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Dazi e Barriere al Commercio Internazionale: Analisi e Strategie, Appunti di Diritto ed economia politica

Una panoramica dettagliata dei dazi e delle barriere al commercio, strumenti utilizzati per proteggere i mercati interni e regolare il commercio internazionale. Vengono esaminati i diversi tipi di dazi, come quelli protettivi e fiscali, e le barriere para tariffarie, incluse le proibizioni e i contingentamenti. Anche le deroghe economiche e non economiche, le barriere tecniche al commercio (tbt) e l'importanza degli accordi commerciali dell'ue. Infine, vengono trattati concetti come outsourcing, automazione, economia sommersa e il ruolo della pubblica amministrazione nell'economia, offrendo una visione completa delle politiche economiche e commerciali.

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 21/06/2025

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TEMA 3 LA POLITICA COMMERCIALE INTERNAZIONALE
Commercio internazionale è il grado di apertura dell'economia Nazionale ai paesi esteri.
L'insieme dei provvedimenti con cui le autorità pubbliche regolano i rapporti con altri Stati
sono politiche commerciali.
liberista: massima apertura di scambi internazionali, più usata, benefici a lungo
termine: ottimizza la locazione delle risorse mondiali, riduzione generale dei prezzi,
più qualità, spinta alle innovazioni.
A capo protetto da un World Trade organization rappresenta il 90% del commercio
mondiale, amministra e applica varie accordi ,forum per negoziatori risolve e dispute
commerciali e controlla le politiche commerciali nazionali. A come principi chiave:
non discriminazione, riduzione delle tariffe doganali, concorrenza corretta, più
sviluppo.
protezionistica: minima apertura a scambi per difendere gli interessi nazionali.
Aspetti positivi a breve termine: favorire la crescita di nuove Industrie all'interno del
paese, regolare la bilancia dei pagamenti, difendere settori in crisi per la
concorrenza. Aspetto negativo a lungo termine perché crea un ambiente economico
troppo protetto punto e a capo.
Ha due tipi di barriere due tipi di barriere:
barriere tariffarie :ovvero dazi doganali per l'importazione
i dazi doganali sono tributi prelevati obbligatoriamente quando la merce
passa la frontiera e pagate ad appositi uffici le dogane .Ci sono diversi tipi di
dazi,divisi per fine:
scopo e possono essere:
-protettivi per proteggere le produzioni del mercato interno,
- fiscali solo per guadagnare e non proteggere il mercato interno.
Calcolo possono essere
-specifici calcolati su unità specifiche,
-ad valorem sul valore della merce, misti ovvero un mix dei due
precedenti.
Per destinazione abbiamo
-importazione ovvero per le merci che entrano ed
-esportazione per le merci che escono Ovviamente ha un'importanza
strategica.
per rapporti,
- autonomi determinati in maniera indipendente per ciascuno stato,
-preferenziali per agevolare determinati paesi
-differenziali per proteggere la merce del proprio Paese
-ritorsione per vendicarsi
-anti dumping per concorrenza sleale ovvero prezzi troppo bassi
-antisovvenzioni per merci che hanno beneficiato di sovvenzioni dallo
Stato. protezionistica: minima apertura a scambi per difendere gli
interessi nazionali.
barriere non tariffarie Con l'espressione barriere non tariffarie ci si riferisce a
tutti i provvedimenti diversi dai dazi che hanno lo scopo di ostacolare le
importazioni.
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TEMA 3 LA POLITICA COMMERCIALE INTERNAZIONALE

Commercio internazionale è il grado di apertura dell'economia Nazionale ai paesi esteri. L'insieme dei provvedimenti con cui le autorità pubbliche regolano i rapporti con altri Stati sono politiche commerciali. ● liberista: massima apertura di scambi internazionali, più usata, benefici a lungo termine: ottimizza la locazione delle risorse mondiali, riduzione generale dei prezzi, più qualità, spinta alle innovazioni. A capo protetto da un World Trade organization rappresenta il 90% del commercio mondiale, amministra e applica varie accordi ,forum per negoziatori risolve e dispute commerciali e controlla le politiche commerciali nazionali. A come principi chiave: non discriminazione, riduzione delle tariffe doganali, concorrenza corretta, più sviluppo. ● protezionistica: minima apertura a scambi per difendere gli interessi nazionali. Aspetti positivi a breve termine: favorire la crescita di nuove Industrie all'interno del paese, regolare la bilancia dei pagamenti, difendere settori in crisi per la concorrenza. Aspetto negativo a lungo termine perché crea un ambiente economico troppo protetto punto e a capo. Ha due tipi di barriere due tipi di barriere: ● barriere tariffarie :ovvero dazi doganali per l'importazione i dazi doganali sono tributi prelevati obbligatoriamente quando la merce passa la frontiera e pagate ad appositi uffici le dogane .Ci sono diversi tipi di dazi,divisi per fine: ● scopo e possono essere:

  • protettivi per proteggere le produzioni del mercato interno,
  • fiscali solo per guadagnare e non proteggere il mercato interno. ● Calcolo possono essere
  • specifici calcolati su unità specifiche,
  • ad valorem sul valore della merce, misti ovvero un mix dei due precedenti. ● Per destinazione abbiamo ● - importazione ovvero per le merci che entrano ed ● - esportazione per le merci che escono Ovviamente ha un'importanza strategica. ● per rapporti,
  • autonomi determinati in maniera indipendente per ciascuno stato,
  • preferenziali per agevolare determinati paesi
  • differenziali per proteggere la merce del proprio Paese
  • ritorsione per vendicarsi
  • anti dumping per concorrenza sleale ovvero prezzi troppo bassi
  • antisovvenzioni per merci che hanno beneficiato di sovvenzioni dallo Stato. protezionistica: minima apertura a scambi per difendere gli interessi nazionali.

● barriere non tariffarie Con l'espressione barriere non tariffarie ci si riferisce a tutti i provvedimenti diversi dai dazi che hanno lo scopo di ostacolare le importazioni.

Ci sono diversi tipi: ● le barriere para tariffarie che si basano sul pagamento di una piccola somma di denaro sotto forma di tassa doganale e di oneri sull'import poi abbiamo ● la proibizione che è un'interdizione e incondizionata dell'import, ● il contingentamento consiste nello stabilire una quantità massima di una specifica tipologia di beni importabile nel paese. Di norma proibizioni coinvolgimento sono vietati dal WTO ma ci sono delle deroghe: ● deroghe non economiche ci sono restrizioni su alcuni prodotti per salvaguardare magari la morale pubblica l'ambiente e la salute , ● deroghe economiche per mantenere l'equilibrio nella bilancia dei pagamenti, ● deroghe per i paesi in via di sviluppo, e sono previste per paesi in via di sviluppo che per limitare le importazioni in massa che possono creare ulteriori danni ai produttori interni.

● barriere tecniche al commercio che consistono in tutte quelle regole di carattere tecnico creati dai governi nazionali allo scopo di proteggere il mercato interno consistono in norme tecniche o standard, le norme tecniche definiscono le caratteristiche dei prodotti come misure e l'osservanza di queste è obbligatoria, poi abbiamo gli standard che sono documenti approvati da un organismo riconosciuto che fornisce regole linee guida o caratteristiche dei prodotti per imballaggio marcature ed etichettature e l'osservanza degli standard e facoltative.

Essendo che le tbt sono un temibile strumento protezionistico specialmente se lasciato in libera determinazione dagli Stati nazionali il wto ma si è girato il tbt agreement che ha lo scopo di assicurare che le politiche nazionali di regolazione tecnica non creino barriere commerciali artificiali e nei suoi obiettivi stabilisce una serie di principi: ● diritto di tutela di interessi legittimi: riconoscere i governi la possibilità di proteggere i cittadini, ● armonizzazione degli standard i governi devono adottare degli standard internazionali, ● trasparenza richiede che il governo per garantire la trasparenza e l'accesso delle informazioni debba comunicare e diffondere le proprie norme attraverso organizzazioni internazionali.

L'integrazione economica è un processo in cui più Stati scelgono di collaborare per facilitare gli scambi tra di loro, riducendo o eliminando ostacoli come dazi, controlli tecnici o regole diverse. Questa cooperazione può avvenire a vari livelli, dal più semplice al più completo.

Il livello più leggero è l'associazione di commercio preferenziale, dove gli Stati riducono alcune barriere commerciali tra loro, ma continuano a decidere liberamente come comportarsi con gli altri paesi del mondo. È un accordo parziale, senza impegni forti.

● l’adozione di una tariffa doganale comune, la TARIC

Gli obiettivi sono un commercio internazionale libero ed equo e la protezione contro pratiche commerciali sleali.

Le misure anti-dumping Servono a proteggere il mercato comunitario dai danni derivanti dalle importazioni di beni offerti a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati sul mercato d’origine. La misura consiste nell’applicazione di un dazio all’importazione, a condizione che siano accertati quattro requisiti: ● esistenza della pratica di dumping ● esistenza di un pregiudizio a carico dei produttori comunitari ● esistenza di un nesso causale tra il pregiudizio e il dumping ● interesse dell’UE all’adozione di misure anti-dumping Le misure generalmente prendono la forma di dazi ad valorem o dazi specifici. Le misure anti-sovvenzione Si applicano su richiesta dei soggetti interessati, con lo scopo di proteggere il mercato comunitario dai danni derivanti dall’importazione di beni prodotti da aziende di paesi terzi che beneficiano o hanno beneficiato di aiuti di Stato. Devono essere accertate tre condizioni: ● esistenza di un aiuto statale ● esistenza di un importante pregiudizio a carico dei produttori comunitari ● esistenza di un nesso causale tra il pregiudizio e il sussidio ● interesse dell’UE all’adozione delle misure anti-sovvenzione Il dazio compensativo viene applicato alle aziende esportatrici nella misura pari all’entità del sussidio ricevuto.

Il Regolamento sugli ostacoli al commercio è uno strumento che consente agli operatori economici di richiedere alle istituzioni comunitarie di attivarsi in relazione a ostacoli al commercio. Si applica non solo ai beni ma anche ai servizi. Per ostacoli si intende ogni pratica commerciale adottata da un paese terzo che lede un diritto riconosciuto all’UE. Ogni soggetto economico interessato può presentare una denuncia. Le misure possibili sono: ● sospensione pubblica di qualsiasi concessione ● aumento dei dazi doganali ● reintroduzione di restrizioni

Le misure di salvaguardia Servono a proteggere il mercato comunitario da un prodotto che causa danni a seguito di alterazioni significative dei flussi commerciali. Consistono nell’applicazione di dazi o quote all’importazione, quando siano accertate: ● incremento improvviso e rilevante delle importazioni del prodotto ● esistenza grave crisi attuale o minaccia potenziale per un settore produttivo ● interesse dell’UE all’adozione delle misure di salvaguardia Accordi commerciali dell’UE

L’UE, insieme agli Stati membri, agisce come un solo blocco all’interno delle organizzazioni internazionali. L’obiettivo di ogni accordo commerciale è quello di favorire un commercio libero ed equo, tramite accordi: ● multilaterali ● bilaterali Uno dei primi accordi multilaterali dell’UE risale al 1994 con i Paesi membri dell’Associazione Europea di Libero Scambio (aels), creata nel 1968 da Stati che non volevano o non potevano entrare nella CEE:Norvegia,Svizzera,Islanda,Liechtenstein Insieme all’UE, (eccetto la Svizzera), formano lo Spazio Economico Europeo (SEE), che garantisce la libera circolazione di: merci, persone, servizi,capitali

L’UE conclude anche accordi bilaterali con singoli Stati.

L’unione doganale europea È caratterizzata dall’assenza di frontiere interne e da regole comuni alle frontiere esterne, inclusa una tariffa doganale comune. La legislazione doganale garantisce che le merci importate siano soggette a una tariffa uniforme. La politica doganale è di competenza esclusiva dell’UE e segue programmi specifici, come Dogana 2020, volto a sostenere il sistema doganale e rafforzare il mercato interno.

Le frontiere non esistono più tra i paesi membri, ma solo tra l’UE e gli Stati extraeuropei.

La TARIC La TARIC è la Tariffa Doganale Integrata dell’Unione Europea, una banca dati multilingue contenente tutte le misure tariffarie applicate alle merci importate. Consente: ● l’applicazione uniforme dei dazi tra Stati membri ● una visione chiara e completa delle misure da adottare per importazioni ed esportazioni nell’UE.

TEMA 4 La globalizzazione e i suoi effetti sociali e produttivi

Le relazioni economiche internazionali costituiscono una rete di scambi continui tra tutti gli Stati, contribuendo in molti casi ad accelerare lo sviluppo economico dei Paesi in via di sviluppo. Tuttavia, la globalizzazione non riguarda solo l’economia, ma coinvolge anche gli ambiti etico, sociale e culturale. Il termine globalizzazione indica la progressiva integrazione e interdipendenza tra le diverse economie nazionali e le grandi aree sovranazionali, con il risultato di dar vita a un mercato unico globale.

L'accelerazione del fenomeno globalizzazione ha avuto inizio negli anni ’90 del Novecento, grazie a una serie di eventi determinanti: ● La riunificazione della Germania, che ha reso il paese leader economico nell’Unione Europea.

In risposta a questi effetti negativi si sono sviluppati due fenomeni: ● Il movimento No Global, che critica il modello economico neoliberista. ● Il populismo, che si alimenta delle paure e insoddisfazioni del ceto medio impoverito.

Degrado sociale e ambientale nei paesi poveri Lo sviluppo sfrenato nei paesi meno sviluppati ha prodotto conseguenze gravissime: Ricerca di materie prime a basso costo, Utilizzo di manodopera sottopagata,Assenza di norme ambientali,Violazioni dei diritti umani e sfruttamento del lavoro minorile, Degrado umano e inquinamento fuori controllo.

La globalizzazione ha profondamente trasformato l’organizzazione produttiva nei paesi industrializzati, grazie allo sviluppo delle telecomunicazioni e dell’informatica, che hanno permesso scambi informativi continui e in tempo reale. Le principali trasformazioni nei processi produttivi sono: ● Offshoring: Localizzazione all’estero (soprattutto in paesi a basso costo del lavoro) di impianti produttivi o commerciali. Obiettivo: ridurre i costi, accedere a nuovi mercati o approfittare di normative meno restrittive. ● Outsourcing:Esternalizzazione di attività aziendali non essenziali (es. servizi di pulizia, logistica, contabilità).L’azienda si concentra sul "core business" (cioè le attività chiave per la competitività). ● Automazione:Sostituzione del lavoro umano con macchine intelligenti o processi automatizzati. Aumenta l’efficienza, la velocità, la flessibilità e la precisione della produzione. Critica all’automazione: Una delle preoccupazioni più diffuse riguarda la disoccupazione tecnologica, cioè la perdita di posti di lavoro umani. Tuttavia, molti economisti sottolineano che: ● L’automazione elimina i lavori più faticosi, pericolosi e ripetitivi. ● La creazione e gestione delle tecnologie genera nuove occupazioni (es. programmatori, tecnici, manutentori).

La competizione globale e il progresso tecnologico hanno favorito un’accelerazione nella creazione e nel miglioramento dei prodotti.

Tipi di innovazione di prodotto: ● Innovazione radicale: Introduzione di un prodotto completamente nuovo sul mercato.Richiede ricerca e sviluppo e comporta spesso cambiamenti nei consumi e nei comportamenti. ● Innovazione incrementale:Miglioramenti qualitativi o estetici di prodotti già esistenti (es. versioni aggiornate, materiali migliori). Non cambia la funzione del prodotto, ma ne aumenta l’efficienza o l’attrattività. ● Innovazione sostanziale:Aggiunta di nuove funzioni a un prodotto già esistente, ampliandone le possibilità d’uso.

La globalizzazione ha favorito la crescita di nuovi attori economici globali, soprattutto in Asia e America Latina.

BRICS

I BRICS sono l’acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Rappresentano: ● circa il 30% della terra emersa del pianeta; ● circa il 45% della popolazione globale; ● un quinto del reddito mondiale complessivo; ● tassi di crescita del PIL molto elevati.

Criticità e limiti del gruppo BRICS Nonostante la loro crescente importanza economica, i BRICS presentano diversi limiti, sia politici che strutturali. Innanzitutto, esistono conflitti interni: ad esempio, India e Cina sono storicamente rivali, con tensioni militari ancora oggi. Anche gli interessi economici e strategici non sempre coincidono tra i membri. Dal punto di vista economico, la Cina ha un peso dominante nel gruppo, tanto che il suo PIL supera quello di tutti gli altri membri messi insieme. Questo crea squilibri e timori di egemonia cinese. Infine, alcuni paesi soffrono di problemi interni come corruzione, scarsa trasparenza, instabilità politica e violazioni dei diritti umani, elementi che ne indeboliscono la credibilità a livello globale.

TEMA 5-LA GEOECONOMIA E LE RELAZIONI INTERNAZIONALI

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale nasce una nuova disciplina chiamata geopolitica. Si tratta dello studio dei conflitti di potere che si sviluppano su un certo territorio, tra gruppi sociali o politici diversi che si oppongono per motivi storici, culturali, religiosi o economici. L’obiettivo della geopolitica è cercare di capire perché esistono questi scontri tra soggetti collettivi e cosa li alimenta, servendosi soprattutto di carte geografiche e di un approccio interdisciplinare che unisce più materie, dalla storia alla geografia, fino all’economia e alla politica.

Negli anni, però, i motivi di conflitto sono cambiati: oggi lo scontro non riguarda solo il dominio fisico di un territorio, ma anche il controllo delle risorse naturali – come alimenti, materie prime e fonti energetiche – e persino degli spazi virtuali, come nel caso del mondo digitale e della cybersicurezza.

In passato, la geopolitica è stata accantonata a causa del suo uso strumentale da parte della Germania nazista, che ne aveva fatto uno strumento ideologico per giustificare l’espansione del proprio impero. Solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la fine del mondo bipolare, negli anni ’90, questa disciplina è tornata al centro dell’attenzione. I nuovi conflitti, come quelli nella ex Jugoslavia, e la crescita di nuove potenze come la Russia e la Cina hanno riportato la geopolitica al centro delle relazioni internazionali.

I primi studiosi di geopolitica hanno cercato di interpretare i rapporti di forza nel mondo attraverso la geografia. Uno dei più importanti è stato Halford Mackinder, geografo britannico, che all’inizio del Novecento sviluppò la teoria dell’Heartland. Secondo lui, esiste un’area strategica nel centro dell’Eurasia – che lui definiva appunto “il cuore della Terra” – da cui si poteva dominare il resto del mondo. Era un territorio enorme, ricco di risorse naturali, protetto da barriere naturali come montagne e lontano dal controllo diretto delle potenze

il gas naturale è una risorsa strategica. È un combustibile fossile usato sia per la produzione di elettricità che per il riscaldamento. Circa il 75% delle riserve mondiali di gas si trova sempre in Medio Oriente e in Russia, e ciò rende questi Paesi centrali negli equilibri energetici globali.

● Un’altra risorsa storica è il carbone , che viene usato da secoli. Ancora oggi, circa il 45% dell’elettricità mondiale è prodotta attraverso la combustione del carbone. Viene utilizzato anche in settori come quello edile, farmaceutico e chimico, ad esempio per produrre fertilizzanti e solventi. Il problema principale del carbone, però, è l’inquinamento: la sua combustione produce gas nocivi che, combinandosi con il vapore acqueo, causano il fenomeno delle piogge acide, dannose per le coltivazioni, la vegetazione e le acque superficiali.

Tema 6 – Lezione 1: Il fenomeno della spesa pubblica

La spesa pubblica rappresenta l’insieme dei mezzi monetari che lo Stato e gli altri enti pubblici utilizzano per raggiungere obiettivi di interesse collettivo. In pratica, è tutto il denaro che viene speso per garantire servizi, infrastrutture, sicurezza, assistenza e sviluppo all’intera collettività.

Questa somma complessiva prende il nome di fabbisogno finanziario , ovvero la quantità di denaro necessaria alla Pubblica Amministrazione per realizzare tutti gli interventi pianificati in un determinato periodo. Tuttavia, parlare di spesa pubblica in valore assoluto non ha molto senso, se non viene messa in rapporto con altre grandezze economiche, in particolare con il PIL (Prodotto Interno Lordo). Proprio da questo confronto nasce un indicatore importante: la pressione della spesa pubblica. Tuttavia, questo indicatore ha due limiti principali:

  1. Non considera l’economia non osservata, cioè tutta quella parte della ricchezza prodotta che sfugge alle rilevazioni ufficiali. Si parla di: ● Economia sommersa: attività regolari ma non dichiarate, ad esempio per evadere le tasse. ● Economia illegale: commercio e produzione di beni proibiti (come droga, contrabbando, ecc.). ● Economia informale: attività non registrate, come l’autoconsumo o il baratto. 2 Non tiene conto della popolazione, e quindi non dà indicazioni reali su quanto lo Stato spende per ciascun cittadino. È per questo che spesso, per capire meglio il peso reale della spesa pubblica, si calcola anche la spesa pubblica pro capite.

La Pubblica Amministrazione impiega le proprie risorse in tre grandi ambiti: ● Attività istituzionale: comprende le spese per la difesa da minacce esterne, il mantenimento dell’ordine pubblico e il funzionamento delle istituzioni dello Stato. ● Attività sociale: riguarda tutti quegli interventi orientati al benessere dei cittadini, alla salute, all’istruzione, alla previdenza e all’equità sociale. ● Attività economica: serve a regolare il mercato, correggere gli squilibri, intervenire quando ci sono fallimenti di mercato e incentivare uno sviluppo equilibrato ed efficiente del sistema economico.

Il fenomeno dell’aumento continuo della spesa pubblica è stato analizzato dall’economista tedesco Adolf Wagner, che ha formulato una teoria conosciuta come "legge storica dell’aumento delle spese pubbliche", o semplicemente leggi di Wagner.

Secondo Wagner, nelle società moderne lo sviluppo economico, ovvero l’aumento del reddito nazionale disponibile, porta inevitabilmente a una crescita della spesa pubblica. Questo accade perché, man mano che una collettività diventa più ricca, cresce anche la domanda di servizi pubblici, che diventano sempre più complessi e costosi. I cittadini, infatti, cominciano a pretendere dallo Stato risposte adeguate alle loro nuove esigenze (istruzione più avanzata, sanità migliore, previdenza, sicurezza, ecc.). Per Wagner, questa crescita non è proporzionale, ma progressiva: ciò significa che la spesa pubblica aumenta più rapidamente del reddito nazionale e anche della popolazione. In altre parole, all’aumentare del benessere, cresce ancora di più la richiesta di interventi pubblici. Wagner si concentra soprattutto sulle cause sociali di questo fenomeno.

Tuttavia, altri studiosi hanno messo in evidenza anche cause politiche. Ad esempio, con l’allargamento del corpo elettorale alle classi meno abbienti, si è assistito a una maggiore rappresentanza di queste fasce in Parlamento. Questo ha portato alla nascita di partiti e movimenti politici attenti a soddisfare le loro richieste, spingendo lo Stato a incrementare la spesa pubblica per motivi elettorali e di consenso.

Un altro fattore sono le cosiddette lobby, ovvero gruppi organizzati di cittadini o imprese che difendono interessi specifici e che esercitano pressione sui decisori politici per ottenere vantaggi, ad esempio finanziamenti, sgravi o agevolazioni. Il rischio, in questi casi, è che la spesa aumenti non nell’interesse collettivo, ma per favorire pochi a discapito di molti.

Infine, esistono anche cause giuridiche e istituzionali. In molti ordinamenti, infatti, lo Stato ha il compito di promuovere il benessere collettivo, e questo comporta investimenti continui. Inoltre, gli economisti osservano che esiste un legame tra reddito e spesa pubblica: quando il reddito cresce stabilmente, la spesa pubblica tende a consolidarsi su livelli elevati e diventa una leva fondamentale della politica economica, utile per garantire equilibrio, sviluppo e coesione sociale.

L’aumento continuo della spesa pubblica, se non viene controllato, può portare il bilancio dello Stato in deficit, ovvero a una situazione in cui le uscite superano le entrate. Per far fronte a questa difficoltà, nel tempo si è fatto ricorso a diversi strumenti: ● la leva fiscale, cioè l’aumento delle imposte; ● i prestiti pubblici, attraverso cui lo Stato si indebita; ● l’emissione di titoli di Stato, cioè obbligazioni acquistate da cittadini o investitori, che in futuro dovranno essere rimborsate con interessi.

Tuttavia, tutte queste soluzioni non risolvono alla radice il problema, ma spesso lo rimandano. Per questo motivo, negli ultimi decenni i governi hanno cercato di affrontare il problema adottando politiche economiche volte a contenere gli sprechi e a rendere più efficiente la macchina pubblica.

Una delle strategie più importanti consiste nelle cosiddette riforme strutturali. Si tratta di interventi profondi e duraturi, che vanno a modificare in modo radicale l’organizzazione del

● Spese per trasferimenti: somme erogate a soggetti (famiglie o imprese) senza contropartita, per sostenere consumi o settori svantaggiati; ● Spese correnti: utilizzate per il funzionamento ordinario della pubblica amministrazione, come stipendi e manutenzione; ● Spese in conto capitale: destinate a investimenti pubblici, come infrastrutture, edilizia, scuole, ospedali.

Un altro effetto importante della politica di spesa pubblica è quello redistributivo. Attraverso sussidi o erogazioni a favore dei meno abbienti, lo Stato trasferisce reddito da chi ha di più a chi ha di meno, riducendo le disuguaglianze sociali. Questo avviene non solo a favore delle famiglie, ma anche delle imprese in difficoltà e di alcune aree territoriali svantaggiate. Questo aumenta i consumi generali e riduce il risparmio improduttivo che sarebbe rimasto fermo senza produrre effetti sull’economia reale.

La politica della spesa pubblica, inoltre, ha un ruolo stabilizzatore: in fasi di crisi o rallentamento, la spesa può essere aumentata per rilanciare la domanda, mentre in fasi di espansione può essere ridotta per evitare surriscaldamenti economici.

Tuttavia, ci sono anche dei rischi e problemi: ● Un’eccessiva spesa può peggiorare la bilancia commerciale, cioè il rapporto tra esportazioni e importazioni; ● Può generare effetti di sfiducia negli operatori economici, che temono un futuro aumento delle tasse o instabilità; ● Può produrre l’effetto spiazzamento: lo Stato, finanziandosi con prestiti, “toglie spazio” ai privati nel mercato del credito; ● Può aumentare il debito pubblico, soprattutto quando la spesa eccede le entrate fiscali e si copre con indebitamento; ● Esiste anche una logica clientelare, cioè l’uso della spesa per favorire gruppi politicamente vicini, piuttosto che chi ne ha realmente bisogno; ● Infine, può verificarsi un rilassamento sociale, dove chi riceve benefici economici si adagia, senza cercare di superare le difficoltà, ma restando dipendente dall’assistenza pubblica.

TEMA 7-LA SPESA SOCIALE

Lo Stato sociale, o Welfare State , è un modello in cui lo Stato si impegna a garantire il benessere dei cittadini, aiutando soprattutto i più deboli, nel rispetto dei valori di solidarietà e giustizia sociale. I riferimenti costituzionali principali ● Articolo 2 Riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiama il dovere di solidarietà politica, economica e sociale tra tutti i cittadini. ● Articolo 3, comma 2 Impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’uguaglianza tra i cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona.

La spesa sociale È l’insieme delle spese pubbliche per finanziare i servizi dello Stato sociale, al fine di: ● Garantire una vita dignitosa a tutti; ● Proteggere dai principali rischi dell’esistenza. Le prestazioni possono essere:In denaro ,In servizi (es. sanità, scuola, assistenza), spesso gratuiti o a tariffa ridotta in base al reddito.

I tre settori principali della spesa sociale ● Previdenza sociale → Pensioni, disoccupazione, infortuni sul lavoro (art. 38, comma 2). ● Sanità pubblica → Cure mediche e ospedali gratuite o agevolate (art. 32). ● Assistenza sociale → Aiuti a chi non ha mezzi di sostentamento (art. 38, comma 1).

I sistemi di finanziamento ● Sistema fiscale → Le prestazioni sono finanziate con le imposte pagate da tutti i cittadini. Si basa sul principio di solidarietà: chi ha di più, contribuisce di più. ● Sistema parafiscale → Le prestazioni sono finanziate con contributi obbligatori pagati solo da chi ne beneficia (es. lavoratori, imprese). Combina il principio di beneficio con una solidarietà interna alla categoria (es. i lavoratori finanziano anche chi è in cassa integrazione o disoccupato).

La previdenza sociale è un sistema obbligatorio pensato per proteggere il lavoratore da eventi che potrebbero impedirgli di lavorare, come vecchiaia, malattia, invalidità, infortuni o disoccupazione involontaria. L’obiettivo è evitare che queste situazioni abbiano conseguenze economiche gravi per il lavoratore e per il datore di lavoro. Questa tutela è garantita dall’art. 38, comma 2 della Costituzione, che stabilisce il diritto dei lavoratori a mezzi adeguati di sostentamento nei casi sopra citati. Nel sistema previdenziale si individuano tre soggetti principali: ● il lavoratore, che è l’assicurato e ha diritto a ricevere le prestazioni; ● il datore di lavoro, che è l’assicurante, cioè colui che ha l’obbligo di versare i contributi; ● l’ente previdenziale (come l’INPS o l’INAIL), che è l’assicuratore e si occupa dell’erogazione delle prestazioni.

A questi si aggiunge anche il lavoratore autonomo, che non ha un datore di lavoro e quindi deve provvedere personalmente al versamento dei propri contributi. In questo caso assume un doppio ruolo: è sia assicurato che assicurante. Anche i professionisti iscritti agli ordini (come avvocati, medici, ingegneri) versano i contributi, ma lo fanno alle Casse di previdenza dei rispettivi ordini, che hanno natura privatistica ma senza scopo di lucro (es. Cassa Forense per gli avvocati).

● Previdenza integrativa individuale, cioè polizze private stipulate volontariamente dal lavoratore.

Dal 2019 è stata introdotta la misura detta Quota 100, che consente di andare in pensione a 62 anni con almeno 38 anni di contributi, offrendo una maggiore flessibilità in uscita rispetto ai criteri standard. Tuttavia, se si accede alla pensione prima dei 62 anni, è prevista una penalizzazione sull’importo.

Oltre alla previdenza, il sistema di protezione sociale italiano prevede anche gli ammortizzatori sociali , strumenti che offrono sostegno economico in caso di difficoltà lavorative temporanee. Uno di questi è la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), che è un’indennità di disoccupazione per i lavoratori dipendenti che perdono il lavoro involontariamente e che soddisfano determinati requisiti. Per i lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa è prevista invece la DIS-COLL. In caso di sospensione o riduzione dell’attività aziendale, interviene la Cassa Integrazione Guadagni (CIG), che integra lo stipendio per il periodo in cui non si lavora. Infine, esiste anche un’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, gestita dall ’INAIL. Un infortunio sul lavoro è un evento improvviso e violento che danneggia la salute del lavoratore durante lo svolgimento dell’attività lavorativa o nel tragitto casa-lavoro (cosiddetto infortunio in itinere). La malattia professionale, invece, si sviluppa nel tempo a causa dell’esposizione a fattori nocivi legati alla mansione svolta. In questi casi, l’INAIL offre prestazioni sanitarie (cure, riabilitazione) ed economiche (indennità e rendite).

Nell’Unione Europea non esiste un sistema di sicurezza sociale unico e centralizzato valido per tutti i Paesi membri. Ogni Stato mantiene infatti la propria legislazione nazionale in materia di previdenza e questa normativa si applica a chiunque svolga un’attività lavorativa sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza. Tuttavia, l’Unione Europea svolge un ruolo importante nel coordinare i vari sistemi nazionali, così da garantire che chi si sposta da un Paese all’altro per motivi di lavoro possa continuare ad avere una copertura previdenziale valida, sia per quanto riguarda la pensione, sia per la sanità o per il sostegno in caso di disoccupazione.

Le regole europee di coordinamento si applicano non solo ai cittadini dell’UE, ma anche a quelli di Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, agli apolidi o rifugiati soggiornanti in questi Paesi, e perfino ai cittadini di Paesi extra-UE che vivono legalmente in Europa e si spostano all’interno del territorio dell’Unione, insieme ai loro familiari. Questo sistema si basa su quattro principi fondamentali: innanzitutto, si può essere assicurati solo in un Paese alla volta, e quindi i contributi si versano nel luogo in cui si lavora. Poi, vige il principio della parità di trattamento, che garantisce agli stranieri gli stessi diritti e doveri dei cittadini locali. Il terzo principio riguarda la totalizzazione dei periodi contributivi: se una persona ha lavorato in più Stati, può sommare i periodi di lavoro per accedere a una prestazione. Infine, vi è il principio di esportabilità, che consente di ricevere le prestazioni in denaro anche se si vive in un Paese diverso da quello che le eroga.

In pratica, ciò significa che ogni cittadino europeo che lavora deve versare i contributi nel Paese in cui svolge effettivamente l’attività lavorativa, anche se la propria residenza è in un

altro Stato o la sede dell’impresa datrice di lavoro è altrove. Questo vale anche per i lavoratori transfrontalieri, cioè coloro che abitano in uno Stato ma lavorano in un altro, tornando regolarmente a casa almeno una volta a settimana: essi versano i contributi solo nel Paese in cui lavorano e da quel Paese ricevono eventuali prestazioni previdenziali.

Esiste però un’eccezione importante: se un lavoratore viene distaccato all’estero per un periodo inferiore a due anni, può continuare a versare i contributi nel Paese d’origine, restando così soggetto alla sua normativa previdenziale. Inoltre, per chi svolge contemporaneamente attività in più Stati membri dell’UE, la normativa prevede regole specifiche in base alla situazione concreta: ● se si svolge almeno il 25% dell’attività nel proprio Paese di residenza, si applica la legislazione di quel Paese; ● se non si svolge una parte sostanziale dell’attività nello Stato di residenza, si segue la legislazione dello Stato in cui ha sede l’impresa del datore di lavoro; ● se si lavora per più imprese con sedi in Stati diversi, vale la normativa del Paese di residenza, anche se lì non si svolge un’attività rilevante; ● per chi svolge un lavoro autonomo e non lavora in modo sostanziale nel proprio Paese di residenza, si guarda al Paese dove si trova il centro di interesse dell’attività ● se una persona lavora come dipendente in un Paese e contemporaneamente è autonoma in un altro, si applica la legislazione del Paese in cui svolge l’attività da dipendente.

Nel caso in cui il cittadino europeo non stia lavorando, ci sono due possibilità: se ha svolto in passato un’attività lavorativa in un certo Stato e ha versato lì i contributi, riceverà le prestazioni da quello stesso Stato. Se invece non ha mai lavorato oppure non ha maturato alcun diritto previdenziale, allora sarà soggetto alla normativa del Paese in cui risiede attualmente.

I caratteri dell’assistenza sanitaria in Italia L’assistenza sanitaria in Italia si fonda sull’art. 32 della Costituzione, secondo cui la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Lo Stato, quindi, deve tutelare la salute di tutti, garantendo cure gratuite agli indigenti, e può imporre trattamenti sanitari obbligatori solo nei limiti stabiliti dalla legge. ● Diritto soggettivo assoluto: spettante a ogni individuo, anche in gravi condizioni economiche. ● Interesse collettivo: giustifica interventi obbligatori come vaccinazioni, isolamento dei contagiati, norme igieniche, controlli ambientali ecc.

Lo strumento principale: il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)

I suoi principi fondamentali sono: Universalità,Uguaglianza,Globalità,Partecipazione democratica,Evoluzione organizzativa:

L’assistenza sociale L’assistenza sociale è distinta dalla previdenza: non tutela situazioni future, ma aiuta chi si trova già in difficoltà, a prescindere dall’aver lavorato o versato contributi. Il suo riferimento è l’art. 38 c.1 della Costituzione, che tutela i cittadini inabili al lavoro e privi di mezzi per vivere.