



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Gli appunti contengono nozioni di Glottologia, linguistica generale e sociolinguistica
Tipologia: Appunti
1 / 6
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




In base al modo di articolazione abbiamo un prima grande opposizione fra i suoni del linguaggio: quella fra suoni prodotti senza la frapposizione di ostacoli che creino perturbazioni al flusso d’aria fra la glottide e il termine del percorso e suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo parziale o totale al passaggio dell’aria. I primi tipi di suono costituiscono le vocali , i secondi le consonanti. I suoni prodotti con vibrazione delle corde vocali accostate e tese sono detti sonori , i suoni prodotti senza vibrazione delle corde vocali discoste sono detti sordi.
Consonanti Modo di articolazione Le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ostacolo al passaggio dell’aria. A seconda che questo ostacolo sia completo o invece parziale, si riconoscono due grandi classi di consonanti: rispettivamente, le occlusive e le fricative , così chiamate perché l’avvicinamento degli organi articolatori provoca un rumore di frizione. Esistono suoni consonantici la cui articolazione inizia come un’occlusiva e termina come una fricativa. Si tratta di consonanti composte, quindi affricate. Abbiamo poi consonanti laterali quando l’aria passa solo ai due lati della lingua e vibranti , quando si hanno rapidi contatti intermittenti tra la lingua e un organo articolatorio. Laterali e vibranti possono essere riunite sotto l’etichetta di liquide. Si hanno invece consonanti nasali quando vi è passaggio dell’aria anche attraverso la cavità nasale. Un altro parametro che può riguardare le occlusive e le affricate davanti a una vocale, è la presenza di aspirazione, vale a dire di un intervallo di tempo fra il rilascio dell’occlusione e l’inizio della vibrazione delle corde vocali, che produce una specie di soffio laringale; queste consonanti vengono dette aspirate.
Luogo di articolazione Oltre che in base alla presenza o assenza di vibrazioni delle corde vocali e al modo di articolazione, le consonanti vengono classificate in base al punto del’’apparato fonatorio in cui sono articolate. Partendo dal tratto terminale del canale, che è il più avanzato, abbiamo anzitutto le consonanti ( bi ) labiali , prodotte dalle labbra o tra le labbra; abbiamo poi le consonanti dentali , prodotte a livello dei denti (esse comprendono anche le alveolari prodotte dalla lingua contro o vicino gli alveoli; le consonanti palatali , prodotte dalla lingua
contro o vicino al palato duro; le consonanti velari , prodotte dalla lingua contro o vicino al velo; le consonanti uvulari prodotte dalla lingua contro l’ugola; le consonanti faringali , prodotte fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della faringe; infine le consonanti glottidali prodotte direttamente nella glottide, a livello delle corde vocali.
Vocali Abbiamo visto che le vocali sono suoni prodotti senza che si frapponga alcun ostacolo al flusso dell’aria nel canale orale. Le diverse vocali non sono allora caratterizzate dal modo di articolazione né dagli organi che partecipano alla loro realizzazione, ma dalle diverse conformazioni che assume la cavità orale a seconda delle posizione che prendono gli organi mobili, e in particolare la lingua. Per classificare e identificare i suoni vocalici occorre infatti far riferimento in primo luogo alla posizione della lingua, e precisamente al suo grado a) di avanzamento o arretramento e b) grado di innalzamento o abbassamento. In base al primo parametro le vocali possono essere anteriori , posteriori e centrali. In base al secondo parametro, cioè lo spostamento della lingua verso l’alto, le vocali possono essere alte , medie e basse. I suoni vocalici possono essere realizzati con o senza passaggio contemporaneo dell’aria nella cavità nasale: nel primo caso le vocali sono ovviamente nasali.
Consonanti p : occlusiva bilabiale sorda b : occlusiva bilabiale sonora t : occlusiva dentale sorda d : occlusiva alveolare sonora k : occlusiva velare sorda g : occlusiva velare sonora q : occlusiva uvulare sorda 0 29 4: occlusiva glottidale sorda 0 27 8: fricativa bilabiale sorda
β: fricativa bilabiale sonora f : fricativa labio-dentale sorda v : fricativa labio-dentale sonora s : fricativa alveolare sorda z : fricativa alveolare sonora ʃ : fricativa palatale sorda 0 29 2: fricativa palatale sonora
minime in fonetica. I fonemi sono le unità minime in fonologia. La fonologia studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico. Un Fonema è dunque l’unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico. Più precisamente, un fonema è una classe astratta di foni, dotata di valore distintivo, cioè tale da opporre una parola ad un’altra in una data lingua. Foni diversi che costituiscano realizzazioni foneticamente diverse di uno stesso fonema, ma prive di valore distintivo, si chiamano allofoni di un fonema. Una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di un altro in una certa posizione forma una coppia minima. I fonemi sono, unità minime di seconda articolazione, i più piccoli segmenti a cui si arriva nella scomposizione del significante dei segni linguistici. Non sono dunque ulteriormente scomponibili in segmenti più piccoli. I fonemi si possono però analizzare sulla base di caratteristiche articolatorie che li contrassegnano: ad esempio, potremmo identificare /t/ come occlusiva dentale sorda, eccetera. Un fonema, da questo punto di vista, si può quindi ulteriormente definire come costituito da un fascio di proprietà articolatorie che si realizzano in simultaneità. Le caratteristiche articolatorie diventano allora, sul piano della fonologia, proprietà che permettono di analizzare, definire e rappresentare i fonemi in termini di diverse combinazioni possibili. Fonemi diversi saranno definiti da combinazioni diverse di questi tratti distintivi. Ad esempio, i fonemi /t/ e /d/ sono distinti in maniera necessaria e sufficiente dal valore del tratto /+sonoro/ (e /-sordo/) e un solo tratto basta a differenziarli pertinentemente. Dunque, il tratto distintivo è una proprietà di un suono che con la sua presenza o assenza distingue due fonemi.
Se proviamo a scomporre parole, che ovviamente appartengono alla prima articolazione della lingua, in pezzi più piccoli di prima articolazione, cioè tali che vi sia ancora associato un significato proprio isolabile, troviamo allora dei morfemi. Il morfema è dunque l’unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo di una lingua portatore di un significato proprio. Possiamo anche dire che il morfema è la minima associazione di un significante e un significato. Il significato di una parola, in linea di principio è dato dalla somma e combinazione dei significati dei singolo morfemi che la compongono.
Il morfema è l’unità pertinente a livello di sistema; il morfo è un morfema inteso come forma, dal punto di vista del significante, prima e indipendentemente dalla sua analisi funzionale e strutturale. L’ allomorfo è la variante formale del di un morfema, che realizza lo stesso significato di un altro morfo equifunzionale con cui è in distribuzione complementare; o, in parole semplici, è ciascuna delle forme diverse in cui si può presentare uno stesso morfema. Il criterio base a cui possiamo dire che si tratti dello stesso morfema è che l’elemento individuato abbia sempre lo stesso significato e si trovi nella medesima posizione nella struttura della parola.
Tipi di morfemi Esistono due punti di vista per individuare differenti tipi di morfemi: la prima è una classificazione funzionale , in base alla funzione svolta, in base al tipo dei valori che i morfemi recano nel contribuire al significato delle parole; la seconda è una classificazione posizionale , basata sulla posizione che i morfemi assumono all’interno della parola e sul modo in cui essi contribuiscono alla sua struttura.
Tipi funzionali di morfemi Nella classificazione funzionale, dunque, la prima distinzione da fare è tra morfemi lessicali e morfemi grammaticali ; i morfemi grammaticali a loro volta si suddividono in morfemi derivazionali e morfemi flessionali. I morfemi lessicali stanno nel lessico di una lingua e costituiscono una classe aperta, continuamente arricchibile di nuovi elementi in maniera non predicibile; mentre i morfemi grammaticali stanno nella grammatica e costituiscono una classe chiusa, non suscettibile ad accogliere nuove entità. Non sempre tuttavia la distinzione tra morfemi lessicali e morfemi grammaticali è del tutto chiara: in italiano è questo il caso di molte parole funzionali, come gli articoli, i pronomi personali, le preposizioni, le congiunzioni. Una distinzione che di solito si fa in questo contesto è quella tra morfemi liberi e morfemi legati : i secondi non possono mai comparire in isolamento, ma solo, appunto, in combinazione legati con altri morfemi. La derivazione , che dà luogo a parole regolandone i processi di formazione, e la flessione , che dà luogo a forme di una parola regolandone il modo in cui si attualizzano nelle frasi. La derivazione agisce prima della flessione.
Tipi posizionali di morfemi