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Glottologia, primo modulo, Appunti di Glottologia

Appunti completi delle lezioni frontali

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 12/08/2019

ludovicachurch
ludovicachurch 🇮🇹

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Programmazione:
Didattica:
I. Introduzione alla linguistica e alla linguistica storica
II. Classificazione delle lingue, su base genealogica vs tipologica
III. Linguistica indoeuropea e leggi fonetiche
IV. Livelli di analisi e mutamento: fonetica e fonologia, morfologia, sintassi
Bibliografia:
I. Appunti lezione
II. Materiale online
III. E. Magni, Linguistica storica, Pàtron Editore - 2014
IV. G. Berruto-M. Cerruti, La linguistica. Un corso introduttivo, UTET – 2017
8 ottobre 2018
Ragionando a macro-settori disciplinari, glottologia e linguistica sono entrambe discipline che si
occupano di fornire uno sguardo complessivo sulle lingue.
La linguistica è un ramo delle scienze umane con due poli di interesse:
Linguaggio verbale umano:
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Programmazione:

  • Didattica: I. Introduzione alla linguistica e alla linguistica storica II. Classificazione delle lingue, su base genealogica vs tipologica III. Linguistica indoeuropea e leggi fonetiche IV. Livelli di analisi e mutamento: fonetica e fonologia, morfologia, sintassi
  • Bibliografia: I. Appunti lezione II. Materiale online III. E. Magni, Linguistica storica , Pàtron Editore - 2014 IV. G. Berruto-M. Cerruti, La linguistica. Un corso introduttivo , UTET – 2017

8 ottobre 2018 Ragionando a macro-settori disciplinari, glottologia e linguistica sono entrambe discipline che si occupano di fornire uno sguardo complessivo sulle lingue. La linguistica è un ramo delle scienze umane con due poli di interesse:

  • Linguaggio verbale umano:

Facoltà umana cognitiva e innata che consente di associare dei contenuti a delle espressioni, con lo scopo di esprimerli mediante un sistema di comunicazione condiviso. L’uomo ha tra le sue facoltà neurobiologiche la capacità di associare a diversi linguaggi, a differenti modi espressivi, dei contenuti: proprio perché si tratta di una facoltà innata, questo sistema è condiviso a livello di specie, che successivamente si realizza attraverso le lingue storico-naturali

  • Lingue storico-naturali: Espressione osservabile di tale facoltà, sono le lingue nate e sviluppatesi spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora o nel passato. Si tratta, quindi, delle lingue concrete del mondo, esito ciascuna della facoltà di linguaggio e dello sviluppo storico in una data area: storiche perché hanno una storia nella quale sono protagonisti i parlanti di tali lingue, naturali per contrapporle alle lingue artificiali. Humboldt: le lingue umane sono dette perciò lingue storico-naturali. Da un lato sono apprese in modo naturale e spontaneo, dall’altro sono il prodotto di un’evoluzione attraverso il tempo e sono strettamente legate alla comunità linguistica che le usa Esistono, in realtà, altre due tipologie linguistiche: - Artificiali: Si tratta di lingue create dall'ingegno attribuibile ad una sola persona o ad un gruppo di lavoro, che ne sviluppa deliberatamente la fonologia, la grammatica e il vocabolario. La principale differenza rispetto alle lingue naturali risiede dunque nel fatto che originariamente quelle artificiali non si sono sviluppate ed affermate spontaneamente nelle culture umane. L’esempio più famoso, di queste lingue in continua evoluzione, è l’esperanto, ideato a fine Ottocento. - Veicolari: Vengono così definite le lingue utilizzate, all’interno di un paese, di un territorio o di una comunità internazionale, come mezzo di comunicazione tra parlanti di cui non sono la lingua madre. Le lingue veicolari vengono spesso adottate in quei paesi, per lo più in via di sviluppo, in cui non esiste una lingua ufficiale, o in cui la presenza di numerosi dialetti renderebbe difficile la comunicazione. Nel mondo contemporaneo, l'inglese rappresenta l’esempio più noto di lingua veicolare a livello internazionale.

La linguistica è una disciplina descrittiva ed esplicativa: descrive, senza giudicare come giusto o erroneo, e tenta di comprendere i fenomeni che si manifestano nelle lingue e che possono gettare luce sui mutamenti in atto e sui meccanismi di funzionamento nella mente umana. Non si tratta, in alcun modo, di una disciplina prescrittiva e normativa.

  • La sorella del tizio che gli ho imprestato il CD.

L’espressine del dativo è qui resa con un che pronome relativo indefinito e gli pronome relativo. Questa forma è tutt’ora considerata errore. L’indagine linguistica sulla diffusione di questa costruzione mostra come essa sia più frequente al nord che non al sud.

  • Penso che il problema della politica italiana oggi è la mancanza di prospettive condivise sui problemi del paese.

Il livello di normatività è notevolmente diverso da quello precedente: la perdita del congiuntivo è molto più accentuata. La linguistica, quindi, si interroga sul perché ciò stia accadendo, non se sia giusto o meno.

  • Latino edere “mangiare” vs. manducare “divorare, mangiare con avidità”.

Il francese manger e l’italiano mangiare hanno ereditato questa seconda forma, nella quale l’accezione umana è predominante, mentre lo spagnolo comer (< com-edere ) la prima. Anche in questo la linguistica può indagare solo sulle motivazioni che hanno portato a questo cambiamento semantico, non sulla sua erroneità o correttezza.

  • Convenzionalità.
  • Colpo di tosse.

Non intenzionale, motivato naturalmente.

  • Colore nero come segno di lutto.

Intenzionale, motivato culturalmente.

  • Suono al telefono di linea occupata.

Totalmente convenzionale, immotivato.

Peirce: un segno dunque è un oggetto in relazione con il suo oggetto da una parte e con un interpretante dall’altra, in modo tale da mettere l’interpretante in una relazione con l’oggetto, corrispondente alla sua propria relazione con l’oggetto. Un Segno è qualsiasi cosa riferita a una Seconda cosa, il suo Oggetto, rispetto a una Qualità, in modo tale da portare una Terza cosa, il suo Interpretante, in rapporto con lo stesso oggetto, e in modo tale da portarne una Quarta in rapporto con quell’Oggetto nella stessa forma, e così via ad infinitum. Intendiamo per segno, nella sua accezione più lata, qualsiasi cosa che, determinata da un oggetto, determina un’interpretazione determinata, attraverso il segno stesso, dal medesimo oggetto. Un’analisi dell’essenza del segno dimostrerà che esso è determinato dal suo oggetto: in primo luogo, quando chiamo il segno Icona , partecipando dei caratteri dell’oggetto; in secondo luogo, quando chiamo il segno Indice , essendo realmente e nella sua esistenza individuale connesso con l’oggetto individuale; in terzo luogo, quando chiamo il segno Simbolo , attraverso la certezza più o meno approssimativa che esso sarà interpretato come denotante l’oggetto, in conseguenza di un abito. Mentre nessun Representamen opera effettivamente come tale finché non determina effettivamente un Interpretante , tuttavia un Representamen è reso tale dal pieno possesso della capacità di determinarlo. Quindi la sua Qualità Rappresentativa non dipende necessariamente dal fatto che esso determini ogni volta effettivamente un Interpretante, e neppure dal fatto che esso abbia effettivamente un oggetto.

La più fondamentale suddivisione dei segni è quella fra:

  • Icona: Un’ Icona è un segno che si riferisce all’Oggetto che essa denota semplicemente in virtù di caratteri suoi propri, e che essa possiede nello stesso identico modo sia che tale Oggetto esista effettivamente, sia che non esista. È vero che, a meno che vi sia realmente un tale Oggetto, l’Icona non agisce come segno; ma questo non ha nulla a che fare con il suo carattere di segno. Un altro esempio dell’uso della somiglianza è il bozzetto che un artista può tracciare di una statua, o di un quadro, o di un’architettura, o di una decorazione: studiandosi questo bozzetto l’artista può rendersi conto se l’opera progettata sarà bella e soddisfacente oppure no. Questa prova risolverà così quasi certamente il problema dell’artista, perché essa gli permette di prevedere quale sarà la sua reazione dinanzi all’opera realizzata. [Sono segni analogici: espressione e contenuto sono legati da un rapporto analogico, in quanto l’espressione somiglia in qualche modo al contenuto. Esse sono totalmente intenzionali e vengono utilizzate per comunicare qualcosa. Il loro contenuto è, inoltre, assolutamente culturale]
  • Indice: Un Indice è un segno che si riferisce all’Oggetto che esso denota in virtù del fatto che è realmente determinato da quell’Oggetto. Nella misura in cui l’Oggetto agisce sull’Indice, l’Indice ha necessariamente qualche qualità in comune con l’Oggetto, ed è rispetto a queste

qualità che l’Indice si riferisce all’Oggetto. L’indice, perciò, implica una specie di Icona, sebbene un’icona di un tipo peculiare; e non è la pura somiglianza al suo Oggetto che lo rende segno, ma è l’effettiva modificazione subita da parte dell’Oggetto. Vedo un uomo dall’andatura dondolante: questa è una probabile indicazione che si tratta di un marinaio. Vedo un uomo dalle gambe arcuate, vestito di velluto, con gli stivali e una giacchetta: queste sono indicazioni probabili che si tratta di un fantino o di qualcosa del genere. Una meridiana o un orologio indicano l’ora del giorno. Un barometro che segna bassa pressione quando l’aria è umida è un indice di pioggia. Una banderuola è un indice della direzione del vento. La stella polare è un indice per mostrarci da che parte è il nord, come se fosse un dito puntato. [Tipologia più basica, nell’indice espressione e contenuto sono legati da un rapporto naturale e basato sulla relazione causa scatenante-effetto.

  • Nuvoloni grici = sta per piovere.
  • Tracce = passaggio di animali. Essi sono motivati naturalmente e non sono intenzionali]
  • Simbolo: Un Simbolo è un segno che si riferisce all’Oggetto che esso denota in virtù di una legge, di solito un’associazione di idee generali, che opera in modo che il Simbolo sia interpretato come riferentesi a quell’Oggetto. Un Simbolo è un Representamen il cui carattere Rappresentativo consiste precisamente nel suo essere una regola che determinerà il suo interpretante. Tutte le parole, frasi, libri, e altri segni convenzionali sono Simboli. [Del tutto culturali dal punto di vista della loro espressione, non hanno una motivazione culturale e analogica. Sono, quindi, immotivati e basati sulla cultura]

Tra le principali tipologie di segni, posto rilevante occupano anche i segnali.

  • Segnali: Termine generico per ricoprire qualsiasi tipo di segno in cui prevalga la natura materiale, da contrapporre alla natura interna del segno. Husserl: questo concetto risale, in realtà al filoso e matematico austriaco, che lo introduce nella prima delle Ricerche Logiche. Il concetto di segnale sembra qui comprendere l'area occupata, in Peirce, dal concetto di indice e da quello di icona: Husserl infatti parla di segnale nel caso di un oggetto che rinvia ad un altro per via di una certa contiguità, sia fisica, soprattutto in senso causale, sia percettiva. Questa caratterizzazione è però insufficiente. Occorre infatti aggiungere che per Husserl l'essenza del segnale risiede nel rapporto di indicazione che esso istituisce, e che può esserci segnale anche senza quella contiguità cui s'è accennato, ossia su basi puramente arbitrarie, senza relazione causale o isomorfismo percettivo tra indicante e indicato: quello che conta è che, nel rapporto di indicazione, la presenza attuale di certi oggetti motiva l'apprensione di certi altri oggetti. Sebeok, An Introduction to Semiontics : accanto alle tre categorie principali di Peirce, icona, indice e simbolo, ne introduceva altre tre, meno nette, sintomo, nome ed appunto segnale. Tutti gli animali sono dotati della capacità di utilizzare e rispondere a segnali specifici per la sopravvivenza. Gli uccelli, per esempio, nascono preparati a produrre un particolare tipo di coo, e nessuna quantità di esposizione alle canzoni di altre specie, o l'assenza di loro, ha alcun effetto sul loro tubare. Una gran parte della comunicazione corporea tra gli umani si dispiega in gran parte sotto forma di segnali inconsapevoli. Ad esempio, è stato dimostrato che gli uomini sono sessualmente attratti da donne con grandi allievi, che segnalano inconsciamente un interesse forte e sessualmente sensuale, oltre a far sembrare le femmine più giovani. Questo spiegherebbe la moda della moda nell'Europa centrale durante gli anni

comunicative degli eschimesi diverse da quelle dei messicani; comunità contadina vs. comunità metropolitana; comunità isolate vs. comunità di passaggio).

La facoltà di linguaggio che si possiede come bagaglio genetico permette di acquisire una lingua in base al contesto in cui si è immersi: non si ha un addestramento esplicito nel parlare la lingua materna. Avviene, quindi, una trasmissione culturale dei contenuti e dei concetti che accompagnano gli elementi linguistici, influenzati anche dal contesto naturale. Le comunità in cui si sviluppa una certa cultura sono determinanti: le comunità isolate tendono ad essere conservative, mentre quelle di passaggio sono più propense ad acquisire tutti gli elementi delle culture con le quali vengono a contatto. Il carattere volutivo della società è dunque estremamente importante. Le lingue hanno una base comune, data dalla facoltà di linguaggio, ma presentano anche elementi differenzianti, in base alla dimensione culturale e sociale in cui si sono sviluppate. Le lingue hanno in comune i tratti più legati alla facoltà di linguaggio biologicamente determinata e alle caratteristiche universali della. cognizione umana, ma differiscono per i tratti più legati alla loro dimensione storico- evolutiva. Il linguaggio verbale umano presenta alcune specifiche proprietà e varietà di codici:

  • Lingue non verbali, dei segni
  • Linguaggi artificiali
  • Versi e comportamenti animali. La capacità comunicativa è come al mondo animale (zoosemiotica), ma nessun linguaggio animale ha la complessità delle lingue umane perché l’uomo ha alcune precondizioni anatomiche e neurofisiologiche per l’elaborazione del linguaggio che mancano alle altre specie animali:
  • Adeguato volume del cervello, quantità e plasticità dei collegamenti interneuronali
  • Canale fonatorio con formazione a due canne (cavo orale e laringe), presenza della faringe come cavità intermedia (funzione di cassa di risonanza).

Il segno linguistico è caratterizzato da:

  1. Biplanarità: Due sono le componenti del segno linguistico: - Significante: Espressione fisicamente percettibile del segno - Significato: Contenuto non materialmente percettibile a cui il significante rimanda, informazione da esso veicolata. Tutti i segni sono costituiti da significante più significato. Un codice è l’insieme di corrispondenze tra significato e significante. Un segno è l’associazione di un significante ad un significato. I parlanti ti italiano riconducono la catena fonica che forma il significante ad un significato astratto corrispondente. La biplanarità è, tra tutte, la proprietà più ovvia in quanto caratterizza tutti i segni, e quindi anche quelli linguistici, associandone le due rispettive facce. Infatti, essa mette in evidenza il rapporto tra il significante, o espressione fonica, facilmente percepibile poiché cade sotto i nostri sensi, e il significato, o momento semantico, contenuto veicolato dalla faccia percepibile. Dal punto di vista del significante, la parola cane è la faccia fisicamente percepibile del segno linguistico (il qualcosa che sta per il qualcos'altro). Invece, dal punto di vista del significato, essa rimanda al concetto o all'idea di cane (il qualcos'altro), l'immagine della realtà esterna che la mente umana ha. Un codice, dunque, può essere definito come un insieme di corrispondenze fra significanti e significati e un segno, invece, l'associazione di un significante e di un significato.
  2. Arbitrarietà:

Non esiste nessun legame naturalmente motivato, logicamente derivato e necessario tra il significante e il significato di un segno. Lingue diverse costruiscono in modo diverso le loro associazioni tra contenuti ed espressioni. Se queste fossero motivate, gli stessi referenti avrebbero nomi simili in tutte le lingue del mondo. Inoltre, se le assegnazioni tra significante e significato fossero motivate, parole dai suoni simili dovrebbero indicare lo stesso concetto in tutte le lingue.

  • Inglese loop “anello”; rumeno lup “lupo”.
  • Italiano bello , latino bellum “guerra”, inglese bell “campana” e belly “pancia”, turco belli “evidente”.

Le uguaglianze, così come le differenze, sono arbitrarie.

De Saussure, Corso di linguistica generale: il legame che unisce il significante al significato è arbitrario, o ancora, poiché intendiamo con segno il totale risultante dall'associazione di un significante a un significato, possiamo dire più semplicemente: il segno linguistico è arbitrario. La parola arbitrarietà richiede anche un'osservazione, non deve dare l'idea che il significante dipenda dalla libera scelta del soggetto parlante, vogliamo dire che è immotivato, cioè arbitrario in rapporto al significato, con il quale non ha alcun aggancio naturale nella realtà. L'arbitrarietà consiste nel fatto che non esiste un vincolo naturale tra significante e significato di un segno linguistico: si tratta, perciò, di convenzioni scelte in modo arbitrario e imposte dalle rispettive comunità linguistiche alle quali le parole appartengono. Il significante cane non ha nulla che rimandi all'idea del significato di "cane": nel nome non c'è nulla che abbia a che fare con l'animale vero e proprio o che consenta di chiamare quell'animale proprio in questo modo. Infatti, se così non fosse le parole delle diverse lingue dovrebbero essere molto simili tra loro per designare gli stessi elementi. Allo stesso modo, se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero disegnare cose o concetti simili. Partendo dal triangolo semiotico che lega un significante mediato da un significato con cui è associato e riferito ad un elemento (referente) della realtà esterna, è possibile vedere che esistono quattro tipi o livelli di arbitrarietà diversi:

  • Rapporto tra segno e referente: Il primo livello riguarda l'assenza di un legame naturale e concreto, e perciò di derivazione, tra un elemento della realtà esterna e il segno a cui esso viene associato (ad esempio, tra un oggetto e il suo segno oppure tra una persona e il suo nome).
  • Rapporto tra significante e significato: Il secondo livello concerne l'arbitrario rapporto tra il significante (la parola divano) e il significato (un oggetto di arredamento che serve per sedersi).
  • Rapporto tra forma e sostanza del significato: Al terzo livello appartiene il rapporto arbitrario tra forma-struttura di una lingua (la sua organizzazione interna) e la sostanza-materia (l'insieme di fatti concettualizzabili, significabili). Ogni lingua attribuisce in modo diverso dalle altre una data forma (significato) ad una data sostanza. Ad esempio, le parole italiane bosco, legna e legno si traducono in francese con un'unica parola ( bois ), e in tedesco con due ( wald e holz ). Si può vedere, dunque, come l'italiano riconosce tre entità, laddove il francese ne riconosce solamente una e il tedesco due.
  • Rapporto tra forma e sostanza del significante: Al quarto ed ultimo livello, si inserisce il rapporto arbitrario tra forma e sostanza del significante, che riguarda le molteplici entità della materia fonica che variano nelle

Mentre le linee significante-significato e significato-referente sono linee continue e indicano un rapporto diretto, quella significante-referente è tratteggiata e identifica un legame mediato attraverso il significato, attraverso il concetto. Non esiste alcun legame motivato naturalmente fra il significato e il significante, ma l’associazione è convenzionale. Quattro sono i diversi livelli di arbitrarietà: I. Rapporto tra segno e referente II. Rapporto tra significante e significato III. Rapporto tra forma e sostanza del significato IV. Rapporto tra forma e sostanza del significante.

I. Arbitrarietà tra segno e referente: Non esiste un legame necessario e motivato tra la sequenza di foni [man’dʒa:re] e l’attività di masticare e ingerire cibo

II. Arbitrarietà assoluta: Rapporto arbitrario, immotivato e opaco anche tra significante e significato (parola [‘gat:o] e concetto)

III. Arbitrarietà semantica: Riguarda il rapporto tra la forma e la sostanza del significato. Ciascuna lingua ritaglia un certo spazio di significato in maniera propria: a diverse concettualizzazioni corrispondono diverse categorizzazioni linguistiche

Ogni sistema linguistico classifica in modo originale ed irripetibile l'esperienza. Saussure: ciascuna lingua pone autonomamente il proprio ordine. Hjelmslev: lingue diverse ritagliano in modo differente i significati lessicali

IV. Arbitrarietà formale: Riguarda il rapporto tra la forma e la sostanza del significante. Ogni lingua seleziona, pertinentizza, determinati suoni, e la delimitazione della materia fonica varia da lingua a lingua.

  • R dell’inglese, del francese.
  • Schiocco della lingua in Africa meridionale
  • Fono in francese e nei dialetti italiani settentrionali. Il concetto di arbitrarietà è fondamentale per lo studio scientifico del linguaggio: l'analisi delle strutture linguistiche ad ogni livello rivela che i diversi sistemi rappresentano un modo autonomo di organizzare la realtà, secondo un criterio proprio di ordinamento dell'esperienza; è come se ciascuna lingua, attraverso l'adozione di determinate categorie classificatorie, imponesse ai propri parlanti delle scelte obbligate.

Possibili controesempi: eventuali somiglianze nelle associazioni tra significante e significato in diverse lingue possono essere dovute a: a. Parentela genealogica: *latino cattu(m ) > italiano gatto, spagnolo gato , portoghese gato , catalano gat , asturiano gatu , francese chat , normanno kat

b. Origine onomatopeica (icone, motivate naturalmente):

  • thailandese mèo , cinese māo , arabo egiziano miu

c. Iconicità: Corrispondenza tra la forma e la funzione delle espressioni linguistiche

  • singolare vs plurale: veni, vidi, vici > venimus, vidimus. Vicimus

Possibili controesempi: principi iconici in fonetica e in morfologia: d. Fonosimbolismo: ù Capacità dei suoni del linguaggio- foni e fonemi- di interagire mediante le loro qualità acustiche ed articolatorie con il significato dei termini che veicolano. Ipotesi secondo la quale alcuni suoni tenderebbero ad essere associati con alcuni significati. Jespersen (1933): [i] usata per denotare ciò che è piccolo, debole, insignificante, ma anche grazioso, ben rifinito: minimo, piccolo, litte ma corto, poco

e. Ideofoni: Espressioni imitative che descrivono fenomeni naturali o azioni

  • Giapponese: poroporo , a dirotto.
  • Turco: gür gür akmak , scorrere rapidamente e in abbondanza.
  • Nzema: huhuhuhu dwu Abolokyi , il pettegolezzo arriva in Europa (proverbio)

f. Reduplicazione: Processo morfologico che permette di esprimere, mediante la ripetizione completa o parziale di una parola o di uno dei suoi morfemi, un tratto grammaticale, come il plurale o l'intensificazione, oppure di creare nuove parole per derivazione. La reduplicazione può essere: i. Totale: Consiste nella ripetizione integrale di una unità lessicale. Come espediente espressivo esiste praticamente, in tutte le lingue.

ii. Parziale: Consiste nella ripetizione di un segmento della parola o di una parte della stessa, normalmente la prima sillaba o la parte iniziale della parola. Questo tipo di reduplicazione è piuttosto frequente in molte lingue del mondo, esempio tipico nel latino.

Lakoff e Johnson: more of form stands for more of content.

  • Ripetizione: yawelmani wiyi , dire, fare > wiyiwiyi , dire spesso, fare spesso.
  • Azione continuativa: azteco mostaj , giorno > mostaj mostaj, tutti i giorni.
  • Pluralità, numerosità: kiribatese nìi , albero di cocco > nìi nìi , molti alberi di cocco.
  1. Doppia articolazione: Il significante del segno linguistico è articolato a due livelli nettamente distinti: - Prima articolazione: Analizza i segni linguistici in elementi che hanno sempre un significante e un significato. * Fior-e > pianta con petali, singolare * Fior-i > pianta con petali, plurale
  • [r] è diverso da [k]; una pronuncia intermedia tra [‘rɔ:za] e [‘kɔ:za] viene ricondotta a una delle due forme, non è una parola che vuol dire qualcosa a metà tra rosa e cosa
  • Danza dell’addome: indica la presenza di un giacimento di cibo. Le api esploratrici compiono con l’addome una danza che si differenzia per velocità e inclinazione dell’asse. Questi due anelli congiunti in un asse centrale comunicano giacimento di cibo. Di questo giacimento, l’ape può comunicare la posizione e la distanza rispetto all’alveare. Il codice delle api non è discreto: il messaggio non si può scomporre in unità distinte. Al contrario, le api possono modulare il messaggio, cioè variarlo in modo continuo per adattarlo al contenuto che deve comunicare. Il codice delle api è quindi un codice continuo.
  1. Complessità sintattica: Proprietà concernente la configurazione interna del sistema linguistico: alto grado di elaborazione strutturale. Si tratta di complessi rapporti funzionali di concatenazione tra elementi disposti linearmente, di cui costantemente intessiamo la trama sintattica.
  • Dipendenza dalla struttura: Rapporti complessi a distanza tra elementi non contigui.
  • Il libro di Chomsky sulle strutture sintattiche
  • Incassature: Riguardano non solo le relative, ma anche le frasi commento. Si tratta di porzioni di discorso separate da quanto sta loro intorno.
  • Il cavallo [che corre senza fantino] sta vincendo il palio
  • Discontinuità: Elementi fortemente legati dal punto di vista semantico o sintattico possono essere linearmente non adiacenti: * Gallia est omnis divisa in partes tres.
  • Verbi separabili in tedesco: Paul macht das Fenster auf.
  • Negazione discontinua in francese: ne pas.

La caratteristica dell’onnipotenza semantica è legata a questo tratto di economicità del linguaggio umano. Onnipotenza semantica: è sempre possibile creare nuovi messaggi, mai prodotti prima, e parlare di cose nuove e nuove esperienze, mai sperimentate prima, o anche di cose future, inventate, inesistenti: la lingua non è limitata all'esistente, né a un campo di esperienza stabilito a priori. Essa è collegata al distanziamento: possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza, e alla libertà da stimoli: non sono necessariamente fatti contingenti nella realtà esterna che ci spingono a formulare messaggi. Queste proprietà non sono condivise dagli altri sistemi semiotici, né tanto meno dalla comunicazione animale: gli animali dispongono infatti di una lista chiusa di messaggi formulati deterministicamente in funzione di stimoli esterni. Gli animali dispongono di codici molto più ridotti, determinati dagli stimoli esterni, e parrebbe che il loro inventario on sia così potente, ma un codice limitato e chiuso di segni. Non è sempre in espansione, in quanto bisognerebbe mantenere la capacità di leggere, ascoltare e imparare nozioni nuovi durante tutto l’arco della vita.

L’analisi della lingua si forma su principi generali:

  1. Dicotomia tra sincronia e diacronia:

Queste due prospettive permettono di studiare i fatti linguistici in relazione al tempo. Si tratta di caratteristiche della linguistica, non delle lingue stesse.

  • Sincronia: Lo studio delle lingue a prescindere dalla dimensione evolutiva è uno studio in sincronia che isola e ritaglia, nel flusso temporale, un determinato ‘stato di lingua’. Saussure: non diversamente, in una partita a scacchi, una qualsiasi determinata posizione ha il singolare carattere d'essere indipendente dalle precedenti; è totalmente indifferente che vi si sia arrivati per una via oppure per un'altra. Il sistema linguistico è fotografato e descritto sulla base dei suoi elementi costitutivi, a prescindere dalle condizioni che lo hanno generato
  • Diacronia: Lo studio dell'evoluzione delle lingue nel tempo è uno studio in diacronia, che mette in primo piano l'evoluzione che gradualmente e incessantemente trasforma la fisionomia di un sistema linguistico: di generazione in generazione, di secolo in secolo ogni lingua è esposta infatti al mutamento che si produce in tutti i livelli del sistema, da quello fonetico a quello morfologico, dal lessico alla sintassi. a. Mutamento semantico indotto da cambiamenti nella cultura materiale: *latino carrus , carro > inglese car , automobile *latino galera , nave > italiano galera , prigione

b. Mutamento morfologico indotto dal contatto con un’altra lingua:

  • fronte , in siciliano, da maschile a femminile: u frunti > a frunti

il cambio di genere morfologico è dovuto al contatto con l’italiano la fronte

  1. Dicotomia tra astratto e concreto: Nella produzione e nella comprensione del linguaggio esiste una dialettica tra tre componenti: - Sistema linguistico astratto condiviso da una comunità di parlanti - Enunciati, atti di lingua frutto delle attività individuali di espressione concreta dei parlanti - Individui e loro conoscenza linguistica.

I. Saussure: dicotomia langue - parole.

Langue : rappresenta l’aspetto sociale del linguaggio, il sistema che è comune a tutti. Un insieme di significati e significanti condivisi che permettono gli atti di parole, formatisi grazie alla continua esposizione agli atti di parole. Parole : rappresenta l’aspetto individuale del linguaggio, ciò che fa riferimento alla singola esecuzione. Quello della parole , quindi, è il campo delle singole fonazioni, nessuna uguale all’altra, e dei singoli sensi, che variano sempre in qualche aspetto, anche se minimo.

II. Chomsky: opposizione tra competenza ed esecuzione.

Asse orizzontale, delle combinazioni:

II. Rapporti paradigmatici: Sono quelli che ogni unità, data la sua posizione in una certa sequenza, ha con tutte le unità del suo stesso livello che potrebbero trovarsi al suo posto elementi in alternativa, in absentia. Asse verticale, delle scelte:

Ogni atto di parole è il risultato di scelte e operazioni compiute da ciascun parlante lungo i due assi sintagmatico e paradigmatico.

Se la linguistica diacronica studia puramente l’evoluzione di un fatto linguistico, la linguistica storica è quella dimensione di studio secondo cui si deve necessariamente innestare il cambiamento della lingua all’interno di quelli storico-sociali avvenuti innestati. I mutamenti linguistici, inoltre, procedono con velocità e direzioni differenti.

15 ottobre 2018 Attualmente, nel mondo sono parlate circa 7.000 lingue (http://www.ethnologue.com). Nel mondo si individuano all’incirca 400 Stati: le lingue configurano un panorama plurilingue, dal momento che non esistono Nazioni monolingue. L’Unesco, però, riconosce solo 225 lingue con statuto ufficiale, utilizzate quindi nei vari Paesi nell’ambito dell’amministrazione ufficiale. Il numero delle lingue è di gran lunga superiore a quello degli Stati: rapporto dispari 1:30 tra Stati e lingue. Ogni Paese ha perciò normato, in maniera diversa, le lingue al suo interno. L’unica costituzione che parla dell’italiano è lo Statuto Albertino, secondo il quale l’italiano era la lingua ufficiale della regione italiana del Regno di Savoia, distinta dalla quella francese. Legge 482: del 1999, Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche.

Le minoranze linguistiche d'Italia sono costituite dalle comunità parlanti idiomi ascritti a varie famiglie linguistiche, quali

  • Albanesi
  • Germaniche
  • Greche
  • Neolatine
  • Slave, e diversi dalla lingua nazionale entro i confini della Repubblica italiana. Sono riconosciuti e tutelati da apposite leggi nazionali e regionali dodici gruppi linguistici minoritari:
  • Albanesi
  • Catalani
  • Croati
  • Francesi
  • Francoprovenzali
  • Friulani
  • Germanici
  • Greci
  • Ladini
  • Occitani
  • Sardi
  • Sloveni. Non sono ammesse a tutela né le alloglossie interne, comunità parlanti idiomi di ceppo italo- romanzo trasferitesi dalle proprie sedi originali e insediatesi in territori oggi appartenenti allo stato italiano, né le minoranze diffuse, le comunità parlanti varietà non territorializzate, né le nuove minoranze, ossia le lingue alloglotte di recente importazione parlate in comunità in cui spicca una volontà di conservare lingua, cultura, religione e identità di origine. Non sono altresì tutelate lingue regionali, pure rientranti nell'accezione di minoranze linguistiche in quanto parlanti idiomi geneticamente autonomi rispetto alla lingua nazionale italiana. Riconoscere lo stato ufficiale a una lingua è un’operazione non tanto linguistica quanto di politica sociale e culturale.

Tre sono i metodi possibili metodi per classificare le lingue:

  • Numero dei parlanti
  • Grado di parentela, classificazione genealogica
  • Caratteristiche comuni, classificazione tipologica.
  • Numero dei parlanti:

Questa classificazione risulta essere di difficile elaborazione: esistono, infatti, 140 diverse lingue cinesi e questo stesso discorso si può applicare all’inglese, differenziato tra quello britannico e americano. Queste lingue hanno più di 100 milioni di parlanti nativi ciascuna.

Le famiglie linguistiche sono così distribuite nel mondo:

La famiglia afroasiatica si estende dalle coste dell’Africa settentrionale fino a larga parte dell’Asia. Le lingue berbere, parlate nell’Africa del nord, costituiscono la resistenza all’arabo. La famiglia austronesiana di disperde dal Madagascar fino all’Oceania e comprende il filippino. Quella sino-tibetana ha il maggior numero di parlanti ed è oggetto di grandi problematiche sociali, dal momento che solo la parte meridionale della Cina a rivendicare le proprie lingue, come il cantonese, che dovrebbe sostituire il cinese mandarino. La famiglia niger-congo comprende le lingue sub-sahariane, la più importante delle quali è lo swahili, lingua veicolare parlata in mezz’Africa. Osservando la carta si nota che due sono le zone indoeuropee, anche se interrotte dalla famiglia altaica. Le lingue caucasiche presentano internamenti antichi collegamenti tra lingue uraliche e altaiche. L’India è divisa a metà: la parte settentrionale è indoeuropea, mentre quella meridionale è dravidica. L’Africa è divisa tra africans, lingue centrali, distinte dal corso dei fiumi, e quelle asiatiche della costa sopra il Sahara. Le lingue nord-americane e quelle sud-americane indicano tutte quelle precedenti all’indoeuropeo. Esistono anche

lingue isolate, non riconducibili ad alcuna famiglia, come il basco, il burushaski parlato a metà dell’Asia, il chiliaco e l’ainu nelle isole giapponesi.

  • Classificazione tipologica: La tipologia linguistica studia la diversità interlinguistica, attraverso il confronto di proprietà grammaticali delle lingue umane, per identificare modelli di variazione ordinata. Questa classificazione viene elaborata sulla base di due parametri: - Forma della parola, morfologia - Forma della frase, ordine degli elementi. Il linguista deve trovare modelli. Le lingue, quindi, possono essere raggruppate in diversi tipi linguistici o in base alla forma della parola, tipologia morfologica, o in base alla sequenza degli elementi della frase. Trovando queste affinità. È quindi possibile distingue diversi tipi. Tutte le 7.000 lingue del mondo sono diverse tra di loro; eppure, la variazione non è infinita né casuale, ma obbedisce a principi organizzativi generali a cui le lingue si conformano, secondo diverse possibilità che sono comunque limitate. In base alle diversità strutturali e organizzative riscontrate nelle lingue del mondo, la tipologia propone modelli di classificazione in base ad affinità sistematiche: tipo linguistico. Berruto: insieme di tratti strutturali correlati gli uni con gli altri; è un concetto molto idealizzato: una singola lingua non corrisponde mai totalmente a un tipo particolare. L’italiano, per esempio, non marca il caso sul nome ma su alcuni pronomi: presenza di residui del latino. Questi, nel tempo, spariscono: il pronome di terza persona singolare cede.

29 ottobre 2018 Il metodo comparativo nacque con lo studio delle lingue indoeuropee. I primi studi sulla paratela e sull’affinità tra lingue arrivano da studiosi che avevano basi inerenti alle scienze naturali. Le lingue classiche erano alla base dello studio di ogni ambito, specialmente nel Settecento. Non si partì tanto dalla lingua in sé, quanto dalla dimensione del mutamento: tutti gli elementi della natura sono a quest’ultimo soggetti. Settecento: punto di partenza fu il fatto che tutti gli organismi viventi, com’era la lingua in questa visione, sono soggetti a mutamenti. Primo assunto fu, quindi, che le lingue variano nel tempo.

Boccaccio, Decameron : a Currado piacque tanto questa risposta, che tutta la sua ira si convertì in festa e riso, e disse: - Chichibio, tu hai ragione, ben lo doveva fare. Così adunque con la sua pronta e sollazzevol risposta Chichibio cessò la mala ventura e paceficossi col suo signore.

  • Latino debēba(m) > doveva > dovevo.

L’italiano antico conservava ancora la desinenza latina in a : caduta della nasale m della prima persona. Successivamente, si generò la forma doveva che valeva sia per la prima persona singolare, sia per la terza: mutamento detto assimilazione. Per eliminare la forma ambigua, la prima persona assunse la forma in o come desinenza. Alla radice c’era una necessità di dissimilazione, di creare forme nuove, e successivamente si verificò un mutamento per analogia: la o del presente si estese anche ai tempi passati.

  • Adunque.

Questa forma di italiano antico è una variante libera per dunque.

  • Paceficossi.

Si rappacificò, secondo la legge Tobler-Mussafia. Tobler-Mussafia: con questa definizione, i linguisti designano un particolare fenomeno del volgare medievale e già presente in lingua d'oïl e in altre lingue romanze. La frase non può iniziare con un pronome atono, e di conseguenza le particelle enclitiche (in particolare i pronomi), se non precedute