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Sintesi su Hannah Arendt, Sintesi del corso di Filosofia

Profilo biografico e caratteristiche del pensiero filosofico di Hannah Arendt.

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 13/01/2017

charlie101
charlie101 🇮🇹

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HANNAH ARENDT
Analisi del fenomeno del totalitarismo ed elaborazione di una visione democratica e partecipativa alla politica, modellata
su quella dell’antica polis greca.
“Le origini del totalitarismo”: analisi delle cause e del funzionamento dei regimi totalitari, visti come una conseguenza
dell’avvento della società di massa, in cui gli uomini sono isolati.
Struttura dell’opera: prima parte dedicata al fenomeno dell’antisemitismo, considerato come una delle premesse del
totalitarismo; seconda parte, dedicata al tema dell’imperialismo e le implicazioni dell’antisemitismo, coniugate alla crisi
dell’imperialismo successiva alla Prima guerra mondiale come cause del totalitarismo in Germania e nell’Unione
Sovietica; terza parte, basata sull’analisi dei caratteri del totalitarismo nella società di massa, che instaura il binomio
“Ideologia-terrore”.
Totalitarismo: regime politico in cui la direzione di ogni aspetto della vita politica, sociale ed economica è accentrata in un
potere di tipi dittatoriale. Per Arendt, le cause del totalitarismo sono: l’antisemitismo moderno, l’imperialismo, l’avvento
della società di massa e la crisi dell’antica società formata da cittadini attivamente impegnati nella vita pubblica.
Il totalitarismo consiste nell’ideologia “ideale e terrore”. Il terrore è esercitato attraverso la polizia segreta che controlla la
società e le persone e dai campi di concentramento che hanno la funzione di annientare gli oppositori politici. Il
totalitarismo distrugge l’uomo nello spirito e fisicamente.
L’ideologia totalitaria ha la pretesa di fornire una spiegazione totale della storia, ossia di conoscerne a priori ogni aspetto,
senza bisogno di confrontarsi. Impone una verità assiomatica.
Organizzazione del sistema totalitario: l’ideologia e il terrore si esplicano attraverso il partito unico, la polizia segreta e il
capo supremo che le controlla.
La volontà del capo è l’unica legge del partito e il potere è distribuito in modo gerarchico.
La conseguenza di tale condizione è l’isolamento totale nella sfera politica e l’estraniazione dei rapporti sociali.
“La banalità del male”: analisi del totalitarismo sul piano filosofico – “metafisica del totalitarismo”, poiché nel
totalitarismo del Novecento c’è in gioco la natura umana in quanto tale.
Analisi del “male radicale”: definito tale perché esprime la volontà di fabbricare una nuova natura dell’uomo privata di
ogni aspetto specificamente umano e personale.
I campi di sterminio non hanno solo annientato fisicamente e psicologicamente l’uomo, ma hanno reso i singoli esseri
umani meri esemplari intercambiabili della specie.
Per Arendt, le ragioni profonde dei crimini nazisti dipendono soprattutto dall’assenza di pensiero in uomini del tutto
normali.
L’accostamento di banalità e male è apparentemente un paradosso ma effettivamente, un male simile non può essere solo il
progetto di attori demoniaci. Infatti, questo male deve avere il supporto e la collaborazione della società, composta da
uomini comuni, allineati agli ordini di superiori.
“Vita activa. La condizione umana”: inizialmente concetto dell’agire come azione comune basata sul discorso e sul dialogo
tra le persone sostituito dal concetto di agire come “fare” e “lavorare” all’unico scopo di sopravvivere.
La “vita attiva” è l’oggetto dell’opera e si distingue in tre forme fondamentali:
1. Attività lavorativa (animal laborans)
2. Operare (homo faber)
3. Agire (zoon politikòn)
L’animal laborans, colui che si consuma per provvedere alle esigenze fondamentali dell’esistenza.
L’homo faber, che tende a produrre oggetti duraturi e che trasforma l’aspetto stesso del mondo.
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HANNAH ARENDT

• Analisi del fenomeno del totalitarismo ed elaborazione di una visione democratica e partecipativa alla politica, modellata

su quella dell’antica polis greca.

• “Le origini del totalitarismo”: analisi delle cause e del funzionamento dei regimi totalitari, visti come una conseguenza

dell’avvento della società di massa, in cui gli uomini sono isolati.

• Struttura dell’opera: prima parte dedicata al fenomeno dell’antisemitismo, considerato come una delle premesse del

totalitarismo; seconda parte, dedicata al tema dell’imperialismo e le implicazioni dell’antisemitismo, coniugate alla crisi dell’imperialismo successiva alla Prima guerra mondiale come cause del totalitarismo in Germania e nell’Unione Sovietica; terza parte, basata sull’analisi dei caratteri del totalitarismo nella società di massa, che instaura il binomio “Ideologia-terrore”.

• Totalitarismo: regime politico in cui la direzione di ogni aspetto della vita politica, sociale ed economica è accentrata in un

potere di tipi dittatoriale. Per Arendt, le cause del totalitarismo sono: l’antisemitismo moderno, l’imperialismo, l’avvento della società di massa e la crisi dell’antica società formata da cittadini attivamente impegnati nella vita pubblica.

• Il totalitarismo consiste nell’ideologia “ideale e terrore”. Il terrore è esercitato attraverso la polizia segreta che controlla la

società e le persone e dai campi di concentramento che hanno la funzione di annientare gli oppositori politici. Il totalitarismo distrugge l’uomo nello spirito e fisicamente.

• L’ideologia totalitaria ha la pretesa di fornire una spiegazione totale della storia, ossia di conoscerne a priori ogni aspetto,

senza bisogno di confrontarsi. Impone una verità assiomatica.

• Organizzazione del sistema totalitario: l’ideologia e il terrore si esplicano attraverso il partito unico, la polizia segreta e il

capo supremo che le controlla.

• La volontà del capo è l’unica legge del partito e il potere è distribuito in modo gerarchico.

• La conseguenza di tale condizione è l’isolamento totale nella sfera politica e l’estraniazione dei rapporti sociali.

• “La banalità del male”: analisi del totalitarismo sul piano filosofico – “metafisica del totalitarismo”, poiché nel

totalitarismo del Novecento c’è in gioco la natura umana in quanto tale.

• Analisi del “male radicale”: definito tale perché esprime la volontà di fabbricare una nuova natura dell’uomo privata di

ogni aspetto specificamente umano e personale.

• I campi di sterminio non hanno solo annientato fisicamente e psicologicamente l’uomo, ma hanno reso i singoli esseri

umani meri esemplari intercambiabili della specie.

• Per Arendt, le ragioni profonde dei crimini nazisti dipendono soprattutto dall’assenza di pensiero in uomini del tutto

normali.

• L’accostamento di banalità e male è apparentemente un paradosso ma effettivamente, un male simile non può essere solo il

progetto di attori demoniaci. Infatti, questo male deve avere il supporto e la collaborazione della società, composta da uomini comuni, allineati agli ordini di superiori.

• “Vita activa. La condizione umana”: inizialmente concetto dell’agire come azione comune basata sul discorso e sul dialogo

tra le persone sostituito dal concetto di agire come “fare” e “lavorare” all’unico scopo di sopravvivere.

La “vita attiva” è l’oggetto dell’opera e si distingue in tre forme fondamentali:

1. Attività lavorativa (animal laborans)

2. Operare (homo faber)

3. Agire (zoon politikòn)

• L’animal laborans, colui che si consuma per provvedere alle esigenze fondamentali dell’esistenza.

• L’homo faber, che tende a produrre oggetti duraturi e che trasforma l’aspetto stesso del mondo.

• Lo zoon politikòn, secondo cui l’azione è l’unica attività che mette in rapporto diretto gli uomini, senza mediazione di cose

materiali. Condizione umana di pluralità e non singolarità.

• Grazie alla prassi politica, gli uomini si relazionano tra loro attraverso il discorso. Infatti, nella polis venivano esaltati i

valori del dialogo tra uomini liberi, in quanto protagonisti diretti della vita pubblica. La politica era la sfera della libertà. La pre-politica, invece, rappresenta la sfera della costrizione e della necessità, tipica della famiglia (capofamiglia, schiavi, figli e moglie).

• Con la crisi dell’impero e l’affermarsi della società cristiano-medievale la civiltà politica e il primato della vita decadono.

Nella società moderna si abbandona il tentativo di comprendere la natura o di conoscere le cose non prodotte dall’uomo. Trionfo dell’homo faber. Ma se l’agire politico è superato dalla vita contemplativa, l’homo faber sarà sostituito dall’animal laborans, che ha come unico scopo la conservazione del materiale di vita.

• La fine della politica ci consegna alla società del lavoro e ci trasforma in impiegati. Per Arendt, nella società moderna è

praticamente impossibile l’attività politica.