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GUTENBERG - G. BECHTEL, Sintesi del corso di Storia

Riassunto completo del libro GUTENBERG di G. Bechtel. (esame di storia della stampa e dell'editoria)

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

In vendita dal 12/02/2018

ilariacrespi
ilariacrespi 🇮🇹

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GUTENBERG
INTRODUZIONE
Fatti e miti
Meno di 40 documenti a lui contemporanei portano il nome di Gutenberg. Egli nasce verso la fine del
'300 da una famiglia del patriziato di Magonza, ma infanzia, giovinezza e formazione sono ignote. La
sua famiglia è più volte costretta all'esilio per questioni fiscali, motivo per cui tra il 1434 e il 1444
egli si trova a Strasburgo. Certi documenti lo vedono ben integrato, in grado di ottenere prestiti e fare
da garante. Viene denunciato per la rottura di una promessa matrimoniale da parte di una giovane
patrizia di Strasburgo e per ingiurie da un calzolaio. Non rientra a Magonza, nonostante il trattato di
riconciliazione che permette agli esiliati, dal 1430, di rientrare. Dagli atti di un processo del 1439 si
sa che Gutenberg ha fondato una società con alcuni strasburghesi per mettere a loro disposizione le
sue conoscenze tecniche e per ciò viene pagato. Nel 1438 fonda un'altra società con Andrea Dritzehn,
Andreas Heilmann e Hans Riffe, che lo pagano perché li istruisca ad un'arte segreta che non si riesce
bene a comprendere (si sa solo che riguarda l'azione di stampare → prima dell'invenzione indica tutto
ciò che prevede pressatura = conio, rilegature, incisioni...). Nel documento si afferma che i soci hanno
un'attrezzatura, delle forme e un torchio e che Gutenberg è molto preoccupato a non mostrare “4 pezzi”
che si trovano all'interno del torchio e che, una volta aperti, “cadranno a terra dividendosi”. Dal 1444
al 1448 non ci sono tracce di Gutenberg, che ricompare nel 1448 a Magonza, dove prende un prestito.
Nel 1455 è denunciato dal banchiere Johann Fust: nell'atto processuale si fa riferimento a episodi
giudiziari precedenti e si viene a conoscenza del fatto che Gutenberg ha ottenuto da Fust del denaro
per fabbricare un'attrezzatura e per lavorare nell'impresa chiamata l'Opera dei libri. Gutenberg è in
difficoltà finanziarie (→ non paga gli interessi dei debiti azioni penali a suo carico), diventa
cortigiano dell'arcivescovo di Magonza nel 1465 e muore nel 1468. Poco dopo, il dottor Humery di
Magonza si impegna per iscritto a non usare o vendere un certo materiale da stampa ricevuto da
Gutenberg.
Probabilmente tra il 1450 e il 1455 compaiono vari testi stampa, sia piccole pubblicazioni popolari
sia una grande Bibbia stampata su 42 righe per pagina (= B 42). la B 42 viene considerata il primo
grande libro a stampa e viene attribuita alla collaborazione tra Gutenberg, Fust e Peter Schöffer.
Nessuno di questi testi porta il nome del tipografo e quindi la loro attribuzione non è certa (→ B 42
non ha il colophon). Non esistono lettere autografe o firme di Gutenberg. Si suppone che sia stato
tipografo, che non si sia mai sposato e che sia morto senza eredi.
Inizialmente Gutenberg viene ovunque riconosciuto come padre della stampa, ma i cronisti dell'epoca
trascurano gli aspetti storici della vicenda, cercando solo di stabilire il nome dell'inventore e la data
dell'invenzione. Una pretesa ordinanza del re di Francia Carlo VII, teoricamente del 6 ottobre 1458,
riferisce che il sovrano è venuto a sapere di un certo Jehan Guthenberg di Magonza, “uomo esperto
in incisioni e caratteri di punzoni”, che avrebbe messo a punto “l'invenzione della stampa”, e che
quindi ha mandato uno specialista sul posto per portare in Francia la nuova tecnica. Quest'ordinanza
non è plausibile per la data proposta, ma almeno al 1468, è pervenuta solo in forma di copia autentica
del 1550 e si tratterebbe del riassunto di un'ordinanza. quindi il documento è inutile. In una lettera del
1470-71 del rettore dell'Università di Parigi Guillaume Fichet (colui che fa arrivare a Parigi dei
tipografi tedeschi) parla di Gutenberg come inventore della stampa, come viene riconosciuto anche
in alcuni testi tedeschi di fine '400 inizio '500.
Fin dall'inizio si sa che la B 42 è frutto di una collaborazione tra Gutenberg, Fust e Schöffer e molti
testi successivi alla morte di Gutenberg fanno riferimento a 3 inventori, non solo ad uno. Peter
Schöffer pubblica nel 1468 le Institutiones di Giustiniano, alla cui fine si trova un poema attribuito al
revisore di stampa Fons, in cui si afferma che Gutenberg e Fust collaborano, ma che Schöffer,
aggiuntosi in seguito, li avrebbe superati occupando il primo posto nel gruppo. L'abate Hans
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GUTENBERG

INTRODUZIONE

Fatti e miti Meno di 40 documenti a lui contemporanei portano il nome di Gutenberg. Egli nasce verso la fine del '300 da una famiglia del patriziato di Magonza, ma infanzia, giovinezza e formazione sono ignote. La sua famiglia è più volte costretta all'esilio per questioni fiscali, motivo per cui tra il 1434 e il 1444 egli si trova a Strasburgo. Certi documenti lo vedono ben integrato, in grado di ottenere prestiti e fare da garante. Viene denunciato per la rottura di una promessa matrimoniale da parte di una giovane patrizia di Strasburgo e per ingiurie da un calzolaio. Non rientra a Magonza, nonostante il trattato di riconciliazione che permette agli esiliati, dal 1430, di rientrare. Dagli atti di un processo del 1439 si sa che Gutenberg ha fondato una società con alcuni strasburghesi per mettere a loro disposizione le sue conoscenze tecniche e per ciò viene pagato. Nel 1438 fonda un'altra società con Andrea Dritzehn, Andreas Heilmann e Hans Riffe, che lo pagano perché li istruisca ad un'arte segreta che non si riesce bene a comprendere (si sa solo che riguarda l'azione di stampare → prima dell'invenzione indica tutto ciò che prevede pressatura = conio, rilegature, incisioni...). Nel documento si afferma che i soci hanno un'attrezzatura, delle forme e un torchio e che Gutenberg è molto preoccupato a non mostrare “4 pezzi” che si trovano all'interno del torchio e che, una volta aperti, “cadranno a terra dividendosi”. Dal 1444 al 1448 non ci sono tracce di Gutenberg, che ricompare nel 1448 a Magonza, dove prende un prestito. Nel 1455 è denunciato dal banchiere Johann Fust: nell'atto processuale si fa riferimento a episodi giudiziari precedenti e si viene a conoscenza del fatto che Gutenberg ha ottenuto da Fust del denaro per fabbricare un'attrezzatura e per lavorare nell'impresa chiamata l'Opera dei libri. Gutenberg è in difficoltà finanziarie (→ non paga gli interessi dei debiti → azioni penali a suo carico), diventa cortigiano dell'arcivescovo di Magonza nel 1465 e muore nel 1468. Poco dopo, il dottor Humery di Magonza si impegna per iscritto a non usare o vendere un certo materiale da stampa ricevuto da Gutenberg. Probabilmente tra il 1450 e il 1455 compaiono vari testi stampa, sia piccole pubblicazioni popolari sia una grande Bibbia stampata su 42 righe per pagina (= B 42). la B 42 viene considerata il primo grande libro a stampa e viene attribuita alla collaborazione tra Gutenberg, Fust e Peter Schöffer. Nessuno di questi testi porta il nome del tipografo e quindi la loro attribuzione non è certa (→ B 42 non ha il colophon). Non esistono lettere autografe o firme di Gutenberg. Si suppone che sia stato tipografo, che non si sia mai sposato e che sia morto senza eredi. Inizialmente Gutenberg viene ovunque riconosciuto come padre della stampa, ma i cronisti dell'epoca trascurano gli aspetti storici della vicenda, cercando solo di stabilire il nome dell'inventore e la data dell'invenzione. Una pretesa ordinanza del re di Francia Carlo VII, teoricamente del 6 ottobre 1458, riferisce che il sovrano è venuto a sapere di un certo Jehan Guthenberg di Magonza, “uomo esperto in incisioni e caratteri di punzoni”, che avrebbe messo a punto “l'invenzione della stampa”, e che quindi ha mandato uno specialista sul posto per portare in Francia la nuova tecnica. Quest'ordinanza non è plausibile per la data proposta, ma almeno al 1468, è pervenuta solo in forma di copia autentica del 1550 e si tratterebbe del riassunto di un'ordinanza. quindi il documento è inutile. In una lettera del 1470 - 71 del rettore dell'Università di Parigi Guillaume Fichet (colui che fa arrivare a Parigi dei tipografi tedeschi) parla di Gutenberg come inventore della stampa, come viene riconosciuto anche in alcuni testi tedeschi di fine '400 – inizio '500. Fin dall'inizio si sa che la B 42 è frutto di una collaborazione tra Gutenberg, Fust e Schöffer e molti testi successivi alla morte di Gutenberg fanno riferimento a 3 inventori, non solo ad uno. Peter Schöffer pubblica nel 1468 le Institutiones di Giustiniano, alla cui fine si trova un poema attribuito al revisore di stampa Fons, in cui si afferma che Gutenberg e Fust collaborano, ma che Schöffer, aggiuntosi in seguito, li avrebbe superati occupando il primo posto nel gruppo. L'abate Hans

Trittenheim nella sua Chronaca di Spanheim assicura che la stampa è stata inventata da Gutenberg in collaborazione con Fust e altri, ma che poi è stata perfezionata da Schöffer. Johann Schöffer, figlio di Peter e nipote di Fust, succede al padre dopo la sua morte e, dato che la stampa comincia ad essere vista come una delle più grandi conquiste dell'umanità, cerca di dare lustro alla propria famiglia, vista come la “famiglia di coloro che inventarono la stampa”, escludendo quindi Gutenberg. Egli inoltre, nel colophon del Breviario di Magonza, fa riferimento al suo avo, considerando quindi Fust come inventore della stampa. Nei primi decenni del '500 Gutenberg viene citato solo occasionalmente e perde il suo ruolo fondamentale, indubbio nei primi anni. Viene invece sostituito con Fust, scritto però erroneamente come Faust: viene così confuso col mago Faust, tanto che la stampa ad alcuni appare come un'opera diabolica. Col tempo viene contestata anche la città natale e dove avrebbe realizzato l'invenzione, poiché, dato il prestigio dell'invenzione, città e regioni cercano di accaparrarsela. Un testo pubblicato a Basilea afferma che, per quanto la stampa sia stata inventata a Magonza, è stata Basilea a diffonderla. Strasburgo, si pone come luogo natale, perché varie fonti definiscono Gutenberg come strasburghese. Nel Catalogo dei vescovi di Strasburgo del 1508 un testo di Wimpheling afferma che la stampa è stata parzialmente inventata da uno strasburghese ignoto, che si è poi trasferito a Magonza, presso altre persone che ceravano di scoprire l'arte della stampa, dirette da un certo Genszfleisch. Questo testo innesca uno scontro tra studiosi per definire la città paterna dell'invenzione, specie tra la scuola tedesca e quella francese, anche perché Strasburgo e l'Alsazia sono contese tra le due nazioni e hanno spesso cambiato statuto. L'ipotesi sottesa al racconto di Wimpheling è che esistessero due Gutenberg, uno di Strasburgo e il Genszfleisch di Magonza. Quest'idea si fonde poi con un'altra versione, quella che vede come protagonisti l'inventore e il ladro che gli avrebbe rubato l'invenzione. Nel 1605 Godast pubblica gli Suevicarum rerum scriptores , in cui indica un Gutenberg di Strasburgo come vero inventore e un Gensfleisch di Magonza. Johann Schott, nipote di Mentelin, uno dei primi stampatori strasburghesi, diffonde la voce che il suo avo fosse il vero inventore della stampa, ma sue prime opere sono datate 1459 - 60, dopo le prima stampe di Magonza. Alcuni cronisti, negli anni '20-'30 del '500, sostengono che Mentelin stava da tempo elaborando questa tecnica, quando il suo servitore Gensfleisch fuggì a Magonza con alcune lettere in metallo, che vendette a Gutenberg. Tale versione ha avuto molto successo a Strasburgo. Anche in Italia viene elaborata una leggenda simile, secondo cui Pamphilo Castaldi nel 1456 inventò la stampa, ma la sua invenzione fu rubata da Fausto Comesburgo (→ mescolanza dei nomi Fust e Gutenberg). Anche Brito si proclama inventore della stampa a Bruges nel 1455, ma in entrambi i casi si tratta di date posteriori all'uscita dei primi testi a stampa a Magonza. Negli anni '60 del '500 i Paesi Bassi rivendicano l'invenzione, a favore di Coster (= Laurent Janszoon), che avrebbe prodotto caratteri mobili prima in legno e poi in metallo e a cui l'apprendista Johannes Faustus avrebbe rubato l'invenzione. Effettivamente, la stampa è attestata precocemente in Olanda e Gutenberg avrebbe potuto recarvisi negli anni di cui non si hanno sue notizie. L'ipotesi Coster ha successo in Gran Bretagna, tanto che nel '600 l'invenzione viene attribuita a John Cutengerb, che ha lavorato con un gruppo di Harlem, da cui l'arte segreta è fuoriuscita ed è stata portata di sfroso a Magonza. In Germania nel '600 domina la versione di Fust come inventore principale, tanto che i ruoli del processo del 1455 vengono invertiti: Fust diventa l'inventore e Gutenberg il finanziatore che gli ha rubato l'arte. Il boemo Johann Korzinek, infine, sostiene che Faust è nato vicino Praga e che ha inventato la stampa, ma, essendo un viaggiatore, si sarebbe trovato a Strasburgo mentre stava mettendo a punto la sua tecnica, per poi affinarla a Magonza. L'invenzione, seguendo gli autori antichi, veniva fatta risalire al 1440, quindi nel 1740, in occasione del tricentenario, vengono pubblicate delle opere che cercano di razionalizzare la ricerca. Johann David Köhler scrive una difesa circostanziata dei diritti di Gutenberg, esaminando i documenti disponibili ed eliminando la favola dei due Gutenberg. Johann Daniel Schöpflin, consultando l'archivio di Strasburgo, porta alla luce documenti sconosciuti sulla vita di Gutenberg tra il 1434 e il 1444 (→ società con Dritzehn), commettendo però degli errori (→ dice che Gutenberg si è sposato a Strasburgo e ha avuto dei figli + cerca di provare che già a Strasburgo Gutenberg si dedicasse alla

anche se volta essenzialmente all'arte militare. Nel processo di Strasburgo si parla di levigazione di pietre, indizio fondamentale che dice che Gutenberg all'epoca non lavora in un campo legato direttamente al libro, ma è interessato alla ricerca industriale per la produzione di oggetti vari in serie. L'artiglieria si è sviluppata per tutto il '400 e, durante l'assedio di Costantinopoli, impressiona l'uso da parte dei Turchi del primo cannone di bronzo, prodotto tramite uno stampo, proprio come i caratteri mobili. Il bisogno di moneta e di metalli preziosi porta alla riapertura delle miniere chiuse per mancanza di manodopera nel '300 (→ idraulica e metallurgia progrediscono, assumendo un aspetto industriale). Il sistema finanziario tedesco è in sviluppo ma non in anticipo, perché la Germania resta lontana dall'Italia, i cui sviluppi risalgono al '200. a partire dal 1430, in Germania si sviluppa però una prima forma di capitalismo ed un'economia liberale. Questo sforzo di modernizzazione si fonda su metodi di divisione del lavoro e di ricerca del profitto mediante il valore aggiunto. Tale evoluzione economica e tecnica ha ripercussioni sociali: nelle città compare la classe dominante del patriziato (→ detiene commercio, banche e posti chiave nelle città), artigiani e mercanti si uniscono in corporazioni e molte città sono colpite da guerre civili. Gutenberg si situa in un periodo non chiaramente definito come Medioevo o Rinascimento, in cui comincia ad instaurarsi un nuovo ordine, caratterizzato, una volta avviata la crescita demografica ad economica, dall'affermazione di elementi tecnici e culturali che traducono l'innovazione del pensiero. Le condizioni economiche, quindi, non hanno un ruolo così fondamentale nella comparsa della stampa perché non implicano la realizzazione di un quadro organizzato di produzione. Sempre essere più determinante, invece, il tessuto tecnico. Non c'è quindi un legame rigoroso tra le condizioni economiche e le innovazioni del '400: il capitalismo ancora non esiste. Il capitale non si è accumulato in un colpo solo e nella Germania del 1440 il processo è solo avviato in misura modesta (→ chi finanzia Gutenberg non sono grandi magnati ma persona ricche che fanno investimenti anche grazie a prestiti). L'invenzione della stampa si colloca quindi in un quadro precapitalistico (l'invenzione richiede sempre denaro), ma è figlia dei fenomeni tecnici dell'epoca. La stampa, all'inizio, non è un'innovazione rivoluzionaria, ma un assemblaggio intelligente di tecniche preesistenti piuttosto che un progresso scientifico. Per comprendere il quadro in cui nasce la stampa, bisogna far riferimento anche allo "spirito del tempo". Dopo un periodo di guerra e di convivenza con la morte, emerge una nuova speranza, che si esprime in un desiderio di iniziativa visibile nelle industrie emergenti e nella vivacità intellettuale degli uomini dell'epoca, che viaggiano molto, insegnano ed imparano. I primi stampatori, infatti, sciameranno in tutta Europa, benché si tratti inizialmente di una tecnica segreta. La pace del '400, che favorisce il progresso, è però relativa (= stati ad Ovest + minacce a Sud-Est) e i conflitti accelerano questi progressi. Si può quindi creare un rapporto tra le guerre del '400 e la stampa: la B42 è contemporanea alla presa di Costantinopoli e i primi testi stampati sono le Indulgenze papali del 1454 - 55, un Calendario turco e una Bolla del papa contro i Turchi, tutte opere legate al conflitto del Balcani. In seguito, le guerre civili a Magonza useranno la stampa per i pamphlets ed essa sarà essenziale nello scontro tra la Chiesa e il mondo riformato. Martin sostiene che la stampa abbia una duplice spiegazione economico-sociale e tecnico-sociale perché la sua comparsa risponde ad un bisogno della società dell'epoca. La carta viene inventata in Cina, fabbricata con vari composti vegetali. Secondo la tradizione è stata inventata nel 105 dc, ma alcuni studi la considerano anteriore all'era cristiana. Qui la carta non viene usata solo per la scrittura, ma anche per fabbricare utensili e ad uso igienico. Dalla Cina, la carta passa in Corea, Giappone, Turkestan, Persia ed Egitto, dove nel X secolo spodesta il papiro. Il mondo islamico perfeziona il prodotto, che nel X-XI secolo penetra in Spagna, da dove però non viene esportata. Gli Arabi la portano anche in Sicilia nell'XI-XII secolo, dove diventa un oggetto commerciale. Fino ad inizio '500 incontra delle resistenze: da abati e sovrani viene vista come un materiale troppo deperibile, mentre i produttori di pergamena hanno una reazione ostile di tipo corporativo. In Italia la carta di cotone si instaura a Fabriano dal '200, per poi diffondersi a che in altre città, aumentando le esportazioni. La carta presenta una filigrana realizzata con una piccola forma di fil di ferro posta in fondo al setaccio di fabbricazione, che rende il foglio meno spesso e che,

diventando la firma del fabbricante, permette di individuare luogo e data approssimativa di produzione. Tra fine '200 ed inizio '300 in Italia la carta sostituisce la pergamena, almeno per gli usi correnti, per poi diffondersi in Germania, Inghilterra e Paesi Bassi (+ in Francia è portata dagli ebrei spagnoli). Se in Francia è già d'uso comune nel '400, in Germania la carta s'impone più lentamente: prima della metà del '509 non produrrà carta a sufficienza e dovrà importarla da Francia e Italia. Confrontando la stampa e le condizioni favorevoli (= carta, Rinascimento) che hanno permesso la sua nascita, essa sarebbe dovuta comparire prima ed in Italia, ma di fatto, dato che gli estremi cronologici dei vari periodi storici non coincidono in tutte le aree, è apparsa più tardi e in Germania. Qui, tra 1440 e 1450, la produzione di carta è troppo debole per essere determinante, quindi è un prodotto molto caro perché importato. Ciò è visibile negli incunaboli (= libro prodotti fino alla Pasqua del 1501), in cui sono spesso presenti fogli di carta di vario tipo e provenienza (→ difficoltà di approvvigionamento). Non si comprende quindi come un'invenzione atta a moltiplicare testi sia favorita da una materiale di difficile reperibilità. Le prime opere a stampa non hanno usato sistematicamente la carta, quindi si può anche ipotizzare che i primi tipografi non fossero così attratti da essa. Un quarto degli esemplari di B42 vengono stampati su pergamena, così come la totalità delle Indulgenze papali del 1454-55 e dei Donatus; il Salterio di Magonza è stampato su velino (= pergamena non nata). Anche quando la carta diventa dominante, si continuerà a stampare alcuni esemplari di testa su velino, materiale usato occasionalmente fino all'800. La carta prevale definitivamente quando la stampa arriva a grandi tirature. All'epoca i vantaggi della carta non erano molto evidenti, specie nel caso di tirature limitate, perché il velino è in grado di accogliere egregiamente la stampa, ma l'elemento determinante della scelta è stato il prezzo. Infatti, il supporto scrittorio è un elemento di spesa molto forte nella stampa, è variabile e proporzionale alla tiratura: maggiore è il numero di esemplari, maggiore è il costo, mentre la composizione viene ammortizzata in proporzione alla tiratura. Con la diffusione della carta diminuiscono i costi di produzione. All'inizio in Germania i prezzi tra pergamena e carta sono vicini e si assestano a 1 a 3 quando la produzione inizia a funzionare. Lo sfruttamento della pergamena non mette a rischio il bestiame perché l'uccisione di molti capi di bestiame è compatibile con l'allevamento di allora, considerando anche che essi non vengono abbattuti solo per la pelle ma essenzialmente per la carne: non si è a conoscenza di una diminuzione degli animali uccisi con la comparsa della carta. Un'Europa largamente rurale ha abbastanza bestiame affinché nel '400 la pergamena non sia rara, ma di fatto non è conveniente per l'edizione moderna. La carta ha infatti facilitato lo sviluppo ulteriore del libro, ma di fatto non è all'origine dell'invenzione della stampa, bensì la condizione necessaria del suo sviluppo. L'incisione su legno è figlia di precedenti tecniche di incisione. La stampa su stoffa tramite legno è già conosciuta nell'antico Egitto e gli Arabi l'hanno esportata in Europa. Qui, verso il '3000, vengono incise tavole di legno di grande formato, usate per ornare i paramenti d'altare e forse anche applicate sui muri delle piccole chiese come decorazione a basso costo. Non esistono stampe su carta, specie perché i fogli dell'epoca sono troppo piccoli, ma le stampe su tessuto non sono un fatto eccezionale. Dalle grandi stampe su tessuto si è poi passati ai piccoli formati su carta, in cui le xilografie rappresentano immagini devote a grandi linee, senza didascalie, applicate poi, se necessarie, a mano (= chiroxilografia). Questa tecnica viene usata per produrre carte da gioco e santini, usati per evangelizzare o anche come pegni di protezione divina donati ai fedeli. Queste incisioni sono tutte posteriori all'inizio del '400. Le differenze tra xilografia e stampa sono evidenti, specie per la complessità della seconda tecnica in confronto alla prima e per il fatto che la prima produce immagini devote per illetterati mentre la seconda testi per persone alfabetizzate. Tra fine '300 e inizio '400 compaiono nuove professioni, ma i termini usati per designarle non corrispondono sempre ai significati attuali. Il termine tedesco drucken (= stampare) prima di Gutenberg indica il pressare e, se applicato a chi produce xilografie, imprimere, quindi rispedire fuggire mediante forme al rovescio. Le parole legate alla stampa compaiono tre fine '400 e inizio '500. La parola tedesca form sembra indicare ogni materiale in rilievo per imprimere figure. In Francia viene usato moule (= stampo) già dalla metà del '400, tanto da far credere che qui si stampasse con caratteri metallici prima di Gutenberg, ma di fatto questo termine doveva probabilmente indicare ogni

Per la genesi della stampa si è anche ipotizzato che essa sia pervenuta dall'Estremo Oriente, dive viene creata la stampa tabellare xilografica e quella a caratteri mobili su vari materiali. In Corea, Cina e Giappone sono attestati testi xilografici a partire dall'VIII secolo, usati per opere religiose (→ esportazione del buddismo da Cina verso Corea e Giappone). L'invenzione dei caratteri mobili risale all'XI secolo, viene descritta in vari testi e inizialmente usa la ceramica. A causa dei cattivi risultati si torna al legno, con la creazione di caratteri mobili in legno da parte di Wang Zhen verso il 1300 (vengono tagliate le tavole xilografici nei vari ideogrammi). Due secoli prima di Gutenberg vengono inventati i caratteri mobili in Corea (non c'è legno duro → uso di metallo), anche se già prima in Cina vengono usati caratteri simili per stampare biglietti. Il primo libro realizzato con questa tecnica è coreano e datato al 1239. Il torchio però resta sconosciuto e continua ad essere usato il rullo. La carta cinese è molto fine e poco adatta alla stampa tipografica, quindi vi approda solo alla fine del '400, ma la Cina resta comunque fedele a metodi xilografici o manuali. L'invasione mongola degli inizi del '200 permette alcuni contratti tra Europa ed Estremo Oriente, ma non esistono libri in caratteri metallici attribuibili ai Mongoli. I contatti e i viaggi sono molti. Marco Polo si meraviglia della carta moneta ma non parla del modo in cui viene prodotta. Dopo il 1368, con la fine della dominazione mongola, la Cina si chiude e i contatti con l'Europa diminuiscono. È probabile che alcuni vescovi, durante i loro viaggi a est, abbiano conosciuto la tecnica di stampa e l'abbiamo riportata in Europa, ma non ci sono collegamenti certi. Se però l'invenzione coreana fosse arrivata in Europa con precise istruzioni tecniche, non ci sarebbero stati trent'anni di tentativi. Dato che la Cina ha scarso interesse per la tecnica metallurgica, essa non ha influenzato l'Europa, ma è accaduto successivamente il contrario. Lo sviluppo dell'umanesimo e la sua riscoperta di testi antichi potrebbe aver stimolato la meccanizzazione della produzione libraria, in modo da aumentarne le capacità. Nel '300-'400 c'è fermento negli ambienti culturali: l'umanesimo affretta l'invenzione e ne è il primo utilizzatore. Siccome la stampa non è nata in Italia e gli umanisti non l'hanno accolta con eccessivo entusiasmo, è stata sostenuta anche la tesi opposta, secondo cui le idee umaniste sono state ostacolate dalla maggiore diffusione di opere scolastiche, mentre i classici latini e greci richiedono molto tempo per la pubblicazione. I cataloghi delle prime edizioni del '400 sono contestabili. Durante i primi vent'anni di stampa vengono prodotti 217 testi: sono 58 testi l'autore è noto e prevalgono autori medievali. Prevale inoltre il carattere religioso e i pochi autori classici vengono pubblicati in Italia (→ umanesimo) e non in Germania (+ compaiono verso gli ultimi anni considerati, dopo la morte di Gutenberg + vengono conquistati dalla stampa lentamente). Gli intellettuali del tempo, compresi gli umanisti, se in seguito elogiano la stampa, all'inizio sono reticenti. Molti vedono in essa un pericolo per lo spirito, tanto che nel 1479 compare a Colonia la prima censura religiosa. Gli ambienti riformatori hanno una migliore accoglienza rispetto al mondo cattolico, ma lo stesso Lutero, dopo aver usato la stampa, esprime varie riserve nei suoi riguardi. Gli umanisti, inoltre, odiano la gotica, usata dalla nascente stampa, mentre alcuni sostengono che la riproduzione dei caratteri tipografici toglieva loro bellezza. Alcuni umanisti rifiutano la stampa fino al '500 inoltrato. Le ricerche di Gutenberg si insistono certamente nel quadro di rinnovamento ideologico rinascimentale, ma non si può dire che l'umanesimo abbia accelerato la scoperta dei caratteri mobili. La necessità di libri è stata fondamentale nell'invenzione, ma forse è stata la Chiesa la prima a comprenderla, usarla e finanziarla. Nella società della metà del '400 si impone il ruolo crescente del testo scritto per la Chiesa, l'Università e il mondo laico. Verso metà '400 le idee di riforma nella Chiesa sembrano essere fallite, con un aumento delle eresie, e Roma cerca quindi un legame più stretto coi preti, che si attua tramite la comunicazione scritta. Il libro ha sempre avuto grande spazio nel cristianesimo, specie coi benedettini e coi domenicani: per una lettura approfondita della Scrittura servono biblioteche monastiche. Nei monasteri vengono realizzati laboratori di produzione libraria (= scriptoria ), ma il periodo in cui la produzione del

manoscritto è essenzialmente monastica termina col XII secolo. Nel '400 in Germania avviene un rinnovamento della fede che aumenta il bisogno di lettura (→ Devotio moderna = Fratelli della Vita comune scrivono libri, fanno letture pubbliche, vendono opere pie, aprono scuole). La stampa compare nel quadro di un rinnovamento spirituale che esige testi. La rinascita delle città alla fine del XII secolo rilancia la vita intellettuale e lo scritto è essenziale per i giovani (→ scuole episcopali cattedrali, chiamate poi università) perché la promozione sociale passa attraverso l'istruzione, quindi il libro. Le università sono corporazioni privilegiate, ben presto autonome, che non accettano solo i ricchi e in cui si insegnai anche le sette arti liberali, sopratutto diritto e medicina. Nascono le biblioteche universitarie e l'università stessa crea un sistema di produzione dei manoscritti necessari per seguire l'insegnamento, affidato a due funzionari responsabili, il librario (vendita) e lo stazionario (organizza produzione). Prima dell'inizio dell'anno, il professore consegna all'università il proprio testo e lo stazionario deve renderlo accessibile a tutti gli studenti (acquisto o prestito per copiarlo da sé). La copia corretta dal professore è l'exemplum, che viene diviso in fascicoli (= peciae ), che si possono prendere in prestito per copiarli e che permettono nella stazione a più copisti di copiare il medesimo libri, diminuendo i tempi di produzione. Intervengono poi il rubricatore, che realizza le iniziali in rosso, il miniatore nelle copie più pregiate ed infine il rilegatore, tutti impiegati dell'università e soggetti alla sua giurisdizione. Nonostante la crescita della domanda, questo sistema è in grado di risolvere il problema in modo appropriato. La vita quotidiana si sta laicizzando e i borghesi copiano lo stile di vita dei nobili, aumentando il proprio livello di istruzione e il gusto per la lettura. Si diffondo letture laiche per diletto, come romanzi cavallereschi, poesie, guide di medicina e astrologia e nascono perciò le biblioteche laiche, che si riforniscono tramite copisti indipendenti o universitari. Per soddisfare i privati e le istituzioni viene creato un sistema laico di produzione. La produzione più redditizia è quella dei Libri d'Ore, che permettono ai fedeli di mostrare il proprio rango alle messe. La produzione del manoscritto, che non è quasi più un pezzo unico, è assunta da professionisti, che si riuniscono in corporazioni. Le botteghe di librari sono diffuse ovunque e una delle più famose è quella di Vespasiano da Bisticci a Firenze, specializzata nel manoscritto elaborato di grande formato e con una clientela internazionale. Qui si lavora in serie molto prima della stampa. Diebold Lauber, di Hagenau, è invece specializzato in libri di larga circolazione, mediocri e decorati approssimativamente. La divisione del lavoro raggiunge il suo massimo nel '400, passando dalla tripartizione del lavoro in copia, rubricazione e miniatura alla presenza di fino a 12 tecnici. La qualità del manoscritto migliora e, per lavorare in fretta, si impone un certo standard nel livello ordinario di produzione. Alcuni modelli decorativi vengono impiegati in eterno con timbri o carta lustra. Le tirature aumentano e soddisfano già la domanda in crescita. Ci sono altri scritti di rapida diffusione diversi dal libro, che la produzione amanuense non riesce a sostenere. Per esempio, i formulari delle Indulgenze sono brevi testi di poche righe da distribuire ai fedeli, mentre il mondo laico produce note, ricevute, intestazioni di registro, convocazioni sempre uguali. Per questi testi amministrativi non vie usata la gotica ma le bastarde nazionali con varie abbreviazioni. L'invenzione scientifica, non essendo fuori dal tempo, può comportare una parte di casualità. L'invenzione tecnica è più legata alle condizioni economiche e culturali che la circondano, anche se queste non la provocano automaticamente. Una nuova tecnologia nasce in gran parte per ricomposizione di procedimenti già conosciuti e si attua e diviene efficace se è coerente e compatibile con il sistema sociale del momento. Se non c'è compatibilità sociale, come nell'Antichità, i progressi restano senza applicazione. Bisogna quindi insistere sul carattere continuo del progresso, specie nel campo della meccanica applicata. Nel caso della stampa, l'innovazione viene dal desiderio di strati sociali in ascesa e di Gutenberg stesso più che dalla necessità. Il desiderio del gruppo è particolarmente legato al mito, mentre quello del singolo inventore si concretizza nella sua mente. L'invenzione è un lavoro, un'operazione cognitiva, un processo che combina idee e oggetti, ovvero modelli intellettuali e rappresentazioni meccaniche. Il risultato dipende molto dalla proiezione versi lo scopo e dal confronto con un pacchetto limitato di sussidi tecnici.

CAP. 1

Gutenberg nasce negli ultimi anni del '300 o nei primi anni del '400 a Magonza, città situata nel corridoio renano tra Nord Italia, Paesi Bassi e Sud Inghilterra. Magonza è una città piccola ma di grande prestigio, perché la storia e la geografia le hanno dato un’importanza politica e commerciale presente ancora ad inizio '400. È una città ricca, posta sulle rive di due corsi d'acqua e su terre fertili: è sulla riva sinistra del Reno, sulla confluenza col Meno, controllando l'asse nord-sud Colonia-Strasburgo e quello ovest-est da Treviri a Fracoforte a Lipsia. Magonza sfrutta i diritti doganali sulla navigazione fluviale: tutto deve essere obbligatoriamente scaricato e portato al mercato doganale, poi può ripartire. In questo modo, Magonza conosce tutti i materiali e le nuove tecnologie fabbricate altrove. In teoria la città dispone di poteri mediante elezioni nei consigli comunali, ma in realtà, arcivescovado dal 746, appartiene all'arcivescovo di Magonza, principe elettore dell'impero. Il suo potere viene rafforzato a partire dal '200: aumenta i propri beni territoriali, ottiene il titolo di arcicancelliere dell'impero, convoca le assemblee politiche, organizza l'elezione imperiale (→ 1356 = Bolla d'Oro). Inoltre, è il primo datore di lavoro della regione, controlla l'organizzazione amministrativa e attorno a lui si raccolgono i quadri della città. Magonza è industriosa e si è specializzata in oreficeria e tessitura. L'arcivescovo viene perciò considerato arbitro indipendente tra i poteri cittadini, ma non sempre riesce ad esserlo, quindi viene spesso trasferito. La classe di possidenti magonzesi deriva da strutture medievali, che permangono meno governo arcivescovile. L'arcivescovo è anche principe politico, quindi deve organizzare sia gli affari ecclesiastici sia quelli civili. Alla testa della sua macchina di governo c'è il Camerarius, con funzioni di amministrazione generale (+ anche tesoriere pagatore dei collaboratori dell'arcivescovo). Egli è assistito dallo Scultatus, il funzionario municipale di più alto rango, che a sua volta è coadiuvato dagli ufficiali di polizia, dal direttore della Zecca, dai giudici e dai vari funzionari. Tutte queste figure rientrano nella clientela dell'arcivescovo e gli interessi delle due parti sono strettamente collegati. In questo contesto nasce nel '200 la classe dei patrizi, che cerca di rendersi indipendente dall'arcivescovo, alleandosi con piccola nobiltà e borghesia agiata, ma che dipende sempre da esso per le nomine. Questo patriziato, a inizio '400, domina Magonza. Il suo patrimonio è sopratutto fondiario, come dimostrato dai cognomi (= il cognome è il nome della propria casa + se si hanno più case si hanno più cognomi). Nella famiglia di Gutenberg, alcuni cognomi sono di questo genere, altri legati alle funzioni professionali o a caratteri fisici. Ai tempi di Gutenberg, domina l'appellativo per abitazione, che indica sia lo status sia l'indirizzo. I patrizi hanno un patrimonio fondiario, ma la loro ricchezza deriva dai commerci: hanno infatti il diritto di prelazione sulle mercanzie disimballate in dogana. Essi, col monopolio dei metalli preziosi e del taglio dei tessuti, guadagnano senza produrre, lasciando questo compito a gruppi sociali inferiori (→ no mestieri manuali). Hanno anche la quasi totalità della ricchezza politica, dato che hanno diritto alla meta dei seggi nel consiglio ed esercitano le alte funzioni municipali. Spesso vengono moti popolari per cui i patrizi devono rifugiarsi in campagna, ma riprendono presto le proprie cariche perché il loro esilio comporta sempre scompiglio nel commercio. L'ultima fonte del patrimonio dei patrizi è la vendita di vitalizi, che spesso causa il fallimento della municipalità. In teoria il cristiano non può prestare su interesse, ma di fatto ciò accade, anche se non ha una realtà legale. Inoltre, chi ha liquidità non ha una mentalità capitalistica e non Sa investire, volendo invece che il loro denaro frutti in modo inattivo. Il prestito ad interesse viene praticato da Ebrei e da alcuni Italiani, che si arricchiscono, quindi la Chiesa cerca di controllare tale sistema, di estenderlo ad altri senza attentare alla dottrina. Intanto, alcuni realizzano prestito ad interesse cambiandone il nome: si tratta delle rendite vitalizie. Viene acquistata con un versamento alla città una rendita a nome del proprio figlio, che gli verrà versata per tutta la vita. Se il figlio muore prima dei 20 anni, la città non restituirà nulla, ma di fatto nessuno compra rendite per bambini, ma per giovani che hanno già superato l'età critica della mortalità infantile. Le rendite sono anche un attivo negoziabile perché possono essere rivendute, perciò la città fa fatica ad estinguerle. I patrizi, però, impongono tassi

elevati e si limitano ad attingere alle casse della municipalità, che trova un vantaggio immediato nell'acquisizione di denaro contante, che però non viene acquisito perché non investito ma speso tutto sul momento, sopratutto per pagare proprio le rendite vitalizie. L'uso del debito erode il bilancio municipale a profitto della sola classe possidente, che diventa l'élite del patriziato e forma il gruppo di pressione chiamato "Società degli affiliati della Casa delle monete". I soci della Casa delle monete non hanno una mentalità capitalistica e sono orientati verso metalli preziosi e liquidità metallica più che moneta fiduciaria e contabilità moderna. L'istituzione è più una sala del Tesoro che una banca ed evolve in un club di ricchi senza spirito imprenditoriale. Le Case della moneta nascono in Germania sud e ovest, dove esistono diverse entità monetarie. All'inizio i soci sono funzionari autorizzati al conio, con anche funzioni di controllo su monete, cambi, pesi e misure. Essi dipendono solo dal signore e dispongono di diritto d'asilo nella Casa. Col tempo, però, inizia ad instaurarsi una certa unita monetaria, condizione necessaria per il capitalismo, quindi scompaiono alcuni conii e certi diventano dominanti (→ a Magonza il GULDEN). La limitazione di monete quando si afferma il gulden colpisce Magonza, dove non si fabbrica più la moneta arcivescovile, quindi i soci della Casa delle monete finiscono per entrare nel mondo commerciale, esercitando le loro funzioni nella sfera della regolamentazione e in quella finanziaria. A Magonza tra il 1400 e il 1420 i soci della Casa delle monete usano Ebrei e Lombardi per le opzioni di cambio ed essa diventa un'organizzazione dell'alta società (→ no lavoro manuale), dato che composta interamente da patrizi. Alcuni antenati di Gutenberg sono stati soci, ma non lui e di certo non avrebbe potuto imparare l'arte dei metalli in un'organizzazione che ha perso ogni suo fine pratico. I soci della Casa delle miete detono le leve del potere, così che nelle città nascono vive opposizioni e rivolte di mercanti e artigiani, riuniti in gilde e corporazioni, che non vogliono essere esclusi dalla direzione reale della città. A Magonza il conflitto sociale esplode nel 1410-11, con le corporazioni che vogliono più di una rappresentanza formale nel consiglio municipale. Inoltre, per risanare le finanze cittadine, è necessario tassare i ricchi, ma essi rifiutano e si autoesiliano. L'arcivescovo riesce a farli rientrare ma, data la catastrofica situazione finanziaria, nel 1412-13 scoppiano nuovi moti e, nonostante l'impegno dei patrizi a non andare in esilio per 4 anni e a pagare una certa somma alla città, le tensioni restano. La situazione si aggrava e la città cessa i suoi pagamenti; le gilde aumentano la loro pressione e i patrizi, nel 1428, rifiutano le nuove imposte e vanno in esilio, venendo messi poi al bando. Le gilde chiedono ora potere politico e vogliono porre fine alla tattica dei patrizi di esiliarsi, lasciando la città senza contante e senza responsabili degli affari. Nel 1429 viene fatta una riforma dello statuto cittadino e le elezioni dello stesso anno, svolte su basi nuove, danno un consiglio coi patrizi in minoranza. Vengono prese anche delle severe decisioni: gli emigrati decadono dalla cittadinanza magonzese e non ricevono più il pagamento delle rendite e l'imperatore dichiara che i beni degli esiliati devono essere tassati come gli altri. L'arcivescovo cerca allora di mediare con un trattato di riconciliazione, che prevede il recupero di alcuni diritti da parte dei patrizi, che possono rientrare in città mediante l'accettazione del nuovo statuto. Nonostante i cambiamenti politici, i debiti di Magonza ne bloccano ogni futuro sviluppo. Quando, nel 1437, vengono bloccati gli stipendi di impiegati e ufficiali municipali, i patrizi ne approfittano per tornare al potere, sottolineando l'incapacità delle gilde di gestire la città. È improbabile che il padre di Gutenberg fosse orafo: è socio della Casa delle monete (che ormai non conia più) ma la sua professione non è specificata da nessuna parte. Il nome di Gutenberg è Joannes in latino, quindi Johann o spesso Hans (diminutivo). Dei due cognomi, Gensfleisch e Gutenberg, corrispondenti alle due case possedute dalla famiglia, prevale il secondo (anche se non è più legittimo del primo + forse è una sorta di soprannome perché egli, in alcuni documenti è "detto Gutenberg"). Gutenberg, dai documenti, è realmente esistito ed, essendo questo il nome con cui è più sesso designato, è giusto conservarlo (+ nel processo di Strasburgo, dove nessuno conosce la sua famiglia, è chiamato Gutenberg, quindi egli ha scelto di chiamarsi così). Il padre di Gutenberg è Friele Gensfleisch zur Laden, nato verso il 1350 e morto probabilmente nel

  1. È cittadino di Magonza e ha atto parte del consiglio municipale. È Patrizio e discende da soci

l'arte orafa, ma si fonda solo sul passato immaginario di un padre orafo. Infatti, niente dimostra che egli abbia mai fabbricato da sé i tipi metallici, bensì aveva orafi al suo fianco (+ uno stipendiato a Strasburgo → fa pensare che da solo non sia in grado e affidi certi compiti ad esperti). Inoltre, essendo un patrizio, è impensabile che compiesse un mestiere artigianale. Egli ha potuto comunque interessassi di metalli e meccanica e frequentare professionisti del mestiere. Egli ha quindi probabilmente seguito studi generali a base fortemente teologica. Quasi tutti i giovani patrizi e borghesi si orientano verso un percorso scolastico terminante in una carriera ecclesiastica (pur senza vocazione e senza diventare ecclesiastico), in modo da diventare letterati. Per Gutenberg non è da escludersi la possibilità di una carriera ecclesiastica, anche perché non è il figlio maggiore (che deve seguire le orme paterne). Per lavorare alla ricerca di una tecnica di stampa e conoscere contenuti e valore dei libri deve per forza avere studiato molto. Gutenberg segue gli studi elementari a Magonza, dove pero manca l'università: forse ha quindi studiato a Erfurt, come molti altri magonzesi. Nei registri dell'università, però, egli non compare, quindi si può ipotizzare che non abbia compiuto studi superiori. Negli anni 1428-30 viene coinvolto col fratello Friele nelle dinamiche politiche cittadine. Durante questi anni, essi non abitano più a Magonza perché banditi dalla città: nel 1430 il trattato di riconciliazione dell'arcivescovo autorizza Gutenberg a rientrare (+ no Friele), ma non torna e se ne perdono le tracce.

CAP. 2

Due sono i periodi della vita di Gutenberg per cui mancano documenti: dal 1429 al 1433 (quando lo si trova a Strasburgo) e dal 1444 al 1448 (quando lo si ritrova a Magonza). Per il periodo 1429-33 Gutenberg può essere rimasto a Magonza dopo il 1429, può essere arrivato a Strasburgo prima del 1433 o può essere completamente altrove. Si può stabilire che non è più a Magonza perché, con molti altri patrizi, ha scelto l'esilio nel 1428. I biografi hanno ipotizzato che in questo periodo egli abbia viaggiato e fatto apprendistato. Proprio nel 1431 viene convocato da papa Martino V (e poi aperto da Eugenio IV) un concilio a Basilea, che diventa una città molto attrattiva, papabile per Gutenberg, che però non vi ha lasciato tracce. Un incontro tra Gutenberg e Niccolò Cusano, cardinale con la volontà di unificare i testi liturgici e umanista, è accettato dagli storici ma è dubbio che sia avvenuto proprio a Basilea, quando entrambi non avevano ancora in mente i progetti realizzati poi negli anni a venire. Se in Cina e Corea la stampa si sviluppa in un clima di rinnovata religiosità, questo si trova anche in Germania, dove la riforma è già in moto ben prima di Lutero. Cusano, negli anni seguenti, gira la Germania come rappresentante pontificio e si interessa alla stampa e a Gutenberg (+ lo si ritiene essenziale nell'impianto della stampa in Italia). Vari elementi spingono a pensare che nel 1430-33 Gutenberg fosse a Strasburgo: è una città economicamente attrattiva ed è vicina a Magonza (→ possibilità di rientro per il patriziato). È dinamica e dal 1432 in mano alle gilde. Probabilmente i Gutenberg e le famiglie alleate hanno da tempo basi a Strasburgo, data la vicinanza sulla via del Reno, e vi sono indizi su certe parentele in quella città: da un documento emerge che Friele, il fratello di Gutenberg, ha una rendita a Strasburgo e ciò è possibile solo se tra la famiglia e città esiste un legame antico. È probabile che anche Gutenberg abbia una rendita dello stesso importo: se per quegli anni i registri sono andati persi, nell'elenco dei vitalizi del 1453-55 egli compare. Nel 1433 la madre di Gutenberg muore ma egli non compare nei documenti riguardanti l'eredità: questo probabilmente perché, essendo ancora fuori Magonza, non avrebbe usufruito dei beni immobili. Egli compare poi a Strasburgo in un documento dell 14 marzo 1434 e, dato il riferimento ad elementi precedenti, è stato realizzato dopo un lungo soggiorno di Gutenberg nella città. Si può concludere che sia a Strasburgo da quando ha lasciato Magonza, visto che non è mai stato segnalato in nessun altro posto. Il 14 marzo 1434 Gutenberg fa una dichiarazione di moderazione, ingaggiando una prova di forza con la città di Magonza, ma l'originale del documento è andato perso. Egli afferma che Magonza gli deve molti interessi arretrati di certe rendite, che apparentemente non possono essergli pagati. Per questo, come da norma, ha fatto arrestare il segretario municipale di Magonza, che ha giurato che il denaro gli verrà versato. Su consiglio dei magistrati strasburghesi (→ hanno buoni rapporti con Magonza + in entrambe le città governano le gilde + il prigioniero è rappresentante delle gilde), Gutenberg fa rilasciare il segretario, pur mantenendo diritti e richieste verso Magonza. Dopo il rifiuto di Gutenberg di rientrare a Magonza ed essendo lui un sostenitore del patriziato (mentre la città è in mano alle gilde), non gli vengono più pagate le rendite per un totale di 310 gulden (= metodo di ritorsione verso gli oppositori). È probabilmente in questo momento che Gutenberg ha iniziato a lavorare e ad acquisire conoscenze tecniche. Dal documento emerge il profilo di un Gutenberg deciso, che esige il proprio denaro senza guardarsi del rischio di fallimento per Magonza, e si ha l'impressione che conosca il diritto (→ ottiene l'imprigionamento di un avversario politico come il segretario municipale di Magonza con argomentazioni giuridiche). Ma è anche in grado di raggiungere un compromesso: cede alle pressioni delle autorità strasburghesi perché per resistere a Magonza e mantenere i propri diritti ha bisogno della sua base d'appoggio a Strasburgo. Da dei documenti posteriori emerge che il debito di Magonza con Gutenberg viene saldato. Alcuni studiosi hanno contestato la veridicità del documento, specie considerando le sue caratteristiche giuridiche, ma di fatto il ritrovamento di una seconda copia del documento più completa ha tolto ogni dubbio.

raccoglie gli affiliati che non fanno realmente parte della gilda, insieme ai suoi soci). Da qui emerge che egli non è un orafo ed è evidente che, non essendo cittadino di Strasburgo, non è possibile inserirlo in una categoria ma solo assimilarlo ad esse. Schöpflin sostiene che Gutenberg abbia una moglie a Magonza, perché in un documento del 1437 la patrizia Ennelin zur dei Iserin Thüre sporge denuncia per rottura di promessa matrimoniale, mentre in uno del 1442 compare una certa Ennelin Gutenberg. Effettivamente Ennelin ha sporto denuncia e quindi c'è stato un qualche legame tra le i e Gutenberg, ma non si conosce la sentenza. Qualunque essa sia, non ha portato al matrimonio forzato di Gutenberg perché, se fosse stato sposato, l'arcivescovo Adolf di Magonza non avrebbe potuto accoglierlo nel suo seguito nel 1465. Inoltre, nulla indica che la Ennelin Gutenberg che paga la tassa sul vino sia moglie di Gutenberg perché, se fosse stata sposata, sarebbe stata dispensata da questa tassa. Gutemberg, se fosse stato sposato con una patrizia non avrebbe cenato in comune coi soci e avrebbe avuto la cittadinanza strasburghese. Ennelin zur dei Iserin Thüre viene infine ritrovata in altri archivi e sembra essere nubile (= abita con la madre + viene tassata). Un testimone di nome Claus Schott sostiene Ennelin nella sua denuncia e viene per questo insultato da Gutenberg. Schott, quindi, denuncia a sua volta Gutenberg, che lo deve risarcire fino al definitivo regolamento della contesa con Ennelin. La denuncia di Schott riporta la questione della denuncia di Ennelin e attesta quindi la reale esistenza della rottura della promessa di matrimonio. Se Gutenberg ha potuto risarcire Schott nel 1437 significa che non ha problemi finanziari. Emerge anche un lato di Gutenberg iroso e violento, che determina denunce infamanti a suo carico.

CAP. 3

L'attività di Gutenberg a Strasburgo nel 1436-39 emerge dai documenti del processo del 1439 intentato contro di lui dai fratelli del suo defunto socio Dritzehn. Gli originali sono andati distrutti, ma rimangono sei frammenti di copie. Gutenberg crea una società con Andreas Dritzehn (borghese di Strasburgo), Hans Riffe (balivo di Lichtenau + pare essere comandatario = ha dato capitali all'inizio per poi attendere i profitti) e Andreas Heilmann (ex produttore di panni di lana). Dopo due anni di carestia, nel 1438 arriva in Germania la peste e Dritzehn muore, quindi i suoi fratelli Jörge e Claus chiedono a Gutenberg di potergli succedere nella società, ma questo rifiuta e di conseguenza portano il caso al Senato. Gutenberg si è occupato di 3 operazioni distinte: levigatura di pietre con Dritzehn, fabbricazione di specchi e una terza attività segreta. Per la prima attività, sembra si tratti solo di un insegnamento tecnico impartito a Drtizehn, sena la costituzione di una società. Per la seconda, pare che Gutenberg abbia avviato una società con Riffe per la fabbricazione di specchi, a cui si è aggiunto prima Dritzehn e poi Heilmann. Non si conosce il capitale investito inizialmente, ma le quote di profitto sono ripartite così: 50% a Gutenberg, 25% a Riffe, 12,5% a Dritzehn e 12,5% a Heilmann. Teoricamente quindi il capitale iniziale sarebbe di 1000 gulden, di cui metà apportato da Gutenberg in forma di investimento tecnico. Emerge perciò che è Gutenberg a gestire e organizzare la società. Dritzehn e Heilmann imparano da Gutenberg come fabbricare specchi, ma quest'ultimo ha sbagliato a fare i conti di quando si sarebbe svolto il pellegrinaggio ad Aquisgrana in cui contavano di vendere gli specchi. I due apprendisti, inoltre, scoprono che Gutenberg sta lavorando per conto proprio ad altri progetti tecnici che nei documenti non vengono descritti, quindi la società per gli specchi viene sciolta. Nell'estate del 1438 viene creata una nuova società tra i 4 soci affinché Gutenberg insegnasse agli altri “tutte le sue arti e imprese”. La società avrebbe dovuto durare 5 anni (fino al 1443) e Heilmann e Dritzhen devono versare un ulteriore finanziamento. Questo progetto di contratto non diventa definitivo perché i soci discutono a lungo su alcune clausole: Heilmann e Dritzehn, di livello sociale inferiore rispetto a Riffe, non gli vogliono essere debitori ed egli inizia a scomparire e vogliono delle particolari disposizioni in caso di morte (→ si decide che gli eredi avrebbero avuto una certa somma ma che non avrebbero avuto diritti sulla società e che non sarebbero stati rivelati loro o segreti di questa arte che non viene mai specificata). Alla morte di Dritzehn, benché il contratto non fosse ancora stato firmato, suo fratello Jörge chiede di entrare (con anche Claus) nella società, dato il grande sforzo economico di Andreas, o di avere indietro la parte da egli impegnata nella società. Dai testimoni al processo non viene mai descritta l'arte di cui si occupa la terza società, ma emerge che si tratta di un'impresa segreta che richiede molto lavoro e denaro, che è tecnica e metallica, che presuppone l'uso di un torchio e di altri strumenti, tra cui uno che si smonta. Il segreto è fondamentale, tanto che è esplicitato anche nel contratto. Il progetto viene generalmente definito come opera o arte, a volte solo cosa. Sebbene si sia ipotizzato che la vaghezza dei termini usati derivi dalla mancanza di un vocabolario tecnico, è certo che i testimoni hanno taciuto consapevolmente la realtà perché consapevoli che si tratta di un'innovazione. È certo anche che quest'arte ha una componente manuale e che occorreva lavorare molto, anche di notte (come emerge da alcune testimonianze). Gli investimenti fatti da Dritzehn sono consistenti, non solo in contanti ma anche in materie prima acquistate per la società: si sa che ha cercato prestiti, ha impegnato oggetti di valore e ha ipotecato l'eredità paterna. Sarebbe interessante capire a quanto ammonta il capitale della società per capire se si tratta di una bottega o di un'operazione di tipo industriale, ma ciò non emerge dalle deposizioni. Gutenberg cerca finanziamenti anche da elementi esterni alla società, sopratutto Wernher Smalriem e Friedel von Seckingen. Il primo regola le spese della società, facendosi poi rimborsare con gli interessi, mentre il secondo è un patrizio molto ricco che si interessa delle innovazioni che potrebbero fruttare in futuro e che fornisce degli anticipi alla società, ma i due non conoscono l'attività svolta dai 4 soci. Dato che Gutenberg apportava solo conoscenze teoriche, si può supporre un capitale reale di 600 - 900 gulden.

reliquie e che le mete, sopratutto Aquisgrana erano altamente affollate, per vedere da lontano le reliquie gli specchi sono necessari. Lo specchio è quindi la prova del pellegrinaggio effettuato, ma si suppone conservi anche le virtù che ha visto, quindi diventa poi un portafortuna, un conforto per i malati e una protezione dal demonio. Ad Aquisgrana gli artigiani non riescono a soddisfare la richiesta, quindi nell'anno del pellegrinaggio il monopolio degli specchi viene abolito e vengono venduti specchi fabbricati nelle città vicine. Non sono stati ritrovati specchi usciti dalla bottega di Gutenberg, ma gli altri vengono prodotti in una lega di piombo, stagno e rame: la cornice viene fusa in uno stampo e deve essere poi limata, mente lo specchio è in metallo levigato. Se Gutenberg avesse usato la stessa tecnica degli altri non avrebbe avuto un grande guadagno né avrebbe avuto apprendisti che lo pagano per apprendere la sua tecnica, quindi si può ipotizzare che dovesse aver realizzato un procedimento più semplice, stampando la cornice anziché fonderla (= fine lamina di metallo pressata dal torchio tra due stampi resistenti in acciaio o ferro). Gli specchi di Gutenberg vengono realizzati nel 1438, ma egli fa male i conti e il pellegrinaggio ad Aquisgrana si svolge nel 1440 e non nel 1439: non ci sono prove che si sia recato sul posto per venderli, probabilmente ha ceduto il suo stock ad un distributore, diminuendo così il guadagno. Le parole usate nel processo per descrivere la terza attività di Gutenberg sono molto vaghe, ma i termini più interessanti sono forme e attrezzi , d contestualizzare col significato acquisito nel '400 nel gergo professionale. Gli attrezzi vanno considerati come interni al processo di fabbricazione, probabilmente sono ciò che si fabbrica. Inoltre, sono prodotti da Dritzehn e Heilmann, perché Gutenberg li fa portar via da casa loro per farli fondere. Nel 1468, dopo la morte di Gutenberg, il dottor Humery si ritrova proprietario del suo materiale da stampa e lo definisce con gli stessi termini usati nel processo del 1439, anche se ormai è chiaro che si tratta del processo di stampa. Alla fine del secolo i tipografi chiamano forme proprio i caratteri da stampa o le matrici usate per produrli, ma non bisogna pensare che nel 1439 Gutenberg già stampasse. Tanto più che stampa (come la intendiamo oggi) e impressione non vanno confuse, dato che all'epoca l'impressione poteva riguardare molte cose e vari supporti. Gutenberg ha usato sia la tecnica di impressione che quella di stampa, usando gli stessi termini per entrambe, bisogna stabilire quando è avvenuto il passaggio tra le due. Inoltre, nel processo non si parla mai di carta o lino, supporti necessari per la tipografia: quindi non si può affermare che Gutenberg all'epoca già stampasse. Tra la fabbricazione di specchi (estate 1438) e la morte di Dritzehn (Natale 1438) i soci si recano a casa di Gutenberg e scoprono che egli sta lavorando segretamente ad un nuovo progetto. Non usa un torchio perché esso si trova a casa Dritzehn, ma si può ipotizzare che si tratti di qualcosa di non troppo grande e che non implica la fusione di metalli ad alto punto di fusione, quindi qualcosa che si può fabbricare in casa. Non si tratta di specchi, perché avrebbe dovuto usare il torchio e anche perché i soci gli chiedono di insegnare loro quest'altra arte, necessariamente diversa dalla precedente. Si è parlato di xilografia, ma non compare alcun falegname (tranne quello che gli ha fatto il torchio) o ebanista nella lista dei rapporti di Gutenberg, ma solo orafi; inoltre, per questa tecnica serve un rullo e non un torchio; infine, la xilografia è una tecnica già conosciuta, lenta, individuale e artistica, che non richiede le alte somme di denaro investite e che poco si confa all'attitudine industriale di Gutenberg e dei suoi soci, desiderosi di rapidità e di denaro. Gutenberg ha piuttosto usato le sue conoscenze metallurgiche. Si è ipotizzato che abbia lavorato a incisioni su rame, utilizzate poi nella B42, ma ciò significa attribuirgliene l'invenzione, perché non ne sono attestate prima della fine degli anni '40. Egli potrebbe essersi dedicato alla metallografia, ma ogni impressione con una forma di metallo è da considerarsi tale. È improbabile che abbia prodotto sigilli perché essi sono come una firma, sono particolari e se ne commissionano pochi, non in linea con la mentalità produttiva e industriale di Gutenberg. Con metallografia si intende anche il il corrispettivo metallico della xilografia, cioè lamine con lettere incise o punzonate, ma si tratta sempre di un processo lento che permette la sola riproduzione del testo inciso; inoltre, non sono stati ritrovati libri o stampe realizzate in tal modo.

Emerge un'altra ipotesi, che vede Gutenberg impegnato a moltiplicare punzoni. Si tratta di attrezzi diffusi dal XII secolo ma cari perché scolpiti a mano dagli orafi e recanti lettere o elementi decorativi. Per produrli meccanicamente a basso prezzo, Gutenberg avrebbe dunque scomposto la fabbricazione in due stadi: fusione del bastoncino e stampaggio al torchio dell'estremità recante il simbolo. Avrebbe quindi fatto incidere l'alfabeto da un orafo e prodotto dei bastoncini in metallo malleabile, per poter imprimere col torchio la lettera in incavo nel bastoncino, da poter poi utilizzare stampaggi in rilievo (es: su cuoio). Gerhardt ha anche mostrato la posizione del punzone di battitura nel torchio: due elementi a forma di L tengono ferma il bastoncino e il tutto è chiuso in un elemento a forma di U, fermato da due viti (= 4 pezzi + 2 viti → testimonianze). Il problema però è che, non potendo usare metalli ad alto punto di fusione, Gutenberg avrebbe in questo modo ottenuto solo punzoni malleabili, in rame o piombo, non adatti a sostenere una battitura a ripetizione. Inoltre, l'uso del torchio per la produzione di un unico bastoncino è un processo abbastanza lento e il mercato di punzoni è piuttosto ridotto; il guadagno prospettato non è alto e per il materiale non serve un finanziamento impegnativo come quello richiesto ai soci. E se la terza attività è la fabbricazione di punzoni, non si capisce perché i soci vogliano tenere nascosta un'attività banale e conosciuta. Il procedimento fondamentale alla base della stampa è l'idea della fusione dei caratteri, non l'uso del punzone che stampa direttamente, lettera per lettera e senza rapidità (≠ carattere è intermediario moltiplicabile all'infinito, permettendo composizione e scomposizione rapida di righe e pagine). Sembra verosimile che a Strasburgo Gutenberg cerca un modo per riprodurre industrialmente il testo e per questo alcuni studiosi affermano che qui egli ha raggiunto un primo stadio della messa a punto della tipografia. Alcuni testi antiche fanno risalire l'invenzione della stampa al 1440, con messe a punto successive, tanto che i centenari dell'invenzione della stampa sono stati tutti festeggiati nei millesimi 40. In quella data, Gutenberg si trova a Strasburgo, anche se poi Magonza viene riportata come luogo di perfezionamento della tecnica. 3 sono gli argomenti a sostegno della tesi della nascita strasburghese della stampa:

  • argomento per esclusione: nel 1438 Gutenberg lavora ad un progetto nuovo che mantiene segreto e di tutte le possibili fabbricazioni con l'uso di torchio e piombo, in quegli anni è plausibile solo la stampa, anche in uno stadio elementare
  • argomento teleonomico: giustificazione mediante scopi miranti per ciò che è avvenuto = se Gutenberg ha inventato la stampa, la sua vita viene vista come tesa all'invenzione (+ è possibile che per convincere Fust a finanziarlo a Magonza gli abbia fatto vedere delle sue precedenti prove di stampa)
  • argomento delle coincidenze: non c'è la prova che Gutenberg abbia praticato la stampa a caratteri mobili a Strasburgo, ma ci sono indizi su una sua ricerca di una forma di impressione (= lavora ad un'arte segreta + raccoglie un capitale simile a quello richiesto a Fust + crea una società a partecipazione simile a quella che farà a Magonza + nel processo di Strasburgo si usano gli stessi termini per il materiale e l'attività usati poi posteriormente in riferimento alla stampa) Nel 1446 Claus e Jörge Dritzehn si portano in tribunale a vicenda, accusandosi l'un l'altro di essersi appropriati in modo indebito dell'eredità del fratello prima di ogni divisione. Negli atti vengono citati “libri grandi e piccoli” appartenuti ad Andrea, che Claus avrebbe preso: è insolita la presenza di una biblioteca personale presso la casa di un piccolo borghese e ciò implica un interesse verso i libri da parte di Dritzehn e che facesse qualcosa che avessi a che fare con essi. La presenza a casa Dritzehn di un torchio, materiale da incisione e una piccola biblioteca sono indici che Andreas s'interessava ai testi e alla loro stampa e che esercitava un mestiere legato al libro. Si può dunque ipotizzare che nell'estate del 1438 Gutenberg abbia deciso di passare ad un tentativo di realizzazione effettiva della sua operazione di stampa a caratteri mobili, fondendo i caratteri tramite