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Filosofia della scienza - Bechtel, Sintesi del corso di Filosofia della Scienza

Filosofia della scienza e scienza cognitiva - William Bechtel Riassunto fatto bene per preparare in velocemente la materia e con buoni risultati

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

In vendita dal 02/06/2018

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rossana_maio 🇮🇹

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La filosofia della scienza è un campo in cui ci si propone di analizzare la natura delle ricerche
scientifiche, cercando di rispondere a domande quali: che cos'è una spiegazione scientifica? In
quale misura le tesi scientifiçhe · possono essere giustificate o si può dimostrare che sono false?
Come mutano nel tempo le teorie scientifiche? Quali relazioni sussistono tra le teorie vecchie e
nuove? Quali relazioni sussistono, o dovrebbero sussistere, tra tesi teoriche elaborate in differenti
campi della ricerca scientifica?”. L'attività scientifica è stata oggetto di studio di ricerche
psicologiche, storiche, sociologiche e filosofiche che indagano sulla natura della scienza. I filosofi
hanno avuto la tendenza ad essere più interessati ai ragionamenti impiegati realmente dagli
scienziati, e hanno cercato di identificare i criteri che conferiscono validità oggettiva alle tesi
scientifiche. Inoltre, nello svolgere le loro analisi della scienza, i filosofi ricorrono ad altre aree
della filosofia.
Aree della filosofia attinenti alla filosofia della scienza
In che modo l'uomo conosce il mondo naturale? le categorie fondamentali delle cose, le forme del
ragionamento, come l’uomo si dovrebbe comportare? Sono gli interrogativi fondamentali della
filosofia, trattati nelle seguenti aree (filosofiche): logica, metafisica, epistemologia e teoria del
valore. La filosofia della scienza prende spunto da quest’ultime.
Logica. Una teoria logica è una scienza che studia gli argomenti e che, in base a princìpi generali, li
classifica in validi e invalidi. Le teorie logiche migliori appartengono alla logica deduttiva. Le
figure di riferimento intendiamo delle tecniche di ragionamento deduttive per dimostrare un
teorema1, indipendentemente dal significato delle proporzioni in esse contenute. Una figura di
riferimento è valida se partendo da un ‘ipotesi vera ginge ad una tesi vera. Le figure di
ragionamento più conosciute sono il Modus ponens e il Modus tollens.
Supponiamo di avere due preposizioni: p e q
La regola del modus ponens afferma che se “p” implica “q” e q è una proposizione vera, allora la
conseguenza “q” è vera. Se p implica q vera e (p vera)segue che q è vera.
Quello del modus tollens afferma che se “p”implica “q” e “q” è falsa allora lo sarà anche “p”
Se p implica q vera e (q falso) segue che p è falso.
Un altro semplice esempio di argomento deduttivo valido è il sillogismo: La logica sillogistica
risale ad Aristotele. Si può interpretare come una logica delle classi; essa utilizza informazioni
sull'appartenenza di un oggetto a una classe o sull'inclusione di classi per determinare ulteriori
relazioni. Un tipico sillogismo valido è il seguente: Tutti gli uomini sono mortali. Tutti i greci
sono uomini. Quindi, tutti i greci sono mortali. Un’ altro esempio:
tutti gli F sono G
a è F
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quindi: a è G
per esempio:
tutti i critici d’arte amano van Gogh
Sgarbi è un critico d’arte
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quindi: Sgarbi ama van Gogh
I connettivi logici
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1 Un teorema è una proposizione che, partendo da condizioni iniziali, giunge attraverso una dimostrazione, a delle conclusioni.
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La filosofia della scienza è un campo in cui ci si propone di analizzare la natura delle ricerche scientifiche , cercando di rispondere a domande quali: “ che cos'è una spiegazione scientifica? In quale misura le tesi scientifiçhe · possono essere giustificate o si può dimostrare che sono false? Come mutano nel tempo le teorie scientifiche? Quali relazioni sussistono tra le teorie vecchie e nuove? Quali relazioni sussistono, o dovrebbero sussistere, tra tesi teoriche elaborate in differenti campi della ricerca scientifica?”. L'attività scientifica è stata oggetto di studio di ricerche psicologiche, storiche, sociologiche e filosofiche che indagano sulla natura della scienza. I filosofi hanno avuto la tendenza ad essere più interessati ai ragionamenti impiegati realmente dagli scienziati, e hanno cercato di identificare i criteri che conferiscono validità oggettiva alle tesi scientifiche. Inoltre, nello svolgere le loro analisi della scienza, i filosofi ricorrono ad altre aree della filosofia.

Aree della filosofia attinenti alla filosofia della scienza

In che modo l'uomo conosce il mondo naturale? le categorie fondamentali delle cose, le forme del ragionamento, come l’uomo si dovrebbe comportare? Sono gli interrogativi fondamentali della filosofia, trattati nelle seguenti aree (filosofiche): logica, metafisica, epistemologia e teoria del valore. La filosofia della scienza prende spunto da quest’ultime.

Logica. Una teoria logica è una scienza che studia gli argomenti e che, in base a princìpi generali, li classifica in validi e invalidi. Le teorie logiche migliori appartengono alla logica deduttiva. Le figure di riferimento intendiamo delle tecniche di ragionamento deduttive per dimostrare un teorema 1 , indipendentemente dal significato delle proporzioni in esse contenute. Una figura di riferimento è valida se partendo da un ‘ipotesi vera ginge ad una tesi vera. Le figure di ragionamento più conosciute sono il Modus ponens e il Modus tollens.

Supponiamo di avere due preposizioni: p e q

La regola del modus ponens afferma che se “p” implica “q” e q è una proposizione vera, allora la conseguenza “q” è vera. Se p implica q vera e (p vera)segue che q è vera.

Quello del modus tollens afferma che se “p”implica “q” e “q” è falsa allora lo sarà anche “p”

Se p implica q vera e (q falso) segue che p è falso.

Un altro semplice esempio di argomento deduttivo valido è il sillogismo : La logica sillogistica risale ad Aristotele. Si può interpretare come una logica delle classi; essa utilizza informazioni sull'appartenenza di un oggetto a una classe o sull'inclusione di classi per determinare ulteriori relazioni. Un tipico sillogismo valido è il seguente: Tutti gli uomini sono mortali. Tutti i greci sono uomini. Quindi, tutti i greci sono mortali. Un’ altro esempio:

tutti gli F sono G a è F


quindi : a è G

per esempio :

tutti i critici d’arte amano van Gogh Sgarbi è un critico d’arte


quindi : Sgarbi ama van Gogh

I connettivi logici

1 Un teorema è una proposizione che, partendo da condizioni iniziali, giunge attraverso una dimostrazione, a delle conclusioni.

Una proposizione composta contiene due o più proposizioni chiamate proposizioni componenti o semplici che sono tra loro in relazione tramite connettivi logici. I connettivi logici sono parole e frasi adottate nel linguaggio comune per esprimere un ragionamento , come non, è o, allora , quindi,se e solo se. Es. p e q, la e rappresenta il connettivo logico. Ad ogni connettivo logico corrisponde un simbolo matematico. Il valore di verità di una proposizione composta dipende dai valori di verità delle proposizioni componenti e dal tipo di connettivo logico. La tabella(o tavola) di verità contiene tutti i possibili valori di verità che può assumere una proposizione composta a seconda di tutte le possibili combinazioni dei valori di verità associate alle preposizioni componenti. La logica dei predicati è un estensione della logica proposizionale che permette di analizzare la struttura interna degli enunciati attraverso l’ uso di predicati e di operatori di quantificazione. Nell'enunciato «il cielo è blu». Per rappresentare questa struttura, si sostituisca il soggetto dell'enunciato (l'espressione che si riferisce all'oggetto di discorso) con una delle prime lettere dell'alfabeto in carattere minuscolo e il predicato con una delle ultime lettere dell'alfabeto in carattere maiuscolo: il precedente enunciato può dunque essere rappresentato come «Pa», dove P =. «è blu» e a = «il cielo». In questo caso il predicato comprende un solo oggetto ed è dunque monadico. È possibile avere anche predicati relazionali, che comprendono due o più oggetti (per esempio, «più alto di» è un predicato relazionale e l'enunciato «Mario è più alto di Giovanni» può essere rappresentato come «Tab»). Il calcolo dei predicati consente generalizzaziÒni che asseriscono. che un asserto è vero per ogni oggetto o per almeno un oggetto. Dunque l'asserto «Tutti i cani hanno il cuore» può essere simbolizzato nel modo seguente: (x)(Fx ~ Gx), che si legge «Per tutti gli x, sex è un cane, allora x ha un cuore».

Metafisica. La metafisica si propone di determinare quali sono e che natura hanno le categorie dell'esistente. Tradizionalmente la metafisica si è occupata di problemi quali l'esistenza di un essere supremo o di un dio creatore, l'esistenza di fenomeni mentali o spirituali diversi dai fenomeni fisici, l'esistenza del libero arbitrio. Alcuni filosofi della scienza, tra cui i positivisti logici, hanno cercato di eliminare i problemi metafisici definendoli, pseudoproblemi. Mentre per altri filosofi, questi problemi svolgono un ruolo importante per il progresso della scienza e per l'elaborazione di una teoria filosofica della scienza.

L'epistemologia è interessata al problema della natura e della possibilità della conoscenza. La discussione epistemologica è stata spesso prodotta dal dubbio scettico secondo cui quello che crediamo potrebbe essere falso. La sfida scettica più profonda è probabilmente quella lanciata da Cartesio, che nell’opera Meditazioni metafisiche, ci fa notare che noi tutti siamo consapevoli di essere stati ingannati dai nostri sensi in qualche circostanza (ad esempio da illusioni percettive e sogni). Infine egli propone l'ipotesi: che, noi saremmo la creazione di un genio maligno la cui principale preoccupazione è quella di ingannarci e disporre le cose in modo tale che si abbia l'impressione di vivere in un mondo reale, ma tutto ciò non sarebbe altro che una gigantesca illusione creata dal genio. Una volta sollevati tali dubbi, il compito dell'epistemologia è di superarli e dimostrare che l'uomo possiede una conoscenza autentica. Una teoria epistemologica generale che risale a Platone è che la conoscenza è legata alla credenza (doxa) ma possiede una sua proprietà specifica è che ciò che è conosciuto deve essere vero, mentre ciò che è creduto può essere falso. Quanto meno la conoscenza sembra perciò richiedere credenze vere. Ma ciò non è sufficiente perché qualcuno la cui credenza vera è solo una idea fortunata non si potrebbe certo dire che abbia una conoscenza autentica. Dunque si ritiene comunemente che la conoscenza sia una credenza vera giustificata. Per esempio qualcuno potrebbe credere correttamente che davanti a lui vi è un oggetto a circa tre metri di distanza, dove la giustificazione è fornita dalla percezione. La scena potrebbe tuttavia essere il risultato di alcuni specchi disposti in modo tale che, sebbene vi sia realmente un oggetto a tre metri di distanza di fronte alla persona, l'oggetto della visione è un oggetto identico che si trova alle spalle di quella persona. Platone e Cartesio hanno entrambi

possono essere vere o false, il significato delle parole deve essere analizzato tenendo conto del ruolo di quest’ ultime nel contesto dell’ enunciato.

Il modello nomologico-deduttivo della spiegazione: i Neopositivisti basati sulla tradizione Aristotelica, sostennero che la spiegazione di un evento consiste nella derivazione di un asserto scientifico che descrive quell'evento attraverso fatti empirici antecedentemente noti- accaduti che ci permettono di fare previsioni. (condizioni iniziali). Questo modello è rappresentato dal seguente schema, L1; L2 ; ...Ln (leggi generali) Cl' C2, ... C0 rappresentano le condizioni iniziali ed E rappresenta l' evento che deve essere spiegato. Un esempio di un asserto di legge è un asserto della forma «Se un essere umano viene privato della vitamina C per un certo numero di giorni, contrarrà lo scorbuto». La condizione iniziale sarà allora che un certo individuo è stato privato della vitamina C per quel dato numero di giorni. Ciò fornirà una spiegazione della ragione per cui l'individuo ha contratto lo scorbuto (questa condizione si è già verificata). Alcuni neopositivisti cercarono di includere leggi probabilistiche secondo le quali, dato un insieme specificato di condizioni iniziali, esiste una certa probabilità (prevista dalla relazione statistica) che ne seguirà un effetto del tipo specificato. Hempel ha proposto una modifica del modello N-D per rendere possibili spiegazioni «statistico-induttive» che consentano di affermare che l'evento è altamente probabile. Ma tale teoria è valida soltanto nel caso di eventi a cui la regolarità statistica e le condizioni iniziali assegnavano oltre il 50% di probabilità. I neopositivisti chiamarono metodo ipotetico-deduttivo (I-D) la procedura per sviluppare leggi scientifiche. Al fine di illustrare tale metodo, Hempel cita l'esempio delle scoperte sulla febbre puerperale compiute da Semmelweis durante gli anni Quaranta del secolo scorso. Questi notò che molte donne che partorivano nel suo ospedale contraevano una malattia fatale nota come «febbre puerperale». Tuttavia il tasso di mortalità era molto più alto nei reparti in cui erano i medici a occuparsi dei parti che non nei reparti in cui le partorienti erano affidate alle cure delle levatrici. Semmelweis trovò un indizio quando scoprì che un collega, dopo essersi ferito nel corso di un'autopsia, aveva contratto una malattia fatale molto simile alla febbre puerperale. Verificò tale ipotesi, attuando dei controlli negli strumenti dei medici. Egli previde che la percentuale delle febbri puerperali nel reparto dei medici avrebbe subito un calo (una conseguenza derivata dalle nuove condizioni iniziali e dalla legge ipotizzata); una previsione che si rivelò vera, offrendo una prova in favore della verità dell'ipotesi. Le previsioni confermate sono l'unico mezzo riconosciuto dal modello 1-D per raccogliere prove per la verità di ipotesi o di leggi. Ma anche questo rischia di essere messo in discussione.

La concezione assiomatica delle teorie

I neopositivisti partendo dalla geometria euclidea, affermarono che le teorie scientifiche sarebbero degli assiomi 3 derivabili da questi assunti e postulati. I neopositivisti consideravano una teoria come una struttura assiomatica , costringendo così gli scienziati ad affermare nozioni più precise.I neopositivisti contemplarono inoltre la possibilità che l'assiomatizzazione delle teorie avrebbe portato all'unità della scienza. Newton portò a termine con successo, dimostrando che i postulati fondamentali della teoria astronomica erano a loro volta assiomi derivati da una teoria fisica più basilare.

Introduzione: obiezioni a tesi specifiche del neopositivismo logico

Le critiche di Popper si sono incentrate sul modello ipotetico-deduttivo dello sviluppo e del controllo di un'ipotesi. I neopositivisti ritenevano che un'ipotesi potesse ricevere sostegno da controlli caratterizzati da un esito positivo. Nella Logica della scoperta scientifica Popper ha giudicato falsa questa teoria e prendendo spunto da Hume, che afferma l'impossibilità di provare la verità di un enunciato generale. Popper non considera l’ induzione una procedura scientifica. Per

3 Un principio che non ha bisogno di essere dimostrato.

articolare il suo punto di vista, Popper insiste sulla asimmetria logica di verificazione e falsificazione. Prendiamo una proposizione come “tutti i cigni sono bianchi”. Se osserviamo un cigno nero, cioè se abbiamo ragione di ritenere vera, per es., “ a è un cigno, ma è nero”, allora, per la regola logica di modus tollens , possiamo dedurre che “non tutti i cigni sono neri”, cioè che la nostra ipotesi è falsa. Ma, per quanti possano essere i cigni bianchi che abbiamo già osservato, non potremo mai inferire con certezza che l’ipotesi è vera. Popper trae la conclusione che ciò che è essenziale per la conoscenza è l’ evidenza negativa o falsificante , che ci permette di correggere i nostri errori e migliorare le nostre teorie, cioè di mettere da parte le teorie falsificate e sostituirle con nuove ipotesi, da mettere a loro volta alla prova.

La critica della distinzione analitico/sintetico

Quine rifiutò la distinzione analitico/sintetico attaccando la teoria verificazionista del significato, mostrando che il concetto di analiticità può essere spiegato solo ricorrendo al concetto di significato, e viceversa. Quindi rifiuta la distinzione tra analitico (ciò che è vero o falso dal significato delle parole) e sintetico (ciò che dato dall’ osservazione del mondo). Egli afferma che non dobbiamo utilizzare l’esperienza per confermare o falsificare ipotesi scientifiche, che se la teoria sta per essere \jmmmmjnegativa allora dobbiamo modificare la struttura teorica, non solo le proposizioni della scienza empirica ma anche logiche e matematiche. Prendendo spunto da Quine, Hanson sostenne che ciò che percepiamo è influenzato da ciò che conosciamo. Nel classico paradigma sperimentale lo stimolo viene presentato in una situazione in cui l'informazione contestuale orienta i soggetti verso una particolare interpretazione dello stimolo, malgrado ne siano possibili altre. Per esempio nella fig. 3 .1 la seconda lettera di ciascuna delle due parole è scritta in modo identico, ma ·quasi tutti vedono la prima come una «H» e la seconda come una T/-\E C/-\T. La seconda lettera in ciascuna parola è stampata nello stesso modo e al di fuori del contesto risulterebbe ambigua. Nel contesto, tuttavia, viene vista come una «H». nella prima parola e come una «A» nella seconda (da Selfridge). Per Hanson l'apprendimento di una certa disciplina scientifiça è in parte imparare a vedere il mondo in un modo particolare. Fornisce un esempio classico: molti di voi possono vedere sia una vecchia sia una giovane, ma non è possibile vedere entrambe nello stesso tempo; guardando la figura in un modo la vedete come una giovane donna, guardandola in una maniera differente la vedete come una vecchia. Hanson fornisce l'esempio di Tycho Brahe (tardo fautore di un'astronomia geocentrica) e Copernico (creatore dell'astronomia eliocentrica) che osservano un'alba: Tycho vede il Sole sorgere, mentre Copernico vede la Terra ruotare verso il Sole. Il riconoscimento di questi fatti presuppone un addestramento a vedere certe proprietà del mondo in un certo modo (cioè in accordo con una particolare teoria).

Capitolo quarto LA FILOSOFIA DELLA SCIENZA POSTPOSITIVISTA

La comparsa della filosofia della scienza a orientamento storico

Dal momento che criticano i neopositivisti per non essere riusciti a descrivere la scienza reale, i filosofi della scienza postpositivisti si propongono di elaborare le loro analisi non più a partire da considerazioni logiche di ordine generale, ma sulla base di esami scientifici accurati basandosi su un punto di vista storico. Mentre i neopositivisti speravano di spiegare perché la scienza fosse in grado di produrre descrizioni vere della natura, in maniera oggettiva e proponevano il loro approccio come una guida normativa per la buona condotta scientifica. I postpositivisti non forniscono una teoria della scienza normativa ma soltanto una descrizione. La filosofia della scienza postpositivista, nasce con la pubblicazione della Struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn. In quest’opera egli sostiene che la scienza invece di progredire gradualmente verso la verità è soggetta a rivoluzioni periodiche che egli chiama slittamenti di paradigma. Kuhn afferma l'uso del termine " paradigma" per indicare l'insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono

  • Euristica positiva : insieme di consigli e soluzioni di problemi e teorie, che hanno a che fare con anomalie emergenti nella cintura protettiva e che costituiscono la strategia di lungo periodo per il miglioramento del PR.

ANALOGIE TRA GLI APPROCCI DI LAKATOS E DI KUHN

  • in entrambi c’è un’impostazione storica • il concetto di Hard core richiama quello di Paradigma • il concetto di Euristica positiva richiama quello di Scienza Normale.

Per Lakatos il modo in cui un programma di ricerca progredisce non è totalmente casuale, bensì guidato da euristiche , che egli distingue in negativa e positiva .L'euristica negativa di un programma è l'obbligo di non modificare i principi nucleari del programma. Più importante è l'euristica positiva, la quale «consiste in un insieme di proposte o di suggerimenti su come cambiare e sviluppare le 'varianti confutabili' del programma di ricerca. Tali euristiche sono fondamentali perchè determinano se un programma di ricerca sarà progressivo. Nei programmi coronati da successo queste euristiche conoscono un periodo di buona riuscita durante il quale guidano i ricercatori allo sviluppo di nuove teorie applicabili, ma poi quasi inevitabilmente finiscono per esaurirsi. Un programma può registrare molti progressi per un certo periodo di tempo, stagnare e quindi scivolare nella stagnazione per un po' e ritornare nuovamente a essere progressivo. Nell'ambito della scienza cognitiva si può individuare un esempio di un simile programma nel connessionismo che, dopo un periodo di stasi, ha ricominciato a registrare progressi. Per essere considerata progressiva la tradizione di ricerca deve realizzare progressi su entrambi i versanti: progresso teorico consiste nell' estendere la portata empirica di una teoria applicandola a nuovi domini empirici; Il progresso empirico consiste nel fortificare empiricamente le nuove tesi proposte nel corso del progresso teorico.

Le tradizioni di ricerca di Laudan

Laudan riassume nella propria opera le idee sostenute da Kuhn e la teoria dei programmi di ricerca di Lakatos. Di questi ultimi Laudan, afferma che sono rigidi e che limitano all’ ambito empirico il progresso che una teoria può produrre. Inoltre rimprovera a Lakatos, l’ affermazione che l’accumulo di anomalie non produca conseguenze sulla valutazione di un programma di ricerca. A superamento di entrambi propone la teoria delle tradizioni di ricerca caratterizzate da alcuni elementi comuni:

  1. Ogni tradizione di ricerca ha un certo numero di teorie specifiche che l’esemplificano e parzialmente la costituiscono; alcune di queste teorie sono contemporanee tra di loro, altre si succedono nel tempo.
  2. Ciascuna tradizione di ricerca appare caratterizzata da alcuni impegni metafisici e metodologici, che nel loro insieme individuano la tradizione stessa e la distinguono dalle altre.
  3. Ciascuna tradizione di ricerca a differenza delle singole teorie passa attraverso un certo numero di diverse e spesso reciprocamente contraddittorie formulazioni; in genere ha una lunga storia a differenza delle teorie, che spesso hanno una vita breve.

Laudan afferma lo stretto legame tra componenti ontologiche e metodologiche di una tradizione di ricerca: egli vuole indagare i processi presenti in un certo dominio di studio e i metodi approppriati che si devono usare per risolvere problemi e costruire teorie. Le tradizioni si possono trasformare nel tempo e possono influire non soltanto sulla scelta dei metodi di ricerca ma anche sulla determinazione degli stessi oggetti della ricerca. Per Laudan il progresso scientifico è concepito come un procedere per la risoluzione dei problemi (il progresso scientifico è dato dall’ accrescimento della capacità pratica (razionalità pratica)di risolvere problemi, piuttosto che

nell’accumulazione delle verità sul mondo. Egli inoltre non pensa che la scienza o (le teorie scientifiche) si stia avvicinando in alcun modo alla verità. Egli ha incentrato il suo pensiero sulla storia della scienza, fatta di dibattito sui problemi, e ha proposto una soluzione pragmatica(nel senso di una razionalità diretta al conseguimento di un fine concreto) e non semplicemente logica. Egli non vuole comparare le teorie ma è interessato ai meccanismi di razionalità pratica che regolano il preferire quelle teorie che hanno maggiore successo.

Studi sulla scoperta scientifica (euristiche).

Una conseguenza del crescente interesse filosofico per la storia della scienza è consistita in un sempre maggiore interesse per la scoperta scientifica. Hanson si è interessato allo studio della scoperta. La scoperta non si fondava sul ragionamento deduttivo (che ci conduce da premesse a conclusioni che devono essere vere quando lo sono le premesse). È del tutto chiaro che le procedure della scoperta sono fallibili. In genere si ritiene che l'alternativa al ragionamento deduttivo sia l'induzione e, in particolare, si parla solitamente dell'induzione enumerativa nella quale si procede da casi singoli ad affermazioni di carattere generale (per esempio si potrebbe erroneamente inferire dall'aver osservato cento cigni bianchi e nessun cigno nero la tesi generale che tutti i cigni sono bianchi). Ma si ritiene che l’ induzione non sia in grado di generare principi teorici scientifici; per esempio non consente di comprendere i processi causali alla base dei fenomeni. Ma dal punto di vista della psicologia empirica, la gente fa anche ricorso a strategie di ragionamento per risolvere problemi: le euristiche che secondo Simon vengono utilizzate per risolvere problemi complessi. Per Wimsatt le euristiche presentano tre caratteristiche: -semplificano il problema per ottenere soluzioni vantaggiose -non garantiscono che si giunga a una soluzione o che la soluzione a cui si è giunti sia corretta e – le euristiche producono degli errori sistematici che ci permettono di identificarle. Di recente vi è stato un considerevole interesse sia da parte dei filosofi della scienza sia da parte degli studiosi di intelligenza artificiale (IA) per la possibilità di utilizzare l'IA come strumento per studiare il ragionamento scientifico.

Capitolo quinto LA RIDUZIONE TEORICA· COME MODELLO PER STABILIRE CONNESSIONI INTERDISCIPLINARI

Il modello della riduzione teorica e l'unità del programma della scienza

I neopositivisti svilupparono il modello della riduzione teorica come mezzo per unificare tutta la scienza: in questo modo loro intendevano dimostrare che tutta la conoscenza scientifica deriva dai principi della fisica. Questo modello propone una concezione della natura caratterizzata da teorie di livello superiore e teorie di livello inferiore. I due livelli utilizzano una terminologia diversa e questo rappresenta una difficoltà. Lo scopo principale di tale modello è quello di far derivare una legge di una scienza dalle leggi di altre scienze. Il modello della riduzione teorica è caratterizzato da: leggi di livello inferiore (leggi della biochimica) Leggi ponte (che connettono i termini della biochimica e i termini della biologia cellulare) Condizioni di contorno (che specificano le condizioni in cui gli eventi biochimici produrranno gli eventi cellulari). Quindi, leggi di livello superiore (leggi della biologia cellulare).

Un famoso es. di una riduzione è la derivazione della legge di Boyle che afferma che il volume occupato da un gas, mantenuto a temperatura costante, è inversamente proporzionale alla pressione alla quale il gas è sottoposto. I termini come «temperatura» e «pressione», sono identificati con i termini che si riferiscono alle proprietà cinetiche delle molecole ideali affermate nell'analisi meccanica. Queste equivalenze (per esempio tra temperatura ed energia cinetica media) costituiscono le leggi ponte. Le condizioni di contorno identificano i tipi di molecole (per esempio molecole di gas monotone), il contenitore in cui è limitato il loro movimento e la gamma di

che i deficit che ne risultavano non erano correlati con i deficit della facoltà specifica che Gall aveva assegnato a quella determinata regione; in particolare, gli animali conservavano le funzioni quando venivano distrutti i centri appropriati.

La riduzione come dispositivo che agevola la co-evoluzione della psicologia e della neuroscienza

Wimsatt e la Churchland, hanno suggerito che nel corso dell'elaborazione delle teorie si dovrebbero usare le informazioni appartenenti sia alle discipline di livello superiore sia a quelle di livello inferiore. Se le teorie co-evolvono , allora, una volta elaborate le teorie, la riduzione teorica sarà realizzata senza difficoltà. L'obiettivo di Schaffner non è quello di ridurre la teoria psicologica attuale alla teoria della neuroscienza attuale, ma di ridurre una teoria psicologica futura a una teoria neuroscientifica futura. Per creare un modello co-evolutivo è necessario modificare il modello di Schaffner e interpretare il processo di sviluppo di una nuova teoria di livello superiore che si accorda con la teoria di livello inferiore (potenzialmente nuova) come un passo dello sviluppo teorico.

Secondo, la Churchland quando elaboriamo le nostre idee in un qualsiasi dominio è assai comune che ci si basi su modelli. La studiosa sostiene, che i nostri cervelli sono il prodotto evolutivo dei cervelli che si trovano in altri organismi e poiché l'evoluzione è generalmente conservatrice (visto che preserva i progetti coronati da successo già utilizzati), la ricerca su altri organismi forniti di cervelli più semplici può fornirci modelli utili per comprendere l'elaborazione delle informazioni che ha luogo nell'uomo.

L’eliminazione della psicologia ingenua a favore di una psicologia riducibile

Paul e Patricia Churchland, hanno argomentato a favore della co-evoluzione delle teorie della psicologia e della neuroscienza, prefigurano un processo co-evolutivo che si svilupperà tra la scienza cognitiva e la neuroscienza, essi si aspettano anche che la psicologia attuale, chiamata «psicologia ingenua» 5 sarà eliminata, sostituita da una nuova psicologia cognitiva che è riducibile alla neuroscienza.

Capitolo sesto UN MODELLO ALTERNATIVO PER L'INTEGRAZIONE DELLE DISCIPLINE

La concezione delle teorie intercampo di Darden e Maull

Una teoria che si distacca dal modello della riduzione teorica è la teoria intercampo proposta da Darden e Maull. Le teorie intercampo non cercano di derivare una teoria dall'altra, ma tentano di individuare le relazioni tra i fenomeni studiati da due differenti campi di ricerca. Darden e Maull si distaccano dalla concezione neopositivista della scienza secondo la quale lo scienziato si limita a giustificare le teorie e a connetterle logicamente fra loro. La nozione di campo mette nella giusta luce il ruolo svolto dai problemi e dalle tecniche di soluzione dei problemi nell'ambito delle ricerche scientifiche. Un esempio, di una teoria intercampo è la teoria cromosomica dell'eredità mendeliana stabilì dei collegamenti tra fenomeni citologici(che analizzano la struttura delle cellule) e fenomeni genetici. Da un lato i genetisti alla base dell’ ereditarietà riconobbero i fattori mendeliani , ma non individuato la loro localizzazione fisica. Dall’ altro lato i citologi scoprirono l'esistenza dei cromosomi e attribuirono loro un influsso sulle funzioni ereditarie, ma non erano in grado di spiegare in che modo svolgessero tale ruolo. Fu in questo contesto che Baveri e Sutton ipotizzarono che i fattori mendeliani fossero localizzati sui o nei cromosomi. L'identificazione dei 5 L'espressione «psicologia ingenua» si riferisce alla nostra caratterizzazione ordinaria delle persone in base a credenze, desideri, speranze, dubbi. Paul e Patricia Churchland considerano la psicologia ingenua una teoria.

fattori mendeliani con i cromosomi fornì il fondamento del programma della genetica classica della scuola di Morgan, che sviluppò una mappa dettagliata della collocazione dei geni sui cromosomi e fornì una spiegazione del motivo per il quale alcuni geni paiono concatenati e altri no. Pertanto, a differenza del modello della riduzione teorica che rappresenta un modello filosofico astratto, la descrizione delle teorie intercampo viene elaborata appositamente per rappresentare teorie concretamente formulate dagli scienziati e in tal modo può offrire uno strumento più efficace per comprendere la ricerca interdisciplinare.

Teorie intercampo tra la scienza cognitiva e la neuroscienza

Se al modello della riduzione teorica sostituiamo quello delle teorie intercampo, la relazione tra scienza cognitiva e neuroscienza sviluppa una teoria di intercampo, che si fonda su una spiegazione meccanicistica : I ricercatori per comprendere la cognizione hanno preso a modello della mente i computers paragonando i sistemi naturali (per esempio il sistema cognitivo) con le reti neurali artificiali. Le parti della macchina cognitiva umana sono strutture neurali, e dunque il compito di spiegare il suo funzionamento potrebbe portarci sul terreno della neuroscienza; ma ciò non è sempre necessario, almeno inizialmente, perché spesso possiamo descrivere le parti sulla base di ciò che fanno, senza fare riferimento alla loro costituzione neurale. Ciò che distingue gli scienziati cognitivi dai neuroscienziati spesso consiste nel fatto che i primi concepiscono le parti del sistema come componenti in grado di eseguire compiti cognitivi, mentre i secondi le considerano strutture neurali. Tuttavia la strategia complessiva tanto per la scienza cognitiva quanto per la neuroscienza rimane la stessa: mostrare come le componenti della mente-cervello e le loro interazioni producano il comportamento. I ricercatori sviluppano teorie interlivello quando associano il comportamento al meccanismo che lo produce. Quando si avalgono di differenti studi per spiegare un comportamento e tentano di collegare quest’ ultimi danno vita alle teorie intercampo. La considerazione proposta da Simon che la natura sia «quasi scomponibile»: le parti del sistema vengono concepite come moduli che funzionano in maniera quasi autonoma. Un dato modulo riceve il suo input da un altro modulo e a sua volta invia il suo output ad altri moduli, ma esegue la sua operazione sull'input prima di inviarlo all' esterno. La capacità di ciascun modulo di eseguire il proprio compito è dovuta principalmente alle sue proprietà interne. Questa considerazione potrebbe rivelarsi falsa, e i ricercatori che cercano di sviluppare spiegazioni meccanicistiche si trovano a dover prendere decisioni importanti: la prima decisione da prendere riguarda la necessità di individuare un sistema naturale che rappresenti un locus di controllo per il fenomeno in questione. Ciò fa emergere un conflitto tra cognitivisti e comportamentisti, riguardo al problema di stabilire se la mente-cervello possa essere considerata il locus di controllo del comportamento (che riceve solo input dall'ambiente e produce comportamento come output), o se invece il controllo del comportamento vada localizzato all'interno di un sistema più ampio che include il rinforzo da parte dell'ambiente. Bechtel e Richardson affermano il concetto di « localizzazione complessa » della funzione; che si basa su due presupposti: 1- una scomposizione funzionale del compito globale in compiti più semplici che potrebbero essere realizzati da componenti differenti. In filosofia della mente queste scomposizioni prendono il nome di analisi omuncolari, poiché postulano che all'interno della mente vi sia un gruppo di piccoli agenti ognuno dei quali esegue un compito ristretto. 2- Il secondo requisito è una dimostrazione empirica del fatto che vi sono componenti del sistema che eseguono i compiti specificati dall'analisi omunculare. In questo caso i ricercatori devono impiegare le stesse tecniche presentate nel caso della localizzazione diretta che correla le attività del sistema con le caratteristiche di una parte del sistema ( es. Gall che cercò inoltre di identificare facoltà - con regioni cerebrali e Broca che ipotizzò che una regione del lobo temporale sinistro della corteccia cerebrale è responsabile del discorso coerente, basandosi sulle correlazioni tra il danno riportato in una zona e la perdita della funzione). Un'alternativa alle tecniche di lesione sono le procedure di stimolazione, nel caso delle quali si stimola una regione considerata sede di una particolare

all’analisi strutturalistica del linguaggio. Egli utilizza argomenti psicologici nella sua tesi secondo cui la conoscenza della grammatica è innata, non appresa. Questa tesi fu sostenuta in parte sulla base di prove linguistiche (prove a favore dell'esistenza di una grammatica universale), ma anche sulla base di argomenti psicologici (per esempio l'argomento secondo cui l'input linguistico che il bambino riceve dagli adulti è troppo scarso per consentirgli di apprendere una lingua). Concepire il rapporto tra psicologia e linguistica come una teoria intercampo, bisogna considerare che psicologia e linguistica, pur studiando le proprietà del linguaggio entrambe, ne danno una spiegazione differente. Per molti linguisti (ma non per Chomsky) il linguaggio è un prodotto culturale che va studiato da un punto di vista astratto. Gli psicologi considerano il linguaggio come qualcosa che viene prodotto e compreso da certi organismi e sono interessati a studiarne la produzione e la comprensione da un punto di vista concreto. Darden e Maull affermano che non bisogna imporre teorie, ma tracciare connessioni tra fenomeni studiati in discipline differenti con diversi orientamenti. Esempi di una simile teorizzazione interdisciplinare si possono individuare nella scienza cognitiva. Attualmente specialisti di varie discipline cercano di sviluppare una teoria, che potrebbe costituire un ponte interdisciplinare: l'indagine sulla natura dei concetti e della categorizzazione 8 (in questa sede la nozione di concetto viene intesa come la rappresentazione mentale o linguistica di una categoria di entità). Le radici di questo progetto vengono rintracciate nell'opera di Wittgenstein che sostiene “condividere le stesse proprietà non può essere il criterio per l’ appartenenza categoriale, perchè nessun esemplare possiede identiche caratteristiche, ma ciascuno ne condivide alcune con altri”. Dalle ricerche sulla classificazione dei colori in culture differenti con diverse lingue, di Berline e Kay , emerse come i colori focali concordano per le diverse lingue. Anche la psicologa, Rosch mostrò che anche in culture nelle quali le lingue erano sprovviste di termini per indicare i colori fondamentali, le persone elaboravano comunque esempi focali di tali colori come se fossero più fondamentali rispetto ai colori non focali. Poi la studiosa applicò tale teoria ai concetti, e mostrò come alcuni esemplari di una categoria vengono considerati più più prototipici 9 di altri. Lo psicologo Neisser sostiene che la nostra capacità di categorizzare, per quanto possa dipendere dalla capacità del nostro sistema percettivo, si basa su teorie che stabiliscono cosa appartiene a una categoria comune. Lakoff , invece ha introdotto la nozione di “modelli cognitivi idealizzati”per definire le unità organizzatrici della conoscenza che influiscono sulla nostra categorizzazione degli oggetti.

8 Chiave di recupero delle informazioni. 9 le persone formulano realmente giudizi sull' appartenenza di un oggetto a una categoria sulla base della sua somiglianza a uno specifico prototipo o che i concetti vengono rappresentati nella mente in forma di prototipi.