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Habermas: Agire Comunicativo e Democrazia Deliberativa, Sintesi del corso di Sociologia

Riassunti sugli autori di sociologia contenuti nel libro "Introduzione alla Sociologia" - Sant'Ambrogio

Tipologia: Sintesi del corso

2015/2016

Caricato il 07/09/2016

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Sviluppi della teoria critica
Introduzione
La teoria critica ha una grande influenza sul pensiero contemporaneo. Il concetto di critica
conserva un duplice significato:
è una critica contro ogni posizione dogmatica che cerca però di mantenere, allo stesso tempo, una
prospettiva radicale contro le sempre nuove forme che assume nel dopoguerra e ,
successivamente, alla fine del secolo.
Antidogmatismo e radicalità sono le fonti della continua validità che la teoria critica ha in utta la
seconda metà del 900 fino ai giorni nostri.
Habermas: agire comunicativo e democrazia deliberativa
Il metodo
Habermas, sostiene che le scienze empiriche della natura non possono avere il monopolio della
scienticifità, però, del tutto legittime nel loro ambito. Si tratta, perciò, di riconoscere eguale
legittimità nei loro rispettivi contesti alle scienze naturali e alle scienze dell’umo, che egli chiama
ermeneutiche.
Habermas sostiene che le scienze naturali sono spinte da un interesse tecnico verso il mondo
esterno, teso a intervenire nei processi naturali e dominarli naturale predisposizione degli uomini a
manipolare la natura. Lo scopo delle scienze naturali è perciò il controllo tecnico su processi
oggettivabili. Ma gli scienziati formano anche una comunità che discute le teorie che produce.
Anche nel lavoro degli scienziati, sono presenti due diversi momenti: quello volto al controllo
tecnico sulla natura (lavoro) e quello volto all’intesa reciproca.
Habermas ritiene che questi due momenti siano caratteristici dell’uomo. Secondo lui la storia deve
essere ricondotta a due diverse modalità: lavoro e interazione.
Questi due momenti sono interconnessi, ma sono anche autonomi e, soprattutto, hanno logiche
diverse e irriducibili. Da questa irriducibilità derivano due diverse modalità di azione, l’agire
strumentale e l’agire comunicativo due diversi atteggiamenti conoscitivi, quello tecnico e quello
pratico e due forme di sapere, le scienze naturali e quelle storico-sociali.
Le scienze sociali tradiscono se stesse se pensano di poter sviluppare un sapere con cui
controllare e manipolare le interazioni umane attraverso interventi tecnici le scienze sociali non
devono trasformarsi in tecnologia sociale. Se lo fanno, diventano ideologia, perché mascherano
l’irrudicibilità dell’interazione umana alle logiche della pura manipolazione: secondo Habermas
l’interazione umana è il luogo dell’ intesa reciproca che si consegue sulla base di valori, norme e
culture comuni. Le scienze storico-sociali sono allora il luogo dell’interpretazioni.
Il tentativo di Habermas è quello di sviluppare una teoria dell’agire comunicativo capace di
identificare le condizioni per l’intesa reciproca , valide in generale, indipendentemente da ogni
specifico contesto storico-sociale.
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Sviluppi della teoria critica

Introduzione

La teoria critica ha una grande influenza sul pensiero contemporaneo. Il concetto di critica conserva un duplice significato:

è una critica contro ogni posizione dogmatica che cerca però di mantenere, allo stesso tempo, una prospettiva radicale contro le sempre nuove forme che assume nel dopoguerra e , successivamente, alla fine del secolo.

Antidogmatismo e radicalità sono le fonti della continua validità che la teoria critica ha in utta la seconda metà del 900 fino ai giorni nostri.

Habermas: agire comunicativo e democrazia deliberativa

Il metodo

Habermas, sostiene che le scienze empiriche della natura non possono avere il monopolio della scienticifità, però, del tutto legittime nel loro ambito. Si tratta, perciò, di riconoscere eguale legittimità nei loro rispettivi contesti alle scienze naturali e alle scienze dell’umo, che egli chiama ermeneutiche.

Habermas sostiene che le scienze naturali sono spinte da un interesse tecnico verso il mondo esterno, teso a intervenire nei processi naturali e dominarli naturale predisposizione degli uomini a manipolare la natura. Lo scopo delle scienze naturali è perciò il controllo tecnico su processi oggettivabili. Ma gli scienziati formano anche una comunità che discute le teorie che produce.

Anche nel lavoro degli scienziati, sono presenti due diversi momenti: quello volto al controllo tecnico sulla natura (lavoro) e quello volto all’ intesa reciproca.

Habermas ritiene che questi due momenti siano caratteristici dell’uomo. Secondo lui la storia deve essere ricondotta a due diverse modalità: lavoro e interazione.

Questi due momenti sono interconnessi, ma sono anche autonomi e, soprattutto, hanno logiche diverse e irriducibili. Da questa irriducibilità derivano due diverse modalità di azione, l’ agire strumentale e l’ agire comunicativo due diversi atteggiamenti conoscitivi, quello tecnico e quello pratico e due forme di sapere, le scienze naturali e quelle storico-sociali.

Le scienze sociali tradiscono se stesse se pensano di poter sviluppare un sapere con cui controllare e manipolare le interazioni umane attraverso interventi tecnici le scienze sociali non devono trasformarsi in tecnologia sociale. Se lo fanno, diventano ideologia, perché mascherano l’irrudicibilità dell’interazione umana alle logiche della pura manipolazione: secondo Habermas l’interazione umana è il luogo dell’ intesa reciproca che si consegue sulla base di valori, norme e culture comuni. Le scienze storico-sociali sono allora il luogo dell’ interpretazioni.

Il tentativo di Habermas è quello di sviluppare una teoria dell’agire comunicativo capace di identificare le condizioni per l’ intesa reciproca , valide in generale, indipendentemente da ogni specifico contesto storico-sociale.

Sfera pubblica e agire comunicativo

Secondo Habermas, la razionalizzazione è un processo che agisce a più livelli:

Livello tecnico (es. rivoluzione informatica)

Livello economico (es. processi di concentrazione dell’impresa capitalista)

Livello sociale (es. organizzazione del lavoro, vita sociale complessiva)

Ogni livello ha la propria specificità. Non sempre l’efficienza tecnica ed economica coincide con ciò che gli uomini vogliono e desiderano.

La critica deve incentrarsi contro l’indebita invasione della logica tecnico-economica al di fuori dei suoi confini, difendendo la possibilità di una razionalizzazione umana e sociale.

Habermas ritine che esista almeno una forma di azione indipendente dalla logica della tecnica, quella del discorso argomentato , il cui fine è l’ intesa reciproca.

In Teoria e critica dell’opinione pubblica rintraccia una forma particolare di questo tipo di azione, il discorso pubblico , sviluppatosi nella sfera pubblica borghese , base per lo sviluppo del concetto di opinione pubblica.

L’idea di sfera pubblica porta con sé il presupposto di un nuovo modello di potere : l’autorità politica istituzionale trae la propria legittimazione dal pubblico raziocinante, in grado di raggiungere razionalmente il consenso su ciò che è meglio. Il criterio di legittimità non si basa sulla forza dell’autorità, ma su quella dell’ argomento migliore nel pubblico dibattito. Per Habermas è in gioco l’uscita dallo stato di minorità indicato da Kant come vero compito dell’Illuminismo.

L’ illuminismo :

  • Rispetto al singolodefinisce una massima oggettiva (pensare con la propria testa)
  • Rispetto all’umanità definisce una tendenza oggettiva (il progresso verso un ordine perfettamente giusto.

In entrambi i casi, l’Illuminismo deve essere mediato da un elemento pubblico.

Habermas vede il primo formarsi della società civile come luogo specifico in cui possa realizzarsi il progetto di emancipazione.

Per Habermas, ricostruire la storia dell’opinione pubblica richiede la sua critica. Essa non può garantire l’emancipazione che promette per due ragioni:

  1. Sostiene il principio per cui è aperta a tutti, ma così non è, dal momento che è accessibile solo a chi possiede denaro e cultura.
  2. L’autonomia della sfera pubblica viene sempre più erosa dal progressivo intervento dello Stato sociale, che trasforma i cittadini in clienti di servizi (es. mercificazione cultura, industria culturale). L’opinione pubblica, così, perde il suo carattere critico per diventare oggetto di manipolazione.

Rimane però viva l’idea di una sfera di discussione indipendente; alla democrazia degli antichi, si sostituisce una democrazia dei moderni, fondata sull’idea di una società che discute pubblicamente.

La critica deve far emergere la normatività interna della realtà sociale stessa.

Mondi della vita caratterizzato dall’ agire comunicativo , orientato all’ intesa logica dell’interazione. L’obiettivo è l’ autonomia , individuale e collettiva.

La sfera economica e quella politico-amministrativa (impresa capitalistica e Stato) sono i due sistemi razionalizzati più importanti nella modernità.

I mondi della vita (famiglia, associazioni, club ecc.) sono quelle situazioni della vita sociale nelle quali è importante realizzare sé stessi e vivere in conformità con le concezioni del bene e del giusto.

Nei mondi della vita, il concetto di razionalizzazione assume un significato del tutto diverso.

Il mondo della vita razionalizzato è un mondo in cui si sono create le condizioni strutturali perché la discussione critica possa dispiegarsi pienamente, senza condizionamenti da parte di interessi economici o di potere e senza subire il peso di tradizioni non scelte, ma subite.

Habermas identifica tre principali sociali di organizzazione e altrettante fasi dello sviluppo sociale:

  1. Caratterizzata da dalla centralità delle strutture di parentela complessità sociale bassa, sistema sociale e mondi della vita coincidono, integrazione sistemica e sociale coincidono.
  2. Progressivo affermarsi dello Stato come primo ambito sistemico indipendente dall’integrazione sociale.
  3. Completa differenziazione tra ambiti sistemici e mondi della vita alla macchina burocratica dello Stato si affianca lo sviluppo dell’economia di mercato e dell’impresa capitalistica razionalizzata.

Secondo Habermas, il rischio più grave a cui andiamo incontro nella modernità è la colonizzazione del mondo della vita processo con cui la logica dei sistemi cerca di imporsi alla logica dei mondi della vita. C’è un rapporto squilibrato tra le due sfere: la prima invade la seconda, la razionalità strumentale erode quella comunicativa, il mondo della vita è governato da logiche che gli sono estranee. Occorre tracciare le linee di una critica radicale all’invasività della razionalizzazione sistemica e sviluppare le potenzialità di un discorso pubblico che provi a sviluppare le condizioni di un’umanità emancipata, libera, responsabile.

Lo scopo della critica è la protezione democratica dalle invasioni colonizzatrici degli imperativi del sistema negli ambiti del mondo della vita.

Democrazia deliberativa

La razionalizzazione scientifica, economica e tecnica compie la sua funzione positiva se rimane confinata entro gli ambiti che le sono propri, quelli dell’impresa e dello Stato. La razionalizzazione dei mondi della vita, invece, presuppone anzitutto la liberazione dell’invasività della razionalizzazione tecnica, e secondariamente, la realizzazione della portata emancipante contenuta nel pieno dispiegamento della razionalità comunicativa.

L’agire comunicativo è potenzialmente razionale perché contiene criteri normativi interni al linguaggio (3 pretese di validità e comunità ideale di comunicazione) che possono essere più o meno realizzati una società relativamente più giusta è quella che meglio di altre è in grado di porre le premesse perché gli atti linguistici siano il più possibile adeguati ai criteri di verità, sincerità e correttezza.

Il rapporto tra i due livelli di razionalizzazione si può fare più organico ed equilibrato anche i mondi della vita, razionalizzati ed emancipati, possono esercitare un’influenza sulle decisioni sistemiche prese da Stato e impresa.

Habermas, inizia poi, un secondo percorso per definite un modello radicale di democrazia , utile a consentire l’autonomia dei mondi della vita che è condizione per un pubblico confronto aperto e razionale. Questa nuova visione democratica deve superare vecchi miti europei, tra cui il nazionalismo.

Habermas sostiene che la razionalizzazione passa sempre attraverso un processo di universalizzazione.

Il Principio U (principio di universalizzazione), stabilisce che una norma è valida se è possibile che tutti accettino le conseguenze derivanti dall’universale applicazione di quella norma.

la validità della norma dipende perciò dalla libera accettazione che si ottiene da parte di tutti i soggetti coinvolti dentro un discorso pubblico. Una norma morale non può essere valida se definita da un singolo, da solo, senza un confronto entro un pubblico discorso.

Su questa base, egli sviluppa la sua idea di democrazia e di diritto.

Il diritto , in quanto diventa forma di mediazione tra sistema e mondo della vita, ha un ruolo decisivo nel modello di democrazia discorsiva ( Fatti e norme ). Il diritto diventa lo strumento capace di assicurare che tutti rispettino le norme condivise , compito assolto nel passato dalla religione.

A questo punto, Habermas deve dare una base coerente con la sua teoria della legittimazione del diritto, alla legittimazione del diritto.

Definisce un principio generale alla base di ogni discorso che deve valere sia per le norme morali, sia per quelle giuridiche. Il cosiddetto Principio D = sono valide le norme d’azione che tutti i potenziali interessati potrebbero approvare partecipando a discorsi razionali. Da qui è possibile derivare altri due principi:

  1. Valido per le norme morali Principio U
  2. Valido per le norme giuridiche Principio democratico stabilisce che possono pretendere validità legittima solo le leggi approvabili da tutti i consociati in un processo discorsivo di statuizione a sua volta giuridicamente costituito.

Esiste:

  • Un Principio D generale vale per tutte le norme d’azione, da questo si ricavano altri due principi:
  • Principio U valido per le norme morali
  • Principio democratico valido per le norme giuridiche

Alla base di tutto è la legittimità che si ottiene dentro la pratica discorsiva aperta a tutti, libera e razionale.

L’idea di democrazia deliberativa si configura come una grande arena pubblica all’interno della quale i cittadini sono liberamente impegnati nella definizione di ciò che è bene per la propria vita in comune. Vince la forza dell’argomento migliore.