






Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
i dazi in economia politica
Tipologia: Dispense
1 / 12
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!







Abbiamo visto che il commercio internazionale nella maggior parte dei casi avvantaggia i paesi che sono inseriti in questo circuito, ma è pur vero che i paesi a volte hanno interesse a proteggere alcuni settori o alcune industrie in particolare o per motivi storici (come il protezionismo dell’Inghilterra per i prodotti agricoli, le famose Corn Laws) o per motivi strategici (come industrie di armamenti). A tal fine gli Stati impongono delle restrizioni al libero commercio le cui più importanti sono rappresentate dai dazi. Un dazio è infatti una tassa all’importazione di un bene; esso può essere specifico se consiste di un ammontare fisso di tassa su ogni unità di bene, ad esempio L. 10.000, oppure ad valorem se consiste di una percentuale del valore come ad esempio il 6%. Esistono anche i dazi all’esportazione che sono imposte sui beni esportati e sono in uso soprattutto nei paesi in via di sviluppo sulle loro esportazioni per ottenere maggiori entrate e perché sono facili da riscuotere. I dazi hanno raggiunto il loro livello massimo negli anni trenta e nel corso del tempo hanno subito drastiche riduzioni fino ad arrivare al giorno d’oggi a livelli non superiori al 5% ove non sono stati eliminati; nel settore agricolo invece sono ancora presenti in maniera consistente a volte accompagnati anche da altri tipi di barriere di tipo quantitativo; infatti in questi ultimi decenni si è assistito ad una sostituzione da parte dei governi di barriere di tipo tariffario a quelle di tipo non tariffario. Citando una frase utilizzata dagli Stati Uniti per descrivere il commercio tra loro e il Giappone è che il commercio tra paesi è un campo da gioco tra i beni nazionali e i beni esteri che non è ancora perfettamente spianato, ma neppure ormai eccessivamente pendente. Se ipotizziamo due paesi, l’est e l’ovest in cui entrambi consumano grano, non gravato da alcun costo di trasporto e da alcuna spesa per la differenza di valute che invece si intendono per semplicità essere le stesse, dove all’interno di ogni paese si opera in concorrenza perfetta per cui la domanda e l’offerta sono semplici funzioni del prezzo, si può notare che uno scambio tra i due paesi è possibile soltanto se i prezzi del grano sono diversi; supponiamo che il prezzo del grano sia inferiore nell’ovest. Se ipotizziamo che sia possibile il commercio internazionale allora gli operatori cominceranno a trasferire il grano dall’ovest verso l’est. In questo caso l’esportazione del grano farà aumentare il prezzo nell’ovest e diminuire nell’est fino a quando i prezzi non si allineeranno. A questo punto, al fine di determinare il prezzo e le qtà scambiate a livello mondiale definiamo due nuove curve e cioè la domanda di importazioni e l’offerta di esportazioni che si ricavano dalle curve di domanda e offerta dei rispettivi paesi. La domanda di importazioni rappresenta l’eccesso di domanda rispetto all’offerta del bene ed è descritta dal grafico sottostante.
Quando il prezzo è P1, quindi basso, i consumatori richiedono D1 mentre i produttori producono soltanto S1; in questo caso la domanda di importazioni è D1-S1 indicata nel grafico a destra. Se consideriamo un prezzo superiore pari a P2 i consumatori dell’est domanderanno D2 mentre i produttori produrranno S2; in questo caso la domanda di importazioni si riduce in D2-S2. Se il prezzo è quello di equilibrio interno, pari a Po allora l’offerta copre totalmente la domanda e non c’è alcuna importazione. Deriviamo ora l’offerta di esportazioni da parte dell’ovest.
In corrispondenza del prezzo P1 i produttori offrono S1 mentre i consumatori domandano soltanto D1, in questo modo si rendono disponibili per l’esportazione S1-D1 unità al prezzo appunto P1. Se il prezzo è più elevato (P2) invece i produttori producono S2 unità e i consumatori domandano D2 per cui l’esportazione sarà S2-D2, più elevata. Se il prezzo è invece quello di equilibrio interno in cui la domanda è uguale all’offerta, allora non si liberano beni da esportare e l’esportazione sarà pari a zero. A questo punto è facile derivare l’equilibrio mondiale del settore del grano ipotizzando che il mercato sia costituito soltanto da due paesi.
L’equilibrio mondiale si stabilisce quando la domanda di importazioni da parte dell’est è uguale all’offerta di esportazioni da parte dell’ovest, cioè quando le due curve si intersecano: il prezzo di equilibrio sarà Pe e la qtà sarà Qe. E’ interessante alla luce di quanto visto (cioè una analisi di equilibrio generale) vedere l’effetto di un dazio nel meccanismo di equilibrio parziale e per fare ciò esaminiamo il sistema economico dell’est. Nell’est in condizioni di chiusura al commercio il prezzo sarebbe stato Po; in condizioni di libero scambio invece il prezzo sarebbe sceso a causa della concorrenza effettuata dall’ovest per cui al prezzo P1 il paese avrebbe richiesto D1 e prodotto S1 con un incremento della domanda, un decremento dell’offerta e un incremento del commercio sotto forma di importazioni. Se il paese avesse imposto un dazio, pari alla differenza tra P 2 e P 1, la domanda sarebbe scesa a D 2 mentre la produzione sarebbe salita a S 2 con un prezzo pari a P 2; vediamo che il commercio
soprastante la funzione di offerta fino al prezzo effettivo dell’ultima unità; quindi nel caso di applicazione del dazio e dell’aumento del prezzo da P1 a P2 è data dall’area contrassegnata dall’area a : per ogni qtà compresa tra S1 e S2 il prezzo è quello di S2 = P2 mentre il produttore si sarebbe accontentato anche di prezzi inferiori sulla funzione di offerta. Allora i produttori a seguito del dazio percepiscono un prezzo superiore e quindi vedono aumentare il proprio surplus. Va ora considerata la presenza di un terzo operatore: lo Stato, che presenta un vantaggio a seguito dell’imposizione della tassa, per cui il vantaggio è dato dalla tassa per unità di prodotto (dazio) che viene applicata ad ogni unità importata moltiplicata per le qtà importate. Dal momento che le qtà importate diminuiscono a seguito della tassa ma aumenta il prezzo, l’area relativa al vantaggio dello Stato è dato dall’area c nel grafico. Sia il gettito tariffario dello stato che il surplus del produttore rappresentano il trasferimento di reddito tra membri del paese a svantaggio dei consumatori. I triangoli infine b e d rappresentano una sorta di costo sociale per la collettività dovuto al fatto che l’applicazione di un dazio comporta un costo generale in termini di efficienza: il triangolo b (distorsione nella produzione) mostra che le qtà presenti in quel triangolo potrebbero essere prodotte ad un costo e quindi ad un prezzo inferiore, che sarebbe quello estero; ma poiché l’inserimento di una tassa ha reso più conveniente la produzione del bene oggetto del dazio all’interno, vuol dire, nel caso considerato di completo utilizzo delle risorse che inputs utilizzati nella produzione del bene esportato saranno trasferiti nella produzione del bene importato e quindi i costi aumentano; in altre parole si può dire che i produttori producono una qtà troppo elevata del bene in relazione agli inputs 4. Questo fatto modifica anche il prezzo del bene importato rispetto al prezzo del bene esportato per cui si modificano anche le abitudini di consumo; nel triangolo d infatti per le qtà comprese, il prezzo pagato potrebbe essere inferiore se il prodotto fosse importato mentre i consumatori sono costretti a consumarne di meno a vantaggio della meno efficiente produzione interna (distorsione nel consumo); sempre in altre parole si può dire che i consumatori consumano una qtà troppo piccola del bene rispetto a ciò che avrebbero potuto consumare. E’ interessante osservare che i costi dell’applicazione di un dazio non sono soltanto quelli indicati ma sono maggiori: ricordiamo i costi amministrativi per la riscossione del dazio (dogane e relativo personale, vigilanza per l’evasione ecc.); queste spese andranno a ridurre l’area delle entrate fiscali dello stato. L’applicazione dei dazi da parte degli Stati è servita nel tempo a proteggere certamente settori interni rispetto alla concorrenza internazionale e si può misurare quanto il dazio incide sulle
4 In sostanza si tratta di un sussidio che i consumatori cedono ai produttori e ciò consente loro di aumentare la produzione.
distorsioni del mercato e quindi quanto protegge le imprese locali: si può misurare il grado effettivo di protezione. Esso dipende dallo stadio produttivo in cui interviene la tassa: non è la stessa cosa applicare la tassa all’importazione degli inputs (capitale e lavoro), di beni intermedi (materie prime, semilavorati) o in uno stadio di produzione più avanzato. Del resto i dazi si applicano ai beni finali ma ciò comporta spostamenti delle risorse da un settore all’altro. Il dazio nominale interessa i consumatori poiché indica di quanto aumenta il prezzo del bene, mente il dazio effettivo interessa i produttori. A volte il dazio viene applicato solo sull’importazione del bene finale e non sulle materie prime per agevolare la produzione in loco (ad esempio le automobili giapponesi negli anni ’80 ma non i componenti in modo da agevolare le fabbriche europee). Riprendendo un esempio di Dominick Salvatore, se ipotizziamo che occorrano $80 di cotone per fabbricare un abito che può essere venduto in condizioni di libero scambio a $100 e su cui si applica un dazio di $10, si può vedere l’effetto finale: il dazio nominale in questo caso è di $10 o del 10% che interessa il consumatore poiché vede che il prezzo lievita di $10. Per il produttore invece il discorso è diverso: il valore aggiunto del produttore è di $20 5 su cui incide un dazio di $ che corrisponde ad una percentuale del 50% sul processo lavorativo. In questo caso a seguito di un dazio nominale del 10% abbiamo un dazio effettivo (grado di protezione) del 50% il che è molto di più. In sostanza i concorrenti esteri devono competere all’interno del paese che ha applicato il dazio con un costo per la produzione dell’abito (escluso il tessuto) della metà rispetto alle imprese locali e ciò le taglia fuori dalla competizione. Il tasso effettivo di protezione si ricava dalla seguente formula: dove V rappresenta il valore aggiunto oppure il prezzo interno in condizioni di libero scambio, V’ il valore aggiunto o il prezzo in presenza del dazio. Se p rappresenta il prezzo internazionale, a 1p+a2p +....anp = F 05 3a ip rappresentano gli inputs a1,a2,an che occorrono alla produzione, moltiplicati per il
loro rispettivo prezzo: il costo di produzione sarà quindi dato dalla sommatoria dei costi dei singoli inputs 6. Il valore aggiunto di ogni bene sarà dato dalla differenza tra il prezzo del bene e il costo complessivo per produrlo: V=p-p F 05 3ai = p(1- F 05 3ai ); se si applica un dazio sulle importazioni del bene il valore aggiunto sarà: V’=p(1+t)- p F 05 3ai dove t è il dazio nominale ad valorem sulle importazioni. Sostituendo i valori nell’equazione principale otteniamo: ;
5 Dalla macroeconomia ricordiamo che il valore aggiunto è dato dalla somma delle remunerazioni dei fattori produttivi primari. 6 I coefficienti tecnici di utilizzo dei fattori si intende costante
produttori interni, che diminuisce il VA e quindi di fatto non protegge il settore interno. In altre parole accade che il dazio ha fatto aumentare talmente il bene intermedio o l’input (che ricordiamo costituisce un costo per l’impresa) rispetto al prezzo del bene finale che il settore che si voleva proteggere si trova in una condizione peggiore rispetto alla situazione pre-dazio (tasso effettivo di protezione negativo). Esempio: t =40%, ai (rapporto tra costi dell’input importato e prezzo del bene)=50%, ti = (dazio nominale sull’input importato):
Vediamo ora l’effetto di un dazio nel caso di un paese piccolo : questo è il caso in cui il paese non può influenzare i termini di scambio e se impone un dazio il prezzo interno del bene aumenta esattamente dell’importo del dazio sia per i produttori che per i consumatori ma il prezzo internazionale non varia. C’è però una differenza dal momento che il prezzo del bene aumenta ma non tutto l’importo viene percepito dai produttori poichè il dazio viene introitato dallo Stato: in questo modo il prezzo aumenta per i consumatori ma i produttori devono sempre produrre al prezzo originario. Se torniamo al nostro esempio originario e ipotizziamo che l’est produce acciaio e tessuto e ponga un dazio sulle importazioni di tessuto avremo la seguente situazione.
Il paese produce in assenza di dazi al punto di tangenza tra la frontiera della produzione e la linea di isovalore che definisce il vincolo di bilancio dell’economia con pendenza -Pt/Pa, indicato con il punto B sul grafico; attraverso lo scambio il consumo si attesta sulla più elevata curva di indifferenza nel punto E. Se lo Stato impone un dazio t sulle importazioni di tessuto, il prezzo del tessuto per i consumatori e i produttori diventa Pt(1+t), la pendenza della linea di isovalore diventa -Pt(1+t)/Pa, cioè più rigida e individua un livello di produzione nel punto F dove i produttori aumentano la qtà del tessuto e diminuiscono quella di acciaio. Essi consumano nel punto E’ sulla curva di indifferenza I che è decisamente inferiore rispetto alla III della situazione di libero scambio dal momento che il tessuto costa di più e se ne può consumare una qtà inferiore.
Allora per vedere gli effetti dell’imposizione del dazio in termini di benessere del paese occorre sapere cosa lo Stato ci fa delle somme incassate per il dazio: se ipotizziamo che egli spende le somme per scopi sociali o riduce le tasse, allora possiamo vedere gli effetti del dazio. Se lo Stato ridistribuisce gli introiti alla collettività, allora la situazione può cambiare: in questo caso il vincolo di bilancio dei consumatori non è più -Pt(1+t)/Pa poiché essi hanno avuto delle riduzioni su tasse, prelevamenti e contributi che ne hanno fatto aumentare il reddito disponibile e quindi possono spendere di più e allora il vincolo ritorna ad essere -Pt/Pa. Questa situazione fa ritornare a livello originario la pendenza della linea di isovalore però passante per il punto F; che va a definire un equilibrio nel punto E’’ con una curva di indifferenza di ordine superiore II; nel punto E’’ si incontrano le linee tratteggiate con pendenze rispettivamente prima del dazio e dopo il dazio: la spiegazione di ciò deriva dal fatto che la linea di isovalore con pendenza dopo il dazio comporta che il rapporto tra i prezzi dei beni è quello con la nuova situazione, ma la funzione subisce una traslazione verso destra per una sorta di effetto reddito dal momento che lo stato ridistribuisce in qualche forma le somme prelevate. L’altra linea di isovalore che si incontra nel punto E’’ ha la pendenza prima del dazio (-Pt/Pa) e dipende dal fatto che l’imposizione del dazio comporta comunque una riduzione delle qtà consumate di T rispetto ad A a seguito del l’aumento del prezzo quindi con una riduzione del benessere rispetto alla situazione di libero scambio dal momento che il vincolo di bilancio passante per il punto F è inferiore a quello passante per il punto B 7.
Possiamo evidenziare: 1) l’effetto produzione che consiste nel passaggio da B a F con un aumento della produzione di T e una diminuzione della produzione di A; 2) l’effetto consumo che consiste nel passaggio da E a E1 (se lo stato incassa il dazio) o a E2 (se lo stato ridistribuisce), quindi una diminuzione del consumo del bene protetto; 3) l’effetto sul volume del commercio in cui diminuiscono le importazioni e diminuiscono le esportazioni; 4) effetto entrate fiscali che si determina dal raffronto tra il valore del prodotto nazionale al costo dei fattori e il valore della spesa aggregata dei consumatori. Poiché il paese produce in F, il valore della produzione (ai prezzi interni) è dato dalla Pt(1+t)/Pa e ad es. in termini di T dall’intercetta nel punto G 8. Il valore della spesa dei consumi (sempre a prezzi interni) è dato dalla funzione parallela e in termini di T dall’intercetta H. La differenza tra il valore della spesa e quello della produzione è dato proprio dal dazio che rappresenta il maggiore esborso da parte dei consumatori rispetto a ciò che si produce; 5) effetto sul benessere sociale che si vede la fatto che si è passati da una curva di benessere III nella situazione pre-dazio ad una di livello II dopo l’applicazione del dazio.
7 E’ vero anche che il passaggio dal punto E’ al punto E’’ comporta una sorta di effetto sostituzione se il rimborso si intende dato per l’acquisto del tessuto.
8 Il valore del prodotto nazionale (Y) nell’est è dato da: Y=Pt(1+t)TE+PaAE
Infatti l’est per 0F qtà di tessuto non può più pagare con la qtà di acciaio di prima ma soltanto con 0C unità di acciaio dal momento che ED deve versarlo allo stato. In altri termini gli operatori sono disposti a esportare 0C di acciaio in cambio di 0F di tessuto in quanto ED devono versarlo allo stato. Ciò presuppone dal punto di vista grafico uno spostamento della curva di domanda reciproca dell’est dalla 1 alla 2 e quindi un nuovo punto di equilibrio E’. Mentre le importazioni di tessuto diminuiscono di poco, le esportazioni di acciaio per compensare diminuiscono di molto. Come si vede dal grafico le qtà esportate ed importate dall’est sono diminuite rispetto a quelle individuate dal punto E, provocando quindi certamente una diminuzione di benessere per entrambi i paesi che commerciano, ma si può vedere sempre dal grafico che la semiretta passante per E’ presenta una pendenza inferiore e ciò sta a significare che Pt/Pa è diminuito e quindi è migliorata la ragione di scambio dell’est, cosa che fa migliorare il benessere del paese che ha imposto il dazio; quindi la prima cosa che possiamo dire e che il dazio ha provocato effetti contrastanti nel benessere del paese che lo ha imposto; bisogna vedere se l’effetto positivo della ragione di scambio è superiore all’effetto negativo della riduzione del commercio. Non dobbiamo confondere però il benessere misurato dallo Stato con quello dei cittadini: lo Stato nella sua globalità presenta una ragione di scambio migliorata rispetto a prima dovuta graficamente dallo spostamento della semiretta verso il basso; ma se vediamo il grafico possiamo evidenziare che quando l’est scambia OC unità di acciaio, ottiene in cambio CE’ unità di tessuto delle quali però soltanto CB vanno ai consumatori e ai produttori poiché la qtà BE’ è incassata direttamente dallo Stato oppure è versata dagli operatori allo Stato 11. Ciò comporta che la semiretta indicante la ragione di scambio dei produttori e consumatori dell’est è quella passante per B che presenta un peggioramento della ragione di scambio: ciò significa che per ogni unità di acciaio ora ottengono una qtà inferiore di tessuto^12.
Ora ci chiediamo quanto l’applicazione di un dazio migliora il benessere del paese che lo applica. Abbiamo visto che gli effetti sono 1) positivi nel senso che migliorano la R.d.s. e 2) negativi per quanto riguarda la diminuzione del commercio internazionale. Allora, partendo da una situazione di libero scambio, se un paese applica un dazio il suo benessere aumenta fino a quando il beneficio del miglioramento della R.d.s. supera il costo della diminuzione del commercio: dopo una certa aliquota di dazio quindi il benessere comincia a peggiorare. Allora è importante determinare il 11 Ciò è vero in quanto abbiamo detto che la differenza tra la curva di domanda reciproca 1 e la 2 è data proprio dal valore del dazio (ad esempio 25%).
12 Dazi alle importazioni e sussidi alle esportazioni provocano mutamenti opposti alle R.d.s. Consideriamo una tariffa sulle importazioni. Il prezzo delle importazioni al netto del dazio doganale varia se il paese che lo impone è grande e la R.d.s. tende a migliorare. Se è piccolo rispetto alla dimensione del mercato non si ha alcuna differenza. Il contrario avviene per un paese grande che sussidia le sue esportazioni e che va incontro ad un peggioramento delle sue R.d.s., mentre un paese piccolo che adotta la stessa politica non soffre alcun peggioramento. La nozione di piccolo e grande va riferita a un settore industriale rispetto al mercato internazionale. Ad esempio, la Svizzera è un paese piccolo, ma se sussidiasse le esportazioni di orologi peggiorerebbe la sua R.d.s. perché la sua industria di orologi è grande rispetto al mercato internazionale.
cosiddetto dazio ottimo. Esso è quel dazio che massimizza i benefici risultanti dal miglioramento della R.d.s. al netto del peggioramento del volume del commercio. Per poter determinare il dazio ottimo dobbiamo modificare la struttura delle curve di indifferenza collettive che, come sappiamo indicano il grado di benessere di un paese. Se consideriamo il paese aperto al commercio e quindi il benessere deriva dalla qtà di importazioni che riesce a ottenere con le proprie esportazioni, allora esse avranno un andamento crescente, curvilineo e concavo verso l’asse delle importazioni. Ciò perché mano a mano che aumentano le qtà importate devono aumentare quelle esportate per mantenere lo stesso benessere (spiegazione del fatto che sono crescenti) mentre all’aumento delle qtà importate diminuisce l’utilità marginale delle stesse e queste qtà devono essere compensate da qtà inferiori di esportazioni poiché l’utilità aumenta, il tutto per mantenere inalterato il livello di benessere del paese (spiegazione della concavità). Quindi le curve di benessere più elevate vanno dall’alto versoil basso per l’est e dal basso verso l’alto per l’ovest. Esaminiamo il grafico dove il punto di equilibrio è E dove si intersecano le curve di benessere dell’est e dell’ovest (poiché c’è libero commercio). Se ipotizziamo che l’est imponga un dazio, la sua curva di domanda reciproca si sposta dalla 2 alla 2. Il nuovo punto di equilibrio internazionale, come sappiamo è E dove l’est gode di un benessere maggiore a causa del miglioramento della ragione di scambio e adesso anche dal fatto che tocca una curva di benessere superiore, cioè è passato dalla I1 alla I2. Ma è altrettanto vero che l’ovest ha peggiorato la propria condizione di benessere passando dalla curva di benessere I3 alla I4 13.
Ora chiediamoci qual’è il dazio ottimo: esso è quel dazio che sposta la curva di domanda reciproca verso il basso in maniera tale che la curva di benessere che si realizza sia tangente, oltre alla curva di domanda reciproca nuova che si realizza ma contemporaneamente anche alla curva di domanda reciproca dell’altro paese. Ciò come si vede dal grafico è quanto avviene nel punto E* con la curva di benessere I2. La spiegazione sta innanzitutto nel fatto che ogni paese può, attraverso l’imposizione di un dazio spostare la propria curva di domanda reciproca, ma non può intervenire su quella dell’altro paese che quindi deve essere presa come dato esogeno, anzi meglio come vincolo. Quindi la situazione ottima è rappresentata dalla massima soddisfazione raggiungibile, in termini di curva di benessere 14 , con il vincolo dovuto dalle esigenze dell’altro paese e ciò avviene
proprio nel punto E*.
13 Il fatto che l’est migliori e l’ovest peggiori è una ulteriore conferma che il punto E di equilibrio iniziale, che corrisponde al libero commercio, è un ottimo paretiano per cui il benessere di uno può aumentare soltanto a scapito dell’altro. Inoltre non possiamo dire se il benessere del mondo è migliorato o peggiorato.
14 Vediamo che questo livello di benessere supera anche quello espresso dal libero scambio.