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Harald Ege "Oltre il mobbing", Appunti di Psicologia Generale

Riassunto completo del testo di Harald Ege "Oltre il mobbing", per esame psicologia del Mobbing

Tipologia: Appunti

2016/2017

In vendita dal 02/11/2017

RaffyRiassunti
RaffyRiassunti 🇮🇹

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Harald Ege
OLTRE
IL MOBBING
Straining, Stalking
e alter forme di conflittualità
sul posto di lavoro
INTRODUZIONE
Che cos’è il mobbing? E’ una sistematica persecuzione esercitata sul posto di lavoro da colleghi o
superiori nei confronti di un individuo, consistente per lo più in piccoli atti quotidiani di
emarginazione sociale, violenza psicologica o sabotaggio professionale, ma che può spingersi fino
all'aggressione fisica. Partendo dal mobbing, tema che ha introdotto in Italia e di cui è considerato
uno dei massimi esperti, Ege si spinge oltre nella sua indagine, per arrivare a indagare altre forme di
conflittualità organizzativa: alcune già note e dibattute come lo stress occupazionale e le molestie
sessuali, altre solo recentemente teorizzate come lo stalking; altre ancora, come lo straining e lo
stalking occupazionale. Quest'opera si rivolge a tutti i professionisti del sociale e
dell'organizzazione, impegnati nella loro quotidiana battaglia contro i conflitti. Inoltre è dedicato
alle troppe vittime di un qualche disagio lavorativo, con la speranza di aiutarle a comprendere
quello che stanno vivendo.
PREFAZIONE DI HERMAN STEENSA
Secondo alcune ultime informazioni e ricerche è stato dimostrato come i luoghi di lavoro possono
essere molto pericolosi. Si presume che ogni anno milioni di lavoratori vengano sottoposti a
violenza fisica, molestie sessuali, minacce e molto altro. Questi episodi portano a esiti negativi
come il suicidio, depressione, quindi seri problemi di salute che riguardano non solo l'individuo ma
anche problemi a livello organizzativo, quindi una maggiore tendenza al turnover, causano un
danno di immagine all'azienda, commenti falsi eccetera. Innanzitutto, per fare chiarezza è
necessario distinguere tra due forme di violenza organizzativa:
1) Aggressioni esterne = quelle aggressioni praticate da ladri e truffatori, i cosiddetti outsiders;
2) Aggressioni interne = quelle aggressioni praticate da capi o altri responsabili, molte volte anche
da altri colleghi che tendono a sottomettere il soggetto.
Uno dei maggiori studiosi che ha concentrato la sua attenzione sulle molestie e sulle
vittimizzazione in ambito professionale è stato Leymann. Egli inizialmente concentro la sua tesi su
un concetto molto importante, coniato da Lorenz, il "mobbing" (termine con il quale si indica le
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Scarica Harald Ege "Oltre il mobbing" e più Appunti in PDF di Psicologia Generale solo su Docsity!

Harald Ege

OLTRE

IL MOBBING

Straining, Stalking

e alter forme di conflittualità

sul posto di lavoro

INTRODUZIONE

Che cos’è il mobbing? E’ una sistematica persecuzione esercitata sul posto di lavoro da colleghi o superiori nei confronti di un individuo, consistente per lo più in piccoli atti quotidiani di emarginazione sociale, violenza psicologica o sabotaggio professionale, ma che può spingersi fino all'aggressione fisica. Partendo dal mobbing, tema che ha introdotto in Italia e di cui è considerato uno dei massimi esperti, Ege si spinge oltre nella sua indagine, per arrivare a indagare altre forme di conflittualità organizzativa: alcune già note e dibattute come lo stress occupazionale e le molestie sessuali, altre solo recentemente teorizzate come lo stalking; altre ancora, come lo straining e lo stalking occupazionale. Quest'opera si rivolge a tutti i professionisti del sociale e dell'organizzazione, impegnati nella loro quotidiana battaglia contro i conflitti. Inoltre è dedicato alle troppe vittime di un qualche disagio lavorativo, con la speranza di aiutarle a comprendere quello che stanno vivendo.

PREFAZIONE DI HERMAN STEENSA

Secondo alcune ultime informazioni e ricerche è stato dimostrato come i luoghi di lavoro possono essere molto pericolosi. Si presume che ogni anno milioni di lavoratori vengano sottoposti a violenza fisica, molestie sessuali, minacce e molto altro. Questi episodi portano a esiti negativi come il suicidio, depressione, quindi seri problemi di salute che riguardano non solo l'individuo ma anche problemi a livello organizzativo, quindi una maggiore tendenza al turnover, causano un danno di immagine all'azienda, commenti falsi eccetera. Innanzitutto, per fare chiarezza è necessario distinguere tra due forme di violenza organizzativa:

1) Aggressioni esterne = quelle aggressioni praticate da ladri e truffatori, i cosiddetti outsiders;

2) Aggressioni interne = quelle aggressioni praticate da capi o altri responsabili, molte volte anche da altri colleghi che tendono a sottomettere il soggetto.

Uno dei maggiori studiosi che ha concentrato la sua attenzione sulle molestie e sulle vittimizzazione in ambito professionale è stato Leymann. Egli inizialmente concentro la sua tesi su un concetto molto importante, coniato da Lorenz, il "mobbing" (termine con il quale si indica le

diverse forme di aggressione tra i lavoratori all'interno della stessa azienda o organizzazione), e lo modificò. Leymann definisce il MOBBING, un terrore psicologico sul posto di lavoro, caratterizzato da una comunicazione ostile e non etica tra colleghi, che favorisce la nascita di un soggetto più forte e la sottomissione di un soggetto più debole. Per poter definire una situazione “mobbizzante” è necessario che questo evento sia duraturo, cioè avvenga da più di sei mesi, e frequente, cioè almeno una volta a settimana o quotidianamente, quindi in modo costante. Heinz Leymann all'inizio degli anni '90, per misurare la frequenza di questo evento ha realizzato un questionario anonimo chiamato “LIPT” (Leymann Inventory of Psychological Terrorism), contiene una lista di azioni ostili, suddivise in cinque categorie (Attacchi ai contatti umani, Isolamento sistematico, Cambiamenti di mansioni, Attacchi alla reputazione, Violenza e minacce di violenza), che il soggetto è tenuto a segnalare, oltre alle indicazioni relative alla frequenza e alla durata del trattamento negativo e alle conseguenze psicofisiche patite. Dagli anni 90 ad oggi, a partire dalla Svezia e poi con il tempo in tutti gli altri continenti del mondo, il fenomeno del Mobbing e la sua rivelazione è stato riconosciuto. Anche in Italia, uno dei famosi studiosi di tale fenomeno è Harald Ege, famoso psicologo, il quale propose il termine mobbing al pubblico italiano per la prima volta nel 1995. Lui ha sviluppato un modello di mobbing suddiviso in sei fasi in cui, dopo una pre-fase chiamata Condizione Zero, si susseguono sei stadi progressivi. Basato sullo schema di Leymann, a questo aggiunge due fasi che dimostrano in maniera più convincente i legami logici tra le diverse fasi e meglio si adatta al contesto italiano. Ege ha presentato anche il modello del doppio-mobbing per cui, quando una situazione di Mobbing si intensifica fino a minare l’unità e la coesione famigliare della vittima, la famiglia smette di supportare il mobbizzato e passa al contrattacco. Le diverse società sviluppano quindi specifiche tipologie di sviluppo del processo di Mobbing.

Immaginiamo di essere vittime di violenze per soli tre mesi, secondo la definizione di Leymann non siamo vittime di mobbing, perché questa violenza deve persistere per più di sei mesi e quindi non abbiamo diritto si risarcimento. Ege, si batte su questo, perché sostiene che questa definizione di Leymann non aiuta i ricercatori a studiare a fondo questo problema.

L’autore sottolinea come gli studi sul mobbing e le relative definizioni non si discostano particolarmente da quanto determinato da Leymann, padre del mobbing, l’unica differenza è osservare la disparità di equilibrio e di potere dei due principali attori del mobbing, la vittima e l’aggressore. Ege sostiene che il mobbing è un processo in continua evoluzione, inizialmente latente e che procede in crescendo, secondo fasi successive ben identificabili e quindi anche in una certa misura prevedibili. Per questo motivo ha realizzato un modello di “escalation” della persecuzione con aggiunta di altre forme, cioè più leggere straining e una vera e proprio forma di persecuzione stalking. Secondo una definizione di Ege:

“Con la parola mobbing si intende una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori. La vittima di queste vere e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata: gli vengono affidati compiti dequalificanti, o viene spostata da un ufficio all'altro, o viene sistematicamente messa in ridicolo di fronte a clienti o superiori. Nei casi più gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo di tali comportamenti può essere vario, ma sempre distruttivo: eliminare una persona divenuta in qualche modo “scomoda”, inducendola alle dimissioni volontarie o provocandone un motivato licenziamento.”

MOBBING

A questo punto il nostro volume ci presenta una serie di casi, il primo è quello di Franco:

imitazioni ridicolizzanti) 5) Violenza e minacce di violenza (lavoro che nuoce alla salute, minacce di violenza, violenza fisica, mani addosso per scopi sessuali);

  1. Dislivello tra gli antagonisti = la vittima è in posizione costante di inferiorità, solitamente chi è vittima di tale situazioni perde ogni forza e capacità e non riesce a gestire il conflitto. Ad esempio Franco nella sua condizione si trova in situazioni di passività, non ci sono più energie mentali. Non si può parlare di mobbing se i due soggetti si trovano sullo stesso piano e si trovano a combattere con le stesse armi;
  2. Andamento secondo fasi successive = la vicenda ha raggiunto almeno la seconda fase del modello italiano Egea sei fasi, Dopo la fase iniziale conosciuta come “condizione zero”, ha inizio la seconda fase denominata “inizio del Mobbing”, è quella fase in cui la conflittualità comincia scorrere, a penetrare ad incanalarsi in direzione della vittima. Dettagliatamente queste sei fasi possono essere riassunte in: - Condizione zero quando il soggetto comincia a sentire aria di cambiamento, tensione e ostilità nella sua vita e nel suo ambiente lavorativo, ad esempio Franco rientra in Italia; - Conflitto Mirato azioni negative verso il soggetto, ad esempio Franco viene dequalificato; - Inizio del Mobbing quando si comincia a capire che le situazioni non sono frutto del caso ma sono preventivate, ad esempio a Franco viene assegnato un nuovo lavoro e comincia ad essere emarginato e allontanato; - Primi sintomi psicosomatici → è quel momento in cui il soggetto comincia a soffrire internamente e ad avere sintomi, ovvero quando la situazione lavorativa comincia ad affliggere anche quella privata. Ad esempio Franco comincia a stare male, ad avere vari disturbi come ansia, depressione, non dorme più la notte e perdita di appetito e anche il calo del desiderio sessuale; - Errori ed abusi dell'amministrazione del personale → è quel momento in cui gli esseri superiori cominciano ad abusare della propria professione. Solitamente questi errori possono essere banali come la semplice indifferenza, oppure possono essere più gravi diventando veri e propri abusi. Solitamente colui che si prende gioco della vittima di mobbing è il cattivo, il capo supremo, che prende di mira il dipendente e ora l'obiettivo dell'azienda non è quello di raggiungere il massimo sviluppo ma eliminare la vittima ad esempio Franco viene dequalificato diventa ufficiale - Serio aggravamento della salute psicofisica della vittima → è quel momento in cui la vittima non sta bene con se stesso né con gli altri e quindi ricorrere ad uno specialista; - Esclusione della vittima dal posto di lavoro → la vittima si licenzia e viene quindi eliminata. Nel momento in cui la vittima perde il lavoro, oppure viene trasferito, va in pensione o diventa invalido è quel momento in cui termina il mobbing. Ci sono anche casi (rari) dove la vittima tenta addirittura il suicidio però in questo caso ci sono altri problemi psichici;

Non è detto che la vittima segua in modo dettagliato queste fasi, è anche probabile che ne salti una, quello che è certo è che lui chieda aiuto ad uno specialista;

  1. Intento persecutorio = nella vicenda deve essere riscontrabile un disegno vessatorio coerente e finalizzato, composto da scopo politico, obiettivo conflittuale e carica emotiva e soggettiva. Con il termine intento persecutorio intendiamo un insieme di azioni ostili compiute dal mobber ai danni della vittima con uno scopo per preciso. L’intento persecutorio del Mobbing ha valenza prettamente psicologica. Per questo occorre distinguere tra Mobbing e maleducazione semplice che non implica quella mancanza di rispetto consapevole e lesiva della dignità altrui. Solitamente l'intento persecutorio è caratterizzato da uno scopo politico, la motivazione finale del mobber, L'obiettivo conflittuale, cioè le variazioni a breve termine che il mobile esegue per avvicinarsi alla vittima e raggiungere il suo scopo politico e la carica emotiva e soggettiva, cioè il fatto che il conflitto non è limitato alla sfera oggettiva ma anche al settore personale e privato della vittima. Solitamente dietro le azioni del mobber non vi è uno scopo negativo, cioè recare danni alla salute della vittima, molte volte lo fa per gioco perché non si rende conto del danno che potrà causare. Il compito dell'esperto, soprattutto durante processi e quello di capire effettivamente cosa c'è dietro quel determinato comportamento. Ad esempio Franco era stato sostituito da uno raccomandato ed era diventato un inutile surplus, una persona scomoda da eliminare.

Questi sette parametri permettono la realizzazione del questionario “LIPT Ege Professional” che insieme ad un colloquio personale con il soggetto sulla vicenda lavorativo, sul come lui lavora e sull’ambiente, chiarisce le risposte fornite e acquisisce gli elementi di percezione soggettiva. In tal modo l’esperto di Mobbing è in grado di verificare la correttezza e l’oggettività delle indicazioni fornite dalla persona, di confrontarle con gli eventi e le prove emergenti dagli anni ed eventualmente di correggerle o ridimensionarle per cogliere il maggior grado di obiettività.

ECCEZIONE AL METODO DEI SETTE PARAMETRI

1. IL SASSO NELLO STAGNO: Per presentare questo fenomeno viene preso in considerazione il caso di Anna. Anna è una giovane operaia che lavora all'interno di un'officina, purtroppo a causa di una serie di problemi di asma è costretta a stare a casa per due mesi e quando torna dopo la malattia il clima lavorativo è cambiato. I suoi colleghi cominciano a trattarla male, sono convinti che Anna stia fingendo e cominciano ad isolarla, viene inviata in un ufficio isolato, qui cade in depressione, comincia a mangiare e a ingrassare assume psicofarmaci eccetera. Riuscirà ad uscire da questo tunnel solo dopo 3 anni quando gli cambieranno posto. Il caso di Anna presenta una serie di parametri del mobbing: 1. Isolamento sistematico = Anna viene spostata in un ufficio sola e i colleghi non possono parlare con lei; 2. Attacco ai contatti umani = Anna viene sorvegliata continuamente; 3. Attacco alla reputazione = i colleghi fanno dei pettegolezzi e ridicolano e ridono sui suoi difetti; 4. Violenza = Ad Anna viene assegnato un lavoro che non fa bene alla sua condizione di salute, anche se loro sono consapevoli di ciò. L'obiettivo, il perchè di questo atteggiamento in questo caso è quello di far dimettere Anna dal posto di lavoro perché viene considerata un peso per l'azienda.

Non vi è scopo persecutorio, perché il comportamento dei colleghi è solo da contorno, loro vogliono che Anna si dimetta. Il caso di Anna è un tipico caso definito “sasso nello stagno” perchè quando noi gettiamo un sasso nello stagno si generano increspature sull’acqua anche dopo che è ormai scomparso, così anche nel caso di Anna la violenza è a effetto ripetuto e duraturo come un

psicosomatiche ( perdita di concentrazione, di memoria, turbe del sonno, cefalee, sudorazione), agitazione / irrequietezza, sindromi ansiose, depressioni con fissazione del pensiero sul proprio problema, abuso nei consumi di sigarette, caffè, analgesici, stimolanti, alcolici etc, disturbi comportamentali che impediscono la partecipazione alla vita lavorativa fino all'espulsione dal mondo del lavoro (attacchi di panico, disistima etc), alterazioni della personalità (fino al suicidio). Nel tempo i tribunali hanno sviluppato tabelle di monetizzazione. Es. danno biologico uomo di 45 anni del 20% equivale a 41.287,70 euro.

Danno morale Qualora sia stata affermata la responsabilità penale del mobber, e solo in tale caso, 0 2 viene riconosciuta la risarcibilità del danno morale, che consiste nei patemi d (^) B 9animo provati dalla vittima, e del danno alla vita di relazione;

Danno esistenziale Un 0 2B 9ulteriore categoria di danno risarcibile è il cosiddetto danno esistenziale che consiste nella modificazione peggiorativa dell’insieme delle attività realizzatrici della persona, nell’alterazione di quell’universo di azioni, consuetudini, affezioni, attraverso cui l’individuo costruisce la propria identità, la propria esistenza. Costituisce un danno alla qualità della vita del soggetto. Quindi si tratta di una lesione alla sfera intima della persona, all’essere.

Danno da mobbing E’ un danno che va oltre alla sfera esistenziale, fisica o professionale ma sempre legato all’ambito lavorativo.

IL CASO DI M.B. = M.B lavora come insegnante all’interno di un centro di formazione professionale. Il suo lavoro procede per il meglio, fino a quando non viene sostituita la direttrice con un’altra che apostrofa lei e le altre insegnanti con epiteti poco carini, relativi alla sua persona e alla sua professione. Le cose si aggravano quando M.B. diventa rappresentante sindacale, sempre più impegnata ed esposta. Decide di chiedere un anno di aspettativa a causa di un malore e al suo rientro le cose peggiorano, gli viene affidato un orario sovraumano, vi sono continui episodi di violenza verbale e le sue condizioni, già precarie si aggravano e MB decide di esporre denuncia. Il tribunale di Milano Sezione Lavoro si occupa del caso. Viene detto che la vittima è effettivamente vittima di Mobbing dall’alto, agito cioè da un mobber di posizione a lei superiore (attacchi ai contatti umani, Cambiamento mansioni, Attacchi alla reputazione). La perizia medica rilevò patologia psichica insorta a seguito della situazione di Mobbing e quindi danno biologico indennizzabile. Il giudice ritenne accertato che M.B. aveva subito Mobbing e dispose risarcimento per danno biologico e esistenziale.

STRAINING

IL CASO DI EMMA = Emma è una giovane economista di successo, laureata a pieni voti e con numerose esperienze all'estero. Lei resta incinta e viene licenziata telefonicamente durante il periodo obbligatorio di maternità. Emma si rivolge così ad un legale, viene riassunta con scuse e come impiegata semplice. Ma al suo rientro le cose cambiano. Innanzitutto il suo reparto è stato smantellato e lei resta sola in un piano senza internet e senza posta elettronica, i suoi colleghi sono gentili, ma sempre in allerta e distanti. Avvia una causa per demansionamento e comincia a deprimersi. Le viene offerta una buonuscita che a malincuore accetta e si dimette. Emma decide di ricorrere ad uno specialista, ella al momento della visita è psicologicamente distrutta, dà la colpa al bambino e si sente in colpa per questo, il suo rapporto di coppia è in crisi e vuole fare causa per Mobbing ma, al termine del colloquio con Ege, quest’ultimo le riferisce che il suo non è un caso di Mobbing perché non inquadra tutti e 7 i parametri (precedentemente descritti). Emma, in realtà è stata semplicemente drammaticamente estromessa dall'attività lavorativa, infatti l'azienda approfittando della sua maternità ha deciso di licenziare tutti i suoi addetti e di fronte alla denuncia di Emma, non ha potuto far altro che assumerla e dargli un impiego inferiore. L'unica azione ostile

può essere definita solo questa e i due elementi che emergono sono l’intenzionalità del comportamento dell’azienda che ha pianificato il suo demansionamento, il suo isolamento e la sua umiliazione e la discriminazione attraverso cui soltanto lei è vittima di un trattamento iniquo e umiliante e il disagio è del tutto paragonabile al mobbing. Il caso di Emma non può essere paragonato a fenomeni di mobbing perché il demansionamento, dequalificazione, isolamento e deprofessionalizzazione sono fenomeni legato ad esso ma non lo caratterizzano del tutto. Emma vive un profondo stato di disagio, di stress, ma non può essere collegato all’atteggiamento dei colleghi che a loro volta vivono stress, loro non trattano male Emma, quindi questo fenomeno deve essere definito con un altro nome il “Straining”. Innanzitutto non si può classificare come mobbing qualsiasi forma di conflitto nel posto di lavoro. Fondamentale, per la comprensione del fenomeno, è la distinzione tra mobbing vero e proprio ed azioni stressanti. Queste ultime sono eventi magari traumatizzanti ma sporadici, spesso dovuti a fattori caratteriali o situazionali. Il mobbing ha radici più profonde, è caratterizzato da un’azione sistematica, premeditata consciamente o inconsciamente ai danni di una vittima ben precisa, con l’intento di danneggiarla o allontanarla. Quindi la condizione per parlare di mobbing è il requisito temporale: le violenze psicologiche devono essere regolari, sistematiche, frequenti e durare nel tempo – almeno sei mesi. Alla base del mobbing c’è sempre un conflitto. Un fenomeno simile ma distinto dal mobbing è lo straining. Il termine significa ‘mettere sotto pressione’. Gli aggressori, o strainers, possono essere esclusivamente il datore di lavoro e i superiori gerarchici. Le azioni tipiche dello straining sono spesso le stesse del mobbing, prive però di forte contenuto vessatorio o persecutorio ma piuttosto orientate a determinare discriminazione creando situazioni di stress forzato nel posto di lavoro. Si tratta soprattutto di isolamento sistematico e di cambiamento di mansioni, con il ricorso, in particolare, all’assegnazione a mansioni “prive di contenuto” o “irrilevanti”; al de-mansionamento; al confinamento in postazioni lavorative isolate, alla sottrazione degli strumenti di lavoro. Consiste sempre in una sola azione, ma con efficacia ed effetti perduranti. Lo straining è sanzionato da norme che consentono una difesa più puntuale degli specifici diritti lesi dei lavoratori, ed è regolato dagli stessi strumenti normativi applicabili anche al mobbing. Lo Straining è una condizione psicologica posta a metà strada tra il Mobbing e il semplice stress occupazionale e si differenzia quindi dal secondo per le modalità in cui è esercitata l’azione vessatoria. Nel Mobbing l’azione di molestia deve essere caratterizzata da una serie di condotte ostili, continue e frequenti nel tempo. Tale condizione deve causare un danno alla salute causalmente riconducibile all’azione persecutoria attuata sul posto di lavoro. Nello Straining l’azione vessatoria non è per forza continuativa e la situazione stressante non viene necessariamente ripetuta nel tempo. E’ sufficiente anche una sola azione lesiva purché i suoi effetti siano duraturi nel tempo. Con il termine Straining si intende, quindi una situazione di Stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno una azione che ha come conseguenza un effetto negativo nell’ambiente lavorativo, azione che oltre ad essere stressante, è caratterizzata anche da una durata costante. La vittima è in persistente inferiorità rispetto alla persona che attua lo Straining (strainer). Lo Straining viene attuato appositamente contro una o più persone, ma sempre in maniera discriminante. Le sue caratteristiche sono:

  • L’ ambiente che deve essere quello lavorativo
  • (^) Stress forzato ovvero lo stress inflitto è superiore a quello dei colleghi o degli altri addetti alla sua stessa mansione o afferenti alla sua stessa qualifica. Tale Stress viene provocato appositamente ai suoi danni;
  • Almeno un azione ostile che abbia conseguenza duratura e costante a livello lavorativo (che continua a far sentire i suoi effetti) diretta sul posto di lavoro
  • Ripercussioni negative sulla salute e sulla sfera privata (frequente ma non indispensabile)

Esso non si manifesta solo nel momento dell’azione scatenante ma continua, spesso peggiorando, per tutta la durata della conseguenza negativa.

  1. Andamento secondo fasi successive = nel Mobbing indica che la vicenda mobbizzante non è stabile bensì in continuo sviluppo (in crescendo). Nello Straining è più stabile, vi è un certo progresso per stadi successivi precisi ma è privo della dinamicità negativa tipica del Mobbing. Le fasi (Modello Ege) sono:

FASE I: azione ostile la prima azione ostile perpetrata ai danni della vittima. Questa, solitamente, ha una durata minima, sufficiente cioè alla realizzazione pratica dell’azione e all’assestarsi della sua immediata conseguenza organizzativa.

FASE II: conseguenza lavorativa permanente è il punto cruciale. Solo a questo stadio è possibile valutare se le conseguenze delle azioni ostili della fase precedente hanno avuto per la vittima conseguenze lavorative durature e permanenti, dunque se sono effettivamente azioni strainianti. Questa fase vede la persona acquisire progressivamente coscienza del cambiamento negativo che l’ha interessata a livello occupazionale e comincia a rendersi conto che tale è permanente (c’è chi lo intende subito e chi si ostina ad illudersi che passerà)

FASE III: conseguenze psicofisiche queste non sono determinanti per l’individuazione dello Straining e nemmeno indispensabili. Nello straining è probabile che una vittima crolli come nel Mobbing, ogni soggetto somatizza diversamente le tensioni. Mentre nel Mobbing la terza fase è un campanello di allarme di un disagio iniziale nello Straining essa comprende tutta l’evoluzione dei disturbi psicofisici.

FASE IV: uscita dal lavoro Come il Mobbing anche lo Straining se lasciato progredire porta all’esito ultimo dell’uscita della vittima dal mondo del lavoro (punto di non sopportazione). Spesso però il conflitto straniante si risolve prima della quarta fase o si cristallizza in una certa fase e tutto rimane invariato, compresa la sofferenza della vittima. Ci sono persone che smettono di lottare, si rassegnano pur di mantenere il posto ma ciò non vuol dire che smettano di soffrire. L’uscita può avvenire per dimissioni, lincenziamento, prepensionamento o invalidità.

  1. Intento persecutorio = differisce da quello del Mobbing dove c’è sempre una precisa strategia di azione. Nello Straining gli elementi costitutivi del parametro dell’intento persecutorio sono due:
  1. Scopo politico = strettamente connesso all’obiettivo finale e mentre nel mobbing consiste nell’eliminare la vittima, nello straining si cerca di punirla o allontanarla;
  2. L’obiettivo discriminatorio = trattamento negativamente diverso riservato ad una persona o a un gruppo di persone rispetto agli altri. Nello Straining la situazione di Stress non è uguale per tutti i dipendenti ma viene creata appositamente ai danni di un singolo.

Come si vede, alcuni parametri sono uguali sia nel Mobbing che nello Straining (i nn. 1, 3 e 5), mentre gli altri riassumono le cruciali differenze tra i due fenomeni. La verifica empirica di tali parametri consente di individuare in modo rigorosamente scientifico i due conflitti lavorativi, distinguendoli l'uno dall'altro e limitando al massimo l'interferenza di fattori di ordine interpretativo e percettivo. A livello pratico, l'esperto procede alla verifica empirica dei parametri attraverso l'esame dei risultati forniti dal soggetto in un questionario specifico, il test LIPT Ege Professional (versione modificata ed ampliata del noto Leymann Inventory of Psychological Terrorism, uno degli strumenti più usati in Europa per la rilevazione del grado di conflittualità nei contesti organizzativi). Tale questionario contiene una lista di azioni ostili, suddivise in cinque categorie (Attacchi ai contatti umani, Isolamento sistematico, Cambiamenti

di mansioni, Attacchi alla reputazione, Violenza e minacce di violenza), che il soggetto deve indicare di aver subito; vi sono poi domande relative alla frequenza e alla durata del trattamento negativo e alle conseguenze psicofisiche patite. Le segnalazioni vengono poi integrate – ed eventualmente corrette e/o ridimensionate - da un successivo colloquio specialistico, nel corso del quale - se necessario - l'esperto procede a valutare anche le attuali condizioni psicofisiche ed "esistenziali" del soggetto.

IL CASO DI I.P = I.P. è un’impiegata part time, quando la sua azienda viene venduta, comincia a sviluppare delle paranoie che non nasconde al suo titolare, il quale si insospettisce e non la convoca più durante le riunioni con il personale. Viene quindi fortemente demansionata e spostata sola in un ufficio senza strumenti di lavoro, inattiva, isolata. E’ in questo momento che I.P comincia a sviluppare una serie di ansie, angosce, vari disturbi psicofisici che non la abbandoneranno neanche quando raggiungerà l’età della pensione. Decide quindi di ricorrere alle vie legali e denuncia situazione di Mobbing. Il caso giunge al tribunale di Bergamo, ma purtroppo non vi sono elementi possibili per verificare se si tratti di mobbing, venne infatti introdotta una altra causa quella di “Straining”, essa fu accettata dal Tribunale e disposta nelle mani del giudice.

STALKING

IL CASO DI MARINA = Marina è un ex donna sposata, che da quando si è allontanata dal marito, viene continuamente perseguitata da egli. L’ex marito di nome Fabio la perseguita da tanto tempo, il suo obiettivo è riconquistarla, anche se lei abita e vive in un’altra città e con un altro uomo. Inizialmente Fabio le faceva delle semplici telefonate, che con il tempo sono diventate continue, si è trasferito nella stessa città di Marina e da allora Marina, vive profondi stati di panico, associati a ansia, timore. Marina diventa prigioniera del suo persecutore ed ha paura di incontrarlo, per paura di una sua reazione. Il caso di Marina è un caso di stalking.

Il termine significa “avvicinarsi di soppiatto alla preda”, seguire, braccare, ma anche perseguitare. Lo stalking indica, secondo Harald Ege “… tutti quei comportamenti persecutori messi in atto da un molestatore ai danni di qualcuno che intende avvicinare, convincere, spaventare o punire e che quindi percepisce tali atti con fastidio o con paura, riportandone sconvolgimenti anche profondi a livello psicologico e pratico…“. Il termine inglese "Stalking" fa parte originariamente del vocabolario della caccia e significa "appostarsi, avvicinarsi di soppiatto alla preda". Il motivo per cui è stato recentemente utilizzato per indicare comportamenti persecutori e molesti è di facile intuizione: lo stalker, la persona cioè che mette in atto lo stalking, è a tutti gli effetti un cacciatore: segue le tracce della sua vittima, la spia, la pedina, la sorveglia, le si avvicina di soppiatto, la attira in tranelli ed inganni, cerca in tutti i modi di catturarla e farla sua. L'unica differenza con il termine originale sta nella preda, che non è una volpe o un cervo, ma una persona. Lo stalking indica quindi tutti quei comportamenti persecutori messi in atto da un molestatore ai danni di qualcuno che intende avvicinare, convincere, spaventare o punire e che quindi percepisce tali atti con fastidio o con paura, riportandone sconvolgimenti anche profondi a livello psicologico e pratico. In italiano il termine Stalking è stato finora tradotto con espressioni come "sindrome del molestatore" o "sindrome delle molestie assillanti". Lo stalking, come il mobbing è un fenomeno vecchio come il mondo che solo recentemente ha trovato un nome. La “Model AntiStalking Law” indica come comportamenti:

  1. Avvicinamento fisico ripetuto e/o minacce continue;
  2. Che ci siano verificati almeno due volte

storie di medici o psicologi perseguitati da ex pazienti, giudici e avvocati minacciati da ex clienti o imputati, dirigenti del personale infastiditi da lavoratori che hanno dovuto licenziare, etc. Le azioni di Stalking derivate da interesse negativo includono il disturbo, le molestie, le minacce, i danneggiamenti, gli atti di violenza che possono anche essere portati contro persone o animali cari alla vittima: in genere possiamo dire che lo stalker cerca con ogni mezzo, anche indiretto, di danneggiare la vittima. Se invece lo stalker è mosso da un interesse positivo, il suo obiettivo è trovare, o ritrovare, l'attenzione della vittima nei suoi riguardi. Può essere innamorato, o meglio ossessionato, e mirare a riallacciare rapporti interrotti, oppure può voler ottenere un'attenzione particolare (per esempio un licenziato che tartassa il suo ex datore di lavoro per convincerlo a riassumerlo facendogli presenti le sue capacità e i risultati che potrebbe raggiungere, oppure che cerca di riguadagnare la sua fiducia con regali o lodi). Le azioni scelte e poste in essere da uno stalker mosso da interesse positivo sono apparentemente gradevoli e gentili nei confronti della vittima (invio di lettere d'amore, poesie, regali, etc); tuttavia, poiché la vittima le vive come indesiderate, devono ugualmente considerarsi come moleste. Inoltre, poiché continuano nel tempo aumentando spesso nella frequenza e nel contenuto, possono diventare anche odiose e imbarazzanti. Non è detto infatti che il categorico rifiuto della vittima o la sua indifferenza servano a far desistere il molestatore dalla sua azione; spesso anzi il risultato che la vittima ottiene opponendosi o facendo finta di niente è esattamente l'opposto: la persecuzione aumenta di intensità o, ancora peggio, l'interesse dello stalker si trasforma da positivo in negativo.

TIPI DI STALKING:

Stalking emotivo = Si tratta del tipo di persecuzione perpetrata tipicamente da ex-coniugi, ex-fidanzati, ex-amanti o altri che hanno avuto in passato una relazione affettiva con la vittima che si è conclusa, solitamente per decisione della vittima stessa. Lo stalker emotivo è incapace di accettare il rifiuto della sua vittima e si convince invece di poter agire per farle cambiare idea.

Stalking delle celebrità = Questa espressione è stata scelta per descrivere la persecuzione perpetrata ai danni di persone di pubblico interesse e con una certa visibilità, per esempio le celebrità dello spettacolo, dello sport o della politica o i personaggi resi famosi dal cinema o dai mass-media, ad opera di sostenitori fanatici, invidiosi o spinti da sentimenti di inimicizia.

Stalking occupazionale = Lo Stalking occupazionale fa parte delle forme di conflittualità lavorativa, come il Mobbing e lo Straining, in quanto trova la sua motivazione nell'ambiente di lavoro, anche se poi, come tutti i tipi di Stalking, si esplica nella vita privata della vittima. Lo Stalking occupazionale non è diverso in questo dagli altri tipi di Stalking: con il termine occupazionale in questo caso si intende non che la persecuzione avviene sul posto di lavoro, bensí che la motivazione del persecutore è rintracciabile in ambito occupazionale (per esempio un conflitto lavorativo non risolto, in atto o desiderato da parte dello stalker). Se infatti la persecuzione fosse mantenuta sul lavoro, saremmo di fronte ad un caso di Mobbing.

I SETTE PARAMETRI DELLO STALKING

  1. AMBIENTE l'ambiente in cui lo stalking si realizza è ovunque si trovi la vittima, è molto raro che si manifesti sul posto di lavoro, ma il tutto si realizza secondo le intenzioni dello stalker. Lo stalker solitamente giunge in casa, perseguita la sua vittima anche fisicamente, la casa è il simbolo dell'intimità della persona, per questo motivo è sempre li.
  2. FREQUENZA un singolo caso non può essere definito stalking, è necessario che l’evento si verifichi più volte al giorno e con assiduità. Lo stalker deve esercitare pressione psicologica, almeno una volta a settimana, deve subire molestie, minacce, deve essere seguita e perseguitata;
  3. DURATA non vi è una durata minima di stalking Quasiasi azione molesta priva di un limite minimo relativo alla durata rischia quindi di sfociale in situazioni assurde (uno sconosciuto per strada ci insulta due volte perché non siamo passati con il verde al semaforo e in teoria sul suolo americano è già stalking). Rispetto al Mobbing la vittima è perseguitata ovunque vada, non ha un “rifugio” quindi 6 mesi sono un limite troppo alto. La soluzione migliore è quindi forse quella di associare questo fenomero al “Quick mobbing”, quindi tre mesi.
  4. TIPI DI AZIONI Wieners e Hellbernd, hanno distinto 5 categorie di azioni violente. Violenza fisica, atti che comportano un contatto fisico violento, percorsi, uso di armi e oggetti contundenti, strangolamento, costrizioni fisiche, aggressioni di varia natura con conseguenze anche mortali per la vittima. Violenza sessuale, atti violenti a scopo o contenuto sessuale, molestie sessuali, stupro, induzione e sfruttamento della prostituzione. Violenza psicologica, atti violenti per creare sentimenti negativi, intensi come l'ansia il panico, minacce di violenza alla persona i suoi figli, offese, umiliazioni, comportamento discorsi volte a suscitare sensi di colpa, costruzioni e limitazioni delle necessità basilari. Violenza economica, atti violenti che Mirano ad ostacolare l'accesso alle risorse economiche, divieto o obbligo al lavoro, privazione delle possibilità di costruirsi l'indipendenza economica. Violenza sociale, atti violenti che colpiscono i contatti sociali della vittima, tentazioni di isolare socialmente legittime, attraverso

conto della sua inefficacia. Il mobber può dunque decidere di rinunciare e darsi per vinto, o al contrario sviluppare un feroce sentimento di vendetta e di odio contro la persona che non è riuscito a costringere alla sua volontà. In quest'ultimo caso si sviluppa ovviamente lo Stalking.

Fase III: Conseguenze psico-fisiche della vittima

Questa fase è in tutto e per tutto paragonabile alle corrispondenti terze fasi degli altri modelli di Mobbing e di Straining. Il manifestarsi di un disagio psicosomatico nella vittima come conseguenza alla pressione è infatti un'altra caratteristica tipica di tutti i conflitti. Anche i sintomi che la vittima di Stalking manifesta sono molto simili a quelli della vittima di Mobbing e di Straining: insonnia, ansia, perdita dell'appetito o bulimia nervosa, irritabilità, ritiro sociale, crollo dell'autostima, etc. Inizialmente si tratta di occasionali segnali d'allarme che il corpo manda nei momenti in cui la pressione supera il limite della sopportabilità. Il grado di remissione è inversamente proporzionale alla durata della persecuzione: più essa è breve e più il recupero sarà veloce e completo. Se invece lo Stalking prosegue ed aumenta di intensità, anche i sintomi tenderanno a cronicizzarsi e a portare a vere e proprie patologie. Nello Stalking occupazionale è più probabile che la terza fase porti più velocemente a seri e gravi problemi di salute della vittima, nei casi in cui la persona è esposta già da parecchio tempo alle aggressioni: in questi casi infatti la durata dello Stalking va a sommarsi a quella del Mobbing o del conflitto lavorativo preesistente.

Fase IV: Scontro finale

Non è raro che lo Stalking abbia una conclusione tragica, quella prediletta dalle pellicole cinematografiche sul tema. In effetti, con il tempo lo stalker può diventare davvero pericoloso: nella sua mente si può innescare un meccanismo perverso di frustrazione e successivo stimolo di rivalsa che può portarlo ad essere perennemente insoddisfatto delle sue azioni e quindi ad intensificarne costantemente il contenuto e le modalità di esecuzione. Anche la vittima, d'altra parte, può giungere ad un livello di esasperazione tale da perdere i freni inibitori e trasformarsi essa stessa in strumento di vendetta contro il suo carnefice. Di solito e per fortuna, tuttavia, lo scontro fisico e l'epilogo distruttivo restano per i protagonisti di una vicenda di Stalking a livello esclusivamente mentale ed ideativo. Così, il più delle volte l'ultima fase della persecuzione è costituita da una denuncia penale o da uno scontro legale.

  1. INTENTO PERSECUTORIO Il comportamento dello stalker può avere obiettivi o affettivo cioè riallacciare rapporti con la vittima, oppure distruttivo, vendicarsi o punire la vittima. La vittima sa il perché del comportamento dello stalker, ma lo stalker non si rende conto di ciò che sta facendo e infatti cerca in tutti i modi di difendersi colpevolizzando la vittima.

IL CASO DI GIOVANNI = Giovanni è un uomo che per invidia viene mobbizzato sul lavoro. Il suo mobber con il tempo diventa stalker, comincia ad minacciarlo attraverso lettere, scritte sui muri di casa, telefonate anonime ai figli, messaggi strani. Questo per farci capire come questo uomo non riesce proprio a staccarsi dalla proprio vittima sia sul posto di lavoro che nella vita privata.

ALTRE SITIUAZIONI PROBLEMATICHE SUL

POSTO DI LAVORO

Dopo aver descritto le situazioni di mobbing, straining e stalking, occorre fare delle precisazioni per evitare che alcuni conflitti sul lavoro o sulla vita privata siano confusi con essi.

Innanzitutto:

Le molestie sessuali = solitamente i molestatori non solo solo gli uomini ma anche le donne. Secondo Ege la molestia sessuale deve avere scopo libidinoso, cioè tendere al soddisfacimento di una pulsione sessuale. La molestia sessuale è un comportamento lesivo a scopo sessuale attuato da uno o più molestatori ai danni di una vittima che ha manifestato dissenso o rifiuto verso tale comportamento. Viene considerata una molestia sessuale anche un’azione a scopo sessuale messa in atto in un contesto non appropriato. Solitamente il molestatore si avvicina alla vittima con dolcezza e nel momento in cui la vittima si rifiuta lui Diventa aggressivo e violento. Le molestie possono essere di tipo fisico, sessuale o psicologico (ben altra cosa la violenza sessuale in cui l’aggressore ha l’unico scopo di soddisfare la sua libido e ritiene la vittima un oggetto privo di volontà.

Stress occupazionale = si sviluppa in ambito lavorativo e non è né un conflitto né una persecuzione. È una situazione problematica creata da uno stimolo negativo stressor , a cui il nostro organismo e la nostra mente cercano di far fronte. Tutto parte da uno stimolo, interno o esterno, che va a turbare il nostro stato di equilibrio. La nostra mente reagisce cercando di ristabilire l’equilibrio, fa una “valutazione primaria” dello stimolo che se viene percepito come minaccia, perdita o sfida allora è Stress. A questo punto inizia la valutazione secondaria in cui la mente cerca tutte le possibili soluzioni e sceglie la strategia che ritiene più appropriata ed efficacie ( coping. Secondo Lazarus esistono due strategie di coping quella emotiva – prendere le distanze dal problema – e quella legata al problema cioè cercare di cambiare la situazione). Lo stress non è sempre negativo infatti può aiutare ad aumentare la concentrazione o la nostra applicazione. Lo stress positivo è detto Eustress mentre il negativo Disstress. I problemi nascono da situazioni di stress elevato prolungato nel tempo che ha conseguenze negative sul corpo, sulla percezione e sul comportamento individuale e sociale. Mobbing, Straining e Stalking sono a tutti gli effetti degli stressors cioè potenti stimoli di stress. Di fronte allo stesso stimolo ognuno reagisce diversamente e più o meno lucidamente. Lo stress occupazionale, entrando nel dettaglio, può essere Stress da sovra-attivazione (troppi compiti in poco tempo) o da sotto-attivazione (quando non abbiamo lavoro da fare o il lavoro è inferiore alle nostre capacità). Lo stress occupazionale può essere: derivato dalla natura del lavoro (professioni stressanti come ad es. chirurgo) o lo Stress organizzativo (es. cattiva distribuzione del lavoro). Holmes e Rahe hanno stilato una lista di 43 eventi indicandone il livello di stress (alto stress: lutto, matrimonio, arrivo di un figlio, malattie ecc. basso stress: cambiamento dello stile alimentare o trasloco ad medio stress: il cambiamento del ruolo professionale corrisponde). Una condizione particolare è quella del Cramming (to cram=riempire al massimo) ovvero quando il materiale di lavoro è sempre al limite, vicino alla soglia di sicurezza è una sorta di fase di pre- stress. Un crammizzato è un lavoratore che ogni giorno espleta una quantità di lavoro in meno o in più rispetto alle sue possibilità.

Burnout = è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo). Generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite. È una malattia in costante e graduale aumento tra i lavoratori dei paesi occidentalizzati a tecnologia avanzata, ciò non significa che qualcosa non funziona più nelle persone, bensì che si sono verificati cambiamenti sostanziali e significativi sia nei posti di lavoro sia nel modo in cui si lavora. In sintesi le dimensioni tipiche del burnout sono: Esaurimento****. E’ la prima reazione allo stress prodotto da eccessive richieste di lavoro o da cambiamenti significativi. Quando una persona sente di aver oltrepassato il limite massimo sia a livello emozionale sia fisico: si sente prosciugata, incapace di rilassarsi e di recuperare, manca energia per affrontare nuovi progetti, nuove persone, nuove sfide.

scattano da una sorta di auto-difesa che impedisce di realizzare l’intento. Il workhaolic è un intossicato al punto di non voler smettere ed il cui persecutore è lui stesso, vittima di se stesso che quando è costretto, per cause di forza maggiore, a non lavorare, cade in depressione.

CONCLUSIONI

Su ciò che afferma Ege, non tutti i ricercatori sono d’accordo, soprattutto quelli che hanno la possibilità di fare ricerca sul campo, essendo più aperti, non condividono a pieno questa idea. Ogni fenomeno, come abbiamo visto, presenta una serie di parametri, questi si rivelano particolarmente importanti per il giudice, per verificare e accertare se si tratta più o meno di un reato punibile dalla legge. La lista presentata in questo testo è in costante mutazione ed aggiornamento.

Concludiamo con un’ipotesi che stiamo analizzando ad oggi: tutte le diverse forme di persecuzione solo collegate e correlate tra loro e possono essere rappresentate lungo una scala costituita da diversi gradi di intensità. L’ipotesi di Ege è che l’intensità maggiore sia nello Stalking, seguito da Mobbing, Straining e Stress. Se così fosse allora è probabile che il conflitto sul lavoro possa escalare secondo questo modello: Questa è quindi l’ipotesi di Ege che non sappiamo dove terminerà ma la direzione è: oltre il Mobbing.

FINE