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Hannah Arendt: opere e processo, Sintesi del corso di Filosofia

Hannah Arendt: vita opere e pensiero politico/filosofico

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

In vendita dal 20/06/2023

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Han nah Arendt !
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Vita
Nata nel 1906 in Germania da una famiglia ebrea, si laurea ad Heidelberg. Nel 1933 con l’ascesa di Hitler si rifugia a
Parigi. Si trasferisce poi nel 1940 negli Stati Uniti dove insegna fino alla sua morte nel 1975.
Cronologia delle opere
1942-50 “Ebraismo e modernità”: affronta la condizione ebraica dopo lo sterminio, la vittoria del sionismo 1.
1951 “Le origini del totalitarismo” 2.
1958 “The human condition” in italiano “vita activa” (1964) 3.
1963 “La banalità del male” 4.
“Vita della mente” pubblicato nel 1978 5.
Le origini del totalitarismo (1951)
L’autrice sottopone il fenomeno totalitario a un’analisi storico-politica tentando di cogliere sia la struttura profonda sia le
condizioni storiche della sua affermazione, che hanno avuto come conseguenza la formazione tragica della società di
massa, all’interno della quale gli uomini sono sradicati da ogni relazione interumana e privati dello stesso spazio pubblico
in cui hanno senso l’azione e il discorso.
Nei Lager nazisti secondo Arendt si è espressa la figura estrema del male che arriva non soltanto a legittimare l’omicidio
ma anche a eliminare le persone cancellando ogni traccia della loro esistenza. L’ideologia totalitaria si presenta come un
sistema coerente e sensato che riesce a giustificare in modo logico anche il progetto disumano di eliminare le persone. Nel
distruggere il modo di ragionare la Arendt definisce il supersenso intorno al quale viene costruito un sistema rigoroso
capace di giustificare una realtà folle, l’ideologia totalitaria però non si prefigge lo scopo di cambiare la società ma quello
di stravolgere l’essenza dell’uomo. Nel tentativo di trasformare l’uomo, hanno compiuto il male assoluto.
Si presenta la comparsa del male radicale che pone fine alle evoluzioni e al trasformarsi di qualità, è quello incarnato dai
totalitarismi che non perseguono semplicemente la morte o l’assassinio dell’uomo ma arrivano a cancellare le tracce
dell’individuo; tale sistema era applicato a quelle categorie per cui era previsto lo sterminio immediato.
L’individuo perde la personalità giuridica e morale, l’unicità, l’identità.
Il vero orrore dei campi di concentramento e di sterminio sta nel fatto che gli internati (ebrei, zingari, omosessuali), anche
se per caso riuscivano a rimanere in vita, erano tagliati fuori dal mondo dei vivi ancora più radicalmente che se fossero
morti. Per questo l’omicidio in tale situazione limite è un fatto anonimo e impersonale, esso è rivolto contro un soggetto
che è già stato annientato e che non esiste più (società dei morenti)
Il libro si suddivide in tre parti:
Prima parte: antisemitismo
Già con Napoleone quando vinse contro la Prussia e tolse tutti i privilegi dell’aristocrazia si è scatenato un meccanismo:
l’aristocrazia se la prese con lo Stato il quale era composta da funzionari ebrei facoltosi. Il sentimento di odio si espande.
Nascono dei movimenti antisemiti che ritengono di dover prendere il potere cacciando gli ebrei.
L’antisemitismo è ritenuto uno delle premesse del totalitarismo.
La Arendt prende le distanze sia dalle posizioni sioniste sia da quelle prese dagli ebrei borghesi facoltosi.
Seconda parte: imperialismo
Si prende in considerazione il suo momento di crisi immediatamente successivo alla prima guerra mondiale, è visto come
unica possibilità di crescita economica e quindi del benessere (scambi commerciali). È anche il periodo in cui si formano le
società di massa e senza classi in cui gli individui sono sotto il controllo di ristrettì gruppi di potere orientati in senso
dispotico.
Terza parte: criteri del totalitarismo nella società di massa (in senso filosofico).
L’essenza del totalitarismo consiste nell’intreccio tra ideologia e terrore e trova come veicolo di diffusione la società di
massa. Quest’ultima è già conformata sulla base di ciò che è disponibile, c’è un conformismo dei gusti e dei consumi
(lavoro, produco, guadagno, consumo). La società é una parcellizzazione di individui non più un nucleo unito. Non c’è più
scambio critico.
Il terrore è esercitato sia attraverso la polizia segreta che scava nella sfera privata di ogni individuo, sia attraverso i campi
di concentramento che hanno la funzione di annientare gli oppositori politici.
Il nemico per i nazisti sono gli ebrei comunisti, mentre per gli stalinisti é chiunque abbia un pensiero contrario al pensiero
di Stalin (arbitrarietà della scelta delle persone da colpire: provvedimenti estremi quali la deportazione o uccisione).
L’ideologia totalitaria mira secondo la Arendt a trasformare la natura umana. La volontà del capo è l’unica legge del partito
che tutti i burocrati devono far rispettare.
La condizione degli individui è quella dell'isolamento totale nella sfera politica e dell’estraniazione in quella dei rapporti
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Hannah Arendt

Vita Nata nel 1906 in Germania da una famiglia ebrea, si laurea ad Heidelberg. Nel 1933 con l’ascesa di Hitler si rifugia a Parigi. Si trasferisce poi nel 1940 negli Stati Uniti dove insegna fino alla sua morte nel 1975. Cronologia delle opere

  1. 1942-50 “Ebraismo e modernità”: affronta la condizione ebraica dopo lo sterminio, la vittoria del sionismo
  2. 1951 “Le origini del totalitarismo”
  3. 1958 “The human condition” in italiano “vita activa” (1964)
  4. 1963 “La banalità del male”
  5. “Vita della mente” pubblicato nel 1978 Le origini del totalitarismo (1951) L’autrice sottopone il fenomeno totalitario a un’analisi storico-politica tentando di cogliere sia la struttura profonda sia le condizioni storiche della sua affermazione, che hanno avuto come conseguenza la formazione tragica della società di massa, all’interno della quale gli uomini sono sradicati da ogni relazione interumana e privati dello stesso spazio pubblico in cui hanno senso l’azione e il discorso. Nei Lager nazisti secondo Arendt si è espressa la figura estrema del male che arriva non soltanto a legittimare l’omicidio ma anche a eliminare le persone cancellando ogni traccia della loro esistenza. L’ideologia totalitaria si presenta come un sistema coerente e sensato che riesce a giustificare in modo logico anche il progetto disumano di eliminare le persone. Nel distruggere il modo di ragionare la Arendt definisce il supersenso intorno al quale viene costruito un sistema rigoroso capace di giustificare una realtà folle, l’ideologia totalitaria però non si prefigge lo scopo di cambiare la società ma quello di stravolgere l’essenza dell’uomo. Nel tentativo di trasformare l’uomo, hanno compiuto il male assoluto. Si presenta la comparsa del male radicale che pone fine alle evoluzioni e al trasformarsi di qualità, è quello incarnato dai totalitarismi che non perseguono semplicemente la morte o l’assassinio dell’uomo ma arrivano a cancellare le tracce dell’individuo; tale sistema era applicato a quelle categorie per cui era previsto lo sterminio immediato. L’individuo perde la personalità giuridica e morale, l’unicità, l’identità. Il vero orrore dei campi di concentramento e di sterminio sta nel fatto che gli internati (ebrei, zingari, omosessuali), anche se per caso riuscivano a rimanere in vita, erano tagliati fuori dal mondo dei vivi ancora più radicalmente che se fossero morti. Per questo l’omicidio in tale situazione limite è un fatto anonimo e impersonale, esso è rivolto contro un soggetto che è già stato annientato e che non esiste più (società dei morenti) Il libro si suddivide in tre parti: Prima parte: antisemitismo Già con Napoleone quando vinse contro la Prussia e tolse tutti i privilegi dell’aristocrazia si è scatenato un meccanismo: l’aristocrazia se la prese con lo Stato il quale era composta da funzionari ebrei facoltosi. Il sentimento di odio si espande. Nascono dei movimenti antisemiti che ritengono di dover prendere il potere cacciando gli ebrei. L’antisemitismo è ritenuto uno delle premesse del totalitarismo. La Arendt prende le distanze sia dalle posizioni sioniste sia da quelle prese dagli ebrei borghesi facoltosi. Seconda parte: imperialismo Si prende in considerazione il suo momento di crisi immediatamente successivo alla prima guerra mondiale, è visto come unica possibilità di crescita economica e quindi del benessere (scambi commerciali). È anche il periodo in cui si formano le società di massa e senza classi in cui gli individui sono sotto il controllo di ristrettì gruppi di potere orientati in senso dispotico. Terza parte: criteri del totalitarismo nella società di massa (in senso filosofico). L’essenza del totalitarismo consiste nell’intreccio tra ideologia e terrore e trova come veicolo di diffusione la società di massa. Quest’ultima è già conformata sulla base di ciò che è disponibile, c’è un conformismo dei gusti e dei consumi (lavoro, produco, guadagno, consumo). La società é una parcellizzazione di individui non più un nucleo unito. Non c’è più scambio critico. Il terrore è esercitato sia attraverso la polizia segreta che scava nella sfera privata di ogni individuo, sia attraverso i campi di concentramento che hanno la funzione di annientare gli oppositori politici. Il nemico per i nazisti sono gli ebrei comunisti, mentre per gli stalinisti é chiunque abbia un pensiero contrario al pensiero di Stalin (arbitrarietà della scelta delle persone da colpire: provvedimenti estremi quali la deportazione o uccisione). L’ideologia totalitaria mira secondo la Arendt a trasformare la natura umana. La volontà del capo è l’unica legge del partito che tutti i burocrati devono far rispettare. La condizione degli individui è quella dell'isolamento totale nella sfera politica e dell’estraniazione in quella dei rapporti

sociali. Il regime totalitario, analogamente a ogni altra forma di tirannide, deve la sua esistenza alla distruzione della vita politica democratica, ottenuta diffondendo paura e sospetto tra gli individui (non più cittadini) isolati. Ma esso, aggiunge la Arendt, distrugge anche la vita privata delle persone estraniandole dal mondo, estirpando ogni radice sociale e rendendole tra loro nemiche: è, questa, un'atroce novità del moderno totalitarismo rispetto al vecchio dispotismo. The Human condition o “Vita activa. La condizione umana” Saggio del 1958 Con l’espressione vita activa Hannah si riferisce all’insieme dei diversi modelli dell’attività umana, i quali sono modi di rapportarsi alla vita, concezioni del mondo e programmi etici. La Arendt si concentra sul tentativo di individuare la specificità dell’agire umano e la sua condizione, che è vista come uno stato transitorio, la si può analizzare e se necessario migliorarla. La Arendt distingue due momenti fondamentali: la vita attiva (tipica del cittadino della polis) in cui si privilegia l’azione rispetto al pensiero (potrebbe corrispondere all’agire politico ricordando che l’azione è imprevedibile e fragile); la vita contemplativa in cui prevale il bisogno di introspezione (l’etica è la parte più importante per questi filosofi) per trovare risposte comunque positive alla situazione in cui si trovavano. Questo momento si fa risalire al medioevo e già nel momento in cui iniziano a smantellarsi i sistemi delle polis, a mancare il confronto a causa dell’arrivo degli orientali e si afferma un potere accentrato. Arendt individua nella vita activa tre dimensioni fondamentali della condizione umana e a ciascuna fa corrispondere una specifica attività: -l’attivitá lavorativa e naturale, propria dell’animal laborans. Ciò non comporta la fabbricazione di oggetti duraturi, l’attività lavorativa infatti è energia che si sprigiona e che viene subito consumata per provvedere alle esigenze fondamentali della vita; si tratta di un’attività senza fine. -il fare o operare propria dell’homo faber, in cui l’uomo interviene sulla natura e crea qualcosa di artificiale e duraturo -un agire legato al pensiero, proprio dello zoon politikon, si mette in rapporto diretto gli uomini con ciascuno il proprio pensiero. La Arendt esalta i valori dell’interazione comunicativa tra gli uomini liberi in quanto protagonisti diretti della vita pubblica, capaci di abbandonare la violenza e affidarsi alla forza persuasiva del discorso. II modelo di azione a cui Arendt pensa è quello dell'eroe omerico che compie grandi gesta e sa pronunciare grandi parole, o, piu in generale, del cittadino della Grecia classica, che sa prendere la parola in pubblico, intervenendo nel dialogo politico. Il significato che Arendt attribuisce alla parola è che essa non è da intendere nel senso del linguaggio come strumento di informazione, ma quale possibilità degli esseri umani di esprimersi sugli affari comuni in uno spazio comune. Tale orientamento si mantenne anche presso i Romani, ma, con la crisi dell'impero e con l'affermarsi della società cristiano- medievale, la civiltà della politica decadde e l’agire politico fu sostituito dalla vita contemplativa. La Arendt ritiene pessimisticamente che nel mondo moderno l'agire politico sia divenuto impossibile e che, anzi, la stessa produzione di oggetti (il "fare") stia cedendo il posto al meschino "lavorare", ovvero darsi da fare per sopravvivere. ! Nella società di massa (totalitarismo) prevale l’homo faber che produce, la sua vita attiva è questa prevalentemente. Per Arendt bisogna uscire e smettere di fare l’homo faber ma essere zoon politikon, mettere a confronto il proprio pensiero con quello degli altri. La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme (1963) Arendt mantiene nei confronti della religione ebraica una posizione laica e moderata. Il suo conflitto con Israele e la comunità ebraica si irrigidisce in seguito alla pubblicazione del reportage da lei stilato durante il processo contro il gerarca nazista Eichmann accusato di aver svolto un ruolo fondamentale nella deportazione e nello sterminio degli ebrei. Arendt lo descrive come un uomo ordinario, mediocre e banale e osserva che sono spesso gli individui come lui a compiere le peggiori atrocità. L’autrice constata come Eichmann si sia dichiarato innocente per tutto il processo affermando di essersi limitato a seguire gli ordini; è proprio questa cieca obbedienza ad averlo indotto ad azioni tanto malvagie. Quando individui banali e ordinari rinunciano a esercitare la facoltà del giudizio ossia a discernere il bene dal male, possono commettere i peggiori misfatti pur di obbedire a quello che considerano il loro capo. Passaggio dal male assoluto/radicale al male banale: le persone si disabituano a pensare ed entrano in un sistema prefissato. Ascoltando Eichmann si rende conto che egli non è uscito dal suo schema di ideologia (frasi fatte e affermazioni ripetitive), l’uomo ha abbudito senza capacità di pensare e senza possedere idee (non conoscenza e inconsapevolezza delle conseguenze).