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Hannah Arendt seconda parte, Appunti di Filosofia Moderna

Appunti su Hannah Arendt seconda parte

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 05/10/2019

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LA NASCITA COME CATEGORIA DI PENSIERO:
La nascita in filosofia
Bisogna cercare di capire perché vi è scarso investimento teoretico della filosofia nel “natale” come
categoria di pensiero. Vi è molta fatica nel definire il natality come una categoria per comprendere il
mondo e la vita umana .
Per comprendere questo “gap” filosofico prendiamo in esame un antico testo di Anassimandro :
“Donde viene agli esseri la nascita, à là avviene anche la loro dissoluzione à
secondo necessitàà poiché si pagano l’un l’altro la pena e l’espiazione
dell’ingiustizia à secondo l’ordine del tempo”.
Questo è il più ANTICO TESTO FILOSOFICO di cui si ha ancora traccia . E’ il famoso detto di
Anassimandro o FRAMMENTO ANASSIMANDREO. E’ Un testo antico che PARLA DI NASCITA/
origine/venire al mondo.
Chi è Anassimandro?
Anassimandro , SECONDO LA TRADIZIONE DOSSOGRAFICA, è filosofo ionico, dai forti interessi
naturalistici amico e discepolo di Talete ; suo successore alla cosiddetta scuola di Mileto. Con lui ci
troviamo nella fase della filosofia AURORALE.
Fu forse proprio Anassimandro ad usare per primo la parola ARCHE’ il principio di tutte le cose
( dove inizia tutto), che peraltro non identificò con uno dei quattro elementi materiali (terra/acqua/aria/
fuoco).
ma piuttosto come una MISCELA che si DISTINGUE per una SPICCATA INDETERMINATEZZA
l’àpeiron. àpeiron ; à-peras (forma ionica) nel suo SIGNIFICATO LETTERALE-> l’illimitato
l’infinito.
Una sostanza indeterminata e primordiale à Una MATERIA INDEFINITA da cui tutte nascono tutte le cose
naturali à e in cui tutte le cose si dissolvono. L’apeiron à è IL PRINCIPIO COSTITUENTE DI TUTTO
L’UNIVERSO.
Il frammento di Anassimandro che ci è stato tramandato da SIMPLICIO ,(filosofo greco e commentatore di
Aristotele del VI secolo d.C); viene appunto citato in un commento alla FISICA di Aristotele all’incirca nel
530 d. C. che dice di averlo appreso da Teofrasto. (322 AC discepolo di Aristotele e poi SCOLARCA del
PERIPATO à il LICEO di Aristotele à e che poté essere, per dir così, tramandato fino a noi.)
Il frammento anassimandreo è la parola più antica del pensiero occidentale.( Esso ha 2500 anni). Questo
breve testo rappresenta il primo MODUS RAZIONELE per cercare di comprendere la realtà. Si parla di un
NATALIS DIES un DIES fatidico capace di rivelare il futuro ( un’ incontro con la morte).
Ciò ci permette di capire come le cose erano UNITE IN ARMONIA nell’ APEIRON. Ma successivamente
attraverso il movimento rotatorio dell’ apeiron poi tutte le cose nel tempo si sono separate A COPPIE DI
CONTRARI ovvero: (luce/buio,notte/giorno..) dando vita al cosmo.
Da qui la nascita degli esseri che hanno la colpa di aver chiesto un’ esistenza individuale. Così che gli uomini
devono scontare la colpa originaria ovvero vivere la vita stessa come una condanna. Unica salvezza è la
Morte che porta l’ uomo a redimere le sue colpe tornando a far parte del tutto dell’ APERON indistinto.
Donde viene agli esseri la nascita là avviene anche la loro dissoluzione
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LA NASCITA COME CATEGORIA DI PENSIERO:

La nascita in filosofia

Bisogna cercare di capire perché vi è scarso investimento teoretico della filosofia nel “natale” come

categoria di pensiero. Vi è molta fatica nel definire il natality come una categoria per comprendere il

mondo e la vita umana.

Per comprendere questo “gap” filosofico prendiamo in esame un antico testo di Anassimandro :

“Donde viene agli esseri la nascita, à là avviene anche la loro dissoluzione à

secondo necessitàà poiché si pagano l’un l’altro la pena e l’espiazione

dell’ingiustizia à secondo l’ordine del tempo”.

Questo è il più ANTICO TESTO FILOSOFICO di cui si ha ancora traccia. E’ il famoso detto di Anassimandro o FRAMMENTO ANASSIMANDREO. E’ Un testo antico che PARLA DI NASCITA/ origine/venire al mondo.

Chi è Anassimandro?

Anassimandro , SECONDO LA TRADIZIONE DOSSOGRAFICA, è filosofo ionico, dai forti interessi naturalistici amico e discepolo di Talete ; suo successore alla cosiddetta scuola di Mileto. Con lui ci troviamo nella fase della filosofia AURORALE.

Fu forse proprio Anassimandro ad usare per primo la parola ARCHE’ il principio di tutte le cose

( dove inizia tutto), che peraltro non identificò con uno dei quattro elementi materiali (terra/acqua/aria/ fuoco).

ma piuttosto come una MISCELA che si DISTINGUE per una SPICCATA INDETERMINATEZZA

l’ àpeiron. àpeiron ; à-peras (forma ionica) nel suo SIGNIFICATO LETTERALE-> l’illimitato

l’infinito.

Una sostanza indeterminata e primordiale à Una MATERIA INDEFINITA da cui tutte nascono tutte le cose naturali à e in cui tutte le cose si dissolvono. L’apeiron à è IL PRINCIPIO COSTITUENTE DI TUTTO L’UNIVERSO.

Il frammento di Anassimandro che ci è stato tramandato da SIMPLICIO ,(filosofo greco e commentatore di Aristotele del VI secolo d.C); viene appunto citato in un commento alla FISICA di Aristotele all’incirca nel 530 d. C. che dice di averlo appreso da Teofrasto. (322 AC discepolo di Aristotele e poi SCOLARCA del PERIPATO à il LICEO di Aristotele à e che poté essere, per dir così, tramandato fino a noi.)

Il frammento anassimandreo è la parola più antica del pensiero occidentale.( Esso ha 2500 anni). Questo breve testo rappresenta il primo MODUS RAZIONELE per cercare di comprendere la realtà. Si parla di un NATALIS DIES un DIES fatidico capace di rivelare il futuro ( un’ incontro con la morte).

Ciò ci permette di capire come le cose erano UNITE IN ARMONIA nell’ APEIRON. Ma successivamente attraverso il movimento rotatorio dell’ apeiron poi tutte le cose nel tempo si sono separate A COPPIE DI CONTRARI ovvero: (luce/buio,notte/giorno..) dando vita al cosmo.

Da qui la nascita degli esseri che hanno la colpa di aver chiesto un’ esistenza individuale. Così che gli uomini devono scontare la colpa originaria ovvero vivere la vita stessa come una condanna. Unica salvezza è la Morte che porta l’ uomo a redimere le sue colpe tornando a far parte del tutto dell’ APERON indistinto.

Donde viene agli esseri la nascita là avviene anche la loro dissoluzione

Questa parte del frammento sta ad indicare che ciò che nasce cambia ed è destinato a corrompersi/ modificarsi/mortificarsi. Così infatti il greco guardava alla nascita ; come ad un giorno imperfetto , un giorno in cui si compie PECCATO , perché si viene dal nulla à perché si rompe la quiete. Insomma “esistere è una colpa” à un peccato che deve essere espiato CON LA MORTE.

Gli studiosi hanno lungamente discusso sulla sua autenticità ( a riguardo del detto anassimandreo) senza arrivare tuttavia ad una soluzione univoca. La maggioranza tende a considerarlo come autentico e – anche se forse non letterale – ad accoglierlo integralmente.

Il frammento è divisibile in DUE parti: fissa il tema fondamentale; ci dà una SPIEGAZIONE AL PRINCIPIO GENERALE. Un testo scritto in prosa à ma che fa uso di espressioni riprese dal linguaggio poetico. Si può osservare a questo proposito, nella prima parte del frammento à la STRUTTURA simile alla figura RETORICA del CHIASMO: Donde viene agli esseri la nascita da dove hanno origine Là avviene anche la loro dissoluzione ivi hanno la distruzione.

l’USO DI UNA IDENTICA FORMULA per chiudere le due parti del testo: - secondo necessità, -secondo l’ordine del tempo. Quasi un gioco stilistico di pesi e contrappesi. Un lessico in cui si intrecciano parole riprese dalla vita quotidiana, di uso comune à e termini giuridici (pena, espiazione, ingiustizia) usati però in senso metaforico. Per l’ingiustizia che hanno commesso à secondo la legge del tempo. proprio il riferimento al tempo (Chronos-divinità orfica) come dominio à rivela IN FILIGRANA la matrice orfica del frammento.

L’orfismo fu un orientamento/fenomeno religioso à forse il più grande della civiltà greca di origini antiche à miticamente riferito ad Orfeo à sul cui SFONDO è un IDEALE ETICO che richiede lo sforzo di liberazione dell’anima dal corpo il corpo (soma) è considerato appunto il CARCERE dell’anima à il suo SEMA (tomba) à da cui l’adagio “Soma sema” dei circoli orfici/pitagorici à ampiamente ripresa e discussa da Platone nel CRATILO.

La nascita coincide con la separazione dalla sostanza infinita. Essa è contrasto à rottura dell’unità. E’ turbolenza nei luoghi del tutto omogeneo ed armonico. Colui che nasce perfora “ciò che non ha tempo” e PERCIO’ deve scontare con la morte la sua pretesa di diversità. Ma è con PARMENIDE che la nascita si estingue. Parmenide che agli dei immortali – che pure ancora nascevano – sostituisce L’ESSERE à “il cuore che non trema dalla ben rotonda verità” à senza inizio né fine.

Il detto di Anassimandro, peraltro, suggestionerà molti pensatori NIETZSCHE e HEIDEGGER, ad esempio. Nietzsche lo commenta e traduce ne LA FILOSOFIA NELL’EPOCA TRAGICA DEI GRECI (1873) come: «Là da dove le cose hanno il loro nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessità. Esse debbono infatti fare ammenda ed esser giudicate per la loro ingiustizia, secondo l’ordine del tempo» (pag. 299).

Nietzsche aveva però anche interpretato il detto come à descrizione del destino umano, inevitabilmente portato a finire e perciò “triste”. E aveva attribuito questa metafisica triste all’impossibilità di pensare un destino diverso per la natura umana. Scorgendo un’unica CHANCE à nell’eterno ritorno à nel KIKLOS à nel DIVENIRE anassimandreo.

Traduzione nicceana poi ripresa da Heidegger nel saggio del 1946, Il detto di Anassimandro, raccolto in Sentieri interrotti à aggiungendo inoltre la traduzione fatta da Hermann Diels nei Frammenti dei presocratici à che non si discosta molto dal testo di Nietzsche. “Ma à donde le cose hanno il loro sorgere, si volge anche il loro venir meno, secondo la necessità; esse pagano reciprocamente la pena e il )io per la loro malvagità secondo il tempo stabilito”. (Traduzione di H. DIELS)

Heidegger – a differenza di Nietzsche - non ha una curiosità filologica à anzi la sua traduzione appare forzata, a tratti come fosse ispirato da Eraclito. “Ma da ciò da cui per le cose è la generazione, sorge anche la dissoluzione verso di esso; secondo il necessario; esse si rendono infatti reciprocamente giustizia e ammenda per l’ingiustizia, secondo l’ordine del tempo”. Il suo intento teoretico è dimostrare che l’esistenza è un

Agire – nel senso più generale per Arendt – significa “prendere un’iniziativa”.

Iniziare come indica la parola greca archein. Ossia cominciare, condurre, mettere in movimento qualcosa. Che è il significato originario del latino àgere.

Scrive Arendt :“ Perché ci fosse un inizio fu creato l’uomo, prima del quale non esisteva nessuno ”.Poiché sono INIZI essi stessi, gli uomini sono anche iniziatori: prendono l’iniziativa. “Sono pronti all’azione”.

Costruirà il corpus filosofico sul gesto di venire al mondo o meglio su quella che lei stessa chiama “la lieta novella dell’Avvento”. Mettendo a segno con straordinaria intuizione à il WORD CONIED originale di natality. Arendt assume la nascita come categoria di pensiero. Arendt investe teoreticamente sul concetto di natalità, anzitutto perché non è una categoria politica di matrice classica, non è cioè un categoriale di comprensione greco. Arendt parla di NATALITY. Natality un termine non immediatamente traducibile nella nostra lingua che rimanda alla demografia e alla statistica. Quasi un QUOTO STATISTICO una cifra!

In italiano – in senso ampio – possiamo tradurre natality con nascita o natività Arendt infatti farà la scelta di valorizzare un termine anglofono e non piuttosto quello tedesco di NATALITAT. Dal punto di vista dei SEMBIANTI LESSICALI il termine natalità nella lingua inglese è più complesso: poiché rinvia all’idea di ecumene di mondo abitato ma anche all’idea di fertilità In questo senso è un TERMINE POLISEMANTICO e che comunque resta più vicino all’etimo latino NATALIS DIES.

la GENEALOGIA: In effetti di primo acchito si può cedere alla tentazione di trovare delle genealogie del natality arendtiano nell’ANFANG heideggeriano negli assetti dell’analitica fenomenologica di Heidegger compare sia il concetto di INIZIO che di NATIVO o del termine GEBURTIG nativo. senza peraltro essere mai messi a tema. All’essere-per-l’inizio à il filosofo tedesco predilige lo SEIN-ZumTode dell’essere per la morte.

Arendt si confronta con Heidegger per il quale l’esser nati, alla somma, sembra costituire una COLPA FONDAMENTALE non già morale ma metafisica. L’ERRAMENTO – di cui si diceva – come ERRORE. Il che ci riporta al nostro preambolo sul detto anassimandreo. PER ARENDT invece la nascita non è una colpa Perciò non si nasce VOCATI ALLA MORTE, bensì VOCATI alla VITA.

Rompe cioè con quella tradizione filosofica che ha sempre considerato la morte come una BENEFATTRICE. Non che la morte non abbia valore in sé come evento esistenziale essa è infatti per Arendt ORIGINE DEFINITIVA del soggetto in senso agostiniano che nel suo lessico vale a dire UN FATTO. Si muore è un fatto. In questo senso la morte è un CONTENUTO CONCRETO DELL’ESISTENZA UMANA.

In “Vita activa” è una risposta alle teorie conflittualiste di Marx che circolavano in quegli anni.

Un tentativo, quello di Arendt, di porsi a contraltare della antropologia marxiana che di fatto rischiava di tradursi in una sorta di antropologia di tipo economico, che incatenava l’essere umano a leggi di natura economica.

, Arendt scrive: “Gli uomini, sebbene DEBBANO MORIRE, non sono nati per morire, ma per incominciare”. Quindi per Arendt: Dobbiamo sì morire la morte è un fatto Ma non siamo nati per morire, ma per incominciare. Un passaggio importante questo. Nell’originale inglese è riferito come IN ORDER TO DIE e IN ORDER TO BEGIN. IN ORDER à al fine di.

Un passaggio teoretico forte in cui Arendt gioca da una parte sulla MORTE COME DOVERE THEY MUST DIE quasi una sorta di TELOS NEGATIVO il compimento di una profezia. Dall’altra invece descrive il VIVERE come una FINALITA’ un TELOS POSITIVO lo scopo ultimo di un’azione che è poi l’azione del vivere. VIVERE si costituisce come un diritto. Sono i neoi, i nuovi, che salvano il mondo.

Il primo riferimento di Arendt alla natalità risale al 1952, ed è contenuto nel Denktagebuch, il suo diario intellettuale. La riflessione sull’inizio radicale e politico del venire al mondo le viene suggerita, in effetti, stante a quanto è scritto nei suoi diari, da una musica, quella di Handel. Proprio nel ’52 Arendt aveva infatti assistito, come è appunto riportato nel suo diario intellettuale, alla prima del Messia handeliano eseguita dai Munchner Philarmoniker.

Nel Denktagebuch, in una annotazione dell’aprile del 1952, così scrive: «L’Alleluia è comprensibile soltanto a partire dal testo: ci è nato un bambino. La profonda verità di questa parte della leggenda di Cristo: ogni inizio è salvezza, per amore dell’inizio, per amore della salvezza, Dio ha creato l’uomo nel mondo. Ogni nuova nascita è come una garanzia della salvezza nel mondo, come una promessa di redenzione per chi non è più inizio». E ancora in una lettera datata 18 maggio 1952 e indirizzata a Heinrich Blucher, commentando l’esecuzione del Messia, aggiunge: «Ho ancora in testa e nel corpo l’Alleluia. Per la prima volta ho capito la grandezza di "ci è nato un bambino”». Il termine viene riportato qualche anno dopo in Ideologia e terrore, un articolo pubblicato nel 1953 su «The Review of Politics» con il titolo di Ideology and Terror: poi incluso come ultimo capitolo nella seconda edizione de Le origini del totalitarismo del 1958.

Alla luce del “natality” di Ideologia e terrore à prende forma dunque la filosofia del venire al mondo arendtiana Peraltro già abbozzata nella tesi “Sul concetto di amore in Agostino”, pubblicata nel ’29.

Agostino filosofo cristiano da cui riprenderà la fondamentale differenza fra INITIUM (l’ uomo crea, inizia ma non si compie da soli ma nella pluralità e nel tempo) e PRINCIPIUM (agire, DIO crea e quando lo fa è solo). Agostino resta un riferimento politologico fondamentale à come nelle ultime frasi delle ‘Origini del

totalitarismo’ Initium ut esset, creatus est homo – ‘affinché ci fosse un inizio, l’uomo fu creato’. A Dio va riconosciuta la prima ARCHE’. All’uomo, invece, va riconosciuta la libertà degli inizi.

Da qui due origini:

  1. La prima ( Principium/creazione ) si realizza fuori dal tempo. Il tempo –dice Agostino- è stato creato con l’uomo.
  2. La seconda origine (quella umana dell’ initium ) nel tempo.

L’ uomo quando nasce è UN CHI, che nasce, agisce con gli altri mai in solitudine ed è per questo che è

LIBERO. Il “Chi è?” è per Arendt la domanda che caratterizza la politica. La domanda “politica”è

incentrata su tre fatti:

A) sull’azione,

B) sulla capacità di rivelarsi un individuo (di APPARIRE, di mostrarsi agli altri),

C) e sulla capacità di costruire il mondo come rete di interazioni.

Arendt SOSTANZIALMENTE distingue fra il "chi" e il "cosa" (who e what):

Il "chi" WHO si riferisce propriamente all'uomo capace di azionel'uomo, agendo, si rivela, rivela chi è.

Inoltre per giungere ad una CONOSCENZA che sia COMPIUTA e UNIVERSALE occorre far uso delle

CATEGORIE. Esse devono unificare il moltelice. Le categorie sono attivate dall’ intelletto. I SENSI – dice

Kant – percepiscono i FENOMENI, dunque gli oggetti le cose così come ci appaiono. Però poi l’INTELLETTO deve PENSARLI (IO PENSO) ICH DENKEN. per PENSARE i fenomeni c’è bisogno

delle CATEGORIE. La realtà esterna tale rimarrà, però, per certi aspetti, perché non potremo mai

conoscere le cose “come sono in se stesse”. La Cosa in sé – DAS DING EN SICH non si può cogliere o investigare. Ci sono degli oggetti che possono essere solo pensati NOUMENO: è un oggetto problematico che mantiene una realtà inconoscibile. La ragione umana ha, dunque, dei limiti. Bisogna trarla dal “sonno

dogmatico”. Per Kant sono delle costruzioni mentali a priori che applichiamo alla realtà , ma

che non appartengono alla realtà stessa, perché SONO ATTIVATE dall’ICH DENKE.

Per Arendt le categorie:

utilizza il termine categoria in senso politico più disinvolto. Ritiene che l’uomo possa essere compreso solo a partire da quella categoria di pensiero che è la nascita; natality categoria filosofica antimarxista. E dunque in virtù del fatto che si nasce della relazione che si stabilisce con il mondo con altri nati. Non è possibile comprendere alcunché se non a partire dal fatto che si nasce. E che si nasce per “incominciare” e non per “morire”. SIAMO NATI PER INCOMINCIARE! Ed entrare in relazione con la pluralità.

Individuare nel venire al mondo una categoria di pensiero è rivoluzionario da un punto di vista filosofico. In “Vita Activa” Arendt si interroga sulla necessità di ripensare il categoriale filosofico. Siamo negli anni Cinquanta quelli che lei chiama “i tempi bui” hanno interrotto il filo della tradizione.

Con la “tradizione interrotta” si apre un vuoto. Prende piede la teoria del lavoro di Karl Marx si impone il categoriale economico marxista. Già Hegel aveva sollevato la questione della relazione fra Lavoro/uomo/ cultura à ma con Marx la “categoria del lavoro” diventa centrale!

Ma l’uomo è davvero l’effetto/IL RISULTATO del suo lavoro?

Il lavoro – si chiede Arendt – può essere una/la categoria filosofica a partire dalla quale comprendere l’uomo? Il lavoro può essere una PRATICA POLITICO-EMANCIPATIVA? E dunque si chiede Arendt à l’azione che DEFINISCE l’uomo può essere l’AZIONE STRUMENTALE? La risposta di Arendt è NO. Il lavoro non può considerarsi una CATEGORIA ANTROPOLOGICA. LABOUR - WORK - ACTION Lavoro opera azione In questo tripode solo l’AZIONE definisce peculiarmente l’umano. Arendt fa una distinzione tra LABOUR e WORK. Per semplificare: Con il “labour” l’uomo produce beni deperibili, Con il “work” beni durevoli.

1 - Il lavoro (labour) è la declinazione dell’uomo all’interno del CICLO VITALE della natura. Ossia quello caratterizzato dalla sopravvivenza biologica senza PERo’ alcuna istanza creatrice. Nel labour non vi è libertà ma solo ASSOGGETTAMENTO alla necessità del vivere!

Il labour è un’attività che sparisce nel consumo. L’animal laborans è schiavo delle necessità materiali e non contribuisce alla cultura perché si chiude sparisce con i prodotti consumati. Il termine LABOUR comprende allora TUTTE quelle ATTIVITA’ che ineriscono il soddisfacimento dei bisogni e che segue delle REGOLE METABOLICHE poiché si consuma ciò che si produce. Purtuttavia né il LABOUR, né il WORK/ opera non possono dire l’uomo non possono rappresentarlo non possono essere “categorie”.

2 – Invece a WORK (opera) Arendt assegna un significato più innovativo un significato che non trova riscontro nella TEORIA del LAVORO MARXISTA. Per Arendt WORK indica la produzione di oggetti per

l’uso che hanno la caratteristica della DUREVOLEZZA. L’uomo - in questa dimensione non è più animal laborans ma HOMO FABER. Nell’opera (work) l’uomo costruisce il proprio mondo lo affolla di oggetti; ma si tratta ancora di un agire interessato e quindi anche qui non c’è libertà!

3 – Solo l’ACTION è AGIRE DISINTERESSATO à e traccia quello SPAZIO POLITICO in cui gli uomini entrano in RELAZIONE TRA LORO senza la mediazione degli oggetti.

Solo l’azione ci definisce come uomini e LO SCOPO ULTIMO DI UN’AZIONE è il vivere Il chi ci riporta alla scelta rivoluzionaria del “natality” come categoria. La prima azione di cui è capace l’uomo è vivere e dunque nascere. E’ solo la nascita a delineare uno SPAZIO di LIBERTA’ INEDITO ;ad aprire un IMPREVISTO nel mondo. Gli uomini non nascono per sopravvivere ma per vivere. Che non nascono semplicemente per soddisfare dei bisogni, per lavorare o fare, fabbricare (critica a Marx) ma per agire e l’agire per eccellenza è il VIVERE.

Con Arendt La natalità viene poi avvicinata ad altre categorie poco praticate dalla filosofia, ma che ne chiariscono ulteriormente il significato ultimo: miracolo, promessa, fede, speranza. Miracolo/promessa/fede/ speranza Si tratta di termini legati alla tradizione religiosa piuttosto che a quella politico-filosofica, ma che gettano una la luce sul concetto di “nascita”. Categorie che sono illuminanti.

Nella natalità viene così vista la possibilità di un nuovo inizio, la promessa, la fede e la speranza di un nuovo mondo. che può rompere la fissità naturale, la ciclicità. Che rompe Con ciò che è dato, con la struttura immobile della realtà. E tale miracolo si ripete sempre, ogni volta che qualcuno nasce.

La tradizione occidentale ha del resto sempre escluso l’evento della nascita a vantaggio del thanatos e dunque dell’abbandono del mondo Con l’idea preconcetta che l’ethos non passi dal NUOVO e dal GENERATO ma dal DATO in senso deterministico e dalla distruzione del bios. La nascita arendtiana invece è la vittoria del singolo sulla specie, la facoltà cioè di interrompere l’inevitabilità della corsa verso la morte con l’inizio di qualcosa di nuovo.

Sono i neoi le nuove generazioni che possono ROVESCIARE IL MONDO e cambiare la direzione della storia quando INELUTTABILE. L’uomo non è nato per morire ma per fondare per iniziare agire. E’ solo la sua nascita che lo fa assomigliare ad un MIRACOLO.

L’agnizione arendtiana e aristotelica:

L’azione del venire al mondo arendtiana è una sorta di agnizione.

Cosa è l’agnizione?

L’agnizione, (dal latino agnitio ; anagnòrisis in greco) significa “riconoscimento”, ma anche “accettazione”. E’ un momento topico (da topos , topoi che in greco vuol dire “Luogo”), cruciale dei drammi classici: un evento cruciale in cui viene svelata l’identità dei personaggi - o del personaggio principale - e che contribuisce a dare una svolta alla storia e all’intreccio narrativo.

L’agnizione è un topos del teatro classico e in particolare delle tragedie. Il topos è uno schema ricorrente, un luogo comune che si ripete. Molti sono i topo i: la gelosia, la morte apparente, l’innamoramento a prima

vista, la bellezza dei protagonisti, l’esposizione del bambino ecc. Tra i topoi è appunto l’agnizione, ossia la

scoperta dell’identità.

Un riconoscimento solitamente legato a parentele dimenticate o sorprendenti tra i personaggi. L’esempio l’ Edipo re di Sofocle (496 a.C./contemporaneo di Socrate): la rivelazione della parentela che lega Edipo a Giocasta (moglie/madre ).

à condizione umana che corrisponde a tale attività è il possesso della vita, o come dice Arendt “la vita stessa”. ’essere umano è, dunque, più vicino agli animali e così, in un certo senso, il lavoro è tra tutte le attività ciò che lo rende il meno umano. à condizione dell’animal laborans. Il lavoro è caratterizzato da una assoluta mancanza di libertà. Arendt sostiene che il lavoro come attività è contrario alla libertà, e quindi il misconoscimento di ciò che è tipicamente umano. Non a caso il lavoro è alla base dell'istituzione della schiavitù tra gli antichi greci; i greci infatti escludevano la manodopera dalle condizioni della vita umana.

Quando i greci volevano negare i diritti di un essere umano lo condannavano a lavorare forzatamente à escludendo la manodopera dalle condizioni della vita umana in senso autentico. In considerazione di questa caratterizzazione del lavoro, non è sorprendente che la Arendt sia molto critica nei confronti di Marx à per il quale il lavoro assume – tra le attività umane - una posizione di primato e nella sua visione proprio il lavoro qualifica l’umano, considerandolo una delle vede più alte dell'esistenza umana. Ossia una delle più alte e dignitose forme di PRAXIS.

Tra l’altro Arendt riprendendo la distinzione aristotelica tra oikos (il regno privato della famiglia) e polis (la sfera pubblica della comunità politica), sostiene che le questioni del lavoro, dell'economia e simili appartengono propriamente alla sfera privata e non già alla seconda. Il che per Arendt comporta che à le preoccupazioni private rispetto all’oikos, devastano la sfera pubblica. Preoccuparsi di sé e dei propri esclusivi bisogni ha per Arendt l'effetto di distruggere il politico à subordinando la sfera pubblica della libertà umana a preoccupazioni e necessità meramente animali. Marx tuttavia – secondo Arendt - non sbagliava a condannare il capitalismo. In questo per Arendt era stato lucido e lungimirante.

Capitalismo che, secondo Arendt, ha indebolito le libertà di tu> à ed eclissato le possibilità di una significativa azione politica e il perseguimento di fini superiori tra cui, anzitutto, la correda partecipazione alla vita pubblica à la preoccupazione e la cura per il mondo.

WORK: ( HOMO FABER) è l’ attività dell’ operare, ossia quel’ attività fabbrile mediante la quale si crea il mondo delle cose artificiali. la costruzione di artefatti che durano temporalmente, oltre l'atto stesso della nostra materiale creazione. Con la sua opera à l’uomo crea così un mondo diverso da qualsiasi cosa data in natura, un mondo che si distingue per la sua durata, fatto di oggetti , semi-permanente e relativamente indipendente sia dai singoli atti che dagli atti che li mettono in essere. L’uomo in questa dimensione è homo faber; ossia è il costruttore di muri, di barriere (sia fisiche che culturali) che dividono il regno umano da quello della natura, ma che proprio a fronte di ciò forniscono un contesto stabile (un "mondo comune”). La condizione umana che gli corrisponde è quella dell’essere-nel-mondo.

Il mondo comune delle istituzioni e degli spazi che l’uomo crea con il suo operare. à cosicché l’essere umano costruisce degli spazi in cui la vita umana possa svolgersi.

Sostanzialmente è con il work e non con il labor che l’essere umano attrezza l’agorà in cui i cittadini possono vivere insieme come membri del mondo comune. E’ una precondizione indispensabile affinché si realizzi la ACTION. Mentre l’operare va a violare il regno della natura, dandogli forma per trasformarlo secondo i piani e le esigenze degli esseri umani. Questo rende l’operare una attività “meno” animale. Anzitutto perché è governata da fini umani: le intenzioni che la provocano sono sodo la sovranità e il controllo degli esseri umani, e quindi come attività esibisce una certa qualità di libertà, a differenza del lavoro, che è soggetto invece totalmente alla natura e necessità. Tuttavia la differenza sostanziale tra labor e work, è che il labor si occupa di soddisfare vita esigenze individuali e così resta essenzialmente un affare privato, mentre il lavoro è una attività intrinsecamente pubblica. La materialità mina pur sempre le relazioni umane. Le relazioni umane, quelle autentiche,- cioè politiche dove politico per Arendt vuol dire prendersi cura degli altri – si costruiscono solo là dove non ci sono oggetti, o materiali. Purtroppo però nella modernità sta accadendo che l’animal laborans sia prevalendo persino sull’homo faber stesso.

L’OPERARE è una attività n o n completamente gratuita à nasconde sempre una sorta di secondo fine.

L’animal laborans ha dunque preso il sopravvento sull’homo faber tutto nell’epoca moderna sembra essere riportato alle sole “necessità” à persino l’opera artistica sta perdendo di dignità in una società di lavoratori e il “creatore di opere”, l’ artista, costretto a sua volta a guadagnarsi da vivere.

ACTION: (PLURALITA’) è l’ attività più alta dell’ uomo, ossia l’ agire politico. Esso mette in relazione gli uomini , senza che ci sia la mediazione con gli oggetti materiali. In questo spazio gli uomini sono uguali e distinti.

La libertà non può essere del resto mai condizionata. Agire significa “prendere l’iniziativa” mettere in movimento (archein); i veri iniziatori sono “i nuovi arriva:”, i nuovi, i neoi (la nascita è un miracolo). E allora per Arendt, l’uomo è libero perché è un inizio! Perché nasce!

E gli uomini, che nascono liberi, restano liberi solo finché agiscono! Provocano l’inatteso, l’imprevisto! L’agire insieme agli altri, nella pluralità è qualche cosa di miracoloso.

«L’azione, la sola attività che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose

materiali, corrisponde alla condizione umana della pluralità, al fatto che gli uomini, e non

l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo»

Se si smette di AGIRE ci si espone al rischio à dei totalitarismi, al rischio della OBBEDIENZA CIECA! Arendt crede che il CONFORMISMO SOCIALE la nascita dell’uomo ammassato che risponde solo al richiamo della MASSA GRIGIA e INFORME sia uno dei grandi mali del Novecento e che abbia portato definitivamente al collasso la POLITICA. La massa è dunque una minaccia per le LIBERTA’ POLITICHE dell’UOMO. ( come verrà poi spiegato e analizzato meglio nell’ opera l’ origine del totalitarismo).

Nella massa si perde la pluralità e l’ individuo si trova ad essere da solo; si interrompe la forza creativa dell’ uomo e si arriva semplicemente ad essere degli ANIMAL LABORANS.

Nella massa l’essere umano perde completamente la sua capacità di agire con gli altri. “L'azione, diversamente dalla fabbricazione, non è mai possibile nell'isolamento; essere isolati significa essere privati della facoltà di agire.

Sempre Arendt: “Per illustrare il problema ricorderemo che le lingue greca e latina, diversamente dalle moderne, dispongono di due parole del tutto differenti, anche se correlate, per designare l' "agire".

Ai due verbi greci archein ("cominciare", "guidare" e infine "governare") e prattein ("giungere a compimento", "adempiere", "ultimare") corrispondono i due verbi latini agere ("promuovere", "guidare") e gerere (il cui significato originale è "portare")”. Per Arendt sembra quasi che l’azione fosse suddivisa in due parti: l’inizio, che faceva capo a una persona singola, e il compimento, in cui molti si riunivano per "portare" a "termine" o "completare".

A un certo punto, però, in ambito filosofico, si comincia a fare un uso sinonimico dei due termini. Archein finì per significare "governare" e "condurre" quando era usata in senso specifico, e agere finì per significare " condurre" piudosto che "promuovere ”.

Da qui si comincia a concepire la politica come “mera conduzione” e a distinguere i cittadini in “governanti” e “governati”. Cosicché à governare à si traduce in un mero “dare comandi”. Comandi che, dall’altra, devono essere solo eseguiti, quindi subiti. l Le leggi vengono comandate, “fatte”, come fossero oggetti materiali, con il rischio di non rispondere neanche più allo Jus (al diritto naturale) à e dunque “subite” da chi a quei comandi deve semplicemente conformarsi, obbedire.

ecco appunto il primato della contemplazione sopra l’attività, che si fonda su un pregiudizio che nessuna opera prodotta dalle mani dell’uomo, possa eguagliare in bellezza e verità il Kosmos fisico, che ruota nell’eternità immutabile.

Q u e s t o P R E G I U D I Z I O rimbalzerà di secolo in secolo. Fino ad arrivare al SECOLO del METODO (il Seicento). E poi da Cartesio in avanti l ’agire d i v e n t a c o m p l e m e n t o d e l l a tecnica.

Vita attiva e v i t a contemplativa costituiscono i due momenti fondamentali della condizione umana. Esse stanno su un piano di parità e di uguale dignità.