

























































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Appunti completi delle lezioni frontali
Tipologia: Appunti
1 / 65
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


























































Programmazione:
8 ottobre 2018 Ragionando a macro-settori disciplinari, glottologia e linguistica sono entrambe discipline che si occupano di fornire uno sguardo complessivo sulle lingue. La linguistica è un ramo delle scienze umane con due poli di interesse:
Facoltà umana cognitiva e innata che consente di associare dei contenuti a delle espressioni, con lo scopo di esprimerli mediante un sistema di comunicazione condiviso. L’uomo ha tra le sue facoltà neurobiologiche la capacità di associare a diversi linguaggi, a differenti modi espressivi, dei contenuti: proprio perché si tratta di una facoltà innata, questo sistema è condiviso a livello di specie, che successivamente si realizza attraverso le lingue storico-naturali
La linguistica è una disciplina descrittiva ed esplicativa: descrive, senza giudicare come giusto o erroneo, e tenta di comprendere i fenomeni che si manifestano nelle lingue e che possono gettare luce sui mutamenti in atto e sui meccanismi di funzionamento nella mente umana. Non si tratta, in alcun modo, di una disciplina prescrittiva e normativa.
L’espressine del dativo è qui resa con un che pronome relativo indefinito e gli pronome relativo. Questa forma è tutt’ora considerata errore. L’indagine linguistica sulla diffusione di questa costruzione mostra come essa sia più frequente al nord che non al sud.
Il livello di normatività è notevolmente diverso da quello precedente: la perdita del congiuntivo è molto più accentuata. La linguistica, quindi, si interroga sul perché ciò stia accadendo, non se sia giusto o meno.
Il francese manger e l’italiano mangiare hanno ereditato questa seconda forma, nella quale l’accezione umana è predominante, mentre lo spagnolo comer (< com-edere ) la prima. Anche in questo la linguistica può indagare solo sulle motivazioni che hanno portato a questo cambiamento semantico, non sulla sua erroneità o correttezza.
Non intenzionale, motivato naturalmente.
Intenzionale, motivato culturalmente.
Totalmente convenzionale, immotivato.
Peirce: un segno dunque è un oggetto in relazione con il suo oggetto da una parte e con un interpretante dall’altra, in modo tale da mettere l’interpretante in una relazione con l’oggetto, corrispondente alla sua propria relazione con l’oggetto. Un Segno è qualsiasi cosa riferita a una Seconda cosa, il suo Oggetto, rispetto a una Qualità, in modo tale da portare una Terza cosa, il suo Interpretante, in rapporto con lo stesso oggetto, e in modo tale da portarne una Quarta in rapporto con quell’Oggetto nella stessa forma, e così via ad infinitum. Intendiamo per segno, nella sua accezione più lata, qualsiasi cosa che, determinata da un oggetto, determina un’interpretazione determinata, attraverso il segno stesso, dal medesimo oggetto. Un’analisi dell’essenza del segno dimostrerà che esso è determinato dal suo oggetto: in primo luogo, quando chiamo il segno Icona , partecipando dei caratteri dell’oggetto; in secondo luogo, quando chiamo il segno Indice , essendo realmente e nella sua esistenza individuale connesso con l’oggetto individuale; in terzo luogo, quando chiamo il segno Simbolo , attraverso la certezza più o meno approssimativa che esso sarà interpretato come denotante l’oggetto, in conseguenza di un abito. Mentre nessun Representamen opera effettivamente come tale finché non determina effettivamente un Interpretante , tuttavia un Representamen è reso tale dal pieno possesso della capacità di determinarlo. Quindi la sua Qualità Rappresentativa non dipende necessariamente dal fatto che esso determini ogni volta effettivamente un Interpretante, e neppure dal fatto che esso abbia effettivamente un oggetto.
La più fondamentale suddivisione dei segni è quella fra:
qualità che l’Indice si riferisce all’Oggetto. L’indice, perciò, implica una specie di Icona, sebbene un’icona di un tipo peculiare; e non è la pura somiglianza al suo Oggetto che lo rende segno, ma è l’effettiva modificazione subita da parte dell’Oggetto. Vedo un uomo dall’andatura dondolante: questa è una probabile indicazione che si tratta di un marinaio. Vedo un uomo dalle gambe arcuate, vestito di velluto, con gli stivali e una giacchetta: queste sono indicazioni probabili che si tratta di un fantino o di qualcosa del genere. Una meridiana o un orologio indicano l’ora del giorno. Un barometro che segna bassa pressione quando l’aria è umida è un indice di pioggia. Una banderuola è un indice della direzione del vento. La stella polare è un indice per mostrarci da che parte è il nord, come se fosse un dito puntato. [Tipologia più basica, nell’indice espressione e contenuto sono legati da un rapporto naturale e basato sulla relazione causa scatenante-effetto.
Tra le principali tipologie di segni, posto rilevante occupano anche i segnali.
comunicative degli eschimesi diverse da quelle dei messicani; comunità contadina vs. comunità metropolitana; comunità isolate vs. comunità di passaggio).
La facoltà di linguaggio che si possiede come bagaglio genetico permette di acquisire una lingua in base al contesto in cui si è immersi: non si ha un addestramento esplicito nel parlare la lingua materna. Avviene, quindi, una trasmissione culturale dei contenuti e dei concetti che accompagnano gli elementi linguistici, influenzati anche dal contesto naturale. Le comunità in cui si sviluppa una certa cultura sono determinanti: le comunità isolate tendono ad essere conservative, mentre quelle di passaggio sono più propense ad acquisire tutti gli elementi delle culture con le quali vengono a contatto. Il carattere volutivo della società è dunque estremamente importante. Le lingue hanno una base comune, data dalla facoltà di linguaggio, ma presentano anche elementi differenzianti, in base alla dimensione culturale e sociale in cui si sono sviluppate. Le lingue hanno in comune i tratti più legati alla facoltà di linguaggio biologicamente determinata e alle caratteristiche universali della. cognizione umana, ma differiscono per i tratti più legati alla loro dimensione storico- evolutiva. Il linguaggio verbale umano presenta alcune specifiche proprietà e varietà di codici:
Il segno linguistico è caratterizzato da:
Non esiste nessun legame naturalmente motivato, logicamente derivato e necessario tra il significante e il significato di un segno. Lingue diverse costruiscono in modo diverso le loro associazioni tra contenuti ed espressioni. Se queste fossero motivate, gli stessi referenti avrebbero nomi simili in tutte le lingue del mondo. Inoltre, se le assegnazioni tra significante e significato fossero motivate, parole dai suoni simili dovrebbero indicare lo stesso concetto in tutte le lingue.
Le uguaglianze, così come le differenze, sono arbitrarie.
De Saussure, Corso di linguistica generale: il legame che unisce il significante al significato è arbitrario, o ancora, poiché intendiamo con segno il totale risultante dall'associazione di un significante a un significato, possiamo dire più semplicemente: il segno linguistico è arbitrario. La parola arbitrarietà richiede anche un'osservazione, non deve dare l'idea che il significante dipenda dalla libera scelta del soggetto parlante, vogliamo dire che è immotivato, cioè arbitrario in rapporto al significato, con il quale non ha alcun aggancio naturale nella realtà. L'arbitrarietà consiste nel fatto che non esiste un vincolo naturale tra significante e significato di un segno linguistico: si tratta, perciò, di convenzioni scelte in modo arbitrario e imposte dalle rispettive comunità linguistiche alle quali le parole appartengono. Il significante cane non ha nulla che rimandi all'idea del significato di "cane": nel nome non c'è nulla che abbia a che fare con l'animale vero e proprio o che consenta di chiamare quell'animale proprio in questo modo. Infatti, se così non fosse le parole delle diverse lingue dovrebbero essere molto simili tra loro per designare gli stessi elementi. Allo stesso modo, se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero disegnare cose o concetti simili. Partendo dal triangolo semiotico che lega un significante mediato da un significato con cui è associato e riferito ad un elemento (referente) della realtà esterna, è possibile vedere che esistono quattro tipi o livelli di arbitrarietà diversi:
Mentre le linee significante-significato e significato-referente sono linee continue e indicano un rapporto diretto, quella significante-referente è tratteggiata e identifica un legame mediato attraverso il significato, attraverso il concetto. Non esiste alcun legame motivato naturalmente fra il significato e il significante, ma l’associazione è convenzionale. Quattro sono i diversi livelli di arbitrarietà: I. Rapporto tra segno e referente II. Rapporto tra significante e significato III. Rapporto tra forma e sostanza del significato IV. Rapporto tra forma e sostanza del significante.
I. Arbitrarietà tra segno e referente: Non esiste un legame necessario e motivato tra la sequenza di foni [man’dʒa:re] e l’attività di masticare e ingerire cibo
II. Arbitrarietà assoluta: Rapporto arbitrario, immotivato e opaco anche tra significante e significato (parola [‘gat:o] e concetto)
III. Arbitrarietà semantica: Riguarda il rapporto tra la forma e la sostanza del significato. Ciascuna lingua ritaglia un certo spazio di significato in maniera propria: a diverse concettualizzazioni corrispondono diverse categorizzazioni linguistiche
Ogni sistema linguistico classifica in modo originale ed irripetibile l'esperienza. Saussure: ciascuna lingua pone autonomamente il proprio ordine. Hjelmslev: lingue diverse ritagliano in modo differente i significati lessicali
IV. Arbitrarietà formale: Riguarda il rapporto tra la forma e la sostanza del significante. Ogni lingua seleziona, pertinentizza, determinati suoni, e la delimitazione della materia fonica varia da lingua a lingua.
Possibili controesempi: eventuali somiglianze nelle associazioni tra significante e significato in diverse lingue possono essere dovute a: a. Parentela genealogica: *latino cattu(m ) > italiano gatto, spagnolo gato , portoghese gato , catalano gat , asturiano gatu , francese chat , normanno kat
b. Origine onomatopeica (icone, motivate naturalmente):
c. Iconicità: Corrispondenza tra la forma e la funzione delle espressioni linguistiche
Possibili controesempi: principi iconici in fonetica e in morfologia: d. Fonosimbolismo: ù Capacità dei suoni del linguaggio- foni e fonemi- di interagire mediante le loro qualità acustiche ed articolatorie con il significato dei termini che veicolano. Ipotesi secondo la quale alcuni suoni tenderebbero ad essere associati con alcuni significati. Jespersen (1933): [i] usata per denotare ciò che è piccolo, debole, insignificante, ma anche grazioso, ben rifinito: minimo, piccolo, litte ma corto, poco
e. Ideofoni: Espressioni imitative che descrivono fenomeni naturali o azioni
f. Reduplicazione: Processo morfologico che permette di esprimere, mediante la ripetizione completa o parziale di una parola o di uno dei suoi morfemi, un tratto grammaticale, come il plurale o l'intensificazione, oppure di creare nuove parole per derivazione. La reduplicazione può essere: i. Totale: Consiste nella ripetizione integrale di una unità lessicale. Come espediente espressivo esiste praticamente, in tutte le lingue.
ii. Parziale: Consiste nella ripetizione di un segmento della parola o di una parte della stessa, normalmente la prima sillaba o la parte iniziale della parola. Questo tipo di reduplicazione è piuttosto frequente in molte lingue del mondo, esempio tipico nel latino.
Lakoff e Johnson: more of form stands for more of content.
La caratteristica dell’onnipotenza semantica è legata a questo tratto di economicità del linguaggio umano. Onnipotenza semantica: è sempre possibile creare nuovi messaggi, mai prodotti prima, e parlare di cose nuove e nuove esperienze, mai sperimentate prima, o anche di cose future, inventate, inesistenti: la lingua non è limitata all'esistente, né a un campo di esperienza stabilito a priori. Essa è collegata al distanziamento: possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza, e alla libertà da stimoli: non sono necessariamente fatti contingenti nella realtà esterna che ci spingono a formulare messaggi. Queste proprietà non sono condivise dagli altri sistemi semiotici, né tanto meno dalla comunicazione animale: gli animali dispongono infatti di una lista chiusa di messaggi formulati deterministicamente in funzione di stimoli esterni. Gli animali dispongono di codici molto più ridotti, determinati dagli stimoli esterni, e parrebbe che il loro inventario on sia così potente, ma un codice limitato e chiuso di segni. Non è sempre in espansione, in quanto bisognerebbe mantenere la capacità di leggere, ascoltare e imparare nozioni nuovi durante tutto l’arco della vita.
L’analisi della lingua si forma su principi generali:
Queste due prospettive permettono di studiare i fatti linguistici in relazione al tempo. Si tratta di caratteristiche della linguistica, non delle lingue stesse.
b. Mutamento morfologico indotto dal contatto con un’altra lingua:
il cambio di genere morfologico è dovuto al contatto con l’italiano la fronte
I. Saussure: dicotomia langue - parole.
Langue : rappresenta l’aspetto sociale del linguaggio, il sistema che è comune a tutti. Un insieme di significati e significanti condivisi che permettono gli atti di parole, formatisi grazie alla continua esposizione agli atti di parole. Parole : rappresenta l’aspetto individuale del linguaggio, ciò che fa riferimento alla singola esecuzione. Quello della parole , quindi, è il campo delle singole fonazioni, nessuna uguale all’altra, e dei singoli sensi, che variano sempre in qualche aspetto, anche se minimo.
II. Chomsky: opposizione tra competenza ed esecuzione.
Asse orizzontale, delle combinazioni:
II. Rapporti paradigmatici: Sono quelli che ogni unità, data la sua posizione in una certa sequenza, ha con tutte le unità del suo stesso livello che potrebbero trovarsi al suo posto elementi in alternativa, in absentia. Asse verticale, delle scelte:
Ogni atto di parole è il risultato di scelte e operazioni compiute da ciascun parlante lungo i due assi sintagmatico e paradigmatico.
Se la linguistica diacronica studia puramente l’evoluzione di un fatto linguistico, la linguistica storica è quella dimensione di studio secondo cui si deve necessariamente innestare il cambiamento della lingua all’interno di quelli storico-sociali avvenuti innestati. I mutamenti linguistici, inoltre, procedono con velocità e direzioni differenti.
15 ottobre 2018 Attualmente, nel mondo sono parlate circa 7.000 lingue (http://www.ethnologue.com). Nel mondo si individuano all’incirca 400 Stati: le lingue configurano un panorama plurilingue, dal momento che non esistono Nazioni monolingue. L’Unesco, però, riconosce solo 225 lingue con statuto ufficiale, utilizzate quindi nei vari Paesi nell’ambito dell’amministrazione ufficiale. Il numero delle lingue è di gran lunga superiore a quello degli Stati: rapporto dispari 1:30 tra Stati e lingue. Ogni Paese ha perciò normato, in maniera diversa, le lingue al suo interno. L’unica costituzione che parla dell’italiano è lo Statuto Albertino, secondo il quale l’italiano era la lingua ufficiale della regione italiana del Regno di Savoia, distinta dalla quella francese. Legge 482: del 1999, Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche.
Le minoranze linguistiche d'Italia sono costituite dalle comunità parlanti idiomi ascritti a varie famiglie linguistiche, quali
Tre sono i metodi possibili metodi per classificare le lingue:
Questa classificazione risulta essere di difficile elaborazione: esistono, infatti, 140 diverse lingue cinesi e questo stesso discorso si può applicare all’inglese, differenziato tra quello britannico e americano. Queste lingue hanno più di 100 milioni di parlanti nativi ciascuna.
Le famiglie linguistiche sono così distribuite nel mondo:
La famiglia afroasiatica si estende dalle coste dell’Africa settentrionale fino a larga parte dell’Asia. Le lingue berbere, parlate nell’Africa del nord, costituiscono la resistenza all’arabo. La famiglia austronesiana di disperde dal Madagascar fino all’Oceania e comprende il filippino. Quella sino-tibetana ha il maggior numero di parlanti ed è oggetto di grandi problematiche sociali, dal momento che solo la parte meridionale della Cina a rivendicare le proprie lingue, come il cantonese, che dovrebbe sostituire il cinese mandarino. La famiglia niger-congo comprende le lingue sub-sahariane, la più importante delle quali è lo swahili, lingua veicolare parlata in mezz’Africa. Osservando la carta si nota che due sono le zone indoeuropee, anche se interrotte dalla famiglia altaica. Le lingue caucasiche presentano internamenti antichi collegamenti tra lingue uraliche e altaiche. L’India è divisa a metà: la parte settentrionale è indoeuropea, mentre quella meridionale è dravidica. L’Africa è divisa tra africans, lingue centrali, distinte dal corso dei fiumi, e quelle asiatiche della costa sopra il Sahara. Le lingue nord-americane e quelle sud-americane indicano tutte quelle precedenti all’indoeuropeo. Esistono anche
lingue isolate, non riconducibili ad alcuna famiglia, come il basco, il burushaski parlato a metà dell’Asia, il chiliaco e l’ainu nelle isole giapponesi.
29 ottobre 2018 Il metodo comparativo nacque con lo studio delle lingue indoeuropee. I primi studi sulla paratela e sull’affinità tra lingue arrivano da studiosi che avevano basi inerenti alle scienze naturali. Le lingue classiche erano alla base dello studio di ogni ambito, specialmente nel Settecento. Non si partì tanto dalla lingua in sé, quanto dalla dimensione del mutamento: tutti gli elementi della natura sono a quest’ultimo soggetti. Settecento: punto di partenza fu il fatto che tutti gli organismi viventi, com’era la lingua in questa visione, sono soggetti a mutamenti. Primo assunto fu, quindi, che le lingue variano nel tempo.
Boccaccio, Decameron : a Currado piacque tanto questa risposta, che tutta la sua ira si convertì in festa e riso, e disse: - Chichibio, tu hai ragione, ben lo doveva fare. Così adunque con la sua pronta e sollazzevol risposta Chichibio cessò la mala ventura e paceficossi col suo signore.
L’italiano antico conservava ancora la desinenza latina in a : caduta della nasale m della prima persona. Successivamente, si generò la forma doveva che valeva sia per la prima persona singolare, sia per la terza: mutamento detto assimilazione. Per eliminare la forma ambigua, la prima persona assunse la forma in o come desinenza. Alla radice c’era una necessità di dissimilazione, di creare forme nuove, e successivamente si verificò un mutamento per analogia: la o del presente si estese anche ai tempi passati.
Questa forma di italiano antico è una variante libera per dunque.
Si rappacificò, secondo la legge Tobler-Mussafia. Tobler-Mussafia: con questa definizione, i linguisti designano un particolare fenomeno del volgare medievale e già presente in lingua d'oïl e in altre lingue romanze. La frase non può iniziare con un pronome atono, e di conseguenza le particelle enclitiche (in particolare i pronomi), se non precedute