosa 1'abolire le feste e le pompe religiose in Italia, che l'impedire agl' Inglesi di vendere i loro suffragi nelle elezioni.

Capitolo 5:

 Trascurare gli oggetti più curiosi e più atti a far conoscere ed a caratterizzare una nazione, e fare delle lunghe descrizioni di cose che non interessano ad alcuno, è per lo più il difetto dei viaggiatori, e soprattutto quello del sig. Sharp. Invece di procurar di dare al suo compatriota una notizia esatta dei nostri poeti drammatici, egli getta il tempo a descrivere 1' estensione de' nostri teatri, la larghezza dei palchetti, il loro prezzo e la loro disposizione, la magnificenza degli apparati, il modo in cui sono illuminati, le paghe de' cantatori, la durata dei balli, la disattenzione degli spettatori ed altre insulse freddure; e le sue osservazioni sono quasi tutte erronee. Dice, a cagion d' esempio, che gli attori dell'opera non sono pagati a Napoli così generosamente come a Londra, e una linea più sotto dice che la Gabrielli ha novecento lire sterline all'anno: la Gabrielli sarebbe dunque pagata più generosamente se ella cantasse sul teatro xli Haymarket? Il sig. Sharp sembra fermamente persuaso che i musici italiani fanno gran fortuna a Londra, e che al loro ritorno in Italia comperano delle bellissime terre col denaro degl'Inglesi; ma potrébb'egli nominare più di un cantore italiano che si sia arricchito a Londra dopo Senesino? Io ho frequentato per dieci anni l'opera di Haymarket, e ho sempre veduta composta di eccellenti attori; ma nessuno di essi, ch'io mi sappia, vi ha acquistate ricchezze. Visconti, Serafino, Mattei e due o tre altri sono partiti da Londra con quattro o cinquecento ghinee per ciascuno indosso; ma Mingotti, Potenza, Cornacchini, Ricciarelli e cinquant' altri non avevano un soldo al momento della loro partenza. E i cantori che non sono di questo primo ordine, hanno uno stipendio così mediocre, in ragione del caro prezzo d' ogni cosa in Londra, che non sanno mai come farla: sovente accade loro di essere arrestati "per debiti e di ritornarsene poveri come vi erano venuti. Avrei bramato che il nostro autore, invece di spaziare su tali inezie, si fosse pigliato 1' incomodo di fare degli estratti ragionati delle nostre tragedie, delle nostre commedie, delle nostre opere buffe, delle nostre farse, ch' egli pretende avere vedute in diverse città. Egli meriterebbe la nostra riconoscenza per averci messi in grado di paragonarle alle opere della stessa specie scritte in inglese; ma questa utile fatica avrebbe richiesto ch' egli studiasse la lingua. Dice qualche cosa dei nostri arlecchini, e non fa menzione alcuna delle nostre commedie a soggetto: singolarità sorprendente che i forestieri sogliono riguardare come un carattere particolare al teatro italiano. Io mi aspettava, vedendo che il sig. Sharp dava principio al suo

 Nondimanco penso essere cosa indubitale, che se l’Italia pare sia il suolo d' Europa il più favorevole alla musica, ciò dee attribuirsi alla purità ed al calore della nostra atmosfera, la quale dà alla generalità delle nostre donne una voce più dolce e più melodiosa che a quelle delle altre regioni, e le rende più sensibili alle attrattive dell'armonia.  Un simile motivo allontana gli Italiani dal far insegnare la musica alle loro signorine, persuasi che la musica, comechè perfettamente innocua in sè stessa, turberebbe i loro cuori e fors' anche più facilmente che le indecenze del teatro inglese. V'è ancora un altro motivo che dissuade gl' Italiani dal far entrare lo studio della musica nell' educazione delle loro fanciulle, ed è la sregolatezza di costumi dei nostri migliori cantori e maestri.  Gl' Italiani sono tanto persuasi che la musica dà a tutti coloro che ne fanno professione un'invincibile tendenza alla dissolutezza, che generalmente non ne hanno alcuna stima.  Noi guardiamo i nostri cantatori e i nostri ballerini con egual occhio, e il nostro disprezzo per queste due classi d' uomini va tant' oltre, che ordinariamente diamo ai loro nomi una terminazione diminutiva che , secondo il genio della nostra lingua , li rende ridicoli e vili ; o , ciò che è ancora peggio , li chiamiamo con qualche soprannome derisorio.  Il sig. Sharp pare scandalizzato perchè in Italia il teatro dell' opera sembra essere un luogo di appuntamento , anzichè un tempio consacrato alle muse. Egli va quasi in collera perchè gl' Italiani , in vece di stare attenti alla musica , discorrono insieme con sì poca ritenutezza , che cuoprono intieramente le voci dei cantori. Era bene stato informato, dic' egli, prima di partire dall' Inghilterra,che , sebbene gl’Italiani avessero pochi riguardi e considerazione durante lo spettacolo , stivano nondimeno attenti ad una bell' aria, o in presenza del re ( il re degl' Italiani! ): ma da quanto ho veduto, è intieramente , disinginnato su questo punto. Povero sig. Sharp! gli si aveva fatto credere che gl' Italiani stavano zitti all' opera per ascoltare un' aria favorita, o alla presenza del re - e entrambi questi fatti si trovano falsi! Chi oramai vorrà prestar fede agli scrittori di viaggi?  Io mi unirei volentieri agl' Inglesi per ringraziare il sig. Sharp di avere pubblicato una sì utile scoperta; ma non sono soddisfatto ch' egli abbia detto che il commercio è disprezzato e che i mestieri sono in orrore in Italia. Certamente egli si è ingannato , ed ora tocca a me a negare questo fatto. Gli è piuttosto la musica che gl' Italiani hanno in orrore, e non il commercio o i lavori faticosi. Se per lavori faticosi il sig. Sharp intende l'agricoltura e le manifatture (e cos'altro potrebbe mai intendere? ) , io gli dico schiettamente che uè 1' una , nè le altre sono abborrite dagl' Italiani , perchè se così fosse i nostri fittaj noli , i nostri negozianti e i nostri manifattori non sarebbero tanto numero» come sono , nè viverebbero come vivon». Vero è che in Italia essi non vanno del peri co' nobili, il che non succede nemmeno altrove; ma hanno il loro grado di stima e di considerazione, e le loro occupazioni non sono nè disprezzate nè abborrite. Gl' Inglesi che hanno viaggiato in Italia, sanno benissimo che in molti luoghi le terre vi sono coltivate come nelle migliori contee d’Inghilterra; e gl' Inglesi che non vi andarono, debbono essere persuasi che gl' Italiani non vivono, come i Tartari, del prodotto delle loro gregge, giacchè ognuno sa che 1' Italia provvede l'Inghilterra e altre parti del mondo delle produzioni della sua agricoltura. Il sig. Sharp si fa maraviglia che in Italia, come in Inghilterra, non vi sia 1' uso di avere in teatro una candela accesa per poter leggere il libro dell'opera. Questa savia osservazione è degna di tutte quelle che questo viaggiatore ha fatte sugli spettacoli; e non vi si può rispondere altro, se non che gl'Italiani non hanno, come gl' Inglesi , la pazienza di leggere un cattivo dramma , mentre un eunuco sminuzza una vocale in mille parti invisibili. Quando noi siamo all' opera, consideriamo gli attori come facenti parte del totale dello spettacolo; e i nostri cantori sarebbero assai ridicoli, se alla loro solita impudenza aggiugnessero quella di pretendere da noi maggior attenzione che alle altre parti dello spettacolo. Ma innanzi terminare questo capo, deggio avvertire il lettore che in Italia la musica fa parte dei nostri divertimenti oltre 1' opera.

Capitolo 21:

 Il sig. Sharp ha detto che gli Italiani usano di mettere le loro fanciulle nei conventi, e lasciarvele finché si maritano o prendono il velo; e la stessa cosa è stata ripetutamente asserita da molti viaggiatori protestanti prima ch'egli pensasse a pubblicare le sue lettere itinerarie. Ma per qual motivo pubblicano essi questa

falsità? Per ignoranza o per malizia? Forse non è per altro se non per far amare ai loro giovani compatrioti la riforma che non permette questa sorte di stabilimenti, e per allontanarli, per quanto è possibile, dalla religione cattolica; ma, se tale è la loro intenzione, parmi che si debba paragonarli a quei frati i quali spacciavano mille imposture sul conto degli eretici, con la pia intenzione di obbligarci maggiormente alla loro credenza. Qualunque sia il motivo di questa malafede degli scrittori protestanti, mi piglierò la libertà di dire a chi crede loro, che quanto essi asseriscono su questo punto è falsità, e che quest' uso generale non ha luogo in Italia: di fatti, per potere praticarvi siffatta usanza, sarebbe mestieri far fabbricare un immenso numero di nuovi conventi, giacche quelli che abbiamo presentemente, non conterrebbero la centesima parte delle nostre damigelle. Per convincersi dell'impossibilità di quest' uso, basta gettare' uno sguardo sulla nota degli abitanti della Toscana riportata dal sig.Sharp, dalla quale si scorge che il numero delle monache in questo Stato è di circa novemila e quello delle fanciulle o vedove passa le trecentodieci mila.  … contuttociò la distanza tra la verità e le asserzioni del sig. Sharp trovasi ancora maggiore, considerando che molti ordini di donne vietano alle monache di ricevere pensionane. Vedi, o lettore (inglese), qual conto dei fare delle relazioni de' tuoi scrittori di viaggi, sebbene costantemente uniformi, scritte col più ardito e più decisivo tuono: vedon nulla, nulla esaminano e si copian vituperosamente l’un l’altro.  Io sostengo che fra la nobiltà e le persone agiate è cosa rarissima eli vedere delle fanciulle vecchie, e che è ancora più raro di vederne nel basso popolo Mi sarebbe impossibile provare la prima parte di questa asserzione, e il lettore ne crederà ciò che giudicherà a proposito; ma, quanto alla seconda, io me ne rapporto all' opera stessa del sig. Sharp, nella quale è detto che gl' Italiani non vogliono, al loro servizio se non persone maritate; il che è contrario all'uso generale d'Inghilterra, ove le persone d' ambi i sessi che destinansi a servire, debbono non essere maritate.

Capitolo 22:

 Questa lista degli abitanti della Toscana è la sola cosa del suo libro che meriti di essere osservata. Scorgesi in essa che il numero dei nostri frati è, in proporzione del rimanente degl'Italiani, in ragione di sei mila sopra un milione; in guisa che supponendo il numero degli Italiani di quattordici milioni, ne avviene che il numero de' nostri frati è di circa ottantaquattro mila, e non di tre quarti de' nostri uomini, come pretende lo stolto Misson.

Capitolo 30:

 Gl'Italiani, come gl'Inglesi, non frequentano molto le chiese ne' dì di lavoro. Fa d'uopo nondimeno eccettuarne molte persone, spezialmente le donne, le quali si fanno una legge inviolabile di assistere quotidianamente alla messa e alla benedizione, massime se si trova in vicinanza qualche chiesa ove possano andare senza darsi molto incomodo. Ma le nostre chiese, deserte i dì di lavoro, sono frequentatissime ne' ili festivi, particolarmente alla mattina in cui il concorso di gente è sì grande, che si può dire che non diminuisce mai. Non ignorasi con quale magnificenza e splendidezza sono addobbate le nostre chiese. La mattina innanzi giorno i dì festivi sono annunziati dal romore delle campane, e il popolo si affretta di recarsi alla chiesa per ascoltarvi la messa. Siccome non c'è chiesa in cui non ci sieno almeno tre altari, e i nostri preti e frati sono numerosissimi; così ciascuno può ascoltare una o più messe secondo la sua divozione. Il bel mondo non va nelle chiese se non verso le dieci o le undici del mattino. Le gentildonne vi sono seguite da' loro domestici e dai loro cicisbei.  Quanto al basso popolo e agli abitanti di campagna, sono generalmente rigorosi osservatori di tutti i doveri religiosi che prescrivon loro i superiori ecclesiastici. Ho già parlato della loro assiduità alle processioni, della loro divozione verso i santi, e degli ex-voto che offrono a quelli ne' quali hanno maggior fede. Il sig. Sharp si scatena con furore contro questa condotta, e sostiene che son veri idolatri. Ma ad onta di questo trasporto del sig. Sharp, egli è certo che tale specie d' idolatria non chiurlerà mai a questa buona gente 1' entrata nel cielo.

Capitolo 33:

 L' indolenza e 1' effeminatezza non regnano più fra essi che fra le altre nazioni europee. Siami ora permesso il dilungarmi in alcune poche osservazioni sopra altri aspetti del loro particolare carattere, tal quali mi si

dipendono dal gusto e dal volere de' principi e de' nobili ricchi, i quali sono capricciosi, e danno un pregio quando maggiore, quando minore a consimili rarità.  Il sig. Sharp ha in vero copiato rade volte le dotte lamentazioni di molti altri viaggiatori riguardo all' antico Stato di Roma e di Napoli: ma quanto al loro presente essere e governo, egli ha realmente sorpassato di molto tutti i suoi erranti predecessori per le sue insultanti osservazioni.  Il nostro britannico osservatore ha veduto in Venezia molte (o, com’egli dice, un'infinità) di picciolo teste di lione intorno al palazzo del doge, con bocche bastantemente capaci da ricevere (dai delatori) lettere o viglietti, con inscrizioni sopra di esse circa le diverse specie di denunzie. Di qui conchiude che il governo veneto promuove tuttavia la pratica delle private denunzie. Ma questo è un rappresentare falsamente i fatti, non essendo un tal molo d'informazione più in uso colà, sebbene lo fosse a’ tempi andati. Tali teste sono da molto tempo piene di fango e di ragnatelli, e il sig. Sharp se ne sarebbe accorto se ci avesse guardato. E probabile altresì che esse vi fossero state poste da principio in terrorem , e più a fine di prevenire i delitti, che di moltiplicare le spie. Questo provvedimento era forse a proposito prima che il governo fosse stabilito e le leggi civili regolate come sono al presente, essendo Venezia una città vasta ed aperta, e che non può essere comodamente custodita da soldati o da guardie notturne. Egli parla meno a caso, allorchè ne dice che il doge di Venezia, appena eletto, fugge tutte le apparenze di eguaglianza e famigliarità e si sottrae in certo modo a tutt' i piaceri della società. Com'è che il sig. Sharp sa tutte queste cose del papa e del doge di Venezia? A sentirlo sembra ch' egli conosca i pensieri del primo e la vita domestica del secondo come,di sè medesimo : nonostante, il fatto è che il doge debbe certamente usare grandi riguardi alla sua nuova autorità, e guardarsi dal prostituirla ad una affettata eguaglianza e famigliarità; ma quando egli sia di un carattere socievole e gioviale, può liberamente continuare, come privato, nel primiero tenore di vita; andare mascherato di carnovale o al tempo dell' Ascensione, solo o in compagnia, come gli aggrada, e pastóre la sera al casino co' suoi amici. Per tal modo egli si acquisterà la pubblica benevolenza, evitando la taccia di orgoglioso, come fece appunto il doge Foscarini, che morì allorchè io fui ultimamente a Venezia. Neil' esercizio del suo ufficio lo avreste preso per un uomo di troppa austerità; ma fuori di là egli era ancora un più allegro e piacevole conversante che prima di essere fatto doge.  Il sig. Sharp dice che non è la sola Padova che sembri meschina in confronto della città materna, ma ben anche tutte le altre città nel territorio della repubblica. Osservazione veramente ingegnosa! Ma in Inghilterra, in Francia, in Turchia e dappertutto non è egli lo stesso? Io suppongo però che il sig. Sharp non mi negherà che tra le minori città del suo paese non è facile il trovarne quattro così piene di sontuosi edifici e così popolate come lo sono Vicenza, Verona, Brescia e Bergamo.  AI nostro viaggiatore non è andato a genio l’Ercole Farnesiano, perché, dice, in natura non se ne trova il modello, avendogli insegnato i suoi studi particolari che i muscoli del corpo umano, per enfiati che sieno, non giungono mai alla grossezza che si dà loro in quella statua. È vero ch'io m'intendo poco d'anatomia, e non sono gran conoscitore di scultura; nonostante avendo sempre udito proporre l'Ercole Farnesiano pel più maraviglioso esempio di un uomo che si suppone partecipare in qualche cosa del divino, com' era il caso di quel semideo; ed essendo che la Venere de' Medici è stata per un buon numero di secoli riguardata come uno dei più stupendi modelli di beltà femminina che umano scalpello abbia mai creato, così seguiterò a credere che Glicone e Cleomene fossero buoni scultori, e che tanto il sig. Sharp che il dottore Smollet non sono giudici competenti delle umane forme, per quanto sìa prodigiosa la loro scienza anatomica, e per quanto sia estesa la loro sfera di cognizioni come intelligenti.  Il sig. Sharp riferisce che a Napoli i frati rappresentano delle commedie ne' loro conventi durante il carnevale, e ciò si pratica di fatti. Ma ben so che essi non usano dimostrarvisi sotto caratteri sì lubrici com'egli dice. Questa osservazione sente assai di malignità e di calunnia, e sarebbe desiderabile ch' ei l’avesse tralasciata, o ne avesse dato prove che la rendessero incontrastabile. I nostri monaci non sono così imprudenti da commettere indecenze sotto gli occhi del pubblico: e quand' anche giungessero a tanto di rappresentare qualsivoglia cosa lasciva, sì il governo civile che l'ecclesiastico non mancherebbero certamente di renderli tosto avvertiti d' una così grave mancanza. Ma io sono stanco di aggirarmi per gli spropositi, per le caricature, e soprattutto per le gigantesche esagerazioni di questo gentiluomo che potè ritrovare in Italia un giardiniere inglese disperato di non potervi gustare una pesca di legittimo sapore.