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Riassunto del libro "I generi televisivi" di G. Grignaffini
Tipologia: Sintesi del corso
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Allo stesso modo, l’intellettuale (artista o scrittore) deve porsi il problema di come produrre opere artistiche che possano incontrare l’interesse di fasce diverse di consumatori (anche con minor disponibilità economica), e non soltanto i clienti appartenenti all’élite; per cui si devono ideare prodotti in grado di poter essere replicati su larga scala e a prezzi accessibili.
Una delle conseguenze più rilevanti di tale sviluppo economico-industriale è il ritorno alla ribalta proprio del genere, non più visto come norma poetica da rispettare senza discussioni, ma come mezzo per rispondere alle nuove esigenze della nascente industria culturale.
L’industria culturale si sviluppa intorno alla nascita di un nuovo tipo di prodotto culturale realizzato, distribuito e consumato grazie alla mediazione dei generi:
Il genere si trasforma, quindi, da definizione comprensibile solo da filosofi e artisti a elemento cardine dell’industria culturale, legato non solo alle caratteristiche dell’opera stessa, ma in grado di spiegare anche come l’opera vive all’interno della società.
Per studiare i generi sono stati elaborati molti approcci teorici nel corso dell’ultimo secolo, spesso contrastanti (linguistica, semiotica, sociologia, massmediologia, filosofia delle arti); hanno cercato di dare risposta ad almeno due grandi domande: Che cos’è un genere? E com’è possibile arrivare ad una classificazione dei prodotti comunicativi? (es: film, programmi televisivi, opere letterarie, ecc.). Le risposte hanno evidenziato due approcci diversi di affrontare i problemi:
In realtà, entrambi i casi non sono sufficienti a risolvere la questione: limitarsi al primo significa non avere chiare le caratteristiche che distinguono un genere dall’altro; limitarsi al secondo può far moltiplicare il numero di etichette di genere e quindi sarebbe inutile parlare di genere, in quanto ogni programma sarebbe un genere a sé.
Si può provare ad individuare tre possibili accezioni di genere:
rassicurante, oltre a scene di carattere comico e a una colonna sonora brillante, danno alla serie tv Carabinieri una tonalità che va dal poliziesco alla commedia);
Anche se sottoposti a revisioni e a ridefinizioni, i generi continuano ad essere una vera e propria bussola per il sistema dei media in generale e per la televisione in particolare. Serve a decidere cosa produrre, come distribuire e con quale atteggiamento fruire il prodotto.
Nessuna delle tre categorie predette esaurisce la questione (non tengono conto della circolazione sociale dei testi) e quindi il genere deve essere considerato come interfaccia tra i diversi poli del sistema dei media: produzione, distribuzione, pubblico e testo.
La vera forza del genere nell’industria culturale sta nel costruire un saldissimo ponte tra il mondo della produzione, quello della distribuzione e quello del consumo; senza questo ponte si porrebbero diversi problemi:
Il genere, come schema facilmente riconoscibile e come contenuto creativo già disponibile, ha permesso lo sviluppo di nuove tecnologie, per es. i videogame basati su film d’azione o, viceversa, i film di fantascienza nati dai videogame.
D’altro canto, il rapido cambiamento delle forme tecnologiche, ha riscritto e aggiornato le regole classiche di genere, adattandole ai media che le andranno ad ospitare (es. le modifiche che un genere come l’informazione subisce nel passaggio dalla carta stampata ai siti Internet, ai telegiornali e radiogiornali).
Una breve storia della televisione italiana divisa per decenni dà la possibilità di descrivere la nascita e la trasformazione di alcuni dei principali generi televisivi.
Come abbiamo visto nel capitolo precedente, i generi nascono all’interno di un contesto storico determinato e si evolvono con il mutare dei tempi.
Negli anni Cinquanta, la televisione si rifà a generi, linguaggi e contenuti appartenenti ai media e alle forme culturali precedenti (radio, cinema, teatro, carta stampata) e allo stesso tempo rielabora e propone nuove formule. Cinema e teatro sono le forme che più hanno influenzato la televisione italiana delle origini.
Si vanno creando generi nuovi, ottenuti partendo da un ripensamento/adattamento dei modelli comunicativi ideati altrove, che si organizzano attorno a tre generi/funzioni: informazione, cultura, intrattenimento (ancora oggi presenti).
La RAI delle origini, orientata verso un obiettivo di educazione e addirittura di alfabetizzazione, sviluppa modelli di programmi anche a partire da forme non mediali o spettacolari, ma desunte da istituzioni sociali come la scuola (es. il programma Non è mai troppo tardi , vere e proprie lezioni con il maestro Alberto Manzi, in onda dal 1960 al 1968, rivolti agli adulti analfabeti non più in età scolare).
Importante anche la nascita della TV dei ragazzi che, partendo dal target riconosciuto, elabora un certo tipo di linguaggio e delle regole di genere che negli anni successivi si sarebbero consolidati.
ai programmi come Agenzia matrimoniale. RAI risponde inserendo la cosiddetta TV verità. Si tratta di mostrare la realtà sociale direttamente, come per esempio Chi l’ha visto? o Un giorno in pretura (RAI 3).
Dagli anni Novanta in poi la televisione italiana affronta nuove sfide: nuove tecnologie e format globali (spesso adattamenti di format esteri come per esempio i reality show de Il Grande Fratello , o Stranamore – Canale 5 – o Carramba! Che sorpresa – RAI 1 – o fiction come Un medico in famiglia – RAI 1). Il tutto in una rincorsa all’audience sempre più esasperata, dovuta alla competitività tra le reti che porta a rinnovare continuamente i generi consolidati.
In questo modo il sistema dei generi è stato messo duramente alla prova con questa rincorsa alla novità che ha coinciso con il rimettere in discussione le più consolidate regole di genere e con la creazione di ibridi e con una derivazione infinita di varianti dello schema di base.
Dal punto di vista tecnologico le maggiori innovazioni del nuovo millennio riguardano la trasformazione digitale di tutti i contenuti mediali e la moltiplicazione delle piattaforme distributive di questi ultimi, due fenomeni strettamente interconnessi. La digitalizzazione (cioè la codifica in un linguaggio binario, quello utilizzato dai computer), infatti, permette di diffondere tutti i contenuti su tutti i mezzi, sfruttandoli in modo più ampio e diversificato. Anche ciò ha una ricaduta sul sistema dei generi che, come abbiamo visto, si articola anche in relazione alle modalità produttive e distributive dei programmi.
Dal punto di vista della tipologia di dispositivi attraverso cui si può fruire del prodotto audiovisivo (termine più opportuno di programma televisivo) si va dal personal computer, collegato alla rete, al cellulare attraverso le connessioni a banda larga che permettono la trasmissione di quantità di dati sufficienti alla visione di programmi; entrambi questi nuovi modi di fruire l’audiovisivo stanno rivoluzionando il modo stesso di pensare ai programmi: una volta che i programmi entrano nel personal computer si svincolano dalla logica di palinsesto predeterminato; con la diffusione sul telefono cellulare, invece, si acquista un’indipendenza dalla postazione domestica; quindi, una televisione, senza televisione, dove tempo e spazio sono sempre più intercambiabili.
Quindi, è importante realizzare programmi dalla durata ridotta, per essere fruiti nei ritagli di tempo, e programmi che tengano in considerazione delle ridotte dimensioni degli schemi dei telefonini.
Inoltre, stanno mutando le tipologie di canali che si vanno segmentando sempre secondo la divisione free TV
- pay TV ; ormai esistono programmi che si trovano solo sulle pay TV, i cosiddetti “contenuti premium” (cinema in prima tv e sport prima di tutti).
Comune sia alla pay tv che alle televisioni gratuite è l’informazione, sia pure in forma diversa: mentre nelle tv gratuite l’informazione è collocata in un momento specifico, nella televisione a pagamento ci sono canali dedicati che trasmettono informazioni 24 ore su 24.
Per iniziare una suddivisione in generi partiamo da una macro distinzione relativa all’origine dei prodotti:
Ci sono delle eccezioni, per esempio prodotti televisivi distribuiti anche nelle sale cinematografiche o prodotti pensati per il grande schermo che, invece, sono distribuiti in televisione.
Il cinema – Il mondo del cinema ha sviluppato, nel corso del suo secolo di vita, una complessa griglia di generi, tra cui: musical; western; avventura e fantasy; commedia; drammatico e mélo; thriller e horror; poliziesco, action, giallo e spionaggio; comico; storico, letterario; fantascienza; cartoon.
Videoclip e trailer – È difficile attribuirli in modo netto ad una delle due macro distinzioni. I trailer dei film , sono realizzati per andare in onda sia nelle sale cinematografiche sia in televisione; i videoclip musicali sono brevi produzioni che hanno la finalità di promuovere i dischi, ma che sono anche fondamentali nei palinsesti delle reti tematiche musicali.
Pubblicità e autopromozione – Sono due tra le componenti più importanti dei palinsesti in termini di tempo dedicato. La pubblicità si è sviluppata in forme molto diverse nella storia della televisione italiana: si passa dal Carosello (durata considerevole) agli spot negli anni Settanta (durata breve e sviluppo nuovi linguaggi: telepromozioni, televendita, Billboard pubblicitario, diario). L’autopromozione dei programmi televisivi ha ripreso la brevità degli spot pubblicitari e le modalità di presentazione dei prodotti dai trailer cinematografici; tra le varie tipologie ricordiamo: i promo evocativi (realizzati solo con immagini e musica); i promo di mantenimento (che servono a mantenere gli ascolti ottenuti); i backstages (dietro le quinte), spesso trasmesse per lanciare nuove fiction.
È necessario distinguere tra genere, format e formato. Il termine “genere” ha diverse sfumature; per questo a fianco delle etichette di genere, che sono continuamente sottoposte a modifiche, sono presenti delle ben precise categorizzazioni, determinare da caratteristiche oggettivamente misurabili e descrivibili che identificano il cosiddetto “ formato ”. A definire un programma in termini di formato sono: la durata, il numero di episodi, i modelli produttivi (in studio o in esterni, con o senza conduttore, ecc.). Molte sono le definizioni per “ format ”, ma si può dire che si tratta di uno schema di programma che viene commercializzato sui mercati nazionali, corredato di tutta una serie di informazioni che riguardano la possibile collocazione in palinsesto, le strategie promozionali, ecc. Possono essere commercializzati anche materiali audiovisivi (grafica, video promozionali, ecc.); quindi, il format è uno schema che permette la realizzazione di un programma nei più diversi contesti televisivi, mantenendo alcuni elementi ritenuti fondamentali ma effettuando un lavoro di adattamento per rendere il prodotto più vicino alla cultura di ogni paese.
Si può riassumere che: il genere si riferisce principalmente alle caratteristiche comunicative di un programma, il formato è più legato alla fase produttivo-distributivo; il format è un concetto che permette di tutelare il diritto d’autore delle idee di un programma e per consentirne la commercializzazione.
Tra i programmi televisivi si possono distinguere quattro macroaree: fiction, intrattenimento, informazione, cultura-educazione, che sono quattro etichette, ognuna delle quali centrata su un aspetto differente:
Ognuna di queste categorie presenta una serie di caratteristiche e cioè:
A parte le caratteristiche fondamentali della fiction, dove rientrano anche i cartoni animati, sono molte le variabili che si possono riscontrare all’interno di questa macroarea; se ne possono individuare due fondamentali articolate in molte sottocategorie.
Diverse sono le possibilità: filmati per la tv, miniserie, serie, serial, sitcom.
Filmati per la tv (TV movie) – sono prodotti assimilabili ai film per il grande schermo, ma realizzati esclusivamente per una programmazione televisiva; quindi sono prodotti a sé stanti, fruibile in sé; anche se spesso si creano collection in cui determinati elementi si richiamano; come per esempio quando da un film (più spesso cinematografico), pensato come pezzo unico, si trae spunto per una serie (es. Notte prime degli esami del 2006, poi diventato una miniserie su RAI 1 nel 2011).
Miniserie (miniseries) – si tratta di un film per la tv diviso in più parti (di solito in 2, ma anche in 3 o 4 o più episodi). Questo formato è caratterizzato da un’unica storia principale, che mantiene un’unità narrativa dall’inizio alla fine. Questo formato riassume al suo interno quella forma tipica della produzione italiana che è stata lo sceneggiato, spesso di derivazione letteraria (es. Odissea – nel 1968) o ispirato alla vita di personaggi famosi ( Gesù di Nazareth , 1976, o Marco Polo , 1982). La miniserie è molto diffusa in Italia, perché è efficiente da un punto di vista produttivo : il costo dell’intero progetto viene ammortizzato in due serate di programmazione, permettendo così di realizzare anche opere molto costose; ma anche dal punto di vista del palinsesto : il maggiore valore produttivo e la possibilità di raccontare storie meno legate alla quotidianità rappresentano un’importante occasione per le televisioni perché possono trasmettere eventi importanti; inoltre, la seconda parte di una miniserie riesce a mantenere lo stesso pubblico della prima parte e, a volte, anche ad aumentarlo; si punta, quindi, su ascolti sicuri per difendersi o attaccare la programmazione delle altre reti. La miniserie, inoltre, permette a scrittori e registi di affrontare temi e soggetti altrimenti difficili da trattare, come per esempio le biografie di grandi personaggi, così ricche di avvenimenti da rendere necessarie diverse ore per poter meglio essere narrate (es. Maria Montessori, Una vita per i bambini, 4 ore ), oppure agli adattamenti da testi letterari come per esempio Guerra e Pace di Tolstoj, 4 puntate su RAI 1.
Serie (series) – si tratta del tipo di formato più frequente e che presenta numerose varianti. Ha una misura temporale standard (numero prefissato di episodi e di durata omogenea), prevede un racconto con elementi
ricorrenti (personaggi principali, ambientazioni, relazioni tra personaggi) e altri invece invariabili (ogni episodio tratta un caso o un problema che si esaurisce in quell’episodio). La serie americana si è evoluta negli anni; prima per esempio i personaggi erano immutabili nelle loro caratteristiche, come Il tenente Colombo , sempre identico; oppure immutabili nelle relazioni fra loro, come tra i personaggi della coppia Starsky e Hutch ; oggi, invece i personaggi si evolvono. In Italia, è stato ribattezzato “telefilm”; si parla di una serie all’italiana, che comprende 6-8 episodi da 90 minuti, in cui si mescolano la struttura della serie classica (personaggi e ambienti ricorrenti) con elementi derivanti dalla miniserie, o sceneggiato, cioè la presenza di una vicenda personale del protagonista che si conclude al termine delle 6-8 puntate.
Serial – si tratta di una formula narrativa aperta, in cui la conclusione di ogni puntata rimanda a quella successiva; il numero di puntate può variare, così come la durata di ogni puntata; esempio Incantesimo ( episodi da un’ora). All’interno di questa categoria possiamo fare rientrare due formati molto diffusi, come la soap opera e la telenovela.
Soap opera – nata alla fine degli anni trenta in radio, si è dimostrata fin dall’inizio un perfetto esempio di prodotto per la televisione; target prevalentemente femminile, una puntata al giorno di 30 minuti lordi, costi di produzione competitivi (riprese interne e poche esterne, primi piani, poche comparse), garanzia in termini di ascolti. Tra le daytime soap diffuse in tutto il mondo, si possono distinguere almeno tre declinazioni: quella americana (società medio-alta, bellezza), quella inglese (società medio-bassa, linguaggio ruvido, problemi sociali), quella australiana (tra i due primi modelli), maggiormente diffusa in Italia.
Telenovela – rappresenta “il genere” per antonomasia della televisione centro e sudamericana che è riuscita a diffondersi in tutto il mondo (celebri in Italia: l’argentina La donna del mistero , Rete 4 1994, Terra nostra , del Brasile, Rete 4, 2000); condivide molte caratteristiche con la soap opera, da cui differisce per la lunghezza (100/200 puntate), per la presenza di un personaggio principale; grande successo in Sudamerica; questi prodotti sono arrivati anche in Italia, un esempio è stato il successo ottenuto dal Mondo di Patty Italia 1, 2009), o Tempesta d’amore (Canale 5, 2006), che visto il successo ottenuto si è poi trasformata praticamente in soap opera, avendo rinviato la sua conclusione a tempo indeterminato.
Vi sono poi i Serial destinati al prime time – simili alle soap per modello a narrazione aperta, si distinguono per il maggiore impegno produttivo, con contenuti non solo sentimentali, come per esempio Dallas (RAI 1, 1981) e Dynasty (Rete 4, 1982), che hanno ottenuto un grandissimo successo in tutto il mondo. In Italia è stato praticato con successo il modello del mélo, d’epoca o contemporaneo, esempio Elisa di Rivombrosa (Canale 5, 2003), Onore e rispetto (Canale 5, 2006-2009-2012).
Sitcom (situation comedy) – è un formato che potrebbe essere considerato come un caso specifico della serie, ma che si è consolidato come genere autonomo. È una commedia di situazione, della durata di mezz’ora lorda, che prevede, come le serie, la presenza di personaggi fissi, un’ambientazione standard, una o al massimo due storie raccontate in ogni episodio, prevalenza di tratti umoristici/comici, sceneggiatura struttura in tre atti (equilibrio iniziale rotto da un problema, reazione dei personaggi e tentativi di soluzione, situazione risolta e torna indietro); in USA è uno dei generi più diffusi nei palinsesti; in Italia ha avuto una evoluzione particolare e a differenza del modello americano, che vede il prevalere di una dimensione narrativa, si è privilegiato una via più vicina allo sketch da varietà, affidato a mattatori della comicità televisiva qual Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Gino Bramieri, ecc.
Gag – una forma ibrida tra intrattenimento e sitcom è rappresentata dalle “gag”: brevi film in cui vengono messe in scena situazioni comiche, si tratta della versione televisiva di un genere cinematografico degli anni del muto e fino agli anni quaranta chiamati in Italia “le comiche”, es. Mr. Bean, Finché c’è ditta c’è speranza. Sono degli ultimi i programmi interstitials , cioè frammenti pensati per riempire degli interstizi temporali tra un programma e l’altro in cui un numero ristretto di personaggi si trova ad affrontare determinate situazioni, naturalmente in modo comico, ad esempio Camera Cafè.
All’interno della macroarea fiction va fatto rientrare anche l’universo dei cartoon, poiché si sono sviluppati sui formati tipici della fiction. I cartoon fin dalle origini hanno raccontati storie, dalle più complesse, come i
di umanità e di difetti, e ambienti e situazioni comuni; tra questi troviamo i procedural “ Carabinieri ” e “ Il Commissario Manara ”. Altro filone del poliziesco all’italiana (verso la metà anni Novanta) è quello della figura carismatica di un investigatore; il capostipite è stato “ Il maresciallo Rocca ” con Gigi Proietti, seguito dal “ Commisario Montalbano ” con Luca Zingarelli; un’altra serie è quella in cui le investigazioni sono svolte da personaggi che svolgono altre professioni, es. “ Don Matteo ”. Altra declinazione sono le serie dedicate a corpi di pubblica utilità, come per esempio “ Gente di mare ” (Guardia costiera) o “ Codice Rosso ” (vigili del fuoco).
Ospedaliero – è un genere di origini più strettamente televisive, che nell’ospedale e nei medici trova le sue storie, in cui il rapporto malattia-salute, la speranza, il dolore, il medico-eroe, hanno formato un vero e proprio schema di genere per esempio “ Sentieri ” e “ General Hospital ”, ma anche la miniserie “ Dr. House ”. In Italia ad esempio “ Medicina generale ” e “ Terapia d’urgenza ”.
Storico-biografico – il contenuto è desunto da fatti storici e da biografie di uomini famosi, o celebrità sportive, o esponenti della cultura, o della politica, o del costume: es. “Karol Woityla”, “Coco Chanel”, “Paolo Borsellino”, “Giovanni Falcone”.
Letterario – come nel caso precedente, la presenza di un testo obbliga a formati “non aperti”; è un genere diffuso nella televisione italiana soprattutto alle origini, es: “I promessi sposi”, “Guerra e pace”; ma anche “Montalbano” – In questa categoria si può inserire anche l’attualizzazione di classici della letteratura favolistica, come “Cenerentola”.
Un’altra suddivisione fa riferimento agli effetti che si propone di creare negli spettatori, coinvolgendoli: comico (fiction in cui è fondamentale far ridere lo spettatore, come “ Casa Vianello ”); Thriller (simile al giallo-poliziesco, ma vede il coinvolgimento diretto del protagonista nella vicenda criminosa; es. la terza serie di “ Distretto di polizia ”); Horror (solitamente vietato ai minori e meno diffuso nella tv generalista, l’effetto ricercato è la paura, per esempio “ I racconti di mezzanotte ”, tuttavia questo genere è stato adattato agli schemi e ai livelli di accettabilità propri della televisione per tutti, per esempio “ Streghe ” e “ Buffy l’ammazzavampiri ”).
La tonalità del racconto: l’ultima è più trasversale segmentazione di genere presenti nel panorama della fiction televisiva è la “tonalità del racconto”. In questo caso la differenza tra i diversi generi è fondata sulle modalità con cui il testo presenta le proprie situazioni ed è esemplificabile da etichette come la commedia, il drammatico, il melodrammatico, ecc. L a fiction televisiva, alla ricerca di nuovi prodotti, gioca in realtà su questa categoria per cercare di trovare nuove formule. E così generi tradizionali come il poliziesco, l’ospedaliero, ecc., hanno acquisito tonalità oscillanti tra la commedia e il drammatico. Questo tipo di sviluppo è ben visibile nella fiction italiana dove una tonalità di commedia quotidiana, basata sulle piccole cose, sulle emozioni di ogni giorno, passa trasversalmente in quasi tutte le produzioni (per esempio Un medico in famiglia - protagonista un medico e molte scene girate in ospedale – o Carabinieri – un poliziesco
All’interno della fiction italiana negli ultimi anni ha avuto successo il sottogenere della commedia familiare.
Si ha difficoltà nel trovare caratteristiche in grado di definire in modo netto questo genere.
Riassumendo: l’intrattenimento si caratterizza per la sua finalità immediata (divertire) ottenuta tramite molti mezzi espressivi.
È l’etichetta di genere più ampia e meno definita, in quanto identifica una forma di intrattenimento basato sull’alternanza di momenti spettacolari differenti. L’elemento unificante della sequenza di performance, affidate a vari professionisti (cantanti, ballerini, imitatori, cabarettisti, ecc.), è rappresentato dalla presenza di uno o più conduttori che sono incaricati di introdurre e interagire con i vari ospiti.
Le caratteristiche comuni alla maggior parte dei varietà sono: la presenza di un corpo di ballo, spesso di un’orchestra, di una o più vallette, l’ambientazione in studi o spazi scenici in cui il pubblico in sala diventa un elemento di richiamo alla tradizione teatrale e insieme il “delegato” del pubblico di casa.
Questo genere ha rappresentato una pagina importante nella storia dell’intrattenimento televisivo, in particolare in Italia.
Nel corso degli anni il varietà è diventato lo sfondo su cui innestare modelli più definiti, realizzando forme di spettacolo più articolate, in cui, oltre alla presenza di ballerini, di ospiti, di musicisti, di conduttori, appaiono elementi caratterizzanti quali una gara canora (es. Canzonissima, Sanremo ), l’abbinamento del protagonista alla Lotteria Italia (la stessa Canzonissima , le varie edizioni di Fantastico ), maggiore importanza alla comicità (es. Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Cochi e Renato).
In tempi più recenti si affermano molte ibridazioni con caratteristiche diverse; apparato spettacolare affidato ad artisti consolidati, programmi di satira, di parodia, gare di ballo/canzoni ( Ballando con le stelle, Sanremo ), concorsi per imitatori, candid camera ( Scherzi a parte ), programmi su video amatoriali, programmi di denuncia sociale o di tutela degli interessi dei cittadini ( Striscia la notizia, Le Iene ), programmi-contenitori ( Domenica in, La vita in diretta, Buona domenica ).
Ad accomunare questi programmi, nonostante le evidenti differenze, è il fatto che il varietà più che un genere a sé stante può essere inteso come un genere sovrapponibile a molti programmi diversi.
Alla base di questa categoria sta il gioco; diverse varietà di modelli in base a diversi criteri:
Giochi basati su abilità cognitive e sulla fortuna
Siamo nel campo quel quiz televisivo a premi, portato al successo più di cinquant’anni fa con Lascia o raddoppia (1954). I meccanismi di gioco possono prevedere molte varianti e le domande possono essere di cultura generale o specialistiche, o anche tematiche ( Sarabanda , 1997). Per quanto riguarda i giochi basati sulla fortuna ( Affari tuoi , 2003), in esso i concorrenti non devono dimostrare nessuna abilità. La presenza delle risposte sullo schermo rappresenta un potente meccanismo di coinvolgimento per lo spettatore a casa; proprio il meccanismo di identificazione dello spettatore con il concorrente rappresenta un elemento importante nella costruzione dei game show.
Dal 2000 ad oggi i reality show, come il Grande Fratello , basati sul pedinamento dei protagonisti e i dating show si sono fusi creando ibridi di grande successo ( Uomini e donne ). In questi programmi intervengono poi ulteriori elementi legati ad altri generi, come la competizione.
I NUOVI REALITY SHOW
Lo psychodrama reality show – lo psychodrama reality show è il genere che ha rivoluzionato non solo il genere del reality show, ma l’intero sistema dei generi televisivi. L’aspetto principale è la possibilità per il pubblico di seguire (24h su 24h) lo svolgersi delle relazioni che si instaurano tra i protagonisti-concorrenti (Grande fratello). Infatti la convivenza forzata di più persone, insieme alla consapevolezza di essere osservati continuamente dalle telecamere, crea una serie di reazioni comportamentali e psicologiche, che fanno di questi programmi una sorta di esperimenti sociopsicologici, in cui la resistenza della persona viene messa a dura prova e mostrata sotto forma spettacolare al pubblico della televisione. Naturalmente, la finalità è l’intrattenimento, per cui l’etichetta di “psychodrama” va presa come una suggestione che ci permette di cogliere uno degli aspetti di questi programmi (forse il più innovativo), quello appunto di osservare le persone per 24h, mentre interagiscono tra loro.
Questa categoria, declinata in mille modi, si è diffusa in tutto il mondo e a definirla ulteriormente sono altri elementi che la legano a generi diversi: la presenza di un meccanismo di game; formule della fiction seriale (le relazioni tra i personaggi) e, in particolare, della soap opera; utilizzo del talk show per discutere e raccontare dei momenti salienti.
Caratteristica fondamentale è stata quella di spostare l’attenzione su persone comuni; caratteristica a cui si è fatto fronte con reality in cui i protagonisti erano vip (es. L’isola dei famosi ). Una rea le categorie più fortunate è il talent show, che si basa anche sul percorso di sviluppo e apprendimento di abilità spettacolari (canto, ballo, recitazione), per esempio Amici, XFactor, Ballando con le stelle.
Un’ultima sottocategoria, affine allo psicodramma, ma con un contenuto diverso, è quella dei programmi che permettono alle persone di effettuare cambiamenti all’interno della propria vita e ne osservano modalità e reazioni; tra i vari filoni:
Questa etichetta comprende sia programmi autonomi su un dialogo, un dibattito, un confronto, un’intervista (1° criterio: segmentazione per contenuti – es. Maurizio Costanzo Show o Il tappeto volante, con Luciano Rispoli o Harem , con Catherine Spaak – tono disteso, il conduttore guida il programma – ma anche Po rta a
Porta o Matrix ); sia segmenti di altri programmi impernianti sulla conversazione (2° criterio: segmentazione per schema – comprende diverse tipologie: programmi con protagonista un solo ospite che risponde al conduttore e anche al pubblico (formula uno contro tutti, utilizzata anche in alcune puntate speciali da Maurizio Costanzo), programmi con due o più conduttori. Comunque, la presenza di momenti di parola rappresenta una componente fondamentale.
Tra le sottocategorie più importanti, bisogna ricordare l’intervista, diffusa in tutti i programmi che presentano personaggi famosi (nei varietà e nei personaggi contenitori); ci sono programmi che hanno fatto dell’intervista la loro specificità, come “ Invasioni barbariche ” (La7, 2004) con Daria Bignardi e Che tempo fa (RAI 3, 2003) con Fabio Fazio.
Elemento caratterizzante dell’informazione è la funzione che svolge all’interno del sistema dei media; inoltre i programmi di questo genere creano il senso di immediatezza e di varietà. Con questo macrogenere la televisione ha messo a punto e codificato un vero sistema dei generi che, pur partendo dalla funzione base propria dell’informazione, cioè riportare ciò che accade nel mondo, propone una varietà di modalità possibili. Tra le forme più importanti attraverso cui questo macrogenere si declina nella televisione contemporanea:
Sono evidenti i debiti che queste tipologie di programmi hanno nei confronti sia della carta stampata che della radio, ma sia anche di altri generi televisivi che negli anni hanno “contaminato” anche il macrogenere dell’informazione. Infatti, se i telegiornali sono il corrispettivo audiovisivo del quotidiano o del radiogiornale, il reportage e le inchieste sono la derivazione di un giornalismo investigativo e di approfondimento presente nella stampa quotidiana e periodica; i magazine sono un modo per rendere più appetibile l’informazione.
Sono da sempre uno dei programmi più importanti dei palinsesti delle televisioni di tutto il mondo. L’evoluzione del telegiornale, in Italia come altrove, è stata lenta ed ha riguardato la modalità di conduzione (da uno stile rigido e inespressivo dei conduttori dei primi TG a modalità meno rigide e più personali [tanto che qualche volta una testata viene identificata con il suo conduttore principale: TG 4 e il suo ex direttore Emilio Fede, il TG La7 con Enrico Montana]), lo spazio nello studio (prima era visibile solo una parte alle spalle del conduttore, oggi gli studi hanno spazi più aperti, decorati con pannelli, schermi video, ecc.), la scelta e l’impaginazione delle notizie (la scaletta è attentamente studiata per tenere agganciati i telespettatori), il linguaggio (verbale e visivo) utilizzato.
I reportage sono i resoconti filmati realizzati da giornalisti singoli o riuniti in team, dedicati ai più svariati argomenti (es. Lucignolo, Italia 1, 2003 – costituito da una serie di reportage tematicamente affini collegati da una voce fuori campo che funge da filo conduttore).