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I conflitti confessionali, Sintesi del corso di Storia Moderna

Riassunto del capitolo 15 del manuale di storia moderna di Criscuolo sui conflitti confessionali nell'Europa del '500

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 19/06/2020

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CAPITOLO 15
15.1 Conseguenze politiche della Controriforma
Controriforma e Chiese nazionali. L’affermazione del papa come capo assoluto della Chiesa di
Roma, che rappresentava l’esito della Controriforma, poneva agli Stati cattolici il problema di
difendere l’autonomia della Chiesa nazionale; gli stati italiani, Portogallo, Polonia e Austria
pubblicarono la bolla papale mentre in Spagna la pubblicazione fu accompagnata dalla formale
riserva che essa non poteva limitare il potere statale.
15.2 Espansione della Riforma Protestante
Il calvinismo. Quando fu firmata la pace di Augusta che legittimò la presenza del luteranesimo sul
suolo tedesco esso aveva già arrestato la sua espansione. L’ala marciante della Riforma divenne il
calvinismo che penetrò soprattutto in Ungheria, Polonia e Boemia. In Scozia i seguaci di Knox,
formatasi nell’esilio a Ginevra, riuscirono con l’aiuto dell’Inghilterra a imporre il calvinismo,
organizzato nella Chiesa presbiteriana, come religione nazionale costringendo la cattolica Mary
Stuart, salita al trono nel 1561, a fuggire in Inghilterra.
15.3 La Chiesa anglicana assume un’impronta protestante
L’atto di supremazia. Il distaccamento da Roma era stato originato da cause esclusivamente
politiche; Enrico VIII desiderava un erede maschio che Caterina d’Aragona non era in grado di
dargli e nel contempo aveva rotto l’alleanza con la Spagna aderendo alla Lega di Cognac nel 1528;
a questi motivi si aggiunse l’amore per una dama di cote Anna Bolena. Alla sua richiesta di
annullamento del matrimonio, Clemente VII, ormai alleato della Spagna, non poteva acconsentire
per non urtare Carlo V, nipote di Caterina. Enrico VIII fece votare dal Parlamento provvedimenti
che ruppero i legami con Roma e nel 1534 l’Atto di Supremazia che lo dichiarava capo della chiesa
inglese subito dopo Dio. Non mancarono resistenze ma la Chiesa inglese nell’insieme accettò il
cambiamento e Enrico ottenne così da un tribunale ecclesiastico l’annullamento del matrimonio e
si poté sposare con Anna. Fra coloro che non accettarono l’Atto vi fu il grande umanista Thomas
More mandato al patibolo l’anno seguente.
Scisma senza eresia. Il distaccamento fu senza eresia in quanto sul piano dottrinale e liturgico non
cambiò nulla tant’è che Enrico continuò a perseguitare i protestanti. I vescovi, con a capo
l’arcivescovo di Canterbury, riconobbero come capo il re e non il papa. Il principale cambiamento
fu la soppressione dei monasteri le cui proprietà divennero patrimonio di Stato col quale Enrico
partecipò alle guerre europee senza risultati. Il fatto che il re fosse a capo della Chiesa espose
quest’ultima a repentini cambiamenti a ogni successione. A Enrico successe Edoardo VI, nata dalla
terza moglie Jane Seymour, che a causa dei suoi dieci anni fu sostituito da dei protettori che
aprirono la Chiesa anglicana alle influenze protestanti in particolare col Book of common prayer
del 1552. Le cose mutarono con l’avvento di Maria al trono ,nata da Enrico e Caterina, che si sposò
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CAPITOLO 15

15.1 Conseguenze politiche della Controriforma

Controriforma e Chiese nazionali. L’affermazione del papa come capo assoluto della Chiesa di Roma, che rappresentava l’esito della Controriforma, poneva agli Stati cattolici il problema di difendere l’autonomia della Chiesa nazionale; gli stati italiani, Portogallo, Polonia e Austria pubblicarono la bolla papale mentre in Spagna la pubblicazione fu accompagnata dalla formale riserva che essa non poteva limitare il potere statale.

15.2 Espansione della Riforma Protestante

Il calvinismo. Quando fu firmata la pace di Augusta che legittimò la presenza del luteranesimo sul suolo tedesco esso aveva già arrestato la sua espansione. L’ala marciante della Riforma divenne il calvinismo che penetrò soprattutto in Ungheria, Polonia e Boemia. In Scozia i seguaci di Knox, formatasi nell’esilio a Ginevra, riuscirono con l’aiuto dell’Inghilterra a imporre il calvinismo, organizzato nella Chiesa presbiteriana, come religione nazionale costringendo la cattolica Mary Stuart, salita al trono nel 1561, a fuggire in Inghilterra.

15.3 La Chiesa anglicana assume un’impronta protestante

L’atto di supremazia. Il distaccamento da Roma era stato originato da cause esclusivamente politiche; Enrico VIII desiderava un erede maschio che Caterina d’Aragona non era in grado di dargli e nel contempo aveva rotto l’alleanza con la Spagna aderendo alla Lega di Cognac nel 1528; a questi motivi si aggiunse l’amore per una dama di cote Anna Bolena. Alla sua richiesta di annullamento del matrimonio, Clemente VII, ormai alleato della Spagna, non poteva acconsentire per non urtare Carlo V, nipote di Caterina. Enrico VIII fece votare dal Parlamento provvedimenti che ruppero i legami con Roma e nel 1534 l’Atto di Supremazia che lo dichiarava capo della chiesa inglese subito dopo Dio. Non mancarono resistenze ma la Chiesa inglese nell’insieme accettò il cambiamento e Enrico ottenne così da un tribunale ecclesiastico l’annullamento del matrimonio e si poté sposare con Anna. Fra coloro che non accettarono l’Atto vi fu il grande umanista Thomas More mandato al patibolo l’anno seguente. Scisma senza eresia. Il distaccamento fu senza eresia in quanto sul piano dottrinale e liturgico non cambiò nulla tant’è che Enrico continuò a perseguitare i protestanti. I vescovi, con a capo l’arcivescovo di Canterbury, riconobbero come capo il re e non il papa. Il principale cambiamento fu la soppressione dei monasteri le cui proprietà divennero patrimonio di Stato col quale Enrico partecipò alle guerre europee senza risultati. Il fatto che il re fosse a capo della Chiesa espose quest’ultima a repentini cambiamenti a ogni successione. A Enrico successe Edoardo VI, nata dalla terza moglie Jane Seymour, che a causa dei suoi dieci anni fu sostituito da dei protettori che aprirono la Chiesa anglicana alle influenze protestanti in particolare col Book of common prayer del 1552. Le cose mutarono con l’avvento di Maria al trono ,nata da Enrico e Caterina, che si sposò

con Filippo II nel 1554; di fede cattolica si impegno con l’aiuto del cardinale Pole in un tentativo di restaurazione cattolica e mandò al rogo molti dei protettori di Edoardo inclini alle idee protestanti guadagnandosi il soprannome di Sanguinaria. Nel 1558 salì al trono Elisabetta figlia di Enrico e Anna Bolena e sotto il suo regno (1558-1603) la Chiesa anglicana trovò un assetto stabile legato al mondo protestante anche se non assunse mai una precisa identità confessionale.

15.4 Fine della lotta per la supremazia in Europa

Cateau Cambresis. Toccò a Filippo II e Enrico II portare a compimento la guerra per la supremazia in Europa; fu il secondo a prendere iniziativa per sostenere la rivolta antispagnola in Italia appoggiata da papa Paolo IV. Ma la penisola era oramai in mani spagnole e il conflitto si risolse nei Paesi Bassi dove l’esercito spagnolo guidato da Emanuele Filiberto di Savoia ottenne il 10 agosto 1557 la vittoria a San Quintino. Filippo che poteva anche contare sull’appoggio inglese non riuscì a sfruttare il successo a causa delle difficoltà finanziarie che lo obbligarono a dichiarare bancarotta. Anche Enrico, che intanto riuscì a conquistare Calais, ultimo possedimento inglese in Francia, doveva fronteggiare una situazione finanziaria pesante. La morte della Sanguinaria nel 1558 fece perdere l’appoggio inglese a Filippo e ciò favori la pace di Cateau Cambresis nel 1559. La Francia confermò le rinunce a Milano, Napoli, Corsica (a Genova) e i suoi Stati al duca di Savoia Filiberto. Enrico conservò i tre vescovati (Metz, Verdun, Toul) e Calais e mantenne in Italia possedimenti in Piemonte e il marchesato di Saluzzo. A conferma della separazione dei due rami degli Asburgo, il fratello di Carlo V, Ferdinando I, non partecipò alle trattative. A garanzia della pace fu celebrato il matrimonio tra Filippo II e Isabella di Valois, figlia di Enrico. Il trattato di Cateau Cambresis mise fine alla guerra franco-asburgica in Europa cambiando il tema dei conflitti europei da lì sino al 1648; questo periodo fu inasprito dai conflitti confessionali, chiamati così perché l’elemento confessionale diventa il pilastro della politica dal secondo ‘500. Complice anche la Riforma e la Controriforma l’Europa si divide in due blocchi, cattolico e protestante antagonisti in tutte le guerre sino al 1648 con la pace di Westfalia.

15.5 Il re prudente

Il regno di Filippo II. Filippo, educato a Valladolid era molto diverso dal padre, cresciuto con gli ideali cavallereschi borgognoni. Caratteristica centrale della sua personalità fu la religiosità tanto sentita quanto intollerante. Tornato in Spagna nel 1559 fece spostare la capitale a Madrid dove fece costruire l’Escorial dedicato a San Lorenzo che divenne la sua residenza preferita: da allora Filippo non si spostò più tranne per qualche puntata in altre città spagnole o a Lisbona. Dalla sua scrivania emetteva gli ordini che date le enorme distanze e le problematiche burocratiche giungevano spesso con ampio ritardo. La sua politica fu spesso influenzata dalla religiosità; pesò molto sulla sua figura, fino a creare una leggenda nera, la morte del suo primo figlio Carlos, nel 1568: morì in carcere ma non fu avvelenato per volere del padre seppur sia stato lui a farlo incarcerare per i suoi vizi. Filippo ebbe 4 mogli dall’ultima delle quali, la nipote Anna d’Austria, figlia di sua sorella, ebbe l’agognato erede, Filippo III.

15.6 Acquisizione della corona portoghese

Dapprima fu proibito l’uso della loro lingua e dei loro costumi poi da misure vessatorie che peggiorarono la loro situazione economica. Nel 1568 esplose la rivolta: i moriscos, rifugiati sui monti delle Alpujurras attaccavano i villaggi ma una volta repressa la rivolta furono deportati in varie zone della Spagna e nel 1609 espulsi dal regno. Ostile fu l’atteggiamento verso gli ebrei convertiti , i marrani: l’Inquisizione cercò ogni indizio per sospettare di falsa conversione; ma soprattutto prevalse il principio razzista per cui contava il sangue e non la fede: misure discriminatorie colpirono chiunque, discendendo da ebrei, non potesse dimostrare purezza di sangue.

15.10 Lepanto

In linea con lo spirito di crociata della reconquista si poneva anche il conflitto con gli ottomani nel Mediterraneo. Il sultano Selim II (1566-74) attaccò nel 1570 Cipro, possedimento di Venezia. Nel contempo il bey di Algeri, vassallo del sultano, riconquistò Tunisi; si formò allora una lega santa con Venezia, il papa, l’ordine dei cavalieri di Malta, Savoia, Genova e Spagna. La flotta cristiana, comandata da don Giovanni d’Austria, figlio di Carlo V, sconfisse la flotta turca il 7 ottobre 1571: 30000 turchi vennero fatti prigionieri e migliaia di schiavi cristiani liberati. Gli esiti furono inferiori alle attese perché emersero divergenze tra Venezia e Filippo. Questi mirava a battere le azioni di pirateria nel mediterraneo occidentale ma non intendeva impegnarsi a favore di Venezia la quale nel 1573 firmò una pace con gli ottomani con la quale rinunziò a Cipro e si garantì la ripresa dei commerci con l’Oriente. Nel 1578 anche la Spagna stipulò una tregua con l’impero ottomano.

15.11 La rivolta nei Paesi Bassi

Proteste contro l’Inquisizione. Filippo fu estraneo alla terra alla quale era legato il padre, le province unite, chiamate Paesi Bassi. Queste province furono legate solo nel 1548 ma erano di fatto autonome: ogni provincia aveva un governatore, statolder. Filippo nominò governatrice Margherita, figlia di Carlo V, moglie del duca di Parma Ottavio Farnese, coadiuvata da Antoine Perrenot, dal 1561 cardinale di Granvelle. In queste zone si erano formati nuclei di anabattisti, luterani e calvinisti e durante il regno di Carlo V vi furono condanne a eretici che non suscitarono reazioni; queste arrivarono quando Granevelle decise di intensificare la lotta all’eresia con l’introduzione dell’Inquisizione: la presenza di un tribunale straniero presentava una grave limitazione del potere delle province e i ceti dirigenti ribellandosi otennero la destituizione di Granvelle. Il 5 aprile 1566 un gruppo di nobili fiamminghi si presentò in armi nel palazzo della reggente a Bruxelles chiedendo l’abolizione dell’Inquisizione (guadagnandosi il soprannome di pezzenti). La reggente fu obbligata a sospendere le leggi anti eretiche e approfittando di ciò molti calvinisti si abbandonarono ad atti vandalici contro le immagini sacre: Filippo inviò le truppe comandate dal duca d’Alba che promossero una dura repressione. Fu l’inizio della rivolta capeggiata da Guglielmo d’Orange. I ribelli non erano in grado di fronteggiare l’esercito spagnolo su terra ma l’azione della flotta corsara dei pezzenti del mare fu decisiva: essi bloccarono le coste costringendo gli spagnoli a rifornire l’armata per la lunga e costosa via terra da Genova attraverso Milano. A fine 1572 resistevano solo due province Zelanda e Olanda che nominarono governatore Guglielmo che decise di convertirsi al calvinismo.

15.12 Guerre di religione in Francia

Affermazione degli ugonotti. La morte di Enrico II nel 1559 aprì un periodo di debolezza causato dalla giovane età dei suoi figli e dalla divisione religiosa. Infatti si erano formate in Francia comunità di calvinisti, chiamati ugonotti che nonostante la repressione di Enrico II, che portò numerose condanne a morte del Parlamento (al quale era affidata la lotta all’eresia in Francia), festeggiarono nel 1559 a Parigi il loro primo sinodo nazionale in modo clandestino. Il calvinismo, si diffuse in tuto il paese ma principalmente nella Navarra francese, nella Linguadoca e nel Delfinato e in tutte le classi, soprattutto tra i nobili che videro nella religione riformata un’occasione per approfittare della debolezza della monarchia e riconquistare spazi nella vita politica. Si schierarono a fianco dei calvinisti la regina di Navarra, Giovanna d’Albret, moglie di Antonio Borbone e la famiglia Montmorency-Chatillon alla quale apparteneva il vero capo politico ugonotto, Gaspard de Coligny. A difesa dell’ortodossia cattolica vi era la famiglia Guisa. Caterina de Medici. A Enrico successe il figlio maggiore Francesco II, sposato con Mary Stuart, ma morì dopo un anno lasciando così il trono al fratello Carlo IX; egli aveva però solo 10 anni e il potere fu assunto da sua madre, Caterina de’ Medici che perseguì una politica di concordia religiosa. A tal fine concesse ai calvinisti il culto privato entro le mura urbane e quello pubblico fuori dalle città con l’editto di Saint Germain del gennaio 1562; la decisione provocò una reazione cattolica culminata con la strage di ugonotti durante i loro riti da parte delle truppe del duca di Guisa: questo evento, il massacro di Vassy (1 marzo 1562) fu l’atto di inizio delle guerre di religione che durarono 36 anni in otto diverse fasi. Rafforzamento del partito ugonotto. Caterina per bilanciare lo strapotere dei Guisa fece ampie concessioni agli ugonotti che ottennero nella pacificazione di Saint-Germain del 1570 la libertà di culto, coscienza e 4 piazzeforti tra le quali La Rochelle. Seguì a questa pace un rafforzamento del partito ugonotto: Coligny fu ricevuto a corte e a conferma del peso politico del partito ugonotto fu concordato il matrimonio tra Margherita, sorella di Carlo, e Enrico di Borbone diventato re di Navarra. La strage della notte di San Bartolomeo. I Guisa, col consenso di Caterina, che intendeva bilanciare l’eccessiva forza ugonotta, organizzarono un attentato a Coligny che rimase solo ferito; i Guisa deciso allora di farla finita e avviarono un massacro dei calvinisti presenti in massa a Parigi per il matrimonio: duemila ugonotti furono ammazzati, Enrico di Borbone ebbe salva la vita convertendosi al cattolicesimo. Alla notte di S.Bartolomeo seguirono altri massacri di ugonotti. Uno stato nello stato. Gli ugonotti si erano organizzati come uno stato nello stato con una propria forza militare e solide piazzeforti: alla loro testa si pose Enrico di Navarra che nel 1576 fuggì da corte e ritornò alla fede calvinista. I cattolici organizzarono una lega santa capeggiata dal duca di Guisa. Si sviluppò però anche un orientamento che aspirava alla pacificazione: nacque così il partito dei politiques, cattolici moderati che individuarono l’unica via d’uscita dalle guerre di religione nel rafforzamento della monarchia.

15.13 L’Inghilterra di Elisabetta I

sostenuta dalla Spagna, e attirò in un tranello nel castello di Blois, Enrico di Guisa facendolo assassinare (1588); quindi si alleò con Enrico di Borbone col quale nel luglio 1589 pose l’assedio a Parigi. Il primo agosto fu assassinato a sua volta e prima di morire indicò come successore proprio il Borbone. Naturalmente la presenza di calvinista sul trono di Clodoveo era una novità inaudita che contrapponeva la fedeltà al re e quella alla chiesa. Enrico pose un altro assedio alla capitale mentre Filippo II interveniva con le sue truppe dai Paesi Bassi. Enrico si pose dunque non come capo di una fazione ma come difensore della Francia contro la Spagna. Enrico IV. La decisione di convertirsi al cristianesimo (Parigi val bene una messa) e la cerimonia della consacrazione, avvenuta a Chartres nel 1594, crearono le condizioni per la fine delle guerre: il re non era eretico e cadeva la necessità di combatterlo. Il 22 marzo 1594 Enrico di Borbone, col nome di Enrico IV entrò a Parigi e fu riconosciuto sovrano da tutte le province e l’anno seguente dal papa: Enrico poté respingere l’intervento spagnolo e stipulare nel 1598 la pace di Vervins che ribadiva le clausole di Cateau Cambresis. Editto di Nantes. Nello stesso anno il re emanò l’editto di Nantes che pose fine alle guerre di religione. Il cattolicesimo era la religione di stato ma i calvinisti ottennero libertà di culto e coscienza in tutta la Francia a eccezione di Parigi; a garanzia di ciò furono date 100 piazzeforti agli ugonotti che li rendevano uno stato nello stato. Era una novità assoluta poiché la libertà di coscienza era garantita agli individui e non ai sovrani come nella pace di Augusta.

15.16 L’invincibile armata

Il fallito attacco. Il sostegno dato a Elisabetta gli ugonotti e ai ribelli olandesi accrebbe la tensione con Filippo che invano propose alla regina il matrimonio. Elisabetta rifiutò tutti i pretendenti e si occupò nel consolidamento del regno che conosceva una crescita demografica, importanti trasformazioni nell’agricoltura e uno slancio delle attività manifatturiere. Altro motivo di contrasto con la Spagna fu la guerra del mare: Francis Drake, pirata inglese e autore della seconda circumnavigazione del globo, attuò incursioni nei possedimenti spagnoli in America, assalì i convogli spagnoli che portavano in patria i metalli preziosi e attaccò il porto di Cadice nel 1587. Nello stesso anno Elisabetta condannò a morte Mary Stuart accusata di tessere intrighi con Filippo il quale promosse automaticamente l’attacco che prevedeva che una flotta prendesse il controllo della Manica per poi sbarcare in Inghilterra un corpo di spedizione che si stava preparando nelle Fiandre sotto la guida di Alessandro Farnese. La flotta di 180 navi partita da Lisbona fu dispersa da una tempesta e attaccata dalle veloci e leggere navi inglesi , più piccole dei galeoni spagnoli. L’appuntamento con le truppe di Farnese fallì e le navi furono costrette a circumnavigare le isole britanniche: tornarono 67 navi e un terzo degli uomini morì.

15.17 Il declino della Spagna

Rivolte e bancarotte. Al fallimento della politica estera si aggiunse il problema interno del separatismo di Aragona e Catalogna che si facevano scudo dei tradizionali fueros, i privilegi per opporsi alle ingerenze del centralismo castigliano. Nel 1591 Filippo dovette reprimere con la forza una rivolta in Aragona. Molto grave era la situazione finanziaria come dimostra l’ennesima

bancarotta nel 1596. L’afflusso di metalli quando arrivava era già impegnato per la restituzione di prestiti o a finanziare guerre. Pesavano anche le condizioni dell’economia: l’agricoltura era limitata dall’allevamento della Mesta, controllata dall’alta nobiltà, e non assicurava il fabbisogno di cereali che andavano comprati all’estero. L’industria tessile dei pannilani e della seta conobbe un declino. Tramonto della Spagna imperiale. Filippo II morì nel 1598, dopo la pace di Vervins e appariva chiaro che la stagione imperiale della Spagna era ormai tramontata.