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lo stile di scrittura di Guicciardini
Tipologia: Dispense
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Nasce a Firenze nel 1483, fa parte di una famiglia nobile piuttosto importante che tutt’ora esiste. Esiste anche il palazzo di Guicciardini. Le carte delle sue opere sono conservate proprio in un archivio privato di famiglia, è uno dei più grandi casi di conservazione in un grossissimo archivio di materiale in mano ai privati. Anche in questo caso si sta provando a costruire un luogo digitale dove raccogliere il materiale. La formazione è giuridica, studia legge, e subito da giovane inizia la sua attività politica prima a servizio di Firenze e poi come ambasciatore prima fiorentino e poi a servizio del papa in Spagna e altrove. Entra presto a servizio dei papi, già nel 1516 papa Leone X lo nomina governatore di Modena e Reggio e svolge non solo attività diplomatiche di ambasciatore ma anche di governo. Lo vedremo più avanti occuparsi della Romagna. Quindi ha pratica di governo e di tutto ciò che comporta il reggimento di uno stato. Apriamo una breve parentesi, diciamo subito che lui durante la sua vita non pubblica niente. Non c’è nulla che sia pubblicato da lui stesso, vedremo come la scrittura sia uno strumento fondamentale per la riflessione della sua attività politica. La scrittura è un mezzo e non il fine, non scrive perché vuole dare consigli ad altri o stendere le opinioni per altri, ma scrive per se stesso, per migliorare la propria visione della realtà. Tanto è vero che il suo pensiero noi lo ricostruiamo in tutta la sua opera e in tutte le opere compaiono riflessioni che si possono agganciare ad altre opere. Molto brevemente, quali sono le opere che vanno ricordate? Sul piano storico tra le prime opere che va a comporre (ma che non completa e non pubblica) troviamo le Storie fiorentine (1508-1509), un primo tentativo di capire la storia di Firenze in funzione della sua attività politica in città; poi la Relazione di Spagna quando era ambasciatore lì (1511-1512) ed è il momento in cui inizia a scrivere le prime riflessioni (Ricordi), quei pensieri brevi che gli consentono di fissare bene la sua idea della realtà che lo circonda. Qua abbiamo Q1 e Q2, che sono due quaderni autografi che appaiono in questo periodo. Sempre in questo periodo nel 1512 compone il Discorso di Logrogno, che è ancora una volta una riflessione sulla storia fiorentina ma nella versione di un trattato in cui Guicciardini pensa come chi governa Firenze debba porsi nei confronti dei problemi politici degli stati vicini e del popolo. Quindi le problematiche che un politico deve affrontare. Nel 1516, un po’ dopo questo primo periodo di attività diplomatica, politica e di stesura di opere, Leone X lo nomina governatore di Modena e Reggio quando si impossessa di quella zona lì. Poi rientreranno in possesso degli Este. Interessante è il momento in cui entra in contatto con Macchiavelli, che nasce nel 1469, quindi è un po’ più anziano e saggio di lui, e nel 1521 entra in corrispondenza in questo Epistolario con Macchiavelli, in cui emergono i loro pensieri che si scambiano. E poi successivamente emergono in un’opera che Guicciardini compone sui Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio composta da Macchiavelli. Apriamo una parentesi: la corrispondenza epistolare è il metodo con cui i contemporanei conoscono il pensiero di Guicciardini. Quindi è in contatto con i più importanti politici dell’epoca, non solo con intellettuali, ma anche con papi e vari statisti italiani e stranieri. Nel momento in cui entra in corrispondenza con Macchiavelli inizia a comporre anche una prima stesura del Discorso del reggimento di Firenze, l’ulteriore opera che G compone dopo che si era conclusa l’esperienza fiorentina in cui aveva partecipato anche Macchiavelli, ed è importante perché costituisce una prima riflessione politica su quello che ha funzionato o non ha funzionato con questo esperimento politico. Tra il 1525 e 1526 diventa consigliere stretto del papa Clemente VII, lo fa anche luogotenente dell’esercito papale. Questo dato è importantissimo perché siamo a ridosso del sacco di Roma, e l’attività di G come luogotenente di questo esercito e il periodo che trascorre in
Romagna, influiscono molto sulla politica papale e sul fallimento della politica papale e il sacco di Roma nel 1527. Tanto è vero che G si sente estremamente responsabile di quanto accaduto. Quanto accaduto è l’occasione per scrivere, secondo un modulo ancora di carattere oratorio antico (accusa di un imputato e difesa dell’imputato), Accusatoria – Defensoria – Consolatoria sono 3 moduli in cui G accusa se stesso per l’operato che ha avuto, difende se stesso. Sono tre visioni diverse riguardanti lo stesso individuo, cercando di capire cosa sia successo. Nel frattempo, ha ripreso in mano i Ricordi. Nel 1528, dopo il sacco quando si ritira a vita privata, dopo Accusatoria, defensoria e consolatoria, stende anche le Cose fiorentine. Riprende in mano quella storia di Firenze che aveva abbandonato e che aveva composto nel 1508, non si tratta dello stesso testo ma ne riprende la storia narrata. Anche questo è un testo incompiuto. Ne abbiamo varie stesure, è complessivo venirne a capo perché sono tutte nello stesso manoscritto. Prima di giungere ad una visione storia nuova, della Storia d’Italia, G riflette sulla storia locale come già aveva fatto Macchiavelli nelle Historie fiorentine. Nel corso del Quattrocento è abbastanza normale che chi si occupa di storia tende a guardare quella locale. Non hanno quella visione universale che riguarda la penisola, cosa che invece avviene nel momento in cui alla fine della propria vita Guicciardini si pone a fare. Ma per giungere alla composizione della Storia d’Italia ha dovuto compiere un percorso preciso di riflessione della storia della propria città, ma anche di riflessione sul proprio operato politico e quindi una serie di testi che permettono la realizzazione di questa opera sull’Italia, la prima che parla della penisola e che lega tutti gli avvenimenti e le guerre, concatenando tutti i problemi degli stati d’Italia. Visione quindi che è sovranazionale, mentre prima la storia era locale. Fa accezione Macchiavelli che nel suo pensiero politico del Principe non fa un discorso di storia ma di pensiero politico, riflette sul principe e su come deve essere colui che governa uno stato monarchico, una signoria. Mentre i discorsi sulla Prima deca di Tito Livio prende in esame un governo di stampo repubblicano oligarchico. Quando si ritira a vita privata torna a Firenze, e cerca in realtà di essere reintegrato come uomo politico a servizio dei Medici. Ma nel 1530 viene accusato di aver macchinato contro i Medici; quindi, condannato all’esilio e gli sono stati confiscati i beni, tra cui anche la biblioteca salvata dal fratello. Prima si rifugia a Bologna e poi a Roma. A Roma elabora ancora i Ricordi nell’ultima stesura che noi abbiamo e compone anche le Considerazioni intorno ai Discorsi di Macchiavelli. La riflessione sul pensiero machiavelliano l’abbiamo attraverso le lettere e in questo nuovo trattato politico e storiografico. Non si riappacifica con i Medici, quindi, torna a lavorare con il papa Clemente VII, colui che ha provocato il sacco di Roma. Per le conseguenze delle sue azioni si sente anche G colpevole, ed è per l’epoca un dramma enorme (anche per Ariosto). Le guerre d’Italia sono state per chi le ha vissute un momento di confusione e di dramma, incapacità di vedere una realtà salda e ferma. Tra il 1531 e 1534 governa Bologna in nome del papa e organizza l’incontro tra Carlo V e Clemente VII. Tra 1535-1539 rientra a Firenze e si mette a servizio dei Medici sperando di continuare la sua attività, in realtà i Medici lo emarginano e gli chiedono di scrivere sostanzialmente una storia di Firenze a loro favore. In realtà quella che doveva essere la storia di Medici diventa qualcosa di diverso e in questi anni nasce finalmente la Storia d’Italia. Anche questa rimane incompiuta perché sistemata. 1540 muore a Firenze.
1524-1525 (novembre-aprile) ampliamento e sistemazione in una più ampia silloge (redazione A, ricostruita in base a manoscritti e stampe). Nel 1528 (marzo-aprile) Guicciardini raccoglie Q2 + A + altri 11 pensieri e crea il “Quaderno dei ghiribizzi” con 181 aforismi (redazione B), summa di quanto composto in precedenza. Nel 1530 durante il soggiorno romano compone una nuova compagine di 221 pensieri (redazione C) con struttura e dettato autonomi rispetto a B.